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Inchiesta Entourage: ‘ndrangheta e appalti, quattro a processo – La Dda ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato per i detenuti nell’ambito dell’indagine sui rapporti tra imprenditori e cosche

REGGIO CALABRIA – Giudizio immediato. L’ha disposto il gip Trapani per quattro imputati detenuti nell’ambito del procedimento “Entourage”, nato da un’inchiesta della Dia che aveva ricostruito un sistema illegale nel settore dei lavori pubblici basato sui rapporto tra imprenditori reggini e mafiosi per dividersi la “torta” degli appalti. Accogliendo la richiesta dei magistrati della Dda Antonio De Bernardo e Giuseppe Bontempo, il gip ha fissato per il 19 gennaio prossimo, davanti al Tribunale, l’inizio del processo a carico di Antonino Votano, Pietro Siclari, Pasquale Buda e Francesco Ranieri.

Votano sarà chiamato a rispondere dell’accusa di associazione mafiosa, gli altri tre sono imputati di estorsione. I quattro erano finiti in prigione il 6 aprile scorso insieme con Antonio Cutrì, Francesco Gregorio Quattrone e Stefano Pasquale Suraci che, a loro volta, avevano visto alleggerita la loro posizione ed erano stati rimessi in libertà.

Nei loro confronti e nei confronti delle altre 53 persone coinvolte nel procedimento (tutti nell’agosto scorso hanno ricevuto l’avviso di conclusione indagini a firma del procuratore Giuseppe Pignatone e dei sostituti De Bernardo e Bontempo) la Dda procede nelle forme del rito ordinario.

L’operazione “Entourage” era scattata il 17 novembre dello scorso anno. Con i sette arresti c’era stata anche l’interdizione per due mesi applicata a 30 imprenditori denunciati per turbativa d’asta.

Dalle indagini della Dia era giunta la conferma di un dato storico della ‘ndrangheta, ovvero il rapporto che è sempre esistito tra imprenditori reggini e mafiosi per controllare destinazione e guadagni negli appalti pubblici.

Pesanti le accuse contestate agli arrestati: concorso in associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione e danneggiamento aggravati dalla modalità mafiose, rapina, ricettazione, detenzione e porto illegale di armi da fuoco.

Oltre al provvedimento di custodia cautelare, il gip Kate Tassone aveva ritenuto che ci fossero gli estremi per adottare una misura cautelare nei confronti di trenta imprenditori l’ordinanza interdittiva per due mesi con il divieto di esercitare attività professionali e imprenditoriali nel settore dell’edilizia pubblica.

L’indagine era stata avviata nel 2005. Gli investigatori della Dia avevano accertato l’esistenza di un rigido sistema di controllo delle commesse pubbliche nella provincia reggina. La ricostruzione della turbativa di numerosi appalti pubblici aveva evidenziato l’esistenza di un cartello di imprese che in regime di monopolio si consentiva anche di cedere l’appalto aggiudicato, previo pagamento della tangente “in natura”, utilizzando per altro lavoro manovalanza e macchinari della ditta favorita.

Il cartello, secondo quanto emerso dalle indagini, avvalendosi dell’opera di personaggi che conoscevano bene i meccanismi della normativa in materia di pubblici incanti e dei sistemi ed erano in grado di aggirarla, era riuscito a ottenere le aggiudicazioni, predisponendo, a tavolino, le offerte in modo da preordinare il nome della ditta vincitrice.

Un momento importante per le indagini era stata la perquisizione a casa di un indagato: erano stati trovati significativi riscontri sotto forma di timbri e documenti riferibili a numerose imprese edili del reggino, partecipi del sistema. Dalle indagini era emerso, inoltre, che il “cartello” non guardava in faccia nessuno.

Un esempio era stato colto nelle condotte estorsive poste in essere nel giugno 2006 a Piale di Villa S. Giovanni, in danno della ditta Edilimpianti di Francesco Lombardo, cognato di Antonino Votano. L’imprenditore aveva subito una prima richiesta estorsiva con l’imposizione della fornitura di cemento e, successivamente, il danneggiamento di un escavatore.

Per Pietro Siclari, uno degli imputati che il 19 gennaio prossimo dovrà comparire in Tribunale, mentre si trovava detenuto nell’ambito dell’operazione “Entourage”, sono arrivati altri guai giudiziari.

Il 9 ottobre scorso, infatti, è stato raggiunto da un’altra ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip nell’ambito dell’operazione “Reggio Nord”, condotta a conclusione di un’inchiesta sulle attività delle cosche attive tra centro cittadino, Villa San Giovanni e Campo Calabro.

Tra gli arrestati di quella operazione figurava anche Pasquale Rappoccio, facoltoso imprenditore cittadino risultato in affari propio con Pietro Siclari. Rappoccio, ex patron di Viola Basket e Medinex, è accusato di avere affittato nel luglio 2010 il “Limoneto” a soggetti vicini alla cosca Condello, pur avendo la consapevolezza che dietro l’affare c’era la cosca capeggiata dal boss latitante Domenico Condello, alias “Micu u pacciu”, cugino e successore di Pasquale Condello, dopo la sua cattura, al comando di uno dei più potenti gruppi della ‘ndrangheta cittadina.

di Paolo Toscano

da gazzettadelsud.it

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