CATANZARO – Almeno per il Ministero della Giustizia non c’è più “partita”: c’è una sentenza del Tar Lazio, che assegna a Catanzaro la sede della Scuola di magistratura per il Sud Italia, alla quale è corretto dare seguito. La posizione del dicastero di via Arenula è stata espressa formalmente ieri al Consiglio di Stato, chiamato a depositare entro un mese la sentenza di secondo grado sul lungo e complesso contenzioso innescatosi sull’asse Catanzaro-Benevento.
Nelle fasi preliminari d’udienza l’Avvocatura dello Stato ha illustrato ieri le ragioni per le quali il Ministero della Giustizia ha deciso di non costituirsi in giudizio nel procedimento amministrativo di secondo grado, scegliendo piuttosto di fare acquiescenza alla prima sentenza con la quale nel 2009 il Tar Calabria si è espresso per la localizzazione a Catanzaro della Scuola contesa con Benevento.
Viene definitivamente al pettine, quindi, il nodo della sede della Scuola superiore della magistratura per le regioni meridionali, individuata a Catanzaro da un decreto dell’allora ministro Castelli ma successivamente, su iniziativa del successore Mastella, spostata a Benevento. Discussi ieri ricorsi al Consiglio di Stato, la sentenza definitiva dovrebbe essere depositata entro un mese.
La “battaglia” sull’asse Catanzaro-Benevento va avanti ormai da anni. Al Consiglio di Stato il Comune e la Provincia di Benevento hanno impugnato la sentenza n. 3087/09 con la quale il Tar Lazio ha annullato il provvedimento con cui era stata spostata da Catanzaro a Benevento la sede della Scuola per il Sud Italia.
Il caso è scoppiato quando un decreto dell’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella (ultimo Governo Prodi) ha trasferito sul Sannio, roccaforte elettorale dell’allora guardasigilli, la struttura inizialmente localizzata in Calabria. Avverso tale provvedimento, che è stato interpretato come uno “scippo”, sono stati proposti distinti ricorsi al Tar del Lazio dal Comune di Catanzaro, difeso dagli avvocati Alfredo Gualtieri e Raffaele Mirigliani, dalla Regione Calabria, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Iannello, e dalla Provincia, patrocinata dagli avvocati Roberta Chiarella e Federica Pallone.
Dopo varie fasi e dopo che la domanda di sospensione proposta dai ricorrenti era stata rinviata per essere decisa unitamente al merito, il Tar Lazio con sentenza del 4 marzo 2009 ha ha accolto il ricorso della Provincia catanzarese annullando per difetto di motivazioni e d’istruttoria il provvedimento che spostava la sede dalla Calabria a Benevento (i ricorsi di Comune e Regione sono stati dichiarati inammissibili, avendo ritenuto preliminarmente il Tar che i due enti non avrebbero avuto interesse giuridico e legittimazione ad impugnare il provvedimento).
A loro volta, Comune e Provincia di Benevento hanno impugnato il verdetto del Tar davanti al Consiglio di Stato. Contro il doppio ricorso sannita, ha resistito al Consiglio di Stato la Provincia con il patrocinio degli avvocati Federica Pallone e Francesco Scalzi, mentre sia il Comune di Catanzaro che la Regione Calabria (a mezzo sempre degli avvocati Gualtieri, Mirigliani e Iannello) hanno proposto appello incidentale dolendosi della dichiarazione di inammissibilità del Tar Lazio e chiedendo per il resto la conferma della sentenza di primo grado anche in accoglimento dei motivi da loro dedotti in prima sede e non esaminati dal Tribunale amministrativo regionale.
La decisione del Ministero di non costituirsi è stata presa male dai sanniti. Aniello Cimitile, presidente di uno dei due Enti locali ricorrenti al Consiglio di Stato, cioè la Provincia di Benevento, ha diffuso un duro comunicato stampa, nel quale parla di «notizie sconfortanti provenienti da Roma», definisce «improvvisa e immotivata» la decisione della Presidenza del Consiglio e del Ministero della Giustizia ed invita i parlamentari a presentare immediatamente un’interrogazione.
Tornando all’udienza di ieri, dopo gli interventi dei ricorrenti – che hanno richiamato l’appello insistendo particolarmente nella tesi secondo cui il decreto Mastella non avrebbe natura provvedimentale, ma sarebbe un mero atto organizzatorio e, come tale, non impugnabile – la parola è passata ai difensori degli enti catanzaresi, in presenza anche dell’avvocato Luisa Capicotto che ha rappresentato l’interveniente associazione Catanzaro nel cuore.
Tutti gli avvocati del fronte catanzarese hanno affermato la ritualità e legittimità della sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio evidenziando altresì un asserito sviamento di potere che avrebbe operato l’ex ministro Mastella in favore del proprio collegio elettorale.
Ascoltate le parti, i giudici della IV sezione (presidente Gaetano Trotta, relatore Diego Sabatino, componenti Oberdan Forlenza, Fulvio Rocco e Raffaele Potenza) si sono ritirati in camera di consiglio ieri pomeriggio. Si attende ora soltanto l’ultimo atto: la sentenza.
di Giuseppe Lo Re
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