VIBO VALENTIA – Rappresenta uno spaccato delle dinamiche criminali sviluppatesi nel “locale di Ariola”, dal 1980 ad oggi, l’inchiesta “Luce nel bosco”. La frazione di Gerocarne sarebbe stata infatti sede della ‘ndrina dei Loielo, con accanto gli Altamura. “Capo società” viene indicato Antonio Altamura, 66 anni, di Ariola, già coinvolto nell’inchiesta “Crimine” e nell’omicidio del parrucchiere di Acquaro, Placido Scaramozzino. Accanto a lui avrebbe operato Nazzareno Altamura, 47 anni, mentre il 42enne Michele Altamura, già assessore e poi sindaco di Gerocarne, avvalendosi del ruolo istituzionale avrebbe offerto – secondo il gip – il proprio supporto al gruppo mafioso.
Ad accaparrarsi in maniera, giudicata illecita, gli appalti comunali nel 2004 e 2005 – lavori della rete fognaria, rimozione dei tetti in amianto nella scuola elementare di Ariola, ampliamento dei cimiteri a Sant’Angelo ed Ariola – sarebbero stati con le loro imprese, Francesco Taverniti, 38 anni, e Leonardo Bertucci, 42 anni, rispettivamente di Gerocarne e Soriano, indicati come strettamente legati ad Antonio Altamura.
Ad occuparsi degli appalti boschivi – appaltati dal Comune – per conto della cosca ci avrebbe invece pensato Ilario Chiera, 72 anni, di Ariola, mentre vicino al clan viene indicato pure l’imprenditore di Soriano, Giuseppe Prestanicola, 60 anni.
A capo dell’ala militare del “locale di Ariola”, ci sarebbero invece stati i fratelli Giovanni, Vincenzo e Francesco Loielo, quest’ultimo collaboratore di giustizia. Condannati nel 1991 per il sequestro di Cataldo Albanese, figlio di un imprenditore di Massafra (Ta), rapito il 9 ottobre 1989 e liberato dopo 6 mesi dietro un riscatto di un miliardo di lire, il potere passò ai loro cugini Giuseppe e Vincenzo Loielo, quest’ultimo omonimo del congiunto in carcere.
Il 22 aprile 2002, quindi, la barbara eliminazione di Giuseppe e Vincenzo Loielo ordita, secondo la Dda, dal 39enne Bruno Emanuele, anche lui di Gerocarne e portato nella “ndrina di Ariola” da Giuseppe Loielo. Nei periodi di detenzione, Bruno Emanuele sarebbe stato sostituito dal fratello Gaetano, 37 anni, a cui viene contestato di aver preso di mira anche la società “Proserpina”, mentre Salvatore Grillo, 33 anni, su delega degli Emanuele avrebbe esercitato il “controllo” su Soriano.
Il “potere” degli Emanuele si sarebbe però esteso anche su Sorianello, Pizzoni e Vazzano ed a loro sarebbero legati Piero Sabatino, 29 anni, principale imputato dell’operazione antidroga “Ghost” e ritenuto “l’alter ego” di Bruno Emuanele; Franco Idà, 47 anni, presunto braccio-destro di Bruno Emanuele; Vincenzo Bartone, 44 anni, di Soriano; Salvatore Zannino, 34 anni, di Sorianello; Pasquale De Masi, 31 anni di Gerocarne con compiti «esecutivi»; Giuseppe La Robina, 22 anni, e Giuseppe De Girolamo, 22 anni, entrambi di Arena, e legati a Gaetano Emanuele.
Su Acquaro e Dasà, invece, avrebbe storicamente operato il clan Maiolo, rivale dei Loielo e, dopo la scomparsa per lupara bianca nei primi anni ’90 di Antonio e Rocco Maiolo – zii del collaboratore Enzo Taverniti, a sua volta quest’ultimo cognato dell’assassinato Vincenzo Loielo –, il “comando” sarebbe passato ai fratelli Angelo, 28 anni, e Francesco Maiolo, 33 anni, figli di Rocco, ed a Francesco Maiolo, 29 anni, figlio di Antonio.
Della scomparsa di Rocco Maiolo e Michele Fatiga sono ochiamati a rispondere i fratelli Giovanni e Vincenzo Loielo che avrebbero agito con Salvatore Maiolo di Fabrizia, quest’ultimo solo omonimo dei Maiolo di Acquaro ed indicato dal pentito Michele Iannello quale killer dei Loielo e dei Mancuso, vittima a sua volta della lupara bianca dopo alcuni contrasti con i Vallelunga di Serra.
Francesco Capomolla, 29 anni, cugino dei Maiolo, sarebbe infine l’autore dell’attentato dinamitardo all’auto – con danni ingenti anche allo stabile – dell’allora sindaco di Arena, Giosuele Schinella, avvenuto il 12 gennaio 2009. Per gli inquirenti, Capomolla avrebbe voluto costringere il sindaco a rilasciargli una licenza per una sala giochi in piazza Pagano in un box destinato ad altro uso.
Arena, in ogni caso, sarebbe stata sotto il diretto controllo di Nazzareno, 41 anni, e Antonio Gallace, 47 anni, “dipendenti” dal “locale di Ariola”, così come Michele Rizzuti, 50 anni, di Gerocarne, e Antonio Condina, 52 anni, originario di Mongiana e residente in provincia di Lucca.
di Giuseppe Baglivo
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