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Caso Penna, «Lo Stato ci aiuti a trovare il corpo di Michele» – I familiari dell’assicuratore di Stefanaconi scomparso il 19 ottobre 2007 chiedono un maggiore impegno nella lotta alla criminalità organizzata – Le accuse: intercettazioni chiamano in causa anche altri soggetti. Sulla vicenda i riflettori di Chi l’ha Visto

VIBO VALENTIA – È stata una giornata ancora una volta dolorosa quella trascorsa ieri, davanti al Tribunale di Catanzaro, dai genitori di Michele Penna. Da anni vanno invocando giustizia e nello stesso tempo il rinvenimento del corpo del proprio figlio, scomparso il 19 ottobre del 2007 . Un caso di “lupara bianca”, tecnica criminale in uso alle cosche della mafia. Una storia raccapricciante che ha portato a distanza di poco tempo i carabinieri di Sant’Onofrio ad individuare i presunti responsabili di quell’efferato delitto: Andrea Foti, Antonio Emilio Bartolotta e Salvatore Foti. Quest’ultimo scomparso (anche lui di lupara bianca) il 23 dicembre dello stesso anno.

«Le istituzioni devono impegnarsi nella ricerca del corpo del nostro caro così come hanno fatto in altri casi sotto la spinta del clamore mediatico», hanno detto i familiari ai cronisti al termine dell’udienza dinanzi alla Corte d’Assise d’Appello a carico di Antonio Emilio Bartolotta. Parole di dolore, di sconforto ma cariche di tanta rabbia. Il processo è slittato al 28 marzo.

Il presidente del collegio Fortunato Rosario Barone ha chiesto al primo presidente della Corte d’Appello di Catanzaro l’autorizzazione ad astenersi. Lo stesso ha chiarito davanti alle parti di aver adottato tale scelta per aver ricevuto “contestazioni tabellari” da parte della Procura generale inerente una presunta incompatibilità come appunto quella relativa al processo Penna. Non più tardi di una settimana fa il dott. Barone aveva trattato, in qualità di presidente della Corte d’Assise d’Appello, il processo a carico di Andrea Foti, coinvolto nella scomparsa di Penna insieme ad Antonio Emilio Bartolotta. Un’udienza che s’è conclusa con una condanna a dieci anni di reclusione dell’imputato. Foti è stato assolto dalla detenzione e porto d’arma da fuoco, mentre è venuta meno «l’aggravante della premeditazione e ritenuto il concorso anomalo nell’omicidio». In primo grado, con processo abbreviato davanti al gup, Foti era stato condannato, invece, a sedici anni di carcere.

Sulla eventuale incompatibilità spetta ora al primo presidente della Corte d’Appello assumere una decisione: potrebbe invitare il dott. Barone ad andare avanti nel processo spiegando in questo caso che non si ravvisano elementi di incompatibilità nel giudizio che vede imputato Antonio Emilio Bartolotta, già condannato a 25 anni di carcere, oppure procedere diversamente e nominare un nuovo collegio giudicante. «Può sembrare un paradosso – ha poi aggiunto dopo il rinvio dell’udienza il fratello di Penna, Enrico – quello di Michele è uno dei pochi casi in cui si sa tutto: chi è stato, chi lo ha fatto sparire. Ma purtroppo ancora non c’è il corpo. Chiediamo che venga ritrovato, così come nel caso di Yara e Sarah, in cui lo Stato si è mosso con il clamore mediatico».

Insomma la famiglia Penna torna ad uscire allo scoperto, e chiede una maggiore attenzione da parte degli organi inquirenti. A dare forza alla denuncia è lo stesso avvocato di parte civile, Fabio Repici del foro di Messina: «Il mancato ritrovamento del corpo – ha detto il legale – significa da parte dello Stato abdicare al controllo del territorio e lasciarlo alla criminalità. Nelle intercettazioni agli atti dell’inchiesta si fanno anche i nomi di chi avrebbe occultato il cadavere, ma non sappiamo se siano stati indagati o interrogati. Sulla vicenda, in passato, è stata presentata una interrogazione parlamentare È auspicabile che su questa vicenda torni l’attenzione del Parlamento».

L’avv. Repici mesi addietro rivolgendosi al Prefetto aveva addirittura chiesto una commissione di accesso agli atti al comune di Stefanaconi, dopo che la giunta aveva deciso di rinunciare alla costituzione di parte civile nel procedimento d’appello. Un provvedimento che è stato successivamente “corretto” su intervento del prefetto Luisa Latella.

E ieri al processo a carico di Emilio Bartolotta (difeso dall’avvocato Salvatore Staiano) e dei coniugi Francesca Foti e Maurizio Sacchinelli (avv. Michelangelo Miceli) che rispondono di favoreggiamento, si è presentata anche un troupe di Rai3 della trasmissione “Chi l’ha visto?” che ha chiesto al presidente della Corte d’Assise d’Appello di poter riprendere il processo.

di Nicola Lopreiato

da gazzettadelsud.it

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