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Rifiuti, l’impero di Gavioli rischia di crollare sotto i colpi di tre Procure – Giovedì a Venezia l’udienza sul fallimento della Enerambiente – L’imprenditore che per anni ha gestito il sito di Alli è ancora in carcere dopo il rigetto del ricorso al Tdl

CATANZARO – Le Procure di mezz’Italia alle calcagna, la storia del “re dei rifiuti” e della sua galassia societaria si arricchisce di nuovi capitoli. Sull’imprenditore veneto Stefano Gavioli, tuttora in carcere per l’inchiesta condotta dalla Procura catanzarese sulla gestione della discarica di Alli, hanno acceso i riflettori anche Venezia e Napoli. E se la Procura partenopea ha chiesto di recente il fallimento di una delle sue società, la Enerambiente spa, sulla Laguna è slittato a dopodomani il verdetto sulle sorti della stessa impresa aggiudicataria dei lavori per l’ampliamento di Alli. L’udienza inizialmente in programma la settimana scorsa, infatti, è stata rinviata per ragioni tecniche.

Anche nell’inchiesta catanzarese la Enerambiente ricopre un ruolo centrale, perno delle cessioni di società contestate dalla magistratura e oggetto di un maxi-sequestro preventivo di beni per quasi 30 milioni di euro. È inevitabile, dunque, che i fra i tre colli le sorti di Enerambiente vengano seguite con attenzione, anche perché la stessa spa si è aggiudicata tempo fa l’appalto per l’ampliamento della discarica di Alli, gestita fino alla rescissione del contratto decisa dal commissario per l’emergenza rifiuti da un’altra società del gruppo Gavioli, la Enertech.

La stessa ordinanza di custodia cautelare applicata nei confronti di Gavioli ricostruisce le difficoltà nelle quali si è trovata Enerambiente, contestando il passaggio alla Enertech del contratto per la gestione della discarica di Alli. «La società Enerambiente – si legge nel provvedimento del gip – arbitrariamente si autoescludeva dalla gestione dell’appalto, avendo ricevuto la notifica di numerosi atti di pignoramento presso terzi da parte di Equitalia spa e di altri creditori a causa, appunto, degli ingenti debiti tributari da cui risultava gravata». Gli stessi debiti pesano adesso nella procedura fallimentare in atto a Venezia ed in quella richiesta dalla Procura di Napoli, nell’ambito di una cui inchiesta sono finiti in manette altri personaggi coinvolti nell’indagine catanzarese. D’altronde il gruppo Gavioli, prima della mazzata giudiziaria, aveva interessi in gran parte del Paese, dalla Calabria alla Campania passando per il Veneto e l’Abruzzo.

In queste ore è atteso il deposito del provvedimento con il quale il Tribunale del Riesame ha confermato il carcere per Gavioli. Lette le motivazioni, la difesa dell’imprenditore potrà valutare le prossime mosse. Nel richiedere al gip il provvedimento cautelare, il procuratore Vincenzo Antonio Lombardo e il sostituto Carlo Villani hanno ipotizzato a carico di Gavioli persino il pericolo di fuga. Sapendo delle inchieste nei suoi confronti, infatti, secondo l’accusa l’imprenditore sarebbe stato intenzionato a vendere in blocco le partecipazioni societarie, trasferire i relativi introiti in Croazia e quindi andare lui stesso all’estero.

Nello snocciolare le esigenze cautelari nei confronti degli indagati, il gip osserva che «in diverse telefonate, parlando con vari collaboratori, Gavioli discute delle condizioni di vendita delle sue società, delle modalità con cui trasferire all’estero i capitali introitati e della sua volontà di lasciare, successivamente, l’Italia». Gli utili sarebbero finiti in Croazia «attraverso – osserva ancora il magistrato – la società finanziaria Servin, cassaforte estera del gruppo verso la quale sono stati e vengono canalizzati ingenti flussi finanziari».

di (g.l.r.)

da gazzettadelsud.it

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