COSENZA – Una telefonata alla figlia più piccola, martedì mattina: «Scusami, non posso dirti dove mi trovo in questo momento e, purtroppo, non posso nemmeno venirti a prendere…». Poi, più niente, il silenzio. Solo un biglietto manoscritto lasciato alla moglie dentro casa, una specie di testamento che ha finito per terrorizzare la donna. Lei dopo averlo cercato inutilmente al telefonino è corsa dai carabinieri della Stazione di Cosenza per denunciarne la scomparsa. «Temo per la sua vita, vi prego, fate qualcosa prima che sia troppo tardi…». Lui è Ignazio De Luca, 53 anni, piccolo imprenditore, titolare della “Orto Brutia srl” di Trenta.
Chi lo conosce lo descrive come lavoratore instancabile, marito e padre esemplare. Un uomo senza macchia che è uscito di casa martedì mattina ed è scomparso misteriosamente nel tragitto tra la sua abitazione e la sede dell’azienda. Risucchiato in un enorme buco nero. Le indagini sono coordinate personalmente dal capo dei pm, Dario Granieri. Il procuratore ha disposto una serie di approfondimenti investigativi che in queste ore vengono esplorati dal luogotenente Franco Parisi.
A quarantotto ore da quell’ultima telefonata, non ci sono più indizi che portano a De Luca. Nessun elemento utile. Solo voci che s’inseguono tra i vicoli. E così, l’inchiesta, per adesso, ruota attorno a quell’ultima telefonata e al senso del biglietto che De Luca ha voluto far ritrovare alla consorte.
Nella nota, citando un passo del Vangelo di Giovanni, l’uomo esorta la moglie: «Abbi cura dei miei agnelli». In sostanza, l’imprenditore ha chiesto alla sua compagna di occuparsi dei suoi figli, allevandoli con cura, pensando alla loro educazione, ai loro bisogni.
La soluzione del giallo, probabilmente, è contenuta proprio in quelle poche righe vergate su un pezzo di carta intestata della ditta. Poche righe scritte dopo aver preso la decisione di sparire.
Ma perchè lo avrebbe fatto? Perchè ha deciso di lasciare una famiglia che gli voleva bene e un lavoro che gli permetteva di tirare a campare dignitosamente? Enigmi che rendono ancora più complicato l’ultimo giallo cosentino. I detective dell’Arma esplorano la pista dell’allontanamento volontario anche se restano troppi dubbi sulle ragioni che lo avrebbero spinto a scappare così.
Purtroppo, però, non si esclude nemmeno l’ipotesi d’un congedo anticipato dalla vita. Gl’inquirenti avrebbero, infatti, letto in quel biglietto un messaggio di commiato dalla famiglia e dal mondo. Non c’è altro, per ora, a disposizione degl’inquirenti. Il resto è rimasto tra Trenta e Cosenza. Su quella strada, i detective del colonnello Francesco Ferace sono già tornati nella speranza di cogliere uno spunto che possa indirizzare le investigazioni.
E, intanto, si fruga nella vita privata dell’imprenditore. Si cerca nelle carte dell’azienda, si incrociano nomi e numeri di telefono, si esplorano amicizie, contatti. È una disperata caccia all’uomo che viene condotta attraverso l’escussione di parenti e amici, dipendenti e fornitori della ditta. I carabinieri mettono insieme i racconti nel tentativo di ricostruire l’ultimo brandello di vita conosciuta di Ignazio De Luca. Un mosaico che a due giorni dalla scomparsa sembra ancora incompleto. Mancano ancora troppe tessere e, soprattutto, manca il movente che possa aver spinto un uomo normale a sprofondare nelle sabbie mobili. Nessuno, finora, è stato in grado, di svelare il perchè.
di Giovanni Pastore
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