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Operazione S. Giorgio, pizzo per i lavori al Calopinace e al “Morelli” – Grazie alle intercettazioni sono stati svelati metodi e strategie che la cosca metteva in atto per imporre la propria legge – La “scostumatezza” di un imprenditore che aveva licenziato uno dei fermati: per lo sgarbo deve pagare 30.000 euro

REGGIO CALABRIA – Si chiamano estorsioni. Significa capillare controllo del territorio: nulla e nessuno può sfuggire. La “legge” delle cosche è ferrea. E se qualcuno “sgarra”, deve pagare. Come è accaduto a un imprenditore impegnato in un lavoro a Ciccarello, che ha “osato” licenziare uno dei fermati, Natale Cuzzola, cognato di Domenico Condemi, già arrestato nell’operazione “Alta tensione 2″: per “rientrare nel giro”, l’imprenditore avrebbe dovuto versare alla cosca 30.000 euro, per pagare la scostumatezza. In caso contrario, Condemi aveva avvertito che «gli avrebbe fatto fare una pessima figura: appena cominciati i lavori, avrebbe incendiato tutto», perché con suo cognato «si era comportato male» e doveva rimediare allo «sgarbo».

È soltanto uno degli episodi che viene citato dal sostituto procuratore della Dda Marco Colamonici nella corposa ordinanza che dispone il fermo dei sei indagati, «gravemente indiziati di appartenere alla cosca Caridi-Zindato, operante nella più ampia cosca Libri, finalizzata al controllo, sulla base di deliberati mafiosi, dei quartieri Modena-Ciccarello-San Giorgio Extra».

Uno dei tanti episodi che fanno capire come il sodalizio criminale imponesse la propria “legge”. I commercianti di San Giorgio e gli imprenditori che operavano sul territorio, peraltro, mostravano di essere perfettamente a conoscenza di questa presenza ingombrante. Le cui “strategie” – hanno acclarato le indagini della Squadra mobile – venivano definite nel circolo «Caccia, sviluppo e territorio», che si trova in una delle traverse (diramazione Gullì) del viale Pio XI, in cui era ospitata la segreteria politica del consigliere comunale Giuseppe Plutino, arrestato nei mesi scorsi per concorso esterno. Quel locale – sottolineano gli inquirenti – si è rivelato «un punto d’incontro e di riunione degli appartenenti alla cosca Caridi e, dall’altro, altrettanto significativamente, era sede delle segreteria politica dell’ex consigliere comunale, alla cui elezione hanno profuso un impegno costante gli appartenenti alla cosca Caridi».

Dell’attività delinquenziale, comunque, l’ex assessore, è stato precisato, era all’oscuro. A sostenere che il circolo fosse utilizzato come segreteria politica è lo stesso Domenico Condemi, cugino di Plutino. E all’interno di quel circolo si discuteva anche – sostengono gli inquirenti – «dell’imminente assegnazione di deleghe a Plutino e di come gli incarichi eventualmente assunti in seno all’amministrazione comunale fossero di interessa della cosca».

Era quella la sede «in cui venivano progettate le estorsioni da compiere, con dovizia di particolari circa gli imprenditori da estorcere, le attività da infiltrare, l’ammontare delle somme di denaro da riscuotere a titolo di pizzo e le relative percentuali». Percentuali che variavano a seconda se la vittima fosse o meno “raccomandata”, come si evince da una delle tante intercettazioni che hanno permesso agli investigatori di svelare affari e strategie della cosca.

L’indagine avrebbe accertato una serie di estorsioni messe in atto, a vario titolo, da Giovanni Pangallo, Natale Cuzzola, Giovanni Rodà (detto Giannetto), diego Quartuccio, Giuseppe Pasquale Esposito e Domenico Antonio Laurendi: dal «grosso lavoro edile in corso sotto l’autostrada A3 Sa-Rc», alla tangente imposta alle imprese edili impegnate nella realizzazione di una rampa di collegamento tra l’argine sinistro Calopinace e la Borgata Giardini (opera conclusa nel dicembre scorso), all’attentato subito da una gioielleria di San Giorgio, alla tangente chiesta al titolare di una impresa di pulizie dell’ospedale Morelli, definita «un’estorsione di importanza strategica per gli interessi economici della cosca».

di Graziella Mastronardo

da gazzettadelsud.it

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