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Calabria, i «fantasmi» della Marlane chiedono giustizia

PAOLA (CS) – Piangono due volte. Di dolore e di rabbia. Perché i loro congiunti valgono meno di un niente. Da vivi e da morti. A volte la giustizia oltre che ingiusta sa essere anche crudele. Per istruire il processo alla Thyssen Krupp ed arrivare a sentenza son trascorsi appena tre anni a Torino. Per incardinare quello sulla Marlane-Marzotto, la fabbrica dei veleni di Praia a Mare, sul Tirreno cosentino, è passata una dozzina d’anni, tra richieste di archiviazione scampate e una sfilza di rimpiazzi nella magistratura inquirente e giudicante di Paola. Poi, finalmente, il 19 aprile 2011 si è aperto il dibattimento. Con grandi attese, mai così mal riposte. [ » ]

Processo Goodfellas, stangata alle “nuove leve” del clan Lo Bianco – Le condanne più pesanti a carico di Francesco Antonio Pardea e Salvatore Morelli (7 anni e 6 mesi), 4 anni al boss (detto Piccinni) – Assolti per non aver commesso il fatto Giuseppe Lo Bianco, Raffaele Pardea e Domenico Tomaino

VIBO VALENTIA – Dieci condanne per complessivi 40 anni e 10 mesi di reclusione e tre assoluzioni. Questo il verdetto del gup, Gabriella Reillo, nei confronti dei 13 imputati finiti nell’operazione denominata “The Goodfellas” (I bravi ragazzi) scattata il 30 maggio 2010 con il coordinamento del procuratore aggiunto della Dda, Giuseppe Borrelli. La scelta del rito abbreviato ha comportato per gli imputati – tutti di Vibo Valentia – uno sconto di pena pari ad un terzo ed un giudizio «allo stato degli atti». Quattro anni per associazione mafiosa sono andati a Carmelo Lo Bianco, 80 anni, alias “Piccinni”, riconosciuto quale capo, organizzatore e promotore dell’omonimo clan operante sulla città di Vibo. [ » ]

Tu “timbri” il badge a me, io a te – Inchiesta su uno scambio di favori tra i dipendenti dell’ospedale per coprire le assenze – Indagati per truffa 14 medici, tre biologhe, tanti infermieri e amministrativi

LAMEZIA TERME – Un valzer di badge ed un ping-pong di favori tra colleghi. Gli infermieri che timbravano per i medici, questi ultimi che restituivano il piacere, presenze “fantasma” tra gli amministrativi, vere e proprie coppie fraudolente che prendevano in giro i registri automatici delle presenze. In un solo mese di controlli accurati i carabinieri hanno registrato 93 assenteisti, ancora presunti finchè non si pronunceranno i giudici, alcuni particolarmente «truffaldini» secondo l’accusa. Per 27 di loro la procura ha chiesto la sospensione dal lavoro. [ » ]

‘Ndrangheta, blitz in tutta Italia: 63 arresti tra Calabria, Lazio, Veneto e Lombardia – L’operazione “Tela del ragno” è coordinata dalla Dda di Catanzaro e ha visto impegnati oltre 500 uomini tra carabinieri di Cosenza e Ros. 250 indagati, sequestrati beni per 150 milioni di euro – Per tutti le accuse vanno dall’associazione mafiosa all’omicidio, passando per usura ed estorsione

Arresti in Calabria, Lombardia, Lazio e Veneto, sette cosche di ‘ndrangheta smantellate, centinaia di uomini impiegati e beni per quindici milioni di euro messi sotto sequestro. E’ questo il bilancio di una maxi operazioni contro la criminalità organizzata calabrese scattata all’alba di oggi in tutta Italia e che ha visto l’esecuzione di 63 ordinanze di misura cautelare nei confronti di esponenti mafiosi legati ai clan. Ben 250, invece, gli indagati. [ » ]

Gennaro Musella, l’eroe dimenticato – Venne ucciso con un’autobomba nel 1982 perchè non si era piegato ai voleri della ‘ndrangheta – Manifestazione al Liceo “Fermi” con la testimonianza della figlia Adriana

COSENZA – La storia d’un uomo esemplare. Si chiamava Gennaro Musella e venne ucciso con un’autobomba il tre maggio 1982 a Reggio Calabria. Pagò con la vita il coraggio mostrato nel denunciare il cartello imprenditorial-mafioso che intendeva condizionare la costruzione del porto di Bagnara Calabra. Le cosche battevano cassa pretendendo il pagamento del “pizzo”, l’assunzione di personale e la fornitura dei materiali. Tutto. I padrini della ‘ndrangheta volevano determinare ogni cosa, in sfregio alle regole degli appalti e alle leggi dello Stato. [ » ]

Danilo Rea interpreta i brani di De André – Il grande jazzista d’origine veneta si esibirà stasera nella Sala Quintieri al Rendano – Suonerà le più belle canzoni del poeta che ha incantato intere generazioni

COSENZA – I moschettieri del jazz. Tre musicisti sconosciuti e straordinari cominciarono a incantare gli amanti italiani del jazz alla fine degli anni ’70. Erano Danilo Rea, Enzo Pietropaoli e Roberto Gatto fondatori e componenti del “Trio di Roma”. Insieme suonavano gli standard famosi ed i pezzi meno conosciuti dei grandi della musica: Oscar Peterson, Lee Konitz, Billy Strayorn, Duke Ellinghton, Bill Evans. I tre ragazzi prodigio avrebbero segnato – con gli “Area” di Ares Tavolazzi – la storia musicale del nostro Paese. Il jazz era in quegli anni già felicemente diffuso nel nostro Paese da un gruppo forse irripetibile di strumentisti. [ » ]

Lauree comprate, nuova ondata di revoche – La commissione interna nominata dal rettore non ha ancora completato il proprio lavoro che procede parallelamente all’inchiesta penale – Già in decine di casi sono stati annullati titoli accademici “costruiti” grazie ad esami mai sostenuti

CATANZARO – Ci sarà una nuova ondata, probabilmente l’ultima, di lauree annullate. Continua l’operazione di “pulizia” avviata dall’Università Magna Græcia su binari paralleli a quelli dell’inchiesta penale sulla presunta compravendita di esami alla facoltà di Giurisprudenza. Proprio nei giorni in cui il gup del Tribunale si appresta a fissare la data dell’udienza preliminare a carico dei 97 indagati (91 studenti, 4 funzionari e due docenti dell’Ateneo), a Germaneto sono calendarizzate alcune riunioni della commissione interna voluta dall’ex rettore Francesco Saverio Costanzo e confermata dal successore Aldo Quattrone. [ » ]

Così hanno ucciso Lea Garofalo – Quindici ore di requisitoria del pubblico ministero Marcello Tatangelo ripercorrono gli ultimi mesi di vita della testimone di giustizia uccisa a Milano

MILANO – «Tutti gli imputati hanno commesso i reati a loro contestati. Non vedo però come agli stessi si possa riconoscere l’aggravante mafiosa, considerato un precedente processo nel quale sono stati assolti da questa accusa. Chi non ha premuto il grilletto non si differenzia dagli altri, non è certamente migliore. Tutti hanno agito con crudeltà e pervicacia. È orrendo pensare ad una donna immobilizzata, legata, terrorizzata, torturata e poi uccisa. È nauseante pensare a un padre che sfrutta il desiderio di una figlia che vorrebbe comprarsi una felpa ma che non ha i soldi, ingannandola, dicendole “Vieni da me che ti compro io ciò che vuoi” pur sapendo che Denise sarebbe partita solo con la madre, e che dunque quella sarebbe stata l’occasione per tendere una trappola a Lea. [ » ]

‘Ndrangheta, giudice Giusti arrestato per corruzione aggravata dalla finalità mafiosa – Secondo l’accusa, il magistrato avrebbe ricevuto dal clan Lampada almeno 71 mila euro e, avendo venduto alla ‘ndrangheta la propria funzione, avrebbe “violato i principi di imparzialità, probità e indipendenza”. L’arresto è stato eseguito dalle Squadre mobili di Milano e Reggio Calabria

Giancarlo Giusti, gip presso il tribunale di Palmi e poi sospeso dal Consiglio superiore della magistratura, è stato arrestato per corruzione aggravata dalla finalità mafiosa nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano sul clan della ‘ndrangheta dei Lampada. Lo ha comunicato il procuratore della Repubblica di Milano Edmondo Bruti Liberati. Secondo l’accusa, il magistrato avrebbe ricevuto dal clan almeno 71 mila euro e, avendo venduto al clan della ‘ndrangheta la propria funzione, avrebbe “violato i principi di imparzialità, probità e indipendenza”. [ » ]

La città da anni è sotto le grinfie del “falco” – Il collaboratore di giustizia Massimo Di Stefano, uno dei primi pentiti di ‘ndrangheta, ha raccontato agli inquirenti chi controlla tutto il territorio – «Lamezia non cresce se non si cambia mentalità». L’appello ai mafiosi: pentitevi e collaborate

LAMEZIA TERME – Lamezia è controllata dal “falco”, lo pseudonimo con il quale le organizzazioni criminali cittadine indicano la “cosca” che secondo il collaboratore di giustizia Massimo Di Stefano «ha messo le mani sulla moneta». Perché, come ha spiegato alla Gazzetta del Sud il pentito «è una delle famiglie più grosse, radicate, con una mentalità tutta loro: non si litigano mai tra di loro; gli interessi sono comuni e, soprattutto, quando c’è una mela marcia, la tagliano subito». Per il collaboratore di giustizia questa famiglia «è la cosca dominante che controlla e influenza tutto il territorio lametino; una famiglia che comanderà sempre». [ » ]