CROTONE – Alle possibili vie da percorrere per contrastare i fenomeni del racket e dell’usura è stato dedicato il dibattito organizzato in occasione del passaggio della “Carovana antimafie” che, ieri pomeriggio, ha fatto tappa in città. Anche nella sua quindicesima edizione, l’iniziativa itinerante contro le mafie promossa da Arci, Libera, Avviso pubblico e il contributo di Cgil, Cisl e Uil, ha voluto essere presente nel capoluogo ionico. È la terza volta da quando il primo tour di sensibilizzazione ebbe inizio nel 1994. L’ultima visita in città della Carovana antimafie era avvenuta nel maggio 2011 a Parco Pignera.
A distanza di un anno si è voluto organizzare l’appuntamento nello stesso luogo anche per dimostrare come l’impegno civile e l’associazionismo abbiano cambiato volto ad una struttura sminuita dall’incuria e dall’abbandono, grazie soprattutto alla convenzione stipulata dall’Amministrazione comunale col consorzio “Jobel” dodici mesi prima.
Al dibattito pubblico di ieri, moderato dal presidente provinciale dell’Arci Filippo Sestito, hanno partecipato numerosi rappresentanti istituzionali, dell’associazionismo, dei sindacati, ma anche semplici cittadini, hanno voluto fornire il proprio contributo. Hanno tirato le conclusioni: il prefetto Vincenzo Panico, il presidente Stanislao Zurlo e il vicesindaco Teresa Cortese.
Dal prefetto Panico è arrivata l’esortazione a credere negli strumenti messi a disposizione di chi denuncia il pizzo. Ed ha fatto riferimento al patto per la legalità “Io denuncio” sottoscritto il 6 luglio del 2010 alla presenza dal Commissario straordinario di governo per le iniziative antiracket ed antiusura Giancarlo Trevisone.
«Due anni fa – ha commentato il prefetto Panico – ci misi la faccia in questa iniziativa perché credevo e credo ancora in un riscatto possibile del territorio rispetto a questi fenomeni di prevaricazione sociale ed economica».
«Devo però registrare – ha commentato amaro il prefetto – che i numeri non danno seguito allo spirito di quel patto antiracket: l’anno passato abbiamo ricevuto solo 15 segnalazioni per estorsioni e forse una sola per usura». «In questa simbolica chiamata alle armi – ha concluso il prefetto – le istituzioni sono chiamate a fare il loro, ma anche la società civile deve dare il suo contributo perché questo peso non si può più sopportare».
Per il vicesindaco Teresa Cortesa, «chi denuncia, oggi, non è più solo perché lo Stato c’è e si può toccare con mano!».
Per il presidente della Provincia Stano Zurlo l’affrancamento dalla ndragheta «passa da un lato, attraverso un atteggiamento quotidiano a rispettare le leggi e le regole del vivere civile; e dall’altro, a fare rete e lavorare in sinergia tra mondo dell’associazionismo e istituzioni locali».
L’esperienza del sindaco Carolina Girasole, primo cittadino in un centro caratterizzato dalla presenza di forti cosche di ‘ndrangheta, come Isola, è stata testimoniata da lei stessa: «Il nostro modo di denunciare certi soprusi – ha sottolineato – è inizialmente risultato impopolare per la mia amministrazione, ma la gente adesso comincia ad apprezzarne gli effetti».
Il sindaco di Cutro Salvatore Migale ha portato l’esempio di come lavorando in sinergia tra comitati civici e istituzioni si è riusciti ad allontanare il pericolo di due discariche limitrofe al suo territorio comunale (Terrate Terratelle e Santa Domenica).
Il presidente della Camera di commercio Vincenzo Pepparelli ha suggerito di riproporre quel fondo di garanzia istituito dalla rete antiracket e antiusura “Nini Cassarà” (da lui presieduta) che utilizzò i fondi messi a disposizione dalla legge 108 del 1996.
«Sebbene gli imprenditori siano disponibili a denunciare il pizzo – ha sottolineato Alfio Pugliese di Confcommercio – bisogna incrementare le tutele in suo favore, in quanto c’è sempre un altro mafioso pronto a prendere il posto di quello precedente».
Secondo il segretario provinciale di Cgil Raffaele Falbo: «Da queste parti non si sente tanto vicina la presenza dello Stato così come richiederebbe un territorio al alto rischio di criminalità». Un invito alla cooperazione è stato infine rivolto dal presidente di Confcooperative Santo Vazzano al mondo del cosiddetto Terzo settore. Sono fra l’altro intervenuti al dibattito: Salvatore De Giorgio per la Carovana antimafie, Antonio Tata presidente provinciale di Libera, Francesca Travierso presidente del circolo “Ibis” di Legambiente, Giuseppe Trocino presidente della sezione Enpa, Claudio Bauckneht presidente di Meklaie, Fabio Tomaino della Uil e Fabio Riganello per la cooperativa “Agorà”.
di Giuliano Carella
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