CATANZARO – Quella lista di circa sessanta nominativi trovata in possesso di un presunto supporter di un candidato e sequestrata dalla Polizia insieme a soldi, due normografi e materiale elettorale ha catalizzato in queste ore l’attenzione degli agenti della Digos che stanno indagando, su delega del sostituto procuratore della Repubblica, Gerardo Dominijanni, su una presunta compravendita di voti in occasione delle ultime elezioni comunali del 6 e 7 maggio che vede indagato un consigliere eletto del centrodestra ed altre due persone.
Proprio queste persone saranno sentite una per una dagli investigatori come persone informate sui fatti. Gli elettori citati sul foglio, dove sarebbe stato riportato il nome della famiglia con un numero che, secondo gli inquirenti, sarebbe la previsione del numero dei voti che poteva essere dato al candidato consigliere, dovranno chiarire se in occasione delle consultazioni elettorali è stato offerto loro del denaro in cambio di voti.
L’ipotesi degli inquirenti, infatti, è proprio che uno dei candidati a consigliere abbia ricevuto sostegno procurato illegalmente con l’acquisto dei voti o la manomissione di schede.
A tal proposito il pubblico ministero nelle scorse settimane ha disposto il sequestro di tutte le cinquantottomila schede votate, destinate all’attenzione anche dei magistrati del Tribunale amministrativo regionale cui il centrosinistra ha deciso di proporre ricorso, perchè si verifichi se nel corso delle elezioni, che si sono concluse con l’elezione a sindaco del candidato di centrodestra, Sergio Abramo, tutto si è svolto regolarmente.
Le verifiche potrebbero essere effettuate in maniera congiunta sia dalla Procura sia dai magistrati del Tar in modo da verificare se ci sono state anomalie. Al vaglio ci sarebbe, infatti, l’ipotesi della “scheda ballerina”.
Il noto sistema, secondo l’ipotesi accusatoria, consisterebbe nel far uscire da un seggio una scheda vidimata ma non votata. Sulla scheda verrebbe poi scritto il nome del candidato e sarebbe consegnata all’elettore che entrerebbe nella sezione, ritirerebbe una scheda bianca ma depositerebbe nell’urna quella che gli sarebbe stata consegnata all’esterno del seggio. La scheda bianca verrebbe poi portata, a riprova dell’avvenuto voto, ai supporter del candidato che avrebbe pagato per la preferenza.
Su questo sistema la Procura intende fare chiarezza sia per capire se è stata realmente utilizzata una “scheda ballerina” e sia per accertare come è stato possibile che dalla sezione sia uscita una scheda vidimata.
Gli inquirenti stanno anche valutando l’esistenza di un “nucleo” di persone che avrebbe organizzato nel dettaglio la compravendita dei voti in favore di alcuni candidati al Consiglio comunale. Proprio sulla base dell’ipotesi legata all’esistenza di una “banda” capace di fare entrare e uscire le schede dai seggi ma anche di individuare gli elettori pronti a vendere il loro voto, non si esclude la possibilità che l’inchiesta della Procura, anche in tempi molto brevi, possa portare al coinvolgimento di altre persone.
Per gli esiti delle indagini saranno importanti, oltre alle testimonianze, anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza nei pressi dei seggi elettorali dalle quali potrebbero emergere elementi utili agli inquirenti.
A proposito di testimonianze, nelle scorse settimane gli agenti della Digos avevano sentito decine di persone informate sui fatti, per lo più presidenti e componenti del seggio elettorale, per verificare se le inesattezze riportate nei verbali elettorali (e che sarebbero alla base del ricorso al Tribunale amministrativo regionale che il centrosinistra dovrebbe depositare nei prossimi giorni) fossero dovute a leggerezza da parte di chi ha verbalizzato o a qualcosa di ben più grave.
Sinora però, è bene sottolinearlo, nessun altro tipo di reato sembra essere stato accertato da parte degli investigatori che ora sentiranno in tempi brevi le sessanta persone contenute nella lista in loro possesso per poi giungere in tempi brevissimi alla conclusione dell’indagine.
di Giuseppe Mercurio
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