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Università antimafia, da trionfo della legalità ad atto di denuncia – Riferimenti chiede l’abbattimento del fabbricato confiscato a un esponente del clan Mancuso in località “Santa” di Limbadi – Il progetto salta perché il destinatario del provvedimento reclama il terreno. Musella: si faccia chiarezza

VIBO VALENTIA – L’Università dell’antimafia a Limbadi: da simbolo del trionfo della legalità ad atto di forte denuncia. Una denuncia che non si ferma al Vibonese, ma coinvolge l’intera gestione dei beni confiscati che, in Calabria, sarebbe a metà. Tale cioè da non consentire l’utilizzo a fini sociali. Un concetto ribadito l’altro ieri dalla presidente di Riferimenti, Adriana Musella e dal vice presidente Nello Ruello, i quali hanno sottolineato che, comunque, l’Università dell’antimafia si farà, anche se non più a Limbadi. Il coordinamento antimafia, al contempo, non intende rinunciare alla villa, con corte e giardino, di località “Santa” confiscata a un esponente del clan Mancuso e assegnata a Riferimenti nel 2009.

Infatti, se non è più possibile utilizzare l’edificio – in cui avrebbe dovuto sorgere il polo didattico – per problemi sorti nei giorni scorsi relativamente all’utilizzo del terreno – allora per Riferimenti non c’è altra strada da percorrere se non quella dell’immediato abbattimento. «Se non si trovano i fondi – sottolinea Ruello – siamo pronti anche a promuovere una raccolta fra la gente perbene».

Una richiesta, quella dell’abbattimento, messa nero su bianco dal coordinamento antimafia che, al contempo, ha chiesto che la somma stanziata con fondi Pon per la realizzazione del progetto (3 milioni di euro) venga revocata per Limbadi e destinata a finanziare la stessa idea in una località diversa, tra Calabria e Campania, dove Riferimenti, con l’Agenzia dei beni confiscati, sta individuando una zona precisa.

Rimanendo così le cose sfuma, dunque, il progetto dell’Università dell’antimafia a Limbadi, negli immobili confiscati ai Mancuso.

Un progetto salutato con entusiasmo dal procuratore nazionale della Dda Piero Grasso che quella villa ha visitato. Ma dopo i problemi relativi al terreno intorno a un altro fabbricato confiscato – per la cui soluzione erano stati fatti diversi passi avanti, grazie all’intervento del Prefetto e anche alla disponibilità manifestata dalle Suore proprietarie dell’area interessata – ora altre problematiche si sono presentate lungo il percorso dell’idea di Riferimenti.

Difficoltà dovute soprattutto al fatto che il destinatario del procedimento di confisca reclama il terreno circostante la villa, ragion per cui la proposta fatta al coordinamento antimafia è di valutare soluzioni alternative «che possano considerare l’eventualità di escludere dal progetto l’utilizzo del fabbricato villa in località “Santa” prevedendo una nuova distribuzione, compatibile con le finalità del progetto, degli ambienti negli altri due immobili situati in località “Giardino”, ciò al fine di evitare circostanze che potrebbero mettere a rischio la prosecuzione del progetto stesso».

Tutto questo – secondo quanto comunicato a Riferimenti dal sindaco di Limbadi, Francesco Crudo – è stato deciso dal Dipartimento della pubblica sicurezza (Pon 2007/13) con nota inoltrata al Consorzio Crescere Insieme, che di fatto gestisce la realizzazione dell’opera, alla Prefettura e al Comune di Limbadi.

«Per quanto riguarda Riferimenti – ribadisce però Adriana Musella – non s’è vista traccia di un atto pubblico in merito. In queste condizioni, sia ben chiaro, nessuna variante al progetto sarà fatta dietro la sigla di Riferimenti. L’Università dell’antimafia il coordinamento potrà farla in un altro luogo e se le cose stanno così, allora si demolisca la villa confiscata e si metta finalmente un punto a questa vergognosa vicenda.

È inutile andare avanti qui, in questa provincia che dimostra d’essere prigioniera della ‘ndrangheta. Più volte – aggiunge Adriana Musella – ho chiesto l’intervento degli inquirenti, ho chiesto che questa pratica venisse attenzionata. Una richiesta che rinnovo perché ritengo che i punti da chiarire siano davvero tanti e rappresentino soltanto la punta dell’icesberg della vicenda “beni confiscati”».

Insomma per quanto riguarda la realizzazione del progetto di Riferimenti a Limbadi i giochi sembrerebbero ormai chiusi. Il coordinamento che fa capo alla Musella ritiene, infatti, improponibile rivedere il tutto perché, venendo a mancare la struttura principale, «l’intero progetto viene stravolto e non sta più in piedi».

Rimane ora da capire chi dovrebbe intervenire per fare luce sulla questione, anche e soprattutto in considerazione della denuncia di Riferimenti. La Procura, dopo la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dell’ex sindaco di Limbadi Rosario Spasari, ritenuto (per la carica all’epoca ricoperta) responsabile della mancata vigilanza dei beni confiscati, alcuni dei quali devastati, potrebbe ritenere di aver assolto al proprio compito. Se così fosse la palla passerebbe nelle mani di Prefettura e Agenzia del demanio. In ogni caso Riferimenti resta in attesa di risposte.

di Marialucia Conistabile

da gazzettadelsud.it

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