VIBO VALENTIA – Chiarezza. Niente di più, niente di meno. Riferimenti lo pretende, ferma restando la richiesta di «immediato abbattimento» dell’immobile di località Santa di Limbadi, confiscato nel 2005 a un esponente del clan Mancuso, se il fabbricato non può più essere utilizzato per l’Università dell’antimafia. Nella villa, con corte adibita a giardino (complessivamente 2mila 536 metri quadrati), secondo il progetto di Riferimenti, avrebbe dovuto sorgere il polo didattico, ovvero la struttura principale.
Chiarezza continuano a chiedere la presidente del coordinamento antimafia, Adriana Musella e il vice Nello Ruello, a distanza di giorni dalla forte denuncia fatta nel corso della conferenza stampa al Polo culturale Santa Chiara. Ma la richiesta sembra essersi persa nel vento visto che, al momento, nessuno è intervenuto in merito, nonostante l’immobile nel 2009 sia stato assegnato proprio a Riferimenti.
Eppure dovrebbe essere semplice rispondere alla domanda dei responsabili del coordinamento antimafia. Musella e Ruello, infatti, chiedono di sapere a chi il destinatario del provvedimento di confisca abbia indirizzato la richiesta di utilizzo del terreno attorno al fabbricato, considerato che – come comunicato dal sindaco di Limbadi a Riferimenti – il terreno viene reclamato «dal soggetto destinatario del procedimento di confisca…».
Un reclamo di cui il coordinamento antimafia è venuto a conoscenza soltanto venerdì scorso, 1 giugno.
«Qui le cose non quadrano proprio – evidenzia Adriana Musella – perché sono tanti i punti da chiarire e nessuno a quanto pare sembra disposto a farlo. Innanzitutto se c’è una richiesta che riguarda il terreno, ebbene dovrà pur essere stata inoltrata a qualcuno. La si tiri fuori perché non possiamo credere che sia stata soltanto verbale.
Se il documento salta fuori allora si può capire quando è stato presentato, perché non dimentichiamo che il provvedimento della Corte di Cassazione, che rendeva irrevocabile il decreto del Tribunale, confermato dalla Corte d’Appello di Catanzaro, risale al 16 dicembre del 2005, cioè a quasi sette anni fa. Non ci si può accorgere soltanto oggi di problemi relativi al terreno circostante la villa. E se il problema c’era già significa che è stato sottovalutato, da chi e perché bisognerebbe pure capirlo».
Insomma i punti interrogativi sono tanti e dovrebbero anche indurre chi di competenza a chiarire ogni possibile dubbio, ma la vicenda sembra navigare in un oceano di silenzio. Il coordinamento antimafia Riferimenti chiedeva «formalmente copia» del provvedimento da cui era scaturita la «sorprendente novità» una «verità in contrasto con gli atti precedenti» e di sapere «a chi sia stata comunicata», ma finora non ha ricevuto alcuna risposta.
Né dal sindaco di Limbadi, né dal Prefetto di Vibo Valentia, né dal prefetto Nicola Izzo (ministero dell’Interno), né dal Procuratore della Repubblica di Vibo, destinatari della lettera inviata dalla Musella il giorno stesso in cui ha ricevuto la comunicazione da parte del Comune di Limbadi. Nessuna risposta neppure dall’Agenzia dei beni confiscati, anch’essa tirata in ballo dalla presidente del coordinamento e dal vice.
«Piaccia o non piaccia – rileva ancora la presidente di Riferimenti – quell’immobile, con gli altri 2 in località Giardino, è stato assegnato a Riferimenti e di Riferimenti è il progetto per la realizzazione dell’Università dell’antimafia, denominata poi in progetto “Centro studi italiano sull’antimafia e sulla cultura della legalità”. Progetto per il quale la somma stanziata (fondi Pon sicurezza) dal ministero dell’Interno è di circa 3 milioni di euro.
Una cifra di tutto rispetto che richiede chiarezza e trasparenza nelle procedure, ma a quanto pare in tutta questa vicenda di chiaro e trasparente c’è stato ben poco. Per questo motivo ho più volte richiesto l’intervento degli inquirenti. Per questo motivo in più occasioni ho chiesto che la pratica venisse attenzionata, venisse passata ai raggi x. E ancora oggi continuo a farlo».
di Marialucia Conistabile
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