COSENZA – In nome del fratello. Giovanni Impastato ha presenziato a due manifestazioni sulla legalità e contro la mafia organizzate all’Unical ed a Rovito. Insieme a Giovanni Russo Spena, per lungo tempo componente della Commissione parlamentare antimafia, ha parlato del germano, Peppino, assassinato da Cosa nostra in Sicilia per ordine del padrino Gaetano Badalamenti. Approfittando della sua presenza nel Cosentino abbiamo deciso di porgli qualche domanda.
Perché va in giro per le scuole e le università a parlare contro la subcultura delle cosche?
«Perché è importante. Il messaggio di Peppino Impastato è educativo ed attuale. È un messaggio di rottura perché offre un esempio di come si possa uscire dalla mafia rompendo pure con la propria famiglia quando è mafiosa. Parlare con i giovani è determinante per far capire come le consorterie criminali non dominano tutto e tutti. La testimonianza tragica di Peppino è tuttora efficacissima perché viene da un ragazzo normale, non da un giudice, un poliziotto o un carabiniere che per mestiere lottano boss e picciotti. La sua scelta di attaccare la mafia fu determinata dalla sete di libertà e di giustizia e la sua condotta deve servire da stimolo ai giovani perché facciano come lui. Come figura di vittima della mafia la sua è, infatti, quella più vicina alle giovani generazioni».
La crisi economica rischia oggi di favorire le organizzazioni criminali?
«Credo proprio di si. I mafiosi hanno capitali freschi e sono pronti a investire per riciclare grandi somme e impossessarsi di aziende pulite».
A Giovanni Impastato fa eco Russo Spena, che dice: «I controlli della Banca d’Italia rischiano spesso di rivelarsi insufficenti e andrebbero potenziati soprattutto in relazione alle operazioni finanziarie internazionali».
Sulla ‘ndrangheta il giudizio di Impastato e Russo Spena è assolutamente sovrapponibile.
«Si tratta di una mafia su base familistica – affermano entrambi – perfettamente integrata in Lazio, Lombardia, Liguria, Piemonte e che dispone di sue “cellule” operative in Australia, Canada e Germania. La ‘ndrangheta coltiva stabili rapporti con la politica e si autorappresenta. Vi sono dirigenti politici che sono risultati direttamente impegnati nella catena mafiosa calabrese. Una catena di affari e di comando. La politica è molto infiltrata sia nel centrodestra che nel centrosinistra. Oggi la ‘ndrangheta non è più la sorella minore di Cosa nostra siciliana».
Giovanni Impastato e Russo Spena sono in Calabria anche per parlare di un libro di grande interesse storico. S’intitola: “Anatomia di un depistaggio” e contiene la relazione della Commissione parlamentare antimafia, frutto d’un lavoro di tre anni sul caso Impastato.
Una relazione approvata dal Parlamento nella quale per la prima volta di fronte ad una strage, le Istituzioni ammettono di aver sbagliato e criticano settori della magistratura e delle forze dell’ordine.
La Procura di Palermo, in merito ai depistaggi compiuti dopo il ritrovamento del cadavere di Peppino Impastato, ha peraltro riaperto le indagini. E questa sembra davvero una bella notizia nell’Italia delle omissioni e delle collusioni.
di Arcangelo Badolati
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