VIBO VALENTIA – È un “fiume in piena” il pentito Antonino Belnome di Guardavalle, già a capo del “locale” di Giussano (Mi), che sta rendendo le proprie dichiarazioni dinanzi al Tribunale di Milano nel processo “Crimine-Infinito”. A condurre l’esame è il pm milanese, Alessandra Dolci, e buona parte delle deposizioni dell’ex “padrino” – questa la sua “dote” raggiunta nella ‘ndrangheta – si soffermano con dovizia di particolari inediti sulle dinamiche mafiose in atto nelle Serre vibonesi e sulla jonica catanzarese.
Secondo il collaboratore di giustizia – cha ha confessato di aver materialmente ucciso nel 2008 il boss Carmelo Novella su mandato dei Gallace di Guardavalle – nella pianificazione dell’omicidio di Damiano Vallelunga un ruolo non secondario avrebbe avuto il cugino 62enne Giovanni, detto Gianni, Vallelonga, a sua volta eliminato a colpi di kalashnikov il 21 aprile 2010 in località “Nucara”, nei boschi di Ferdinandea, non lontano dall’ex Statale 110 che dalla 106, attraversando la Vallata dello Stilaro, arriva sino a Serra San Bruno.
Se Belnome e quattro complici sarebbero infatti riusciti ripetutamente ad appostarsi nel settembre del 2009 sino a pochi metri dall’abitazione di Damiano Valleunga al fine di tendergli un agguato – non portato a termine per la presenza della moglie e del figlio del capo dei “Viperari” – la spiegazione andrebbe ricercata nell’appoggio avuto in loco da Gianni Vallelonga, residente nella contrada montana di “Campoli” di Caulonia, non molto distante da Serra.
Il ruolo giocato da Vallelonga nell’omicidio del cugino si spiegherebbe col fatto che i rapporti fra i due congiunti sarebbero stati da sempre contrastanti, tanto che Damiano Vallelunga negli anni ’90 era stato anche accusato (ma poi assolto) dal pentito Pasquale Turrà di Guardavalle (in seguito ucciso da ignoti killer) di essere stato uno dei responsabili, nell’agosto del 1988, del tentato omicidio di Gianni Vallelonga. Non solo. Un figlio di Vallelonga, sposando una figlia di Salvatore Metastasio – ritenuto il capo dell’omonima famiglia di Caldarella di Stilo, poi deceduto per un male incurabile – aveva permesso ai Vallelonga di Campoli di entrare a far parte del clan Metastasio, cosca a sua volta storicamente legata ai più potenti Ruga di Monasterace.
Sul punto, il pentito Belnome fa osservare che il contrasto fra i Ruga e Novella era sorto quando l’ex capo della ‘ndrangheta lombarda Carmelo Novella, non sopportando la presenza di alcuni personaggi, aveva improvvisamente abbandonato il matrimonio di un figlio del presunto boss Andrea Ruga, «mancando così di rispetto ai Ruga». Andrea Ruga «aveva quindi successivamente mandato a chiamare a Milano Novella – spiega Belnome – ma questi aveva mandato il figlio Alessio».
In tali contrasti, Damiano Vallelunga, abitando a Serra e non in Lombardia come Novella e per paura quindi di essere più facilmente eliminabile, si sarebbe preoccupato di non crearsi « l’inimicizia dei Gallace, dei Ruga e dei Leuzzi di Stignano e per questo – racconta Belnome – si muoveva sempre con molta discrezione ed oculatezza, usando una “falsa politica”», anche se sotterraneamente «Vallelunga stava con Novella».
In ogni caso, Gianni Vallelonga è stato ucciso «perché i familiari di Damiano Vallelunga – rivela Belnome – avevano scoperto che ci aveva favoriti». Una volta ucciso Novella sarebbero poi «saltati tutti gli equilibri e per tutti gli alleati è stato un duro colpo. Nella strategia che i Gallace, i Ruga ed i Leuzzi avevano deciso – svela il pentito – il primo a cadere doveva essere Novella, poi tutti gli altri a lui vicini che potevano creare problematiche e quindi Damiano Vallelunga, il boss di Soverato, Vittorio Sia, ed il fratello di Damiano a nome Salvatore, che sono infatti tutti morti».
Ulteriori contrasti fra Vallelunga ed i Gallace sarebbero inoltre sorti per via del fatto – conclude Belnome – che «Damiano in passato ha affiliato due persone di Elce della Vecchia, frazione di Guardavalle vicina a Serra, senza dar alcun conto a Guardavalle ed ai Gallace e queste nella ‘ndrangheta sono “trascuranze” gravi».
di Giuseppe Baglivo
1 commento
Davide 11 giugno 2012 alle 14:43
Belnome dice la Verità …
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