Frodi, mafia e conflitti di interessi. Quasi quattrocento milioni in fondi strutturali spesi in Calabria tra il 1994 e il 2006 sono stati restituiti l’anno scorso dallo Stato all’erario comunitario. L’agenzia antifrode comunitaria li ha riportati a Bruxelles nel 2011 ma riguardano investimenti fatti tra il 1994 e il 2006. In concreto i fondi servivano per il completamento della autostrada Salerno-Reggio Calabria. Si tratta del più grande recupero mai realizzato dall’Olaf, l’Agenzia antifrode della Ue, in collaborazione con le autorità inquirenti italiane, tra cui la Direzione nazionale antimafia.
«Abbiamo scoperto moltissime irregolarità», legate ai progetti, «tra cui un evidente caso di conflitto di interessi», ha affermato il direttore dell’Olaf, l’italiano Giovanni Kessler, presentando ieri a Bruxelles il rapporto 2011 dell’Agenzia di cui ha assunto la guida dall’inizio dello scorso anno. Il ritardo nel recupero dei fondi comunitari, spesi nei periodi di bilancio 1994-1999 e 2000-2006, è dovuto al fatto che «possiamo agire con le revisioni solo alla conclusione del programma», ha spiegato una fonte dell’Olaf.
In Italia i casi sono ancora aperti, ma intanto lo Stato ha già dovuto risarcire i 381,9 milioni di euro, che alla fine, chiarisce la fonte, «saranno probabilmente pagati dai contribuenti italiani». Grazie a questo recupero il 2011 è stato un anno record per l’Olaf, capace di far rientrare complessivamente nelle casse comunitarie 691,4 milioni di euro malspesi in fondi strutturali (524,7 milioni) e agricoli (34), in frodi doganali (113,7) e legate alla cooperazione internazionale (17,5), alle spese amministrative (0,8) e di personale della Ue (0,6) e nella lotta al traffico di sigarette e materiale contraffatto (0,1).
Un risultato 10 volte superiore a quanto fatto nel 2010 (67,9 milioni). Più in generale, il rapporto segnala la piaga delle frodi comunitarie di cui la Calabria detiene stabilmente il primato. Una potenzialità criminogena nell’intera gestione dei flussi di finanziamento europeo che offre alle ‘ndrine e alle loro menti finanziarie l’opportunità di intercettare risorse pubbliche e di condizionare e corrompere la Pubblica Amministrazione.
Del resto, il sistema bancario calabrese non può essere ritenuto immune da una certa contiguità con le centrali dell’appropriazione indebita di finanziamenti, un vero e proprio circuito finanziario pubblico-privato parallelo. Infatti, a monte la presentazione della richiesta di finanziamento da parte dell’impresa è sempre fondata su dichiarazioni generiche rese da istituti di credito del luogo, con le quali si attesta la solidità patrimoniale dell’imprenditore, dell’impresa o di suoi fideiussori.
Tali dichiarazioni, prive di validità giuridica ai fini della costituzione di una garanzia in favore dell’amministrazione erogatrice, sono praticamente una costante di tutte le frodi ai danni del bilancio dello Stato e dell’Ue da oltre un ventennio: è grave che il sistema bancario non abbia mai inteso spezzare questo legame perverso con l’imprenditoria criminale o corrotta, considerato, comunque, che dai sistemi di transito della liquidità sui conti correnti di lavoro delle imprese, esso ne trae comunque un profitto.
I dati sono preoccupanti: solo nel 2010 in Calabria la GdF ha accertato truffe all’Ue per 145 milioni di fondi strutturali. Uno dei principali canali di approvvigionamento delle cosche per mezzo di aziende affidate a prestanome che vengono usate per reinvestire capitali e per riciclare.
di SILVIO MESSINETTI
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