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Acero bis, vasta operazione anticrimine nella Locride. Arrestate 34 persone

in politica e cronaca

REGGIO CALABRIA – L’indagine condotta sotto la direzione della DDA di Reggio è partita dalla denuncia di un imprenditore che ora vive in una località protetta insieme alla sua famiglia. L’uomo ha delineato una complessa attività di usura esercitata ai suoi danni da soggetti vicini alle cosche della fascia Jonica della Locride, ovvero gli Ursino–Macrì e Jerinò di Gioiosa Jonica, i Rumbo–Galea–Figliomeni di Siderno, i Bruzzese di Grotteria, i Mazzaferro di Marina di Gioiosa Jonica.

Le successive indagini avviate dalla Guardia di Finanza su delega della DDA, e le investigazioni dei Carabinieri del ROS sulle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, hanno permesso di ricostruire la struttura della locale della ‘ndrangheta di Gioiosa Jonica, riconducibile alle famiglie Ursino–Macrì e Jerinò ed individuare un consistente giro di usura ai danni di oltre 50 soggetti ai quali le cosche applicavano interessi usurari oscillanti tra il 50% ed il 500% annuale.

Si è accertato che, quando la vittima di usura non poteva far fronte agli interessi mensili con il denaro, veniva costretta, in alcuni casi, ad emettere fatture false a favore di società vicine agli usurai, così da far figurare costi mai sostenuti da queste società ed ottenere benefici fiscali.

Molte delle persone interessate dall’operazione sono già detenute, in quanto coinvolti in varie operazioni di polizia giudiziaria e colpiti da condanne, pertanto il provvedimento di fermo è stato emesso a carico degli affiliati in stato di libertà, sul conto dei quali sono emersi concreti elementi a suffragio della sussistenza del pericolo di fuga all’estero, in considerazione degli strettissimi legami tra la ‘ndrangheta di Gioiosa Jonica e la criminalità organizzata di matrice calabrese operante in Canada che, come accertato, tra l’altro nei processi “Crimine” e “Morsa sugli appalti”, costituisce una diretta emanazione della stessa società gioiosana.

Le persone sottoposte al fermo sono ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, usura ed esercizio abusivo del credito, con l’aggravante del metodo mafioso.

Oltre ai 34 fermi operati da Carabinieri e Finanzieri, le Fiamme Gialle hanno eseguito il sequestro preventivo di beni per un valore stimato di 15,5 milioni di euro, in esito a indagini patrimoniali che hanno consentito di individuare abitazioni, ville, attività commerciali, automezzi e conti correnti bancari illecitamente accumulati e quindi sequestrati ai sensi della normativa antimafia.

Le persone sottoposte a fermo:

– Agostino Nicola (alias “u scaccia”), 47 anni;
– Barbiero Francesco, 50 anni;
– Benci Filippo, 37 anni;
– Caruso Francesco, 37 anni;
– Cherubino Caterina, 30 anni;
– Cherubino Luigi, 54 anni;
– Fortunio Massimiliano, 45 anni;
– Fortunio Rocco, 77 anni;
– Franzè Corrado, 49 anni (irreperibile);
– Ierinò Carlo, 46 anni;
– Infusini Giuseppe Vincenzo, 39 anni (irreperibile);
– Jerinò Domenico Antonio, 53 anni;
– Jerinò Maria, 55 anni;
– Loccisano Giuseppe, 43 anni,;
– Lupoi Giuseppe, 72 anni;
– Macrì Rocco, 49 anni;
– Malfone Antonio Salvatore, 54 anni;
– Mesiti Vincenzo, 49 anni;
– Napoli Armando, 47 anni;
– Oppedisano Rocco, 85 anni;
– Oppedisano Teresa, 56 anni;
– Prologo Roberto, 44 anni;
– Prota Nicola, 57 anni;
– Prota Rocco, 26 anni;
– Prota Salvatore, 33 anni;
– Prota Teresa, 46 anni;
– Racco Luigi, 43 anni;
– Rodinò Rocco, 64 anni;
– Rodinò Salvatore, 40 anni;
– Sainato Vincenzo, 35 anni;
– Scali Pasquale, 50 anni;
– Ursini Santa, 74 anni;
– Zavaglia Giuliana, 50 anni;
– Zavaglia Pasquale, 63 anni;

redazione CN

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