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“Aemilia”: operazione senza precedenti contro la ‘ndrangheta al nord

in politica e cronaca

“E’ un intervento che non esito a definire storico, senza precedenti”. Queste le parole del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, al termine della maxi operazione denominata “Aemilia”, portata a termine stamattina da migliaia di carabinieri in tutta Italia. Su richiesta della Dda di Bologna, i militari hanno eseguito l’ordine di custodia cautelare in carcere per 117 persone, emesso dal Tribunale del capoluogo emiliano.

operazione aemilia

La conferenza stampa di Franco Roberti

In contemporanea, le procure di Brescia e Catanzaro, emettevano altri 46 provvedimenti di fermo, di cui 37 in Calabria, scaturiti da due indagini correlate, che hanno portato così all’arresto complessivo di oltre 160 soggetti indagati per reati di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, porto e detenzione illegale di armi ed altri, sempre con l’aggravante del metodo mafioso.

Il fulcro di questa maxi indagine ha riguardato la cosca di ‘ndrangheta dei Grande Aracri di Cutro, già operante dai primi anni ’90 in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, oltre che in Calabria e in particolare nei territori di Parma, Reggio Emilia, Piacenza, Brescello, Salsomaggiore, Cutro e Isola Capo Rizzuto.

Infatti, è finito in manette, il boss della ‘ndrina, Nicolino Grande Aracri, detto “Mano di gomma” o “Manuzza”, arrestato l’ultima volta nel 2013 per tentata estorsione, ma in precedenza sotto processo per omicidio e tentato omicidio e mai definitivamente condannato. Insieme a lui il fratello Domenico, avvocato penalista, l’altro fratello Ernesto e Nicolino Sarcone, considerato dagli inquirenti il reggente della cosca in quel di Reggio Emilia e che di recente aveva subito un blocco di beni pari a 5 milioni di euro.

Anche grazie alle rivelazioni di Giuseppe Giampà, boss dell’omonima cosca di Lamezia Terme, si è potuto accertare come i Grande Aracri gestissero tutti collegamenti tra la Calabria e L’Emilia Romagna, considerati quale punto di riferimento dei maggiori clan delle province di Catanzaro, Crotone, Cosenza e Vibo Valentia e intrattenessero rapporti con gli imprenditori e col mondo dell’economia dell’area padana, avendo a disposizione un’ungente somma di denaro su un conto corrente online.

Vincenzo-Iaquinta

Vincenzo Iaquinta

Oltre a loro, sono stati arrestati anche il consigliere comunale di Reggio Emilia Giuseppe Pagliani, di Forza Italia, preso all’alba in casa sua ad Arceto di Scandiano, l’imprenditore Giuseppe Iaquinta, padre del noto ex calciatore Vincenzo, campione del mondo, e il modenese Augusto Bianchini, anch’egli imprenditore, che ha partecipato agli appalti per la ricostruzione del dopo terremoto emiliano.

Inoltre, nel corso dell’inchiesta, era stato ascoltato, come persona informata sui fatti, il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, ex sindaco di Reggio Emilia, per capire come fosse considerata la comunità calabrese sul territorio. “Un intervento imponente e decisivo per il contrasto giudiziario alla mafia del nord”, così come lo definisce ancora il procuratore Roberti, che afferma di non ricordarne a sua memoria uno simile, contro una così forte e infiltrata organizzazione criminale.

di Gianluigi Catalano

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