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Aeroporto dello Stretto, il rischio di chiusura è sempre più concreto

in ambiente e trasporti

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REGGIO CALABRIA – L’Aeroporto dello Stretto è proprio il caso di dire che non decolla. Anzi, il pericolo divenuto ormai tremendamente concreto è che possa chiudere definitivamente i battenti. E il prossimo 14 ottobre, data dell’assemblea dei soci poterebbe verificarsi la definitiva “resa dei conti”, come ha annunciato il presidente della Sogas, Carlo Alberto Porcino, anticamera della messa in liquidazione della società che gestisce lo scalo reggino.

Una storia travagliata sin dal principio quella del Tito Minniti, diventato negli anni più che un’infrastruttura necessaria ed efficiente, uno strumento utile alle classi politiche dirigenti per far campagna elettorale, distribuire prebende e accaparrare consenso. Da qui a 12 giorni al massimo, l’Assemblea dei Soci dovrà pronunciarsi sulla prosecuzione delle attività o sulla obbligatoria attuazione delle gravi disposizioni sancite dal codice civile e previste in questi casi, se non arriveranno nuove risorse per assicurarne il funzionamento.

E’ lo stesso presidente Porcino a lanciare l’allarme: “Se la società dovesse malauguratamente finire nelle maglie civilistiche che impongono la sua messa in liquidazione, allora il Tito Minniti chiuderà nel più breve tempo possibile, in meno di un mese cesseranno tutte le attività”. Un’eventualità che avrebbe come conseguenze anche la perdita del posto per circa 300 lavoratori tra dipendenti e indotto. Il funzionamento dello scalo costa circa 300mila euro al mese, oltre 3 milioni all’anno.

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Il presidente di Sogas, Carlo Alberto Porcino

Per questo, Porcino chiede un maggiore impegno e l’assunzione di responsabilità da parte degli enti soci, tra cui la Regione Calabria, avendo fino a oggi ricevuto supporto solo dalla Provincia di Reggio che ha anticipato più volte le somme non versate dai soci inadempienti. Un salvagente che però a breve potrebbe venire seriamente a mancare, dato l’imminente smantellamento delle Province: “Desidereremmo il sostegno reale e non solo fatto di annunci ad esempio da parte della Regione, che recentemente si è rivolta ad altri aeroporti indebitati ma non a Reggio Calabria”.

“Da tempo – sottolinea ancora il presidente – stiamo ragionando con gli enti soci che, nello scorso mese di Luglio, hanno assunto il compito di ripianare le perdite nonché di garantire le provviste necessarie per mettere al riparo il finanziamento e la ripresa dei lavori per la nuova aerostazione passeggeri. Dal canto loro ci viene chiesto come management di ridurre sensibilmente il costo del personale, cosa che stiamo provando a fare”.

Una svolta nella gestione auspicata dal presidente dello scalo che non può ridursi soltanto con l’appianamento dei debiti. Serve, invece, impostare una piattaforma di azioni che dia concretamente avvio a un processo di rilancio per salvare la Sogas SpA e, quindi, l’Aeroporto reggino. A riguardo, Porcino sembra avere le idee chiare e una ricetta pronta, utile a ottimizzare i costi e migliorare l’efficienza dell’aeroporto. Come per esempio l’individuazione dei migliori ammortizzatori sociali per accompagnare in esodo il personale che ha già maturato tutti i requisiti pensionistici.

E ancora: la condivisione di un progetto di formazione e riqualificazione di quelle unità, altrimenti, oggi individuabili come personale in esubero poiché attualmente collocate in modo improduttivo. Ed in più: la definizione in tempi brevi di un contratto integrativo di secondo livello che riduca e trasformi le indennità ad personam oggi erogate a molti apicali in indennità di funzione e di risultato, che introduca in azienda meccanismi premiali correlati al merito ed alla produttività attraverso strumenti e metodi oggettivi di valutazione delle performance sia dei singoli sia delle singole aree aziendali.

Ma il presidente va oltre e chiede anche ai manager “un bagno di umiltà, soprattutto da parte di chi ha avuto di più in questi anni in azienda essendo dalla stessa maggiormente beneficiato. Tutti dirigenti e soggetti responsabili ai quali oggi viene richiesto un sacrificio per il bene di tutti nella loro piena consapevolezza che oggi occorre per salvare la Sogas dare un segnale di maturità e di rottura con il passato. In altre parole serve accettare l’idea di una razionale e ragionata riduzione dei super-stipendi degli apicali, oggi non più altrimenti sostenibili o giustificabili in Sogas”.

L’obiettivo, secondo Porcino, è quello di giungere alla privatizzazione di almeno il 51% della proprietà, vista come “soluzione duratura e definitiva per la salvezza di Sogas”. Per questo, il presidente si rivolge anche a Confindustria e a tutta la classe imprenditoriale affinché arrivi anche il sostegno privato per il rilancio di uno scalo che fino a oggi ha solo “galleggiato”. Perché ormai il tempo dei proclami e delle promesse è finito e il Tito Minniti sembra inevitabilmente destinato a chiudere.

 

di Enrico De Grazia

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