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Aeroporto dello Stretto: Porcino si dimette da presidente della Sogas, ma tra 10 giorni l’Enac potrebbe revocare la concessione.

in ambiente e trasporti

REGGIO CALABRIA – Alla fine ha fatto un passo indietro e si è dimesso da presidente. Carlo Alberto Porcino lascia il vertice del Cda della Sogas, la società di gestione dell’Aeroporto dello Stretto di Reggio Calabria. Con la lettera consegnata al presidente della Provincia di Reggio Calabria, ente socio di maggioranza di Sogas, si chiude dunque una gestione targata Porcino durata 4 anni.

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Carlo Alberto Porcino

Insieme a Porcino si sono dimessi anche il suo collaboratore Vincenzo Calarco e Domenica Catalfamo, quest’ultima dirigente del settore trasporti dell’Ente provinciale reggino. Tutti e tre i dimissionari erano stati nominati proprio dalla Provincia di Reggio Calabria.

A dare notizia delle dimissioni è stato lo stesso Porcino, nel corso di una conferenza stampa tenuta ieri. “Riteniamo che il bene dell’Aeroporto venga prima di tutto il resto – ha spiegato Porcino – Nonostante i risultati che siamo riusciti a conseguire in questa gestione”.

L’ormai ex presidente cede, dunque, alle richieste provenienti dai sindacati che chiedevano la sua testa in cambio del possibile accordo sulla cassa integrazione e gli ammortizzatori sociali per i dipendenti, non senza prima però rivendicare i meriti per aver quasi del tutto appianato i debiti della società di gestione. Debiti che precedentemente, “si aggiravano tra i 3,5 e i 6 milioni di euro”, ha sottolineato Porcino.

Negli ultimi anni, invece, “abbiamo portato il bilancio in pareggio nel 2011 – ha detto Calarco – nel 2012 abbiamo avuto un utile di circa 100mila euro, nel 2013 una perdita di un milione e 400mila euro e nel 2014 una perdita di un milione e 700mila euro”. Inoltre, a riprova delle sue migliori intenzioni, “nel 2000 il compenso per il presidente si aggirava sui 160mila euro annui – ha fatto notare Porcino – noi lo abbiamo sceso a circa 93mila”.

Un aeroporto che per Porcino sarebbe “ostaggio dei sindacati e delle speculazioni politiche” delle stesse istituzioni socie di Sogas. L’ex presidente ricorda i 6 milioni di euro di fondi promessi ma mai erogati dalla Regione Calabria. E poi i costi altissimi pagati a ditte esterne per lavori prima della sua gestione.

Insomma, il “Tito Minniti” sarebbe stato per anni una grassa mucca da mungere per tanti. Ora però i nodi stanno venendo al pettine. La gestione Porcino ha colmato in parte il buco finanziario della società partecipata da Regione Calabria, Provincia e Comune di Reggio, Camera di Commercio di Reggio e Provincia di Messina. Ma non ha ancora soddisfatto le richieste dell’Enac per la concessione trentennale della gestione dello scalo. Anzi, pende ancora l’ultimatum dell’Ente nazionale di aviazione civile pronto a revocare anche la gestione provvisoria se entro il 15 ottobre Sogas non dovesse raggiungere i requisiti economico-finanziari richiesti. Un’eventualità che non provocherà la chiusura dell’infrastruttura ma un inevitabile ridimensionamento, in attesa che Enac emani un ulteriore bando alla ricerca di una cordata pronta a gestire lo scalo.

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Nino Costantino

Soddisfatti i rappresentanti sindacali che avevano promosso anche una petizione popolare per chiedere l’azzeramento del CdA di Sogas, firmata da 10mila reggini. Ma la decisione di Porcino sarebbe arrivata comunque troppo tardi, almeno secondo la Filt-Cgil: “Le dimissioni arrivano in fortissimo ritardo rispetto ai problemi drammatici dell’aeroporto dello Stretto e dopo i guasti profondi e laceranti che la sua gestione, sostenuta ad occhi chiusi dal Presidente della Provincia Raffa, ha provocato per lo scalo, i lavoratori ed il diritto alla mobilità – ha evidenziato in una nota il segretario regionale Nino Costantino – Non esultiamo perché purtroppo i danni e i guasti provocati sono simili a quelli di un tornado. Adesso toccherà rimboccarsi le maniche e tentare di salvare il salvabile, ricostruendo sulle macerie di un disastro che poteva essere evitato da almeno due anni”.

E’ evidente che per salvare il “Tito Minniti” non sarà sufficiente il taglio alle spese, ma un vero e proprio piano di rilancio dello scalo. “Noi, insieme ai lavoratori, siamo disponibili a contribuire alla ricostruzione economica, finanziaria e morale della società – ha aggiunto Costantino – Diciamo sin da subito però che rivendichiamo una gestione davvero manageriale, competente e lontana dai giochi della politica che tanti danni ha causato. Con altrettanta chiarezza sottolineiamo che la salvezza dello scalo e il rilancio della società non può avvenire sulle spalle dei lavoratori che, al contrario, rappresentano la risorsa fondamentale e imprescindibile per ripartire con il piede giusto”.

e.d.g.

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