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Allarme deforestazione in Calabria, tra tagli abusivi e autorizzati il polmone della regione si restringe.

in ambiente e trasporti

Le immagini della foresta Amazzonica deturpata a favore di piantagioni più producenti o per i bisogni di energia o carta, di legname, o per fare spazio ad allevamenti sono nella mente di chiunque. Quello che a volte ci sfugge è che ci sono situazioni simili ma molto più vicine a noi: cominciano ad essere, infatti, davvero numerosissime le segnalazioni provenienti dal Sud Italia di abbattimenti abusivi di alberi, che, cosa ancor più grave, non di rado sono secolari.

alberi-ok2E non sono sempre ignoti tagliatori affiliati a questa o quella ditta boschiva collusa con la mafia. Non mancano infatti casi di vere e proprie ecatombi vegetali autorizzate da pubbliche amministrazioni sconsiderate. Stavolta tocca alla Calabria, come se tutto il resto non bastasse, e alla splendida area montana della Sila Greca affacciata sul Mar Jonio, minacciato a sua volta dalle trivelle delle compagnie petrolifere.

Solo tre mesi fa nel bel mezzo del Parco Nazionale della Sila già entrato nell’area di Riserva della Biosfera Unesco e precisamente a Longobucco (CS) si è assistito al taglio abusivo di 150 esemplari di pino laricio con la conseguente denuncia di quattro persone e l’applicazione di una sanzione amministrativa di 10 mila euro. Il rumore assordante di questa grande motosega torna a farsi sentire roboante a breve distanza sulle pendici della montagna che sovrasta la cittadina di Rossano, sede del celebre Codex Purpureus e dell’altrettanto famosa fabbrica di Liquirizia Amarelli.

Nemmeno la decenza di effettuare i tagli di notte, come se il buio potesse nascondere alle autorità, ma soprattutto alla popolazione, questo scempio. Le motoseghe suonano la triste marcia indisturbatamente, a pochi metri dalle strade che dal centro storico di Rossano portano alla bellissima abbazia del Patire e sull’altopiano della Sila. Querce e altri alberi vengono tagliati senza pietà, senza criterio, illegalmente, e soprattutto senza rispetto. Non sono solo alimentate, le motoseghe, dalla miscela ma anche dai corpulenti interessi economici di pochi.

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Esemplari di pino laricio tagliati

L’ultima vergognosa azione di distruzione dei boschi di cui la montagna di Rossano è ricchissima è stata documentata nella mattinata di domenica 19 luglio 2015 in località Vivaio Cerasaro: i tagli erano oltre che evidenti, recentissimi. Molti dei tronchi tagliati, nel erano ancora lì pronti per esser caricati furtivamente su qualche mezzo, più o meno camuffato, e destinati al commercio.

Un clima generale di impunità legalizza di fatto efferate iniziative criminali di questo genere contro le quali occorrerebbe un’azione di maggiore contrasto da parte del Corpo Forestale dello Stato che in Calabria vanta un “esercito” di circa 10.500 persone deputate alla sorveglianza e alla tutela dell’area boschiva regionale. Una grande fetta di patrimonio ambientale sta scomparendo dalla Sibaritide sotto i nostri occhi.

È dunque più che mai necessario impedire questo scempio continuo, perpetrato quotidianamente ai danni della montagna, violentata da gente senza scrupoli, che arreca danni irreparabili alla natura, aumentando esponenzialmente i rischi di alluvione e di dissesto idrogeologico a valle e azzerando progressivamente uno dei potenziali turistici ed economici più importanti di Rossano e del territorio circostante, sebbene fino ad oggi sia rimasto del tutto ignorato. La riappropriazione del paesaggio, della natura, dell’ambiente che ci circonda parte da noi abitanti come abbiamo più volte scritto sulle pagine di questa testata. La nostra azione di denuncia e sdegno deve sì essere supportata e arginata dalle autorità ma deve spesso partire da noi.

Deve maturare la consapevolezza che ogni albero secolare abbattuto è come l’uccisione di un saggio delle nostre comunità. In essi vive la storia, la memoria di posti e persone. Nel nostro Paese insomma comincia a farsi sentire la mancanza di memoria. E anche di alberi secolari. E i due fattori, ai nostri occhi, continuano ad essere, indissolubilmente, legati tra di loro.

di Carmine De Fazio

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