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	<title>Calabria Notizie &#187; ambiente</title>
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	<description>Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</description>
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		<title>Gelo e neve a febbraio. La stupidità umana è contro (la) natura &#8211; Ormai da diversi giorni l&#8217;Italia è nella morsa del maltempo  &#8211; In un inverno &#8216;asciutto&#8217; e caldo è arrivato improvvisamente un freddo micidiale che sta provocando vittime e disagi nei trasporti. Nelle nostre case, intanto, ci riscaldiamo con il gas importato dall&#8217;estero &#8211; Cosa succederebbe però se per qualche motivo gli approvvigionamenti venissero meno? Non è forse arrivato il momento di abbattere gli sprechi e pensare alla nostra sopravvivenza?</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 09:21:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Ormai sempre più spesso, purtroppo amaramente, mi trovo a riflettere sul fatto che venivamo derisi dagli &#8216;esperti&#8217; quando già oltre venti anni fa parlavamo, tra le altre cose, di solare termico, di coibentazioni delle case, di recupero dell&#8217;acqua piovana. Tristemente ci si ritrova a pensare a tutto questo tempo perso e quindi ora se ne [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai sempre più spesso, purtroppo amaramente, mi trovo a riflettere sul fatto che venivamo derisi dagli &#8216;esperti&#8217; quando già oltre venti anni fa parlavamo, tra le altre cose, di solare termico, di coibentazioni delle case, di recupero dell&#8217;acqua piovana. Tristemente ci si ritrova a pensare a tutto questo tempo perso e quindi ora se ne pagano pesanti conseguenze. Un inverno dove non piove e fa caldo, animali e piante che si preparano praticamente alla primavera anticipata e improvvisamente arriva un freddo micidiale che provocherà danni inimmaginabili ad agricoltura e fauna. <span id="more-22331"></span></p>
<p>Ma &#8220;chi se ne frega&#8221;! Tanto noi mangiamo e beviamo plastica, automobili e computer, mica acqua e alimenti. Non abitiamo mica nell&#8217;ambiente, bensì in palazzi, mura, cemento, strade asfaltate e automobili.</p>
<p>Le alluvioni hanno spazzato paesi e vite umane grazie alla cementificazione e abbiamo capito così bene la lezione che continuiamo a costruire senza freno alcuno. La dittatura del petrolio ci ha regalato la paralisi del paese grazie allo sciopero dei Tir. L&#8217;effetto serra ci regala una siccità invernale incredibile e adesso ci regala un inverno polare.</p>
<p>Potremmo sostituire direttamente politici e lacchè vari con pompieri e protezione civile stabili al parlamento, tanto ormai si passa solo da una emergenza all&#8217;altra e visto che i politici non si preoccupano minimamente delle basi dell&#8217;esistenza delle persone, non si capisce cosa ci stiano a fare se non per i loro interessi personali e per gli interessi dei gruppi finanziari, economici e religiosi che rappresentano.</p>
<p>Ma visto che ritengo sia fondamentale il reale benessere e la salvaguardia delle persone, esaminiamo nel concreto quello che potrebbe succedere in una situazione come quella attuale di un inverno del tutto fuori dalla norma.</p>
<p>Moltissimi impianti di riscaldamento sono alimentati a gas, che ha sostituito spesso il gasolio e gli altri combustibili. Siamo fortemente legati a questa fonte non rinnovabile che ovviamente, grazie alla nostra proverbiale lungimiranza, importiamo dall&#8217;estero. In questi giorni è presente sui giornali una pubblicità della Snam, in cui si vede l&#8217;Italia e una serie di lacci che arrivano dall&#8217;esterno e la connettono: sono le flebo di gas che ci tengono in vita. Abbiamo già visto in passato che siamo ostaggio di personaggi e Stati sempre pronti con la mano sul rubinetto a dettare condizioni e prezzi.</p>
<p>Teniamo presente che il gas importato non ci serve solo per riscaldarci e cucinare ma anche per alimentare una buona parte delle grandi centrali che portano la corrente elettrica nelle nostre casette. Con il freddo di questi giorni che non lascerebbe scampo, cosa succederebbe se per qualche motivo venissero a mancare gli approvvigionamenti di gas dall&#8217;estero?</p>
<p>Cosa succederebbe lo descrive bene Mauro Corona nel suo libro La fine del mondo storto dove ad una interruzione o fine dei combustibili fossili, si genera il caos assoluto con una moria senza precedenti, derivata dal freddo e dalla fame.</p>
<p>Lo slogan delle prime case passive era: per alzare leggermente la temperatura della vostra abitazione, invitate degli amici a cena o fate un po&#8217; di ginnastica. Se una casa è perfettamente isolata, non serve granchè per scaldarla, difatti le case passive si scaldano soprattutto con le fonti di calore interne, che siano i corpi delle persone, gli elettrodomestici, l&#8217;illuminazione, il calore recuperato dai sistemi di ventilazione controllata. E se proprio si vuole essere sicuri (ma spesso è solo una questione psicologica) si può aggiungere una qualsiasi minima fonte di riscaldamento. Si dà il caso infatti che una casa passiva consumi fra le dieci e le quindici volte meno che una casa costruita normalmente.</p>
<p>Se invece di comprare nuove automobili, buttare soldi nel Poker on line, pagare il canone Rai per regalare milioni di euro alle star televisive (che poverine tanto hanno bisogno), preoccuparsi delle mattonelle firmate del bagno o dell&#8217;ultimo profumo di Armani, si iniziasse a pensare innanzitutto alla propria sopravvivenza, quella vera, forse si vedrebbe che isolare la propria abitazione non è una fissazione ecologista ma è un modo per ridurre le possibilità di morirci dentro di freddo, oltre che ovviamente risparmiare una vagonata di soldi di riscaldamento.</p>
<p>Lo stato dell&#8217;edilizia in Italia, dal punto di vista energetico e non solo, è pietoso e quindi si continua allegramente a sprecare soldi per comprare combustibili senza preoccuparsi di ridurre gli sprechi. Che strana crisi che viviamo, più di senso che di soldi, direi.</p>
<p>A dimostrazione di ciò basta fare un solo lampante esempio. In qualsiasi città si vedono sempre palazzi interi in cui si rifanno le facciate. Nel costo che si spende per il rifacimento della facciata incide molto la messa in opera e la struttura del ponteggio. Quindi già che l&#8217;investimento è stato fatto e siamo sull&#8217;impalcatura, perché non approfittare per fare un bel cappotto isolante? Non costa tanto di più e il vantaggio è assai notevole. Questo è uno dei tanti interventi sensati che si potrebbero fare per aumentare le possibilità di sopravvivenza nelle città.</p>
<p>Che si aspetti una ecatombe generale per finalmente agire? Probabile, se si continua con questa cecità. A proposito, non aspettate di convincere i vostri politici locali a fare una legge per rendere obbligatoria una cosa del genere nella vostra città, nemmeno i vostri pronipoti vedranno mai questa legge (che sarà poi ovviamente disattesa da tutti). </p>
<p>Non aspettate che ci siano &#8216;i finanziamenti&#8217;, non vi tirincerate dietro alla solita scusa che &#8220;l&#8217;amministratore di condominio non capisce niente&#8221; oppure &#8220;la signora del terzo piano è contraria&#8221;. Qui si tratta di cose serie e quando si tratta di cose serie qualsiasi problema è superabile, basta volerlo fortemente.</p>
<p>Un ultimo suggerimento, iniziate a salvaguardare di più i boschi circostanti (se avete la fortuna di averne ancora) e a piantare alberi nella vostra zona, tenendo alla larga cementificatori, speculatori e loro padrini politici. Nella versatile e sapiente stufa/cucina economica un pezzo di cemento non brucia, un pezzo di legna sì.</p>
<p>di Paolo Ermani</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcambiamento.it/editoriale/gelo_neve_febbraio_stupidita_umana.html">ilcambiamento.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>RDT: Ionio Cosentino, discarica a cielo aperto. Rifiuti speciali in arrivo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 13:24:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Cosenza]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il nostro territorio continua ad essere sotto continuo l&#8217;attacco di speculatori. Mentre a stento cittadini delle varie località ioniche, da Cassano allo Jonio a Cariati, stanno tentando di risollevare le sorti di un territorio in crisi nonostante le enormi risorse di cui dispone, sta per andare in porto un progetto che ne affosserebbe definitivamente l&#8217;economia [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro territorio continua ad essere sotto continuo l&#8217;attacco di speculatori. Mentre a stento cittadini delle varie località ioniche, da Cassano allo Jonio a Cariati, stanno tentando di risollevare le sorti di un territorio in crisi nonostante le enormi risorse di cui dispone, sta per andare in porto un progetto che ne affosserebbe definitivamente l&#8217;economia ed il turismo: una discarica di rifiuti speciali. Appuriamo infatti che, nonostante le numerose denunce ed irregolarità, lo scellerato progetto della discarica di Scala Coeli-Cariati rischia di andare realmente in porto. <span id="more-22324"></span></p>
<p>Per chi non lo sapesse, si tratta di una fossa da centomila metri cubi da riempire con amianto, scarti industriali, fanghi esausti, ceneri dell&#8217;incenerimento e altro: tonnellate di veleno non molto distanti dai centri abitati e dalle falde acquifere che poi finiscono nel nostro mare.</p>
<p>Tutto questo perchè? Per offrire un servizio ai cittadini? Per risolvere un problema del territorio? Niente di tutto questo, semplicemente per speculare privatamente facendo pagare alla collettività i costi di questo ennesimo scempio. </p>
<p>La Pertusola di Crotone, le ferriti di zinco di Cassano, le discariche di Bucita e di Olivellosa (Rossano), centrali, elettrodotti, disboscamento, taglio dei treni, strade da terzo mondo: questi sono i risultati decennali di una classe dirigente che continua, a braccetto con gli speculatori, a perseguitare il nostro territorio. </p>
<p>I cittadini sono stanchi di pagare i guadagni di una cricca. Non permetteremo un altro scempio che trascinerebbe la nostra economia ancora più in basso, colpendo prima di tutti agricoltori e operatori turistici, con nuove perdite di posti di lavoro e ancora meno prospettive per un&#8217;intera area. </p>
<p>Intendiamo chiamare a raccolta tutti i cittadini per difenderci da questo nuovo attacco, dalla Sibaritide ai confini meridionali della provincia di Cosenza, per una mobilitazione che non parli solo di discariche, ma che dia anche prospettive di sviluppo e valorizzazione delle nostre risorse.</p>
<p>Ai veri motori della nostra economia, ovvero agricoltori e operatori turistici, alle loro associazioni territoriali e di categoria, rivolgiamo un appello particolare, affinché siano in prima fila a dimostrare che in Calabria si può creare economia anche senza essere &#8216;ndranghetisti, inquinatori o poltronieri.</p>
<p>Ci rivolgiamo anche a quei pochi amministratori che in questi anni hanno dimostrato coerenza e comprensione di queste gravi violazioni del diritto alla salute e dell&#8217;equità sociale, affinché prendano pubblica posizione rispetto alla discarica di Cariati-Scala Coeli e utilizzino tutti i mezzi a loro disposizione, avviando parallelamente una discussione partecipata sul futuro di quest&#8217;area a partire dalle infrastrutture e dall&#8217;occupazione.  </p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221;</p>
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		<title>Consumo di suolo. Wwf e Fai: &#8220;L&#8217;Italia scompare sotto il cemento&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 08:22:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[cemento selvaggio]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>È il mal di cemento la malattia peggiore che affligge il nostro paese. 75 ettari al giorno vengono fagocitati da lingue di asfalto, sommersi da colate di cemento. 600mila ettari di suolo sono scomparsi così negli ultimi cinquant&#8217;anni, altrettanti rischiano di fare la stessa fine nei prossimi venti. I dati, allarmanti, vengono dal dossier di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È il mal di cemento la malattia peggiore che affligge il nostro paese. 75 ettari al giorno vengono fagocitati da lingue di asfalto, sommersi da colate di cemento. 600mila ettari di suolo sono scomparsi così negli ultimi cinquant&#8217;anni, altrettanti rischiano di fare la stessa fine nei prossimi venti. I dati, allarmanti, vengono dal dossier di Fai e Wwf “Terra rubata – Viaggio nell’Italia che scompare”. La ricerca è stata condotta su 11 regioni italiane, corrispondenti al 44% della superficie totale. È così emerso che in queste zone l&#8217;area urbana è aumentata del 350 per cento nell&#8217;ultimo mezzo secolo, con una crescita media di oltre 33 ettari al giorno e quasi 370 metri quadri a persona.<span id="more-22320"></span></p>
<p>In Sardegna l’incremento di terreno urbanizzato è cresciuto addirittura del 1.154 per cento rispetto agli anni Cinquanta. Persino i comuni che nel corso degli anni sono stati oggetto di emigrazione e si sono svuotati, sono cresciuti. Si calcola che per ogni abitante perso essi abbiano guadagnato in media 800 metri quadri.</p>
<p>Attualmente il consumo del territorio ha raggiunto la media record dei 75 ettari al giorno, e le stime dicono che se non si interverrà in senso contrario la tendenza resterà la stessa per i prossimi vent&#8217;anni. Altri 600mila ettari finiranno bruciati sotto la macina della cementificazione selvaggia. Un rischio che proprio non possiamo permetterci di correre. “Il territorio è sottoposto a una minaccia spaventosa di cui pochi si rendono conto”, ha affermato il presidente onorario del Wwf Fulco Pratesi.</p>
<p>Una minaccia che va affrontata al più presto. Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente onorario del Fai, ha sottolineato l&#8217;importanza di “affrontare il domani e non solo l’emergenza, perché poi si paga se nell’emergenza si è agito nella maniera sbagliata”. “Mi auguro – ha proseguito &#8211; che il governo Monti, che pure ha dovuto affrontare emergenze che risalgono all’epoca dei nostri padri fondatori, consideri anche il domani che seguirà alle sue scelte”.</p>
<p>Ma quali sono le cause di questa vera e propria esplosione del cemento? Il dossier di Wwf e Fai ne individua due principali: l&#8217;abusivismo e l&#8217;attività di cava.</p>
<p>Dal 1948 ad oggi sono stati compiuti 4,5 milioni di abusi: 75mila l’anno, 207 al giorno. Molti di questi di grandi dimensioni, opera delle lobby del cemento. Una pratica, quella dell&#8217;abusivismo, favorita e quasi incentivata dai condoni, 3 negli ultimi 16 anni.</p>
<p>Poi ci sono le cave. Nel solo 2006 hanno mutilato il territorio scavando 375 milioni di tonnellate di inerti e 320 milioni di tonnellate di argilla, calcare, gessi e pietre ornamentali. Ne risulta un territorio fragile, in equilibrio precario, soggetto a frane, smottamenti, alluvioni, esondazioni, a forte rischio desertificazione, come mai prima d&#8217;ora.</p>
<p>Il dossier non si limita a far emergere le problematiche ma ipotizza anche delle possibili soluzioni. Partendo dal presupposto che il settore del cemento, pur dannoso per il territorio, dà di che vivere a 8-10 milioni di persone, circa il 14-17 per cento della popolazione, Wwf e Fai tracciano una Road map per fermare il consumo del suolo, che parte dal porre “severi limiti all’urbanizzazione nella nuova generazione di piani paesistici” e, in attesa della loro definitiva redazione, avanza “la richiesta di una moratoria delle nuove edificazioni su scala comunale”.</p>
<p>Si dovrebbe inoltre “procedere ai Cambi di Destinazione d’Uso solo se coerenti con le scelte in materia di ambiente, paesaggio, trasporti e viabilità. E ancora: rafforzare la tutela delle nostre coste estendendo da 300 a 1000 metri dalla linea di battigia il margine di salvaguardia; difendere i fiumi non solo attraverso il rispetto delle fasce fluviali ma con interventi di abbattimento e delocalizzazione degli immobili situati nelle aree a rischio idrogeologico; farsi carico degli interventi di bonifica dei siti inquinati, escludendo che i costi di bonifica vengano compensati attraverso il riuso delle aree a fini edificatori.”</p>
<p>di A.D.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcambiamento.it/territorio/dossier_wwf_fai_consumo_suolo.html">ilcambiamento.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Megadiscarica di Castrolibero, Rete per la Difesa del Territorio &#8220;F. Nisticò&#8221;: &#8220;Non si prendano in giro i cittadini, il sindaco Greco si dimetta&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 09:52:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Sembra di aver già assistito a queste scene. Il sindaco del paese che batte i piedi per farsi &#8220;ascoltare&#8221; dalle istituzioni preposte, affinché spianino la strada alla realizzazione di opere che avranno ripercussioni gravi per l&#8217;ambiente e la salute della cittadinanza. Era qualche mese fa che a Casignana, in provincia di Reggio Calabria, tutti i [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra di aver già assistito a queste scene. Il sindaco del paese che batte i piedi per farsi &#8220;ascoltare&#8221; dalle istituzioni preposte, affinché spianino la strada alla realizzazione di opere che avranno ripercussioni gravi per l&#8217;ambiente e la salute della cittadinanza. Era qualche mese fa che a Casignana, in provincia di Reggio Calabria, tutti i responsabili sono stati indagati e arrestati, scaricavano il percolato nel torrente sottostante la discarica e nel frattempo “pressavano” in maniera inconsueta i vertici delle istituzioni preposte a controllare ed autorizzare ampliamenti e sversamenti.<span id="more-22258"></span></p>
<p>Anche a Castrolibero succedono cose simili, ma la Procura di Cosenza forse è troppo impegnata: percolato fuori controllo, frane dappertutto, sversamento di rifiuti non consentiti, colline smembrate, odori nauseabondi, eccessiva vicinanza ad abitazioni e scuole, sperpero di denaro pubblico, infrastrutture costruite su terreni incendiati e tanto altro.</p>
<p>Oggi il sindaco Orlandino Greco piange perché non gli vengono concesse le autorizzazioni ed ulteriori soldi per costruire una megadiscarica di rifiuti indifferenziati (camuffata con il nome di cittadella energetica) da oltre 900mila metri cubi. </p>
<p>La minacciata chiusura della discarica è un bluff, infatti se dovesse chiudere realmente la discarica dovrebbe anche giustificare e ridare indietro i milioni di euro già ricevuti. Anche il sindaco Greco &#8220;pressa&#8221; in maniera inconsueta, anche se forse non come il suo collega reggino. Noi non possiamo saperlo. Il sindaco parla di “difficoltà economiche”, ma non dice dei finanziamenti già ricevuti per costruire l’ennesima buca nel terreno e la costruzione di una strada inutile.</p>
<p>Parla di oneri finanziari troppo alti, eppure il sindaco è anche ingegnere, i costi di gestione li ha scoperti adesso? In verità il sindaco bluffa, ha puntato molto sugli introiti che riceverà da questa mega discarica. Si lamenta della lentezza degli uffici del Commissario, ma forse il sindaco è abituato alle “autorizzazioni a richiesta”; e se gli uffici regionali avessero trovato dati e atti non conformi, e stessero verificando?</p>
<p>Parla di “nostra discarica” quando in realtà la discarica è stata interamente finanziata con soldi regionali, delle tasche di noi cittadini, e alla fine il sindaco si erge pure a proprietario della discarica, “senza portafoglio” aggiungeremmo noi.<br />
Il popolo calabrese non è più disposto ad accettare alcun ricatto o speculazione sul proprio territorio. </p>
<p>Il Commissariato per l’emergenza rifiuti, quello che fino a ieri era un porto delle nebbie di cui molti cittadini ignoravano l’esistenza, è diventato noto a tutti ed ha suscitato il grido che dalle strade di Crotone il 12 novembre è giunto stridente fino a Palazzo Campanella ed ai palazzi romani: MO BASTA! </p>
<p>L&#8217;unica via ragionevole è il ritorno della responsabilità agli enti locali, i quali senza alcuna deroga devono realizzare un sistema completamente pubblico che si basi sulla raccolta differenziata spinta porta a porta finalizzata al riciclo e riutilizzo totale. Chi non è in grado di farlo, dal sindaco del piccolo comune alle istituzioni regionali, passando per i presidenti della provincia, si dimetta senza riserve.</p>
<p>Il tempo della cuccagna maleodorante in Calabria è finito. Faccia, il sindaco, un passo di onestà intellettuale, si dimetta.</p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio &#8220;F. Nisticò&#8221; &#8211; Calabria</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Rdt “Franco Nisticò”: No a fantomatiche fasi di transizione, senza la fine del commissariamento torneremo in piazza &#8211; Il tempo della cuccagna maleodorante in Calabria è finito</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:29:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il popolo calabrese non è più disposto ad accettare alcun ricatto o speculazione sul proprio territorio: questo è il messaggio chiaro scaturito da un intenso anno di iniziative della RdT, culminato con la grande manifestazione del 12 Novembre a Crotone e proseguito col blocco della SS 106 a Cariati l&#8217;11 Dicembre. La parola d&#8217;ordine di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il popolo calabrese non è più disposto ad accettare alcun ricatto o speculazione sul proprio territorio: questo è il messaggio chiaro scaturito da un intenso anno di iniziative della RdT, culminato con la grande manifestazione del 12 Novembre a Crotone e proseguito col blocco della SS 106 a Cariati l&#8217;11 Dicembre. La parola d&#8217;ordine di queste manifestazioni è cristallina: fine del commissariamento all&#8217;emergenza rifiuti.<span id="more-22201"></span> </p>
<p>Quello che fino a ieri era un porto delle nebbie di cui molti cittadini ignoravano l&#8217;esistenza, è diventato noto a tutti i calabresi ed ha suscitato il grido che dalle strade di Crotone è giunto stridente fino a Palazzo Campanella ed ai palazzi romani: “&#8217;mo basta”. </p>
<p>Le voci che si susseguono in questi giorni e la mancata consueta proroga del commissariamento calabrese nel decreto “mille proroghe” sembrano dar ragione a quei calabresi, ma consapevoli degli interessi, anche &#8216;ndranghetisti, che ruotano intorno alla monnezza, non abbiamo intenzione di mollare la presa. </p>
<p>Nei prossimi giorni i calabresi dovranno avere conferma della cancellazione della ridicola istituzione che da 15 anni ha devastato il territorio agendo in deroga alle norme che tutelano la nostra salute, spendendo 1,4 miliardi di soldi nostri e permettendo ad un manipolo di speculatori privati di tenere in pugno il ciclo dei rifiuti regionale. </p>
<p>Qualora questo non accadesse, la Rete Difesa del Territorio “Franco Nisticò” tornerà a manifestare per le strade ed a bloccare le discariche, simbolo del fallimento della classe politica calabrese e punti nevralgici del fragile ciclo dei rifiuti, ad un anno dal blocco della discarica di Pianopoli (CZ).</p>
<p>Non abbiamo intenzione di accettare commissariamenti camuffati da fantomatiche fasi di transizione, come già accadde in passato: l&#8217;unica via ragionevole è il ritorno della responsabilità agli enti locali, i quali senza alcuna deroga devono realizzare un sistema completamente pubblico che si basi sulla raccolta differenziata spinta porta a porta finalizzata al riciclo e riutilizzo totale. </p>
<p>Chi non è in grado di farlo, dal sindaco del piccolo comune alle istituzioni regionali, passando per i presidenti della provincia, si dimettano senza riserve. </p>
<p>Il tempo della cuccagna maleodorante che da decenni regna in Calabria è finito.</p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Anche domenica la terra è tornata a tremare &#8211; Tra Montalto e Rende è stato registrato un altro sisma intorno a mezzogiorno e mezzo per fortuna di scarsa intensità di magnitudo 2.2 della scala Richter &#8211; Le scosse hanno causato apprensione fra i residenti dei centri interessati dal movimento tellurico in atto</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/12/19/anche-domenica-terra-tornata-tremare-tra-montalto-rende-stato-registrato-altro-sisma-intorno-mezzogiorno-mezzo-per-fortuna-scarsa-intensita-magnitudo-della-scala-richter/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 08:06:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Cosenza]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>MONTALTO UFFUGO (CS) &#8211; Domenica di paura, ieri. Nuove scosse di terremoto continuano a seminare apprensione fra i residenti dei paesi interessati dal movimento &#8220;tellurico&#8221; in atto da qualche giorno e rientranti nel distretto sismico della Valle del Crati. Le scosse sono state ben avvertite a Castrolibero, Cerisano, Lattarico, Marano Marchesato, Marano Principato, Montalto Uffugo, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MONTALTO UFFUGO (CS) &#8211; Domenica di paura, ieri. Nuove scosse di terremoto continuano a seminare apprensione fra i residenti dei paesi interessati dal movimento &#8220;tellurico&#8221; in atto da qualche giorno e rientranti nel distretto sismico della Valle del Crati. Le scosse sono state ben avvertite a Castrolibero, Cerisano, Lattarico, Marano Marchesato, Marano Principato, Montalto Uffugo, Rende, San Benedetto Ullano, San Fili e San Vincenzo La Costa, tutti comuni situati in un raggio di dieci chilometri dall&#8217;epicentro. Tuttavia, nonostante la distanza dal punto di origine del sisma, le scosse hanno fatto tremare anche Cosenza, Bisignano, Dipignano e Mendicino.<span id="more-22019"></span> </p>
<p>Sabato sera i sismografi delle stazioni sismiche calabresi registravano un terremoto di magnitudo 3.4 della Scala Richter. Nel cuore della notte, la terra ha iniziato a tremare. Tanti sono stati svegliati dalla forte e lunga scossa e, per istinto, si sono allontanati dalle abitazioni per riversarsi fuori, all&#8217;aperto. </p>
<p>Ma la domenica, iniziata con la paura, ha riservato un&#8217;altra brutta sorpresa: alle ore 12:33 si è registrato un altro sisma di intensità più lieve (magnitudo 2.2 della Scala Richter). </p>
<p>Si tratta dell&#8217;ennesimo episodio registrato dalle apparecchiature dell&#8217;Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, il quarto per l&#8217;esattezza: mercoledì 14 (sempre nella stessa zona) una scossa di magnitudo 3.1 intorno alle 19; il giorno dopo, poco prima delle 14, un&#8217;altra scossa di magnitudo 2.3; e infine le due scosse di ieri. </p>
<p>La preoccupazione e il timore delle popolazioni sono scaturite sia dal ripetersi del terremoto a breve distanza di tempo, sia dal fatto che un analogo fenomeno si sta verificando in un&#8217;altra area calabrese, la zona del Pollino dove un intenso sciame sismico sta seriamente mettendo a dura prova la serenità degli abitanti. </p>
<p>Fortunatamente in nessuno dei comuni delle aree colpite si sono registrati danni. Né alle persone, né alle cose. Soltanto paura. Dati più o meno &#8220;tranquillizzanti&#8221; sulla recente attività sismica, ha fornito il geologo del Cnr Carlo Tansi che ha spiegato come il cosiddetto &#8220;sciame sismico&#8221; del Pollino è determinato dal movimento della faglia che divide la Basilicata dalla Calabria (e che qualche anno fa ha prodotto il grave terremoto di Castelluccio). </p>
<p>Per quanto riguarda invece, le scosse avvertite nella zona del distretto sismico Valle Crati, si tratta di un&#8217;altra storia e di un&#8217;altra faglia, quella che attraversa San Fili, Montalto, San Vincenzo La Costa, Cerzeto e altri comuni, fino ad arrivare a San Marco Argentano e che è nota anche per il dissesto idrogeologico. </p>
<p>«Tale faglia (che nel lontano 1184 generò un sisma che rase al suolo tanti paesi) – afferma il geologo – è periodicamente in movimento: alle 04.25 del 20 dicembre di 4 anni fa determinava un terremoto di magnitudo 3.7; alle 2.40 del 20 febbraio del 1980 uno di magnitudo 4.5 (giusto per citare qualche esempio). Le scosse dei giorni passati sono segni, non troppo preoccupanti, della nuova attività. </p>
<p>È priva di fondamento scientifico ogni affermazione circa un imminente forte terremoto – spiega Tansi: non esistono elementi per prevedere i terremoti. Quando si muove una faglia, non si sa se si tratta di uno &#8220;scricchiolio&#8221; o dell&#8217;inizio di un forte terremoto». </p>
<p>L&#8217;esperto ha inoltre ribadito la necessità che al più presto, in Calabria, la terra più sismica d&#8217;Italia, si applichi pienamente la legge sismica regionale.</p>
<p><strong>La giornata di sabato</strong></p>
<p>Nella serata di sabato i sismografi delle stazioni sismiche calabresi registravano un terremoto di magnitudo 3.4 della Scala Richter. Nel cuore della notte, la terra ha iniziato a tremare. Tanti sono stati svegliati dalla forte e lunga scossa e, per istinto, si sono allontanati dalle abitazioni per riversarsi fuori, all&#8217;aperto. </p>
<p>Ma ieri la giornata è iniziata di nuovo con la paura, in quanto ha riservato un&#8217;altra brutta sorpresa: alle ore 12:33 si è registrato un altro sisma di intensità più lieve (magnitudo 2.2 della Scala Richter). Si tratta dell&#8217;ennesimo episodio registrato dalle apparecchiature dell&#8217;Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, il quarto per l&#8217;esattezza: mercoledì 14 (sempre nella stessa zona) una scossa di magnitudo 3.1 intorno alle 19; il giorno dopo, poco prima delle 14, un&#8217;altra scossa di magnitudo 2.3; e infine le due scosse di ieri. </p>
<p>La preoccupazione e il timore delle popolazioni sono scaturite sia dal ripetersi del terremoto a breve distanza di tempo, sia dal fatto che un analogo fenomeno si sta verificando in un&#8217;altra area calabrese, la zona del Pollino dove un intenso sciame sismico sta seriamente mettendo a dura prova la serenità degli abitanti.</p>
<p>di Chiara Buffone</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=175153&#038;Edizione=8&#038;A=20111219">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Acque nere di Calabria, il dossier di Legambiente sulla mala-depurazione &#8211; Dal 2009 aperta una procedura d’infrazione dell’Unione Europea contro l’Italia per deficit depurativo. 22 comuni inadempienti sono calabresi</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/12/07/acque-nere-calabria-dossier-legambiente-sulla-mala-depurazione-dal-2009-aperta-una-procedura-d%e2%80%99infrazione-dell%e2%80%99unione-europea-contro-l%e2%80%99italia-per-deficit-depurativo/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 11:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Nel nostro Paese, allo scopo di riorganizzare l’intero sistema nazionale delle acque, con la legge 36 del 1994, (cosiddetta Legge Galli: disposizioni in materia di risorse idriche), si è prevista l’istituzione degli Ato (Ambiti territoriali ottimali) a cui delegare la gestione omogenea del servizio idrico integrato su scala territoriale. In Calabria, l’applicazione della legge Galli, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel nostro Paese, allo scopo di riorganizzare l’intero sistema nazionale delle acque, con la legge 36 del 1994, (cosiddetta Legge Galli: disposizioni in materia di risorse idriche), si è prevista l’istituzione degli Ato (Ambiti territoriali ottimali) a cui delegare la gestione omogenea del servizio idrico integrato su scala territoriale. In Calabria, l’applicazione della legge Galli, ha portato alla legge regionale n. 10 del 1997, che definisce 5 Ato in corrispondenza delle 5 province.<span id="more-21962"></span> </p>
<p>L’effettiva istituzione dei nuovi enti è avvenuta tra il dicembre del 1997 e il maggio del 1999, ma solo tre Ato hanno affidato l’appalto, mentre Catanzaro e Vibo Valentia sono, secondo i dati pubblicati da Convri (commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche) nel 2010, tra i 23 Ato che in tutta Italia non hanno ancora provveduto ad affidare la gestione del servizio, almeno fino a marzo 2011. </p>
<p>Dal 1° Luglio scorso, in Calabria, è entrata in vigore la norma che prevede l’eliminazione dei cinque Ato, riorganizzato in un unico Ato regionale, ma di fatto nulla è ancora cambiato. Tale norma è conforme a quella del governo, rimandata però col decreto Milleproroghe. Al di là di questa rigida programmazione di cui si aspettano gli effetti, nel giugno del 2009, l’Unione Europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per il deficit depurativo, nella lista dei comuni inadempienti, ben 22 sono quelli calabresi. </p>
<p>La depurazione in Calabria, infatti, non sente i cambiamenti stagionali, non funziona né l’estate (causando problemi al mare che diventa inquinato), né l’inverno (quando l’allarme riguarda la salute dei cittadini). A dimostrarcelo, il dossier di Legambiente del 2011 sulle ’Acque nere’ e sulla mala-depurazione in Calabria, rispetto al resto del Paese. </p>
<p>In realtà ci troviamo in una terra già commissariata dal 1998 e fino al 2008 nel settore della depurazione. Anni e anni di commissariamento, però, non sono serviti a risolvere il problema. La gestione commissariale, secondo le disposizioni del governo, avrebbe dovuto realizzare nuovi impianti e adeguare quelli esistenti, progettare interventi e così via. Nulla di tutto questo, probabilmente per la difficoltà di riorganizzare l’intero settore. </p>
<p>Inoltre, ci sono le inchieste giudiziarie. In primis ’Poseidone’ della procura di Catanzaro, avviata nel 2005, e dunque in piena gestione commissariale. L’inchiesta, lo scorso anno ha portato al rinvio a giudizio di 39 persone, indagate a vario titolo per illeciti nella gestione della depurazione calabrese, al centro di una maxi truffa di 900 mila euro. </p>
<p>Sempre dal rapporto di Legambiente risulta che dopo 10 anni di commissariamento e tanti soldi spesi l’emergenza non è stata superata. Basti pensare che in tutta la regione ci sono, tra grandi, medi e piccoli, circa 700 depuratori e, buona parte di questi, funzionano poco e male oppure non funzionano. Molti sono stati oggetto di ripetute segnalazioni e sequestri da parte della magistratura. </p>
<p>L’efficienza dei sistemi di depurazione in media è del 73% (abitanti equivalenti serviti), il che significa che oltre 540 mila cittadini calabresi riversano direttamente nei fiumi e nel mare i loro reflui sena alcun sistema di trattamento degli scarichi. Le acque reflue urbane non trattate, costituiscono sia un pericolo per la sanità pubblica che la principale causa di inquinamento delle acque costiere e interne da virus e batteri. </p>
<p>Non a caso, la Calabria nel 2010, è terza nella classifica nazionale dell’inquinamento del mare, dopo la Puglia e la Campania. In 12 mesi, la capitaneria di porto e le forze dell’ordine hanno rilevato 358 infrazioni, quasi una al giorno, denunciando o arrestando 440 persone e effettuando 224 sequestri. La provincia con il maggior numero di reati ambientali è quella di Reggio Calabria. </p>
<p>Nemmeno in questo caso, purtroppo, va dimenticato l’interesse della ‘ndrangheta. A cominciare da quello della cosca dei Condello, il cui coinvolgimento negli appalti, per la ristrutturazione dei depuratori nella città di Reggio Calabria è raccontato dalle inchieste della magistratura che hanno portato in questi anni a decine di arresti. Va ricordata inoltre, la vicenda legata al suicidio della dirigente del Comune di Reggio, Orsola Fallara, che è stata accusata di aver sottratto ingenti fondi pubblici dalle casse dell’amministrazione. </p>
<p>Le inchieste, in questo senso, una sulla morte e l’altra sulle consulenze, dimostrano proprio che nel caso delle consulenze, sarebbero stati pagati consulenti fantasma per opere pubbliche, fra cui i depuratori in città. Questi dati emergono pure dalla relazione di Legambiente. </p>
<p>Per guardare più da vicino tali realtà abbiamo scelto fra tutti il ’caso’ del Comune di Acri, in provincia di Cosenza, fra quelli considerati inadempienti. Ancor più specificatamente, siamo andati a scoprire un vecchio depuratore a San Giacomo D’Acri che non funziona da più di 10 anni. </p>
<p>In questo caso, però, grazie alle sollecitazioni del locale circolo Idv, di cui è presidente Giacomo Fuscaldo e di qualche cittadino, l’amministrazione guidata dal senatore dell’Udc, Gino Trematerra, è stata più volte sollecitata a intervenire. Gli esponenti di Italia dei Valori fanno una denuncia grave: il liquame del depuratore scarica direttamente nel fiume Coriglianeto, il rischio di inquinamento è altissimo e sotto gli occhi di tutti. Per di più, i cittadini pagano una tassa comunale solo per il servizio di depurazione che a famiglia, a seconda del reddito, va a costare dalle 50 ai 150-200 euro l’anno. </p>
<p>Qualche risposta a mezzo stampa da parte del sindaco c’è stata ma, di fatto, nessun intervento per rimettere in funzione il depuratore, né per il monitoraggio dell’area, ormai circondata solo da erbacce. Nella piccola frazione del Comune di San Giacomo, di cinque mila abitanti, può succedere che un depuratore non funzioni per tutto questo tempo, può succedere che sia sotto gli occhi di tutti il disastro ambientale e l’incuria intorno a queste vecchie strutture, ma nessuno o quasi, faccia nulla per offrire un servizio alla popolazione che peraltro paga. Delle serie oltre il danno, la beffa.</p>
<p>E questo è solo un caso, perché problemi del genere in piccole realtà, ce ne sono a centinaia. Lo stesso Comune di Acri ha tanti altri ’piccoli’ depuratori che non funzionano o funzionano male e quasi tutti riversano nel fiume Coriglianeto e l’estate vanno a finire in mare. Ciò contribuisce ad accrescere le contraddizioni di una regione bella che sarebbe ideale per il turismo balneare, ma che non riesce ad investire sulle proprie specificità. </p>
<p>di Angela Corica</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.lindro.it/Acque-Nere-di-Calabria,4876#.Tt9GArLiG0s">www.lindro.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Venerdì 2 dicembre davanti la sede del Consiglio regionale presidio MO BASTA della Rete per la Difesa del Territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 16:56:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Domani, venerdì 2 dicembre, la Rete per la Difesa del Territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221; terrà un presidio in occasione della seduta del Consiglio Regionale della Calabria. Anche se gli onorevoli saranno più impegnati a pensare alle recenti inchieste giudiziarie, oppure a capire finalmente se il tavolo Massicci boccia o promuove il &#8220;commissario&#8221; Scopelliti, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Domani, venerdì 2 dicembre, la Rete per la Difesa del Territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221; terrà un presidio in occasione della seduta del Consiglio Regionale della Calabria. Anche se gli onorevoli saranno più impegnati a pensare alle recenti inchieste giudiziarie, oppure a capire finalmente se il tavolo Massicci boccia o promuove il &#8220;commissario&#8221; Scopelliti, noi vogliamo manifestare le nostre tante altre &#8220;emergenze&#8221;! Vogliamo che con la fine del 2011 si chiuda definitivamente la stagione del commissariamento per l&#8217;emergenza rifiuti, senza proroghe o fasi transitorie!<span id="more-21919"></span> </p>
<p>Vogliamo che in Calabria la gestione dei rifiuti, con tutti gli onori e gli oneri, torni in mano agli enti locali e alle comunità, e che si proceda con le bonifiche dei tanti territori devastati da anni di sversamenti indiscriminati. </p>
<p>Vogliamo che in Calabria la si finisca di parlare di dissesto idrogeologico solamente dopo i disastri, ma che si avvii un serio piano di salvaguardia di questi territori. </p>
<p>Vogliamo che la classe politica calabrese recepisca l&#8217;esito dei referendum di giugno e faccia tutto quello che è di sua competenza per andare verso la ripubblicizzazione del servizio idrico, a partire dall&#8217;approvazione della mozione proposta dal Coordinamento calabrese Acqua Pubblica &#8220;Bruno Arcuri&#8221;. </p>
<p>Per manifestare queste emergenze, vere e non funzionali agli interessi delle solite cricche, e anche per gridare i nostri No a tutte quelle opere inutili e dannose che vorrebbero imporre nei nostri territori, venerdì 2 dicembre dalle ore 10.30 saremo davanti a Palazzo Campanella.</p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Se la Calabria si divide &#8211; Rivoluzionaria scoperta scientifica sui movimenti tettonici nel Mediterraneo &#8211; Gli studiosi: ’La microplacca regionale si sta frantumando’</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 14:33:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La Calabria se ne va per conto suo, e non per la serie d’inchieste che continuano a minare la credibilità della classe dirigente (anche perché in quel caso si tirerebbe con sé eccellenti sponsor milanesi e romani). La notizia arriva da molto più lontano, almeno un milione di anni, e implica una importante scoperta scientifica. La ricerca condotta da Fabio Speranza e Patrizia Macrì (INGV Roma) assieme a colleghi dell’Università di Padova e pubblicata dalla rivista ’Geological Society of America Bulletin’ ha attestato la direzione ostinata e contraria della zolla calabrese rispetto al Paese, ma c’è molto di più.<span id="more-21908"></span> </p>
<p>La rilevazione dei movimenti tettonici di questa parte di continente ha fatto scoprire un quadro molto più complesso di quanto si credeva fino ad oggi, rischiando di rivoluzionare la dottrina in materia.</p>
<p>La microcrosta calabrese non solo non si muove verso i Balcani come buona parte del Paese, ma presenta diverse microplacche con movimenti e interazioni particolari, del tutto autonomi. Questa scoperta, che ha fatto parlare di ’puzzle’ tuttora sconosciuto agli scienziati che l’hanno raggiunta, smentisce gli studi degli ultimi venti anni e rende insoddisfacente la teoria di due macroplacche che sostanzialmente si scontrano chiudendo il bacino adriatico.</p>
<p>Tornando a dare di gomito alla metafora, la Calabria si è dimostrata ancora un volta un caso a sé, molto più complesso e affascinante. Nell’area collinare compresa fra le città di Catanzaro e Crotone, gli studiosi hanno potuto individuare grazie a rilievi paleo magnetici quattro distinti blocchi di crosta terrestre che hanno subito distinti movimenti rotazionali. </p>
<p>In pratica, come ha spiegato Fabio Speranza, primo firmatario del lavoro di ricerca, le rocce alla loro formazione registrano la direzione del campo magnetico terrestre che all’origine è sempre orientata verso il nord geografico. </p>
<p>Grazie agli studi nel laboratorio di paleomagnetismo dell’INGV di Roma, che nonostante il clima di tagli è il principale laboratorio italiano in materia ed uno dei migliori a livello mondiale, si sono registrati cambi di direzione distinti. Due placche si erano mosse in senso antiorario, e due in senso orario. </p>
<p>La questione è stupefacente, perché anche se si riteneva possibile il movimento diverso della placca calabrese è assolutamente la prima volta che sono stati identificati blocchi a rotazione antioraria nella Calabria, che in base a vari altri studi sembrava aver ruotato in senso orario come un unico blocco rigido tra 1 e 2 milioni di anni fa.</p>
<p>Un milione di anni, geologicamente parlando, è un tempo piccolo. Nulla vieta agli studiosi di ipotizzare che i movimenti sono ancora in atto, anzi. Staremmo parlando di una progressiva frantumazione della Calabria. </p>
<p>Lo studio di questi movimenti disomogenei, probabilmente legati ad alcune faglie trasversali che stanno ulteriormente frammentando la ’microplacca’ calabra, sono molto importanti per continuare a scoprire qual è il futuro geologico dell’area mediterranea e dell’Italia, un futuro ancora ignoto e che può dirci tanto del dissesto idrogeologico e dei pericoli legati ai terremoti, studi fondamentali che non si soddisfano più nell’ipotesi dello scontro della zolla europea con africana; non solo, quantomeno. Calabria docet.</p>
<p>di S. Alfredo Sprovieri</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.lindro.it/La-Calabria-se-ne-va-per-conto-suo,4771#.TteO3bLiG0s">www.lindro.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Coinvolto in indagine sulla gestione di una discarica, è chiamato a gestirne un’altra</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 09:35:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Indagato a Catanzaro, custode giudiziario a Reggio Calabria. La Procura della città dello Stretto ha nominato il generale della guardia di finanza Graziano Melandri ad amministratore della discarica di Casignana, sequestrata la settimana scorsa nell’ambito dell’inchiesta “Black Garden”. Ma solo pochi giorni fa Melandri si era dimesso da commissario per l’emergenza ambientale [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Indagato a Catanzaro, custode giudiziario a Reggio Calabria. La Procura della città dello Stretto ha nominato il generale della guardia di finanza Graziano Melandri ad amministratore della discarica di Casignana, sequestrata la settimana scorsa nell’ambito dell’inchiesta “Black Garden”. Ma solo pochi giorni fa Melandri si era dimesso da commissario per l’emergenza ambientale calabrese perché coinvolto in un’inchiesta sulla gestione di una discarica.<span id="more-21867"></span></p>
<p>L’inchiesta Black garden è un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha arrestato il sindaco della cittadina della Locride, Pietro Crinò accusato di traffico illecito di rifiuti e di uno scorretto smaltimento del percolato. </p>
<p>Il liquido che fuoriusciva dalla discarica, infatti, veniva sversato nel vallone Rambotta prima di finire direttamente a mare. Questo consentiva alla ditta “Zetaemme”, gestita dal fratello del sindaco, di risparmiare sulle normali procedure che dovevano essere adottate per smaltire il percolato. </p>
<p>I carabinieri avevano, quindi, sequestrato la discarica, stimata circa 10 milioni di euro, la cui gestione adesso è stata affidata a Graziano Melandri, fedelissimo del governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti tanto da aver lasciato le fiamme gialle quando l’ex sindaco di Reggio lo chiamò come assessore nel 2002.</p>
<p>L’ultimo incarico di Melandri, invece, si è concluso pochi giorni fa quando si è dimesso da commissario per l’emergenza ambientale in Calabria. Una scelta dettata dal suo coinvolgimento in un’inchiesta della Procura di Catanzaro sulla gestione della discarica di Alli. L’aver lasciato l’incarico, infatti, ha scongiurato la possibile interdizione dai pubblici uffici. </p>
<p>L’istanza era stata già formulata al gip dai pm che, dopo le dimissioni e dopo averlo interrogato, hanno proceduto alla richiesta di revoca. La nomina di Melandri a custode giudiziario della discarica di Casignana è stata annunciata dal governatore Scopelliti che, nel corso di una conferenza stampa, ha elogiato e giustificato l’ex assessore e commissario per l’emergenza ambientale: «Un generale della guardia di finanza con alle spalle trent’anni di onorata carriera è incappato in un errore che possiamo fare tutti a dimostrazione di quanto sia difficile fare amministrazione. Ha sbagliato ma quale interesse poteva avere? Del resto chi ha il compito di governare si assume delle responsabilità».</p>
<p>«Graziano Melandri si è dimesso e, a distanza di qualche giorno dalla richiesta di interdizione, è arrivata la sua nomina a custode giudiziario della discarica di Casignana da parte del pm di Reggio, Sara Ombra. – ha aggiunto il presidente della Regione – È questo un riconoscimento per l’uomo e per il generale, al quale rivolgo un messaggio di gratitudine»</p>
<p>di Lucio Musolino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/28/coinvolto-indagine-sulla-gestione-discarica-diventa-amministratore-unaltra-discarica/173773/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;acqua rossa della diga calabrese</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 08:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; La schiuma dell&#8217;Alaco ha un color rossastro. C&#8217;è chi esorta a berla, ma l&#8217;esercizio richiede una certa dose di coraggio. Specie dopo aver dato un&#8217;occhiata alle analisi fatte da chi con quest&#8217;acqua convive da anni e cerca di venire a capo della questione della potabilità. I test hanno dato responsi chiarissimi: le [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; La schiuma dell&#8217;Alaco ha un color rossastro. C&#8217;è chi esorta a berla, ma l&#8217;esercizio richiede una certa dose di coraggio. Specie dopo aver dato un&#8217;occhiata alle analisi fatte da chi con quest&#8217;acqua convive da anni e cerca di venire a capo della questione della potabilità. I test hanno dato responsi chiarissimi: le quantità di ferro e manganese sono al di sopra della norma, così come la torbidità dei campioni analizzati.<span id="more-21864"></span> </p>
<p>Secondo i cittadini è colpa dell&#8217;invaso dell&#8217;Alaco, una diga a mille metri d&#8217;altitudine, nel territorio comunale di Brognaturo, che garantisce l&#8217;acqua a circa 400 mila persone, a cavallo tra le province di Vibo e Catanzaro. </p>
<p>La diga dell&#8217;Alaco è un&#8217;altra incompiuta. L&#8217;invaso era stato terminato da Sorical, la Società risorse idriche calabresi, nel 2004. Ma dal 2006 è cambiato tutto. C&#8217;era da render potabile l&#8217;acqua che arrivava dalla diga. E la società mista (il cui socio privato è la multinazionale francese Veolia) aveva un obiettivo virtuoso: quello di inviare più acqua ai Comuni. </p>
<p>Come lo abbia perseguito, però, ha lasciato perplessi i tecnici. Le procedure basiche da seguire per preparare l&#8217;acqua al trattamento sono state adottate in maniera troppo approssimativa. Il risultato? Il liquido che arriva dall&#8217;invaso ha caratteristiche chimico-fisiche molto variabili. È di qualità scadente, al limite della possibilità di trattamento. </p>
<p>Inoltre contiene, come detto, una quantità elevatissima di manganese e ferro oltre a sostanze dovute alla decomposizione di piante sommerse e un forte inquinamento batteriologico dovuto a escrementi di animali. Nonostante tutto si è continuato con la potabilizzazione, senza neppure installare due analizzatori in continuo del ferro e del manganese.</p>
<p>«La diga è stata riempita senza fare le dovute bonifiche, senza eliminare la vegetazione presente sul fondo» denunciano gli attivisti del Coordinamento delle Serre per la difesa dell&#8217;acqua. Loro vivono a Serra San Bruno, 7 mila anime a 800 metri sul livello del mare. Anche il sindaco di Serra è dello stesso parere. Infatti ha emesso un&#8217;ordinanza di non potabilità. Per ferro e manganese. Che è stata revocata solo ad inizio aprile, dopo 38 giorni. </p>
<p>«L&#8217;impianto di potabilizzazione è sottodimensionato &#8211; accusa il Coordinamento &#8211; ed è concepito per trattare acque del sottosuolo, non di superficie. Abbiamo raccolto mille firme in calce a una petizione per chiedere che i dati delle analisi siano resi pubblici». Il paradosso è che l&#8217;area delle Serre calabresi è una delle zone più ricche d&#8217;acqua in Italia. </p>
<p>Qui s&#8217;imbottigliano ben 4 marchi di acque minerali «ma i nostri acquedotti che un tempo erano alimentati da pozzi oggi sono stati dismessi». Maurizio Del Re, ad di Sorical, ribatte alle accuse: «Facciamo 120 mila misurazioni all&#8217;anno e non emerge nulla di preoccupante». </p>
<p>Per Sorical la colpa è del Comune. Per il Comune è di Sorical. Ci fosse il servizio idrico integrato queste manfrine non esisterebbero. L&#8217;Arpacal nell&#8217;agosto del 2010, ha emesso il proprio giudizio: il problema è nell&#8217;impianto di adduzione. Ovvero della diga dell&#8217;Alaco.</p>
<p><strong>Un&#8217;altra incompiuta</strong></p>
<p>Quella dell&#8217;Alaco è la &#8220;solita&#8221; diga calabrese, come quella del Melito (vedi il manifesto del 25 gennaio) o quella del Menta. A partire dal dato economico: a fronte di una spesa prevista di 15 miliardi di lire, l&#8217;opera è costata 150 miliardi. Un disastro progettuale (sei varianti tra il 1985 e il 1996, più nove sospensioni dei lavori) e gestionale. </p>
<p>Con conflitti di attribuzione che rimbalzano tra Sorical (che dà la colpa alle condotte dei Comuni) e amministratori locali (per i quali il problema è l&#8217;Alaco). Lavori travagliati, sia per la costruzione dell&#8217;invaso che per l&#8217;ampliamento dell&#8217;impianto di potabilizzazione. L&#8217;appalto, per quest&#8217;ultimo, è stato bandito nel 2006: se lo è aggiudicato la ditta Idrotecna, che avrebbe dovuto completare i lavori entro il 31 marzo 2008. </p>
<p>Lo scopo: realizzare il progetto redatto dalla Sorical per trattare 600 litri di acqua al secondo. Più che gli addetti all&#8217;impianto, finora si sono visti avvocati e contenziosi che hanno portato alla rescissione del contratto. I lavori sono stati affidati a piccole ditte e, ancora oggi, non sono stati completati. Per di più, ci sono perplessità sul funzionamento dell&#8217;impianto. </p>
<p>Fonti accreditate raccontano che per almeno due anni i fanghi non venivano disidratati e venivano prelevati allo stato liquido con autobotti e trasportati, con costi al di fuori da ogni logica. Un circolo vizioso del quale non si sentirebbe il bisogno. A queste latitudini, però, le dighe funzionano così. E costano dieci volte in più rispetto a quanto previsto. Qualcuno ci guadagna, si può intuire chi.</p>
<p><strong>Un bossolo per il silenzio</strong></p>
<p>Sergio Gambino è un ragazzone antico nei principi, moderno nel coraggio. Si scalda quando deve difendere la propria terra, sorride di fronte alle minacce. Non si lascia imbottigliare nell&#8217;immagine del martire antimafia che da queste parti regala alla &#8216;ndrangheta la più efficace delle propagande, quella che viaggia col terrore. </p>
<p>Sergio, figlio di Sharo, uno degli scrittori più autorevoli del Mediterraneo, ha risposto con insolita strafottenza ai vigliacchi che qualche giorno fa gli hanno recapitato sulla porta di casa una cartuccia di lupara. Nel rivendicare le proprie origini politiche e culturali («siamo partigiani che lottano per la libertà della Calabria») ha lanciato un chiaro segnale di sfida ai custodi dell&#8217;omertà e a chi li paga: «Ve ne dovete andare da questa regione, che è nostra!».</p>
<p>Nei mesi scorsi, insieme al Coordinamento Bruno Arcuri, all&#8217;associazione Briganti e alla rete Nisticò, ha percorso le Calabrie in lungo e in largo per promuovere la partecipazione ai quesiti referendari sull&#8217;acqua pubblica. </p>
<p>Destava una piacevole impressione sentirlo urlare in piazza contro gli invasori delle multinazionali che depredano e avvelenano questo lembo di stivale dallo stretto di Messina fino ai monti del Pollino: «Li ricacceremo da dove sono venuti, a calci nel sedere, come fecero i nostri antenati briganti che diedero filo da torcere ai francesi». </p>
<p>Quaggiù non è frequente ascoltare frasi munite di cotanto orgoglio. Anche tra i movimenti carismatici affiorati di recente, quasi tutti si guardano bene dal fare nomi e cognomi di chi combina e commissiona disastri. Sergio fa nomi e cognomi. Rientra in una vivace minoranza di attivisti-pensatori, che negli ultimi anni è andata allargandosi per effetto soprattutto delle buone letture e sulla spinta di pensatori eretici. </p>
<p>Distante anni luce dai falsi miti risorgimentali che qui sono stati impiantati per decenni nella testa delle passate e presenti generazioni, questi giovani militanti della difesa dei beni comuni si tengono distanti anche da romantiche tentazioni neoborboniche. </p>
<p>Dai propri coetanei non hanno assimilato i tre mali peggiori di Calabria: la servitù nei confronti dei partiti politici, il disprezzo verso la propria terra, la mancanza di memoria. Sergio e quelli che come lui conoscono bene questa regione, la amano, e in nome di questo amore sarebbero disposti a sfidare qualsiasi mammasantissima. </p>
<p>A metà del decennio scorso gli attivisti &#8220;Briganti&#8221; furono tra i primi a scatenare un aspro conflitto con Sorical quando la società mise in opera la diga dell&#8217;Alaco. Lo hanno denunciato pubblicamente, in mille modi: i fondali del lago non sarebbero mai stati bonificati dalla presenza di sostanze inquinanti. </p>
<p>Assurdo e pericoloso, dunque, rifornire con quell&#8217;acqua decine di migliaia di famiglie. E per dimostrare l&#8217;attualità del problema, nonché l&#8217;inconsistenza delle iniziative assunte da certe istituzioni per risolverlo, negli ultimi mesi Gambino e compagni hanno continuato a monitorare l&#8217;Alaco, prelevando campioni d&#8217;acqua che sono serviti a produrre una controinchiesta dal basso. </p>
<p>A qualcuno forse deve aver dato fastidio la vista di quei giovani che andavano e venivano dal lago per svolgere analisi in proprio. E puntuale è partito l&#8217;avvertimento malavitoso. Però chi voleva impaurire Sergio ha ottenuto l&#8217;effetto contrario. </p>
<p>Le reti e le associazioni ambientaliste si sono subito strette intorno a lui. A Crotone nella manifestazione per la fine del commissariamento all&#8217;emergenza rifiuti due settimane fa sono riuscite a convocare migliaia di persone. E non è detto che questo non possa avvenire anche a Serra San Bruno. A volte le pallottole giungono a destinazione. Ma poi tornano indietro.</p>
<p>di CLAUDIO DIONESALVI, SILVIO MESSINETTI </p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/ricerca/nocache/1/manip2n1/20111125/manip2pg/07/manip2pz/313927/manip2r1/Calabria/">ilmanifesto.it</a></p>
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		<title>Traffico di rifiuti, quattro arresti nel reggino &#8211; Tra le persone arrestate il sindaco di Casignana</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 10:21:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; I Carabinieri di Reggio Calabria e del Noe hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari ed una di obbligo di dimora nell’ambito di un’inchiesta della Dda reggina su un traffico illecito di rifiuti. Tra gli arrestati c’è anche il sindaco di Casignana, Pietro Armando Crino’, 62 anni. Notificati anche [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; I Carabinieri di Reggio Calabria e del Noe hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari ed una di obbligo di dimora nell’ambito di un’inchiesta della Dda reggina su un traffico illecito di rifiuti. Tra gli arrestati c’è anche il sindaco di Casignana, Pietro Armando Crino’, 62 anni. Notificati anche quattro avvisi di garanzia.<span id="more-21826"></span> </p>
<p>La discarica consortile di Casignana, nella Locride, che serve gran parte dei Comuni del reggino, compreso Reggio Calabria, e’ stata sequestrata. Sequestrata anche la societa’ che la gestisce. </p>
<p>Secondo l’accusa, gli arrestati avrebbero messo in atto diverse operazioni illecite allo scopo di risparmiare il denaro necessario per un corretto smaltimento del percolato, per la ricopertura e la compattazione giornaliera dei rifiuti, nonche’ per le opere necessarie per una corretta manutenzione di una discarica. </p>
<p>Dalle indagini sarebbe emerso che nella discarica finivano anche rifiuti non autorizzati. Inoltre, a causa dell’assenza di recinzioni, bovini ed ovini pascolavano liberamente in aree contaminate da percolato.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.telecosenza.it/wp/?p=5044">telecosenza.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Le vere cause delle alluvioni? Pesticidi e abbandono dei terreni &#8211; A distanza di poche settimane dalla tragedia in Liguria, il maltempo si è abbattuto su Sicilia e Calabria provocando vittime e danni &#8211; Giuseppe Altieri, agroecologo, individua le cause delle alluvioni nel ricorso alla chimica in agricoltura e nell&#8217;abbandono dei terreni</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 08:44:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Distruzione dell&#8217;Humus a causa di disseccanti, diserbanti e Pesticidi agricoli, abbandono dei terreni e distruzione di siepi, per migliaia e migliaia di ettari che confluiscono in ogni fiume. Riportiamo agli agricoltori italiani la responsabilità della nostra salute. Se non mettiamo a posto l&#8217;agricoltura, liberandola dalla chimica che distrugge l&#8217;Humus e dalle speculazioni commerciali che provocano [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Distruzione dell&#8217;Humus a causa di disseccanti, diserbanti e Pesticidi agricoli, abbandono dei terreni e distruzione di siepi, per migliaia e migliaia di ettari che confluiscono in ogni fiume. Riportiamo agli agricoltori italiani la responsabilità della nostra salute. Se non mettiamo a posto l&#8217;agricoltura, liberandola dalla chimica che distrugge l&#8217;Humus e dalle speculazioni commerciali che provocano l&#8217;abbandono delle terre, le alluvioni saranno sempre più pericolose per la mancanza di trattenimento delle acque &#8216;a monte&#8217; nei terreni agricoli.<span id="more-21834"></span></p>
<p>Abbiamo oltre 25 miliardi di euro di fondi comunitari di Sviluppo Rurale in Italia per il periodo 2007-2013 (ne sono stati spesi ad oggi meno della metà e rischiamo di perderli anche per il prossimo periodo 2014-2020, se non li utilizziamo a dovere), oltre ad almeno altrettanti fondi di cosiddetti Premi PAC di Sostegno al reddito degli agricoltori (con cui si continua a sostenere agricoltura chimica, ed allevamenti senza terra industriali, produttori di liquami inquinanti invece di fertile letame).</p>
<p>Fondi destinati al cosiddetto &#8216;Sviluppo rurale&#8217; ovvero per la riconversione (obbligatoria e prioritaria per Regolamenti europei) verso la coltivazione Biologica, rimettendo in tal modo a posto i nostri campi oggi martoriati dalla chimica (disseccanti arancio che distruggono i microrganismi, irrorati prima della semina e sotto le vigne, i frutteti e gli oliveti, pesticidi in altissime quantità con molti residui nei cibi, ecc.).</p>
<p>Chimica che distrugge l&#8217;humus e la vegetazione che protegge la terra che, pertanto, non trattiene più l&#8217;acqua e si sfalda provocando disastri le cui cause sono principalmente dovute alla diminuzione di sostanza organica stabile dei terreni, la vera e propria &#8216;spugna&#8217; che assorbe acqua fino a 10 volte il suo peso.</p>
<p>Concausa aggravante è anche l&#8217;abbandono dei terreni e la mancanza di coperture autunno-invernali, oltre alla distruzione, iniziata negli anni 60&#8242; per una sfrenata meccanizzazione, delle piante idrofile come salici, platani e pioppi, che evaporano migliaia di litri d&#8217;acqua al giorno lungo i fossi, i canali dei campi e in ultimo i fiumi, che ricordo a tutti, raccolgono le acque di migliaia di terreni agricoli e boschivi che oggi vengono a saturarsi troppo facilmente, rilasciando ad un certo punto l&#8217;acqua tutta insieme, così creando delle vere a proprie &#8216;bombe idriche&#8217;, che cadono a valle portandosi via tutto ciò che incontrano.</p>
<p>Erodendo nel contempo i terreni che si sfaldano in fango, con incremento progressivo del problema della drammatica riduzione del &#8216;trattenimento d&#8217;acqua a monte&#8217;. Ciò è misurabile con attrezzature semplici messe lungo i fossi di scolo dei campi. </p>
<p>Oggi vi sono fondi europei di sviluppo rurale immensi (in Europa oltre 200 miliardi di euro investiti), per rimettere le siepi, pagare tutti i mancati redditi, i maggiori costi, più un 20% per chi coltiva in biologico, per inserire le coltivazioni di copertura autunno-invernali intercalari tra le colture da raccogliere, per incrementare la biodiversità, proteggere le aree di interesse naturalistico (Natura 2000) e sostenere tutte quelle pratiche agroambientali atte a prevenire le catastrofi e migliorare la fissazione del carbonio del terreno incrementando l&#8217;Humus (e risolvendo nel contempo l&#8217;effetto serra) fondi utilizzabili e sufficienti per milioni di ettari. </p>
<p>In tal modo “preservando la fertilità dei terreni per le generazioni future” (Art. 44 della Costituzione Italiana, che tutela inoltre i diritti inviolabili alla salute e all&#8217;ambiente salubri, Art. 32, e Art. 9, regolando l&#8217;attività economica affinché tali diritti non vengano violati, Art. 41).</p>
<p>Ma queste immense somme europee, per la miopia dei sindacati agricoli irresponsabili &#8211; che sono molto spesso parti attive nelle proprietà dei consorzi agrari che vendono pesticidi mentre concertano le politiche degli assessorati all&#8217;agricoltura, in palese conflitto di interessi &#8211; finiscono nelle tasche di chi abbandona i terreni senza coltivarli e, molto peggio, di chi compra pesticidi, chiamandola &#8216;agricoltura integrata&#8217;, falsificandone le norme, secondo disciplinari che oggi prevedono usi di pesticidi molto superiori al normale impiego in agricoltura convenzionale.</p>
<p>Ad esempio le autorizzazioni a disseccare i terreni prima di seminare con prodotti tossicissimi, a disseccare le file dei vigneti, oliveti, frutteti, consentendo oltre 30 trattamenti chimici sui frutteti e oltre 20 sui vigneti. Consiglio di scaricare, per controllare, i disciplinari regionali di agricoltura integrata delle regioni italiane da Internet, per il cui rispetto vengono erogati i fondi agroambientali europei&#8230; per comprare pesticidi!</p>
<p>Andate a vedere in tutta Italia le zone dei vigneti con l&#8217;erba disseccata invece che tagliata, per esempio, le zone del Gavi in Piemonte (da cui l&#8217;acqua scende in Liguria) o a Conegliano Veneto (tanto per ricordare un&#8217;altra alluvione terribile) e guardate i terreni a milioni di ettari &#8216;arancioni&#8217; disseccati da contoterzisti ed agricoltori che corrono indebitati, senza preoccuparsi del futuro e non hanno tempo di lavorare la terra come si deve. Il tutto per risparmiare qualche euro all&#8217;ettaro.</p>
<p>O peggio, gli oliveti &#8216;agente arancio&#8217; in primavera, sotto l&#8217;effetto del solito Glifosate (Roundup e prodotti similari), il diserbante più venduto al mondo, micidiale e presente in tutte le acque di falda (fonte Ispra-Arpa), così come altri micidiali pesticidi e diserbanti.</p>
<p>Sulla non correttezza della Spesa Agroambientale europea (Avviata nel lontano 1992, sic!) è intervenuta da almeno un decennio la Corte dei Conti Ue ripetutamente (Relazione n. 3/2005 e n. 7/2011 sulla Spesa Agroambientale delle regioni europee). Ma le regioni continuano imperterrite nei loro disastri a carico dell&#8217;economia agricola e della salute pubblica e dell&#8217;ambiente degli italiani.</p>
<p>Intanto i consorzi agrari non riescono a riconvertirsi verso una &#8216;convergenza di interessi&#8217;, ovvero a vendere prodotti e ritirare raccolti Biologici.</p>
<p>Un disastro che è tra le principali cause di oltre 30 miliardi di spesa sanitaria nazionale all&#8217;anno per malattie degenerative collegate direttamente o come aggravanti all&#8217;impiego di pesticidi in agricoltura ed ai residui negli alimenti e nel pescato. Oggi il cancro è la prima vera causa della crisi economica italiana&#8230; siamo un &#8216;paese al reparto oncologico&#8217;!</p>
<p>L&#8217;Aspettativa di vita sana nel nostro Paese è calata dal 2003 ad oggi di almeno 10 anni (dati UE), mentre il tasso di tumori infantili neonatali cresce del 3% all&#8217;anno in Italia, a differenza degli altri paesi europei, dove l&#8217;uso di pesticidi è stato drasticamente ridotto già negli anni &#8217;90.</p>
<p>L&#8217;Italia da sola consuma oltre il 35% di tutti i pesticidi UE, mentre l&#8217;agricoltura è indebitata in maniera spaventosa e i contadini vengono sfruttati dal commercio e dalle industrie agroalimentari, quando i fondi Ue finanzierebbero lo sviluppo delle filiere corte o dirette locali e biologiche, in forma obbligatoria e prioritaria. Abbiamo in mano una finanziaria da almeno 40 miliardi di euro annui per salvare l&#8217;Italia e la vita degli italiani, oltre alla nostra economia.</p>
<p>Sono almeno 20 anni che denuncio queste mancanze, partecipando a trasmissioni popolari come Report, Ambiente Italia e altre.</p>
<p>Grazie a un manipolo di agricoltori biologici abbandonati da tutte le &#8216;ufficiali rappresentanze&#8217; abbiamo attivato i ricorsi amministrativi ai TAR in Umbria, Marche, Toscana e Campania e stiamo preparando un esposto alla Corte dei Conti, che è informata dei fatti dal 2000, così come il Ministero Agricoltura, le Regioni, la Commissione UE che approva programmi spesso non conformi agli obiettivi delle normative europee, salvo esporsi alle puntuali critiche della Corte dei Conti Ue sopracitate.</p>
<p>Se qualcuno ci vuole aiutare, se qualcuno vuole aiutarsi&#8230;</p>
<p>Se poi volessimo approfittare di questi due prossimi anni cruciali, con ancora molti fondi disponibili, per avviare la corretta applicazione dei programmi Agroambientali europei e regionali, facendo tutti un esame di coscienza, potremmo passare dal conflitto alla convergenza di interessi, per avviare finalmente una riconversione italiana agroecologica, nel suo ruolo multi-funzionale, cruciale per la salvaguardia della salute e dell&#8217;ambiente e la tutela del territorio dall&#8217;erosione, per assicurare ai nostri figli la fertilità biologica della Terra e la conservazione della sua capacità di nutrirli. E non di ammalarli, come oggi succede a causa del sistema agro-industriale globalizzato offerto nei supermarket.</p>
<p>Approfittiamo della crisi industriale per tornare alla campagna e coltivare biologicamente (ci sono molti fondi anche per aprire nuove partite Iva di giovani agricoltori sotto i 40 anni) e ri-colleghiamo i cittadini agli agricoltori attraverso i mercati locali e solidali, al giusto prezzo.</p>
<p>Rimettiamo gli alberi lungo i fossi, le siepi lungo i campi e i boschetti lungo i fiumi, togliamo il cemento dove fa danni. Ricostruiamo il paesaggio tradizionale della campagna Italiana, restaurando i casali in bioedilizia, dotandoli di energie rinnovabili. Soprattutto, ricostruiamo l&#8217;humus alla Madre Terra, recuperando le tradizioni Agroecologiche e diffondendo tecniche biologiche avanzate &#8216;ecocompatibili&#8217;.</p>
<p>Riportiamo agli agricoltori italiani la responsabilità della nostra salute, sono sicuro che loro ne avranno gran cura.</p>
<p>di Giuseppe Altieri</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcambiamento.it/agricoltura_biologica/cause_alluvioni_pesticidi_abbandono_terreni.html">ilcambiamento.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Inquinamento nella valle dell&#8217;Oliva Cgil e &#8220;De Grazia&#8221;: punire i colpevoli &#8211; Chiesti interventi immediati per garantire la salute della popolazione &#8211; Il comitato: i costi della bonifica non devono essere a carico dei cittadini</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 08:58:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>AMANTEA (CS) &#8211; Punire i colpevoli e bonificare le aree inquinate. A pretenderlo è il referente cittadino della Cgil, Massimiliano Ianni che in merito alla situazione ambientale della vallata dell&#8217;Oliva chiede interventi immediati per garantire la salute pubblica della popolazione che risiede in loco. «Oramai – spiega Ianni – iniziano ad emergere con chiarezza i [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>AMANTEA (CS) &#8211; Punire i colpevoli e bonificare le aree inquinate. A pretenderlo è il referente cittadino della Cgil, Massimiliano Ianni che in merito alla situazione ambientale della vallata dell&#8217;Oliva chiede interventi immediati per garantire la salute pubblica della popolazione che risiede in loco. «Oramai – spiega Ianni – iniziano ad emergere con chiarezza i danni causati dall&#8217;inquinamento perpetrato in questi anni a scapito del territorio. Coraggiosamente c&#8217;è chi fa il proprio dovere, portando alla luce fatti ritenuti impensabili.<span id="more-21778"></span> E forse è il caso che tutti i cittadini manifestino un minimo di consenso. </p>
<p>Come sindacato siamo convinti che le inchieste attualmente in corso sull&#8217;inquinamento del mare e sull&#8217;interramento dei rifiuti nocivi debbano andare avanti, smascherando i colpevoli diretti ed i fiancheggiatori. Lo si deve innanzitutto ai tanti malati di tumore, alle nuove generazioni ed ai cittadini onesti. </p>
<p>Bisogna poi procedere alla bonifica e per questo i sindaci e l&#8217;intera classe politica sono chiamati ad adoperarsi per risolvere la questione, magari con l&#8217;aiuto dell&#8217;Unione Europea se non vogliono passare dalla pare dei colpevoli. </p>
<p>Come abbiamo già fatto in passato, insieme ad altre associazioni, chiediamo alla popolazione tutta di mobilitarsi affinché il nostro mare e la nostra terra siano bonificate e riportate agli antichi splendori. La mobilitazione può aiutare anche la magistratura: lasciata da sola in questa difficile vicenda».</p>
<p>Perfetta comunione d&#8217;intenti tra il comitato civico Natale De Grazia e la stessa Cgil. </p>
<p>«Pur tra mille difficoltà – spiega il coordinatore degli attivisti Gianfranco Posa – la verità sull&#8217;inquinamento del fiume Oliva comincia ad emergere. Da questo punto di vista esprimo gratitudine alla Procura di Paola per i risultati fino ad ora conseguiti. L&#8217;emissione delle richieste di custodia cautelare sono l&#8217;epilogo di anni di lavoro, tesi all&#8217;acquisizione di dati per tutelare la salute della popolazione. </p>
<p>Certamente non siamo giustizialisti e non godiamo di fronte alla limitazione della libertà, ma i provvedimenti restrittivi emessi in questi ultimi giorni, aggiungono un tassello di verità a quelle vicende che da più parti si è cercato di occultare, soprattutto da quegli ambienti istituzionali che troppo spesso vestono i panni dei rassicuratori e che hanno cercato di convincere l&#8217;opinione pubblica che il mare inquinato e i veleni dell&#8217;Oliva erano un&#8217;invenzione degli ambientalisti e degli organi di informazione in cerca di notizie sensazionali. </p>
<p>L&#8217;individuazione di responsabilità sui veleni disseminati nel fiume Oliva e nel mar Tirreno, secondo il principio che &#8220;chi inquina paga&#8221;, potrebbe costringere chi indebitamente si è arricchito a restituire alla comunità parte di quegli illeciti guadagni, per risanare il territorio sostenendo i costi della bonifica di cui non possono e non devono farsi carico i cittadini. </p>
<p>I fatti di oggi testimoniano che le nostre preoccupazioni sullo stato dell&#8217;Oliva erano fondate, che le nostre proteste e le azioni messe in campo, ad iniziare dalla grande manifestazione del 24 ottobre 2009, non erano comportamenti sprovveduti ed irresponsabili».</p>
<p>di Ernesto Pastore</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=161894&#038;Edizione=8&#038;A=20111121">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>«Questa discarica è una miniera d&#8217;oro» &#8211; Dalle intercettazioni disposte dalla Procura emergono responsabilità di imprenditori ma anche di funzionari pubblici &#8211; Il gip: obiettivo del &#8220;padrone&#8221; della Enertech era trasformare in utile personale i corrispettivi dell&#8217;appalto</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 09:44:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; La discarica di Alli è «un affare» che rappresenta «una miniera d&#8217;oro». Viene riportata tre o quattro volte questa frase detta al telefono da uno degli indagati &#8211; il direttore tecnico della Enertech, Loris Zerbin &#8211; nell&#8217;ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Abigail Mellace, che ieri ha fatto scattare l&#8217;operazione &#8220;Pecunia non [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; La discarica di Alli è «un affare» che rappresenta «una miniera d&#8217;oro». Viene riportata tre o quattro volte questa frase detta al telefono da uno degli indagati &#8211; il direttore tecnico della Enertech, Loris Zerbin &#8211; nell&#8217;ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Abigail Mellace, che ieri ha fatto scattare l&#8217;operazione &#8220;Pecunia non olet bis&#8221;. D&#8217;altra parte, il gip scrive chiaramente nel provvedimento che «le univoche conversazioni intercettate, valutate alla luce dei plurimi elementi di prova documentali, investigativi e dichiarativi raccolti nella fase delle indagini, dimostrano<span id="more-21743"></span> come Stefano Gavioli (l&#8217;ex amministratore della Enertech, ndr) negli anni in cui otteneva l&#8217;aggiudicazione dell&#8217;appalto per la gestione, il potenziamento e l&#8217;ampliamento dell&#8217;impianto di Alli metteva a punto, con l&#8217;apporto degli altri indagati, un programma criminoso indeterminato, avente ad oggetto la massimizzazione degli ingenti profitti erogati dall&#8217;Ente pubblico, a titolo di corrispettivo per le prestazioni rese». </p>
<p>In poche parole, «il perseguimento dell&#8217;obiettivo – continua il gip – prevedeva da un lato la totale elusione delle obbligazioni tributarie che, per anni, venivano letteralmente ignorate fino ad assumere importi straordinariamente rilevanti, e dall&#8217;altro l&#8217;esecuzione gravemente irregolare, truffaldina e parziale delle prestazioni oggetto dell&#8217;appalto ridotte all&#8217;osso», cioè a quanto «era assolutamente indispensabile per il mantenimento del rapporto e l&#8217;apparente esecuzione del servizio». </p>
<p>La conseguenza, secondo il gip, sarebbe stata «la trasformazione in utile personale della maggior parte delle somme liquidate a titolo di corrispettivo per l&#8217;esecuzione dell&#8217;appalto che, come dice Zerbin in un&#8217;illuminante conversazione, era una vera e propria &#8220;miniera d&#8217;oro&#8221;».</p>
<p>La &#8220;madre di tutte le intercettazioni&#8221; risale al 7 giugno del 2011. «Nel colloquio – scrive ancora il gip – Zerbin, in modo assolutamente genuino, illustra le finalità perseguite da anni da Gavioli nella gestione del contratto d&#8217;appalto». </p>
<p>Un serbatoio di denaro, quell&#8217;appalto, da cui «Gavioli attingeva per i suoi fini, senza alcun interesse per la corretta erogazione del servizio che, da sempre, veniva gestito in modo gravemente parziale ed irregolare, al solo scopo di incamerare un utile che non era pari soltanto al 30% delle somme incamerate, che dice lo Zerbin sarebbe stato &#8220;un utile onesto e buono&#8221;, ma praticamente corrispondeva all&#8217;intero ammontare degli importi corrisposti detratti i costi assolutamente necessari».</p>
<p>Al telefono, quel 7 giugno, Zerbin parla con il coindagato Giovanni Faggiano. La conversazione si concentrata improvvisamente su presunti debiti per fronteggiare i quali «Gavioli – dice Zerbin – sta raschiando il fondo di tutti i barili che abbiamo, o per meglio dire che ha lui. Sta prendendo i soldi da una parte – aggiunge Zerbin – e li gira dall&#8217;altra. Il problema è che i soldi li giri quando ce li hai. Ma quando hai finito di vendere porcherie agli indiani, hai finito, no?». </p>
<p>Il gip osserva in merito che Gavioli avrebbe «dilapidato – si legge nell&#8217;ordinanza – tutti gli importi conseguiti, utilizzandoli ad altri fini, tanto che non disponeva del denaro necessario neppure per avviare i lavori di ampliamento della discarica». </p>
<p>E proprio sulla &#8220;questione Catanzaro&#8221;, Zerbin approfondisce alcune questioni nella &#8220;famosa&#8221; telefonata: «Siccome la fatturazione di Catanzaro non basta ad alimentare questo giro qua, perché non sono 600mila euro di utile, ma sono 600mila euro con un utile onesto e buono, di 30%». </p>
<p>Infatti «200mila euro te li puoi anche tirare fuori da Catanzaro, ma gli altri 400mila li devi spendere! Questo – continua Zerbin – non ce li ha&#8230; questo non c&#8217;ha i soldi per fare l&#8217;intervento della discarica. Sono riusciti a partire adesso con quattro lavori del cazzo&#8230; no? E non la finiremo in tempo in ogni caso, perché è ovvio se si è partiti con un anno e mezzo di ritardo&#8230; Allora, non hai i soldi per finire un affare che è una miniera d&#8217;oro, e non finirà, e andrà in penalità coi lavoratori».</p>
<p>di (g.l.r.)</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=160409&#038;Edizione=9&#038;A=20111118">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Grande successo della manifestazione Mo Basta e naufragio dei commissari</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 08:16:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; La manifestazione del 12 novembre scorso, tenutasi a Crotone per chiedere la fine del commissariamento per l’emergenza rifiuti in Calabria, è stata un successo. Migliaia di persone, in un corteo consapevole e colorato, hanno sfilato per le vie cittadine ed hanno chiesto a gran voce che in Calabria, e in tutte le altre [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; La manifestazione del 12 novembre scorso, tenutasi a Crotone per chiedere la fine del commissariamento per l’emergenza rifiuti in Calabria, è stata un successo. Migliaia di persone, in un corteo consapevole e colorato, hanno sfilato per le vie cittadine ed hanno chiesto a gran voce che in Calabria, e in tutte le altre regioni d’Italia dove è stata commissariata la cosiddetta democrazia, si ritorni alla normalità.<span id="more-21756"></span></p>
<p>Cittadini, associazioni e Sindaci, provenienti dalle varie realtà calabresi, si sono ritrovati insieme per voltare pagina, chiudendo la vergognosa epoca della proclamata emergenza rivelatasi, in definitiva, utile soltanto a devastare il territorio, sperperare denaro pubblico e costruire la fortuna delle &#8216;ndrine. </p>
<p>La commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, l&#8217;ennesima, aveva già dato un segnale chiaro al riguardo. Ora anche la procura di Catanzaro attesta ciò che abbiamo ribadito chiaramente sabato scorso e ciò che i comitati cittadini dicono da anni: l&#8217;ufficio del commissariamento e l&#8217;intera gestione dei rifiuti in Calabria sono mezzi con cui tutelare enormi interessi particolari a scapito dei territori e della salute dei calabresi. </p>
<p>La richiesta di interdizione del commissario Melandri e dei suoi tecnici, nonché il coinvolgimento dell&#8217;ex sub-commissario e attuale assessore regionale all&#8217;ambiente Pugliano, arrivano a seguito di un&#8217;inchiesta che rivela solo la punta dell&#8217;iceberg delle illegalità e dei disastri perpetrati in questi anni. </p>
<p>Vogliamo ricordare alla procura che ai tempi in cui Pugliano era sub-commissario, meno di un anno fa, il commissario in carica si chiamava Giuseppe Scopelliti, ma a noi, più della verità giudiziaria, interessa la verità e la soluzione politica di questa faccenda. </p>
<p>Ecco perché abbiamo chiesto, prima della manifestazione, le dimissioni al commissario Melandri, all&#8217;assessore Pugliano ed al Governatore-Commissario Scopelliti, non fosse altro per la loro palese incapacità (o poco interesse) nel risolvere il problema. </p>
<p>Ora che, aldilà delle vicissitudini giudiziarie, restano sia il problema che le responsabilità politiche, pretendiamo che Pugliano e Scopelliti non si azzardino a richiedere la proroga del commissariamento per un altro anno e, dignitosamente, si dimettano. </p>
<p>Qualora il Governatore-Commissario avesse la faccia tosta di non farlo, chiameremo in causa direttamente il neo-premier Monti, il quale avrà l&#8217;ultima parola sulla proroga dell&#8217;emergenza: nessuno si prenda la responsabilità di continuare a vessare la nostra terra. </p>
<p>Per raggiungere questi obiettivi, la Rete per la Difesa del Territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221; organizzerà nei prossimi giorni iniziative forti che raccolgano la meritata attenzione su questo scandalo politico per  ottenere solo il primo risultato: la fine del commissariamento per l&#8217;emergenza rifiuti non è che il primo passo verso l&#8217;obiettivo reale, ossia la gestione pubblica e partecipata del ciclo dei rifiuti.</p>
<p>Rete per la difesa del territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221;</p>
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		<title>Calabria, tensione dopo la tempesta &#8211; Gli amministratori denunciano: sono spariti i soldi per gestire l’emergenza &#8211; Passata senza danni la prima allerta meteo nel territorio regionale</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 09:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Sfasciume pendulo sul mare. L’espressione poetica accompagna da secoli il terrore dell’imminente. In Calabria sono alle spalle dieci giorni di allerta meteo a singhiozzo, ed è filato tutto liscio o quasi. Il sole splende su quasi tutto il territorio da un paio di giorni, anche se il freddo comincia ad insediare la notte. Tiene banco, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sfasciume pendulo sul mare. L’espressione poetica accompagna da secoli il terrore dell’imminente. In Calabria sono alle spalle dieci giorni di allerta meteo a singhiozzo, ed è filato tutto liscio o quasi. Il sole splende su quasi tutto il territorio da un paio di giorni, anche se il freddo comincia ad insediare la notte. Tiene banco, a primo pericolo scampato, la polemica istituzionale sulla difesa del territorio, sulle cui condizioni è presto detto. <span id="more-21716"></span></p>
<p>Moltissimi posti, alla beckettiana attesa di autostrade e statali hanno sostituito l’ansia per le strade comunali e provinciali che nei passati inverni sono state ingoiate dal dissesto idrogeologico. Molte popolazioni sono a concreto rischio di isolamento per l’inverno, ma nessuno ci mette i soldi per evitarlo.</p>
<p>Pochi giorni fa da una pattuglia di parlamentari calabresi è partita l’interrogazione al ’precario’ Ministero di Stefania Prestigiacomo. In soldoni chiedeva, attestato che un rapporto commissionato dal governo parla del cento per cento dei comuni calabresi a rischio di dissesto idrogeologico, quali fossero le iniziative del governo per tutelare la Calabria e con quanti soldi si intendesse coprirle. </p>
<p>La frana politica ha travolto anche questa domanda, che sembrava tutt’altro che peregrina, dando un’occhiata al carteggio di questi giorni fra le massime istituzioni locali.</p>
<p>Il Presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, ha per esempio scritto al governatore regionale Giuseppe Scopelliti denunciando una situazione critica. Secondo Oliverio a fronte di danni che negli ultimi anni ammontano a quasi 900 milioni, “irrisorie sono state le risorse destinate dallo Stato centrale per realizzare le necessarie opere; persino gli interventi occorrenti per le somme urgenze non sono stati coperti e gli impegni assunti nei momenti di maggiore crisi ed emergenza non sono stati mantenuti e i Sindaci e gli amministratori locali, comprese le Amministrazioni Provinciali, sono stati lasciati soli a fronteggiare con i loro scarsi mezzi le situazioni gravi venutesi a creare”.</p>
<p>Situazioni delicate sotto diversi punti di vista, il primo dei quali è prettamente legato alla pubblica incolumità, ma non solo. Ovvio che, se non si riescono a fare gli interventi previsti nei Piani stilati in questi anni (sistemazione idrogeologica, regimazione delle acque e sistemazione idraulica dei fiumi e dei torrenti, consolidamento dei versanti interessati da fenomeni franosi, ripristino della viabilità e di sistemazione della costa nei tratti più esposti ed a rischio di erosione), si va incontro a grossi pericoli. </p>
<p>Ancor più ovvio è che se a meno di farle non si può, e i soldi non ci sono, ci si espone ad una situazione finanziaria precaria almeno quanto le montagne inzuppate d’acqua. </p>
<p>Rende infatti ancora noto il presidente della Provincia cosentina, fra le più grandi del Paese, che “numerosi Comuni sono esposti ad azioni ingiuntive da parte delle imprese che hanno realizzato interventi per far fronte ad emergenze e sono creditrici nei confronti delle amministrazioni locali”. Situazione che in un contesto particolarmente depresso economicamente apre più di una questione sociale.</p>
<p>Tuttavia la questione costituisce anche un problema normativo, il problema del trasferimento delle competenze, che troppo spesso gli enti locali hanno tradotto in ’scarico di responsabilità’. Ci viene ancora in aiuto la lettera scritta per Scopelliti, nella quale lo scrivente Oliverio annuncia che il suo ente non può “continuare ad assumere la responsabilità di funzioni che non è nelle condizioni di esercitare per la totale mancanza di risorse che la Regione continua a non trasferire. Persino le scarsissime risorse annunciate, 326mila euro per il 2010, non sono ancora state trasferite. Che dire poi del 2011, anno in corso, per il quale non è stata neanche annunciata una somma, seppure esigua”.</p>
<p>Una situazione di forte imbarazzo, soprattutto se lo si somma al quadro nazionale che ha visto, all’indomani del disastro nelle Cinque Terre, l’amara ammissione del ministro Prestigiacomo sulle sorti del suo piano straordinario. Prevedeva 2 miliardi e 21 milioni di euro finanziati già da due anni in parte con fondi nazionali (un miliardo 92 milioni) e in parte con risorse regionali (928 milioni). </p>
<p>Per la Calabria erano 220 milioni, ma a quanto pare è tutto su una lettera morta, come le decine di cittadini che, complice l’abusivismo e l’incuria, sono stati uccisi da fenomeni di dissesto idrogeologico, dalla terra che cede sotto i colpi dell’acqua.</p>
<p>Una stagione politica intanto è finita, e se ne apre a fatica un’altra. Nelle case famiglie intere che guardano a mercati e finanza, davanti alle porte pochi uomini che invece scrutano pensierosi le montagne.</p>
<p>di S. Alfredo Sprovieri </p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.lindro.it/Calabria-tensione-dopo-la-tempesta,4447#.TsOHnD3iG0s">www.lindro.it</a></p>
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		<title>Discariche ed ecomafie, la Calabria fa il pieno &#8211; Emergenza commissariata da 15 anni, bonifiche fantasma, scorie tossiche sepolte abusivamente &#8211; A Crotone l&#8217;industrializzazione ha lasciato solo scorie e veleni. Mai bonificati &#8211; E&#8217; in arrivo una visita della commissione Ambiente del Parlamento europeo</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 10:44:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; I rifiuti, metafora della crisi globale. Se smaltiti correttamente, potrebbero servire a distribuire reddito e ricchezza. Ma alle ecomafie conviene l&#8217;emergenza senza fine. I profitti aumentano. E a lucrare sono in pochi. Gli amministratori locali, spesso conniventi, continuano ad aprire nuove discariche. Così devastano interi territori e appestano esasperate popolazioni. Per rompere questo [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; I rifiuti, metafora della crisi globale. Se smaltiti correttamente, potrebbero servire a distribuire reddito e ricchezza. Ma alle ecomafie conviene l&#8217;emergenza senza fine. I profitti aumentano. E a lucrare sono in pochi. Gli amministratori locali, spesso conniventi, continuano ad aprire nuove discariche. Così devastano interi territori e appestano esasperate popolazioni. <span id="more-21686"></span></p>
<p>Per rompere questo perverso giocattolo la Rete Difesa Territorio &#8220;F. Nisticò&#8221; a Crotone ha chiamato tutti a manifestare. Parole d&#8217;ordine: «Fine del commissariamento all&#8217;emergenza rifiuti», che in Calabria viene prorogato oramai da 15 anni, e «Basta con le bonifiche fantasma». Il corteo ha attraversato i tanti luoghi in cui si sono consumati i peggiori crimini contro le persone e l&#8217;ambiente. </p>
<p><strong>Il &#8220;Commissario Monnezza&#8221;</strong></p>
<p>Crotone è simbolo di un Mezzogiorno violentato da rifiuti tossici, urbani e industriali. Nel centro di Napoli, invece, la situazione sembra tornata ad una calma apparente, grazie alla via di fuga in Olanda dove pare che l&#8217;immondizia sia due volte fruttuosa. Prima gli olandesi incassano soldi per prenderla in consegna. Dopo aprono i sacchi, la differenziano e in parte ne rivendono il contenuto da avviare al riciclo. </p>
<p>E pensare che basta affacciarsi nella periferia campana per incontrare intere comunità che vivono ogni giorno il dilemma se abbandonare le loro case o far crescere i figli in aree contaminate! Lo sanno bene sia gli abitanti di Chiaiano e Marano sia quelli del comitato di Mugnano che pochi giorni fa sono stati sgomberati con la forza dalla celere. </p>
<p>Avevano occupato la sede del consiglio provinciale di Napoli, nel tentativo di bloccare l&#8217;imminente seduta consiliare e chiedere subito la chiusura dell&#8217;invaso di cava del Poligono. Le autorità locali intendono utilizzare un ulteriore sito distante 150 metri da quello già operativo come discarica. </p>
<p>Con la suddivisione della provincia di Napoli in Ambiti Territoriali Ottimali, gruppi di comuni potranno scavare la loro fossa in assoluta indipendenza. In alternativa, riempire quelle già esistenti. Oppure continuare a imbottire le montagne. </p>
<p>Nella ricerca di agili soluzioni, anche la Calabria è all&#8217;avanguardia. Qui negli ultimi anni è stata sperimentata una quarta via&#8230; quella del mare. Dieci giorni fa la procura di Paola, in provincia di Cosenza, ha proceduto con i primi due arresti nell&#8217;ambito di un&#8217;inchiesta sull&#8217;inquinamento di uno dei tratti costieri più belli del Tirreno. </p>
<p>Secondo l&#8217;ipotesi d&#8217;accusa, per diversi anni i responsabili dello smaltimento dei fanghi da depurazione, ne avrebbero scaricato migliaia di tonnellate direttamente in mare. Nonostante alcuni comuni minori abbiano avviato la raccolta differenziata, gli amministratori dei centri urbani più grandi insistono nel progettare inceneritori ed aprire o ampliare discariche. </p>
<p>Di recente a Pianopoli, Rossano e Cassano le popolazioni si sono mobilitate per fermarli. Nel maggio scorso, la relazione della commissione parlamentare sul ciclo di rifiuti, presieduta da Gaetano Pecorella (Pdl), ribadendo la presenza di infiltrazioni mafiose nell&#8217;intero sistema di smaltimento, parlava chiaro: «Sono le società miste, serbatoi di assunzioni clientelari che assorbono mezzi e risorse, a rendere impossibile l&#8217;avvio della raccolta differenziata». </p>
<p>Dal 23 al 25 novembre prossimi, una delegazione della Commissione Envi (ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare) del Parlamento europeo, composta da nove parlamentari, sarà in Calabria. Incontrerà le autorità locali e giudiziarie per fare il punto della situazione. </p>
<p>Al termine della tre giorni visiterà le cantine di Cirò. Nel buon vino, l&#8217;oblio. I maligni sostengono che così gli accompagnatori locali proveranno a far dimenticare ai membri della delegazione europea lo scempio appena visto. </p>
<p>Quasi ovunque, in Italia, il panorama è desolante. Per monitorare la presenza della criminalità organizzata al nord, Libera ha preso in esame i reati di carattere ambientale, i quali, essendo legati appunto al ciclo dei rifiuti, possono rivelare l&#8217;intensità delle attività mafiose. </p>
<p>«Nelle otto regioni del Nord si viaggia a una media di 18 reati al giorno contro l&#8217;ambiente, uno ogni 70 minuti». Sono stati censiti 6.584 illeciti ambientali, con 5.799 persone denunciate o arrestate. Nel ciclo dei rifiuti nelle regioni del Nord gli illeciti sono 1.699, pari al 28% del totale nazionale. </p>
<p>E al centro? Emblematico il caso della Capitale, anch&#8217;essa commissariata nella gestione dello smaltimento dei rifiuti. </p>
<p><strong>Una perfetta sconosciuta</strong></p>
<p>«A Genova i corsi d&#8217;acqua sono stati cementificati, canalizzati e tombati, cioè coperti, nascosti» denunciava il Wwf nelle ore successive all&#8217;alluvione. Perché un fatto è certo: alla base di tali catastrofi ci sono l&#8217;incuria dei territori, l&#8217;assenza di controlli su costruzioni e speculazioni edilizie, l&#8217;erosione dei suoli. C&#8217;è poi un vero e proprio scandalo, quello delle bonifiche incompiute. </p>
<p>Nonostante l&#8217;entrata in vigore nel 1999 di una legge nazionale sui siti da bonificare, nonostante l&#8217;approvazione nel 2001 di un Programma nazionale con 50 aree prioritarie su cui intervenire, poco o niente è stato fatto. E il disastro lo percepisci andando in giro per l&#8217;Italia. </p>
<p>L&#8217;amianto dei poli industriali che producevano l&#8217;eternit a Casale Monferrato, Bagnoli, Broni o Bari, e quello delle cave da cui veniva estratto a Balangero ed Emarese. I policlorobinefili a Brescia, gli Ipa nelle acque sotterranee di Falconara Marittima, l&#8217;etilene di Gela, i fanghi al mercurio di Brindisi, il benzene nell&#8217;aria di Piombino, i metalli derivanti dalle vecchie lavorazioni della cokeria di Massa, i solventi organoalogenati della basse valle del Chienti e, poi, la diossina a Pitelli e Marghera e le ferriti di zinco a Crotone. </p>
<p>E, ancora, il mercurio scaricato a mare a Priolo e nella laguna di Grado, il cadmio nel suolo e nel sottosuolo di Livorno, il Ddt nel lago Maggiore. È davvero lungo (ed impressionante) l&#8217;elenco dei veleni che inquinano le 50 aree censite nel Programma nazionale: 154 mila ettari di territorio contaminato, di cui la metà a Casale Monferrato, circa 15 mila nel litorale domitio-flegreo e nell&#8217;agro aversano, 5800 a Brindisi e 3500 a Marghera. </p>
<p>I rifiuti, non solo industriali, all&#8217;origine delle contaminazioni (scorie da fonderie, sali da rifusione di alluminio, fanghi, oli esausti, melme acide, ceneri leggere da incenerimento, pesticidi, fumi della siderurgia, per citarne alcuni) richiederebbero interventi complessi. </p>
<p>Anche per la quantità: si va dai 7 milioni di metri cubi cubi di sedimenti contaminati da dragare in laguna a Venezia al milione di metri cubi di rifiuti da rimuovere nelle 110 discariche abusive del frusinate, dai 300 mila metri cubi dell&#8217;area intorno ai fiumi Saline e Alento in Abruzzo ai 600 mila metri cubi di terreni contaminati da Ddt, arsenico e mercurio di Pieve Vergonte in Piemonte, passando per le gigantesche emissioni di monossido di carbonio dell&#8217;Ilva di Taranto che da sola produce il 70% di quelle nazionali e il 10% di quelle europee. </p>
<p>Con rischi sanitari gravissimi come i sarcomi molli di Mantova nei pressi dell&#8217;inceneritore ex Enichem, le malformazioni congenite nel triangolo Augusta-Priolo-Melilli e il mesotelioma pleurico degli abitanti di Biancavilla nel catanese.</p>
<p><strong>I furbetti della bonifica</strong></p>
<p>Eppure, un serio piano di bonifica e decontaminazione dei suoli non è stato mai avviato. «È spesso mancato un cronoprogramma con dotazioni finanziarie certe, legate a dettagliate caratterizzazioni delle aree» ci spiega Silvio Greco, biologo marino, già direttore scientifico dell&#8217;Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica applicata al Mare ed ex assessore calabrese all&#8217;Ambiente. </p>
<p>Anzi, qualche volta si è trattato di bonifiche farsa, di operazioni truffaldine. Come, guarda caso, a due passi da Genova, tra Cogoleto ed Arenzano. Nell&#8217;area dello stabilimento Stoppani, oggetto di una bonifica a spese dell&#8217;Unione europea, si è rivelato una bufala il cosiddetto piano Envireg risalente al 1997, nonostante gli annunci roboanti di politici ed amministratori. </p>
<p>Nello scorso aprile la Corte dei Conti ha chiuso il capitolo condannando al risarcimento dei danni erariali due dirigenti aziendali e tre funzionari regionali che chiusero gli occhi laddove, di fronte al disastro ambientale di cui erano testimoni, avrebbero dovuto tenerli ben aperti. Tutti costoro dovranno restituire allo Stato poco più di un milione di euro «per aver fatto figurare la bonifica di 11 mila tonnellate di terreni al cromo esavalente in realtà mai trattate». </p>
<p>Ancor più inquietante, come stigmatizzato più volte da Legambiente nei Rapporti Ecomafia, è quanto emerge da diverse indagini giudiziarie circa le rotte di smaltimento illecito dei rifiuti e delle terre contaminate provenienti da interventi di bonifica. Come i 52 mila metri cubi di terre scavate dal sito chimico di Mantova per realizzare la centrale turbogas di Enipower, mischiate ad altri materiali e, poi, smaltite illegalmente nel Polesine. </p>
<p>E dire che, come accade in altri Paesi, il risanamento ambientale sarebbe un importante volano occupazionale. Si creerebbero nuove professionalità e posti di lavoro, costituendo nuovi impianti di trattamento per le bonifiche, potenziando il sistema dei controlli ambientali, risanando e riconvertendo decine di migliaia di ettari di suoli. </p>
<p>Sogni, utopie, chimere, in quest&#8217;Italia dove (a destra e sinistra) la questione ambientale è vista come un ingombro o poco più. Prendiamo ancora il caso di Crotone. Dove l&#8217;industrializzazione ha lasciato in eredità solo scorie e veleni, impianti abbandonati e rifiuti tossici impastati nei mattoni delle scuole. </p>
<p>La bonifica (a parole) qui tutti la cercano, ma ancora nessuno l&#8217;ha vista. Colpa di un&#8217;imbarazzante giunta regionale, guidata da Peppe Scopelliti (Pdl), ma anche di una pessima giunta comunale (dal Pd al Pdci) e di un sindaco, Peppino Vallone (Pd), che da 6 anni hanno solo promesso e mai mantenuto. Nonostante una valanga di soldi stanziata e scomparsa chissà dove. </p>
<p>«Il caso Crotone è emblematico &#8211; continua Greco &#8211; perché ancora oggi non si sa con esattezza il livello di contaminazione raggiunto e non esiste un registro dei tumori che accerti l&#8217;incidenza dell&#8217;inquinamento sulla popolazione. La tombatura, proposta dall&#8217;Eni per chiudere la pratica, è davvero inaccettabile in quanto umilia un intero territorio». </p>
<p>E proprio in questi luoghi cari a Pitagora che oggi scenderanno in piazza migliaia di persone dalla Calabria e da tutta la penisola. Per gridare, in quella che era una volta l&#8217;ex Stalingrado d&#8217;Italia ed oggi un cimitero industriale, «Adesso basta!».</p>
<p>di CLAUDIO DIONESALVI, SILVIO MESSINETTI </p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/ricerca/nocache/1/manip2n1/20111112/manip2pg/07/manip2pz/313215/manip2r1/Calabria/">ilmanifesto.it</a></p>
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		<title>Legambiente, allarme sui rischi del multisala di Zumpano &#8211; Ennesimo caso di malsana gestione del territorio, a rischio l&#8217;incolumità delle persone</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/11/10/legambiente-allarme-sui-rischi-del-multisala-zumpano-ennesimo-caso-malsana-gestione-del-territorio-rischio-lincolumita-delle-persone/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 10:07:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Mentre la Liguria e la Toscana piangono le vittime dell’ennesimo dissesto idrogeologico, l&#8217;Italia intera si chiede come si è arrivati a questa condizione, e quale sarà il futuro del territorio del paese; in provincia di Cosenza, a Zumpano, si inaugura un Centro Multisala Cinema in un&#8217;area ad alto rischio idrogeologico (classificazione R4 del [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Mentre la Liguria e la Toscana piangono le vittime dell’ennesimo dissesto idrogeologico, l&#8217;Italia intera si chiede come si è arrivati a questa condizione, e quale sarà il futuro del territorio del paese; in provincia di Cosenza, a Zumpano, si inaugura un Centro Multisala Cinema in un&#8217;area ad alto rischio idrogeologico (classificazione R4 del PAI). “E&#8217; singolare aver pensato – afferma Francesco Falcone, neo Presidente di Legambiente Calabria &#8211; di realizzare tale infrastruttura di servizio in un’area ad alto rischio, ponendo ad eventuale repentaglio l’incolumità di centinaia di persone<span id="more-21628"></span>, a pochi metri da un supermercato che quasi un anno fa è stato distrutto parzialmente da una frana, e che evidentemente non ha portato nessuno dei soggetti istituzionali preposti ad impedirne o verificarne la realizzazione come se nulla fosse accaduto”.</p>
<p>La cittadella commerciale di Zumpano è un ennesimo caso di sistema di gestione del territorio che non tiene conto del contesto geologico in cui insiste una struttura realizzata nelle immediate vicinanze del fiume Crati (il principale corso d&#8217;acqua della Calabria) e sotto una collina argillosa, che ad ogni pioggia registra movimenti franosi. </p>
<p>Per queste peculiarità nel 2001 il P.A.I. ha classificato l&#8217;area ad altissimo rischio franoso per quanto riguarda la parte collinare e a rischio alluvione per la vicinanza con il Crati.</p>
<p>“Purtroppo quella di Zumpano – continua Falcone &#8211; non è un caso isolato di malsana gestione del territorio in provincia di Cosenza, che vede gran parte dell&#8217;area urbana aggredita da una cementificazione selvaggia, troppo spessa avallata da permessi e concessioni edilizie discutibili. A Rende nell’alveo del fiume Emoli presso la SS 19 in Via Volta, si sta realizzando un fabbricato condominiale di 10 piani”.</p>
<p>A difesa dell’immobile sull’argine destro del fiume sono stati posizionati dei blocchi di calcestruzzo che dovrebbero deviare il corso del fiume e difendere in caso di piena il fabbricato. E&#8217; facile prevedere il danno che simile realizzazione può causare per effetto di una pioggia ingente al normale deflusso dell’acqua fluviale. </p>
<p>E&#8217; altresì immaginabile che un&#8217;abbondante pioggia garantisca l&#8217;esondazione dello stesso fiume con le risapute conseguenze che anche i non addetti ai lavori conoscono: devastazioni, esondazioni danni a cose.</p>
<p>Il Circolo di Legambiente Cosenza denuncia la devastazione del territorio, l’aggressione ai fiumi, la messa in pericolo delle vite umane ed i danni che potrebbero scaturire se tutto continua a permanere nello stato attuale: non vigilanza del territorio, non rispetto delle normative nazionali e regionali in materia urbanistica, silenzio e compiacenza delle istituzioni verso le lobby del cemento.</p>
<p>Giuseppe Veltri<br />
Legambiente Cosenza</p>
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		<title>Cutro e la depurazione inesistente</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 10:53:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CUTRO (KR) &#8211; Narra la leggenda che Eugenio Montale, ammirando il panorama dei calanchi cutresi, fu indotto a parafrasare un suo celebre verso: “un paesaggio tra il lunare e l’irreale”, disse il grande poeta. Quanto stiamo per dirvi, pur riguardando i calanchi, è invece molto terreno e reale e con la poesia non ha nulla [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CUTRO (KR) &#8211; Narra la leggenda che Eugenio Montale, ammirando il panorama dei calanchi cutresi, fu indotto a parafrasare un suo celebre verso: “un paesaggio tra il lunare e l’irreale”, disse il grande poeta. Quanto stiamo per dirvi, pur riguardando i calanchi, è invece molto terreno e reale e con la poesia non ha nulla da spartire. Tutto è nato dal nostro servizio della scorsa estate sul depuratore di Botricello: da allora, sussurri e grida pure autorevoli ci invitavano a prestare attenzione anche a casa nostra.<span id="more-21605"></span> </p>
<p>Un certo sospetto, a dir la verità, lo indusse indirettamente l’atteggiamento dell’assessore all’Ambiente Carletto Squillace, prontissimo a levare i suoi scudi per proteggere la fauna della Foce del Neto e di Giammiglione, gli eucalipti di Villa Margherita o gli utenti bistrattati dalle Ferrovie dello Stato, ma insolitamente muto in quell’occasione tanto da destare tanto scalpore.</p>
<p>Insomma, la domanda è nata spontanea: ma Cutro dove scarica? Così siamo partiti alla ricerca di una risposta fondata sui fatti. </p>
<p>Il depuratore di Cutro è situato nei pressi della Stazione di S. Leonardo, in località Rombolò. E’ di costruzione relativamente recente ed è dimensionato per servire l’intero territorio. Scarica nel torrente Dragone, a poco più di un paio di chilometri in linea d’aria dal mare. </p>
<p>Il letto del torrente è un canneto inestricabile e il tubo di scarico è inaccessibile. Durante il nostro sopralluogo l’impianto era operativo. L’iter di autorizzazione allo scarico, regolarmente richiesta, è in ancora in itinere. </p>
<p>Voci sempre più insistenti ci invitavano però ad andare a monte: “Il depuratore di Rombolò funziona &#8211; ci dicevano &#8211; ma serve solo la zona a mare, compresa Praialonga”. Già, Praialonga: al ridente villaggio ricadente nel territorio di Isola forniamo gentilmente acqua e servizio di depurazione, ma ci piacerebbe anche sapere in cambio di cosa. Se qualche condomino del villaggio è in ascolto sa dove trovarci. </p>
<p>Torniamo a monte, e sappiamo che nel corso dell’ultimo decennio è stato completato l’anello che attraversa l’intero centro abitato e dovrebbe raccogliere tutti gli scarichi fognari per convogliarli al depuratore di Rombolò. Dovrebbe, perché in realtà l’opera non è stata mai completata. </p>
<p>Qualcuno dice che manca l’ultimo tratto di collettamento, altri dicono che tutti i tubi sono collegati ma manca l’impianto elettrico che faccia funzionare l’intero sistema; e le pompe di sollevamento, di grande valore, intanto si stanno arrugginendo. </p>
<p>Nel ginepraio di informazioni e suggerimenti procediamo con le verifiche in loco, anche aiutati dai miracoli di Google Maps. </p>
<p>Il collegamento a Rombolò. Il tubo che collega il centro abitato al depuratore di Rombolò c’è &#8211; almeno sino all’altezza degli impianti industriali della strada per S. Leonardo &#8211; ma è perfettamente asciutto e al momento è solo un’ottima tana per le vipere. </p>
<p>Non sappiamo con precisione per quale reale ragione, ma la cosa certa è che gli scarichi del capoluogo non arrivano al depuratore. Le solite malelingue bisbigliano che qualcuno, nella zona a mare, si è messo di traverso per favorire gli abitanti e le attività del litorale. Che malelingue&#8230;</p>
<p>Gli impianti industriali dovrebbero invece essere serviti dal depuratore appositamente costruito nella zona industriale, ma questa è tutta un’altra storia che presto conoscerete. </p>
<p>Il depuratore fantasma. Nella contrada Mascino c’è un depuratore costruito negli anni Ottanta che di fatto non è mai entrato in funzione. Le fogne della zona, almeno quelle allacciate alla condotta pubblica, scaricano in quella direzione ma il tubo di collegamento è rotto e scarica a cielo aperto una parte dei liquami che comunque vi sono diretti. </p>
<p>Per caduta qualcosa arriva anche agli impianti e lì stazionano e sversano, in attesa che in un sussulto di responsabilità qualcuno ponga fine a questa situazione disastrosa. Da qui scende un torrente che a metà del suo percorso incrocia&#8230;</p>
<p>Il fiume per Rosito. Sulla provinciale per Rosito, appena sotto l’abitato, fa bella mostra di sé un fiume putrido di acque reflue, probabilmente miscelate con acqua sorgiva. Proviene dal vecchio mattatoio di via Ponte, il luogo più basso della città, passa sotto un pontino attraversato ogni giorno da ignari automobilisti e si incunea tra i calanchi seguendo un fossato naturale che costeggia i campi coltivati. Al termine di un lungo e sinuoso percorso il torrente sfocia nel ramo dell’Esaro che volge a meridione (e dalle con la poesia&#8230;). </p>
<p>La vergogna sul versante nord. Pensavamo di avere già visto abbastanza per i nostri gusti, ma non sapevamo che il peggio doveva ancora venire. Il versante nord dell’altopiano cutrese è quello a cui, con scientifica precisione, è stato riservato il peggiore trattamento. </p>
<p>All’altezza del rione Unrra-Casas, appena dietro le abitazioni costruite ai margini del versante, c’è un grosso pozzetto in cemento armato che raccoglie i reflui. Da qui parte un tubo che scende a valle e a “congrua” distanza scarica a cielo aperto per finire nell’Esaro dopo aver adeguatamente irrorato i terreni circostanti. </p>
<p>Procedendo verso ovest, ecco l’orrore. Ci parlavano di un impianto di scarico costruito a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 e posta all’altezza del rione S.Stefano. Risalendo l’Esaro e attratti dall’inconfondibile tanfo l’abbiamo trovato. E le foto che pubblichiamo non hanno bisogno di molti commenti. </p>
<p>Qui si tratta di reflui allo stato puro (a Cutro non pioveva da quattro giorni) e la portata è tale che è facile immaginare che gran parte delle fognature cittadine siano dirette lì. Quando scaricate lo sciacquone, quando lavate i vostri panni, tutto va a finire in questa vergognosa cascata di reflui non depurati che scarica a cielo aperto e a fondo valle finisce in un torrente che costeggia la strada ferrata e altro non è che il ramo principale dell’Esaro. </p>
<p>Insomma, alla fine anche Cutro dà il suo concreto e proporzionale contributo all’inquinamento del fiume già vittima dei più imponenti scarichi crotonesi. In questo campo il federalismo funziona già alla grande. La presenza di carcasse di auto, peraltro, dà una precisa idea &#8211; oltre che delle dimensioni di quell’opera immonda &#8211; di come quella zona sia ampiamente riconosciuta come area di scarico. </p>
<p>di Marco Ciconte</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcrotonese.it/notizia.asp?IDNotizia=19946&#038;IDCategoria=2">ilcrotonese.it</a></p>
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