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	<title>Calabria Notizie &#187; ambiente</title>
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	<description>Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</description>
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		<title>L&#8217;inchiesta &#8220;Acqua sporca&#8221;: l&#8217;esasperazione senza fine dei cittadini &#8211; La prima denuncia risale al luglio del 2009 e da allora le proteste degli utenti sono rimbalzate da un ufficio all&#8217;altro &#8211; Analisi effettuate in modo saltuario, documentazione carente, verifiche e controlli insufficienti</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/18/linchiesta-acqua-sporca-lesasperazione-senza-fine-dei-cittadini-prima-denuncia-risale-luglio-del-2009-allora-proteste-degli-utenti-sono-rimbalzate-ufficio-allaltro/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 09:04:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Era il luglio del 2009 quando un cittadino di Piscopio denunciava la fuoriuscita dal rubinetto della propria abitazione di acqua scura e maleodorante. Iniziava così l&#8217;attività di controllo dei Nas. Al contempo, l&#8217;acquisizione da parte dei carabinieri della documentazione fornita dall&#8217;Asp vibonese faceva emergere una non conformità dal punto di vista microbiologico [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Era il luglio del 2009 quando un cittadino di Piscopio denunciava la fuoriuscita dal rubinetto della propria abitazione di acqua scura e maleodorante. Iniziava così l&#8217;attività di controllo dei Nas. Al contempo, l&#8217;acquisizione da parte dei carabinieri della documentazione fornita dall&#8217;Asp vibonese faceva emergere una non conformità dal punto di vista microbiologico dei campioni di acqua prelevati il 20 aprile 2009 dalla fontana pubblica della zona &#8220;Calvario&#8221; di Piscopio. <span id="more-23169"></span></p>
<p>Emergeva poi che sino al luglio 2009 l&#8217;ufficio &#8220;Igiene e sanità pubblica&#8221; dell&#8217;Asp non aveva espletato alcun prelievo, mentre dalla documentazione trasmessa dall&#8217;Asp ai carabinieri saltava subito in evidenza la mancanza dei referti analitici relativi ai mesi di gennaio e luglio 2009 riguardo le analisi chimiche.</p>
<p>Stando alla ricostruzione degli inquirenti, alla richiesta di chiarimenti su tale mancanze, il direttore del dipartimento dell&#8217;Asp, Cesare Pasqua, aveva riferito che non era stato possibile trasmettere le analisi richieste in quanto in quei mesi il campionamento non era stato effettuato. Il dottore Pasqua riferiva inoltre che l&#8217;Asp aveva effettuato nel 2009 i campionamenti di acqua potabile sull&#8217;intero territorio provinciale secondo un calendario che non prevedeva il controllo di routine tutti i mesi. </p>
<p>«Già in questa prima occasione – evidenzia il pm Michele Sirgiovanni – emergevano quindi delle carenze nell&#8217;attività di monitoraggio di tutte le sostanze prescritte nei controlli di verifica da parte dell&#8217;Asp». Intanto, il 5 giugno 2009 il Comune di Vibo invitava la cittadinanza a non utilizzare l&#8217;acqua per usi alimentari, mentre nei giorni successivi palazzo &#8220;Luigi Razza&#8221; comunicava che le analisi espletate insieme alla Sorical confermavano la potabilità dell&#8217;acqua. Gli accertamenti tecnici espletati nel frattempo dai Nas non permettevano però di risalire alla causa dell&#8217;episodio di inquinamento denunciato nel mese di luglio dal cittadino di Piscopio.</p>
<p>L&#8217;inchiesta &#8220;Acqua sporca&#8221;, che vede 26 persone raggiunte da avviso di garanzia, prende invece il via dall&#8217;inquinamento dell&#8217;acqua potabile verificatosi a Vibo il 15 agosto 2010, quando diversi cittadini iniziarono a lamentare la fuoriuscita di acqua marrone e dall&#8217;odore nauseabondo dai rubinetti delle proprie abitazioni. </p>
<p>Scattava quindi una nuova ordinanza del sindaco Nicola D&#8217;Agostino – indagato insieme al suo predecessore Franco Sammarco per erogazione di acqua non potabile – con la quale si vietava nella zona di Vibo-centro l&#8217;uso alimentare e potabile del prezioso liquido. L&#8217;ordinanza scatenava però diverse manifestazioni di protesta da parte dei cittadini (in primis della signora Patrizia Cappelletti) e il Comune provvedeva a chiedere nuove verifiche sulla potabilità dell&#8217;acqua all&#8217;Asp ed alla Sorical, la quale rispondeva che si era verificato un difetto all&#8217;impianto di disinfezione dell&#8217;Alaco. </p>
<p>Giungevano intanto i primi risultati delle analisi chimiche espletate dall&#8217;Arpacal sui campioni di acqua prelevati all&#8217;uscita del serbatoio denominato &#8220;Sopraelevato&#8221; di Vibo che evidenziavano valori di potabilità fuori legge. Stessi risultati anche per i campioni di acqua prelevati nel giugno 2010 a Piscopio, all&#8217;ospedale &#8220;Jazzolino&#8221; e nelle tre Vene, mentre i parametri risultavano conformi solo a Porto Salvo e nella zona di via Giovanni XXIII della città capoluogo, anche se nella stessa si evidenziava un eccesso di ferro.</p>
<p>Gli accertamenti tecnici disposti dalla Procura – in persona del procuratore Mario Spagnuolo e del pm Michele Sirgiovanni – portavano quindi ad accertare una «carenza documentale da parte dell&#8217;Asp giustificata in maniera alquanto inusuale», oltre alla mancanza all&#8217;Asp di Catanzaro, distretto di Soverato, della certificazione attestante la categoria di appartenenza dell&#8217;acqua di superficie del torrente Alaco ed anche la mancanza della documentazione sui piani di controllo e verifica. La stessa Asp catanzarese non sarebbe inoltre stata in grado di accertare quanto richiesto dai Nas sull&#8217;utilizzo dei parassitari nell&#8217;impianto dell&#8217;Alaco.</p>
<p>Il sindaco Nicola D&#8217;Agostino, stando ai rilievi della Procura, non avrebbe poi fornito alcuna risposta ai Nas – nel novembre 2010 – in relazione alla documentazione contenente il giudizio di qualità sulle acque provenienti dall&#8217;Alaco e tale certificazione non sarebbe stata rinvenuta neppure negli uffici della Regione «verosimilmente – conclude la Procura – poichè inesistente».</p>
<p>di Giuseppe Baglivo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=65694&#038;Edizione=11&#038;A=20120518">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Problema Sant&#8217;Anna, balneazione a rischio &#8211; Nella fiumara, che sfocia sulla spiaggia di Bivona, finiscono parte delle fogne del Cancello Rosso, rifiuti e altri materiali raccolti lungo il suo corso &#8211; Eliminate le griglie nessun intervento è stato realizzato per dirottare il carico nella condotta sottomarina</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 09:21:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; A stagione estiva praticamente iniziata si fanno i conti con i problemi legati alla depurazione. Un copione letto e riletto considerato che, puntualmente, ogni anno si prendono impegni, si illustrano progetti, si promettono interventi. Qualche lavoro terra-terra viene poi fatto in extremis, si salva – per modo dire – la balneazione per qualche settimana, tutti stanno zitti e sul problema cala il silenzio. Si riprende a parlarne poi a inizio d&#8217;anno, più o meno. La Sezione turismo di Confindustria, per la verità, quest&#8217;anno è partita in largo anticipo cercando di mettere dei punti fermi, come per la questione dei fanghi.<span id="more-23145"></span> </p>
<p>Inoltre la cessione dell&#8217;Ato con il passaggio di consegne ai Comuni e i progetti della Regione verso un sistema integrato calabrese hanno riproposto prima del tempo qualche interrogativo. A conti fatti, però, le emergenze restano e non c&#8217;è bisogno di guardare lontano perché il problema dei problemi i vibonesi lo hanno in casa e si chiama Sant&#8217;Anna.</p>
<p>Ancora oggi, nonostante i fondi messi a disposizione negli anni – in particolar modo quando assessore regionale all&#8217;Ambiente era Silvio Greco – e nonostante un progetto praticamente &#8220;regalato&#8221; al Comune dal Consorzio industriale, la situazione si presenta al quanto critica e, rimanendo così le cose, più di un punto interrogativo penderà sulla balneazione in quanto le acque convogliate dal Sant&#8217;Anna finiranno direttamente in mare.</p>
<p>Negli anni passati a frenare l&#8217;immissione nel mare di Bivona del carico del Sant&#8217;Anna – fiumara che in estate dovrebbe essere asciutta – c&#8217;erano delle griglie. Una delle tante soluzioni tampone, della rosa delle cose da non ripetere ma da risolvere, a cui l&#8217;allora assessore Greco mise mano riuscendo a ottenere, solo per la depurazione del capoluogo, circa otto milioni di euro. Da qui gli interventi progettati e realizzati soprattutto dal Consorzio industriale.</p>
<p>E nella strategia degli interventi il Sant&#8217;Anna rivestiva un ruolo prioritario. Solo che, a oggi, le griglie – che comunque non andavano bene – non ci sono più, ma al tempo stesso nessun intervento è stato realizzato per risolvere, appunto, il problema. In pratica nella fiumara, che sbocca nel mare di Bivona, finisce parte delle acque depurate nell&#8217;impianto della Silica. Questo di per sè non costituirebbe un problema se non fosse per il fatto che nel fosso del Sant&#8217;Anna finiscono anche scarichi fognari, materiali vari e rifiuti ingrossando così il carico che arriva direttamente sulla spiaggia. </p>
<p>Per avere un&#8217;idea basti pensare agli scarichi fognari non collettati del Cancello Rosso che arrivano nella fiumara, le zone di frana che il corso attraversa, i materiali che raccoglie nella sua discesa e i lavori alla foce. Insomma la fiumara Sant&#8217;Anna diventa collettore di inquinamenti vari.</p>
<p>Per venire a capo della matassa c&#8217;era e c&#8217;è un solo intervento da fare: dirottare il carico che arriva alla foce verso la condotta sottomarina. Un intervento realizzabile anche perché i tecnici del Consorzio industriale avevano già progettato il tutto con l&#8217;obiettivo di mettere un punto all&#8217;annosa questione, sollecitando il Comune a intervenire in questa direzione. Ma siamo quasi a giugno e la &#8220;questione Sant&#8217;Anna&#8221; è pronta a esplodere quando ci sarà da fare i conti con la balneazione.</p>
<p>di Marialucia Conistabile</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=65231&#038;Edizione=11&#038;A=20120517">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Pineta, in fondo bastano tre giorni per bonificare quest&#8217;oasi deturpata &#8211; Un gruppo di volontari del Centro polivalente di via Fontana Vecchia ha ripulito 15 mila mq &#8211; «L&#8217;abbiamo fatto perché andava fatto. Ora urge mettere più cassonetti»</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 08:43:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; «L&#8217;abbiamo fatto perché andava fatto. La pineta di Giovino era invivibile, abbandonata, pericolosa finanche per i cani tanti erano i vetri di bottiglia sparsi ovunque, per non dire il resto. Adesso anche quelli che la pineta la attraversano per fare footing ci hanno detto che la differenza si vede, eccome! In fondo basta [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; «L&#8217;abbiamo fatto perché andava fatto. La pineta di Giovino era invivibile, abbandonata, pericolosa finanche per i cani tanti erano i vetri di bottiglia sparsi ovunque, per non dire il resto. Adesso anche quelli che la pineta la attraversano per fare footing ci hanno detto che la differenza si vede, eccome! In fondo basta poco, tra domenica e ieri abbiamo ripulito quasi tutto e oggi ultimeremo l&#8217;opera». Tre giorni di fiatone, di risultati e di soddisfazione. A volerli e a viverli, un gruppo di volontari che frequentano il Centro polivalente di via Fontana vecchia. Armati di rastrelli, sacchi per i rifiuti<span id="more-23069"></span> e tutto l&#8217;occorrente per un &#8220;repulisti&#8221; degno di questo nome, hanno cominciato domenica e proseguito ieri un intervento &#8220;a tappeto&#8221; di pulizia della pineta di Giovino, storico polmone verde del litorale e dell&#8217;intera città.</p>
<p>Evidente che dopo l&#8217;iniziativa messa in campo dall&#8217;ex sindaco Michele Traversa, che in pochi giorni fece ripulire l&#8217;area boschiva, il degrado e l&#8217;inciviltà hanno via via ripreso il sopravvento, disseminando la Pineta di una marea di rifiuti. Da quanto emerso, da un mese a questa parte &#8211; complici forse i pic nic delle recenti festività &#8211; la situazione è più che peggiorata.</p>
<p>«Basterebbe poco per tenere la pineta pulita», commenta una ragazza, convinta componente della pattuglia di volontari che senza altro input che non sia il rispetto per l&#8217;ambiente e l&#8217;amore per la natura, ha realizzato questa «iniziativa autonoma che è anche un incoraggiamento ad avere coscienza civica. In due pomeriggi abbiamo pulito – aggiunge – oltre 15 mila metri quadrati di pineta. E adesso la differenza si nota». </p>
<p>Il punto, viene da aggiungere, è cosa avverrà domani. Tornerà tutto come prima? Certo il senso civico non si acquisisce da un giorno all&#8217;altro, soprattutto se domina il cattivo esempio.</p>
<p>Comunque vada, il gesto dei volontari di via Fontana vecchia testimonia quanto tra i giovani abbondino sensibilità e slanci positivi, forse più che in passato. Il contrario dello stereotipo dei bamboccioni disincantati, cinici e iperconsumisti.</p>
<p>«Abbiamo raccolto finora oltre un quintale di spazzatura, un sacco ogni 20 metro – aggiunge uno dei volontari –, abbiamo trovato plastica di ogni tipo, bicchieri e perfino bottiglie non aperte e ancora piene. Chiediamo alla prossima Amministrazione comunale che collochi più cassonetti in quest&#8217;area, davvero è un peccato avere quest&#8217;angolo di paradiso e vederlo ridotto così». </p>
<p>Come si ricorderà, Traversa appena eletto con una task force di circa cinquanta uomini tra addetti Afor, Catanzaro Servizi e Aimeri organizzò una vasta operazione con l&#8217;obiettivo di liberare l&#8217;area costiera dal degrado e dall&#8217;incuria. Ma a quanto pare la storia si ripete e adesso ad avere la meglio è l&#8217;inciviltà mai sopita. E la tendenza di tanti cittadini a non considerare parte di sé e della propria vita tutto ciò che sta oltre il perimetro di casa.</p>
<p>di Betty Calabretta</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=60359&#038;Edizione=9&#038;A=20120508">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La cittadella energetica si ridimensiona &#8211; L’Amministrazione di Castrolibero fa marcia indietro: la discarica sarà ridotta da 900.000 mc. a 200.000 mc. e si punterà sulla raccolta differenziata</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 13:46:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>CASTROLIBERO (CS) &#8211; Forse avevano ragione le associazioni ambientaliste ed i comitati che seguono e contrastano l’iter della mega discarica dal 2008, anno in cui si firmò il protocollo d’intesa tra Il Comune, la Provincia e la Regione Calabria per avviare una vera e propria bomba ecologica nel centro dell’area urbana ed a poche centinaia [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CASTROLIBERO (CS) &#8211; Forse avevano ragione le associazioni ambientaliste ed i comitati che seguono e contrastano l’iter della mega discarica dal 2008, anno in cui si firmò il protocollo d’intesa tra Il Comune, la Provincia e la Regione Calabria per avviare una vera e propria bomba ecologica nel centro dell’area urbana ed a poche centinaia di metri dal polo scolastico e dalle abitazioni di Castrolibero. Così come avevano ragione sulla necessità che si avviasse con determinazione la raccolta differenziata.<span id="more-22815"></span></p>
<p>Oggi il Sindaco dichiara il ridimensionamento della megadiscarica e della cittadella energetica e l’avvio della raccolta differenziata con l’impegno pubblico di verificarne a  settembre i risultati.<br />
Abbiamo appreso queste novità, l’altra sera, in un blindatissimo convegno organizzato da Cittadinanza attiva, in cui per la verità mancavano i cittadini, alla presenza di componenti dell’associazione carabinieri e di forza dell’ordine: certo che queste associazioni devono fare tanta paura, sebbene le loro uniche armi siano le denunce pubbliche, le azioni di tutela del territorio e di sensibilizzazione verso i cittadini ed il confronto (peraltro sempre negato dalla controparte!) con gli amministratori.</p>
<p>Conosciamo bene ormai le modalità di propaganda dei tanti nostri politici  che si vantano spesso di essere i primi della classe e lanciano sempre stupefacenti progetti, perciò non ci illudiamo sul fatto che alle parole ed ai disegni mirabolanti seguano poi azioni concrete. </p>
<p>In ogni caso, avendo sempre ascoltato discorsi sulla necessità e “modernità” di una megadiscarica da 900.000 mc. al centro dell’area urbana, insieme a quelli sulla utilità della “purificante” cittadella energetica, al pari delle dichiarazioni sull’impossibilità di avviare la raccolta differenziata, prendiamo atto con piacere di questa inversione di tendenza.</p>
<p>Purtroppo,  constatiamo ancora una volta tante contraddizioni. Da una parte si vuol fare la raccolta differenziata mentre si insiste comunque per fare una discarica di rifiuti indifferenziati a poche centinaia di metri da scuole e quartieri residenziali. Poi, visto che c’è la volontà di ridurre la grandezza della discarica  perché  non si riduce pure il progetto della strada cosiddetta “di servizio” (i cui lavori proseguono alacremente tra smembramenti di colline, taglio di ulivi secolari ed interventi per niente leciti) dal costo di circa 3 milioni di euro?  </p>
<p>Infine, perché si punta tutto sulle isole ecologiche, che sono lautamente finanziate dalla regione, senza avviare  il presupposto fondamentale della loro utilità che è rappresentato dalla raccolta porta a porta spinta per tutte le tipologie di rifiuti e non solo per l’umido?</p>
<p>Se nel 2008, ma anche anni prima, qualcuno avesse ascoltato questi strani tipi dei comitati e delle associazioni che rubano spazio e tempo alle proprie famiglie per dedicarsi al bene pubblico, forse oggi saremmo già sulla strada della strategia rifiuti zero:  meno rifiuti, meno discariche,meno inquinamento,  più RD, più riuso e più prodotti riciclati. </p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio &#8220;F. Nisticò&#8221;<br />
Lipu – Rende<br />
No alle Discariche – Castrolibero<br />
RO.MO.RE. &#8211; Rose Montalto Rende</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Inquinamento, sequestrati 13 cantieri &#8211; Vasta operazione degli agenti del Corpo Forestale dello Stato in esecuzione di provvedimenti emessi su richiesta dei procuratori Granieri e Airoma &#8211; Rifiuti di produzione scaricati nei corsi d&#8217;acqua: denunciati gli imprenditori. Ordinanze del gip Branda</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 09:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; La salvaguardia del patrimonio naturale. Un obiettivo primario che la procura cittadina s&#8217;è posto dopo i preoccupanti dati d&#8217;inquinamento rilevati negli ultimi due anni. Dati riferiti ai principali corsi d&#8217;acqua così come ai mari Jonio e Tirreno. I fiumi portano a valle quanto illegittimamente scaricato da aziende e piccoli gruppi industriali. Così la [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; La salvaguardia del patrimonio naturale. Un obiettivo primario che la procura cittadina s&#8217;è posto dopo i preoccupanti dati d&#8217;inquinamento rilevati negli ultimi due anni. Dati riferiti ai principali corsi d&#8217;acqua così come ai mari Jonio e Tirreno. I fiumi portano a valle quanto illegittimamente scaricato da aziende e piccoli gruppi industriali. Così la balneazione diventa in periodo estivo un serio problema, mentre i torrenti stanno lentamente perdendo il loro patrimonio ittico. Decine le denunce di cittadini e associazioni ambientaliste finite, in questi mesi, sul tavolo del procuratore capo, Dario Granieri, e dell&#8217;aggiunto Domenico Airoma.<span id="more-22531"></span> </p>
<p>I due magistrati inquirenti, dopo aver compiuto mirati sopralluoghi, hanno dato al Corpo forestale dello Stato un&#8217;ampia delega d&#8217;indagine per individuare le fonti di inquinamento e verificare l&#8217;illegale utilizzo e sfruttamento di terreni di proprietà demaniale. Il silenzioso lavoro investigativo svolto per mesi ha prodotto sorprendenti risultati.</p>
<p>Oltre dieci ettari di superficie demaniale sono stati infatti posti sotto sequestro e 13 persone, tra cui proprietari di ditte individuali e amministratori di società che si occupano di produzione di materiale inerte, denunciate. Queste le cifre della vasta operazione effettuata per ordine della Procura dagli uomini del colonnello Francsco Curcio. </p>
<p>L&#8217;attività investigativa svolta ha portato alla scoperta di insediamenti industriali lungo l&#8217;asse del fiume Crati realizzati su aree demaniali e senza alcuna autorizzazione. Le società e le ditte individuali finite sotto la lente giudiziaria si trovano nei comuni di Zumpano, Castiglione Cosentino, Rende, S.Pietro, Montalto, Rose e Luzzi. </p>
<p>Oltre all&#8217;occupazione abusiva di aree demaniali, alle ditte e alle società raggiunte dal provvedimento firmato dal gip, Francesco Luigi Branda, è stato contestato di essere sprovviste di autorizzazioni allo scarico di rifiuti reflui provenienti dalla lavorazione e lavaggio degli inerti.</p>
<p>Contestati anche i reati di «deposito incontrollato di rifiuti» provenienti dalle vasche di decantazione e «modifica dello stato dei luoghi». L&#8217;azione investigativa, che si è protratta per diversi mesi e che è terminata ieri mattina, ha visto l&#8217;impiego di personale e mezzi aerei del CFS ed ha portato inoltre al sequestro di sette macchinari per lavaggio degli inerti, sette vasche di decantazione e annesse condutture e un impianto di lavaggio totalmente realizzato su area demaniale.</p>
<p>A palazzo di Giustizia si capisce subito che questo è solo l&#8217;inizio. La necessità di vigilare sull&#8217;immenso patrimonio naturalistico è infatti un precipuo obiettivo della magistratura inquirente particolarmente invogliata in tal senso dall&#8217;aggiunto Domenico Airoma. È stato proprio lui, nei mesi scorsi, a disporre indagini e sequestri – insieme con il pm Giuseppe Casciaro – nell&#8217;area rendese della ex Legnochimica. </p>
<p>I reati ambientali non possono essere infatti considerati come &#8220;minori&#8221; rispetto a forme più aggressive di azione criminale. Sottovalutare o minimizzare equivale, infatti, a distruggere.</p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=26758&#038;Edizione=8&#038;A=20120228">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Rifiuti, l&#8217;impero di Gavioli rischia di crollare sotto i colpi di tre Procure &#8211; Giovedì a Venezia l&#8217;udienza sul fallimento della Enerambiente &#8211; L&#8217;imprenditore che per anni ha gestito il sito di Alli è ancora in carcere dopo il rigetto del ricorso al Tdl</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 07:03:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Le Procure di mezz&#8217;Italia alle calcagna, la storia del &#8220;re dei rifiuti&#8221; e della sua galassia societaria si arricchisce di nuovi capitoli. Sull&#8217;imprenditore veneto Stefano Gavioli, tuttora in carcere per l&#8217;inchiesta condotta dalla Procura catanzarese sulla gestione della discarica di Alli, hanno acceso i riflettori anche Venezia e Napoli. E se la Procura [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Le Procure di mezz&#8217;Italia alle calcagna, la storia del &#8220;re dei rifiuti&#8221; e della sua galassia societaria si arricchisce di nuovi capitoli. Sull&#8217;imprenditore veneto Stefano Gavioli, tuttora in carcere per l&#8217;inchiesta condotta dalla Procura catanzarese sulla gestione della discarica di Alli, hanno acceso i riflettori anche Venezia e Napoli. E se la Procura partenopea ha chiesto di recente il fallimento di una delle sue società, la Enerambiente spa, sulla Laguna è slittato a dopodomani il verdetto sulle sorti della stessa impresa aggiudicataria dei lavori per l&#8217;ampliamento di Alli. L&#8217;udienza inizialmente in programma la settimana scorsa, infatti, è stata rinviata per ragioni tecniche.<span id="more-22414"></span></p>
<p>Anche nell&#8217;inchiesta catanzarese la Enerambiente ricopre un ruolo centrale, perno delle cessioni di società contestate dalla magistratura e oggetto di un maxi-sequestro preventivo di beni per quasi 30 milioni di euro. È inevitabile, dunque, che i fra i tre colli le sorti di Enerambiente vengano seguite con attenzione, anche perché la stessa spa si è aggiudicata tempo fa l&#8217;appalto per l&#8217;ampliamento della discarica di Alli, gestita fino alla rescissione del contratto decisa dal commissario per l&#8217;emergenza rifiuti da un&#8217;altra società del gruppo Gavioli, la Enertech.</p>
<p>La stessa ordinanza di custodia cautelare applicata nei confronti di Gavioli ricostruisce le difficoltà nelle quali si è trovata Enerambiente, contestando il passaggio alla Enertech del contratto per la gestione della discarica di Alli. «La società Enerambiente – si legge nel provvedimento del gip – arbitrariamente si autoescludeva dalla gestione dell&#8217;appalto, avendo ricevuto la notifica di numerosi atti di pignoramento presso terzi da parte di Equitalia spa e di altri creditori a causa, appunto, degli ingenti debiti tributari da cui risultava gravata». Gli stessi debiti pesano adesso nella procedura fallimentare in atto a Venezia ed in quella richiesta dalla Procura di Napoli, nell&#8217;ambito di una cui inchiesta sono finiti in manette altri personaggi coinvolti nell&#8217;indagine catanzarese. D&#8217;altronde il gruppo Gavioli, prima della mazzata giudiziaria, aveva interessi in gran parte del Paese, dalla Calabria alla Campania passando per il Veneto e l&#8217;Abruzzo.</p>
<p>In queste ore è atteso il deposito del provvedimento con il quale il Tribunale del Riesame ha confermato il carcere per Gavioli. Lette le motivazioni, la difesa dell&#8217;imprenditore potrà valutare le prossime mosse. Nel richiedere al gip il provvedimento cautelare, il procuratore Vincenzo Antonio Lombardo e il sostituto Carlo Villani hanno ipotizzato a carico di Gavioli persino il pericolo di fuga. Sapendo delle inchieste nei suoi confronti, infatti, secondo l&#8217;accusa l&#8217;imprenditore sarebbe stato intenzionato a vendere in blocco le partecipazioni societarie, trasferire i relativi introiti in Croazia e quindi andare lui stesso all&#8217;estero. </p>
<p>Nello snocciolare le esigenze cautelari nei confronti degli indagati, il gip osserva che «in diverse telefonate, parlando con vari collaboratori, Gavioli discute delle condizioni di vendita delle sue società, delle modalità con cui trasferire all&#8217;estero i capitali introitati e della sua volontà di lasciare, successivamente, l&#8217;Italia». Gli utili sarebbero finiti in Croazia «attraverso – osserva ancora il magistrato – la società finanziaria Servin, cassaforte estera del gruppo verso la quale sono stati e vengono canalizzati ingenti flussi finanziari».</p>
<p>di (g.l.r.)</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=20139&#038;Edizione=9&#038;A=20120214">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Gelo e neve a febbraio. La stupidità umana è contro (la) natura &#8211; Ormai da diversi giorni l&#8217;Italia è nella morsa del maltempo  &#8211; In un inverno &#8216;asciutto&#8217; e caldo è arrivato improvvisamente un freddo micidiale che sta provocando vittime e disagi nei trasporti. Nelle nostre case, intanto, ci riscaldiamo con il gas importato dall&#8217;estero &#8211; Cosa succederebbe però se per qualche motivo gli approvvigionamenti venissero meno? Non è forse arrivato il momento di abbattere gli sprechi e pensare alla nostra sopravvivenza?</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 09:21:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai sempre più spesso, purtroppo amaramente, mi trovo a riflettere sul fatto che venivamo derisi dagli &#8216;esperti&#8217; quando già oltre venti anni fa parlavamo, tra le altre cose, di solare termico, di coibentazioni delle case, di recupero dell&#8217;acqua piovana. Tristemente ci si ritrova a pensare a tutto questo tempo perso e quindi ora se ne pagano pesanti conseguenze. Un inverno dove non piove e fa caldo, animali e piante che si preparano praticamente alla primavera anticipata e improvvisamente arriva un freddo micidiale che provocherà danni inimmaginabili ad agricoltura e fauna. <span id="more-22331"></span></p>
<p>Ma &#8220;chi se ne frega&#8221;! Tanto noi mangiamo e beviamo plastica, automobili e computer, mica acqua e alimenti. Non abitiamo mica nell&#8217;ambiente, bensì in palazzi, mura, cemento, strade asfaltate e automobili.</p>
<p>Le alluvioni hanno spazzato paesi e vite umane grazie alla cementificazione e abbiamo capito così bene la lezione che continuiamo a costruire senza freno alcuno. La dittatura del petrolio ci ha regalato la paralisi del paese grazie allo sciopero dei Tir. L&#8217;effetto serra ci regala una siccità invernale incredibile e adesso ci regala un inverno polare.</p>
<p>Potremmo sostituire direttamente politici e lacchè vari con pompieri e protezione civile stabili al parlamento, tanto ormai si passa solo da una emergenza all&#8217;altra e visto che i politici non si preoccupano minimamente delle basi dell&#8217;esistenza delle persone, non si capisce cosa ci stiano a fare se non per i loro interessi personali e per gli interessi dei gruppi finanziari, economici e religiosi che rappresentano.</p>
<p>Ma visto che ritengo sia fondamentale il reale benessere e la salvaguardia delle persone, esaminiamo nel concreto quello che potrebbe succedere in una situazione come quella attuale di un inverno del tutto fuori dalla norma.</p>
<p>Moltissimi impianti di riscaldamento sono alimentati a gas, che ha sostituito spesso il gasolio e gli altri combustibili. Siamo fortemente legati a questa fonte non rinnovabile che ovviamente, grazie alla nostra proverbiale lungimiranza, importiamo dall&#8217;estero. In questi giorni è presente sui giornali una pubblicità della Snam, in cui si vede l&#8217;Italia e una serie di lacci che arrivano dall&#8217;esterno e la connettono: sono le flebo di gas che ci tengono in vita. Abbiamo già visto in passato che siamo ostaggio di personaggi e Stati sempre pronti con la mano sul rubinetto a dettare condizioni e prezzi.</p>
<p>Teniamo presente che il gas importato non ci serve solo per riscaldarci e cucinare ma anche per alimentare una buona parte delle grandi centrali che portano la corrente elettrica nelle nostre casette. Con il freddo di questi giorni che non lascerebbe scampo, cosa succederebbe se per qualche motivo venissero a mancare gli approvvigionamenti di gas dall&#8217;estero?</p>
<p>Cosa succederebbe lo descrive bene Mauro Corona nel suo libro La fine del mondo storto dove ad una interruzione o fine dei combustibili fossili, si genera il caos assoluto con una moria senza precedenti, derivata dal freddo e dalla fame.</p>
<p>Lo slogan delle prime case passive era: per alzare leggermente la temperatura della vostra abitazione, invitate degli amici a cena o fate un po&#8217; di ginnastica. Se una casa è perfettamente isolata, non serve granchè per scaldarla, difatti le case passive si scaldano soprattutto con le fonti di calore interne, che siano i corpi delle persone, gli elettrodomestici, l&#8217;illuminazione, il calore recuperato dai sistemi di ventilazione controllata. E se proprio si vuole essere sicuri (ma spesso è solo una questione psicologica) si può aggiungere una qualsiasi minima fonte di riscaldamento. Si dà il caso infatti che una casa passiva consumi fra le dieci e le quindici volte meno che una casa costruita normalmente.</p>
<p>Se invece di comprare nuove automobili, buttare soldi nel Poker on line, pagare il canone Rai per regalare milioni di euro alle star televisive (che poverine tanto hanno bisogno), preoccuparsi delle mattonelle firmate del bagno o dell&#8217;ultimo profumo di Armani, si iniziasse a pensare innanzitutto alla propria sopravvivenza, quella vera, forse si vedrebbe che isolare la propria abitazione non è una fissazione ecologista ma è un modo per ridurre le possibilità di morirci dentro di freddo, oltre che ovviamente risparmiare una vagonata di soldi di riscaldamento.</p>
<p>Lo stato dell&#8217;edilizia in Italia, dal punto di vista energetico e non solo, è pietoso e quindi si continua allegramente a sprecare soldi per comprare combustibili senza preoccuparsi di ridurre gli sprechi. Che strana crisi che viviamo, più di senso che di soldi, direi.</p>
<p>A dimostrazione di ciò basta fare un solo lampante esempio. In qualsiasi città si vedono sempre palazzi interi in cui si rifanno le facciate. Nel costo che si spende per il rifacimento della facciata incide molto la messa in opera e la struttura del ponteggio. Quindi già che l&#8217;investimento è stato fatto e siamo sull&#8217;impalcatura, perché non approfittare per fare un bel cappotto isolante? Non costa tanto di più e il vantaggio è assai notevole. Questo è uno dei tanti interventi sensati che si potrebbero fare per aumentare le possibilità di sopravvivenza nelle città.</p>
<p>Che si aspetti una ecatombe generale per finalmente agire? Probabile, se si continua con questa cecità. A proposito, non aspettate di convincere i vostri politici locali a fare una legge per rendere obbligatoria una cosa del genere nella vostra città, nemmeno i vostri pronipoti vedranno mai questa legge (che sarà poi ovviamente disattesa da tutti). </p>
<p>Non aspettate che ci siano &#8216;i finanziamenti&#8217;, non vi tirincerate dietro alla solita scusa che &#8220;l&#8217;amministratore di condominio non capisce niente&#8221; oppure &#8220;la signora del terzo piano è contraria&#8221;. Qui si tratta di cose serie e quando si tratta di cose serie qualsiasi problema è superabile, basta volerlo fortemente.</p>
<p>Un ultimo suggerimento, iniziate a salvaguardare di più i boschi circostanti (se avete la fortuna di averne ancora) e a piantare alberi nella vostra zona, tenendo alla larga cementificatori, speculatori e loro padrini politici. Nella versatile e sapiente stufa/cucina economica un pezzo di cemento non brucia, un pezzo di legna sì.</p>
<p>di Paolo Ermani</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcambiamento.it/editoriale/gelo_neve_febbraio_stupidita_umana.html">ilcambiamento.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>RDT: Ionio Cosentino, discarica a cielo aperto. Rifiuti speciali in arrivo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 13:24:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il nostro territorio continua ad essere sotto continuo l&#8217;attacco di speculatori. Mentre a stento cittadini delle varie località ioniche, da Cassano allo Jonio a Cariati, stanno tentando di risollevare le sorti di un territorio in crisi nonostante le enormi risorse di cui dispone, sta per andare in porto un progetto che ne affosserebbe definitivamente l&#8217;economia [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro territorio continua ad essere sotto continuo l&#8217;attacco di speculatori. Mentre a stento cittadini delle varie località ioniche, da Cassano allo Jonio a Cariati, stanno tentando di risollevare le sorti di un territorio in crisi nonostante le enormi risorse di cui dispone, sta per andare in porto un progetto che ne affosserebbe definitivamente l&#8217;economia ed il turismo: una discarica di rifiuti speciali. Appuriamo infatti che, nonostante le numerose denunce ed irregolarità, lo scellerato progetto della discarica di Scala Coeli-Cariati rischia di andare realmente in porto. <span id="more-22324"></span></p>
<p>Per chi non lo sapesse, si tratta di una fossa da centomila metri cubi da riempire con amianto, scarti industriali, fanghi esausti, ceneri dell&#8217;incenerimento e altro: tonnellate di veleno non molto distanti dai centri abitati e dalle falde acquifere che poi finiscono nel nostro mare.</p>
<p>Tutto questo perchè? Per offrire un servizio ai cittadini? Per risolvere un problema del territorio? Niente di tutto questo, semplicemente per speculare privatamente facendo pagare alla collettività i costi di questo ennesimo scempio. </p>
<p>La Pertusola di Crotone, le ferriti di zinco di Cassano, le discariche di Bucita e di Olivellosa (Rossano), centrali, elettrodotti, disboscamento, taglio dei treni, strade da terzo mondo: questi sono i risultati decennali di una classe dirigente che continua, a braccetto con gli speculatori, a perseguitare il nostro territorio. </p>
<p>I cittadini sono stanchi di pagare i guadagni di una cricca. Non permetteremo un altro scempio che trascinerebbe la nostra economia ancora più in basso, colpendo prima di tutti agricoltori e operatori turistici, con nuove perdite di posti di lavoro e ancora meno prospettive per un&#8217;intera area. </p>
<p>Intendiamo chiamare a raccolta tutti i cittadini per difenderci da questo nuovo attacco, dalla Sibaritide ai confini meridionali della provincia di Cosenza, per una mobilitazione che non parli solo di discariche, ma che dia anche prospettive di sviluppo e valorizzazione delle nostre risorse.</p>
<p>Ai veri motori della nostra economia, ovvero agricoltori e operatori turistici, alle loro associazioni territoriali e di categoria, rivolgiamo un appello particolare, affinché siano in prima fila a dimostrare che in Calabria si può creare economia anche senza essere &#8216;ndranghetisti, inquinatori o poltronieri.</p>
<p>Ci rivolgiamo anche a quei pochi amministratori che in questi anni hanno dimostrato coerenza e comprensione di queste gravi violazioni del diritto alla salute e dell&#8217;equità sociale, affinché prendano pubblica posizione rispetto alla discarica di Cariati-Scala Coeli e utilizzino tutti i mezzi a loro disposizione, avviando parallelamente una discussione partecipata sul futuro di quest&#8217;area a partire dalle infrastrutture e dall&#8217;occupazione.  </p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221;</p>
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		<title>Consumo di suolo. Wwf e Fai: &#8220;L&#8217;Italia scompare sotto il cemento&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 08:22:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>È il mal di cemento la malattia peggiore che affligge il nostro paese. 75 ettari al giorno vengono fagocitati da lingue di asfalto, sommersi da colate di cemento. 600mila ettari di suolo sono scomparsi così negli ultimi cinquant&#8217;anni, altrettanti rischiano di fare la stessa fine nei prossimi venti. I dati, allarmanti, vengono dal dossier di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È il mal di cemento la malattia peggiore che affligge il nostro paese. 75 ettari al giorno vengono fagocitati da lingue di asfalto, sommersi da colate di cemento. 600mila ettari di suolo sono scomparsi così negli ultimi cinquant&#8217;anni, altrettanti rischiano di fare la stessa fine nei prossimi venti. I dati, allarmanti, vengono dal dossier di Fai e Wwf “Terra rubata – Viaggio nell’Italia che scompare”. La ricerca è stata condotta su 11 regioni italiane, corrispondenti al 44% della superficie totale. È così emerso che in queste zone l&#8217;area urbana è aumentata del 350 per cento nell&#8217;ultimo mezzo secolo, con una crescita media di oltre 33 ettari al giorno e quasi 370 metri quadri a persona.<span id="more-22320"></span></p>
<p>In Sardegna l’incremento di terreno urbanizzato è cresciuto addirittura del 1.154 per cento rispetto agli anni Cinquanta. Persino i comuni che nel corso degli anni sono stati oggetto di emigrazione e si sono svuotati, sono cresciuti. Si calcola che per ogni abitante perso essi abbiano guadagnato in media 800 metri quadri.</p>
<p>Attualmente il consumo del territorio ha raggiunto la media record dei 75 ettari al giorno, e le stime dicono che se non si interverrà in senso contrario la tendenza resterà la stessa per i prossimi vent&#8217;anni. Altri 600mila ettari finiranno bruciati sotto la macina della cementificazione selvaggia. Un rischio che proprio non possiamo permetterci di correre. “Il territorio è sottoposto a una minaccia spaventosa di cui pochi si rendono conto”, ha affermato il presidente onorario del Wwf Fulco Pratesi.</p>
<p>Una minaccia che va affrontata al più presto. Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente onorario del Fai, ha sottolineato l&#8217;importanza di “affrontare il domani e non solo l’emergenza, perché poi si paga se nell’emergenza si è agito nella maniera sbagliata”. “Mi auguro – ha proseguito &#8211; che il governo Monti, che pure ha dovuto affrontare emergenze che risalgono all’epoca dei nostri padri fondatori, consideri anche il domani che seguirà alle sue scelte”.</p>
<p>Ma quali sono le cause di questa vera e propria esplosione del cemento? Il dossier di Wwf e Fai ne individua due principali: l&#8217;abusivismo e l&#8217;attività di cava.</p>
<p>Dal 1948 ad oggi sono stati compiuti 4,5 milioni di abusi: 75mila l’anno, 207 al giorno. Molti di questi di grandi dimensioni, opera delle lobby del cemento. Una pratica, quella dell&#8217;abusivismo, favorita e quasi incentivata dai condoni, 3 negli ultimi 16 anni.</p>
<p>Poi ci sono le cave. Nel solo 2006 hanno mutilato il territorio scavando 375 milioni di tonnellate di inerti e 320 milioni di tonnellate di argilla, calcare, gessi e pietre ornamentali. Ne risulta un territorio fragile, in equilibrio precario, soggetto a frane, smottamenti, alluvioni, esondazioni, a forte rischio desertificazione, come mai prima d&#8217;ora.</p>
<p>Il dossier non si limita a far emergere le problematiche ma ipotizza anche delle possibili soluzioni. Partendo dal presupposto che il settore del cemento, pur dannoso per il territorio, dà di che vivere a 8-10 milioni di persone, circa il 14-17 per cento della popolazione, Wwf e Fai tracciano una Road map per fermare il consumo del suolo, che parte dal porre “severi limiti all’urbanizzazione nella nuova generazione di piani paesistici” e, in attesa della loro definitiva redazione, avanza “la richiesta di una moratoria delle nuove edificazioni su scala comunale”.</p>
<p>Si dovrebbe inoltre “procedere ai Cambi di Destinazione d’Uso solo se coerenti con le scelte in materia di ambiente, paesaggio, trasporti e viabilità. E ancora: rafforzare la tutela delle nostre coste estendendo da 300 a 1000 metri dalla linea di battigia il margine di salvaguardia; difendere i fiumi non solo attraverso il rispetto delle fasce fluviali ma con interventi di abbattimento e delocalizzazione degli immobili situati nelle aree a rischio idrogeologico; farsi carico degli interventi di bonifica dei siti inquinati, escludendo che i costi di bonifica vengano compensati attraverso il riuso delle aree a fini edificatori.”</p>
<p>di A.D.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcambiamento.it/territorio/dossier_wwf_fai_consumo_suolo.html">ilcambiamento.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Megadiscarica di Castrolibero, Rete per la Difesa del Territorio &#8220;F. Nisticò&#8221;: &#8220;Non si prendano in giro i cittadini, il sindaco Greco si dimetta&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 09:52:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra di aver già assistito a queste scene. Il sindaco del paese che batte i piedi per farsi &#8220;ascoltare&#8221; dalle istituzioni preposte, affinché spianino la strada alla realizzazione di opere che avranno ripercussioni gravi per l&#8217;ambiente e la salute della cittadinanza. Era qualche mese fa che a Casignana, in provincia di Reggio Calabria, tutti i responsabili sono stati indagati e arrestati, scaricavano il percolato nel torrente sottostante la discarica e nel frattempo “pressavano” in maniera inconsueta i vertici delle istituzioni preposte a controllare ed autorizzare ampliamenti e sversamenti.<span id="more-22258"></span></p>
<p>Anche a Castrolibero succedono cose simili, ma la Procura di Cosenza forse è troppo impegnata: percolato fuori controllo, frane dappertutto, sversamento di rifiuti non consentiti, colline smembrate, odori nauseabondi, eccessiva vicinanza ad abitazioni e scuole, sperpero di denaro pubblico, infrastrutture costruite su terreni incendiati e tanto altro.</p>
<p>Oggi il sindaco Orlandino Greco piange perché non gli vengono concesse le autorizzazioni ed ulteriori soldi per costruire una megadiscarica di rifiuti indifferenziati (camuffata con il nome di cittadella energetica) da oltre 900mila metri cubi. </p>
<p>La minacciata chiusura della discarica è un bluff, infatti se dovesse chiudere realmente la discarica dovrebbe anche giustificare e ridare indietro i milioni di euro già ricevuti. Anche il sindaco Greco &#8220;pressa&#8221; in maniera inconsueta, anche se forse non come il suo collega reggino. Noi non possiamo saperlo. Il sindaco parla di “difficoltà economiche”, ma non dice dei finanziamenti già ricevuti per costruire l’ennesima buca nel terreno e la costruzione di una strada inutile.</p>
<p>Parla di oneri finanziari troppo alti, eppure il sindaco è anche ingegnere, i costi di gestione li ha scoperti adesso? In verità il sindaco bluffa, ha puntato molto sugli introiti che riceverà da questa mega discarica. Si lamenta della lentezza degli uffici del Commissario, ma forse il sindaco è abituato alle “autorizzazioni a richiesta”; e se gli uffici regionali avessero trovato dati e atti non conformi, e stessero verificando?</p>
<p>Parla di “nostra discarica” quando in realtà la discarica è stata interamente finanziata con soldi regionali, delle tasche di noi cittadini, e alla fine il sindaco si erge pure a proprietario della discarica, “senza portafoglio” aggiungeremmo noi.<br />
Il popolo calabrese non è più disposto ad accettare alcun ricatto o speculazione sul proprio territorio. </p>
<p>Il Commissariato per l’emergenza rifiuti, quello che fino a ieri era un porto delle nebbie di cui molti cittadini ignoravano l’esistenza, è diventato noto a tutti ed ha suscitato il grido che dalle strade di Crotone il 12 novembre è giunto stridente fino a Palazzo Campanella ed ai palazzi romani: MO BASTA! </p>
<p>L&#8217;unica via ragionevole è il ritorno della responsabilità agli enti locali, i quali senza alcuna deroga devono realizzare un sistema completamente pubblico che si basi sulla raccolta differenziata spinta porta a porta finalizzata al riciclo e riutilizzo totale. Chi non è in grado di farlo, dal sindaco del piccolo comune alle istituzioni regionali, passando per i presidenti della provincia, si dimetta senza riserve.</p>
<p>Il tempo della cuccagna maleodorante in Calabria è finito. Faccia, il sindaco, un passo di onestà intellettuale, si dimetta.</p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio &#8220;F. Nisticò&#8221; &#8211; Calabria</p>
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		<title>Rdt “Franco Nisticò”: No a fantomatiche fasi di transizione, senza la fine del commissariamento torneremo in piazza &#8211; Il tempo della cuccagna maleodorante in Calabria è finito</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:29:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il popolo calabrese non è più disposto ad accettare alcun ricatto o speculazione sul proprio territorio: questo è il messaggio chiaro scaturito da un intenso anno di iniziative della RdT, culminato con la grande manifestazione del 12 Novembre a Crotone e proseguito col blocco della SS 106 a Cariati l&#8217;11 Dicembre. La parola d&#8217;ordine di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il popolo calabrese non è più disposto ad accettare alcun ricatto o speculazione sul proprio territorio: questo è il messaggio chiaro scaturito da un intenso anno di iniziative della RdT, culminato con la grande manifestazione del 12 Novembre a Crotone e proseguito col blocco della SS 106 a Cariati l&#8217;11 Dicembre. La parola d&#8217;ordine di queste manifestazioni è cristallina: fine del commissariamento all&#8217;emergenza rifiuti.<span id="more-22201"></span> </p>
<p>Quello che fino a ieri era un porto delle nebbie di cui molti cittadini ignoravano l&#8217;esistenza, è diventato noto a tutti i calabresi ed ha suscitato il grido che dalle strade di Crotone è giunto stridente fino a Palazzo Campanella ed ai palazzi romani: “&#8217;mo basta”. </p>
<p>Le voci che si susseguono in questi giorni e la mancata consueta proroga del commissariamento calabrese nel decreto “mille proroghe” sembrano dar ragione a quei calabresi, ma consapevoli degli interessi, anche &#8216;ndranghetisti, che ruotano intorno alla monnezza, non abbiamo intenzione di mollare la presa. </p>
<p>Nei prossimi giorni i calabresi dovranno avere conferma della cancellazione della ridicola istituzione che da 15 anni ha devastato il territorio agendo in deroga alle norme che tutelano la nostra salute, spendendo 1,4 miliardi di soldi nostri e permettendo ad un manipolo di speculatori privati di tenere in pugno il ciclo dei rifiuti regionale. </p>
<p>Qualora questo non accadesse, la Rete Difesa del Territorio “Franco Nisticò” tornerà a manifestare per le strade ed a bloccare le discariche, simbolo del fallimento della classe politica calabrese e punti nevralgici del fragile ciclo dei rifiuti, ad un anno dal blocco della discarica di Pianopoli (CZ).</p>
<p>Non abbiamo intenzione di accettare commissariamenti camuffati da fantomatiche fasi di transizione, come già accadde in passato: l&#8217;unica via ragionevole è il ritorno della responsabilità agli enti locali, i quali senza alcuna deroga devono realizzare un sistema completamente pubblico che si basi sulla raccolta differenziata spinta porta a porta finalizzata al riciclo e riutilizzo totale. </p>
<p>Chi non è in grado di farlo, dal sindaco del piccolo comune alle istituzioni regionali, passando per i presidenti della provincia, si dimettano senza riserve. </p>
<p>Il tempo della cuccagna maleodorante che da decenni regna in Calabria è finito.</p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Anche domenica la terra è tornata a tremare &#8211; Tra Montalto e Rende è stato registrato un altro sisma intorno a mezzogiorno e mezzo per fortuna di scarsa intensità di magnitudo 2.2 della scala Richter &#8211; Le scosse hanno causato apprensione fra i residenti dei centri interessati dal movimento tellurico in atto</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/12/19/anche-domenica-terra-tornata-tremare-tra-montalto-rende-stato-registrato-altro-sisma-intorno-mezzogiorno-mezzo-per-fortuna-scarsa-intensita-magnitudo-della-scala-richter/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 08:06:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>MONTALTO UFFUGO (CS) &#8211; Domenica di paura, ieri. Nuove scosse di terremoto continuano a seminare apprensione fra i residenti dei paesi interessati dal movimento &#8220;tellurico&#8221; in atto da qualche giorno e rientranti nel distretto sismico della Valle del Crati. Le scosse sono state ben avvertite a Castrolibero, Cerisano, Lattarico, Marano Marchesato, Marano Principato, Montalto Uffugo, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MONTALTO UFFUGO (CS) &#8211; Domenica di paura, ieri. Nuove scosse di terremoto continuano a seminare apprensione fra i residenti dei paesi interessati dal movimento &#8220;tellurico&#8221; in atto da qualche giorno e rientranti nel distretto sismico della Valle del Crati. Le scosse sono state ben avvertite a Castrolibero, Cerisano, Lattarico, Marano Marchesato, Marano Principato, Montalto Uffugo, Rende, San Benedetto Ullano, San Fili e San Vincenzo La Costa, tutti comuni situati in un raggio di dieci chilometri dall&#8217;epicentro. Tuttavia, nonostante la distanza dal punto di origine del sisma, le scosse hanno fatto tremare anche Cosenza, Bisignano, Dipignano e Mendicino.<span id="more-22019"></span> </p>
<p>Sabato sera i sismografi delle stazioni sismiche calabresi registravano un terremoto di magnitudo 3.4 della Scala Richter. Nel cuore della notte, la terra ha iniziato a tremare. Tanti sono stati svegliati dalla forte e lunga scossa e, per istinto, si sono allontanati dalle abitazioni per riversarsi fuori, all&#8217;aperto. </p>
<p>Ma la domenica, iniziata con la paura, ha riservato un&#8217;altra brutta sorpresa: alle ore 12:33 si è registrato un altro sisma di intensità più lieve (magnitudo 2.2 della Scala Richter). </p>
<p>Si tratta dell&#8217;ennesimo episodio registrato dalle apparecchiature dell&#8217;Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, il quarto per l&#8217;esattezza: mercoledì 14 (sempre nella stessa zona) una scossa di magnitudo 3.1 intorno alle 19; il giorno dopo, poco prima delle 14, un&#8217;altra scossa di magnitudo 2.3; e infine le due scosse di ieri. </p>
<p>La preoccupazione e il timore delle popolazioni sono scaturite sia dal ripetersi del terremoto a breve distanza di tempo, sia dal fatto che un analogo fenomeno si sta verificando in un&#8217;altra area calabrese, la zona del Pollino dove un intenso sciame sismico sta seriamente mettendo a dura prova la serenità degli abitanti. </p>
<p>Fortunatamente in nessuno dei comuni delle aree colpite si sono registrati danni. Né alle persone, né alle cose. Soltanto paura. Dati più o meno &#8220;tranquillizzanti&#8221; sulla recente attività sismica, ha fornito il geologo del Cnr Carlo Tansi che ha spiegato come il cosiddetto &#8220;sciame sismico&#8221; del Pollino è determinato dal movimento della faglia che divide la Basilicata dalla Calabria (e che qualche anno fa ha prodotto il grave terremoto di Castelluccio). </p>
<p>Per quanto riguarda invece, le scosse avvertite nella zona del distretto sismico Valle Crati, si tratta di un&#8217;altra storia e di un&#8217;altra faglia, quella che attraversa San Fili, Montalto, San Vincenzo La Costa, Cerzeto e altri comuni, fino ad arrivare a San Marco Argentano e che è nota anche per il dissesto idrogeologico. </p>
<p>«Tale faglia (che nel lontano 1184 generò un sisma che rase al suolo tanti paesi) – afferma il geologo – è periodicamente in movimento: alle 04.25 del 20 dicembre di 4 anni fa determinava un terremoto di magnitudo 3.7; alle 2.40 del 20 febbraio del 1980 uno di magnitudo 4.5 (giusto per citare qualche esempio). Le scosse dei giorni passati sono segni, non troppo preoccupanti, della nuova attività. </p>
<p>È priva di fondamento scientifico ogni affermazione circa un imminente forte terremoto – spiega Tansi: non esistono elementi per prevedere i terremoti. Quando si muove una faglia, non si sa se si tratta di uno &#8220;scricchiolio&#8221; o dell&#8217;inizio di un forte terremoto». </p>
<p>L&#8217;esperto ha inoltre ribadito la necessità che al più presto, in Calabria, la terra più sismica d&#8217;Italia, si applichi pienamente la legge sismica regionale.</p>
<p><strong>La giornata di sabato</strong></p>
<p>Nella serata di sabato i sismografi delle stazioni sismiche calabresi registravano un terremoto di magnitudo 3.4 della Scala Richter. Nel cuore della notte, la terra ha iniziato a tremare. Tanti sono stati svegliati dalla forte e lunga scossa e, per istinto, si sono allontanati dalle abitazioni per riversarsi fuori, all&#8217;aperto. </p>
<p>Ma ieri la giornata è iniziata di nuovo con la paura, in quanto ha riservato un&#8217;altra brutta sorpresa: alle ore 12:33 si è registrato un altro sisma di intensità più lieve (magnitudo 2.2 della Scala Richter). Si tratta dell&#8217;ennesimo episodio registrato dalle apparecchiature dell&#8217;Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, il quarto per l&#8217;esattezza: mercoledì 14 (sempre nella stessa zona) una scossa di magnitudo 3.1 intorno alle 19; il giorno dopo, poco prima delle 14, un&#8217;altra scossa di magnitudo 2.3; e infine le due scosse di ieri. </p>
<p>La preoccupazione e il timore delle popolazioni sono scaturite sia dal ripetersi del terremoto a breve distanza di tempo, sia dal fatto che un analogo fenomeno si sta verificando in un&#8217;altra area calabrese, la zona del Pollino dove un intenso sciame sismico sta seriamente mettendo a dura prova la serenità degli abitanti.</p>
<p>di Chiara Buffone</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=175153&#038;Edizione=8&#038;A=20111219">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Acque nere di Calabria, il dossier di Legambiente sulla mala-depurazione &#8211; Dal 2009 aperta una procedura d’infrazione dell’Unione Europea contro l’Italia per deficit depurativo. 22 comuni inadempienti sono calabresi</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/12/07/acque-nere-calabria-dossier-legambiente-sulla-mala-depurazione-dal-2009-aperta-una-procedura-d%e2%80%99infrazione-dell%e2%80%99unione-europea-contro-l%e2%80%99italia-per-deficit-depurativo/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 11:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Nel nostro Paese, allo scopo di riorganizzare l’intero sistema nazionale delle acque, con la legge 36 del 1994, (cosiddetta Legge Galli: disposizioni in materia di risorse idriche), si è prevista l’istituzione degli Ato (Ambiti territoriali ottimali) a cui delegare la gestione omogenea del servizio idrico integrato su scala territoriale. In Calabria, l’applicazione della legge Galli, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel nostro Paese, allo scopo di riorganizzare l’intero sistema nazionale delle acque, con la legge 36 del 1994, (cosiddetta Legge Galli: disposizioni in materia di risorse idriche), si è prevista l’istituzione degli Ato (Ambiti territoriali ottimali) a cui delegare la gestione omogenea del servizio idrico integrato su scala territoriale. In Calabria, l’applicazione della legge Galli, ha portato alla legge regionale n. 10 del 1997, che definisce 5 Ato in corrispondenza delle 5 province.<span id="more-21962"></span> </p>
<p>L’effettiva istituzione dei nuovi enti è avvenuta tra il dicembre del 1997 e il maggio del 1999, ma solo tre Ato hanno affidato l’appalto, mentre Catanzaro e Vibo Valentia sono, secondo i dati pubblicati da Convri (commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche) nel 2010, tra i 23 Ato che in tutta Italia non hanno ancora provveduto ad affidare la gestione del servizio, almeno fino a marzo 2011. </p>
<p>Dal 1° Luglio scorso, in Calabria, è entrata in vigore la norma che prevede l’eliminazione dei cinque Ato, riorganizzato in un unico Ato regionale, ma di fatto nulla è ancora cambiato. Tale norma è conforme a quella del governo, rimandata però col decreto Milleproroghe. Al di là di questa rigida programmazione di cui si aspettano gli effetti, nel giugno del 2009, l’Unione Europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per il deficit depurativo, nella lista dei comuni inadempienti, ben 22 sono quelli calabresi. </p>
<p>La depurazione in Calabria, infatti, non sente i cambiamenti stagionali, non funziona né l’estate (causando problemi al mare che diventa inquinato), né l’inverno (quando l’allarme riguarda la salute dei cittadini). A dimostrarcelo, il dossier di Legambiente del 2011 sulle ’Acque nere’ e sulla mala-depurazione in Calabria, rispetto al resto del Paese. </p>
<p>In realtà ci troviamo in una terra già commissariata dal 1998 e fino al 2008 nel settore della depurazione. Anni e anni di commissariamento, però, non sono serviti a risolvere il problema. La gestione commissariale, secondo le disposizioni del governo, avrebbe dovuto realizzare nuovi impianti e adeguare quelli esistenti, progettare interventi e così via. Nulla di tutto questo, probabilmente per la difficoltà di riorganizzare l’intero settore. </p>
<p>Inoltre, ci sono le inchieste giudiziarie. In primis ’Poseidone’ della procura di Catanzaro, avviata nel 2005, e dunque in piena gestione commissariale. L’inchiesta, lo scorso anno ha portato al rinvio a giudizio di 39 persone, indagate a vario titolo per illeciti nella gestione della depurazione calabrese, al centro di una maxi truffa di 900 mila euro. </p>
<p>Sempre dal rapporto di Legambiente risulta che dopo 10 anni di commissariamento e tanti soldi spesi l’emergenza non è stata superata. Basti pensare che in tutta la regione ci sono, tra grandi, medi e piccoli, circa 700 depuratori e, buona parte di questi, funzionano poco e male oppure non funzionano. Molti sono stati oggetto di ripetute segnalazioni e sequestri da parte della magistratura. </p>
<p>L’efficienza dei sistemi di depurazione in media è del 73% (abitanti equivalenti serviti), il che significa che oltre 540 mila cittadini calabresi riversano direttamente nei fiumi e nel mare i loro reflui sena alcun sistema di trattamento degli scarichi. Le acque reflue urbane non trattate, costituiscono sia un pericolo per la sanità pubblica che la principale causa di inquinamento delle acque costiere e interne da virus e batteri. </p>
<p>Non a caso, la Calabria nel 2010, è terza nella classifica nazionale dell’inquinamento del mare, dopo la Puglia e la Campania. In 12 mesi, la capitaneria di porto e le forze dell’ordine hanno rilevato 358 infrazioni, quasi una al giorno, denunciando o arrestando 440 persone e effettuando 224 sequestri. La provincia con il maggior numero di reati ambientali è quella di Reggio Calabria. </p>
<p>Nemmeno in questo caso, purtroppo, va dimenticato l’interesse della ‘ndrangheta. A cominciare da quello della cosca dei Condello, il cui coinvolgimento negli appalti, per la ristrutturazione dei depuratori nella città di Reggio Calabria è raccontato dalle inchieste della magistratura che hanno portato in questi anni a decine di arresti. Va ricordata inoltre, la vicenda legata al suicidio della dirigente del Comune di Reggio, Orsola Fallara, che è stata accusata di aver sottratto ingenti fondi pubblici dalle casse dell’amministrazione. </p>
<p>Le inchieste, in questo senso, una sulla morte e l’altra sulle consulenze, dimostrano proprio che nel caso delle consulenze, sarebbero stati pagati consulenti fantasma per opere pubbliche, fra cui i depuratori in città. Questi dati emergono pure dalla relazione di Legambiente. </p>
<p>Per guardare più da vicino tali realtà abbiamo scelto fra tutti il ’caso’ del Comune di Acri, in provincia di Cosenza, fra quelli considerati inadempienti. Ancor più specificatamente, siamo andati a scoprire un vecchio depuratore a San Giacomo D’Acri che non funziona da più di 10 anni. </p>
<p>In questo caso, però, grazie alle sollecitazioni del locale circolo Idv, di cui è presidente Giacomo Fuscaldo e di qualche cittadino, l’amministrazione guidata dal senatore dell’Udc, Gino Trematerra, è stata più volte sollecitata a intervenire. Gli esponenti di Italia dei Valori fanno una denuncia grave: il liquame del depuratore scarica direttamente nel fiume Coriglianeto, il rischio di inquinamento è altissimo e sotto gli occhi di tutti. Per di più, i cittadini pagano una tassa comunale solo per il servizio di depurazione che a famiglia, a seconda del reddito, va a costare dalle 50 ai 150-200 euro l’anno. </p>
<p>Qualche risposta a mezzo stampa da parte del sindaco c’è stata ma, di fatto, nessun intervento per rimettere in funzione il depuratore, né per il monitoraggio dell’area, ormai circondata solo da erbacce. Nella piccola frazione del Comune di San Giacomo, di cinque mila abitanti, può succedere che un depuratore non funzioni per tutto questo tempo, può succedere che sia sotto gli occhi di tutti il disastro ambientale e l’incuria intorno a queste vecchie strutture, ma nessuno o quasi, faccia nulla per offrire un servizio alla popolazione che peraltro paga. Delle serie oltre il danno, la beffa.</p>
<p>E questo è solo un caso, perché problemi del genere in piccole realtà, ce ne sono a centinaia. Lo stesso Comune di Acri ha tanti altri ’piccoli’ depuratori che non funzionano o funzionano male e quasi tutti riversano nel fiume Coriglianeto e l’estate vanno a finire in mare. Ciò contribuisce ad accrescere le contraddizioni di una regione bella che sarebbe ideale per il turismo balneare, ma che non riesce ad investire sulle proprie specificità. </p>
<p>di Angela Corica</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.lindro.it/Acque-Nere-di-Calabria,4876#.Tt9GArLiG0s">www.lindro.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Venerdì 2 dicembre davanti la sede del Consiglio regionale presidio MO BASTA della Rete per la Difesa del Territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 16:56:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Domani, venerdì 2 dicembre, la Rete per la Difesa del Territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221; terrà un presidio in occasione della seduta del Consiglio Regionale della Calabria. Anche se gli onorevoli saranno più impegnati a pensare alle recenti inchieste giudiziarie, oppure a capire finalmente se il tavolo Massicci boccia o promuove il &#8220;commissario&#8221; Scopelliti, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Domani, venerdì 2 dicembre, la Rete per la Difesa del Territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221; terrà un presidio in occasione della seduta del Consiglio Regionale della Calabria. Anche se gli onorevoli saranno più impegnati a pensare alle recenti inchieste giudiziarie, oppure a capire finalmente se il tavolo Massicci boccia o promuove il &#8220;commissario&#8221; Scopelliti, noi vogliamo manifestare le nostre tante altre &#8220;emergenze&#8221;! Vogliamo che con la fine del 2011 si chiuda definitivamente la stagione del commissariamento per l&#8217;emergenza rifiuti, senza proroghe o fasi transitorie!<span id="more-21919"></span> </p>
<p>Vogliamo che in Calabria la gestione dei rifiuti, con tutti gli onori e gli oneri, torni in mano agli enti locali e alle comunità, e che si proceda con le bonifiche dei tanti territori devastati da anni di sversamenti indiscriminati. </p>
<p>Vogliamo che in Calabria la si finisca di parlare di dissesto idrogeologico solamente dopo i disastri, ma che si avvii un serio piano di salvaguardia di questi territori. </p>
<p>Vogliamo che la classe politica calabrese recepisca l&#8217;esito dei referendum di giugno e faccia tutto quello che è di sua competenza per andare verso la ripubblicizzazione del servizio idrico, a partire dall&#8217;approvazione della mozione proposta dal Coordinamento calabrese Acqua Pubblica &#8220;Bruno Arcuri&#8221;. </p>
<p>Per manifestare queste emergenze, vere e non funzionali agli interessi delle solite cricche, e anche per gridare i nostri No a tutte quelle opere inutili e dannose che vorrebbero imporre nei nostri territori, venerdì 2 dicembre dalle ore 10.30 saremo davanti a Palazzo Campanella.</p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”</p>
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		<title>Se la Calabria si divide &#8211; Rivoluzionaria scoperta scientifica sui movimenti tettonici nel Mediterraneo &#8211; Gli studiosi: ’La microplacca regionale si sta frantumando’</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 14:33:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La Calabria se ne va per conto suo, e non per la serie d’inchieste che continuano a minare la credibilità della classe dirigente (anche perché in quel caso si tirerebbe con sé eccellenti sponsor milanesi e romani). La notizia arriva da molto più lontano, almeno un milione di anni, e implica una importante scoperta scientifica. La ricerca condotta da Fabio Speranza e Patrizia Macrì (INGV Roma) assieme a colleghi dell’Università di Padova e pubblicata dalla rivista ’Geological Society of America Bulletin’ ha attestato la direzione ostinata e contraria della zolla calabrese rispetto al Paese, ma c’è molto di più.<span id="more-21908"></span> </p>
<p>La rilevazione dei movimenti tettonici di questa parte di continente ha fatto scoprire un quadro molto più complesso di quanto si credeva fino ad oggi, rischiando di rivoluzionare la dottrina in materia.</p>
<p>La microcrosta calabrese non solo non si muove verso i Balcani come buona parte del Paese, ma presenta diverse microplacche con movimenti e interazioni particolari, del tutto autonomi. Questa scoperta, che ha fatto parlare di ’puzzle’ tuttora sconosciuto agli scienziati che l’hanno raggiunta, smentisce gli studi degli ultimi venti anni e rende insoddisfacente la teoria di due macroplacche che sostanzialmente si scontrano chiudendo il bacino adriatico.</p>
<p>Tornando a dare di gomito alla metafora, la Calabria si è dimostrata ancora un volta un caso a sé, molto più complesso e affascinante. Nell’area collinare compresa fra le città di Catanzaro e Crotone, gli studiosi hanno potuto individuare grazie a rilievi paleo magnetici quattro distinti blocchi di crosta terrestre che hanno subito distinti movimenti rotazionali. </p>
<p>In pratica, come ha spiegato Fabio Speranza, primo firmatario del lavoro di ricerca, le rocce alla loro formazione registrano la direzione del campo magnetico terrestre che all’origine è sempre orientata verso il nord geografico. </p>
<p>Grazie agli studi nel laboratorio di paleomagnetismo dell’INGV di Roma, che nonostante il clima di tagli è il principale laboratorio italiano in materia ed uno dei migliori a livello mondiale, si sono registrati cambi di direzione distinti. Due placche si erano mosse in senso antiorario, e due in senso orario. </p>
<p>La questione è stupefacente, perché anche se si riteneva possibile il movimento diverso della placca calabrese è assolutamente la prima volta che sono stati identificati blocchi a rotazione antioraria nella Calabria, che in base a vari altri studi sembrava aver ruotato in senso orario come un unico blocco rigido tra 1 e 2 milioni di anni fa.</p>
<p>Un milione di anni, geologicamente parlando, è un tempo piccolo. Nulla vieta agli studiosi di ipotizzare che i movimenti sono ancora in atto, anzi. Staremmo parlando di una progressiva frantumazione della Calabria. </p>
<p>Lo studio di questi movimenti disomogenei, probabilmente legati ad alcune faglie trasversali che stanno ulteriormente frammentando la ’microplacca’ calabra, sono molto importanti per continuare a scoprire qual è il futuro geologico dell’area mediterranea e dell’Italia, un futuro ancora ignoto e che può dirci tanto del dissesto idrogeologico e dei pericoli legati ai terremoti, studi fondamentali che non si soddisfano più nell’ipotesi dello scontro della zolla europea con africana; non solo, quantomeno. Calabria docet.</p>
<p>di S. Alfredo Sprovieri</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.lindro.it/La-Calabria-se-ne-va-per-conto-suo,4771#.TteO3bLiG0s">www.lindro.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Coinvolto in indagine sulla gestione di una discarica, è chiamato a gestirne un’altra</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 09:35:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Indagato a Catanzaro, custode giudiziario a Reggio Calabria. La Procura della città dello Stretto ha nominato il generale della guardia di finanza Graziano Melandri ad amministratore della discarica di Casignana, sequestrata la settimana scorsa nell’ambito dell’inchiesta “Black Garden”. Ma solo pochi giorni fa Melandri si era dimesso da commissario per l’emergenza ambientale [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Indagato a Catanzaro, custode giudiziario a Reggio Calabria. La Procura della città dello Stretto ha nominato il generale della guardia di finanza Graziano Melandri ad amministratore della discarica di Casignana, sequestrata la settimana scorsa nell’ambito dell’inchiesta “Black Garden”. Ma solo pochi giorni fa Melandri si era dimesso da commissario per l’emergenza ambientale calabrese perché coinvolto in un’inchiesta sulla gestione di una discarica.<span id="more-21867"></span></p>
<p>L’inchiesta Black garden è un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha arrestato il sindaco della cittadina della Locride, Pietro Crinò accusato di traffico illecito di rifiuti e di uno scorretto smaltimento del percolato. </p>
<p>Il liquido che fuoriusciva dalla discarica, infatti, veniva sversato nel vallone Rambotta prima di finire direttamente a mare. Questo consentiva alla ditta “Zetaemme”, gestita dal fratello del sindaco, di risparmiare sulle normali procedure che dovevano essere adottate per smaltire il percolato. </p>
<p>I carabinieri avevano, quindi, sequestrato la discarica, stimata circa 10 milioni di euro, la cui gestione adesso è stata affidata a Graziano Melandri, fedelissimo del governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti tanto da aver lasciato le fiamme gialle quando l’ex sindaco di Reggio lo chiamò come assessore nel 2002.</p>
<p>L’ultimo incarico di Melandri, invece, si è concluso pochi giorni fa quando si è dimesso da commissario per l’emergenza ambientale in Calabria. Una scelta dettata dal suo coinvolgimento in un’inchiesta della Procura di Catanzaro sulla gestione della discarica di Alli. L’aver lasciato l’incarico, infatti, ha scongiurato la possibile interdizione dai pubblici uffici. </p>
<p>L’istanza era stata già formulata al gip dai pm che, dopo le dimissioni e dopo averlo interrogato, hanno proceduto alla richiesta di revoca. La nomina di Melandri a custode giudiziario della discarica di Casignana è stata annunciata dal governatore Scopelliti che, nel corso di una conferenza stampa, ha elogiato e giustificato l’ex assessore e commissario per l’emergenza ambientale: «Un generale della guardia di finanza con alle spalle trent’anni di onorata carriera è incappato in un errore che possiamo fare tutti a dimostrazione di quanto sia difficile fare amministrazione. Ha sbagliato ma quale interesse poteva avere? Del resto chi ha il compito di governare si assume delle responsabilità».</p>
<p>«Graziano Melandri si è dimesso e, a distanza di qualche giorno dalla richiesta di interdizione, è arrivata la sua nomina a custode giudiziario della discarica di Casignana da parte del pm di Reggio, Sara Ombra. – ha aggiunto il presidente della Regione – È questo un riconoscimento per l’uomo e per il generale, al quale rivolgo un messaggio di gratitudine»</p>
<p>di Lucio Musolino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/28/coinvolto-indagine-sulla-gestione-discarica-diventa-amministratore-unaltra-discarica/173773/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;acqua rossa della diga calabrese</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 08:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; La schiuma dell&#8217;Alaco ha un color rossastro. C&#8217;è chi esorta a berla, ma l&#8217;esercizio richiede una certa dose di coraggio. Specie dopo aver dato un&#8217;occhiata alle analisi fatte da chi con quest&#8217;acqua convive da anni e cerca di venire a capo della questione della potabilità. I test hanno dato responsi chiarissimi: le [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; La schiuma dell&#8217;Alaco ha un color rossastro. C&#8217;è chi esorta a berla, ma l&#8217;esercizio richiede una certa dose di coraggio. Specie dopo aver dato un&#8217;occhiata alle analisi fatte da chi con quest&#8217;acqua convive da anni e cerca di venire a capo della questione della potabilità. I test hanno dato responsi chiarissimi: le quantità di ferro e manganese sono al di sopra della norma, così come la torbidità dei campioni analizzati.<span id="more-21864"></span> </p>
<p>Secondo i cittadini è colpa dell&#8217;invaso dell&#8217;Alaco, una diga a mille metri d&#8217;altitudine, nel territorio comunale di Brognaturo, che garantisce l&#8217;acqua a circa 400 mila persone, a cavallo tra le province di Vibo e Catanzaro. </p>
<p>La diga dell&#8217;Alaco è un&#8217;altra incompiuta. L&#8217;invaso era stato terminato da Sorical, la Società risorse idriche calabresi, nel 2004. Ma dal 2006 è cambiato tutto. C&#8217;era da render potabile l&#8217;acqua che arrivava dalla diga. E la società mista (il cui socio privato è la multinazionale francese Veolia) aveva un obiettivo virtuoso: quello di inviare più acqua ai Comuni. </p>
<p>Come lo abbia perseguito, però, ha lasciato perplessi i tecnici. Le procedure basiche da seguire per preparare l&#8217;acqua al trattamento sono state adottate in maniera troppo approssimativa. Il risultato? Il liquido che arriva dall&#8217;invaso ha caratteristiche chimico-fisiche molto variabili. È di qualità scadente, al limite della possibilità di trattamento. </p>
<p>Inoltre contiene, come detto, una quantità elevatissima di manganese e ferro oltre a sostanze dovute alla decomposizione di piante sommerse e un forte inquinamento batteriologico dovuto a escrementi di animali. Nonostante tutto si è continuato con la potabilizzazione, senza neppure installare due analizzatori in continuo del ferro e del manganese.</p>
<p>«La diga è stata riempita senza fare le dovute bonifiche, senza eliminare la vegetazione presente sul fondo» denunciano gli attivisti del Coordinamento delle Serre per la difesa dell&#8217;acqua. Loro vivono a Serra San Bruno, 7 mila anime a 800 metri sul livello del mare. Anche il sindaco di Serra è dello stesso parere. Infatti ha emesso un&#8217;ordinanza di non potabilità. Per ferro e manganese. Che è stata revocata solo ad inizio aprile, dopo 38 giorni. </p>
<p>«L&#8217;impianto di potabilizzazione è sottodimensionato &#8211; accusa il Coordinamento &#8211; ed è concepito per trattare acque del sottosuolo, non di superficie. Abbiamo raccolto mille firme in calce a una petizione per chiedere che i dati delle analisi siano resi pubblici». Il paradosso è che l&#8217;area delle Serre calabresi è una delle zone più ricche d&#8217;acqua in Italia. </p>
<p>Qui s&#8217;imbottigliano ben 4 marchi di acque minerali «ma i nostri acquedotti che un tempo erano alimentati da pozzi oggi sono stati dismessi». Maurizio Del Re, ad di Sorical, ribatte alle accuse: «Facciamo 120 mila misurazioni all&#8217;anno e non emerge nulla di preoccupante». </p>
<p>Per Sorical la colpa è del Comune. Per il Comune è di Sorical. Ci fosse il servizio idrico integrato queste manfrine non esisterebbero. L&#8217;Arpacal nell&#8217;agosto del 2010, ha emesso il proprio giudizio: il problema è nell&#8217;impianto di adduzione. Ovvero della diga dell&#8217;Alaco.</p>
<p><strong>Un&#8217;altra incompiuta</strong></p>
<p>Quella dell&#8217;Alaco è la &#8220;solita&#8221; diga calabrese, come quella del Melito (vedi il manifesto del 25 gennaio) o quella del Menta. A partire dal dato economico: a fronte di una spesa prevista di 15 miliardi di lire, l&#8217;opera è costata 150 miliardi. Un disastro progettuale (sei varianti tra il 1985 e il 1996, più nove sospensioni dei lavori) e gestionale. </p>
<p>Con conflitti di attribuzione che rimbalzano tra Sorical (che dà la colpa alle condotte dei Comuni) e amministratori locali (per i quali il problema è l&#8217;Alaco). Lavori travagliati, sia per la costruzione dell&#8217;invaso che per l&#8217;ampliamento dell&#8217;impianto di potabilizzazione. L&#8217;appalto, per quest&#8217;ultimo, è stato bandito nel 2006: se lo è aggiudicato la ditta Idrotecna, che avrebbe dovuto completare i lavori entro il 31 marzo 2008. </p>
<p>Lo scopo: realizzare il progetto redatto dalla Sorical per trattare 600 litri di acqua al secondo. Più che gli addetti all&#8217;impianto, finora si sono visti avvocati e contenziosi che hanno portato alla rescissione del contratto. I lavori sono stati affidati a piccole ditte e, ancora oggi, non sono stati completati. Per di più, ci sono perplessità sul funzionamento dell&#8217;impianto. </p>
<p>Fonti accreditate raccontano che per almeno due anni i fanghi non venivano disidratati e venivano prelevati allo stato liquido con autobotti e trasportati, con costi al di fuori da ogni logica. Un circolo vizioso del quale non si sentirebbe il bisogno. A queste latitudini, però, le dighe funzionano così. E costano dieci volte in più rispetto a quanto previsto. Qualcuno ci guadagna, si può intuire chi.</p>
<p><strong>Un bossolo per il silenzio</strong></p>
<p>Sergio Gambino è un ragazzone antico nei principi, moderno nel coraggio. Si scalda quando deve difendere la propria terra, sorride di fronte alle minacce. Non si lascia imbottigliare nell&#8217;immagine del martire antimafia che da queste parti regala alla &#8216;ndrangheta la più efficace delle propagande, quella che viaggia col terrore. </p>
<p>Sergio, figlio di Sharo, uno degli scrittori più autorevoli del Mediterraneo, ha risposto con insolita strafottenza ai vigliacchi che qualche giorno fa gli hanno recapitato sulla porta di casa una cartuccia di lupara. Nel rivendicare le proprie origini politiche e culturali («siamo partigiani che lottano per la libertà della Calabria») ha lanciato un chiaro segnale di sfida ai custodi dell&#8217;omertà e a chi li paga: «Ve ne dovete andare da questa regione, che è nostra!».</p>
<p>Nei mesi scorsi, insieme al Coordinamento Bruno Arcuri, all&#8217;associazione Briganti e alla rete Nisticò, ha percorso le Calabrie in lungo e in largo per promuovere la partecipazione ai quesiti referendari sull&#8217;acqua pubblica. </p>
<p>Destava una piacevole impressione sentirlo urlare in piazza contro gli invasori delle multinazionali che depredano e avvelenano questo lembo di stivale dallo stretto di Messina fino ai monti del Pollino: «Li ricacceremo da dove sono venuti, a calci nel sedere, come fecero i nostri antenati briganti che diedero filo da torcere ai francesi». </p>
<p>Quaggiù non è frequente ascoltare frasi munite di cotanto orgoglio. Anche tra i movimenti carismatici affiorati di recente, quasi tutti si guardano bene dal fare nomi e cognomi di chi combina e commissiona disastri. Sergio fa nomi e cognomi. Rientra in una vivace minoranza di attivisti-pensatori, che negli ultimi anni è andata allargandosi per effetto soprattutto delle buone letture e sulla spinta di pensatori eretici. </p>
<p>Distante anni luce dai falsi miti risorgimentali che qui sono stati impiantati per decenni nella testa delle passate e presenti generazioni, questi giovani militanti della difesa dei beni comuni si tengono distanti anche da romantiche tentazioni neoborboniche. </p>
<p>Dai propri coetanei non hanno assimilato i tre mali peggiori di Calabria: la servitù nei confronti dei partiti politici, il disprezzo verso la propria terra, la mancanza di memoria. Sergio e quelli che come lui conoscono bene questa regione, la amano, e in nome di questo amore sarebbero disposti a sfidare qualsiasi mammasantissima. </p>
<p>A metà del decennio scorso gli attivisti &#8220;Briganti&#8221; furono tra i primi a scatenare un aspro conflitto con Sorical quando la società mise in opera la diga dell&#8217;Alaco. Lo hanno denunciato pubblicamente, in mille modi: i fondali del lago non sarebbero mai stati bonificati dalla presenza di sostanze inquinanti. </p>
<p>Assurdo e pericoloso, dunque, rifornire con quell&#8217;acqua decine di migliaia di famiglie. E per dimostrare l&#8217;attualità del problema, nonché l&#8217;inconsistenza delle iniziative assunte da certe istituzioni per risolverlo, negli ultimi mesi Gambino e compagni hanno continuato a monitorare l&#8217;Alaco, prelevando campioni d&#8217;acqua che sono serviti a produrre una controinchiesta dal basso. </p>
<p>A qualcuno forse deve aver dato fastidio la vista di quei giovani che andavano e venivano dal lago per svolgere analisi in proprio. E puntuale è partito l&#8217;avvertimento malavitoso. Però chi voleva impaurire Sergio ha ottenuto l&#8217;effetto contrario. </p>
<p>Le reti e le associazioni ambientaliste si sono subito strette intorno a lui. A Crotone nella manifestazione per la fine del commissariamento all&#8217;emergenza rifiuti due settimane fa sono riuscite a convocare migliaia di persone. E non è detto che questo non possa avvenire anche a Serra San Bruno. A volte le pallottole giungono a destinazione. Ma poi tornano indietro.</p>
<p>di CLAUDIO DIONESALVI, SILVIO MESSINETTI </p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/ricerca/nocache/1/manip2n1/20111125/manip2pg/07/manip2pz/313927/manip2r1/Calabria/">ilmanifesto.it</a></p>
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		<title>Traffico di rifiuti, quattro arresti nel reggino &#8211; Tra le persone arrestate il sindaco di Casignana</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 10:21:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; I Carabinieri di Reggio Calabria e del Noe hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari ed una di obbligo di dimora nell’ambito di un’inchiesta della Dda reggina su un traffico illecito di rifiuti. Tra gli arrestati c’è anche il sindaco di Casignana, Pietro Armando Crino’, 62 anni. Notificati anche [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; I Carabinieri di Reggio Calabria e del Noe hanno eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari ed una di obbligo di dimora nell’ambito di un’inchiesta della Dda reggina su un traffico illecito di rifiuti. Tra gli arrestati c’è anche il sindaco di Casignana, Pietro Armando Crino’, 62 anni. Notificati anche quattro avvisi di garanzia.<span id="more-21826"></span> </p>
<p>La discarica consortile di Casignana, nella Locride, che serve gran parte dei Comuni del reggino, compreso Reggio Calabria, e’ stata sequestrata. Sequestrata anche la societa’ che la gestisce. </p>
<p>Secondo l’accusa, gli arrestati avrebbero messo in atto diverse operazioni illecite allo scopo di risparmiare il denaro necessario per un corretto smaltimento del percolato, per la ricopertura e la compattazione giornaliera dei rifiuti, nonche’ per le opere necessarie per una corretta manutenzione di una discarica. </p>
<p>Dalle indagini sarebbe emerso che nella discarica finivano anche rifiuti non autorizzati. Inoltre, a causa dell’assenza di recinzioni, bovini ed ovini pascolavano liberamente in aree contaminate da percolato.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.telecosenza.it/wp/?p=5044">telecosenza.it</a></p>
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		<title>Le vere cause delle alluvioni? Pesticidi e abbandono dei terreni &#8211; A distanza di poche settimane dalla tragedia in Liguria, il maltempo si è abbattuto su Sicilia e Calabria provocando vittime e danni &#8211; Giuseppe Altieri, agroecologo, individua le cause delle alluvioni nel ricorso alla chimica in agricoltura e nell&#8217;abbandono dei terreni</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 08:44:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Distruzione dell&#8217;Humus a causa di disseccanti, diserbanti e Pesticidi agricoli, abbandono dei terreni e distruzione di siepi, per migliaia e migliaia di ettari che confluiscono in ogni fiume. Riportiamo agli agricoltori italiani la responsabilità della nostra salute. Se non mettiamo a posto l&#8217;agricoltura, liberandola dalla chimica che distrugge l&#8217;Humus e dalle speculazioni commerciali che provocano [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Distruzione dell&#8217;Humus a causa di disseccanti, diserbanti e Pesticidi agricoli, abbandono dei terreni e distruzione di siepi, per migliaia e migliaia di ettari che confluiscono in ogni fiume. Riportiamo agli agricoltori italiani la responsabilità della nostra salute. Se non mettiamo a posto l&#8217;agricoltura, liberandola dalla chimica che distrugge l&#8217;Humus e dalle speculazioni commerciali che provocano l&#8217;abbandono delle terre, le alluvioni saranno sempre più pericolose per la mancanza di trattenimento delle acque &#8216;a monte&#8217; nei terreni agricoli.<span id="more-21834"></span></p>
<p>Abbiamo oltre 25 miliardi di euro di fondi comunitari di Sviluppo Rurale in Italia per il periodo 2007-2013 (ne sono stati spesi ad oggi meno della metà e rischiamo di perderli anche per il prossimo periodo 2014-2020, se non li utilizziamo a dovere), oltre ad almeno altrettanti fondi di cosiddetti Premi PAC di Sostegno al reddito degli agricoltori (con cui si continua a sostenere agricoltura chimica, ed allevamenti senza terra industriali, produttori di liquami inquinanti invece di fertile letame).</p>
<p>Fondi destinati al cosiddetto &#8216;Sviluppo rurale&#8217; ovvero per la riconversione (obbligatoria e prioritaria per Regolamenti europei) verso la coltivazione Biologica, rimettendo in tal modo a posto i nostri campi oggi martoriati dalla chimica (disseccanti arancio che distruggono i microrganismi, irrorati prima della semina e sotto le vigne, i frutteti e gli oliveti, pesticidi in altissime quantità con molti residui nei cibi, ecc.).</p>
<p>Chimica che distrugge l&#8217;humus e la vegetazione che protegge la terra che, pertanto, non trattiene più l&#8217;acqua e si sfalda provocando disastri le cui cause sono principalmente dovute alla diminuzione di sostanza organica stabile dei terreni, la vera e propria &#8216;spugna&#8217; che assorbe acqua fino a 10 volte il suo peso.</p>
<p>Concausa aggravante è anche l&#8217;abbandono dei terreni e la mancanza di coperture autunno-invernali, oltre alla distruzione, iniziata negli anni 60&#8242; per una sfrenata meccanizzazione, delle piante idrofile come salici, platani e pioppi, che evaporano migliaia di litri d&#8217;acqua al giorno lungo i fossi, i canali dei campi e in ultimo i fiumi, che ricordo a tutti, raccolgono le acque di migliaia di terreni agricoli e boschivi che oggi vengono a saturarsi troppo facilmente, rilasciando ad un certo punto l&#8217;acqua tutta insieme, così creando delle vere a proprie &#8216;bombe idriche&#8217;, che cadono a valle portandosi via tutto ciò che incontrano.</p>
<p>Erodendo nel contempo i terreni che si sfaldano in fango, con incremento progressivo del problema della drammatica riduzione del &#8216;trattenimento d&#8217;acqua a monte&#8217;. Ciò è misurabile con attrezzature semplici messe lungo i fossi di scolo dei campi. </p>
<p>Oggi vi sono fondi europei di sviluppo rurale immensi (in Europa oltre 200 miliardi di euro investiti), per rimettere le siepi, pagare tutti i mancati redditi, i maggiori costi, più un 20% per chi coltiva in biologico, per inserire le coltivazioni di copertura autunno-invernali intercalari tra le colture da raccogliere, per incrementare la biodiversità, proteggere le aree di interesse naturalistico (Natura 2000) e sostenere tutte quelle pratiche agroambientali atte a prevenire le catastrofi e migliorare la fissazione del carbonio del terreno incrementando l&#8217;Humus (e risolvendo nel contempo l&#8217;effetto serra) fondi utilizzabili e sufficienti per milioni di ettari. </p>
<p>In tal modo “preservando la fertilità dei terreni per le generazioni future” (Art. 44 della Costituzione Italiana, che tutela inoltre i diritti inviolabili alla salute e all&#8217;ambiente salubri, Art. 32, e Art. 9, regolando l&#8217;attività economica affinché tali diritti non vengano violati, Art. 41).</p>
<p>Ma queste immense somme europee, per la miopia dei sindacati agricoli irresponsabili &#8211; che sono molto spesso parti attive nelle proprietà dei consorzi agrari che vendono pesticidi mentre concertano le politiche degli assessorati all&#8217;agricoltura, in palese conflitto di interessi &#8211; finiscono nelle tasche di chi abbandona i terreni senza coltivarli e, molto peggio, di chi compra pesticidi, chiamandola &#8216;agricoltura integrata&#8217;, falsificandone le norme, secondo disciplinari che oggi prevedono usi di pesticidi molto superiori al normale impiego in agricoltura convenzionale.</p>
<p>Ad esempio le autorizzazioni a disseccare i terreni prima di seminare con prodotti tossicissimi, a disseccare le file dei vigneti, oliveti, frutteti, consentendo oltre 30 trattamenti chimici sui frutteti e oltre 20 sui vigneti. Consiglio di scaricare, per controllare, i disciplinari regionali di agricoltura integrata delle regioni italiane da Internet, per il cui rispetto vengono erogati i fondi agroambientali europei&#8230; per comprare pesticidi!</p>
<p>Andate a vedere in tutta Italia le zone dei vigneti con l&#8217;erba disseccata invece che tagliata, per esempio, le zone del Gavi in Piemonte (da cui l&#8217;acqua scende in Liguria) o a Conegliano Veneto (tanto per ricordare un&#8217;altra alluvione terribile) e guardate i terreni a milioni di ettari &#8216;arancioni&#8217; disseccati da contoterzisti ed agricoltori che corrono indebitati, senza preoccuparsi del futuro e non hanno tempo di lavorare la terra come si deve. Il tutto per risparmiare qualche euro all&#8217;ettaro.</p>
<p>O peggio, gli oliveti &#8216;agente arancio&#8217; in primavera, sotto l&#8217;effetto del solito Glifosate (Roundup e prodotti similari), il diserbante più venduto al mondo, micidiale e presente in tutte le acque di falda (fonte Ispra-Arpa), così come altri micidiali pesticidi e diserbanti.</p>
<p>Sulla non correttezza della Spesa Agroambientale europea (Avviata nel lontano 1992, sic!) è intervenuta da almeno un decennio la Corte dei Conti Ue ripetutamente (Relazione n. 3/2005 e n. 7/2011 sulla Spesa Agroambientale delle regioni europee). Ma le regioni continuano imperterrite nei loro disastri a carico dell&#8217;economia agricola e della salute pubblica e dell&#8217;ambiente degli italiani.</p>
<p>Intanto i consorzi agrari non riescono a riconvertirsi verso una &#8216;convergenza di interessi&#8217;, ovvero a vendere prodotti e ritirare raccolti Biologici.</p>
<p>Un disastro che è tra le principali cause di oltre 30 miliardi di spesa sanitaria nazionale all&#8217;anno per malattie degenerative collegate direttamente o come aggravanti all&#8217;impiego di pesticidi in agricoltura ed ai residui negli alimenti e nel pescato. Oggi il cancro è la prima vera causa della crisi economica italiana&#8230; siamo un &#8216;paese al reparto oncologico&#8217;!</p>
<p>L&#8217;Aspettativa di vita sana nel nostro Paese è calata dal 2003 ad oggi di almeno 10 anni (dati UE), mentre il tasso di tumori infantili neonatali cresce del 3% all&#8217;anno in Italia, a differenza degli altri paesi europei, dove l&#8217;uso di pesticidi è stato drasticamente ridotto già negli anni &#8217;90.</p>
<p>L&#8217;Italia da sola consuma oltre il 35% di tutti i pesticidi UE, mentre l&#8217;agricoltura è indebitata in maniera spaventosa e i contadini vengono sfruttati dal commercio e dalle industrie agroalimentari, quando i fondi Ue finanzierebbero lo sviluppo delle filiere corte o dirette locali e biologiche, in forma obbligatoria e prioritaria. Abbiamo in mano una finanziaria da almeno 40 miliardi di euro annui per salvare l&#8217;Italia e la vita degli italiani, oltre alla nostra economia.</p>
<p>Sono almeno 20 anni che denuncio queste mancanze, partecipando a trasmissioni popolari come Report, Ambiente Italia e altre.</p>
<p>Grazie a un manipolo di agricoltori biologici abbandonati da tutte le &#8216;ufficiali rappresentanze&#8217; abbiamo attivato i ricorsi amministrativi ai TAR in Umbria, Marche, Toscana e Campania e stiamo preparando un esposto alla Corte dei Conti, che è informata dei fatti dal 2000, così come il Ministero Agricoltura, le Regioni, la Commissione UE che approva programmi spesso non conformi agli obiettivi delle normative europee, salvo esporsi alle puntuali critiche della Corte dei Conti Ue sopracitate.</p>
<p>Se qualcuno ci vuole aiutare, se qualcuno vuole aiutarsi&#8230;</p>
<p>Se poi volessimo approfittare di questi due prossimi anni cruciali, con ancora molti fondi disponibili, per avviare la corretta applicazione dei programmi Agroambientali europei e regionali, facendo tutti un esame di coscienza, potremmo passare dal conflitto alla convergenza di interessi, per avviare finalmente una riconversione italiana agroecologica, nel suo ruolo multi-funzionale, cruciale per la salvaguardia della salute e dell&#8217;ambiente e la tutela del territorio dall&#8217;erosione, per assicurare ai nostri figli la fertilità biologica della Terra e la conservazione della sua capacità di nutrirli. E non di ammalarli, come oggi succede a causa del sistema agro-industriale globalizzato offerto nei supermarket.</p>
<p>Approfittiamo della crisi industriale per tornare alla campagna e coltivare biologicamente (ci sono molti fondi anche per aprire nuove partite Iva di giovani agricoltori sotto i 40 anni) e ri-colleghiamo i cittadini agli agricoltori attraverso i mercati locali e solidali, al giusto prezzo.</p>
<p>Rimettiamo gli alberi lungo i fossi, le siepi lungo i campi e i boschetti lungo i fiumi, togliamo il cemento dove fa danni. Ricostruiamo il paesaggio tradizionale della campagna Italiana, restaurando i casali in bioedilizia, dotandoli di energie rinnovabili. Soprattutto, ricostruiamo l&#8217;humus alla Madre Terra, recuperando le tradizioni Agroecologiche e diffondendo tecniche biologiche avanzate &#8216;ecocompatibili&#8217;.</p>
<p>Riportiamo agli agricoltori italiani la responsabilità della nostra salute, sono sicuro che loro ne avranno gran cura.</p>
<p>di Giuseppe Altieri</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcambiamento.it/agricoltura_biologica/cause_alluvioni_pesticidi_abbandono_terreni.html">ilcambiamento.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Inquinamento nella valle dell&#8217;Oliva Cgil e &#8220;De Grazia&#8221;: punire i colpevoli &#8211; Chiesti interventi immediati per garantire la salute della popolazione &#8211; Il comitato: i costi della bonifica non devono essere a carico dei cittadini</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 08:58:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>AMANTEA (CS) &#8211; Punire i colpevoli e bonificare le aree inquinate. A pretenderlo è il referente cittadino della Cgil, Massimiliano Ianni che in merito alla situazione ambientale della vallata dell&#8217;Oliva chiede interventi immediati per garantire la salute pubblica della popolazione che risiede in loco. «Oramai – spiega Ianni – iniziano ad emergere con chiarezza i [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>AMANTEA (CS) &#8211; Punire i colpevoli e bonificare le aree inquinate. A pretenderlo è il referente cittadino della Cgil, Massimiliano Ianni che in merito alla situazione ambientale della vallata dell&#8217;Oliva chiede interventi immediati per garantire la salute pubblica della popolazione che risiede in loco. «Oramai – spiega Ianni – iniziano ad emergere con chiarezza i danni causati dall&#8217;inquinamento perpetrato in questi anni a scapito del territorio. Coraggiosamente c&#8217;è chi fa il proprio dovere, portando alla luce fatti ritenuti impensabili.<span id="more-21778"></span> E forse è il caso che tutti i cittadini manifestino un minimo di consenso. </p>
<p>Come sindacato siamo convinti che le inchieste attualmente in corso sull&#8217;inquinamento del mare e sull&#8217;interramento dei rifiuti nocivi debbano andare avanti, smascherando i colpevoli diretti ed i fiancheggiatori. Lo si deve innanzitutto ai tanti malati di tumore, alle nuove generazioni ed ai cittadini onesti. </p>
<p>Bisogna poi procedere alla bonifica e per questo i sindaci e l&#8217;intera classe politica sono chiamati ad adoperarsi per risolvere la questione, magari con l&#8217;aiuto dell&#8217;Unione Europea se non vogliono passare dalla pare dei colpevoli. </p>
<p>Come abbiamo già fatto in passato, insieme ad altre associazioni, chiediamo alla popolazione tutta di mobilitarsi affinché il nostro mare e la nostra terra siano bonificate e riportate agli antichi splendori. La mobilitazione può aiutare anche la magistratura: lasciata da sola in questa difficile vicenda».</p>
<p>Perfetta comunione d&#8217;intenti tra il comitato civico Natale De Grazia e la stessa Cgil. </p>
<p>«Pur tra mille difficoltà – spiega il coordinatore degli attivisti Gianfranco Posa – la verità sull&#8217;inquinamento del fiume Oliva comincia ad emergere. Da questo punto di vista esprimo gratitudine alla Procura di Paola per i risultati fino ad ora conseguiti. L&#8217;emissione delle richieste di custodia cautelare sono l&#8217;epilogo di anni di lavoro, tesi all&#8217;acquisizione di dati per tutelare la salute della popolazione. </p>
<p>Certamente non siamo giustizialisti e non godiamo di fronte alla limitazione della libertà, ma i provvedimenti restrittivi emessi in questi ultimi giorni, aggiungono un tassello di verità a quelle vicende che da più parti si è cercato di occultare, soprattutto da quegli ambienti istituzionali che troppo spesso vestono i panni dei rassicuratori e che hanno cercato di convincere l&#8217;opinione pubblica che il mare inquinato e i veleni dell&#8217;Oliva erano un&#8217;invenzione degli ambientalisti e degli organi di informazione in cerca di notizie sensazionali. </p>
<p>L&#8217;individuazione di responsabilità sui veleni disseminati nel fiume Oliva e nel mar Tirreno, secondo il principio che &#8220;chi inquina paga&#8221;, potrebbe costringere chi indebitamente si è arricchito a restituire alla comunità parte di quegli illeciti guadagni, per risanare il territorio sostenendo i costi della bonifica di cui non possono e non devono farsi carico i cittadini. </p>
<p>I fatti di oggi testimoniano che le nostre preoccupazioni sullo stato dell&#8217;Oliva erano fondate, che le nostre proteste e le azioni messe in campo, ad iniziare dalla grande manifestazione del 24 ottobre 2009, non erano comportamenti sprovveduti ed irresponsabili».</p>
<p>di Ernesto Pastore</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=161894&#038;Edizione=8&#038;A=20111121">gazzettadelsud.it</a></p>
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