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Bagnara, arrestato l’ex comandante della Polizia municipale

in politica e cronaca

BAGNARA CALABRA (RC) – Le indagini che hanno portato all’arresto di Raimondo Cacciola, fino a pochi giorni addietro Comandante facente funzione dei Vigili Urbani di Bagnara Calabra, erano partite nel dicembre del 2014 grazie ad una denuncia di una cittadina di Bagnara presso il Comando Stazione dei Carabinieri.

A seguito di un’inchiesta lunga e complessa, coordinata dal Procuratore della Repubblica Federico Cafiero de Raho e dal Procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni, e nel cui ambito risultano implicate complessivamente 12 persone, si è ottenuto un importante risultato contro la lotta all’illegalità.

Dopo la perquisizione effettuata presso il Comando di Polizia Municipale di Bagnara Calabra, le analisi della documentazione prelevata, nonché l’escussione degli altri agenti di polizia municipale, è stato possibile fare luce sul sistema di illegalità diffusa imposto all’interno del Comando di Polizia Municipale di Bagnara.

Al termine delle indagini, è stato possibile fare chiarezza su una serie di vicende intercorse tra l’ottobre 2013 ed il dicembre 2015, nelle quali sono emerse varie ipotesi delittuose (contro la pubblica amministrazione, l’amministrazione della giustizia, la fede pubblica, il patrimonio e la libertà personale): in innumerevoli circostanze, infatti, Cacciola aveva omesso di riferire alla competente autorità giudiziaria fatti costituenti reato in materia urbanistica e contro il patrimonio, favorendo i responsabili di tali condotte ad eludere le investigazioni dell’Autorità o ad assicurarsi i profitti del reato, attestando, inoltre, fatti falsi con abuso delle proprie funzioni.

Insieme a Cacciola sono stati tratti in arresto altri due agenti: Luppino Giuseppina, moglie di Cacciola, e Clemente Pasquale, entrambi ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di omissione di atti d’ufficio, abuso d’ufficio, favoreggiamento personale e reale e tentata estorsione.

Con la complicità della moglie, inoltre, Cacciola aveva formato un registro di protocollo “manuale”, inserendo numeri progressivi in bianco, attestando fatti falsi: precisamente la data e la successione nel tempo della ricezione o spedizione di atti da parte del Comando.

Di particolare allarme sociale è risultato, infine, l’ultimo episodio in ordine di tempo contestato a Cacciola, che aveva tentato di farsi corrispondere, ricorrendo a minacce velate ed alla forza intimidatrice dell’uniforme, una parte della somma di denaro liquidata ad un soggetto rimasto coinvolto in un incidente stradale con la propria coniuge, Luppino Giuseppina.

Proprio in merito a tale sinistro, la Luppino ha presentato una richiesta di risarcimento all’INPS, dichiarando che lo stesso fosse avvenuto nel tragitto lavoro-abitazione. In realtà gli accertamenti delle Autorità hanno dimostrato che la Luppino, in quella circostanza, era libera dal servizio poiché aveva anticipato l’uscita dal posto di lavoro, e che pertanto la sua versione dell’incidente era finalizzata ad ottenere un risarcimento indebito da parte dello Stato.

A seguito dei fatti sopra descritti ed a causa della loro inquietante ripetizione, è stata desunta la spiccata e specifica pericolosità sociale degli indagati, così da imporre l’applicazione della custodia cautelare in carcere per il Cacciola e degli arresti domiciliari per i due complici.

redazione CN

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