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Banda ultralarga: Calabria ancora distante dagli standard europei

in innovazione e ricerca

Soltanto l’11,1% della popolazione calabrese è raggiunto dalla banda ultra larga. Questo è uno dei dati disponibili sul sito www.infratelitalia.it, gestito dalla stessa società del Ministero dello Sviluppo Economico, creata appositamente per sviluppare la bande larga e ultra larga in Italia.

banda_ultra_larga_italia-638x425Con questo servizio online si da modo ai cittadini di poter controllare come vengano investiti i fondi pubblici e a che punto siano i lavori di implementazione e ammodernamento delle linee su tutto il territorio nazionale. E’ evidente però, che siamo ancora ben lontani dall’obiettivo fissato dal Piano nazionale del Governo, che prevede che entro il 2020 tutta la popolazione dovrà essere raggiunta dalla banda ultra larga a 30 Mb e l’85% da quella a 100 Mb.

Attualmente infatti, l’Italia mantiene il passo con il resto dei paesi europei, solo per quanto riguarda la fascia di velocità di connessione che va dai 2 ai 20 Mb. Guardando poi, quest’ultimo dato dal punto di vista della Calabria, risulta che l’85,2% dei cittadini ha a disposizione quella velocità per fisso e wireless, il 5,2% solo wireless e rimane ancora da colmare un divario digitale del 7% circa, rispetto al resto d’Europa.Totalmente assenti invece, sono le indicazioni sullo stato dell’arte per i 100 Mb, mentre, come detto, possono usufruire dei 30 Mb, solo l’11,1% dei calabresi, a fronte del circa 60% di media europea.

Sul fronte dell’avanzamento dei lavori, il dato calabrese è in linea con quello nazionale, che fa registrare un 53% di completamento delle infrastrutture, contro il 59% locale, con 740,8 chilometri realizzati e 109 accordi di programma conclusi da Infratel in totale, di cui 7 in Calabria. Stesso discorso dicasi per i tempi medi per i permessi dagli enti preposti, con 136 giorni di media nazionale, mentre di 140 giorni è quella regionale, dove attualmente sono 119 le tratte pubbliche attive in 147 comuni.

Secondo Roberto Masiero infine, responsabile della società di ricerca “The innovation group”, non sarebbero le infrastrutture il problema attuale del Governo, bensì capire “quanta parte dei processi analogici diventano digitali”, ovverosia dedicarsi con maggiori risorse al passaggio in digitale della pubblica amministrazione, lasciando perdere il dibattito sulle infrastrutture, che non avrebbero bisogno di grandi velocità di connessione e che interesserebbe soltanto la lobby dei costruttori.

di Gianluigi Catalano

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