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Calabria, ecco il Comune che non chiede tasse. Tra sprechi e incompiute.

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In Italia oltre 200 amministrazioni sono state sciolte per mafia. Ma che cosa trova chi poi va a spulciare conti e delibere?

Nella città in provincia di Cosenza “in sostanza la raccolta dei tributi non avveniva”, spiega il viceprefetto Salvatore Caccamo. Intanto esternalizzazioni “aberranti” hanno portato le casse sull’orlo del dissesto, con un buco stimato in 40 milioni. Mentre le opere pubbliche, dall’ospedale al piccolo aeroporto, sono abbandonate al degrado.

SCALEA – Si può immaginare un paese in cui non avviene la raccolta dei tributi? Per alcuni sarebbe un sogno, ma in realtà è un incubo, come testimoniano le vicende di Scalea, in Calabria, dove per anni la (mancata) raccolta delle tasse ha paradossalmente contribuito a svuotare le casse dell’ente, riempiendo invece quelle di consulenti e società private incaricate del servizio.

Basti pensare che il primo “consulente ed esperto” assoldato dal Comune fu Francesco Furchì, noto per essere poi stato condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio del politico torinese Alberto Musy. La Commissione prefettizia insediata dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose sta ancora lavorando per determinare esattamente l’entità del fenomeno, ma una prima stima indicherebbe una raccolta pari soltanto al 50% dei tributi dovuti o poco più.

Sono oltre 200 i comuni sciolti per mafia dal 1991, anno di introduzione della legge. Ogni anno se ne contano una decina. Di solito se ne parla al momento dell’intervento governativo, sull’onda dell’inchiesta giudiziaria che l’ha determinato. Ma che cosa succede dopo? Quale situazione trovano i commissari e, soprattutto, che cosa lasciano a fine mandato, quando la polvere della cronaca si è ormai posata?

Abbiamo provato a raccontarlo nel webdocumentario “Scalea in gabbia” – con testi, interviste, immagini, documenti – prendendo in esame quanto accaduto nel piccolo ma emblematico Comune di Scalea, in provincia di Cosenza, a poco più di un anno dall’insediamento della Commissione prefettizia chiamata ad amministrare un ente il cui scioglimento ha sollevato parecchie attenzioni per la pervasività e la disinvoltura del sistema di infiltrazione mafioso nelle istituzioni.

Leggi l’articolo completo di Andrea Fama su ilfattoquotidiano.it

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