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Calabria: oltre 60 milioni di euro in fumo per errori delle Pubbliche Amministrazioni. Sono quasi 8mila i contenziosi nel 2014.

in politica e cronaca

Sappiamo che le Pubbliche amministrazioni spendono, e anche tanto. E se andiamo ad analizzare nello specifico, il più delle volte ci rendiamo conto anche di come a pesare sulle nostre tasche siano soprattutto gli errori e i conseguenti sperperi degli enti pubblici. Uno su tutti: quello dei contenziosi, ovvero le cause legali, civile e amministrative, che le P.A. si trovano ad affrontare.

Ad analizzare questa ennesimo disastro è stato l’istituto di ricerca Demoskopika: dal 2010 ad oggi, Stato e amministrazioni locali hanno sostenuto pagamenti per ben 2,2 miliardi di euro a seguito di sentenze esecutive di cause amministrative o civili che li hanno visti coinvolti e, successivamente perdenti.

38378-bigIl titolo la dice lunga: “Pasticcione, equilibriste, pignole: le regioni italiane alla prova dell’esborso da contenzioso“. Così viene presentata l’analisi che l’istituto di ricerca ha presentato lo scorso settembre.

Il periodo preso in esame è quello cha va dal 2010 ad agosto 2015. La cifra totale fa piuttosto paura: 2,2 miliardi di euro. Una somma che ha visto un aumento costante negli ultimi anni. Infatti si registra un +29% tra il 2013 e il 2014 e addirittura nei primi mesi di quest’anno sono stati già spesi 146 milioni di euro tra Stato, Regioni, Provincie e Comuni in contenziosi nei confronti di cittadini, dipendenti e fornitori.

Della cifra totale, poco più della metà (52,5%) è stata spesa dallo Stato, mentre il resto è da riferirsi agli 8.177 enti locali, ciascuno dei quali ha speso mediamente 127 mila euro. I dati, rilevabili dalla banca dati del SIOPE, hanno permesso all’istituto di ricerca di suddividere le regioni in base alla somma delle spese di ogni suo singolo ente: pasticcione, equilibriste e pignole sono le denominazioni attribuite alle varie realtà italiane.

Regioni pasticcione
Appellativo simpatico, ma che in realtà non lo è. Si tratta di sprechi derivanti nella maggior parte dei casi da errori e che vanno a pesare nelle tasche dei cittadini. Pasticcione sono soprattutto le regioni del sud: Sicilia, Puglia, Basilicata, Campania, Sardegna a cui si aggiunge anche il Lazio. La Sicilia è la prima fra tutte, con una spesa media per ente locale di circa 442 mila euro. Segue la Basilicata con circa 402 mila euro, la Sardegna 348 mila, la Puglia 347 mila, la Campania 310 mila e il Lazio con poco meno di 200 mila euro.

Regioni equilibriste
Definite anche borderline, in quanto hanno sostenuto dei costi entro un parametro che è stato stabilito in 60mila euro dalla media nazionale. Qui troviamo la Calabria con 147mila euro e la Toscana con 132mila, che sono le regioni più distanti dal parametro e si trovano al limite con quelle pasticcione. Poi abbiamo Abruzzo con 114mila euro, Molise con 92mila, Friuli Venezia Giulia 86mila, e Marche con poco più di 68mila euro.

Regioni pignole
Sono le regioni che hanno speso meno della metà della cifra media di riferimento. Partendo dal basso, il Piemonte, con circa 13 mila euro, è la regione che spende di meno per contenziosi. Segue il Trentino con 25mila euro e la Lombardia con 26mila. Un po’ più in alto troviamo la Valle d’Aosta con 43mila euro, l’Umbria spende 47mila euro e la Liguria 62mila. Invece Emilia Romagna con 65mila euro e il Veneto con 64mila euro, segnalano cifre al limite.

La Calabria, che magari qualcuno pensava di trovarla tra le pasticcione, è invece posizionata tra quelle che riescono a contenersi. Nello specifico, come ci viene presentato da Demoskopika, il risultato della Calabria non è poi così positivo se lo si rapporta ad altre realtà. Infatti, sul nostro territorio sono presenti 415 amministrazioni locali (tra Regione, Provincie e Comuni) con un totale di circa 61 milioni di euro di spese per contenziosi. La Lombardia, con il triplo delle amministrazioni (1543), spende 20 milioni in meno rispetto alla nostra Regione. Così anche col Piemonte, la più parsimoniosa in spese legali e con 1.215 amministrazioni, la differenza è di 45 milioni di euro.

Grazie agli open data, eravamo riusciti a spulciare le spese legali delle nostre città capoluogo, in cui spiccava Catanzaro (terza anche a livello nazionale) con più di due milioni di euro spesi nel solo 2014, seguivano poi Reggio Calabria con poco più di 700 mila euro e le altre che si attestavano sotto i 100 mila euro. Sempre nel 2014, l’ente Calabria ha speso una cifra pari a 9 milioni 377mila euro in spese legali mentre quest’anno si è fermata a un milione 592mila euro. Più volte la Corte dei Conti ci ha ripresi per la spese dei contenziosi, sostenendo che la questione è preoccupante e non deve essere sottovalutata.

Nell’ultima relazione dell’esercizio finanziario della Regione Calabria, si segnala una cifra come 7.669 contenziosi in cui è stato coinvolto l’Ente regionale nel solo 2014. Nella maggior parte dei casi vengono avanzate richieste piuttosto importanti da parte dei soggetti coinvolti. La situazione non era diversa negli anni precedenti, se si pensa che nel 2012 si segnalarono 43.852 contenziosi in cui erano coinvolti 22 avvocati, molti dei quali chiamati come consulenti esterni, quindi un’ulteriore spesa per il bilancio regionale.

Tra i casi più clamorosi in cui è stata coinvolta la Regione c’è sicuramente quello recente della Fondazione Campanella, i cui vertici rivendicano una somma pari a 174 milioni di euro. Da ricordare anche l’enorme cifra con cui si venne a chiudere il contenzioso con i lavoratori Lsu-Lpu del Parco del Pollino: 1 miliardo e 700mila euro. Ma ancora non si può non citare lo storico contenzioso che la Regione ebbe nei confronti delle aziende di trasporto pubblico e privato. Una vicenda che durava dal 1987 e che vide la Regione spendere 208 milioni di euro di rimborsi tra Trenitalia (54 milioni), Ferrovie della Calabria (68 milioni) e trasporto su gomma (85,8 milioni).

di Adelia Pantano

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