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Canolo e le sue rocce meritano un lungo viaggio per essere ammirate

in cultura e società / Fotoreportage / media gallery

Ho conosciuto Alex e Federico durante una sosta sul Sentiero del Brigante insieme al Gruppo Escursionisti d’Aspromonte presso il ristorante che, con tutta la famiglia, conducono a Canolo Nuovo. La bellezza dell’intorno e la buona conoscenza del territorio che essi dimostravano, mi hanno spinta a chiedergli di accompagnarmi qualche volta a visitare questi luoghi. Non è passato troppo tempo e approfittando di un giorno libero abbiamo concordato di incontrarci.

Ho raggiunto Canolo Nuovo (RC) attraverso la Strada Provinciale 1 di Gioia Tauro e Locri e nel percorrerla, ogni volta, mi risuonano nella mente e mi emozionano le parole che Leonida Repaci nel suo “Calabria grande e amara” ha usato per descriverla: ” … e sempre il viaggio mi ha stregato per l’originale bellezza del paesaggio, un paesaggio inventato da un artista di genio nemico dei luoghi comuni e della scenografia oggettiva, allusivo, fantastico, surreale nella presentazione di queste montagne modellate o tagliate in profili che si compongono e scompongono allo sguardo secondo la variazione della luce, il veleggiare della nebbia anche d’estate, i vapori atmosferici. Solennità di silenzi, profumo di selve, mormorio di acque nei botri, sguardi accoglienti nei piccoli casali che costeggiano il cammino”.

La prima tappa del nostro giro è monte Mutolo, proseguendo sulla strada statale, in un tratto in cui si fanno largo tra le chiome degli alberi splendidi panorami, con i torrioni del monte Tre Pizzi in evidenza.

Monte Mutolo è una formazione rocciosa di origine calcarea di colore chiarissimo, sui contrafforti orientali dell’Aspromonte, decorata da verdi arbusti. Ci fermiamo sulla vetta del monte, nei pressi di resti di strutture in cemento armato utilizzate nell’attività di estrazione o di lavorazione della pietra. Da qui, un vasto paesaggio si apre sul mar Ionio, con i dolci declivi dell’Aspromonte, fiumare che corrono verso la foce e Geraceche sembra essere raggiungibile in pochi passi. Tra i resti delle estrazioni incontriamo mucche e vitelli al pascolo, per nulla disturbati dalla nostra presenza.

Si scorge anche il paese di Canolo, al centro di due canyon scavati dalle fiumare Novito e Pachina. La percezione visiva è simile a quella descritta da Edward Lear nel suo “Diario di un viaggio a piedi”: “Il villaggio per se stesso è schiacciato e spinto in un nido di rocce appuntite subito dopo il vasto precipizio che si chiude attorno al Passo del Mercante, e quando da una parte si guarda a questa barriera di pietre, e poi, girando attorno, si osserva il mare distante e le colline ondulate, nessun contrasto può essere più rimarchevole”.

Decidiamo quindi di ridiscendere il monte fino all’abitato di Canolo. Il piccolo borgo che oggi conta circa 800 abitanti, è stato gradatamente spopolato a causa di forti calamità quali alluvioni e terremoti che fino al ’51 lo hanno colpito. Nel 1952 con Decreto Ministeriale si decise di trasferire il paese a poca distanza sui piani della Melia, col nome di Canolo Nuovo.

Camminiamo tra gli alberi sovrastati dalle vette denominate Dolomiti del Sud per la loro forma e colore, riusciamo a intravedere le grotte che per sua natura questa roccia ha generato tra le alte pareti di fronte a noi, difficili ma non impossibili da raggiungere.

Giunti a valle, l’imponente scenario delle guglie del Mutolo (attrezzate per l’arrampicata sportiva e la discesa in corda) si unisce al suono dello scorrere dell’acqua della fiumara Novito che attraversa il canyon.

A tutto ciò però fa enorme contrasto la vista dell’opera invasiva dell’uomo: enormi cave si aprono sul profilo frontale del monte rovinando uno scenario naturale unico (area protetta del Parco Nazionale d’Aspromonte) e così particolare dal punto di vista geologico.

Per soddisfare la mia curiosità sui canyon, ci dirigiamo verso il torrente Pachina per risalirne un tratto. Qui la vegetazione si fa fitta e di un vivo colore verde con immediato effetto rilassante. Ci facciamo strada tra i massi che segnano un sentiero mediamente facile da percorrere e un piccolo rudere attira la mia attenzione svelandomi poi, a pochi passi da esso, un angolo splendido in cui la fiumara, tramite un salto d’acqua, si tuffa in una piccola pozza. E’ questo uno dei tanti punti in cui potersi fermare per ristorarsi o semplicemente godere della bellezza di questo piccolo corso d’acqua che scorre dietro al borgo tra strette e alte gole.

Sono davvero molte le peculiarità che meritano di essere visitate in questo tratto di Calabria come scriveva Edward Lear (“Canolo e le sue rocce meritano un lungo viaggio per guardarle”), così accolgo entusiasta l’invito dei ragazzi a fermarmi ancora qualche giorno loro ospite e poter quindi approfondire questa splendida avventura.

Ritorniamo al ristorante quasi all’ora di cena con i profumi della cucina che ci coinvolgono. Durante il pasto i nostri discorsi sono incentrati per lo più su temi inerenti ai percorsi che avevamo appena effettuato, impreziositi dalle storie e gli aneddoti che Cosimo, il padre di Alex e Federico, ottimo conoscitore e amante di questo territorio, mi ha raccontato.

A conclusione della splendida giornata non poteva mancare uno sguardo alle stelle in questa notte di Luna nuova, da qui, dove non esistono forti luci urbane che possano affievolirne la vista. Ho preso sonno rapidamente nonostante l’eccitazione per l’attesa del nuovo giorno che mi avrebbe portata a scoprire nuove meraviglie.

Servizio e foto di Nadia Lucisano

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