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Caso Marlane, incontro tra il Procuratore Giordano e le associazioni ambientaliste: presentato un dossier sulla presenza di rifiuti tossici

in ambiente e trasporti / politica e cronaca

PRAIA A MARE (CS) – Si è svolto questa mattina l’incontro fra i rappresentanti delle Associazioni ambientaliste del Tirreno (Italia Nostra, Movimento Ambientalisti, Comitato Bonifiche terreni, fiumi e mari della Calabria, Si Cobas provincia Cosenza – presenti Francesco Cirillo, Giovanni Moccia e Luigi Pacchiano) e il Procuratore Capo della Repubblica di Paola Bruno Giordano.

Nell’incontro gli ambientalisti hanno presentato al procuratore un dossier sui terreni della Marlane a Praia a mare ancora da bonificare e pieni di rifiuti tossici di ogni genere. Nel dossier gli ambientalisti hanno evidenziato le varie testimonianze degli operai e le perizie che dimostrano, al di là della sentenza di assoluzione ottenuta dagli imputati, la presenza nei terreni di rifiuti tossici nocivi per la salute degli abitanti sia di Praia a Mare che di Tortora.

Nell’esposto presentato dagli ambientalisti si legge:

“Si premette innanzitutto che in data 16 settembre 2015 con deliberazione n.141 la Giunta Comunale di Praia a Mare esprimeva parere favorevole alla “proposta irrevocabile” presentata dalla manifatture Lane Gaetano Marzotto e figli ratificata successivamente in Consiglio Comunale con delibera n.34 del 30.09.2015.

Nella “proposta irrevocabile” il Comune di Praia a Mare ritirava la costituzione di parte civile contro la sentenza di assoluzione nel processo Marlane svoltosi a Paola in cambio di alcuni immobili di proprietà di Marzotto, rappresentati da terreni posti al confine con il comune di Tortora gravati da servitù, terreni marginali tra la strada e la ferrovia, e fabbricati in pessimo stato di manutenzione.

Sia i terreni che i fabbricati non possono essere oggetto di alienazione da parte del comune di Praia a Mare. In cambio di questi immobili e della rinuncia alla costituzione di parte civile nel processo in questione, la Marzotto ha ottenuto che la parte restante della proprietà mantenesse, a quanto pare anche per il futuro, l’attuale destinazione urbanistica mista: industriale, residenziale, turistica ricettiva e di servizi soggetta a programma unitario di riqualificazione.

Ma a prescindere dagli accordi Comune di Praia a Mare – Marzotto, la nostra maggiore preoccupazione deriva dal fatto che la caratterizzazione ambientale avverrebbe soltanto su una piccola parte dei terreni Marlane sui quali già sono state fatte da parte dell’Arpacal degli approfonditi accertamenti, escludendo dal controllo la gran parte dell’area Marlane sulla quale noi riteniamo andrebbero effettuate delle approfondite verifiche”.

Gli ambientalisti inoltre fanno notare come la testimonianza importante e centrale dell’operaio Francesco de Palma non sia stata presa in considerazione durante il dibattimento. Per questo hanno allegato all’esposto la video intervista fatta da Francesco Cirillo e Luigi Pacchiano.

“In questa testimonianza dell’operaio De Palma – è scritto nell’esposto – raccolta e consegnata alla Pm Lauri, e messa dalla stessa agli atti, l’operaio De Palma parla di sotterramenti di rifiuti tossici e di ogni genere da lui stesso fatti nell’arco di venti anni e parla di sotterramenti avvenuti su tutta l’area Marlane e anche sotto il nuovo capannone.

Ecco alcuni passi dell’intervista fatta a De Palma pochi mesi prima di morire:

D.: Cioè voi pigliavate i coloranti che non erano più servibili e li portavate fuori?

R.: Si c’erano delle buche grandissime.

D.: E chi le faceva queste buche.

R.: La direzione le faceva fare agli addetti ai lavori e quando erano piene queste buche si ricoprivano.

D.: E voi facevate questo lavoro?

R.: Si ma non tutte le volte… si coprivano almeno un paio di volte al mese.

D.: Insomma prendevate i coloranti della fabbrica e li mettevate nei bidoni?

R.: Si poi li sotterravamo dalla parte del mare.

D.: Sempre nel terreno della Marlane?

R.: Si vicino agli alberi.

Si legge ancora nel dossier:

“A riprova della pericolosità dei luoghi di cui parliamo basta rifarsi ad alcune delle tante perizie presentate sotto giuramento durante il processo Marlane, quale quella datata 10 ottobre 1998 espletata dai Prof. Renato Pingue, dalla Dott.ssa Agata Scaldaferri e dal Dott. Vinicio Lombardi, nella quale si legge:

A riprova di quanto sia evidenziato si deve rimarcare che agli atti risulta la certificazione della ASL 61 di Sapri a firma del Dott. G. Chiacchio dalla quale si rilevano puntualmente le sostanze pericolose che hanno causato il danno al Pacchiano tra cui:

– coloranti acidi o anionici come derivati antrachinonici, derivati dinitrofenoli (giallo naftolo) derivati della chinolina;
– coloranti acidi al cromo come derivati della alizarina e del naftochinone, e gli ortonitroso fenoli:
– coloranti premetallizzati, detti anche cromiferi;
– coloranti diretto o sostitutivi come gli azoderivati (benzopurpurina) e i derivati del tiazolo (rosa diretto G)”.

Da tale relazione si evince chiaramente che proprio le sostanze che hanno causato il danno al Pacchiano sono state omesse dall’azienda nella presentazione delle schede tecniche di sicurezza. Ad ulteriore sostegno del fatto che Pacchiano abbia contratto la patologia a causa dell’attività lavorativa, vi è il giudizio espresso dalla CON.T.A.R.P. che è l’organismo tecnico specializzato dell’INAIL per la valutazione del nesso di causalità per le patologie professionali.

La stessa CON.T.A.R.P sostiene infatti che “l’inalazione di particelle pulverulenti capaci di veicolare il colorante impregnato è riconducibile alla prestazione lavorativa del Pacchiano”, e pertanto relativamente alla esistenza di un rischio oncogeno, del lungo periodo di esposizione, dell’organo bersaglio corrispondente a quello indicato dalla I.A.R.C, l’INAIL esprime al riguardo parere favorevole al riconoscimento della malattia professionale del Pacchiano in data 24/5/95.

In conclusione i sottoscritti consulenti evidenziano che i quesiti posti dalla S.V.I. non hanno avuto per l’ammissione degli stessi C.C.T.T.U.U. le dovute risposte a causa della incompleta o omisssiva documentazione da parte della Marlane”.

O ancora quanto scritto nella perizia del dott. Giacomino Brancati, ordinata dalla dott.ssa Lauri e consegnata il 28 ottobre del 2008, che a pag. 66 così scrive:

“lo scrivente condivide pienamente le considerazioni della De Rose circa la riconducibilità delle sostanze identificate nel sottosuolo con le sostante chimiche in uso azienda operante nel settore della colorazione dei tessuti. E’ condivisibile peraltro l’allarme sul disastro ecologico che si può ipotizzare dall’analisi dei dati, che richiede invero ulteriori indagini sulle altre matrici ambientali ai fini della caratterizzazione del rischio per la popolazione.

Anche nella relazione fatta dal dott. Mayol si legge a proposito dei terreni contaminati della Marlane:

“Infine, va sottolineato che eventuali sversamenti, accidentali o consapevoli, di coloranti azoici nel suolo rappresentano un grave danno ambientale. La degradazione dei coloranti azoici può, infatti, essere favorita da radiazioni UV19 o dall’azione di alcuni batteri o funghi. Nel caso di coloranti azoici presenti nel suolo, è presumibile che l’azione dei raggi ultravioletti sia trascurabile e che la degradazione avvenga solo attraverso meccanismi biologici.

In particolare, è stato studiato che i ceppi batterici B. cereus, B. megaterium e P. fluorescens degradano un colorante azoico, rispettivamente del 40%, 53% e 74%, nel giro di alcuni giorni20. È evidente, tuttavia, che in assenza di microrganismi in grado di metabolizzare i coloranti azoici, essi si accumulano nel suolo. Tale circostanza si è verosimilmente realizzata nei terreni circostanti lo stabilimento Marlane e spiega il rinvenimento di enormi quantità di una sostanza di questa classe, come riportato nella Relazione De Rosa.

Ma anche la stessa dott.ssa De Rosa, l’Ing. Magnanimi, la dott.ssa Brancia, hanno riportato nelle loro relazioni la pericolosità esistente in quei terreni.

Infine, c’è da ricordare come lo stesso attuale sindaco di Praia a Mare, quando era consigliere di opposizione ebbe modo di scrivere in una interrogazione consiliare, riprendendo quanto riportato nella relazione del dott.Brancati: “Ma il sollevamento di polveri dal suolo superficiale non è allo stato impedito ed è quindi possibile che i cittadini (adulti e bambini), che abitano nelle aree residenziali di Tortora Marina e di Praia a Mare a ridosso dello stabilimento, siano esposti all’inalazione ed ingestione di polveri contaminate e quindi ad un rischio “non accettabile” secondo le definizioni precedenti. Del tutto immanente è invece il pericolo per la risorsa idrica sotterranea, che amplia di fatto l’area di rischio al di fuori del perimetro dello stabilimento.”

L’esposto delle associazioni termina con una richiesta di nuovi controlli:

“Riteniamo ci siano tutti i presupposti per preoccuparci su quanto potrà avvenire nei prossimi mesi e anni. Per questo motivo ci rivolgiamo alla SV e chiediamo che i controlli e le verifiche circa la presenza di materiali inquinanti avvenga su un’area molto più estesa dei terreni Marlane, quella appunto indicata dalla testimonianza del defunto De Palma, tenendo anche presente quanto e’ stato scritto nelle perizie presentate durante la fase processuale ed agli atti di questa Procura, dove si parla espressamente di grave pericolo per la popolazione, dovuto non solo ai sotterramenti in sé, ma anche all’inquinamento delle falde acquifere, oltre che del mare antistante i terreni della Marlane”.

L’esposto è stato firmato da Giovanni Moccia per il Comitato per le bonifiche, Roberto Laprovitera per Italia Nostra e Francesco Cirillo per il Movimento ambientalista del Tirreno.

Al di là dell’esposto, nella discussione avuta con il Procuratore Giordano, altre cose sono state dette riguardante l’area della Marlane, che tutt’ora risulta essere sotto sequestro, e che di conseguenza non potrà essere oggetto di nessun tipo di intervento, sia da parte di Marzotto che del Comune stesso. E questo almeno fino a quando non ci sarà un giudizio definitivo su tutta la vicenda. Di conseguenza l’accordo fatto fra Comune e Marzotto potrebbe essere invalidato dalle prossime sentenze in appello e in Cassazione.

redazione CN

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