Scroll To Top

Comune quanto mi costi? Grazie agli open data è possibile controllare le spese delle nostre PA. E le sorprese non mancano.

in economia e lavoro / politica e cronaca

Lo aveva annunciato pubblicamente il presidente del Consiglio Matteo Renzi nel novembre scorso in tv ed è entrato in funzione dal 22 dicembre. Si tratta del sito web soldipubblici.gov.it in cui è possibile consultare le spese di tutte le pubbliche amministrazioni. Questo consente al cittadino di controllare quanto, come e dove vengono utilizzati i soldi pubblici dalla propria amministrazione di riferimento.

comune_reggio

Palazzo San Giorgio, sede del Comune di Reggio Calabria

Il progetto fa parte di un programma più ampio riguardante la trasparenza e la diffusione di informazioni da parte delle PA, contenute nel d.lgs 33/2013. In particolare, negli ultimi tempi, con il processo di digitalizzazione, ha preso sempre più piede il concetto di “open data“, letteralmente dati aperti, a cui tutti posso avere accesso liberamente e gratuitamente e che possono essere non solo interpretati ma anche riutilizzati per poter migliorare la macchina amministrativa.

All’interno del sito è possibile consultare i numeri delle Regioni, delle Aziende sanitarie regionali, delle Provincie e dei Comuni e sono relativi al 2014 e ai primi mesi del 2015. I dati che vengono fruiti sono relativi a un altro sistema precedentemente utilizzato dalla Ragioneria Generale dello Stato, dalla Banca D’Italia in collaborazione con l’Istat, il SIOPE (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici). Questo però rappresentava un’area esclusiva per addetti ai lavori, viste le difficoltà che si riscontravano nella consultazione delle tabelle.

Con il passaggio a questo nuova piattaforma, efficacia e immediatezza, sembrano essere le caratteristiche fondamentali. Infatti, soldipubblici.it si basa su un sistema di ricerca semantica, che attraverso la compilazione di due aree (relativa all’ente e alla spesa che si vuole consultare), permette di avere in modo rapido i dati richiesti. Questi fanno riferimento all’ultimo mese, all’anno in corso e all’anno precedente, quindi permettendo una comparazione tra le varie cifre.

Abbiamo analizzato la nostra regione per cercare di capire quanto spendono alcuni dei più grandi comuni, prendendo come esempio i cinque capoluoghi e Lamezia Terme, che con poco più di 70 mila abitanti, è la terza città più grande della Calabria, e guardando solo alcune interessanti voci di spesa.

soldipubblici

Carta, cancelleria e stampanti
Tanto banale, quanto dispendiosa. Nella descrizione del glossario del SIOPE è definita come la categoria che riguarda l’acquisto di carta, di materiale di facile consumo e della modulistica interna ed esterna per l’attività dell’ente. Questa è la tipologia di spese che più di tutte ha visto sollevare polemiche e critiche soprattutto in tempi di digitalizzazione. Non fa eccezione la nostra regione, dove spicca tra tutti, con un dato impressionante, il Comune di Reggio Calabria, che nel 2014 ha speso 368mila euro di cancelleria. Nei primi mesi di quest’anno, si è fermato a 101mila. Tale cifra, particolarmente alta, ha permesso alla città dello Stretto di essere al sesto posto nella classificazione nazionale dei comuni che spendono di più in penne e matite, dopo città quali Milano, Catania, Roma, Torino e Palermo. In Calabria, segue poi il Comune di Lamezia Terme con oltre 58mila euro nel 2014 e 8.600 euro nel 2015, Cosenza con quasi 50mila euro nel 2014 e circa 17mila nel 2015, Crotone con 43mila euro e rotti nel 2014 e in questi primi mesi del 2015 ha raggiunto quota 11 mila euro, e Catanzaro con oltre 41mila euro e poco più della metà nel 2015, 22mila euro circa. La più parsimoniosa sembra essere Vibo Valentia, che nel 2014 ha speso poco meno di 25mila euro e nel 2015 8mila euro.

Informatizzazione/Digitalizzazione
Se da una parte si spreca molto per carta e penna, dall’altra non si risparmia neanche per l’informatizzazione delle PA. Senza dubbio il comune che ha speso di più è quello del capoluogo di Regione. Catanzaro, infatti, ha speso nel 2014 668mila euro tra licenze, acquisto/realizzazione, assistenza informatica e manutenzione di software. Nei dati aggiornati sul sito del Governo, nei primi sei mesi del 2015 ha speso 360mila euro. Gli altri comuni hanno registrato sul sito soltanto una voce di spesa nella categoria “assistenza informatica e manutenzione del software”, dove Cosenza ha speso nel 2014 367mila euro, segue Lamezia Terme con 250mila, Crotone con oltre 100mila e Vibo Valentia con 56mila euro. Mentre nei dati relativi al 2015, le spese sono al di sotto della metà dell’anno precedente. Solo Reggio Calabria ha inserito i propri dati nella categoria “acquisizione o realizzazione software”, con una cifra piuttosto bassa rispetto agli altri comuni: 14.600 euro nel 2014 e 1.800 ai dati aggiornati a giugno 2015.

Rifiuti
Tasto dolente è anche quello dei rifiuti, dove in Calabria, da qualche anno, si registra una continua emergenza, spesso e volentieri, passata inosservata da parte della stampa nazionale. Il dato si collega inesorabilmente anche al tema delle ecomafie, che quest’anno ha visto i nostri cinque capoluoghi tra le città in cui la criminalità organizzata si è interessata maggiormente al business dei rifiuti. E nonostante le varie promesse politiche che arrivano dalla Regione, tra costruzioni di nuovi impianti di smaltimento e ristrutturazione di quelli già esistenti, la nostra è una realtà in cui ancora la raccolta differenziata stenta a decollare. Nel frattempo le spese relative ai contratti che le Amministrazioni comunali hanno stipulato per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti non sembrano essere molto confortanti. Cosenza è la città che l’anno scorso ha speso di più, con  oltre 20 milioni di euro, segue Reggio Calabria con 17 milioni e mezzo, Lamezia Terme con 15 milioni, Catanzaro con quasi 9 milioni, Vibo con poco più di 3 milioni e infine Crotone con quasi 1 milione e mezzo di euro spesi. Le cifre diminuiscono notevolmente nella prima parte di quest’anno dove Cosenza e Catanzaro si fermano sotto i 4 milioni di euro, Crotone e Vibo poco più di 600mila euro, Lamezia Terme 1 milione 300mila e Reggio Calabria ne ha segnati 5 milioni e mezzo.

Consulenze esterne
L’esternalizzazione, o pratiche di outsourcing, di alcune competenze a soggetti privati ed esterni all’amministrazione, negli ultimi anni è rientrata all’interno dei piani di modernizzazione e di riforma della PA. Se da un lato può rappresentare uno strumento fondamentale per le piccole realtà che spesso al loro interno non hanno le figure professionali adeguate a rispondere a determinate esigenze, dall’altro è spesso usato come mezzo utile per favorire il dilagare nella pubblica amministrazione di fenomeni clientelari e poco trasparenti. Tutto ovviamente con un aumento dei costi per le stesse amministrazioni. Il Comune di Cosenza, nonostante le polemiche che negli ultimi anni hanno posto sotto l’attenzione dell’opinione pubblica il ricorso a consulenze esterne soprattutto in materie di appalti, non ha reso noti i propri dati. Il Comune di Catanzaro se nel 2014 ha speso solo 11.883 euro, già nella prima parte del 2015 ha superato questa cifra, segnalando 15.435 euro per incarichi esterni. Reggio Calabria, con oltre 82mila euro del 2014, fino a giugno 2015 sembra seguire lo stesso andamento dell’anno precedente con quasi 49mila. Gli altri tre comuni, invece, nella segnalazione della loro spesa hanno visto una sostanziale diminuzione: Lamezia Terme dai 44.800 euro del 2014 agli oltre 9mila fino a giugno 2015; Crotone con quasi 75 mila euro, quest’anno ha segnalato fino ad ora poco meno di 15mila; infine Vibo, che con 136mila euro di consulenze esterne è il comune calabrese che ha speso di più nel 2014, mentre nella prima parte di quest’anno si è fermata a quasi 5mila euro.

Spese legali
Sono i soldi che i singoli comuni spendono per avvocati e consulenze legali, che continuano a gravare sui bilanci delle singole amministrazioni. Sul podio non solo regionale, ma anche nazionale, troviamo il comune di Catanzaro (terzo dopo Catania e Salarno), che nel solo 2014 ha speso ben 2 milioni 231mila euro. In Calabria, segue a ruota Reggio con 710mila euro di spese legali nel 2014 e 451mila fino allo scorso giugno. Lamezia nel 2014 ha speso quasi 600mila euro, riducendo a 65mila quelle di quest’anno. Crotone poco oltre i 100mila euro spesi nel 2014 e a giugno 2015 si ritrova ad aver già speso quasi 200mila euro. Cosenza ha registrato 85mila euro l’anno scorso e quasi 58mila allo scorso giugno. Anche la città di Vibo, se era fanalino di coda in Calabria nel 2014 con 47mila e rotti euro, quest’anno sembra si ritrovi a competere con gli altri comuni con superando fino a giugno i 60mila euro.

Beni di valore culturale, storico, archeologico, ed artistico
Questa voce di spesa riguarda l’acquisizione o la manutenzione dell’intero patrimonio culturale del territorio in cui opera l’amministrazione. Il comune di Vibo è l’unico comune preso in esame che non ha segnalato quanto ha speso negli ultimi mesi per la riqualificazione dei propri beni culturali. L’amministrazione che ha speso di più nel 2014 è Cosenza con quasi 1 milione e mezzo di euro, riducendo a 37mila nel 2015. Così come anche Lamezia Terme che da oltre 1 milione di euro spesi nel 2014 è passata a quasi 132mila in questa prima metà del 2015. Processo inverso per Crotone e Reggio Calabria, che hanno speso rispettivamente oltre 87mila e quasi 34mila euro nel 2014, aumentando più del doppio nei soli primi sei mesi del 2015: 205mila Crotone e 244mila Reggio. Catanzaro è l’unico comune che sembra mantenere un trend costante nell’anno e mezzo preso in considerazione, spendendo 364mila nel 2014 e 112mila nei primi mesi del 2015.

di Adelia Pantano

No comments yet