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	<title>Calabria Notizie &#187; cronaca</title>
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		<title>&#8216;Ndrangheta e politica, Cherubino tace &#8211; Nell&#8217;interrogatorio di garanzia davanti ai giudici reggini l&#8217;ex consigliere regionale della Calabria si è avvalso della facoltà di non rispondere &#8211; Si è difeso, invece, Rocco Agrippo. Il prefetto sospende il consigliere comunale Domenico Commisso</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/23/ndrangheta-politica-cherubino-tace-nellinterrogatorio-garanzia-davanti-giudici-reggini-lex-consigliere-regionale-della-calabria-avvalso-della-facolta-non-rispondere-dif/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 09:31:06 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Hanno scelto strategie diverse, in occasione dell&#8217;interrogatorio di garanzia, i politici arrestati lunedì nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sulle attività del clan Commisso di Siderno. Cosimo Cherubino, ex consigliere regionale della Calabria, si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre Rocco Agrippo, ex assessore della Provincia di Reggio, si è difeso a oltranza. Nel carcere di via San Pietro, ieri mattina, davanti al gip Silvana Grasso, alla presenza del sostituto procuratore della Dda Antonio De Bernardo e del suo difensore di fiducia, avvocato Sergio Laganà, Cherubino si è dichiarato estraneo rispetto ai fatti che gli vengono contestati.<span id="more-23209"></span> </p>
<p>Ha voluto, inoltre, precisare che il suo passaggio al Pdl era avvenuto in seguito a una «valutazione politica assunta a livello regionale, unitamente ad altri esponenti del suo partito, tutti ex socialisti». L&#8217;ex consigliere regionale ha aggiunto che da parte sua «nessun passaggio di schieramento era stato concordato con la &#8216;ndrangheta».</p>
<p>Per il resto Cherubino si è riservato di rispondere a tutte le domande una volta che avrà chiaro l&#8217;intero quadro posto a suo carico. Il politico ha, inoltre, dichiarato che è sua precisa intenzione difendersi e chiarire tutto e ha manifestato il proposito di chiedere al pubblico ministero la fissazione di un prossimo interrogatorio per chiarire tutto.</p>
<p>Chi ha cercato di chiarire tutto nel corso dell&#8217;interrogatorio di garanzia è, invece, Rocco Agrippo. L&#8217;ex amministratore della Provincia, difeso dall&#8217;avvocato Leone Fonte, ha risposto alle domande del gip Grasso e del pm De Bernardo. Ha cominciato sostenendo di non aver mai favorito la famiglia Aquino di Marina di Gioiosa Jonica, in particolare Rocco Aquino con il quale, ha precisato, esiste un rapporto di parentela (il fratello di Agrippo ha sposato una sorella di Aquino).</p>
<p>Buuna parte dell&#8217;interrogatorio è stato incentrato sulle conversazioni intercettate nella lavanderia &#8220;Ape Green&#8221;, di proprietà di Giuseppe Commisso &#8220;&#8216;U Mastru&#8221;. In particolare quelle che vedevano impegnati il capo del clan sidernese e Rocco Aquino. In una Commisso avrebbe chiesto all&#8217;interlocutore di interessare Agrippo per il sequestro di un camion del nipote. «Aquino – ha sostenuto l&#8217;ex assessore provinciale – non mi ha mai chiesto nulla. E poi le indagini hanno solo potuto confermare che non mi sono adoperato in nessun ufficio per la storia del sequestro del camion».</p>
<p>Gli inquirenti contestano ad Agrippo di essere stabilmente inserito nel contesto criminale e di avere anche un ruolo importante in quanto accreditato della &#8220;santa&#8221;, una dote riconosciuta solo a certi livelli. A mettere nei guai l&#8217;ex assessore provinciale è stata l&#8217;intercettazione di un colloquio dove Giuseppe Commisso e Salvatore Commisso parlano di un Agrippo &#8220;santista&#8221;. </p>
<p>L&#8217;indagato, rispondendo al gip, ha sostenuto che si è trattato di un equivoco perché l&#8217;Agrippo di cui parlava Salvatore Commisso era un suo omonimo canadese. E non a caso, ha fatto notare l&#8217;ex amministratore della Provincia, Giuseppe Commisso aveva manifestato una certa sorpresa.</p>
<p>Rocco Agrippo ha sostenuto di non aver mai avuto rapporti di alcun genere con Giuseppe Commisso &#8220;&#8216;U Mastru&#8221;. Parlando della sua carriera politica ha poi ricordato di aver iniziato nel 2002 e di aver ottenuto un&#8217;affermazione plebiscitaria nel collegio di Marina di Gioiosa Jonica. </p>
<p>Agrippo ha contestato l&#8217;assunto che gli Aquino si siano mai interessati per sostenerlo: «Sono trasparente – ha sostenuto il politico –, voi avete investigato, i miei numeri telefonici sono stati sottoposti a intercettazione. Se avessi commesso qualsiasi illegalità l&#8217;avreste scoperto. Tengo a ribadire che la mia candidatura è stata sostenuta esclusivamente dal partito».</p>
<p>Agrippo ha parlato tanto per difendersi mentre un altro politico, Domenico Commisso, assistito dall&#8217;avvocato Francesco Floccari, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nella cella del carcere dove si trova dopo l&#8217;arresto, Commisso ieri è stato raggiunto dalla notizia che il prefetto Vittorio Piscitelli l&#8217;ha sospeso da consigliere comunale di Siderno. </p>
<p>Tra gli indagati sentiti ieri (gli interrogatori saranno completati stamane), Salvatore Commisso, assistito dall&#8217;avvocato Francesco Macrì, si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre Antonio Commisso, difeso dall&#8217;avvocato Franesco Commisso, ha risposto e si è difeso.</p>
<p>di Paolo Toscano</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Omicidio Amendola, ergastolo per i presunti killer &#8211; Requisitoria del pubblico ministero Romano ieri davanti alla Corte d&#8217;assise &#8211; I fratelli Notarianni e Domenico Giampà attirarono la vittima in una trappola</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 09:12:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Tre ergastoli chiesti dalla pubblica accusa nei confronti di Aurelio e Aldo Notarianni, di 46 e 44 anni, e Domenico Giampà, 29 anni, tutti lametini, accusati d’aver ucciso Roberto Amendola, 23 anni, ucciso il 13 novembre del 2008 nella zona di Scinà. Il suo corpo venne trovato bruciato nella Lancia Y della [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Tre ergastoli chiesti dalla pubblica accusa nei confronti di Aurelio e Aldo Notarianni, di 46 e 44 anni, e Domenico Giampà, 29 anni, tutti lametini, accusati d’aver ucciso Roberto Amendola, 23 anni, ucciso il 13 novembre del 2008 nella zona di Scinà. Il suo corpo venne trovato bruciato nella Lancia Y della madre in mezzo a un uliveto.<span id="more-23206"></span></p>
<p>Davanti alla Corte d’assise di Catanzaro presieduta dal giudice Giuseppe Neri, dopo la requisitoria di Elio Romano, hanno preso la parola i difensori di parte civile, gli avvocati Angelo Bonifiglio e Barbara Friuli del foro di Messina, che rappresentano i familiari della vittima. Poi l’avvocato Saverio Loiero, difensore di Giampà, che ha insistito per ottenere l’assoluzione del proprio assistito. </p>
<p>Il processo è stato rinviato al 19 e 21 giugno per le arringhe degli altri difensori degli imputati, gli avvocati Tiziana D’Agosto, Salvatore Staiano, Francesco Gambardella, e Giuseppe Spinelli, ma anche per la sentenza.</p>
<p>I due fratelli Notarianni e Giampà rispondono di un delitto atroce, dal momento che contro la giovane vittima, la sera di quel 13 novembre, furono sparati due colpi di pistola che lo raggiunsero alla testa ma senza ucciderlo. Tanto che, secondo le accuse, sarebbe stato ancora vivo quando i suoi killer gli diedero fuoco nella sua piccola utiluitaria. </p>
<p>Non a caso le aggravanti della premeditazione, della crudeltà e delle sevizie compaiono nel capo d’accusa di omicidio volontario contestato ai tre imputati, che finirono in manette circa 9 mesi dopo il delitto, dopo le indagini dei carabinieri che giunsero a loro soprattutto grazie ad alcune intercettazioni effettuate nell’auto di Amendola. </p>
<p>Il giovane infatti era sotto controllo perchè sospettato di essere coinvolto in alcune rapine compiute in città.</p>
<p>L’omicidio di Amendola, secondo la tesi degli inquirenti, sarebbe stata la risposta della sua ambizione di entrare da “indipendente” nel racket delle estorsioni, motivo per cui il giovane aveva deciso di procurarsi una pistola per poter essere più convincente nei confronti delle sue ipotetiche vittime. Da qui la sua richiesta ai Notarianni di comprare un’arma.</p>
<p>Secondo il pubblico ministero Roberto Amendola quella sera fu attirato in una trappola, sparato e bruciato mentre era ancora in vita. I tre imputati invece sostengono di non avere partecipato all’assassinio del giovane che avrebbe tentato di smarcarsi dalla sua cosca di riferimento per poter agire da solo. Da qui la sua crudele punizione.</p>
<p>Il processo s’è incentrato molto sulle intercettazioni che gli inquirenti hanno potuto fare attraverso la microspia inserita nell’auto della vittima. Gli avvocati della difesa sostengono che le voci che si sentono non sono quelle degli imputati, mentre l’accusa ne è convinta. Tanto da chiedere l’ergastolo per i fratelli Notarianni e Giampà sia per la premeditazione sia per la bestiale crudeltà nell’esecuzione della condanna a morte del giovane anche sulla base di alcune rivelazioni fatte dal pentito Angelo Torcasio e smentite da tre testimoni.</p>
<p>di (v.l.)</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Zurlo: «Mai saputo di soldi dati alle &#8216;ndrine» &#8211; Il presidente della Provincia ha testimoniato al processo Hydra che vede imputato l&#8217;ex assessore Marino per scambio elettorale politico-mafioso &#8211; In aula hanno deposto anche l&#8217;ex dirigente dell&#8217;ente Roberto Mancuso e Gianfranco Turino già nello staff</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 09:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; «Non ho mai saputo di fondi dati da Marino a soggetti legali alle &#8216;ndrine per avere in cambio appoggio elettorale e se ciò dovesse essere accaduto si sarebbe trattato di sue iniziative personali». Il presidente della Provincia Stanislao Zurlo, ha ribadito ieri in aula come teste, quando già detto in un interrogatorio reso nelle fasi d&#8217;indagine dell&#8217;inchiesta della Dda e della Polizia di Stato denominata &#8220;Hydra&#8221; venuta alla luce il 21 gennaio del 2011. Da quell&#8217;operazione è scaturito il procedimento in corso davanti al Tribunale penale che vede 5 imputati, tra cui l&#8217;ex assessore provinciale Gianluca Marino, accusato di scambio elettorale politico-mafioso. Per l&#8217;accusa sostenuta in udienza dal pm della Dda Pierpaolo Bruni, Marino, quando era candidato per il Pdl<span id="more-23200"></span> alle elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale, tra maggio e giugno del 2009, avrebbe chiesto ed ottenuto l&#8217;aiuto ad alcuni elementi della cosca Vrenna-Bonavenura per procurarsi voti, in cambio di somme di denaro.</p>
<p>E su questo aspetto è stato chiamato a deporre il presidente della Provincia Stanislao Zurlo. E Zurlo sollecitato dalle domande del Pm Bruni, davanti al collegio presieduto da Massimo Forciniti (a latere Lucia Anna Altamura ed Edoardo D&#8217;Ambrosio); ha sottolineato di avere con Marino un rapporto amicale, umano e politico («siamo stati candidati insieme al Consiglio comunale nel 1997, nel 2001 e nel 2006»). </p>
<p>Poi, il presidente della Provincia riguardo alla campagna elettorale per le provinciali del 2009 ha ribadito di non aver mai corrisposto somme di danaro a Marino e di non avere avuto con Marino alcuno accordo elettorale che prevedeva anticipatamente la nomina dello stesso ad assessore.</p>
<p>«Non sa – gli ha chiesto il pubblico ministero – che Antonio Vrenna (Antonio Gaetano Vrenna è imputato nell&#8217;altro procedimento col rito abbreviato in corso davanti al gup di Catanzaro) esultò dopo la sua vittoria?». «No», ha risposto Zurlo. «Nessuno – ha insistito il pm Bruni – le ha mai detto che Vrenna Faceva campagna per lei?».</p>
<p>Il presidente della Provincia sempre rispondendo al pm, ha ammesso di aver visto Michele Cava e Giovanbattista Morabito (ambedue imputati nel processo), che facevano volantinaggio per conto di Marino durante la campagna elettorale del 2009. «Michele Cava – ha però precisato Zurlo – lo conosco da anni come esponente di Forza Italia, è stato candidato al Comune nel &#8217;97 ed ha anche ricoperto incarichi in una partecipata che conto di Fi».</p>
<p>Il presidente dell&#8217;ente intermedio ha inoltre rivelato di aver fatto dimettere nel febbraio del 2011, Gianfranco Turino da componente dello staff della presidenza dopo aver saputo che lo stesso Turino aveva ricevuto nella Provincia Gianfranco Giordano poi coinvolte nel gennaio 2001 in un duplice omicidio: «Mi sembrò opportuna queste decisione».</p>
<p>Zurlo ha poi negato di aver ricevuto minacce nel luglio 2009 prima e dopo la nomina degli assessori e riguardo alla frase intercettata che rivolse a Marino («Che possono fare dici che mi sparano?»), ha chiarito che era un modo di dire metaforico: «Io potevo nominare otto assessori ed avevo richieste per 50 per cui erano sottoposto a pressioni politiche».</p>
<p>Zurlo è stato controinterrogato dall&#8217;avv. Mario Nigro (difende Damiano Bevilacqua e Luigi Spagnolo con l&#8217;avv. Luigi Colacino) e dagli avvocati Aldo Truncè e Francesco Laratta (assistono Marino). Rispondendo ai difensori, Zurlo tra le altre cose ha sostenuto di non aver mai visto Antonio Vrenna in Provincia. Ed ha sottolineato che mai Marino gli ha chiesto incarichi per coloro i quali lo avevano aiutato in campagna elettorale. </p>
<p>Poi ha anche precisato che Gianluca Bruno ex vicepresidente della Provincia venne indicato da Forza Italia e che Marino fu nominato assessore per motivi politici ed anche di equilibrio territoriale. Rispondendo all&#8217;avv. Nando Pantuso (difende Cava e Morabito), Zurlo ha ribadito che Michele Cava era conosciuto nel centrodestra dal &#8217;97.</p>
<p>Poi ha testimoniato Gianfranco Turino, che fece parte dello staff della presidenza dal luglio del 2009 al febbraio 2011. Turino rispondendo al pm ha sostenuto che fu sua la scelta di dimettersi dopo aver avuto una discussione animata con Zurlo. Riguardo alla circostanza relativa al fatto di aver ricevuto Giordano con Citati, quando era in ufficio in Provincia, Turino ha ammesso di averli incontrati due volte ma ha poi sostenuto: «Non è questa la motivazione per cui me ne sono andato». «Potrebbe – ha aggiunto – essere questa la causa per cui il presidente ha accettato le mie dimissioni che aveva respinto precedentemente ad ottobre, ma io non sono andato via per questo».</p>
<p>Ha deposto infine l&#8217;avv. Roberto Mancuso ex dirigente dell&#8217;ente intermedio. Mancuso ha raccontato di aver sostenuto Zurlo nella campagna elettorale del 2009. Nel rispondere al pm, ha riferito di due lunghi incontri avuti su richiesta di Zurlo nel suo studio, dopo le elezioni provinciali e di un terzo incontro in presidenza durato più di 5 ore. Mancuso ha sostenuto che aspirava a fare il direttore generale della Provincia, «per mettere ordine». </p>
<p>Poi ha rivelato: «Sconsigliai Zurlo di fare Marino assessore». Nello spiegare il perchè, Mancuso ha parlato delle frequentazioni di Marino e della sua vicinanza ad ambienti «della tifoseria estrema», ma anche a persone che sarebbero state vicine ad ambienti criminali. Mancuso che non a tal proposito non ha indicato persone o circostanze precise, nel rispondere poi all&#8217;avv. Laratta, ha detto di aver appreso queste cose da altri.</p>
<p>«Era a conoscenza – gli ha poi chiesto il pm Bruni – di pressioni ricevute da Zurlo?». «Nelle conversazioni avute con Zurlo – ha risposto Mancuso – mi disse per due volte di aver ricevuto pressioni e poi mi disse anche: &#8220;mi hanno minacciato&#8221;». Mancuso ha anche rivelato di aver appreso da un conoscente di cui ha fatto il nome, la circostanza riferita alla presenza di cinque o sei persone sotto l&#8217;abitazione del presidente Zurlo nel luglio 2009, durante le fasi che precedettero la nomina completa della giunta. Per Mancuso quell&#8217;episodio sarebbe legato alle pressioni che sarebbero state esercitate da Isola su Zurlo per la nomina di Gianluca Bruno a vicepresidente.</p>
<p>di (l. ab.)</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=67708&#038;Edizione=10&#038;A=20120523">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>“La falsa politica”, nelle intercettazioni il rapporto perverso politici-clan</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 08:46:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Numerosissimi gli spunti e i riferimenti a politici ed esponenti istituzionali, nell’operazione La falsa politica, a testimonianza dei notevoli interessi e della propensione della ‘ndrangheta a salire sempre sul “carro” del probabile futuro vincitore&#8230; Intanto fra gli arrestati c’è Rocco Agrippo, ex assessore provinciale di centrosinistra, poi passato con Fefè Lombardo riuscendo [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Numerosissimi gli spunti e i riferimenti a politici ed esponenti istituzionali, nell’operazione <em>La falsa politica</em>, a testimonianza dei notevoli interessi e della propensione della ‘ndrangheta a salire sempre sul “carro” del probabile futuro vincitore&#8230; Intanto fra gli arrestati c’è Rocco Agrippo, ex assessore provinciale di centrosinistra, poi passato con Fefè Lombardo riuscendo però a mantenere l’Mpa nell’orbita del suo ex-presidente della Provincia Pino Morabito.<span id="more-23196"></span></p>
<p>Agrippo, solidamente imparentato con la cosca Aquino di Marina di Gioiosa Jonica, per le imbarazzanti intercettazioni venute fuori a margine dell’operazione “Crimine” s’era autosospeso. Sarebbe stato lo stesso presidente Morabito, come illustrato dal cronista a suo tempo, a pretendere almeno il congelamento delle sue deleghe (Demanio e Patrimonio, Autoparco, Immigrazione): fu così che il 26 luglio 2010 Agrippo (ex socialista nel frattempo passato al Pd insieme a un altro politico citato in ordinanza, l’ex consigliere regionale sidernese Luciano Racco), di fronte all’aut-aut, si autosospese da assessore.</p>
<p>Per poi passare, a breve, nel Movimento per le autonomie, anche coi galloni di commissario provinciale del partito.</p>
<p>Ampi riferimenti riguardano invece l’ex capogruppo pidiellino alla Provincia e sindaco di Siderno dal 2011 Riccardo Ritorto. «Il sindaco lo farà sottoterra», avrebbero detto in giro alla vigilia delle Comunali sidernesi il fratello dell’ex sindaco Sandro Figliomeni, Antonio, e l’ex assessore di Figliomeni Antonio Commisso: a Ritorto si addebitava il presunto complotto che avrebbe fatto cadere il predecessore.</p>
<p>Ma in un’intercettazione Giuseppe Commisso detto ‘U Mastru’ – punto di riferimento indiscusso, “cerniera” tra la ‘ndrina locale e i politici – riferisce che i clan hanno ormai deciso di appoggiare proprio Ritorto («Quella persona che entra come sindaco se non si comporta bene i busca», ammonisce però, rammentando il comportamento di Figliomeni, che non gli era proprio andato giù).</p>
<p>E Mino Muià, dopo aver parlato col futuro primo cittadino sidernese, rassicura Commisso: Ritorto &#8211; dice lui &#8211; si metterà a disposizione della cosca.</p>
<p>Riccardo Ritorto, invece, in una conversazione si lamenta in termini crudi con l’allora vicecoordinatore provinciale del Pdl Ernesto Reggio del comportamento di un consigliere regionale ed ex assessore comunale reggino. «E’ un pazzo scatenato, va fermato prima che succedano cose spiacevoli… non può andare da certa gentaglia», in quanto per le Amministrative l’ex assessore reggino avrebbe contattato «la peggiore feccia – si sfoga Riccardo Ritorto –, anche parenti di gente arrestata nell’operazione Crimine (…). Se vuole stare con la ‘ndrangheta stia con la ‘ndrangheta, però lo deve dire».</p>
<p>di Mario Meliadò</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.reggiotv.it/notizie/cronaca/27208/-falsa-politica-nelle-intercettazioni-rapporto-perverso-politici-clan">reggiotv.it</a></p>
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		<title>‘Ndrangheta: il coraggio di Giuseppina, testimone contro tutta la sua famiglia &#8211; La giovane mamma calabrese ha permesso l&#8217;arresto dei familiari e il sequestri di beni per 224 milioni di euro. Arrestata aveva iniziato a collaborare con gli inquirenti della Dda di Reggio Calabria. Dopo una strana ritrattazione è tornata a essere collaboratrice di giustizia</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/19/ndrangheta-coraggio-giuseppina-testimone-contro-tutta-sua-famiglia-giovane-mamma-calabrese-permesso-larresto-dei-familiari-sequestri-beni-per-224-milioni-euro/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 18:10:37 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Da Rosarno all’aula bunker di Rebibbia. Sono poco meno di 650 i chilometri che separano Giuseppina Pesce, figlia, sorella e nipote di boss di una delle cosche più potenti della Calabria, dalle sue origini, dalla sua storia e dalla sua famiglia. Ma è una distanza enorme quella percorsa da questa giovane mamma di 30 anni che dal suo arresto, nell’aprile del 2010, è diventata una collaboratrice di giustizia. Che lunedì prossimo a Roma testimonierà contro gli imputati del maxi processo di Palmi – iniziato nel luglio dell’anno scorso – contro esponenti della ‘Ndrangheta che anche lei, passando per una sofferta ritrattazione, ha contribuito a far arrestare. Compresi i suoi familiari più stretti. Giuseppina è l’unica delle donne che, negli ultimi tempi, sono andate contro la ‘Ndrangheta a essere viva.<span id="more-23184"></span> </p>
<p>Maria Concetta Cacciola è morta dopo aver bevuto misteriosamente dell’acido e i suoi familiari sono in carcere per istigazione al suicidio. Il corpo di Lea Garofalo invece non è mai stato trovato. I sei uomini che sono stati condannati all’ergastolo, compreso l’ex marito e padre di sua figlia, l’avrebbero sciolta in cinquanta litri di acido. A tutte e tre queste donne è stato dedicato l’ultimo 8 marzo. </p>
<p>Nell’ottobre del 2010 Giuseppina, che all’interno della cosca aveva il compito di fare da staffetta di ordini tra il padre in carcere e i suoi uomini fuori, decide di collaborare. Dice di volere assicurare ai tre suoi figli un futuro diverso. Fuori dalla criminalità organizzata. Dove lei aveva avuto quel ruolo di collegamento per portare al di là delle sbarre le richieste estorsive. Ma anche di avere partecipato all’attività di intestazione fittizia di beni e per riciclare i soldi sporchi della cosca, che solo per farne comprendere la forza aveva un bunkerista di fiducia.</p>
<p>Una breccia, la collaborazione di Giuseppina nell’impenetrabile universo ‘ndraghetista, che ha permesso agli inquirenti calabresi, che ne sottolineano la novità e l’eccezionalità, di ricostruire la piramide del potere dei Pesce. Con Antonino, lo zio della collaboratrice, a capo e con il figlio Francesco, subentrato prima dell’arresto, al boss. E poi il ruolo di suo padre e del fratello, anche lui di nome Francesco, della madre e della sorella. Arrestati. </p>
<p>Il suo racconto, le sue dichiarazioni anche hanno permesso di sequestrare beni per 224 milioni di euro. Giuseppina ha così raccontato di avere saputo dal fratello e dal marito che esistono gerarchie e gradi, che si acquisiscono attraverso la commissione di reati. Chi dimostra maggiore capacità criminale viene promosso. Il fratello le aveva confidato di avere la “santa” e quindi di avere uno dei gradi più alti nella speciale carriera della società mafiosa. </p>
<p>Non solo i gradi, ma anche le alleanze ed ecco che così Giuseppina agli inquirenti della Dda di Reggio Calabria, l’aggiunto Michele Prestipino e il pm Alessandra Cerreti, ne descrive la composizione: “Lo so perché, come le ripeto, le dicevo ci sono le squadre, no?, e quindi loro sono i tifosi, ci sono le persone vicine alla famiglia Pesce, cioè ha le su famiglie, e la famiglia Bellocco ha le famiglie di cui parlavo prima, gli Ascone, i Cacciola (cui apparteneva Maria Concetta, amica di Giuseppina ndr), adesso mi sfugge… Olivieri, e i Cacciola sono… lui, la sua famiglia insomma, fanno parte di quelle famiglie vicine ai Bellocco, insomma…”. </p>
<p>Giuseppina, da interna, sa tante cose: “Stando dentro una famiglia che di questi discorsi ne senti, dove vai, anche… cioè anche non facendone parte, non prendendo parte ai discorsi però li senti, è così!. Eh, bisogna viverci! Non vuol dire però che si condividono, eh, questo volevo puntualizzare… le so però non vuol dire che sono cose che… cioè, magari, fa anche male saperli e anche male sentirli e anche respirarle”. </p>
<p>Chissà come deve essere respirare la ‘Ndrangheta. Le indagini che hanno riunificato le operazioni dei carabinieri “All Inside” 1 e 2 erano partite dopo l’omicidio, nell’ottobre del 2006, di Domenico Sabatino, considerato uomo dei Pesce.</p>
<p>All’improvviso però Giuseppina, era il 2 aprile dell’anno scorso, decide di interrompere la collaborazione. Non vuole più essere una pentita. In una lettera la giudice dichiara di essere stata “indotta” a fare le dichiarazioni eppure il giorno 4 aprile, interrogata dal pm che ancora non è informato della novità, risponde. </p>
<p>Solo l’11 aprile si avvale della facoltà di non rispondere e ammette di essere in contatto con la sua famiglia e con quella del marito; tutti le avevano offerto sostegno economico per le spese legali e tutto ciò di cui, rinunciando alla protezione dello Stato, avrebbe avuto bisogno per sé ed i figli. </p>
<p>Poi l’arresto a giugno per evasione dagli arresti domiciliari. Dopo qualche giorno spiega le sue ragioni. Per esempio la non condivisione da parte dei figli, pur giovanissimi, della sua collaborazione e in particolare della figlia maggiore adolescente. E poi anche un’altra verità forse quella più sentita; il timore che qualcosa di male potesse accadere ai suoi cuccioli. </p>
<p>Giuseppina era assolutamente consapevole che se quel giorno, l’11 aprile, avesse regolarmente risposto alle domande, non avrebbe più rivisto i figli. Che ora stanno con lei. Sotto protezione. Come questa mamma che respirava la ‘Ndrangheta sognava e scriveva alla sua Angela in una poesia.</p>
<p>di Giovanna Trinchella</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/trinchella-ndrangheta-pesce/231300/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Società e case: confiscati 330 milioni al re dei videopoker accusato di mafia &#8211; Provvedimento del tribunale di Reggio Calabria sul patrimonio di Gioacchino Campolo. Sigilli a due società, centinaia di immobili, auto e moto &#8211; L&#8217;uomo è sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/18/societa-case-confiscati-330-milioni-dei-videopoker-accusato-mafia-provvedimento-del-tribunale-reggio-calabria-sul-patrimonio-gioacchino-campolo-sigilli-due-societa-centinaia/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 12:35:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Confiscati i beni del “re dei videopoker”. Il 73enne Gioacchino Campolo dovrà rinunciare a 330 milioni di euro. Il tribunale di Reggio Calabria ha disposto la confisca del patrimonio di una ditta individuale e due società e relativi conti correnti, oltre a circa 260 beni immobili, tra appartamenti, terreni, magazzini adibiti a [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Confiscati i beni del “re dei videopoker”. Il 73enne Gioacchino Campolo dovrà rinunciare a 330 milioni di euro. Il tribunale di Reggio Calabria ha disposto la confisca del patrimonio di una ditta individuale e due società e relativi conti correnti, oltre a circa 260 beni immobili, tra appartamenti, terreni, magazzini adibiti a negozio o deposito, ubicati per lo più a Reggio Calabria e provincia ma anche a Taormina, Roma e Milano e anche un appartamento a Parigi, in Rue Saint Honorè. Confiscati anche auto, veicoli commerciali e motocicli.<span id="more-23174"></span> </p>
<p>Nel luglio 2008 a Campolo furono sequestrati beni per 25 milioni. Qualche mese dopo, il 13 gennaio 2009, l’imprenditore dei videopoker fu arrestato dalla Guardia di Finanza con l’accusa di trasferimento fraudolento di valori, e subì un secondo sequestro di beni per un valore di circa 35 milioni di euro, nell’ambito dell’operazione “Geremia”. </p>
<p>Il collegio presieduto da Kate Tassone, che si è pronunciato l’8 maggio su richiesta del Procuratore della Repubblica, ha sottoposto Campolo alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza per 4 anni. Il 5 settembre del 2009 a Campolo fu notificato in carcere, ancora dalle Fiamme Gialle, un nuovo provvedimento restrittivo, con l’accusa di estorsione in danno di locali imprenditori, cui avrebbe imposto di utilizzare le proprie macchinette, aggravata dalle modalità mafiose (in quell’occasione fu arrestato Andrea Gaetano Zindato, 25enne presunto esponente dell’omonima famiglia mafiosa). </p>
<p>Per quest’accusa Campolo è stato condannato in primo grado a 18 anni di reclusione nel gennio 2011. Nel luglio 2010 sempre la Guardia di Finanza, con l’operazione “Les Diables”, emersero nuove accuse per Campolo, ritenuto dagli investigatori legato a vari esponenti della ‘ndrangheta reggina. Tra i collaboratori di giustizia che hanno accusato Campolo figurano Paolo Ianno, ex componente della cosca Condello, Antonino Fiume e Giovanni Battista Fracapane, questi ultimi due ex componenti della cosca De Stefano.</p>
<p>Ancora, secondo le accuse, Campolo avrebbe sistematicamente aggirato la normativa sui videopoker e avrebbe dotato gli apparecchi da gioco che gestiva di marchingegni capaci di consentire vincite in denaro. Campolo è stato scarcerato lo scorso marzo per motivi di salute. Avrebbe accumulato enormi somme di denaro da mettere a disposizione di esponenti di vertice della ‘ndrangheta. </p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/sequestrati-milioni-videopoker-campolo-indagato-ndrangheta/233473/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Intimidito ancora prima dell&#8217;insediamento &#8211; Una cartuccia e un biglietto davanti l&#8217;ingresso del garage della casa del sindaco che solo dieci giorni fa è stato eletto dai suoi concittadini &#8211; Giuseppe Corrado: «Mi sento molto amareggiato, ma voglio provare ad andare avanti lo stesso»</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/17/intimidito-ancora-prima-dellinsediamento-una-cartuccia-biglietto-davanti-lingresso-del-garage-della-casa-del-sindaco-che-solo-dieci-giorni-stato-eletto-dai-suoi-concittadini-giuseppe/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 09:33:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>DASA&#8217; (VV) &#8211; Una pesante intimidazione è stata indirizzata al neo sindaco Giuseppe Corrado. Ha vinto le elezioni da meno di dieci giorni, deve ancora prestare giuramento e insediarsi, ma c&#8217;è già qualcuno che vuole spiegargli chi comanda veramente. La brutta sorpresa ieri mattina. A scoprirla è stata la moglie del primo cittadino. Davanti all&#8217;ingresso [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DASA&#8217; (VV) &#8211; Una pesante intimidazione è stata indirizzata al neo sindaco Giuseppe Corrado. Ha vinto le elezioni da meno di dieci giorni, deve ancora prestare giuramento e insediarsi, ma c&#8217;è già qualcuno che vuole spiegargli chi comanda veramente. La brutta sorpresa ieri mattina. A scoprirla è stata la moglie del primo cittadino. Davanti all&#8217;ingresso del garage, c&#8217;era, a terra, una cartuccia calibro 12 a palla asciutta, di quelle utilizzate per la caccia al cinghiale, adagiata sopra un biglietto nel quale era possibile leggere soltanto un numero uno.<span id="more-23148"></span></p>
<p>Il proiettile e il biglietto sono stati ritrovati pochi minuti dopo le 8. È quindi probabile che siano stati lasciati nel corso della notte o alle prime luci dell&#8217;alba. Nessuno si è accorto di nulla. Chi ha lasciato questo messaggio conosceva l&#8217;abitazione del sindaco e ha saltato la recinzione che separa l&#8217;abitazione dalla strada, arrivando agevolmente sin alla porta del garage.</p>
<p>L&#8217;intimidazione è stata denunciata ai Carabinieri della stazione di Arena che hanno subito avviato le indagini con il supporto del Reparto operativo del comando provinciale, guidato dal maggiore Vittorio Carrara. Dell&#8217;episodio è stato anche informato il prefetto, Michele Di Bari, che già nel pomeriggio di ieri ha voluto ricevere il sindaco Corrado, incoraggiandolo a proseguire nel mandato che gli hanno affidato i cittadini, sapendo di poter contare sulla vicinanza dello Stato e delle istituzioni.</p>
<p>«Provo grande amarezza e – ha dichiarato Corrado – sul futuro non ho certezze. Ai Carabinieri e al prefetto ho detto che posso ricollegare questo episodio alla carica che mi hanno attribuito i cittadini, anche se devo ancora insediarmi. Ricopro anche l&#8217;incarico di segretario generale dei comuni di Gioia Tauro e Sant&#8217;Onofrio ma, prima d&#8217;ora, mai avevo ricevuto messaggi di questo tenore. Gli amici della lista &#8220;Per il bene comune&#8221; mi hanno invitato ad andare avanti e io ci proverò. Sabato insediamo il consiglio e la giunta. Spero che sia il primo e l&#8217;ultimo messaggio di questo tipo che mi viene indirizzato perché, in caso contrario, non so se me la sentirò di andare avanti. Se non dovessi avvertire intorno a me le necessarie condizioni di sicurezza, non esiterei a lasciare ai prefetti il compito di amministrare anche questo comune».</p>
<p>Sono parole colme di tristezza. L&#8217;incoraggiamento a Corrado arriva, oltre che dal prefetto e dai Carabinieri che gli hanno assicurato il massimo sforzo per identificare gli autori di questo atto, anche dalle forze politiche. Il consiglio comunale, come detto, s&#8217;insedierà soltanto sabato, ma sia il gruppo di maggioranza &#8220;Per il bene comune&#8221; che i consiglieri Francesco Cosentino (&#8220;Liberi per Dasà&#8221;) e Domenico Scaturchio (&#8220;Rinnoviamo Dasà&#8221;) hanno manifestato piena e incondizionata solidarietà. I consiglieri di minoranza Scaturchio e Cosentino hanno anche rilasciato una dichiarazione nella quale definiscono «vile» l&#8217;intimidazione subita al sindaco e ribadiscono la loro contrarietà a qualsiasi forma di violenza e alla mafia, chiedendo alle istituzioni «maggiore attenzione» alla tutela della persona del sindaco e dei principi della democrazia.</p>
<p>di Alessandro Bongiorno</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=65243&#038;Edizione=11&#038;A=20120517">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Sospetti sul voto, scomparse centinaia di schede &#8211; Il dossier consegnato in Procura dal centrosinistra ricostruisce anomalie in 13 sezioni. Testimonianze su &#8220;blitz&#8221; nelle case e offerte di denaro &#8211; Continua l&#8217;inchiesta della Digos: verifiche su un elenco di 67 elettori. Saranno acquisite riprese video</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/16/sospetti-sul-voto-scomparse-centinaia-schede-dossier-consegnato-procura-dal-centrosinistra-ricostruisce-anomalie-sezioni-testimonianze-blitz-nelle-case-offerte-denaro/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 08:54:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Gente che avrebbe votato due volte, blitz nelle case da parte di sedicenti componenti di seggio, persone che giunte alle urne avrebbero scoperto di aver già votato. E poi anomalie certificate dai verbali, oltre 250 schede scomparse nel nulla, dati &#8220;non disponibili&#8221; persino nelle preferenze attribuite ai candidati sindaco. Spazia dalle leggerezze commesse [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Gente che avrebbe votato due volte, blitz nelle case da parte di sedicenti componenti di seggio, persone che giunte alle urne avrebbero scoperto di aver già votato. E poi anomalie certificate dai verbali, oltre 250 schede scomparse nel nulla, dati &#8220;non disponibili&#8221; persino nelle preferenze attribuite ai candidati sindaco.<span id="more-23123"></span></p>
<p>Spazia dalle leggerezze commesse in buona fede a vere e proprie ipotesi di reato il dossier che il candidato sindaco del centrosinistra, Salvatore Scalzo, e i partiti della sua coalizione hanno depositato ieri in Procura, riservandosi di arricchire il materiale con nuove testimonianze. </p>
<p>Già all&#8217;indomani della chiusura delle urne la Procura ha aperto un&#8217;inchiesta per l&#8217;ipotesi di compravendita di voti e ventiquatt&#8217;ore dopo ha ascoltato Scalzo come persona informata sui fatti. Ieri la nuova visita a Palazzo di Giustizia; assente per ferie il pm Gerardo Dominijanni, titolare del fascicolo sul &#8220;voto sospetto&#8221;, è possibile che un nuovo confronto venga programmato già la prossima settimana.</p>
<p>Il materiale raccolto dal centrosinistra va ben al di là delle presunte anomalie nelle tre sezioni dove per completare lo scrutinio è stato necessario l&#8217;intervento sostitutivo della commissione elettorale centrale. Nel dossier vengono elencate almeno altre 13 sezioni, sparpagliate in tutta la città, dove si sarebbero verificati casi degni di nota, peraltro certificati dai verbali. Complessivamente, secondo i dati messi a disposizione della Procura, sarebbero finite nel nulla almeno 250 schede elettorali. </p>
<p>Ci sarebbero poi schede restituite in numero maggiore rispetto a quelle consegnate prima delle operazioni di timbratura, cancellature sul verbale di una sezione in relazione alle schede vidimate, due sezioni dove nei verbali non risultano disponibili neppure i risultati riguardanti i voti di lista, i voti al candidato sindaco, le schede bianche e le nulle, altre dove manca il numero dei votanti o quello delle schede timbrate e firmate (ben 7 sezioni), oppure di quelle restituite perché non utilizzate; macroscopica la discrepanza in una sezione fra numero dei votanti (862) e schede votate e scrutinate (930), con il risultato che sarebbero state espresse 68 preferenze in più rispetto al numero di votanti. In due sezioni sono &#8220;scomparse&#8221; rispettivamente 141 e 111 schede, in un&#8217;altra 12.</p>
<p>A ciò si aggiunge l&#8217;elemento forse più inquietante, cioè le testimonianze di elettori citati nell&#8217;esposto e pronti a parlare coi magistrati. Innanzitutto c&#8217;è chi racconta (sarebbero in cinque) di aver trovato al seggio la casella già occupata nel registro su cui trascrivere il numero della propria carta d&#8217;identità. </p>
<p>Episodi strani, soprattutto se letti alla luce dei due racconti simili e riguardanti visite ricevute a casa da sedicenti componenti di seggio, che avrebbero chiesto di poter controllare le tessere elettorali: in un caso l&#8217;elettrice ha acconsentito, nell&#8217;altro ha deciso di presentare denuncia all&#8217;ufficio elettorale comunale. </p>
<p>Un altro elettore giura di non essere andato a votare: dai registri risulta invece tra i votanti. </p>
<p>C&#8217;è poi la donna che garantisce di aver assistito, vicino ad un seggio, a proposte di retribuzione di 20 o 30 euro per i rappresentanti di lista. E ancora un ragazzo parla di un rappresentante di lista impegnato in un seggio a contare le schede. Altri riferiscono di rappresentanti di lista fatti uscire dall&#8217;aula o costretti durante lo spoglio a mantenersi a notevole distanza. </p>
<p>Infine le schede con doppio sbarramento sui simboli non annullate, le contestazioni non verbalizzate, i rappresentanti di lista che avrebbero votato sia nella sezione in cui svolgevano le funzioni sia in quella dove sono registrati nelle liste elettorali.</p>
<p>Questioni su cui il centrosinistra chiede di fare piena luce, a maggior ragione se il neo sindaco Sergio Abramo l&#8217;ha spuntata per un margine di appena 130 preferenze sulla quota che avrebbe portato al ballottaggio.</p>
<p>Intanto si apprende qualche particolare in più sull&#8217;ipotesi di compravendita di voti alla quale gli inquirenti lavorano ormai da giorni. </p>
<p>L&#8217;informativa della Digos che ha causato l&#8217;iscrizione di tre nomi sul registro degli indagati scaturisce dal fermo di due pregiudicati durante il weekend elettorale, trovati in possesso, oltre che di 300 euro, di quattro strisce normografate con il nome di un candidato al consiglio comunale per una lista di centrodestra (poi risultato eletto) e di un elenco con 67 elettori, con relativo numero di sezione e presunto pacchetto di voti. </p>
<p>Non è escluso, dunque, che il sequestro delle oltre 58mila schede elettorali sia ritenuto necessario dalla Procura per verificare la grafia su quelle attribuite al candidato. Ed è altrettanto probabile che tra le persone già sentite in Questura ce ne sia qualcuna inserita nell&#8217;elenco sequestrato. A breve gli inquirenti acquisiranno anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza nei pressi di alcuni seggi.</p>
<p>di Giuseppe Lo Re</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
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		<title>Attestati di solidarietà al CSOA Cartella per l&#8217;attentato incendiario</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 15:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Il Movimento ReggioNonTace esprime solidarietà verso i membri del Centro sociale &#8220;Cartella&#8221; che in piena notte hanno subito l&#8217;ennesimo atto di violenza nei loro confronti. L&#8217;incendio che ha devastato internamente i locali, danneggiando ogni cosa, è frutto della mente di persone che scelgono di nascondersi dentro le tenebre e che scelgono di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Il Movimento ReggioNonTace esprime solidarietà verso i membri del  Centro sociale &#8220;Cartella&#8221; che in piena notte hanno subito l&#8217;ennesimo atto di violenza nei loro confronti. L&#8217;incendio che ha devastato internamente i locali, danneggiando ogni cosa, è frutto della mente di persone che scelgono di nascondersi dentro le tenebre e che scelgono di far valere le ragioni della violenza e della vigliaccheria.<span id="more-23115"></span> </p>
<p>Condannando il gesto e sentendoci vicini al dolore di chi è stato colpito negli affetti, diciamo anche quanto sia importante per tutti interrogare le proprie coscienze per agire responsabilmente, perché il futuro sia costruito all&#8217;insegna della partecipazione democratica, della trasparenza e della giustizia come impegno civile per il bene comune.</p>
<p>Il movimento ReggioNonTace</p>
<p>**************************</p>
<p>Questa mattina la notizia dell&#8217;attentato incendiario al Csoa “A. Cartella” ci ha profondamente inquietato. Perchè quell&#8217;incendio nasconde la viltà e la paura rispetto ai contenuti che gli attivisti e le attiviste di quello spazio esprimono e continueranno a promuovere; se le parole fanno paura e si reagisce con un attentato vuol dire che qualcosa di marcio c&#8217;è a Reggio Calabria.</p>
<p>Perchè quel fuoco è simbolicamente lanciato anche contro la battaglia dell&#8217;acqua, cresciuta negli ultimi anni e che nel centro sociale vede uno dei punti più attivi del coordinamento Bruno Arcuri; è un attacco contro la sua memoria e la volontà dei cittadini e delle cittadine di difendere un bene comune.</p>
<p>Perchè quel fuoco racconta ancora una volta delle pagine più buie di questo Paese e della violenza del fascismo e delle sue mortifere idee.<br />
Esprimiamo la massima solidarietà al Csoa Cartella e sappiamo che nella vicinanza della battaglia per l&#8217;acqua pubblica ce li farà trovare più forti di prima.</p>
<p>Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;acqua<br />
Coordinamento calabrese Acqua pubblica “Bruno Arcuri”</p>
<p>**************************</p>
<p>Appena appreso dell&#8217;incendio di stanotte al Csoa &#8220;A. Cartella&#8221; di Reggio Calabria sentiamo l&#8217;urgenza di esprimere la nostra indignazione e rabbia per l&#8217;ennesimo attentato a uno spazio di libertà e condivisione della città e del Meridione.</p>
<p>Sentiamo il dovere di ricordare quanto il Cartella, in questi 10 anni di occupazione, abbia saputo essere spazio comune per la condivisione delle lotte e dei momenti più delicati dei nostri territori. Dalla battaglia contro il bluff del Ponte sullo Stretto alla lotta per i diritti dei lavoratori migranti nella Piana di Gioia Tauro. Difesa del territorio, decrescita, lavoro e diritti umani.</p>
<p>Siamo convinti che. in un momento di virata repressiva nazionale come quello attuale, l&#8217;esistenza di spazi liberati come questo è vitale per la vita sociale di un territorio. Ancor più in terra di Sud, dove la virata repressiva si incontra con l&#8217;asfissiante cultura mafiosa che inquina la nostra crescita sociale. </p>
<p>Queste intimidazioni &#8220;non riusciranno a fermare il vento, gli fanno solo perdere tempo&#8221;, come recita lo slogan della campagna &#8220;Io sto con il Cartella&#8221;, ne siamo pienamente convinti e partecipi. Perciò, Rifondazione comunista tutta si schiera come ha sempre fatto al fianco delle compagne e dei compagni con cui in questi anni abbiamo condotto le nostre migliori battaglie.</p>
<p>Per il Comitato politico nazionale del Prc: Michele Conia e Tiziana Barillà</p>
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		<title>Business Cars 2: prestiti usurai con soldi avvolti nella stagnola &#8211; Rotoli di banconote (per 40mila euro) rinvenute in casa di Giovanni B. Tassone hanno dato il via al un nuovo filone di indagini patrimoniali &#8211; Gli accertamenti hanno portato al sequestro di immobili e attività commerciali per un valore di 4,5 milioni</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 09:38:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Il 10 novembre dello scorso anno, Guardia di Finanza e Carabinieri chiudevano il cerchio su un vorticoso giro di usura, con tassi d&#8217;interesse fluttuanti dall&#8217;864% al 1.500% annuo, ovvero dal 72% al 136,71% mensile. L&#8217;operazione – denominata &#8220;Business cars&#8221; – fu caratterizzata da dieci ordinanze di custodia cautelare (6 in carcere e [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Il 10 novembre dello scorso anno, Guardia di Finanza e Carabinieri chiudevano il cerchio su un vorticoso giro di usura, con tassi d&#8217;interesse fluttuanti dall&#8217;864% al 1.500% annuo, ovvero dal 72% al 136,71% mensile. L&#8217;operazione – denominata &#8220;Business cars&#8221; – fu caratterizzata da dieci ordinanze di custodia cautelare (6 in carcere e 4 ai domiciliari), cinque delle quali eseguite nel Vibonese e le rimanenti fra le province di Reggio Calabria e Catanzaro.<span id="more-23110"></span></p>
<p>A dirigere le fila del sistema di prestiti a strozzo coast to coast, sarebbero state due associazioni, una attiva appunto in provincia di Reggio e Catanzaro, l&#8217;altra nel Vibonese. A ricostruire i fili della complessa trama del lucroso business – «se a Lamezia Terme qualcuno aveva bisogno di un prestito, sapeva che si poteva rivolgere a Tassone di Soriano» – i militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza – guidati dal ten. col. Michele Di Nunno – e gli uomini del Nucleo di polizia giudiziaria dell&#8217;Arma – al comando del luogotenente Stefano Marando –. Gli uni e gli altri coordinati dal procuratore Mario Spagnuolo.</p>
<p>Lo scorso novembre nell&#8217;ambito dell&#8217;esecuzione delle dieci ordinanze cautelari e delle perquisizioni, carabinieri e finanzieri sequestrarono varia documentazione, dal cui esame ha preso l&#8217;avvio l&#8217;ulteriore attività di indagine scaturita ieri nel sequestro di beni immobili e attività commerciali a Soriano per un valore complessivo di 4 milioni e mezzo di euro. A rimettere in movimento gli inquirenti, in particolare, i 40mila euro rinvenuti e sequestrati nell&#8217;abitazione di Tassone. </p>
<p>Non sono stati tanto i soldi a mettere sul chivalà gli investigatori, bensì &#8220;l&#8217;impacchettamento&#8221; prima ancora dell&#8217;entità dell&#8217;importo. Le banconote, infatti, dopo essere state suddivise in rotoli, erano state avvolte nella carta stagnola. Una custodia inusuale, ma la stessa di quella descritta, nel corso di un interrogatorio, da un commerciante il quale avrebbe ricevuto il prestito &#8220;in rotoli&#8221; di stagnola. Circostanza ha prestato il fianco all&#8217;apertura di ulteriori indagini sul filone patrimoniale.</p>
<p>E così conclusa l&#8217;attività relativa all&#8217;operazione &#8220;Business cars&#8221;, si è aperta quella denominata &#8220;Business cars 2&#8243; con attori protagonisti finanzieri e carabinieri i quali, in soli sei mesi, sono riusciti a scandagliare la situazione economico-patrimoniale di Giovanni Battista Tassone, 57 anni (arrestato a novembre) e della moglie Teresa Mancuso, estendendo i controlli su un arco temporale molto vasto che va dal 1982 al 2010 e traendone le conclusioni che sono state sottoposte all&#8217;attenzione del gip Gabriella Lupoli.</p>
<p>Un lavoro di squadra evidenziato dal comandante provinciale della Gdf, colonnello Paolo Valle, sia dal maggiore Vittorio Carrara a capo del Reparto operativo dell&#8217;Arma. Un lavoro fianco a fianco tra il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza e il Nucleo di polizia giudiziaria dell&#8217;Arma. </p>
<p>«Competenze singole delle forze di polizia – ha rilevato il col. Valle – che in questa, come in altre inchieste, vengono rivalutate e sfruttate consentendo così di raggiungere gli obiettivi in tempi più brevi e riducendo anche il costo delle varie operazioni». </p>
<p>Sinergia che ha consentito di accertare la presunta sproporzione tra i redditi dichiarati dai coniugi Tassone-Mancuso e gli acquisti immobiliari eseguiti negli anni – alcuni effettuati tra il &#8217;93 e il &#8217;96, altri nel periodo compreso fra il 2003 e il 2005 – nonché la disponibilità di non trascurabili somme (35 milioni di lire nel &#8217;97 e 150mila euro nel 2005) che, secondo gli inquirenti, costituirebbero la prova dell&#8217;attività usuraia che Tassone avrebbe svolto a iniziare dal &#8217;97.</p>
<p><strong>I beni sequestrati</strong></p>
<p>Ammonta a un valore complessivo di 4,5 milioni di euro, il sequestro preventivo eseguito ieri da Guardia di finanza e Carabinieri a Soriano. Si tratta di beni riconducibili a Giovanni Battista Tassone, coinvolto in un&#8217;operazione antisura, e alla moglie.</p>
<p>In esecuzione di un decreto del gip del Tribunale, emesso su richiesta della Procura, i sigilli sono stati apposti su magazzini destinati a Market (342 mq) e su altri tre (di 13, 55 e 115 mq), i primi due ubicati in via Roma e a uso commerciale, l&#8217;altro in via Libertà e a uso di Giovanni Battista Tassone.</p>
<p>Sotto chiaveanche un terreno agricolo (735 mq) e due appartamenti, uno di 30 mq e l&#8217;altro di 150.</p>
<p>Sequestrate inoltre l&#8217;azienda commerciale &#8220;Market&#8221; all&#8217;insegna Mancuso Teresa e l&#8217;azienda commerciale esercente l&#8217;attività di commercio all&#8217;ingrosso e non.</p>
<p>di Marialucia Conistabile</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=64297&#038;Edizione=11&#038;A=20120515">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Reggio Calabria, fiamme e scritte fasciste contro il centro sociale “Cartella” &#8211; Molti i danni alla struttura nel mirino da settimane. Qualche giorno fa all&#8217;interno dei locali è stata ospitata una rappresentazione teatrale dedicata alla ricorrenza della morte di Peppino Impastato &#8211; Uno dei responsabili del collettivo: &#8220;C&#8217;è l&#8217;intenzione di rispondere politicamente a quest&#8217;azione&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:03:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; A Reggio Calabria, da mesi ormai, avvengono episodi strani. L’ultimo, in ordine di tempo, ieri notte quando un incendio doloso ha quasi distrutto il centro sociale “Angelina Cartella” a Gallico, nella periferia nord della città. Svastiche sui muri accompagnate da scritte fasciste del tipo “Ss” o “Dux mea lux” realizzate con le [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; A Reggio Calabria, da mesi ormai, avvengono episodi strani. L’ultimo, in ordine di tempo, ieri notte quando un incendio doloso ha quasi distrutto il centro sociale “Angelina Cartella” a Gallico, nella periferia nord della città. Svastiche sui muri accompagnate da scritte fasciste del tipo “Ss” o “Dux mea lux” realizzate con le stesse bombolette spray del centro. E poi le fiamme e il fumo. L’intervento dei vigili del fuoco si è reso necessario fino all’alba quando i responsabili del “Cartella” hanno constatato i danni subiti. Due porte sfondate, la cucina e la sala assemblea devastate dai soliti ignoti. I carabinieri indagano per individuare i responsabili del rogo, l’ennesimo in pochi anni, subìto dal centro sociale.<span id="more-23120"></span></p>
<p>Erano settimane che i responsabili avevano avuto avvisaglie di quello che sarebbe successo di lì a poco. Il primo maggio, infatti, avevano denuciato l’intrusione di ignoti che hanno fatto razzia di generi alimentari nella cucina del “Cartella” considerato, ormai da dieci anni, il più importante centro sociale di Reggio Calabria: un punto di aggregazione ma anche un luogo in cui sono state scritte pagine importanti dell’impegno socio-politico di tanti giovani reggini. Ma anche bersaglio di raid e atti vandalici riconducibili a gruppi dell’estrema destra e “cani sciolti”.</p>
<p>“Da parte nostra – ha affermato Peppe Marra, uno dei responsabili del centro sociale – c’è l’intenzione di rispondere politicamente a quest’azione e per questo abbiamo organizzato un’assemblea. Ma c’è anche la voglia di non darla vinta a chi pensa che dobbiamo sgomberare”. I ragazzi del Cartella hanno la la colpa di aver ridato un decoro a una piazza, quella di Gallico, che per anni è stata simbolo di degrado e luogo frequentato dagli spacciatori di eroina: “Sicuramente – ha aggiunto Marra – ci sono ragioni politiche. Sicuramente l’incendio di stanotte è stato appiccato da chi, forse, non gradisce la nostra presenza e vuole che ce ne andiamo”. </p>
<p>Ma il problema di Reggio, a questo punto, è l’escalation di episodi strani che si mescolano ad alcune coincidenze dalle quali la politica non è estranea. Come ricordano i Giovani democratici che, esprimendo lo sdegno per ciò che è avvenuto al “Cartella”, prendono in prestito da Vasco Rossi il titolo della canzone “Che succede in città”: “Tutto è cominciato un giorno del 2006 quando l’allora sindaco (oggi governatore della Calabria) Giuseppe Scopelliti decise di intitolare l’Arena dello Stretto al senatore fascista Ciccio Franco”.</p>
<p>L’amministrazione comunale guidata da Alleanza nazionale non tenne in considerazione le critiche del centrosinistra e di gran parte dei cittadini e l’arena fu, comunque, dedicata al senatore ricordato a Reggio come il capo dei “boia chi molla”. “Dal 2006 ad oggi – è scritto sempre nella nota dei Giovani democratici – abbiamo vissuto una serie di vicende note a tutti: attentati di natura mafiosa, suicidi di dirigenti comunali, un buco finanziario al comune di 170 milioni di euro”. </p>
<p>Ma anche la proposta di intitolare piazza Orange a Giorgio Almirante, “sostenitore della Germania nazista, firmatario nel 1938 del Manifesto della razza, sostenitore della tesi per cui il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l’Italia abbia mai tentato”. Solo poche settimane fa, inoltre, si è verificata l’aggressione in un locale reggino di un giovane ragazzo, Claudio Toscano, picchiato perché omosessuale.</p>
<p>Aveva ricevuto la solidariera dell’assessore comunale all’Ambiente e alle pari opportunità Tilde Minasi che, pochi giorni dopo, ha ricevuto “con tutti gli onori alcuni rappresentanti di Casa Pound, l’associazione di ispirazione fascista distintasi negli anni per azioni anticostituzionali, xenofobe e razziste, sfociate spesso in veri e propri atti di violenza a luoghi e persone”. </p>
<p>Ieri notte è toccato al centro sociale di Gallico che, qualche giorno fa, ha ospitato una rappresentazione teatrale dedicata alla ricorrenza della morte di Peppino Impastato. Con ogni probabilità i rappresentanti del “Cartella” non saranno convocati a Palazzo San Giorgio. </p>
<p>di Lucio Musolino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/reggio-calabria-fiamme-scritte-fasciste-contro-centro-sociale-cartella/230383/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
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		<title>L&#8217;inchiesta Overloading: Il colonnello, l&#8217;ex pentito e il &#8220;vizio&#8221; della coca &#8211; Al vaglio del Gup le storie dell&#8217;ufficiale dei carabinieri (ora sospeso) Luigi Verde e del collaboratore di giustizia Bruno Fuduli &#8211; Domani l&#8217;attesa decisione nei confronti di 84 imputati coinvolti in un colossale narcotraffico</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 09:10:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Cosenza]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Sinergie con le cosche del reggino, collegamenti con l&#8217;estero, enorme potere economico con il controllo di società e ditte individuali, infiltrazione nelle Istituzioni e capacità di gestire armi. Sono i tratti salinenti dell&#8217;organizzazione criminale sdradicata dall&#8217;inchiesta &#8220;Overloading&#8221;, che ha portato, nel dicembre del 2010, alla notifica di 77 fermi nei confronti altrettante persone [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Sinergie con le cosche del reggino, collegamenti con l&#8217;estero, enorme potere economico con il controllo di società e ditte individuali, infiltrazione nelle Istituzioni e capacità di gestire armi. Sono i tratti salinenti dell&#8217;organizzazione criminale sdradicata dall&#8217;inchiesta &#8220;Overloading&#8221;, che ha portato, nel dicembre del 2010, alla notifica di 77 fermi nei confronti altrettante persone accusate, a vario titolo, di fare parte di un&#8217;organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Martedì il gup distrettuale di Catanzaro pronuncerà sentenza nei confronti dei sessanta imputati che hanno scelto il rito abbreviato, mentre altri ventiquattro sapranno se dovranno sottoporsi al giudizio del tribunale oppure se godranno di un provvedimento di proscioglimento.<span id="more-23107"></span></p>
<p>L&#8217;imputato &#8220;eccellente&#8221; del procedimento è Luigi Verde, 57 anni, tenente colonnello dell&#8217;Arma ora sospeso, cui viene contestato d&#8217;aver flirtato con i boss calabresi del narcotraffico. Gl&#8217;investigatori del Gico e dello Scico della Finanza per mesi hanno spiato le telefonate e gli spostamenti dal freddo Settentrione a Roma, dell&#8217;insospettabile ufficiale. </p>
<p>Nella Capitale, Luigi Verde è stato persino fotografato all&#8217;uscita da un locale dopo una cena con amici ed &#8220;amici degli amici&#8221;. Ad incastrarlo, oltre a intercettazioni e fotografie, ci sono le dichiarazioni di Giuseppe Parmesani &#8220;infiltrato&#8221; in una gang di narcotrafficanti. Il milanese Parmesani ha parlato dei presunti affari dell&#8217;ufficiale con Riccardo Ossola, suo &#8220;compare&#8221; di scorribande. Era stato proprio Ossola a presentargli il carabiniere con il quale, gli disse, avrebbero avuto «comuni frequentazioni massoniche». </p>
<p>Secondo l&#8217;«infiltrato», nell&#8217;agosto del 2008, il colonnello avrebbe chiesto ad Ossola una persona che potesse far &#8220;uscire&#8221; dall&#8217;aeroporto di Fiumicino un carico di droga. E Parmesani e Ossola, probabilmente per spillare un pò di quattrini al colonnello Verde, si sarebbero inventati un nome di fantasia, un diplomatico liberiano che sarebbe stato il destinatario del pacco con lo stupefacente, spedito da Caracas. </p>
<p>Per le autorità aeroportuali quel pacco avrebbe contenuto solo dei libri, spediti dall&#8217;Università della capitale venezuelana e destinati, appunto, al fantomatico diplomatico corrotto che avrebbe avuto il compito di prendere in consegna la cocaina per affidarla, poi, al colonnello che, a sua volta, avrebbe dovuto consegnarla a Pietro Cancian (fiduciario secondo la Dda di Catanzaro dei rosarnesi) per trasferirla in Calabria. </p>
<p>Sembrava un gioco per fare soldi ma ben presto Parmesani e Ossola hanno capito che il carico dal Venezuela era pronto a partire davvero e che la loro recita rischiava d&#8217;essere scoperta. E così Parmesani, temendo gravi conseguenze, ha contattato un sottufficiale della Finanza avvisandolo dell&#8217;imminente sbarco di cocaina dal Venezuela, sollecitandogli però adeguata copertura e protezione. È per questo che all&#8217;aeroporto romano &#8220;Leonardo Da Vinci&#8221;, le Fiamme gialle in collaborazione con la Dea statunitense, hanno organizzato una perfetta messinscena che ha evitato ritorsioni al confidente e al suo &#8220;compare&#8221;. </p>
<p>Il Dipartimento statunitense ha messo infatti a disposizione un suo agente di colore (con tanto di autovettura dotata di targa diplomatica) incaricandolo d&#8217;interpretare il &#8220;ruolo&#8221; del funzionario corrotto in servizio all&#8217;Ambasciata della Liberia a Roma. Il poliziotto statunitense ha quindi svolto il suo compito in modo perfetto, facendosi notare dai narcotrafficanti. Lo stesso colonnello Verde lo ha visto scendere e poi risalire sulla vettura del corpo diplomatico. </p>
<p>La messinscena è stata attuata il 26 marzo del 2009 quando è partito dal Venezuela un carico da 57 chili di cocaina suddiviso in panetti. La roba era stata fatta viaggiare sul volo per Roma e nascosta nei bagagli al seguito di Melvin Gabriel Garzon Ramirez, ventenne corriere sudamericano. Il giovane, però, è stato ammanettato dalla guardia di finanza all&#8217;interno dell&#8217;aeroporto di Fiumicino davanti agli occhi del finto diplomatico liberiano. </p>
<p>Lo stesso colonnello Verde ha assistito all&#8217;arresto del narcotrafficante senza, naturalmente, poter intervenire. Gl&#8217;investigatori della Finanza hanno anche documentato un viaggio a Rosarno dell&#8217;ufficiale dell&#8217;Arma, in compagnia di Pietro Cancian per incontrare il narcotrafficante Luis Emilio Correa e Domenico Pisano, un rosarnese risultato più volte in contatto con Bruno Pizzata, l&#8217;ex superlatitante di San Luca. </p>
<p>All&#8217;operazione – condotta dall&#8217;instancabile pm Vincenzo Luberto – hanno lavorato sotto copertura tre sottufficiali delle Fiamme gialle e lo stesso Parmesani per il quale la Dda di Catanzaro ha chiesto il programma di protezione. L&#8217;altro personaggio centrale dell&#8217;inchiesta è un astuto dissimulatore: Bruno Fuduli, prima narcotrafficante internazionale e, poi, pentito e grande accusatore di una settantina di calabresi e colombiani coinvolti nel 2003 nell&#8217;operazione &#8220;Decollo&#8221;, tornato alla sua originaria &#8220;passione&#8221;: la cocaina. </p>
<p>Ottenuti, infatti, gli sconti di pena ed i vantaggi garantiti ai collaboratori di giustizia, il malavitoso d&#8217;origine vibonese si è rimesso alla grande in affari. Ricontattati due vecchi &#8220;compari&#8221; sudamericani, i fratelli Luis ed Hernan Correa, ha rimesso in piedi un traffico di &#8220;neve&#8221; tra l&#8217;Italia e la Colombia. S&#8217;è legato a Bruno Pizzata, broker di stupefacenti attivo tra Spagna, Germania, Olanda e Venezuela, ed ha organizzato l&#8217;arrivo nel &#8220;Belpaese&#8221; d&#8217;ingenti carichi di &#8220;coca&#8221; prodotta nella giungla un tempo governata col pugno di ferro dal &#8220;generale&#8221; italo-americano Salvatore Mancuso, capo e padrone delle Autodefensas Unidas de Colombia, gruppo paramilitare rivale delle Farc. </p>
<p>Facendo per mestiere il pentito, Fuduli non immaginava di finire intercettato dagli &#8220;specialisti&#8221; del Goa (Gruppo operativo antidroga). Dallo Stato, la &#8220;gola profonda&#8221; aveva peraltro ottenuto una ricca liquidazione per i servigi resi come &#8220;canterino&#8221;. E così, rimessa in moto la &#8220;rete&#8221; di cui faceva parte prima di pentirsi, ha invitato in Italia Luis Correa, l&#8217;ha ospitato nel suo appartamento di Fiorenzuola D&#8217;Arda, ha stretto un&#8217;alleanza strategica con Pizzata e preparato la nuova invasione di &#8220;neve&#8221; destinata al mercato nazionale. </p>
<p>Per evitare fastidi riuniva i sodali in casa di parenti a Filandari, piccolo centro del Vibonese, e incontrava, invece, acquirenti e venditori in eleganti bar e ristoranti di Milano. I finanzieri l&#8217;hanno fotografato a passeggio, di notte, nel capoluogo lombardo, insieme con il fornitore sudamericano Correa, già tenuto a lungo sott&#8217;occhio dalla Dea (Drug Enforcement agency) statunitense.</p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=63543&#038;Edizione=8&#038;A=20120514">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Si pente ma per i giudici le sue parole sono superflue. I killer uccidono il fratello &#8211; Domenico Nista, detto tyson, inizia a collaborare nel 2007. Va in aula nel 2010. Qui fa nomi di boss della &#8216;ndrangheta lombarda. La corte però ritiene inutili le sue dichiarazioni perché troppo datate. Giorni fa l&#8217;omicidio di Giuseppe Nista. Ma in quei verbali, fitti di nomi di malavita, forse c&#8217;è il movente dell&#8217;omicidio</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 08:35:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Franco lo zoppo, Peppe di Cittanova, Maurizio detto Maurino, il Macellaio e Mannaia Dio. Alias di malavita. Pseudonimi da verbali di polizia. Nomignoli da strada. Che puzzano di cordite e cocaina. Gente abituata a sfrecciare a bordo di grossi scooter. Con i sedili armati di 357 magnum. Gente che spara e gambizza. Minaccia ed estorce. [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Franco lo zoppo, Peppe di Cittanova, Maurizio detto Maurino, il Macellaio e Mannaia Dio. Alias di malavita. Pseudonimi da verbali di polizia. Nomignoli da strada. Che puzzano di cordite e cocaina. Gente abituata a sfrecciare a bordo di grossi scooter. Con i sedili armati di 357 magnum. Gente che spara e gambizza. Minaccia ed estorce. Picchia e recupera il denaro della roba. Ombre che girano “accavallate” (armate,ndr) da quando si alzano a quando vanno a letto. Balordi di periferia zeppi di denaro racimolato a suon di buste di droga, trafficate all’ingrosso e spacciate per quartiere. <span id="more-23093"></span></p>
<p>Soldati di un esercito che tra i palazzoni dormitorio di Milano controllano e comandano. In nome e per conto dei boss. Calabresi. Senza dubbio. Tradotto: ‘ndrangheta. Ma non quella che punta al business pulito o ai rapporti con la politica lombarda. Non quella che sorseggia calici di champagne. L’altra: quella che corre lungo i perimetri urbani carburando con pippotti e bicchierate di Vat 69.</p>
<p>Il risultato, però, non cambia. E anzi è ancora peggio. Perché tocca la vita quotidiana dei cittadini assediati da chi va per bar e spara. Picchia in mezzo alla strada. Magari davanti a donne e bambini. Senza scrupoli. Come cani rabbiosi. Non ieri, ma oggi. Perché le grandi indagini della procura di Milano, gli arresti numerosi e le cupole (vere o presunte) hanno offuscato l’allarme sociale della mafia: il controllo del territorio. E così oggi, a pochi giorni dai tre colpi di 7 e 65 che hanno ferito e poi ucciso Giuseppe Nista, 44 anni, balordo come sopra, la partita di quartiere giocata da boss e gregari ritorna su come un rigurgito. Perché Beppe Nista era un tipo da armi e cocaina. Pregiudicato e socio di uno sfasciacarrozze a Segrate. Qui, poche centinaia di metri dopo, in via dei Mille a Vimodrone, i killer lo hanno seguito e freddato.</p>
<p>Quarantotto ore dopo i carabinieri di Monza vagliano piste e spulciano verbali. Hanno un’idea? Più di una. Diverse. Forse Giuseppe Nista ha “scopato nel letto sbagliato”. Un’eventualità. Sulla quale pesa la modalità dell’omicidio. Mafiosa senza dubbio. E allora forse quel letto era di qualcuno di rispetto. O magari, e l’ipotesi viene ritenuta credibile, tutto sta nelle parole del fratello di Giuseppe. Lui come il Peppe di Cittanova o il macellaio legato ai boss di Rosarno, ha un soprannome: lo hanno sempre chiamato tyson per via dei modi spicci e del grilletto facile. In carcere ci finisce nel 2005. Sedici anni e pena blindata. </p>
<p>Nel 2007, però, Tyson classe ’70, inizia a parlare con i magistrati della procura di Milano. Riempie verbali, almeno quattro, e soprattutto fa nomi. Decine di nomi. Un lungo elenco dal quale spuntano protagonisti e comparse di un brutto romanzo criminale. Ma c’è di più: nel 2010 Nista arriva in aula come testimone. A Monza dove si sta celebrando il processo contro la ‘ndrangheta accusata di essersi infiltrata negli appalti Tav. </p>
<p>Alla sbarra ci sono personaggi di peso: la famiglia Paparo, legata alle cosche di Isola Capo Rizzuto, gente dal nome nobile come Arena e Nicoscia. Tyson parla e accusa: tira in ballo i boss, colloca azioni, le descrive, entra nei particolari. Cita la cosca di Pioltello costituita da Cosimo Maiolo e Alessandro Manno. Gente di Caulonia che tira avanti con droga, pizzo e violenza. Poi Nista sposta il tiro e racconta degli affari di Pio Candeloro, padrino in stile Soprano, oggi in attesa di giudizio nel processo Infinito.</p>
<p>Una sola audizione per dire molto, forse troppo. Quindi la beffa: niente programma di protezione. Ufficialmente Domenico Nista non sarà mai un collaboratore di giustizia. Solo otterrà, nel carcere di Torino, un regime speciale. I magistrati e i giudici, che nel processo ai Paparo, annulleranno l’accusa per 416 bis (mantenendo alcuni reati fine), ritengono provate le sue dichiarazioni ma non utili al processo, perché vanno troppo indietro nel tempo. Due anni dopo i killer gli uccidono il fratello.</p>
<p>Eppure è proprio da quei verbali, comunque allegati agli atti del processo e dunque acquisibili dagli imputati, che emerge un mondo di malavita del quale faceva parte il defunto Giuseppe Nista. “Mio fratello – dice Nista – in più occasioni mi mostrò diversi tipi di armi quali pistole, fucili a pompa e mitra, mi raccontò anche di avere la disponibilità di 50 chili di esplosivo al plastico (…). Non so dove occultasse le armi. E’ appassionato e va a sparare alla cava di San Maurizio al Lambro”.</p>
<p>Domenico Nista inizia a collaborare il 22 novembre 2007. Tyson si trova al sesto piano della procura di Milano. Racconta di una famiglia, il cui nome è noto tra le strade di Cologno Monzese e che nel 1999 fu coinvolta in un traffico di armi poi rivendute alla camorra. Parla di A.G. “Quando era ragazzino frequentava il bowling di Pessano con Bornago. Io lo vedevo prendere i soldi dai ragazzini, a cui portava via anche i ciclomotori, in sostanza faceva piccole estorsioni e chiedeva il “pizzo” nei locali”. </p>
<p>A comandare, però, è il fratello V.G. “Mi disse che lui e i suoi erano affiliati alla ‘ndrangheta, mi raccontò che aveva “la terza”, cioè che aveva la possibilità di battezzare nuovi adepti e creare un’altra famiglia. Se ho inteso bene, il grado della “terza” dovrebbe corrispondere a quello di “sgarrista”.</p>
<p>Nista Tyson racconta che quelli hanno tentato di farlo fuori e che lui voleva vendicarsi. Ma poi, nel 2002, alla gelateria Visconti sempre a Cologno c’è un incontro con gli uomini dei Nicoscia. C’è da parlare di droga e di traffico. “Mi dissero che avremmo dovuto lavorare tutti insieme, sia per la droga, sia per le estorsioni ed aggiunse che già sulle estorsioni stavano lavorando loro. In sostanza, mi chiesero di lavorare con loro perché mi sapevano “uomo d’azione””. </p>
<p>Non solo: Domenico Nista all’epoca tratta chili di droga. E per qualche tempo concilia affari e sentimenti. La sua donna, madre di sua figlia, “aveva il compito (…) di tenere la contabilità dei miei traffici, aveva un libricino in cui segnava tutte le entrate e le uscite sulla base delle mie indicazioni”.</p>
<p>Insomma, Mimmo Tyson Nista non è un boss ma nemmeno un “pisciaturi” qualunque. E’ uno che i piedi in testa mai. E sei i suoi quarti di nobiltà mafiosa se li è guadagnati tra i palazzoni di Milano, alcuni nomi che contano li conosce. Come Cosimo Maiolo: “Un personaggio di spessore”. E giù particolari: “Nelle baracche nella campagna di Seggiano di Pioltello c’erano degli incontri di “calabresi pesanti”. Ho partecipato anch’io in qualche occasione a queste riunioni, si faceva da mangiare e si parlava di traffici illeciti”. </p>
<p>Da Caulonia a Rosarno, Tyson mette in agenda anche il nome di Pino Ferraro detto u Massune e del suo tirapiedi Giuseppe Celentano detto Peppe u macellaio. Nel carcere di Sollicciano, addirittura incrocia un tizio, soprannominato Mescal, che gli racconta di traffici di droga (cento chili arrivati a Ventimiglia) che coinvolgono uomini dei Ros.</p>
<p>E nonostante questo, le sue parole rimarranno per sempre lettera morta. Non serviranno ai giudici di Monza che le riterranno vere ma non utili. E nemmeno saranno utilizzate dalla procura di Milano che non avvierà indagini nemmeno su un’ipotesi di sequestro, così racconta Nista, ideato dal braccio lombardo dei Nicoscia ai danni della figlia di suo fratello. Oggi orfana di un padre ammazzato in un pezzo d’asfalto non distante dal cuore di una Milano che nel silenzio mediatico aggiorna a 18 gli omicidi di mafia negli ultimi cinque anni. </p>
<p>La prima fu l’avvocato Maria Spinella (freddata da Luigi Cicalese, killer della ‘ndrangheta oggi pentito). L’ultimo Peppe Nista. In mezzo l’esecuzione di Carmelo Novella (2008) il capo delle cosche lombarde che voleva fare la secessione dalla Calabria e finì ucciso in un circolo di San Vittore Olona. E ancora: Giovanni Di Muro (2009), imprenditore vicino a Cosa nostra e spione per conto dei Servizi segreti. Poi Natalino Rappocciolo (2009) figlio d’arte e di mafia giustiziato a bordo strada, la sua auto bruciata, il corpo chiuso in un sacco con un testa di cane mozzata al fianco.  </p>
<p>Il resto è cronaca di ieri e di oggi. Cronaca di mafia a Milano. </p>
<p>di Davide Milosa</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/ndrangehta-pente-giudici-parole-sono-superflue-killer-uccidono-fratello/227851/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Oppido, ucciso a colpi di fucile al volto &#8211; Il sessantaquattrenne Vincenzo Raccosta è caduto nell&#8217;agguato che gli è stato teso in aperta campagna. Gli inquirenti ipotizzano una ripresa della faida &#8211; Ipotizzato un collegamento con l&#8217;omicidio di Vincenzo Ferraro e la scomparsa del figlio della vittima</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/11/oppido-ucciso-colpi-fucile-volto-sessantaquattrenne-vincenzo-raccosta-caduto-nellagguato-che-gli-stato-teso-aperta-campagna-gli-inquirenti-ipotizzano-una-ripresa-della-faida/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 09:42:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Raccosta]]></category>
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		<category><![CDATA[omicidio Vincenzo Raccosta]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>PALMI (RC) &#8211; Un esecuzione in piena regola. Un delitto feroce che non ha lasciato scampo al 64enne Vincenzo Raccosta, colpito a morte nel pomeriggio di ieri nella campagne di Oppido Mamertina. Al momento mancano le conferme ufficiali ma metodi e mezzi utilizzati sembrano non lasciare dubbi sulla chiara matrice mafiosa da attribuire all&#8217;ennesimo delitto [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PALMI (RC) &#8211; Un esecuzione in piena regola. Un delitto feroce che non ha lasciato scampo al 64enne Vincenzo Raccosta, colpito a morte nel pomeriggio di ieri nella campagne di Oppido Mamertina. Al momento mancano le conferme ufficiali ma metodi e mezzi utilizzati sembrano non lasciare dubbi sulla chiara matrice mafiosa da attribuire all&#8217;ennesimo delitto che insanguina questo territorio. Contro Raccosta sono stati sparati alcuni colpi di fucile al volto che, oltre a sfigurarlo, ne hanno provocato la morte istantanea.<span id="more-23086"></span></p>
<p>Secondo quanto emerso dalle prime indagini eseguite dai carabinieri della Compagnia di Palmi, diretti dal capitano Maurizio De Angelis, della locale stazione di Oppido, retta dal maresciallo Andrea Marino con il coordinamento della Procura della Repubblica di Palmi che fa capo al procuratore Giuseppe Creazzo, l&#8217;omicidio potrebbe essere inquadrato in una vendetta maturata negli ambienti delle cosche della Piana di Gioia Tauro, alle quali la vittima sarebbe stata contigua. Raccosta era infatti pregiudicato. </p>
<p>L&#8217;omicidio sarebbe stato commesso tra le 17 e le 17 e 30 sulla strada che da Oppido conduce al sito di Mella di Oppido Vecchia, una strada interpoderale molto dissestata e di difficile percorrenza, lontana da occhi indiscreti e che ben si prestava all&#8217;esecuzione dell&#8217;agguato. Raccosta si trovava probabilmente in quella zona per controllare alcuni terreni di appartenenza e, chi ha agito, conosceva con molta probabilità le sue abitudini. Naturalmente si tratta di ipotesi sulle quali sono ora chiamati a far luce gli inquirenti.</p>
<p>Il clima nella città e nel territorio della Piana è di forte preoccupazione: l&#8217;uccisione di Vincenzo Raccosta è soltanto l&#8217;ultimo di una serie di fatti cruenti che si stanno ripetendo con inquietante puntualità.</p>
<p>Dai primi accertamenti, che potrebbero fare ipotizzare un collegamento con quanto accaduto nel pomeriggio di ieri, l&#8217;uomo era padre di Francesco Raccosta e suocero di Carmine Putrino, dei quali si sono perse le tracce dallo scorso mese di marzo. Gli inquirenti ritengono possano essere vittime di lupara bianca, mentre vi è anche l&#8217;ipotesi di un allontanamento volontario dal paese forse per sottrarsi a qualche vendetta. </p>
<p>I due si trovavano a bordo di un&#8217;autovettura quando se ne sono perse le tracce pochi giorni dopo l&#8217;uccisione di Vincenzo Ferraro, legato da parentela ai Raccosta, delitto commesso il 13 marzo, con ogni probabilità, nel contesto di una faida di &#8216;ndrangheta. Proprio quanto successo ieri porterebbe a confermare le ipotesi già avanzate in passato dagli inquirenti, che ad Oppido la cruenta faida tra clan che insanguinò la cittadina a metà degli anni 80 sia ripresa.</p>
<p>Raccosta era stato indagato nell&#8217;ambito dell&#8217;Operazione &#8220;Infinito&#8221;, partita da Milano e seguita dal procuratore Ilda Bocassini nel 2010, volta a dimostrare la radicalizzazione della &#8216;ndrangheta in Lombardia. Sembra che Vincenzo Raccosta, secondo gli inquirenti esponente della locale di Oppido, avesse già qualche problema al tempo. A supporto una intercettazione riportata nell&#8217;ordinanza dell&#8217;operazione: Saverio Minasi (che sarebbe un appartenente della locale di Bresso) spiega in un passaggio a Vincenzo Raccosta che &#8220;qua siamo venti &#8220;locali&#8221; siamo cinquecento uomini Cece&#8221;, non siamo uno. Cecè vedi che siamo cinquecento uomini qua in Lombardia, sono venti &#8220;locali&#8221; aperti, è mai possibile che a tutti. che poi tu hai un problema dentro al locale tuo. i responsabili dei &#8220;locali&#8221; (inc.), che poi hai problemi dentro al locale tuo, te la sbrighi tu. basta! a me mi dici che va tutto bene&#8221;.</p>
<p>Ma sono tanti i fatti di sangue che insanguinano le strade di Oppido: oltre a Vincenzo Ferraro, colpito mentre stava percorrendo la stessa strada interpoderale, seppur a distanza di qualche chilometro, dove è stato ucciso Raccosta, c&#8217;è da segnalare l&#8217;omicidio di Domenico Bonarrigo, ucciso circa 10 giorni prima del Ferraro, raggiunto da alcuni colpi di fucile e morto durante il trasporto in ospedale. </p>
<p>Le famiglie delle due vittime di marzo, Ferraro e Bonarrigo, erano rimaste coinvolte in passato nella faida, tant&#8217;è che il padre di Domenico Bonarrigo, Giuseppe, fu ucciso nel 1986. Per quanto concerne Ferraro, invece, sarebbe il cugino di Giuseppe Ferraro, latitante da più di vent&#8217;anni. Inoltre, il 24 aprile del 1996, al Ferraro sarebbe stato ucciso un fratello, Raffaele, mentre nel lontano 1986 uno zio, Antonio.</p>
<p>Solo qualche giorno fa nel territorio di Messignadi, piccola frazione di Oppido Mamertina, era rimasto vittima di un agguato, Giuseppe Gattellari, 30 anni, bracciante agricolo, già noto alle forze dell&#8217;ordine. Gattellari era stato ferito a un braccio. Nel gennaio del 2011, uno zio del Gattellari, Francesco, era stato attinto a morte nel corso di un ennesimo agguato.</p>
<p>di Ivan Pugliese</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
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		<title>Soldi del narcotraffico riciclati dalle &#8216;ndrine anche attraverso il Superenalotto &#8211; Confiscati 5 milioni a un uomo di Marina di Gioiosa J. &#8211; Pagata la vincita a un fortunato scommettitoreper ottenere il biglietto e incassare denaro pulito</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 09:08:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Dove non ha potuto la curiosità popolare, sarebbe arrivata la &#8216;ndrangheta: identificare il vincitore di 5 milioni di euro al Superenalotto e approfittarne per fini illeciti. Correva l&#8217;anno 2003, quando alcuni presunti affiliati al clan Mancuso contattarono un uomo di Locri che a maggio centrò un bel 5+1. L&#8217;idea era ingegnosa: consegnare l&#8217;equivalente [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Dove non ha potuto la curiosità popolare, sarebbe arrivata la &#8216;ndrangheta: identificare il vincitore di 5 milioni di euro al Superenalotto e approfittarne per fini illeciti. Correva l&#8217;anno 2003, quando alcuni presunti affiliati al clan Mancuso contattarono un uomo di Locri che a maggio centrò un bel 5+1. L&#8217;idea era ingegnosa: consegnare l&#8217;equivalente della vincita al proprietario della schedina, farsi dare il tagliando vincente e incassare poi la somma attraverso i canali &#8220;normali&#8221;. Trovata brillante per un fine illecito, che in questo caso era riciclare denaro sporco, probabile provento di attività criminali.<span id="more-23080"></span></p>
<p>Oggi, a distanza di 8 anni, su questa storia viene scritto un passaggio importante: la Corte di Cassazione, accogliendo le tesi sostenute sin dal primo momento dal pm Salvatore Curcio, ha legittimato la confisca definitiva della notevole somma di denaro. </p>
<p>Curcio, sostituto procuratore alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, scoprì la vicenda nell&#8217;ambito della maxi-inchiesta &#8220;Decollo&#8221;, condotta dal Ros dei Carabinieri nei confronti di una struttura di matrice &#8216;ndranghetista egemone nel traffico di cocaina tra il Sud America, l&#8217;Europa, l&#8217;Africa e l&#8217;Australia.</p>
<p>La somma è stata confiscata ad un uomo di Marina di Gioiosa Jonica (provincia di Reggio), presunto esponente della cosca Mancuso, sul quale pende ormai da anni l&#8217;accusa di riciclaggio proprio in relazione alla storia del Superenalotto. Sarebbe stato lui (è bene chiarire che la società che gestisce la lotteria è assolutamente estranea ai fatti) il &#8220;grimaldello&#8221; attraverso cui il clan avrebbe raggiunto il vincitore della lotteria e poi incassato il denaro pulito, ovviamente avvalendosi della complicità di alcuni compari. </p>
<p>L&#8217;acquisto della schedina vincente avrebbe consentito di garantire, da un lato, la liceità della provenienza dei 5 milioni di euro e di giustificare, dall&#8217;altro, la successiva movimentazione del denaro. Secondo le risultanze delle indagini, una parte della somma pagata per il tagliando era composta da buoni poliennali del Tesoro ed il resto da denaro contante (circa 800 mila euro) e beni immobili. </p>
<p>Proprio in relazione agli sviluppi dell&#8217;accusa di riciclaggio sono legate le aspettative della difesa: l&#8217;eventuale assoluzione in sede dibattimentale potrebbe infatti far vacillare l&#8217;impalcatura sulla quale è stato costruita la confisca recentemente autorizzata anche dalla Corte di Cassazione.</p>
<p>La storia dei 5 milioni di euro &#8220;ballerini&#8221; è lunga e complessa. </p>
<p>Il primo sequestro preventivo risale addirittura al 2005 e la conseguente battaglia giudiziaria si è trascinata per anni, fino a giungere all&#8217;ultima pronuncia della Corte di Cassazione. Il denaro ipoteticamente riciclato attraverso il Superenalotto sarebbe derivante, secondo l&#8217;accusa, da un&#8217;attività di narcotraffico internazionale sull&#8217;asse Sud America-Calabria. </p>
<p>D&#8217;altronde, è questo l&#8217;ambiente nel quale si muove la maxi-inchiesta Decollo, che attraverso varie fasi è condotta ormai da anni dal pm Curcio. Nelle scorse settimane, lo stesso sostituto procuratore ha fatto notificare ai Carabinieri gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari di &#8220;Decollo Ter&#8221; nei quali vengono ricostruire le rotte della cocaina dal Sud America all&#8217;Australia, dal Venezuela alla Spagna, passando per il porto di Gioia Tauro per arrivare fino a San Marino per le operazioni di riciclaggio. </p>
<p>Un sottobosco di presunte complicità che ha finito per travolgere anche personaggi insospettabili, gettando al contempo un fascio di luce sul modus operandi della &#8216;ndrangheta nello scacchiere del narcotraffico internazionale. </p>
<p>Alcuni degli indagati – complessivamente sono dieci – hanno chiesto di essere interrogati dopo avere ricevuto la comunicazione riguardante la conclusione delle indagini. I primi interrogatori sarebbero già stati effettuati ed a breve il pm sarà nelle condizioni d&#8217;inoltrare al gip le richieste di rinvio a giudizio.</p>
<p>La prima inchiesta &#8220;Decollo&#8221; risale infine al 2005, quando contestualmente ad un centinaio di arresti furono sequestrati beni mobili, immobili e attività commerciali non solo in Calabria ma anche in Lombardia, Emilia Romagna, Basilicata, Campania, Lazio, Liguria, Piemonte, Sicilia e Toscana per decine di milioni di euro; parte degli atti fu poi trasmessa a Milano, considerato che alcune attività criminali si sarebbero concretizzate nel territorio lombardo.</p>
<p>di Giuseppe Lo Re</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Villapiana, la Rugiano svolta: non ricordo se ho ucciso io Vincenzo e Rosa &#8211; La presunta assassina è stata interrogata in carcere &#8211; Apparsa stanca e smarrita, la donna ha confermato la presenza di una terza persona sulla scena del delitto</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 08:33:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>ROSSANO (CS) &#8211; Addolorata, smarrita, stanca. In questo stato si è presentata ai giudici per l&#8217;interrogatorio di garanzia, tenutosi nel carcere femminile di Castrovillari, Domenica Rugiano, la donna di Villapiana accusata del duplice omicidio del marito Vincenzo Genovese e della figlia Rosa, trovati cadavere la sera del 27 aprile nella propria abitazione. La donna, assistita [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROSSANO (CS) &#8211; Addolorata, smarrita, stanca. In questo stato si è presentata ai giudici per l&#8217;interrogatorio di garanzia, tenutosi nel carcere femminile di Castrovillari, Domenica Rugiano, la donna di Villapiana accusata del duplice omicidio del marito Vincenzo Genovese e della figlia Rosa, trovati cadavere la sera del 27 aprile nella propria abitazione. La donna, assistita dai legali di fiducia Giuseppe Zumpano, Francesco Nicoletti e Rosellina Verbari, ha risposto alle domande del Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari Carmen Ciarcia e del Pubblico ministero che sta seguendo il caso, Maria Grazia Anastasia, cambiando nuovamente la versione dei fatti.<span id="more-23062"></span></p>
<p>Dopo aver confessato, nei giorni scorsi, di aver premuto il grilletto del fucile che ha ucciso i suoi familiari, ieri ha dichiarato di non ricordare se sia lei a commettere l&#8217;efferato delitto. Dopo essere stata ascoltata già tre volte dagli inquirenti, la donna, davanti al giudice, è ritornata a confermare la prima versione dei fatti data nell&#8217;immediatezza dei fatti. Confermando, anche in questo caso, la presenza di una terza persona sulla scena del delitto. </p>
<p>Nella sua mente non c&#8217;è traccia del ricordo di aver imbracciato il fucile e di aver esploso due colpi all&#8217;indirizzo del marito, seduto nel patio di casa; e neanche di essere salita su per le scale ed aver sparato contro la figlia che dormiva. Il suo è apparso un racconto frammentato e confusionario. Se per un verso ha detto di non aver commesso l&#8217;omicidio, dall&#8217;altro, tra singhiozzi e lacrime, ha dichiarato di sentirsi comunque &#8220;responsabile&#8221; di quanto accaduto ai congiunti.</p>
<p>In particolare, sospinta dalle domande del giudice, ha detto di non trovare alcuna motivazione, alcuna spiegazione per il gesto che avrebbe compiuto nei confronti della figlia. Come detto, la donna era stata più volte ascoltata dagli investigatori e nei giorni scorsi, quando aveva ammesso di essere la colpevole (e le sue parole avevano dato conferma alla ricostruzione degli avvenimenti fatta dagli investigatori), aveva anche messo insieme alcune motivazioni, seppur non in maniera chiara e logica, circa il perché fosse stata spinta ad uccidere. Tensioni in famiglia, un marito troppo duro e prepotente, il desiderio di liberare la figlia da quell&#8217;ambiente familiare opprimente; ma anche la convinzione che la giovane frequentasse una setta satanica e che il ragazzo che stava frequentando non fosse adatto a lei.</p>
<p>Tanti, forse troppi, i perché dati, che più che dipanare la matassa, la lasciano ingarbugliata, in attesa di poter individuare il bandolo giusto. Si sperava che questo chiarimento potesse giungere, soprattutto dopo la confessione, nel corso dell&#8217;interrogatorio di garanzia di ieri. </p>
<p>Ma così non è stato. C&#8217;è una madre e una moglie che piange la morte dei propri cari, ne avverte la mancanza e si sente responsabile della loro scomparsa. Ma si ritiene innocente. O meglio: non ricorda di essere colpevole. E nella sua mente confusa, forse, anche lei è alla ricerca di un perché. La vicenda giudiziaria, insomma, più che ingarbugliarsi, sembra tornare al punto di partenza.</p>
<p>di Anna Russo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=60400&#038;Edizione=8&#038;A=20120508">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Catturato il latitante Mommo Macrì. L&#8217;abitazione vicina a quella dell&#8217;agguato a Scrugli &#8211; Molti gli elementi al vaglio dei carabinieri tra cui i legami fra la cosca Lo Bianco-Mantella e i Piscopisani</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 08:19:11 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; «Lo Stato c&#8217;è e, come dimostra la recente operazione che ha portato alla cattura del latitante, prima o poi si fa sentire e colpisce». Un commento che ha il sapore della promessa quello fatto ieri dal comandante provinciale dell&#8217;Arma, tenente colonnello Daniele Scardecchia, nel corso della conferenza stampa tenuta subito dopo l&#8217;arresto di Domenico Macrì, latitante da dieci mesi. Una cattura di un certo rilievo, soprattutto dal punto di vista sociale, non tanto per il peso criminale del ventottenne<span id="more-23059"></span> – finora tirato in ballo per questioni di estorsioni e qualche danneggiamento e mai incriminato né indagato per fatti più gravi – ma per le dinamiche che da qualche tempo stanno attraversando il territorio comunale e di alcuni centri limitrofi.</p>
<p>Non a caso il tenente colonnello Scardecchia ha fatto riferimento alla faida in atto tra il gruppo dei Piscopisani e altro gruppo di Stefanaconi, scoppiata, lo scorso settembre, con l&#8217;omicidio di Michele Mario Fiorillo di Piscopio seguito, dopo 48 ore, da quello di Fortunato Patania di Stefanaconi. </p>
<p>Una faida che, secondo quanto evidenziato dal comandante provinciale dell&#8217;Arma, coinvolgerebbe anche la cosca Lo Bianco-Mantella vicina ai Piscopisani. Un&#8217;ipotesi che troverebbe riscontri nel tentato omicidio e poi dell&#8217;assassinio di Francesco Scrugli, ritenuto dagli inquirenti, il braccio destro di Andrea Mantella, figura emergente della criminalità organizzata operante nel capoluogo.</p>
<p>In altre parole il ventottenne bloccato ieri, nella sua lunga latitanza, potrebbe aver trovato sostegno e appoggio anche tra i Piscopisani. Inoltre il fatto che la palazzina in cui Macrì si nascondeva è distante solo qualche centinaio di metri dall&#8217;edificio di Vibo Marina in cui, il 21 marzo scorso, stavano entrando Francesco Scrugli, Rosario Battaglia e Raffaele Moscato – ritrovatisi al centro di un agguato costato la vita a Scrugli e il ferimento degli altri due giovani in seguito arrestati per reati inerenti alle armi – lascerebbe supporre che ci fossero rapporti fra gli uni e l&#8217;altro. Al momento, comunque, si tratta solo di ipotesi tutte da verificare.</p>
<p>Ma, al di là dei riferimenti alla faida, altro aspetto sottolineato dal tenente colonnello Scardecchia e dal capitano Di Paolo è stato quello relativo alle indagini che hanno portato all&#8217;arresto del latitante, che qualche anno fa sarebbe stato incaricato dalla cosca a comperare le bombolette spray e scrivere su un muro la frase contro il procuratore Mario Spagnuolo. </p>
<p>«Indagini tradizionali, senza intercettazioni o dichiarazioni di collaboratori – hanno sottolineato Scardecchia e Di Paolo – indagini tutte sudore, sangue e fatica». E allo scopo di rimarcare il lavoro investigativo compiuto il comandante provinciale ha rilevato: «Abbiamo denominato l&#8217;operazione Cincinnato, dal nome del generale romano che coltivava i campi ma che quando si è trattato di salvare Roma non ha esitato a guidare i suoi uomini. Compiuta la missione è ritornato ai campi, senza chiedere compense o onori. </p>
<p>Le complesse dinamiche in atto su questo territorio – ha aggiunto – richiedono i loro tempi, ma la risposta arriva. I carabinieri lavorano, colpiscono e poi ritornano al lavoro».</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
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		<title>Ha la bocca cucita la vittima della sparatoria di Capizzaglie &#8211; Francesco Valiante, 37 anni, colpito a un polmone sabato sera è ricoverato al Pugliese ma è fuori pericolo</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 08:22:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Si trova ancora ricoverato al Pugliese-Ciaccio di Catanzaro e non è più in pericolo di vita pur restando riservata la prognosi. Ma per Francesca Valiante, il 37enne ferito al petto sabato sera a Lamezia Terme, si prospetta la possibilità che venga sottoposto a fermo pur non essendoci pericolo di fuga. L&#8217;operaio in [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Si trova ancora ricoverato al Pugliese-Ciaccio di Catanzaro e non è più in pericolo di vita pur restando riservata la prognosi. Ma per Francesca Valiante, il 37enne ferito al petto sabato sera a Lamezia Terme, si prospetta la possibilità che venga sottoposto a fermo pur non essendoci pericolo di fuga. L&#8217;operaio in servizio all&#8217;aeroporto lametino sembra non abbia spiegato nulla agli investigatori sulla sparatoria di cui è stato vittima in Via dei Bizantini, nel rione Capizzaglie, sotto il controllo della cosca Cerra-Torcasio.<span id="more-23045"></span> </p>
<p>Non avrebbe saputo fornire spiegazioni ai carabinieri della Compagnia lametina nemmeno su quanto è stato trovato nella sua Audi A3 con cui ha raggiunto l&#8217;ospedale ferito gravemente a un polmone: un passamontagna e del nastro adesivo che potrebbe essere stato usato per manomettere la targa dell&#8217;auto, non rendendola riconoscibile alle videocamere del sistema di sorveglianza cittadino.</p>
<p>Si tratta di lettori computerizzati di targa di cui è piena la città, che non solo individuano lettere e numeri, ma collegati ad una banca dati riservata riescono a identificare il proprietario dell&#8217;auto intercettata. Fatta la legge trovato l&#8217;inganno: basta coprire qualche cifra o lettera con del nastro adesivo per sfuggire all&#8217;identificazione computerizzata.</p>
<p>Valiante è stato colpito da un proiettile di pistola di grosso calibro. La sua Audi è stata sforacchiata sul parabrezza e su una fiancata. Io carabinieri si chiedono cosa stesse andando a fare sabato notte con quel copricapo e la targa contraffatta. Ecco perchè hanno cominciato a scavare sul passato del 37enne lametino sposato. </p>
<p>Non avrebbe collegamenti con esponenti della &#8216;ndrangheta locale, ma solo precedenti &#8220;conquistati&#8221; sul campo dove oltre a fare l&#8217;ultras della Vigor evidentemente s&#8217;è dato troppo da fare, tanto dal Daspo, cioè un provvedimento di divieto d&#8217;accesso alle manifestazioni sportive. Ma si tratta di fatti risalenti a cinque anni fa.</p>
<p>La sparatoria di sabato in una via centrale della città s&#8217;inquadra in un&#8217;ondata di violenza con pochi precedenti: due settimane fa tre auto bruciate in una sola notte, giovedì una bomba all&#8217;ingresso dello studio fotografico Ventura, un fratello di Gennaro Ventura scomparso per lupara bianca nel &#8217;96 (i suoi resti furono ritrovati dopo 12 anni in un casolare fuori città), e un&#8217;altra bomba venerdì nel ristorante &#8220;La Furfantella&#8221; nella trafficatissima Via Marconi. Le due esplosione sono avvenute in pieno giorno, nel primo pomeriggio.</p>
<p>di Vinicio Leonetti</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
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		<title>15 mila imprese calabresi soffocate dalle &#8216;ndrine &#8211; Presentato il XIII° rapporto di SOS Impresa. In Calabria ancora poche le denunce</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 15:12:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<category><![CDATA[XIII rapporto SOS Impresa]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Racket e usura minacciano l’economia italiana. 200 mila imprese alla gogna con un giro di affari che si aggira sui 20 miliardi di euro ed un fatturato delle mafie che arriva ai 150 miliardi di euro. La mafie si confermano un imponente gruppo finanziario capace di infiltrasi con la tradizionale richiesta di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Racket e usura minacciano l’economia italiana. 200 mila imprese alla gogna con un giro di affari che si aggira sui 20 miliardi di euro ed un fatturato delle mafie che arriva ai 150 miliardi di euro. La mafie si confermano un imponente gruppo finanziario capace di infiltrasi con la tradizionale richiesta di pizzo, particolarmente al Sud, utile per il controllo del territorio per l’instaurazione di un clima di sudditanza ma che invece cede il posto a meccanismi di prestanome e di pronta liquidità a tassi usurai per quanto riguarda l’affermazione del dominio sull’economia oltre che sul territorio. <span id="more-23042"></span></p>
<p>Queste le modalità di inserimento nell&#8217;economia legale anche con attività di contrabbando, traffici illeciti, contraffazione, gioco clandestino e scommesse. Altro dato che connota il fenomeno attiene alla provenienza dalla provincia di Reggio Calabria del 58% degli imprenditori colpiti (complessivamente 4500) su scala nazionale.  </p>
<p>Ecco la fotografia scattata dal XIII rapporto, le mani della Criminalità sulle Imprese, presentato oggi a palazzo San Giorgio dal presidente nazionale di SOS Impresa, Lino Busà, nell’ambito del consueto appuntamento promosso proprio da SOS Impresa, presieduta a Reggio Calabria da Rocco Raso, imprenditore di Cittanova che con altri undici imprenditori cittanovese fondò negli anni Novanta, Acipac, una delle prime associazioni antiracket d’Italia, la prima in provincia di Reggio con sede e anima proprio a Cittanova. </p>
<p>L’incontro odierno ha focalizzato, ovviamente l’attenzione sul caso Calabria in cui su 200 mila imprese (61 mila nel reggino), ovviamente si tratta di darti fluttuanti tra l’attivo e l’inattivo, tra il regolare ed il sommerso,15 mila sarebbero, secondo SOS Impresa, vessate dal racket e dall’usura. Gli imprenditori in difficoltà arrivano a pagare fino al 150% annuo di interessi sui prestiti, contro il 120% degli anni passati. Dunque cresce il tasso di interessi che strozzano l’economia, impedendone lo sviluppo sano, ma non aumenta il numero delle denuncie. </p>
<p>&#8220;Non possiamo delegare alla sola magistratura ed alle forze dell’Ordine, il compito di scardinare questo circuito vizioso, ha sottolineato il sindaco di Reggio Calabria Demetrio Arena che unitamente al prefetto di Reggio, Vittorio Piscitelli, al procuratore Aggiunto della DDA reggina, Michele Prestipino, al presidente della Camera di Commercio Lucio Dattola ed al vice presidente della Giunta Provinciale di Reggio, Giovanni Verduci, ha contribuito all’incontro moderato da Antonino Marcianò, presidente di Confersercenti Calabria. </p>
<p>Letto il telegramma dell’onorevole Luigi De Sena, vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia impossibilitato a partecipare, la presentazione si è aperta con la proiezione di un video &#8220;La mano sulla spalla&#8221; finanziato dalla Regione Lazio e realizzato da Danila Bellino ed incentrata sulla storia dell’imprenditore calabrese oggi residente a Roma, Antonio Anile. Atteso anche il presidente della Commissione consiliare contro il fenomeno della ndrangheta della Regione Calabria, Salvatore Magarò.</p>
<p>di Anna Foti</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=17405">liberainformazione.org</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Vent&#8217;anni di reclusione ad Abramo imputato per l&#8217;omicidio Dragone &#8211; La decisione della Corte d&#8217;Assise di Appello che ha riconosciuto il 35enne colpevole &#8211; Il sessantunenne boss venne ucciso il 2 maggio del 2004 a Cutro</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 08:31:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Si è concluso ieri con una condanna a vent&#8217;anni di reclusione il nuovo giudizio d&#8217;appello nei confronti del 35enne di Cutro Giovanni Abramo, imputato per concorso nell&#8217;omicidio del boss Antonio Dragone, avvenuto il 10 maggio del 2004 a Cutro. Abramo è inoltre accusato anche di concorso nel tentato omicidio delle altre due persone [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Si è concluso ieri con una condanna a vent&#8217;anni di reclusione il nuovo giudizio d&#8217;appello nei confronti del 35enne di Cutro Giovanni Abramo, imputato per concorso nell&#8217;omicidio del boss Antonio Dragone, avvenuto il 10 maggio del 2004 a Cutro. Abramo è inoltre accusato anche di concorso nel tentato omicidio delle altre due persone che erano in auto con Totò Dragone e sfuggirono alla morte.<span id="more-23038"></span></p>
<p>Dopo due ore e mezza circa di camera di consiglio la Corte d&#8217;Assise d&#8217;Appello di Catanzaro presieduta da Maria Vittoria Marchianò (Fabrizio Cosentino consigliere), ha pronunciato la sentenza di condanna nei confronti del 35enne difeso dagli avvocati Gregorio Viscomi, Gianni Russano e Salvatore Staiano. Quest&#8217;ultimo ha pronunciato ieri la sua arringa difensiva chiedendo ai giudici di assolvere Giovanni Abramo. </p>
<p>Ma la Corte è stata di parere opposto ed ha condannato l&#8217;imputato, accogliendo in in parte la richiesta del sostituto procuratore generale Domenico Prestinenzi che a sua volta aveva proposto ai giudici di condannare a 26 anni di reclusione Giovanni Abramo.</p>
<p>I legali di Abramo hanno preannunciato ricorso in Cassazione, una volta lette le motivazioni della sentenza. I giudici si sono riservati 70 giorni per depositare i motivi.</p>
<p>Il 35enne di Cutro Giovanni Abramo fu l&#8217;unico dei quattro coinvolti nel processo scaturito dall&#8217;inchiesta per gli omicidi di Totò Dragone e di Salvatore Blasco, ad essere stato assolto nel processo di secondo grado che si concluse in Corte d&#8217;assise d&#8217;Appello, il 2 dicembre del 2009.</p>
<p>In primo grado, il 3 luglio del 2008, Giovanni Abramo era stato invece condannato dalla Corte d&#8217;Assise a 28 anni di reclusione per concorso nell&#8217;omicidio dell&#8217;anziano boss e nel tentato omicidio dei due sfuggiti all&#8217;agguato. Tempo dopo la Corte di Cassazione confermò le condanne ai tre accusati dell&#8217;omicidio di Salvatore Blasco ma annullò la sentenza d&#8217;appello relativamente all&#8217;assoluzione di Abramo, rinviando gli atti a Catanzaro per un nuovo giudizio di secondo grado. Che è arrivato ieri con la condanna a 20 anni di reclusione del 35enne.</p>
<p>La vicenda giudiziaria è scaturita da due delitti che sarebbero avvenuti secondo gli inquirenti nell&#8217;ambito della guerra di &#8216;ndrangheta fra i &#8220;Dragone Arena&#8221; e i &#8220;Grande Aracri-Nicoscia&#8221; nel territorio di Isola Capo Rizzato e Cutro.</p>
<p>L&#8217;assassinio del 44enne Salvatore Blasco – considerato uomo di punta del gruppo facente capo a Nicolino Grande Aracri –,avvenne a Cutro il 22 marzo del 2004. Il 10 maggio successivo venne assassinato il 61enne Antonio Dragone, ritenuto il boss storico dell&#8217;omonima cosca.</p>
<p>L&#8217;agguato a Dragone venne messo a segno da un commando sulla strada che da Cutro conduce a bivio Lenza. I sicari avevano con loro anche un bazooka. Ed alla vista del lanciarazzi, Dragone che viaggiava assieme a Giovanni Spadafora e Antonio Ciampà, abbandonò la Lancia K blindata speronata dall&#8217;auto dei killer. E finì così sotto i colpi dei mitragliatori imbracciati dai sicari.</p>
<p>di Luigi Abbramo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=58483&#038;Edizione=10&#038;A=20120504">gazzettadelsud.it</a></p>
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