CATANZARO – Il surriscaldamento provocato da un cortocircuito nell’impianto di refrigerazione di un tir e poco dopo le due di ieri notte all’ingresso del mercato agroalimentare di località Germaneto s’è scatenato l’inferno. Fiamme altissime hanno avvolto i grossi automezzi, illuminato una vasta porzione della valle del Corace; un fumo acre, denso, scuro. Grida e panico tra gli autisti. Erano una quarantina i camion in attesa dell’apertura, prevista la domenica alle ore 6, della grande struttura mercantile, una doppia fila di automezzi carichi di merce, prodotti ortofrutticoli provenienti da tutto il Mezzogiorno da stoccare nei box dei grossisti [ » ]
‘Ndrangheta lombarda: la versione di Belnome. Politica, massoneria e omicidi – Per la prima volta dal suo pentimento, l’ex padrino di Giussano interviene al processo Infinito. Otto ore d’interrogatorio in cui il boss racconta retroscena inediti delle cosche al nord
Un tempo era una promessa del calcio italiano. Prima al Catania poi al Teramo. Quindi un incidente d’auto. Carriera finita. Da lì in poi solo qualche partitella con gli amici. Le priorità cambiano. Arriva il matrimonio, i figli, il lavoro da imprenditore edile. Ma soprattutto gli si apre davanti un nuovo mondo: quello della ‘ndrangheta. Per Antonino Belnome inizia una nuova carriera: da giovane apprendista del crimine a padrino e capo del locale di Giussano, nella ricca Brianza. Il tutto in poco meno di dieci anni. Fino al 13 luglio 2010 quando anche questa carriera s’interrompe. Scattano le manette. Il suo nome sta in calce all’operazione Infinito assieme ad altre 159 persone. [ » ]
Un latitante e sei donne
Un nuovo duro colpo alla ‘ndrangheta e, soprattutto, l’ennesima operazione che mette in luce il ruolo delle donne nelle organizzazioni criminali e il legame perverso fra mafia e politica. Con l’operazione Lancio, si stringe il cerchio intorno al latitante Domenico Condello (sfuggito all’arresto), cugino del boss Pasquale Condello, il ‘Supremo’(arrestato nel 2008 dopo 11 anni di latitanza). La scorsa notte, gli uomini del Ros e del Comando provinciale dei carabinieri hanno eseguito un provvedimento di fermo nei confronti di 18 persone. Fra le accuse a vario titolo, associazione mafiosa, procurata inosservanza della pena, favoreggiamento, intestazione fittizia di beni, reati aggravati dalle finalità mafiose. [ » ]
Operazione Lancio: un collante tra le famiglie e gli affiliati, “L’uomo cerniera” era Bruno Tegano – Nella fitta rete di persone che hanno favorito la latitanza di Condello sono coinvolti i congiunti e i rispettivi parenti
REGGIO CALABRIA – Non solo la famiglia più stretta, quella di cui ognuno può fidarsi ciecamente; ma anche altri affiliati da legami di parentela anche collaterale. Il tutto al fine di depistare le indagini, creare una fitta rete di associati e incentivare il business degli affari. Gli investigatori la denominano una granitica “cellula criminale”, costituita essenzialmente dai componenti del nucleo familiare del latitante, a cui hanno aderito con diverso contributo di causa anche ulteriori soggetti legati agli stessi da vincoli riconducibili ad un più ampio paradigma criminale. [ » ]
‘Ndrangheta, proteggevano il boss Condello: 17 fermi. Ma lui riesce a fuggire di nuovo – Tra gli arrestati 5 donne accusate a vario titolo di aver agevolato la sua latitanza – L’operazione è la continuazione di ‘Reggio nord’ condotta dai carabinieri il 5 ottobre 2011, nel corso della quale furono individuati una parte degli interessi economici della cosca
REGGIO CALABRIA – Il matriarcato in chiave mafiosa. L’operazione “Lancio” scattata a Reggio Calabria stamattina all’alba ha spalancato le porte del carcere alle mogli di due boss e ad altre quattro donne ritenute vicine alla cosca Condello. I carabinieri del Raggruppamento operativo speciale hanno eseguito 18 provvedimenti di fermo contro la consorteria mafiosa di Archi. Al centro dell’inchiesta c’è la cintura di favoreggiatori che, da oltre 20 anni, consente al latitante Domenico Condello, detto “Micu u pacciu”, di sfuggire alla giustizia. Mico Condello, infatti, il cugino del più noto mammasantissima Pasquale conosciuto non a caso con il soprannome del “Supremo”. [ » ]
Un mistero lungo un mese – Sono trascorsi trenta giorni dalla scomparsa dell’uomo trovato senza vita in fondo a un burrone – Ancora da chiarire chi e perché abbia ucciso il pensionato Nicola Vardaro
MILETO (VV) – Quasi un mese fa il ritrovamento del corpo senza vita di Nicola Vardaro, il pensionato di 65 anni, tutto casa e famiglia, ucciso con due colpi di pistola alla testa e poi scaraventato, con inaudita ferocia, in fondo a un burrone come un vuoto perdere. Una morte violenta, senza ancora nessun colpevole e che sfugge tutt’oggi a qualsiasi chiave di lettura. Un omicidio consumato nei luoghi antichi e gloriosi della Mileto normanna, quasi completamente distrutta dal terremoto del 1783. [ » ]
Operazione “Ceralacca”, appalti manipolati: 9 arresti e sequestri per 8 milioni – Tra le persone finite in manette, funzionari Sorical e della Provincia di Reggio Calabria – Sono accusati di aver fornito ad alcuni imprenditori informazioni sulle offerte fatte dai concorrenti nelle gare. Perquisizioni anche in Lombardia
REGGIO CALABRIA – Manipolavano appalti pubblici grazie alla compiacenza di alcuni funzionari. Con quest’accusa la guardia di finanza di Reggio Calabria sta eseguendo 9 ordinanze di custodia cautelare in carcere e sequestrando beni per 8 milioni di euro, tra cui tre società ed auto di lusso. Perquisizioni sono poi in corso in Provincia di Milano, Sondrio, Catanzaro, Crotone, Cosenza e Reggio Calabria. Gli indagati sono accusati di associazione a delinquere, turbata libertà degli incanti, corruzione e rivelazione di segreto di ufficio. L’operazione è condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia Tributaria di Reggio Calabria e vede impiegati 150 militari. [ » ]
La “mazzetta” sulla costruzione delle nuove cappelle funerarie – Nel mirino del racket una delle imprese che sta lavorando a Colle Mussano – Trovati due proiettili di fucile davanti al cancello del cantiere
COSENZA – La linea di confine tra la morte e la vita d’una impresa, da queste parti, è diventata sottile, quasi impercettibile. Alla pressione fiscale “lacrime e sangue” si aggiunge quasi sempre quella più asfissiante e violenta del racket che impone la “tassazione” con la forza. Non c’è scampo per gli operatori economici della città. Spesso, si posticipano i pagamenti al Fisco e ai fornitori. Ma ai boss non si può dire di no. L’applicazione della legge del “pizzo” non conosce mediazioni. Talvolta, qualcuno si rivolge ad “amici degli amici” per cercare mediazioni che si rivelano, però, impossibili. Devono pagare tutti, pagano poco ma versano il dovuto. Nessuno è più esente. [ » ]
«Riportate in carcere l’assassina di mio marito» – Clamorosa protesta della vedova di Maurizio Cupone dopo che a Giuseppina Vinci sono stati concessi gli arresti domiciliari – Rosalba Pulitano si è incatenata e minaccia di attuare anche lo sciopero della fame
PIZZO (VV) – «Chiedo giustizia per mio marito»: con questa esclamazione la vedova del marittimo Maurizio Cupone, ucciso due anni fa in seguito alle ferite riportate nella lite con dei vicini, si è incatenata ieri mattina nei pressi dell’abitazione di Giuseppina Vinci, la donna accusata dell’omicidio e che da appena 24 ore è stata ammessa ai domiciliari. Rosalba Pulitano ancora non si dà pace per il prematuro decesso del coniuge, che all’epoca dei fatti aveva 53 anni, e ieri mattina, dopo aver appreso la notizia del trasferimento ai domiciliari di Giuseppina Vinci – arrestata all’epoca insieme con il figlio Giorgio Stabene – si è incatenata [ » ]
Così uccisero Libero e Francesco Sansone Pietro Calabria e Rosaria Genovese – I retroscena dell’esecuzione di Salvatore La Rosa
COSENZA – È il testimone d’una ‘ndrangheta che non c’è più. Era il “capo dei capi” di quell’onorata società cosentina alla quale si poteva appartenere pur non essendo affiliati. «Perchè l’affiliazione serviva per avere protezione in carcere. Ma se uno valeva, tutti sapevano chi era e non c’era, dunque, bisogno di svelare il clan d’appartenenza per stare tranquilli in cella». Franco Pino è il pentito che ha raccontato i retroscena di novanta omicidi. Non tutti suoi, non tutti di mafia. Novanta delitti svelati, fornendo per ognuno precisi e puntuali riscontri su mandanti ed esecutori. Era l’amico degli “amici”, sullo Ionio e sul Tirreno. «Avevo ottimi rapporti con tutti. Solo su Paola c’erano dei problemi con i Serpa». [ » ]