C’è anche un carabiniere tra le persone arrestate in un’operazione della Guardia di Finanza di Milano, che ha coinvolto tra gli altri due esponenti di primo piano della ‘ndrangheta, i cugini Vincenzo e Giuseppe Facchineri, originari di Cittanova in provincia di Reggio Calabria, da molti anni trapiantiati nel milanese. E’ il vicebrigadiere Salvatore Russo, anche lui di origini calabresi, in servizio al Nucleo operativo radiomobile di Monza. Cioè presso lo stesso comando che è stato protagonista della grande indagine “Infinito” del 2010 contro la ‘ndrangheta in Lombardia. [ » ]
Il caso del superlatitante: dovrà essere ricelebrato il maxiprocesso – Annullato l’ergastolo. Mario Baratta arrestato in Brasile nel 2001 sarà a giudizio in Corte d’assise di appello il 17 aprile – A rischio pure la condanna a 23 anni incassata dall’ex malavitoso al “Missing”. L’uomo ora vive nel Lazio
COSENZA – Mario Baratta è un “ex” per antonomasia. È stato un “uomo di rispetto” impegnato nella guerra di mafia degli anni ’80; è stato un superlatitante internazionale; è stato un ergastolano senza speranza. Oggi è un uomo solo parzialmente libero. Vive nel Lazio ed è sottoposto all’obbligo di firma e al divieto di espatrio. Da ex imputato aspetta infatti la celebrazione di un nuovo processo. Fissato per il 17 aprile davanti alla Corte di assise di appello di Catanzaro. Un processo che potrebbe aprirsi e chiudersi subito. Il tempo di valutare l’eccezione presentata dai difensori dell’ “ex” tutto. [ » ]
Porgi l’altra guancia. Pure in caso di stupro – L’amaro racconto di un padre che si sente abbandonato da tutti dopo aver denunciato le presunte violenze sessuali subite dalla figlioletta – La vicenda maturata in una comunità religiosa è sfociata in un processo. «Anche la Chiesa ci ha emarginato»
CATANZARO – Come si riesce a trovare la serenità d’animo e la lucidità interiore quando si scopre che due dei propri figli hanno subìto violenza sessuale da parte di un caro amico e quando, oltre alla disperazione e alla confusione, si aggiunge anche la batosta di ricevere tante porte chiuse in faccia proprio da parte di chi non ci si aspetta? Il capofamiglia e sua moglie ci accolgono nella loro casa. Ci sediamo in cucina. Sul tavolo c’è tutto l’occorrente per la preparazione di una parmigiana che la famiglia mangerà quando usciranno i bambini da scuola. [ » ]
‘Ndrangheta, pizzo doppio per i lavori stradali: imprenditore fa arrestare i presunti estorsori – Le ‘ndrine di Reggio e di Melito Porto Salvo pretendevano il 4 per cento ciascuna sull’importo dell’appalto della statale ionica 106. Ma il catanese Mimmo Costanzo si è rifiutato e ha denunciato ai carabinieri: “Bisogna capire che oggi pagare il pizzo non conviene”
Per l’appalto di ammodernamento di una strada statale calabrese gli avevano chiesto un pizzo doppio: il 4 per cento a testa per le ‘ndrine di Reggio Calabria e per quelle di Melito Porto Salvo, ovvero le due città in cui era compreso il tratto in cui dovevano svolgersi i lavori della sua azienda. Ma Mimmo Costanzo, imprenditore edile originario di Catania, ha seccamente rifiutato la “proposta di messa apposto” della ‘ndrangheta ed è subito andato a denunciare i suoi estortori ai carabinieri. [ » ]
Imprenditore assassinato a colpi di lupara – Un’esecuzione “pubblica” consumata in pieno centro, che secondo gli investigatori della Polizia potrebbe aprire scenari inquietanti – Giuseppe Priolo sorpreso mentre stava per scendere dall’auto. Naturalmente nessuno ha visto niente
GIOIA TAURO (RC) – Omicidio “eccellente” alle 7,30 di ieri mattina in pieno centro a Gioia Tauro. La vittima è Giuseppe Priolo, 52 anni compiuti da due mesi, imprenditore, titolare di un’azienda che opera nel settore della lavorazione e del commercio dei marmi. È stato “giustiziato” con due colpi di fucile automatico, forse tre, caricato a pallettoni, esplosi da un killer che non gli ha dato scampo, quasi a bruciapelo, in Largo Trieste. Priolo era alla guida della sua auto, un’Audi di colore scuro, e si stava probabilmente recando in un’edicola-tabaccheria molto frequentata e fin dalla prima mattinata, anche la domenica. [ » ]
La microspia scoperta grazie al poliziotto – Dall’inchiesta emerge che Bruno Doldo avrebbe rivelato al cugino Domenico Condemi l’esistenza di intercettazioni che lo riguardavano – L’anziano boss Pepè Caridi era un punto di riferimento. Dal carcere le indicazioni del genero di Mico Libri
REGGIO CALABRIA – L’operazione che ha portato all’arresto di Bruno Doldo l’hanno chiamata “San Giorgio bis”. Rappresenta il naturale sviluppo di un’altra operazione, condotta dalla Polizia la scorsa settimana con il fermo di altri sei presunti appartenenti al clan Caridi-Zindatto-Borghetto, dominante nei quartieri Modena-Ciccarello-San Giorgio extra. Il precedenza il clan era stato stangato con le due fasi operative dell’inchiesta “Alta tensione”, condotte nell’ottobre 2010 e nel dicembre dello scorso anno. Bruno Doldo, assistente capo della Polizia di Stato, già in servizio alla Digos e da tempo componente del servizio scorte della Questura (ha prestato servizio al seguito di magistrati importanti come Pierio Grasso, politici come il sindaco Italo Falcomatà, il deputato Marco Minniti e il governatore Giuseppe Scopelliti) è stato arrestato con l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio aggravato dall’aver favorito un’organizzazione di ‘ndrangheta. [ » ]
Colpo di pistola contro un centro per disabili – Un bossolo di piccolo calibro ha frantumato il vetro della finestra al secondo piano della palazzina che ospita la Progetto Sud – Il prefetto Reppucci: la traiettoria è dall’alto verso il basso quindi chi ha sparato non era in strada
LAMEZIA TERME – Un colpo di pistola di piccolo calibro ha frantumato a Lamezia il vetro della finestra della cucina posta al secondo piano dello stabile che ospita il centro che si occupa di assistenza ai disabili “Dopo di noi”, realizzato dalla comunità di don Giacomo Panizza in un palazzo confiscato alla cosca Torcasio. Un episodio che ha richiamato l’attenzione delle massime autorità della provincia di Catanzaro che ieri mattina si sono recate subito sul posto per verificare se si sia trattato di un gesto di uno «squilibrato» e di un violento atto della ‘ndrangheta. [ » ]
Pizzini elettronici e idee d’evasione, assistente penitenziario favorisce il boss in carcere – Claudio Carlo Gallo lavorava nel carcere di Pavia dal 1994. Grazie alla sua collaborazione i boss della cosca di Legnano facevano uscire messaggi per gli affiliati in libertà – L’indagine è stata condotta congiuntamente dalla squadra Mobile di Milano e dal Nucleo centrale della polizia penitenziaria
MILANO – Alle cinque del pomeriggio viene inviata una mail. Si legge: “Avvisa che chiama questa sera alle sette”. E’ il 6 giugno 2011. L’indirizzo è reddevil6@libero.it. Chi riceve, invece, in rete si chiama frank.debonos@libero.it. Il primo viene utilizzato da Carlo Claudio Gallo, assistente capo della polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Pavia dal 1994. Il secondo è riferibile ad Alessandro Magaraci nato a Busto Arsizio nel 1982, uomo di riferimento della ‘ndrangheta che da anni comanda nella zona di Legnano. L’intercettazione telematica arriva a un mese di distanza dall’inizio di un’inchiesta che proprio oggi ha portato in carcere sia Gallo che Magaraci. [ » ]
‘Ndrangheta e i lavori della Statale 106 – I boss imponevano la forniture dei servizi Cinque arresti. Questo il risultato dell’operazione Affari di famiglia coordinata dalla prpcura antimafia di Reggio Calabria – In carcere appartenenti alle cosche Latella e Ficarra
REGGIO CALABRIA – Si erano infiltrate nell’appalto per i lavori di ammodernamento e messa in sicurezza della Statale 106, nel tratto compreso tra Reggio Calabria e Melito Porto Salvo, imponendo la fornitura di beni e servizi. Questa la regia delle cosche Ficara-Latella di Reggio e Iamonte di Melito, colpite stamani dall’operazione condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio che hanno sottoposto a fermo cinque presunti affiliati. Le due cosche, secondo quanto emerso dalle indagini della Dda, avevano chiesto una mazzetta del 4% all’impresa che aveva vinto l’appalto, ognuna per il tratto ricadente sul territorio di “loro” competenza, ma invece di prendere il denaro avevano imposto la fornitura dei servizi. [ » ]
Misteriosa scomparsa d’un imprenditore – L’uomo ha telefonato a una delle sue figlie per farle sapere che non sarebbe andata a prenderla. Da quel momento il suo cellulare è rimasto muto – Ignazio De Luca, 53 anni, titolare della “Orto Brutia”, per congedarsi ha scritto un messaggio alla moglie
COSENZA – Una telefonata alla figlia più piccola, martedì mattina: «Scusami, non posso dirti dove mi trovo in questo momento e, purtroppo, non posso nemmeno venirti a prendere…». Poi, più niente, il silenzio. Solo un biglietto manoscritto lasciato alla moglie dentro casa, una specie di testamento che ha finito per terrorizzare la donna. Lei dopo averlo cercato inutilmente al telefonino è corsa dai carabinieri della Stazione di Cosenza per denunciarne la scomparsa. «Temo per la sua vita, vi prego, fate qualcosa prima che sia troppo tardi…». Lui è Ignazio De Luca, 53 anni, piccolo imprenditore, titolare della “Orto Brutia srl” di Trenta. [ » ]