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Crescere al Sud nella Locride, terra di retorica, ‘ndrangheta e soldi inutilizzati

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Dall’omicidio del vicepresidente della Regione Calabria Franco Fortugno sono passati quasi 10 anni. L’indignazione collettiva di quei giorni sembrava l’alba di un cambiamento.

Dall’illusione presto si è passati alla delusione. In questi anni la situazione è peggiorata. Sono rimaste le promesse, le buone intenzioni e la retorica, tanta retorica. Sono rimasti anche molti soldi. Piovuti da Roma con il decreto Fortugno: 38 milioni di euro da iniettare nella territorio di Locri. Dieci anni dopo, quei soldi, spartiti tra Provincia e Comune, non hanno ancora prodotto nulla. Lavori in corso, ancora oggi.

Ma non sono i soli fondi stanziati in quel territorio, almeno altri 20 milioni sono arrivati con vari protocolli di legalità, accordi, risorse del Pon sicurezza.

A questi se ne aggiungono circa 3 milioni per le uniche due opere realizzate: un ostello della gioventù sorto sulle ceneri del palazzo confiscato al clan Cataldo (2,2 milioni di euro) e un centro di aggregazione (700 milioni) consegnato dalla ditta ma incompleto perché mancano gli inffissi.

Il centro, che i ragazzi del posto chiamano Ikea per il colore blu pastello delle facciate, è stato quindi realizzato per metà, ora c’è un contenzioso tra impresa e Amministrazione ancora senza esito.

Leggi l’articolo completo di Giovanni Tizian su L’spresso

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