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Dissesto idrogeologico: l’uomo ha più colpe della natura.

in Editoriale

Di fronte alle immagini apocalittiche giunte da Rossano e Corigliano, durante la tremenda alluvione che lo scorso 12 agosto ha messo in ginocchio l’area dell’alto Ionio cosentino, non si può certo restare indifferenti. La disperazione di tanti cittadini che hanno visto la loro casa portata via dalla furia dell’acqua merita tutta la solidarietà e la vicinanza umana per un comunità che si sta già rimboccando le maniche per ritornare, speriamo presto, alla normale vita di tutti i giorni.

RossanoFatta questa precisazione e passato il momento emotivo, però, corre anche l’obbligo di fare un’analisi il più possibile lucida e oggettiva sulle cause che hanno portato all’inondazione. Non si tratta di cinismo, ma del dovere di individuare le responsabilità (se ci sono) di un evento catastrofico.

Noi calabresi, che quando si tratta di trovare le colpe al di fuori di noi siamo i migliori in circolazione, dovremmo cominciare a fare un po’ di “nostra culpa“. Perché anche nel caso delle sciagure provocate dalle esondazioni, non esitiamo a puntare il dito verso qualcun altro oppure a prendercela con la natura che così crudelmente si abbatte sulle nostre povere vite.

Ma ogniqualvolta capita un evento calamitoso di tale portata, si scopre poi che molte delle abitazioni devastate dal fango sono state costruite nelle adiacenze di fiumi e torrenti o in aree con vincolo di inedificabilità perché certificate idrogeologicamente instabili. E allora le domande dovrebbero essere due sole: chi ha costruito la propria casa nel greto di un fiume? E chi ha dato il permesso a costruirla o l’ha condonata successivamente? Perché poi, ahi voglia a chiedere alle autorità competenti di metterla in sicurezza: è impossibile. A mia memoria, non ho mai sentito nessuno ammettere la propria responsabilità per aver costruito dove non avrebbe dovuto e per aver, di conseguenza, causato la piena di un fiume o torrente che sia.

Ecco, allora forse dovremmo cominciare a pensare che il dissesto idrogeologico e la relativa nostra sicurezza dipendono anche dal nostro agire secondo legalità. Se non si riesce a vincere la battaglia per la legalità attraverso stimoli etici e morali, probabilmente si riuscirà a farlo attraverso un concetto tanto semplice quanto egoistico: se vuoi salvarti la pelle è meglio che in certi posti non ci costruisci. Questa sembra ormai l’unica strada per sensibilizzare una comunità al rispetto delle regole urbanistiche. Naturalmente, questo discorso va ben al di là dei confini calabresi e interessa tutto il territorio nazionale.

CARACCIOLO-TGRCALABRIA

Tonino Caracciolo intervistato dal TgR

In questi giorni, la testata giornalistica regionale calabrese della Rai ha sentito Tonino Caracciolo, del coordinamento tecnico del PAI (Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico), che, durante il periodo in cui rivestiva la carica di sindaco di Rossano, fece abbattere strutture abusive e bloccò gli abusivismi sul tratto costiero di sua competenza.

Ebbene, Caracciolo, riguardo alla disgrazia di Rossano e Corigliano, è perentorio: “Sul dissesto idrogeologico c’è una cultura dell’illegalità diffusa e una pratica della giustizia totalmente inadeguata e insufficiente”.

Secondo l’ex sindaco di Rossano, “incuria, incoscienza e mancanza di controllo” sono le vere cause dei danni provocati dall’alluvione del 12 agosto nelle due città di Rossano e Corigliano. “Si è costruito troppo e dove non si sarebbe dovuto mettere nemmeno un mattone”. Più chiaro di così si muore.

Caracciolo ricorda come dal 1996 a oggi sono stati stanziati un miliardo di euro e approvata una legge che avrebbe consentito di utilizzarne il 5% per la ricerca e la prevenzione. “Una mole di soldi letteralmente buttata via – commenta l’ex amministratore – dal 1957 ad oggi tutti i canali per la raccolta delle acque sono stati cancellati. Al loro posto opere di urbanizzazione”.

Sì ok, fino al secolo scorso non eravamo certo abituati alle tempeste tropicali alle nostre latitudini. Ma il clima sta cambiando e ce ne siamo accorti ormai da parecchi anni. Eppure, sul fronte prevenzione non è stato fatto praticamente nulla. La Regione Calabria ha da poco annunciato di aver spostato circa 100 milioni di risorse comunitarie per la difesa del suolo e la mitigazione del rischio frane. Denaro che si accumula ad altro denaro stanziato negli anni passati.
Chi se li mangerà questa volta? Scusate, a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca.

di Enrico De Grazia

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