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Duro attacco a don Giacomo Panizza che dopo la protesta contro gli immigrati aveva condannato i fomentatori di odio. Ma Lamezia è una città razzista?

in politica e cronaca

LAMEZIA TERME – Delegittimare chi muove denunce, una tipica strategia di chi, essendo nel torto, non ha argomenti convincenti per rispondere nel merito. Un meccanismo simile a quello che descrive Roberto Saviano quando parla della macchina del fango. Questo genere di accuse non hanno fondamento, risultando distorte o irrilevanti nell’ambito del tema trattato. Il loro fine è solo quello di distogliere l’attenzione, distrarre dal fatto che chi le muove è nel torto.

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La protesta a Capizzaglie

Qualcosa del genere è quanto avvenuto nei giorni scorsi a Lamezia Terme, nel quartiere di Capizzaglie. In seguito a una presunta aggressione a un anziano da parte di 3 immigrati, risultata poi inventata e smentita dalla stessa Polizia, una settantina di cittadini, capeggiati da due consiglieri comunali, uno di casapound e l’altro di MTL (di cui un rappresentate è anche assessore comunale alle Politiche sociali), hanno organizzato una protesta xenofoba di fronte la sede di Luna Rossa, una organizzazione facente parte della Comunità Progetto Sud, che ospita immigrati minorenni non accompagnati.

La protesta è stata una vergognosa escalation di insulti e minacce verso i rifugiati della casa e gli operatori, tenuta sotto controllo dalla Polizia. Ad assistere alla protesta,  proferendo anche frasi quali “Ve ne dovete andare”,  rappresentanti del clan mafioso Torcasio che, sebbene decimato dagli arresti e dalla guerra di mafia con gli altri clan del lametino, è ancora influente nel quartiere. Invettive dovute al fatto che l’edificio che ospita la comunità Luna Rossa non è un palazzo qualsiasi, ma è un edificio confiscato alla famiglia Torcasio, al cui fianco sta proprio la casa della famiglia mafiosa. E di fronte vi è anche una sede del movimento “MTL – Noi con Salvini”, che era già stata teatro di episodi di razzismo, durante il periodo elettorale, in quanto le persone all’interno offendevano i ragazzi ospitati dalla comunità Luna Rossa quando vi passavano davanti.

La notizia della protesta, che ha anche bloccato la strada, è stata riportata da diversi giornali, locali e nazionali. E’ stata pubblicata un’intervista sul Lametino a don Giacomo Panizza, presidente della Comunità Progetto Sud. Qualche giorno fa vi è stato anche un servizio al TG2. Anche durante il sit in “l’inveire era contro dei ragazzini e non contro i clan”, aveva fatto notare don Giacomo.

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Don Giacomo Panizza

Don Giacomo, nella sua intervista, aveva affermato che a partecipare alla protesta erano stati pochi cittadini di Capizzaglie, mentre gli altri erano persone venute da altrove. Nonostante ciò, su Lamezia Oggi e il giorno dopo sulla Gazzetta del sud è apparso un comunicato, firmato da alcune associazioni che si professano rappresentative del quartiere Capizzaglie, con riferimenti cattolici nel loro nome (L’associazione la Primavera di Capizzaglie, il Comitanto San Giovanni Quartiere Capizzaglie, e il Comitato Madonna Delle Grazie Capizzaglie) nel quale si attaccava pesantemente don Giacomo, affermando che proprio Panizza avrebbe offeso gli abitanti del quartiere, facendoli passare per razzisti.

In realtà, era stata chiara la condanna di Don Giacomo nei confronti di quei rappresentanti istituzionali che si trasformano in fomentatori d’odio per creare consenso. Ed è altrettanto chiara la posizione di Don Giacomo contro la mafia, così forte nel quartiere Capizzaglie e nella città, la cui presenza il sacerdote ha sempre denunciato e dalla quale ha anche subito attentati e intimidazioni.

Nel comunicato, queste associazioni sostengono come Don Giacomo abbia creato un business grazie ai migranti e alla gestione dei parchi cittadini. Accuse strumentali, utili solo a chi vuole spostare l’attenzione dal triste episodio di razzismo che si è verificato a Lamezia e da cui ha preso le distanze anche il sindaco di Lamezia, Paolo Mascaro. Un’ultima considerazione legata alla mia esperienza a Lamezia. Io vivo qui da un anno e mezzo circa e ho conosciuto Lamezia come una città accogliente e solidale. Tuttavia, ho notato, ed è stato attestato dalle ultime elezioni comunali, che vi sono delle fasce di popolazione che risentono dell’influenza di fomentatori d’odio e di intolleranza.

Molte inchieste hanno inoltre fatto emergere quanto sia considerevole l’influenza della mafia sulla città e quanto sia elevato il numero di persone che operano nella cosiddetta zona grigia. Ma queste persone rimangono una minoranza. Sono certo che la maggioranza dei cittadini desidera una convivenza pacifica e civile con gli stranieri e le minoranze etniche, una convivenza che porti all’integrazione e all’arricchimento reciproco. Confido nelle associazioni che si impegnano per questo fine e nella magistratura che persegue chi, con mezzi illeciti, tenta di frenare il progresso sociale e culturale di questa nostra cara terra.

di Vincenzo Costabile

 

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