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“Eclissi 2”: operazione contro le cosche reggine. Dieci arresti, in manette anche un Carabiniere. (VIDEO)

in media gallery / politica e cronaca

GIOIA TAURO – Stamattina, i Carabinieri di Gioia Tauro, hanno dato seguito all’operazione “Eclissi 2”. Tra i Comuni di San Ferdinando, Palmi, San Luca e Nicotera, 11 persone sono state destinatarie di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia. Si tratta della prosecuzione dell’operazione “Eclissi”, iniziata nel novembre 2013 e che, ad ottobre 2014, portò all’arresto, confermato il mese successivo, di 24 ‘ndranghetisti appartenenti alle cosche “Bellocco-Cimato” e “Pesce-Pantano”, operative a San Ferdinando e Rosarno.

Giovanni Pantano cl. 59

RAPPAZZO Fabio cl.'93

Fabio Rappazzo cl. 93

GEORGIEVA Viktoriva Trifonova cl.'90

Viktoriva Trifonova Georgieva cl. 90

Anche in questo caso, il reato cardine contestato è quello di associazione per delinquere di stampo mafioso, del quale risulta indiziato, nell’ordinanza odierna, Pasquale Mazzeo, classe ’91, “quale partecipe alla cosca Bellocco-Cimato imperante in San Ferdinando e zone limitrofe, con il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati, eseguire le direttive dei vertici dell’associazione nell’interesse dell’intera organizzazione criminale; con compiti operativi nel settore delle armi”.

Dello stesso reato è accusato Daniele Marafioti, classe ’91, il quale aveva il compito di “addetto alla sicurezza dei veicoli” degli altri affiliati, bonificando le automobili da eventuali apparecchi usati dalle forze dell’ordine per le intercettazioni.

Ad Antonio Strangio, del ’90 e a Fabio Rapazzo, del ’93, viene invece contestato il reato di concorso in detenzione, vendita e cessione di ingente quantitativo di sostanza stupefacente del tipo marijuana, aggravato dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso. In particolare i due, in concorso tra loro, scrivono i magistrati, “acquistavano, detenevano a fini di spaccio e trasportavano un quantitativo pari a kg 160 di sostanza stupefacente di tipo marijuana”.

JAKOVLJEVIC Danijela cl.'71

Danijela Jakovljevic cl. 71

MALVASO Gregorio cl.'78

Gregorio Malvaso cl. 78

MARAFIOTI Daniele cl.'91

Daniele Marafioti cl. 91

Per Gregorio Malvaso invece, già in carcere dalla precedente operazione e ritenuto uno dei capi dell’organizzazione, si aggiunge l’accusa di concorso in detenzione e porto in luogo pubblico di diverse armi da fuoco anche da guerra e clandestine, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso. Infatti, come risulta da una conversazione ambientale del 27 luglio 2014, insieme a Pasquale Mazzeo, “detenevano e portavano in luogo pubblico illegalmente una pistola”.

Sempre Malvaso poi, intercettato il 30 luglio 2014 in un’altra conversazione ambientale, ma stavolta insieme a Viktoriya Trifonova Georgeva, Andrea Aversa e Francesco Albano, tutti raggiunti dall’ordinanza odierna, “detenevano e portavano in luogo pubblico un’ arma comune da sparo” e “con la finalità di incutere pubblico timore o suscitare tumulto e comunque pubblico disordine, facevano esplodere colpi d’arma da fuoco”. Il 17 agosto 2014, Gregorio Malvaso, Francesco Albano e Pasquale Mazzeo, provocavano “il danneggiamento mediante esplosione di colpi d’arma da fuoco della lavanderia denominata Ape Green sita in San Ferdinando, di proprietà di Giacco Domenica”.

MAZZEO Pasquale cl.'91

Pasquale Mazzeo cl. 91

ALBANO Francesco cl.'93

Francesco Albano cl. 93

AVERSA Andrea cl.'91

Andrea Aversa cl. 91

Più in particolare, in merito a quest’ultimo episodio, Malvaso avrebbe incaricato Albano e Mazzeo, di danneggiare, a bordo dello scooter T-max targato CY84553, la facciata dello stabile della lavanderia Apre Green, esplodendo numerosi colpi d’arma da fuoco.

Tutto questo per dimostrare la palese ingerenza del sodalizio criminale in tutte le attività economiche commerciali e imprenditoriali locali, associata alla gestione del traffico di stupefacenti, effettuata in accordo con altre ‘ndrine del cosiddetto “Mandamento Jonico” , con organici anche nella “locale di San Luca”.

Le indagini hanno altresì confermato l’infiltrazione mafiosa all’interno dell’amministrazione comunale di San Ferdinando, così come era già emersa ad ottobre scorso, quando vennero arrestati il sindaco, Domenico Madafferi e il suo vice, Santo Celi. Quest’ultimo infatti, è considerato appartenente al clan Bellocco-Cimato e aveva come suo “contraltare” all’interno del Comune, nonché referente politico della cosca di appartenenza, Giovanni Pantano, fratello del boss Giuseppe, colpito anch’egli oggi dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere, con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso.

Infine, tra gli indagati, è presente Pasquale Sannuto, un appuntato dei Carabinieri, accusato di concorso in favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio aggravato dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso. In particolare, Sannuto avrebbe rivelato ai capi della cosca, Ferdinando Cimato, Gregorio Malvaso e Giuseppe Gioffrè, l’esistenza di un’indagine in corso, riguardo l’operatività ‘ndranghetista nel territorio di San Ferdinando. Inoltre, avrebbe aiutato Danijela Jakovlijevic, anche lei oggi indagata, a eludere le investigazioni in atto per arrestare Giuseppe Pantano, responsabile di aver sparato conto Emilio Mazzeo, il 26 luglio 2014. In sostanza Sannuto, mise a verbale di aver appreso da un confidente e non dalla donna direttamente, il fatto che Pantano si sarebbe rifugiato a casa della donna stessa, a Nicotera Marina e da lei, sarebbe stato aiutato a fuggire. In ogni caso Giuseppe Pantano, venne arrestato il 15 gennaio 2015, trovato rifugiato all’interno di un condominio popolare di Palmi.

 

 

di Gianluigi Catalano

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