Scroll To Top

Ecomafia, un business da 22 miliardi di euro. Calabria tra le prime regioni per numero di reati. (INFOGRAFICA)

in ambiente e trasporti

Il rapporto 2015 sulle Ecomafie redatto da Legambiente in collaborazione con gli enti e le Forze dell’ordine si arricchisce di una buona notizia: la legge n. 68 del 22 maggio di quest’anno ha infatti introdotto i “delitti contro l’ambiente” nel Codice penale. Dopo ventuno anni di battaglia Legambiente ce l’ha fatta: le ecomafie e l’ecocriminalità potranno insomma essere perseguiti con leggi adeguate e strumenti repressivi di grande portata.

Le buone notizie, purtroppo, finiscono qui: il business delle ecomafie cresce molto. Il giro di denaro si calcola possa essere ad oggi di circa 22 miliardi di euro. Il settore dei rifiuti, per esempio, fa registrare per le organizzazioni criminali un incremento del 22% e del 4,3% nel mercato del cemento. In grande e preoccupante salita è anche quella dell’agroalimentare con introiti che si aggirano intorno ai 4,3 miliardi di euro.

L’Italia viaggia su cifre che fanno rabbrividire in questo campo: circa 30 mila reati accertati (che vuol dire 80 al giorno, quattro ogni ora). In questo esauriente e ricco rapporto non può mancare ovviamente una classifica delle regioni d’Italia con i maggiori illeciti accertati nel settore: prima la Puglia con 4.499 infrazioni, poi la Sicilia con 3.797, la Campania 3.725, la Calabria con 2.715 reati e poi il Lazio con 2.255.

ciclo_rifiuti

Una tipologia di illeciti molto variegata che tocca il ciclo dei rifiuti e il loro traffico, gli illeciti nel ciclo del cemento, nell’agroalimentare, il traffico di animali (bracconaggio, commercio illegale di specie protette, abigeato, macellazioni in nero, pesca di frodo, ecc.) e paradossale e impressionante spicca il dato sugli incendi: meno incendi appiccati ma più superficie boschiva distrutta che passa da 4,7 mila ettari del 2013 ai 22,4 ettari del 2014. Si parla anche di furto di opere d’arte che sono 852 solo quelli accertati e della ricettazione legata al furto di beni archeologici.

Ovviamente numeri di questa portata sono possibili solo con una grande e meticolosa organizzazione che, ahinoi, è sempre la stessa. Da decenni. I clan monitorati sono ad oggi 324 con organizzazioni che varcano i confini nazionali. I vertici hanno disseminato sul territorio fidati operatori che rivestono da sempre gli stessi ruoli.

Il trafficante di rifiuti che gestisce i rapporti tra i vari soggetti implicati nel trasporto e nello smistamento di rifiuti oleando ben bene gli ingranaggi istituzionali tra questi e i vari intermediari; il cosiddetto “uomo del supermercato”, il cassiere, la mente economica che attraverso le attività di commercio legate alle cosche, “pulisce” i soldi, personaggi che hanno creato veri e propri regni economici soprattutto nelle regioni del Sud; un ruolo importantissimo quasi come se fosse il fulcro intorno a cui gira il tutto è quello del politico locale, eletto con i voti delle mafie e con il loro sostegno economico che si sdebita con queste facendo, a poltrona ottenuta, gli interessi di chi l’ha fatto accomodare. C’è sempre un funzionario pubblico, asse delle cosche nella pubblica amministrazione, il “colletto bianco”, eternamente macchiato però.

La squadra è poi anche composta dagli addetti ai lavori: i tecnici, gli esperti e i periti che con le loro relazioni favoriscono gli interessi delle organizzazioni malavitose, spesso professionisti di alta caratura rispettati e insospettabili e poi c’è lo “sviluppatore” colui che da professionista della green-economy realizza le opere.

Le parole di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, nell’intervista a Toni Mira contenuta nel rapporto sembrano poco rassicuranti quando sostiene che “gli appalti pubblici nel settore dell’ambiente sono tra quelli più esposti alla corruzione e alla criminalità organizzata”.

cemento

Le 233 inchieste in cui la corruzione ha giocato un ruolo fondamentale lo scorso anno sono state realizzate grazie al lavoro di ben 64 procure in 18 regioni. La Lombardia è la prima regione dove la corruzione si è maggiormente diffusa nel 2014 con 31 indagini seguita poi da Sicilia, Campania, Lazio e Calabria. E parliamo di Mose, di opere per la realizzazione di grandi eventi, di opere faraoniche, di infrastrutture, ricostruzioni post terremoto, cantieri di alta velocità.

Resta però la buona notizia con la quale abbiamo aperto questo nostro articolo: i reati ambientali saranno seriamente ed adeguatamente puniti a norma di legge. Vorremmo quindi chiuderlo, questo stesso articolo con le parole di Vittorio Cogliati Dezza, il presidente nazionale di Legambiente: “L’approvazione del Ddl dopo 21 anni di attesa rappresenta sicuramente un salto di civiltà e una vittoria che avremmo voluto condividere con le tante realtà che fino ad oggi hanno dovuto fare i conti anche con la concorrenza sleale dell’imprenditoria criminale. Ma così non è stato. Confindustria, dopo aver fatto di tutto per insabbiare e snaturare la legge, ha reagito alla sua approvazione come ad un indegno attacco all’imprenditoria italiana, senza capire che solo una netta separazione tra economia sana ed economia illegale può rilanciare l’indubbio ruolo positivo dell’imprenditoria, e sprecando un’ottima occasione per valorizzare le imprese sane. Peccato: sarebbe stato un bel segnale per il futuro del Paese che oggi paga costi altissimi, in termini economici ma anche sanitari e sociali, per aver garantito finora l’impunità agli inquinatori. Infine oltre al ddl ecoreati, vogliamo ribadire che la buona politica e un sistema di controlli efficace sono il miglior antidoto per debellare le ecomafie, ecco perché ci auspichiamo che nei prossimi mesi sia varata la legge di riforma del sistema delle agenzie ambientali, ancora ferma in Parlamento, e si metta mano alla Legge Obiettivo e alla nuova regolamentazione degli appalti”.

INFOGRAFICA:

di Carmine De Fazio

No comments yet