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Economia: cresce in Italia il settore del riciclo. Ma cresce anche il pericolo di infiltrazioni delle ecomafie

in ambiente e trasporti

Necessità ambientali e potenzialità economiche. Questi i dati che emergono dal report “L’Italia del riciclo 2014“, stilato dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile. L’obiettivo del prossimo programma settennale europeo è quello della transizione da un’economia lineare a una circolare, cioè un’economia di totale riciclo e non più di scarti.

raccolta_differenziata-cassonettiLe proposte lanciate nel luglio dello scorso anno sono effettivamente ambiziose e richiederanno un radicale cambiamento dell’attuale strategia economica del comparto rifiuti. Esse prevedono di portare entro il 2030 al 70% il riciclaggio di carta, vetro e plastica presenti nei rifiuti solidi urbani, e all’80% quello totale degli imballaggi. Dovrà inoltre essere vietato il trattamento termico dei materiali riciclabili e portare al 5% il conferimento totale dei rifiuti in discarica.

I fondi messi a disposizione dalla Comunità Europea per il programma 2014/20 ammontano a circa 5,8 miliardi di euro, destinati ai vari programmi comunitari (Horizon 2020, LIFE+ e fondi strutturali).

Nel report viene analizzato anche l’utilizzo dei fondi comunitari da parte delle aziende italiane in merito allo scorso programma “CORDIS”, riguardante il settennio 2007/13. Le aziende nostrane hanno partecipato a 418 progetti europei, per uno stanziamento totale di 674 milioni di euro, evidenziando così le potenzialità dei partenariati a livello comunitario. Anche i fondi di coesione hanno fatto registrare numeri importanti, con 546 milioni di euro di investimenti a fronte di 1.564 progetti sul territorio nazionale. Viene sottolineato inoltre come in vista dei nuovi obbiettivi sia necessario però che il nostro Paese si prepari e conformi a standard che rendano possibile il traguardo di un’economia circolare della gestione dei rifiuti.

Nel rapporto viene anche presentata un’analisi del settore della gestione dei rifiuti, effettuata utilizzando i dati delle Camere di commercio degli ultimi 5 anni, ma limitato dal non tenere in considerazione la distinzione tra rifiuti urbani e quelli industriali. Vengono inoltre distinte le aziende che hanno nella gestione dei rifiuti la loro principale mansione (core business) e quelle per cui invece risulta essere secondaria.

Nel nostro Paese esistono circa 23mila aziende che si occupano di gestione dei rifiuti, mentre altre 9mila su occupano del trasporto. I due terzi di esse possono essere considerate core business. I numeri del settore risultano essere in controtendenza rispetto ai dati economici al ribasso a cui siamo abituati dall’inizio della crisi economica.

Infatti, gli occupati risultano aumentati del 13% negli ultimi anni, arrivando a 155mila unità, così come è aumentato del 10% il numero delle imprese che si occupano di gestione dei rifiuti.

Un’ulteriore caratteristica evidenziata è quella tra il numero di micro imprese del settore, circa il 65% del totale, e quelle di società di capitali, che occupano l’87% del personale totale.

Il fatturato totale del settore viene stimato intorno ai 34 miliardi di euro, con un valore aggiunto di 8 miliardi, cioè un mezzo punto percentuali di Pil italiano. Dato confermato dal valore aggiunto per addetto che è di 77mila euro, cioè il 50% più alto rispetto alla media nazionale.

Importante risulta essere anche il settore dei trasporti che conta 20mila addetti e 200mila automezzi e ha visto un incremento negli ultimi anni rispettivamente del 4 e del 5%. Il rapporto, nella sua introduzione, analizza infine i dati del riciclo in merito ai singoli materiali, come riportato dalla tabella sottostante.

tabella riciclo
Certamente quello della gestione dei rifiuti è una delle sfide più importanti e difficili per il futuro e la sostenibilità ambientale del nostro paese, problema ancora più grave nelle regioni del sud, Calabria inclusa.

Dalla terra dei fuochi campana, passando per le scorie nel tirreno calabrese, ad aggravare la situazione si inserisce da sempre e prepotentemente il fenomeno delle ecomafie. D’altronde le cifre milionarie citate nel rapporto non possono che far gola alle organizzazioni criminali, che negli anni sono riuscite a inserirsi non solo nella gestione dello smaltimento illegale dei rifiuti, ma anche in tutte le attività apparentemente legali nonché inserite nel contesto della cosidetta green economy.

La sfida sarà quindi non solo quella di conformarsi agli standard europei, ma anche quella di comprendere che una corretta gestione dei rifiuti può rappresentare un importante input di crescita economica, così come avviene già in molti paesi europei.

di Gianmario Foti

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