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Emergenza profughi: in Calabria numeri da record. Reggio città virtuosa nell’accoglienza.

in politica e cronaca

L’ultimo sbarco in ordine cronologico è avvenuto nella giornata di lunedì 3 agosto: 369 migranti, di cui 263 uomini, 88 donne, otto delle quali incinte, e 45 minori, sono giunti nel porto di Reggio Calabria sulla nave della Marina Militare “Mimbelli“. I primi soccorsi soccorsi sono stati forniti dalla macchina organizzativa della Prefettura. Nei prossimi giorni saranno trasferiti in altre regioni, così come predisposto dal Ministero dell’Interno.

Migrants  - F. MalavoltaMa questo è soltanto uno dei tanti episodi. Una settimana fa in Calabria ne erano arrivati circa 700. Così come la settimana prima e il mese prima ancora, con numeri a volte ancora più elevati. Secondo i dati forniti dal Viminale, solo nella prima parte di quest’anno i migranti che hanno raggiunto le coste italiane sono stati circa 54mila, di questi ne sono stati tratti in salvo più di 28mila. La maggior parte provengono dalla Libia mentre altri sono di origine eritrea, somala, nigeriana e siriana. Cifre superiori rispetto alla stesso periodo del 2014 e che, secondo le previsioni, dovrebbero raggiungere numeri da record per la fine del 2015.

La nostra è la seconda regione in cui si registra il maggior numero di sbarchi, più di 6mila, preceduta solo dalla Sicilia, dove la cifra si aggira intorno ai 40mila. Una situazione che il nostro territorio fa fatica a sostenere soprattutto se si guarda al dato riferito al numero di migranti a carico delle Regioni rispetto a quelli richiesti dal Ministero dell’Interno: in Calabria, nello scorso giugno, erano presenti sul territorio 4.708 immigrati rispetto ai 2.731 richiesti dal Governo.

Un’emergenza umanitaria, che in molti casi si trasforma in tragedia. Circa 2mila persone hanno perso la vita durante il tragitto per raggiungere l’Europa e in particolare l’Italia, solo nella prima parte del 2105. In particolare, le morti avvengono nel Canale di Sicilia, punto di fondamentale congiunzione tra la Libia e il nostro paese. È proprio in questo tratto che i disperati in fuga dai loro paesi, fanno riferimento a imbarcazioni di fortuna per attraversare il Mediterraneo. I dati sono stati forniti dall’OIM, organizzazione internazionale dei migranti, che ha tenuto a precisare anche del fondamentale aiuto dato dalle forze navali della Marina Italiana nelle operazioni di soccorso.

Accanto a questa emergenza, lontano dai riflettori mediatici si nascondono però altre emergenze. Sono quelle che riguardano gli aiuti e i soccorsi che Regioni e Istituzioni fanno fatica a dare ai migranti. Spesso mancano strutture adeguate e i volontari che prestano il loro aiuto sono pochi rispetto al numero di migranti che arrivano nella nostra regione.

Reggio Calabria è una delle città calabresi che si è ritrovata e si ritrova tutt’ora ad affrontare l’emergenza immigrati e il più delle volte fa riferimento all’aiuto fornito da varie associazioni. Tra tutte è emerso il Coordinamento Diocesano Sbarchi, istituito dall’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova che riesce a svolgere le operazioni di aiuto grazie alle decine di volontari proveniente da tutta Italia.

11753695_1883111618579640_7627810688545438916_n“Negli anni scorsi, sin dai primi sbarchi, l’Arcidiocesi ha cercato di rispondere adeguatamente a quella che è stata definita ‘emergenza immigrazione’, forte del mandato che Cristo stesso ha affidato alla comunità cristiana, dei continui richiami di Papa Francesco e delle indicazioni pastorali di Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, Arcivescovo di Reggio Calabria-Bova”, si legge nella nota che diffusa nei giorni scorsi dalla chiesa reggina. Una dimostrazione di associazionismo cattolico, quello di Reggio Calabria, che ad oggi rappresenta l’unico esempio in Italia e che ha conferito alla città l’appellativo di città virtuosa nella gestione degli immigrati.

Un rete di aiuti sempre pronta per qualsiasi emergenza, che si è costruita mediante una fitta rete di comunicazione e che attraverso la sua pagina Facebook, tiene aggiornati tutti coloro che ne fanno parte. I volontari, provenienti da varie parti d’Italia, non solo credenti ma anche laici, giovani e adulti, che affiancano il lavoro del personale qualificato nella gestione delle emergenze umanitarie, con la possibilità di accedere alla cosiddetta “zona rossa”, in cui avviene il primo controllo dei migranti.

L’emergenza, ha fatto registrare nel solo territorio di Reggio Calabria circa 26mila persone, di cui 1.500 minori non accompagnati. Numeri non indifferenti a cui l’opera della Caritas di Reggio Calabria ha risposto con altrettante cifre significative: 12mila paia di infradito, 15mila confezioni di succhi di frutta e merendine, vestiti, pannolini e omogenizzati. Senza contare anche l’importante lavoro di interpreti e mediatori culturali, che attraverso la loro opera riescono ad agevolare le procedure sanitarie dei medici.

Ma questo è soltanto uno dei pochi esempi che la città riesce a dare. La situazione dei migranti si riesce a gestire con molta difficoltà. I migranti sono molti e gli sbarchi previsti nei prossimi mesi non sembrano attenuare tale cifra e i volontari e le risorse sono ancora più scarse. Tutto questo viene a incidere sul destino stesso degli immigrati, le cui condizioni di salute vengono caratterizzate dallo stato in cui sono costretti a stare prima di poter essere trasferiti nei centri d’accoglienza oppure nelle altre regioni. Spesso si sono verificati casi di contagio di malattie quali la scabbia o la pediculosi all’interno non solo delle navi su cui giungono in Italia, ma anche nelle strutture in cui vengono accolti.

Negli ultimi giorni, oltre alla polemica legata alla gestione dell’emergenza dei migranti, si è affiancata anche quella legata al centro di accoglienza Unitas Catholica di Reggio Calabria. La struttura per minori, che negli ultimi tempi ha ospitato anche alcuni immigrati minorenni non accompagnati, è stato oggetto di controlli prima e di sequestro poi di alcune aree. I controlli, avviati dal Dipartimento regionale Sviluppo Economico, Lavoro e Politiche Sociali, si sono resi necessari in seguito ad alcune denunce sullo stato della struttura.

Al suo interno, alcune stanze erano adibite a ospitare 14 ragazzi immigrati. Sull’Unitas al momento presenta delle gravi difficoltà finanziarie, che possono mettere in serio pericolo lo svolgimento dei servizi assistenziali. La procedura si è resa necessaria “a causa della nota vicenda del disavanzo finanziario del settore socio-assistenziale denunciata dal presidente Oliverio nel corso della conferenza stampa del mese scorso, quando sono state documentate le irregolarità praticate dalla precedente Giunta regionale sui fondi assistenziali e che oggi impediscono la liquidazione delle spettanze fino all’avvenuta riallocazione contabile degli impegni perenti che avverrà alla fine del mese di settembre”, è quanto si legge nel comunicato dell’ufficio stampa della Regione.

di Adelia Pantano

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