Scroll To Top

Ex consigliere regionale Zappalà accusato di voto di scambio con la cosca Pelle di San Luca

in politica e cronaca

REGGIO CALABRIA – Quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere e una agli arresti domiciliari, sono state eseguite stamani a Reggio Calabria, nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti colpevoli del reato di scambio elettorale politico-mafioso.

L’operazione, detta “Reale 6”, è stata condotta dai Carabinieri del R.o.s. e dai finanzieri del nucleo Pt – G.i.c.o. di Reggio e indirizzata contro l’ex consigliere regionale del Pdl, Santi Zappalà e 4 componenti della cosca di ‘ndrangheta dei Pelle ramo Gambazza di San Luca. Si tratta nello specifico di Giuseppe Antonio Mesiani Mazzacuva, Giuseppe Pelle, suo fratello Sebastiano e suo nipote Antonio, che, come aveva già evidenziato la prima indagine “Reale”, sarebbero stati i destinatari di 10 assegni da 10 mila euro ciascuno, emessi da Zappalà per ottenere il pacchetto di voti della famiglia mafiosa, in vista delle elezioni regionali del marzo 2010.

In quell’occasione infatti, l’ex sindaco del comune di Bagnara Calabra, ottenne 11 mila voti, diventando prima consigliere alla Regione e poi anche presidente della IV Commissione affari dell’Unione Europea e Relazioni con l’estero. Dei 5 indagati odierni, solo Sebastiano Pelle andrà agli arresti domiciliari, mentre per Antonio e Giuseppe Pelle, attualmente detenuti, Santi Zappalà e Giuseppe Antonio Mesiani Mazzacuva, è prevista la custodia cautelare in carcere.

Questa operazione è infatti il proseguo dell’indagine “Reale”, i cui sviluppi nella “Reale 1” portarono, il 21 aprile 2010, a 3 provvedimenti di fermo di indiziato nei confronti dei Pelle, di cui 2, verso Giuseppe e Sebastiano, per delitti di partecipazione all’associazione mafiosa nell’omonima cosca e per trasferimento fraudolento di valori e uno verso Antonio Pelle, solo per lo stesso trasferimento fraudolento. Con la “Reale 3” invece, il 21 dicembre 2010, Santi Zappalà, Giuseppe Antonio Mesiani Mazzacuva e lo stesso capocosca, Giuseppe Pelle, venivano raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di corruzione elettorale aggravato dalle finalità mafiose, oltre all’accusa di associazione mafiosa contro Mesiani Mazzacuva e di concorso esterno in associazione mafiosa contro Zappalà.

Le accuse vennero poi confermate in sede processuale, anche se, il 26 giugno 2014, la Cassazione ha parzialmente annullato la sentenza di secondo grado, per la parte relativa alla prova dell’esistenza della cosca Pelle Gambazza e quindi circa l’applicazione delle aggravanti specifiche ad alcuni imputati, tra cui Zappalà. In ogni caso l’indagine “Reale 3” aveva comunque accertato e documentato che Santi Zappalà si era rivolto alle cosche Commisso di Siderno, Barbaro Mano armata e Barbaro Castanu di Platì, Pelle Gambazza di San Luca, Cacciola e Bellocco di Rosarno, Greco di Calanna, tutte in provincia di Reggio Calabria, per garantirsi il loro sostegno elettorale. Inoltre, sempre Zappalà, il 27 febbraio 2010, presso l’abitazione di Giuseppe Pelle e insieme a Giuseppe Antonio Mesiani Mazzacuva, che aveva il ruolo di intermediario politico della cosca, aveva stretto un patto col boss, promettendo, in cambio dei voti, una “corsia preferenziale” a favore delle imprese di riferimento della cosca nel settore dei lavori pubblici, nonché il trasferimento in un carcere calabrese, di Salvatore Pelle, altro esponente di spicco della ‘ndrina, allora detenuto a Roma.

Un rapporto di corruzione confermato anche dalle intercettazioni registrate sempre nella casa di Giuseppe Pelle, a Bovalino, il 12 marzo 2010, in cui Zappalà era perplesso sulla consistenza dei voti in suo favore nella zona di Bianco e in altre dello stesso “Mandamento ionico”, in cui pare che in realtà, le ‘ndrine locali, stessero mettendo i voti a disposizione di altri candidati. E fu proprio in quell’occasione che i Pelle si resero disponibili ad offrire a Zappalà un ulteriore pacchetto di voti, in cambio però della somma di 100 mila euro, che poi effettivamente egli versò alla cosca sanluchese, tramite i 10 assegni intesati a Giuseppe Antonio Mesiani Mazzacuva e a sua moglie.

Il 22 dicembre 2010, durante l’interrogatorio di garanzia successivo al suo arresto, lo stesso Mesiani Mazzacuva dichiarava che quei 100 mila euro, di cui si parlava nell’intercettazione in sua presenza, erano in realtà un prestito tra lui e Zappalà, quando invece nella registrazione egli stesso indicava chiaramente quella somma come strumentale al conseguimento dell’accordo per indirizzare i voti di alcune zone della locride in favore di Zappalà. Successivamente a quella dichiarazione, venne trovata la scrittura privata stipulata il 25 marzo 2010 per il prestito dei 100 mila euro, consegnati con 10 assegni circolari emessi in forma libera, tra Zappalà e Mesiani Mazzacuva, necessaria a quest’ultimo per far fronte alle difficoltà economiche insorte in seguito ad un mancato incasso della sua attività imprenditoriale.

Scrittura privata giudicata poi ideologicamente falsa e inoltre fu accertato come gli assegni vennero versati il giorno dopo, sul conto corrente intestato a “Il Punto edile S.r.l.” di Bova Marina, da Anna Errante, moglie di Mesiani Mazzacuva e amministratrice della società, che li aveva contabilizzati nel bilancio con voci fittizie. Un’ulteriore conferma delle accuse, arrivò poi da Sebastiano Giorgi, ex sindaco di San Luca, arrestato il 4 dicembre 2013 nell’ambito dell’operazione “Inganno” e condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, quale referente politico della ‘ndrangheta locale in contatto con esponenti di spicco.

Da alcune intercettazioni infatti, emerse che Giorgi sapeva che Zappalà era stato eletto grazie al pagamento, per il sostegno della ‘ndrangheta, della somma di 400 mila euro, di cui 100 mila, era la quota spettante alla famiglia Pelle Gambazza. Infine, per capire in che modo Zappalà avesse avuto a disposizione una così ingente somma di denaro, gli inquirenti avevano eseguito accertamenti patrimoniali verso la sua famiglia e la Fisiokinesiterapia bagnarese srl, amministrata dalla moglie. La scoperta fu che questa società si serviva di altre cosiddette società cartiera, che emettevano fatture per operazioni inesistenti, andando a creare un fondo nero di vari milioni euro, collocati fuori dal bilancio della Fisiokinesiterapia bagnarese srl, per essere poi materialmente disponibili a Zappalà con ulteriori artifici contabili.

Le misure cautelari comminate oggi ai 5 responsabili vanno ridotte in misura di quanto già scontato in conseguenza delle indagini “Reale 1” e “Reale 3”, cosicchè l’efficacia per Antonio Pelle sarà di 3 giorni, per Giuseppe e Sebastiano Pelle, di 25 giorni, per Giuseppe Antonio Mesiani Mazzacuva, di 2 mesi e 22 giorni e per Santi Zappalà, di poco più di 7 mesi.

di Gianluigi Catalano

No comments yet