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FAI Marathon, cinque itinerari per scoprire la Calabria

in cultura e società

Il FAI – Fondo Ambiente Italiano ha organizzato per il quarto anno consecutivo il FAI Marathon, un evento nazionale a sostegno della campagna di raccolta fondi “Ricordiamoci di salvare l’Italia”. Domenica 18 ottobre grazie a Fai Marathon saranno aperti al pubblico oltre 500 luoghi in 130 città di tutta Italia, con visite a contributo libero, il tutto organizzato, per la prima volta, dai giovani del FAI.

Palazzi, chiese, teatri, giardini, cortili, frammenti di bellezza della nostra vita quotidiana, spesso inaccessibili o poco conosciuti: i luoghi proposti nei diversi itinerari tematici, urbani ed extraurbani, sono di interesse artistico, paesaggistico e sociale e rappresentano l’identità del territorio, la sua storia, le sue tradizioni.

In Calabria sono stati proposti cinque itinerari: Altomonte, Castrovillari, Nicotera, Capo Colonna e Curinga.

In provincia di Cosenza, ad Altomonte, sarà possibile visitare il Castello feudale, di origini normanne, arroccato in cima al paese risale al XII secolo e ristrutturato nel medioevo. Adibito ad albergo ristorante, nel 2010 vi fu restaurato l’ambiente del Teatro, ritenuto l’unico teatro periferico esistente nel Regno delle Due Sicilie.

Sempre ad Altomonte, prevista la visita al Complesso monastico di San Francesco di Paola, con gli affreschi che narrano i miracoli di San Francesco di Paola e le tre tele raffiguranti l’annunciazione, l’adorazione dei Pastori e l’adorazione dei Magi. Vi sono conservati nove dei quindici dipinti del ciclo dei Misteri del Rosario, databili alla fine del Settecento, originariamente nelle chiese di San Francesco di Paola e di Santa Maria della Consolazione.

Infine l’itinerario dedicato ad Altomonte prevede la visita all’ex Convento dei Domenicani, oggi Museo civico. Venne inaugurato nel 1980 in occasione del settimo centenario della nascita di Simone Martini, possiede una ricchissima collezione, costituita dal nucleo medioevale e da quello domenicano, ed una interessantissima biblioteca che ospitò il filosofo Tommaso Campanella.

Sempre in provincia di Cosenza, a Castrovillari, sarà disponibile una visita guidata al Santuario di Santa Maria del Castello. La costruzione risale al periodo normanno, e una fantasiosa leggenda racconta la storia del ritrovamento dell’affresco su muro della dolce immagine della Madonna. Sorge sulla sommità del colle omonimo e rappresenta l’edificio sacro più importante della città.

Altra tappa a Castrovillari, la Chiesa di San Giuliano; si riscontrano notizie di questa architettura in un documento nel XIII secolo, ma le origini potrebbero essere molto più antiche. Nella sacrestia è allestito il Museo d’arte sacra che raccoglie dipinti, sculture e pezzi di argenteria che vanno dal XVI al XIX secolo.

Ultima tappa dell’itinerario di Castrovillari è rappresentato dal Castello Aragonese. Fatto costruire da Ferdinando I d’Aragona nella seconda metà del Quattrocento, si erge su una pianta quadrangolare con quattro torri di cui la più grande, in perfetta forma cilindrica, funge da mastio ed è completata da eleganti archetti pensili a sesto leggermente acuto. Durante l’occupazione napoleonica un manipolo di briganti vi fu lasciato morire di fame e questo episodio fece meritare a una delle torri l’appellativo di “torre infame”.

Per la provincia di Vibo Valentia è stata scelta l’antica Nicotera. L’itinerario prevede la visita al Museo Diocesano, istituito nel 1975 dal vescovo De Chiara e poi potenziato per volontà del vescovo Cortese, per conservare e promuovere la conoscenza del patrimonio storico-artistico, archeologico ed etnografico, proveniente dalla concattedrale di Santa Maria Assunta e da tutto il territorio diocesano.

Un’altra tappa di Nicotera è dedicata alla Cattedrale di cui, secondo lo storico Giacchino Fiore da Cropani, le prime memorie risalgono al 596, quando il Papa dette al primo vescovo di Nicotera Procolo di rappresentarlo nella controversia tra Bonifacio vescovo di Reggio ed il clero della città stessa. Custodisce nella cappella della Madonna delle Grazie una delle più belle sculture in marmo di Antonello Gagini da Messina la Vergine col Bambino eseguita nel 1498.

Il Rione Giudeca, il quartiere ebraico che si conserva intatto, si trova nelle vicinanze della cattedrale e del castello Ruffo. La Giudecca di Nicotera è ritenuta una delle più importanti e grandi della Calabria ed ancora oggi, nonostante modifiche e restauri, conserva nella compattezza perimetrale del quartiere le caratteristiche del XIII secolo.

Il Castello Ruffo prende il nome dalla famiglia Ruffo, che fu l’ultima famiglia titolare del Feudo di Nicotera fino alla approvazione della legge (1806) che abolì la feudalità. Eretto nel 1065 ad opera di Roberto il Guiscardo fu più volte distrutto e ricostruito a causa dei saccheggi e dei disastrosi terremoti.

Infine, il Palazzo Brancia, palazzo nobiliare di proprietà della famiglia Brancia, già casa Coppola, costruita sui ruderi dell’antica chiesa di Sant’ Andrea dei Civili e demolita nella seconda metà del 1700. L’interno si caratterizza per gli arredi di notevole pregio e rifinitura, nonché per la presenza di suppellettili di antica provenienza. Le terrazze di cui si compone, due in tutto, godono di un meraviglioso affaccio sul mare regalando uno scenario suggestivo da cui è possibile scorgere lo stretto di Messina, l’Etna maestoso, e le isole Eolie.

Per quanto riguarda la provincia di Crotone, l’itinerario prevede la visita al Parco archeologico Capo Colonna Area Torre Nao. La Torre Nao risale al XVIII secolo e sorge all’estremità NordEst dell’antico promontorio Lacinio. Qui si sovrappone ai resti del foro della colonia marittima recentemente scoperti e affianca il santuario medievale della Madonna di Capo Colonna. Già Antiquarium negli anni Ottanta, la Torre Nao è ormai da tempo vuota e inaccessibile ma per l’occasione, vi si allestisce una mostra iconografica che documenta le trasformazioni intervenute in questo settore del promontorio negli ultimi 500 anni.

Compatibilmente con le condizioni meteorologiche, l’attenzione si concentrerà sull’area interna al parco archeologico ma posta a Sud del lato meridionale delle mura della colonia romana, dove, a pochi metri dal Faro di Capo Colonna, sito subito oltre la recinzione del parco, si trovano i resti delle due casette per il telegrafo ottico di Chappe che precedettero l’installazione della torre di segnalamento marittimo, entrata in esercizio nel 1872 e tuttora funzionante.

A circa metà dell’ampia insenatura che si apre sul versante nord del promontorio di Capo Colonna resta la parte inferiore di una torre (Torrazzo di Capo Colonna) a pianta circolare con diametro di ca. 10 metri, che risale probabilmente al Cinquecento e potrebbe essere quella che le fonti documentali ricordano essere stata demolita dai Turchi mentre era in costruzione.

Ultima tappa crotonese, la Tonnara di Capo Colonna. A SudEst della modesta sporgenza dove i ruderi del Magazzino della Vecchia Tonnara offrono una vaga idea del piccolo complesso di edifici esistenti nel XVIII secolo in funzione della pesca e lavorazione del tonno, sorgeva, dai primi del Seicento, la torre regia detta del Mariello, della quale, poiché demolita dai cavapietre nell’Ottocento, non resta traccia.

Nella provincia di Catanzaro, sabato 17 ottobre, viene proposto un itinerario di riscoperta di alcuni luoghi preziosi di Curinga, normalmente poco accessibili o sconosciuti al pubblico.

Prima tappa, la Chiesa Matrice, dedicata a Sant’Andrea Apostolo. L’edificio è stato ricostruito dopo il terremoto del 1783 ed ha subito pesanti rimaneggiamenti nella prima metà del 900. All’interno si trovano sculture lignee e dipinti dei secoli XVII e XVIII.

Altra tappa, la Chiesa dell’Immacolata, edificata sui resti dell’antica chiesa di S. Nicola, dopo il terremoto del 1783. All’interno, decorato con con stucchi policromi della seconda metà dell’800, si conservano una preziosa statua della Vergine in legno policromo (XVII-XVIII sec.) e un quadro della metà del ‘700 con S. Maria della Pietà e S. Francesco di Paola.

Da visitare poi il Convento di Sant’Elia ed il Santuario di Matia SS. del Carmelo. Il complesso monastico, edificato verso la metà del 600, comprende tre settori: il cimitero sotterraneo, sostanzialmente integro; il convento, di cui resta soltanto un’ala; il Santuario della Madonna del Carmine. All’interno si conservano un quadro di S. Simone Stock (XVII-XVIII sec.) e un organo pure del Sei-Settecento.

Ultima tappa a Curinga, le Terme romane di Acconia. Il complesso, forse parte di una villa dell’aristocrazia senatoria, fu costruito tra il I e il II secolo e più volte restaurato o ampliato fino all’Alto Medioevo. Sono oggi leggibili diversi ambienti: un atrio-ginnasio, un tepidarium, due calidaria, un laconicum, il frigidarium.

redazione CN

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