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Faida di Lamezia: in manette gli autori di due omicidi di mafia

in politica e cronaca

Tre arresti, 2 omicidi, un’estorsione e diversi protagonisti. E’ questo il quadro dalle tinte fosche su cui ha fatto chiarezza la Squadra Mobile di Catanzaro, arrestando stamattina a Lamezia Terme, Pasqualino Torcasio, Saverio Giampà e Juan Manuel Ruiz. Le accuse mosse dalla Direzione Distrettuale Antimafia, sono di omicidio, per Torcasio e Giampà, avvenuti nel 2003 e nel 2008 e di estorsione per Ruiz.

In particolare, il 46enne Pasqualino Torcasio, è ritenuto dagli investigatori, il mandante dell’omicidio di Giuseppe Torcasio, detto “U Ciucciaru”, ordinato per vendicarsi dell’assassinio di suo fratello Antonio. Infatti, nel ’94, “U Ciucciaru”, aveva a sua volta ammazzato Antonio Torcasio, ma per motivi non legati alla criminalità organizzata, bensì probabilmente dovuti a uno stato di seminfermità mentale, grazie al quale scontò una pena ridotta ad 8 anni. Ma, dopo un anno dalla scarcerazione, Pasqualino Torcasio, titolare a Lamezia di un noto bar-ristorante-pizzeria, “Il Bonsai”, avrebbe affidato a suo cugino, Angelo Torcasio, il compito di vendicare la famiglia.

Angelo-Torcasio

Angelo Torcasio

E infatti, il 22 ottobre del 2003, “U Ciucciaru” fu barbaramente ucciso in pieno giorno, con 6 colpi d’arma da fuoco alla testa e al torace, nel parcheggio di un supermercato molto frequentato, mentre aspettava in macchina, sua moglie e sua figlia. Secondo la Dda, per uccidere Giuseppe, Angelo Torcasio avrebbe appositamente acquistato una moto, “Majestik 250” e per mesi avrebbe seguito i suoi spostamenti, fatto questo che, per gli inquirenti, dimostrerebbe la premeditazione dell’omicidio imputata a Pasqualino Torcasio, oltre al fatto di averlo commissionato, con l’aggravante del metodo mafioso.

Tutta questa dovizia di particolari, è dovuta al racconto diretto dell’esecutore materiale dell’assassinio, Angelo Torcasio, detto “Porchett” o “Angeluzzo”, che dal 2011 è diventato collaboratore di giustizia. Ed è con lui che si intrecciano le maglie della rivalità tra le due principali cosche lametine, dei “Giampà” da un lato e dei “Cerra-Gualtieri-Torcasio” dall’altro, protagoniste di una sanguinosa faida, che per anni ha suscitato forte preoccupazione nella società civile lametina.

“Angeluzzo” infatti, nel 2004, passò dal Clan dei Torcasio a quello dei Giampà, dopo che Giuseppe Giampà, figlio del boss Francesco, detto “Il Professore”, gli raccontò che ad uccidere suo fratello, erano stati gli stessi suoi affiliati Torcasio. E, per ufficializzare il passaggio alla nuova cosca, fece da padrino al battesimo della prima nipote del “Professore”, per poi prendere parte a numerosi omicidi.

Tornando ad oggi, invece, oltre a Pasqualino Torcasio, come detto, è finito in manette anche il 28enne Saverio Giampà, con l’accusa di concorso in omicidio. In particolare, avrebbe dovuto procurare lo scooter rubato, che fu usato per uccidere Bruno Cittadino nel 2008, come del resto già rivelato da un altro noto pentito lametino, Giuseppe Giampà, che con le sue dichiarazioni fece scattare l’operazione “Perseo”, da cui deriva quella odierna chiamata appunto “Perse”.

Adesso, però, le dichiarazioni di Giuseppe Giampà, sono state rafforzate da quelle nuove di Giuseppe Catroppa, anch’egli collaboratore di giustizia, che ha raccontato la circostanza della moto portata da Saverio Giampà, il quale però non sarebbe stato presente all’omicidio di Cittadino, ucciso invece da Francesco Vasile, il 31 luglio del 2008, perché sospettato di voler fare ammazzare lo stesso Giuseppe Giampà.

Agli arresti domiciliari infine, è finito il 26enne Juan Manuel Ruiz, ritenuto responsabile di estorsione aggravata dalla metodologia mafiosa, ai danni di un esercizio commerciale di articoli sportivi di Lamezia e anche in questo caso, sembra abbiano trovato riscontro le dichiarazioni alcuni pentiti.

di Gianluigi Catalano

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