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	<title>Calabria Notizie</title>
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		<title>&#8216;Ndrangheta e politica, Cherubino tace &#8211; Nell&#8217;interrogatorio di garanzia davanti ai giudici reggini l&#8217;ex consigliere regionale della Calabria si è avvalso della facoltà di non rispondere &#8211; Si è difeso, invece, Rocco Agrippo. Il prefetto sospende il consigliere comunale Domenico Commisso</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/23/ndrangheta-politica-cherubino-tace-nellinterrogatorio-garanzia-davanti-giudici-reggini-lex-consigliere-regionale-della-calabria-avvalso-della-facolta-non-rispondere-dif/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 09:31:06 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Hanno scelto strategie diverse, in occasione dell&#8217;interrogatorio di garanzia, i politici arrestati lunedì nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sulle attività del clan Commisso di Siderno. Cosimo Cherubino, ex consigliere regionale della Calabria, si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre Rocco Agrippo, ex assessore della Provincia di Reggio, si è difeso a oltranza. Nel carcere di via San Pietro, ieri mattina, davanti al gip Silvana Grasso, alla presenza del sostituto procuratore della Dda Antonio De Bernardo e del suo difensore di fiducia, avvocato Sergio Laganà, Cherubino si è dichiarato estraneo rispetto ai fatti che gli vengono contestati.<span id="more-23209"></span> </p>
<p>Ha voluto, inoltre, precisare che il suo passaggio al Pdl era avvenuto in seguito a una «valutazione politica assunta a livello regionale, unitamente ad altri esponenti del suo partito, tutti ex socialisti». L&#8217;ex consigliere regionale ha aggiunto che da parte sua «nessun passaggio di schieramento era stato concordato con la &#8216;ndrangheta».</p>
<p>Per il resto Cherubino si è riservato di rispondere a tutte le domande una volta che avrà chiaro l&#8217;intero quadro posto a suo carico. Il politico ha, inoltre, dichiarato che è sua precisa intenzione difendersi e chiarire tutto e ha manifestato il proposito di chiedere al pubblico ministero la fissazione di un prossimo interrogatorio per chiarire tutto.</p>
<p>Chi ha cercato di chiarire tutto nel corso dell&#8217;interrogatorio di garanzia è, invece, Rocco Agrippo. L&#8217;ex amministratore della Provincia, difeso dall&#8217;avvocato Leone Fonte, ha risposto alle domande del gip Grasso e del pm De Bernardo. Ha cominciato sostenendo di non aver mai favorito la famiglia Aquino di Marina di Gioiosa Jonica, in particolare Rocco Aquino con il quale, ha precisato, esiste un rapporto di parentela (il fratello di Agrippo ha sposato una sorella di Aquino).</p>
<p>Buuna parte dell&#8217;interrogatorio è stato incentrato sulle conversazioni intercettate nella lavanderia &#8220;Ape Green&#8221;, di proprietà di Giuseppe Commisso &#8220;&#8216;U Mastru&#8221;. In particolare quelle che vedevano impegnati il capo del clan sidernese e Rocco Aquino. In una Commisso avrebbe chiesto all&#8217;interlocutore di interessare Agrippo per il sequestro di un camion del nipote. «Aquino – ha sostenuto l&#8217;ex assessore provinciale – non mi ha mai chiesto nulla. E poi le indagini hanno solo potuto confermare che non mi sono adoperato in nessun ufficio per la storia del sequestro del camion».</p>
<p>Gli inquirenti contestano ad Agrippo di essere stabilmente inserito nel contesto criminale e di avere anche un ruolo importante in quanto accreditato della &#8220;santa&#8221;, una dote riconosciuta solo a certi livelli. A mettere nei guai l&#8217;ex assessore provinciale è stata l&#8217;intercettazione di un colloquio dove Giuseppe Commisso e Salvatore Commisso parlano di un Agrippo &#8220;santista&#8221;. </p>
<p>L&#8217;indagato, rispondendo al gip, ha sostenuto che si è trattato di un equivoco perché l&#8217;Agrippo di cui parlava Salvatore Commisso era un suo omonimo canadese. E non a caso, ha fatto notare l&#8217;ex amministratore della Provincia, Giuseppe Commisso aveva manifestato una certa sorpresa.</p>
<p>Rocco Agrippo ha sostenuto di non aver mai avuto rapporti di alcun genere con Giuseppe Commisso &#8220;&#8216;U Mastru&#8221;. Parlando della sua carriera politica ha poi ricordato di aver iniziato nel 2002 e di aver ottenuto un&#8217;affermazione plebiscitaria nel collegio di Marina di Gioiosa Jonica. </p>
<p>Agrippo ha contestato l&#8217;assunto che gli Aquino si siano mai interessati per sostenerlo: «Sono trasparente – ha sostenuto il politico –, voi avete investigato, i miei numeri telefonici sono stati sottoposti a intercettazione. Se avessi commesso qualsiasi illegalità l&#8217;avreste scoperto. Tengo a ribadire che la mia candidatura è stata sostenuta esclusivamente dal partito».</p>
<p>Agrippo ha parlato tanto per difendersi mentre un altro politico, Domenico Commisso, assistito dall&#8217;avvocato Francesco Floccari, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nella cella del carcere dove si trova dopo l&#8217;arresto, Commisso ieri è stato raggiunto dalla notizia che il prefetto Vittorio Piscitelli l&#8217;ha sospeso da consigliere comunale di Siderno. </p>
<p>Tra gli indagati sentiti ieri (gli interrogatori saranno completati stamane), Salvatore Commisso, assistito dall&#8217;avvocato Francesco Macrì, si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre Antonio Commisso, difeso dall&#8217;avvocato Franesco Commisso, ha risposto e si è difeso.</p>
<p>di Paolo Toscano</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Omicidio Amendola, ergastolo per i presunti killer &#8211; Requisitoria del pubblico ministero Romano ieri davanti alla Corte d&#8217;assise &#8211; I fratelli Notarianni e Domenico Giampà attirarono la vittima in una trappola</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 09:12:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Tre ergastoli chiesti dalla pubblica accusa nei confronti di Aurelio e Aldo Notarianni, di 46 e 44 anni, e Domenico Giampà, 29 anni, tutti lametini, accusati d’aver ucciso Roberto Amendola, 23 anni, ucciso il 13 novembre del 2008 nella zona di Scinà. Il suo corpo venne trovato bruciato nella Lancia Y della [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Tre ergastoli chiesti dalla pubblica accusa nei confronti di Aurelio e Aldo Notarianni, di 46 e 44 anni, e Domenico Giampà, 29 anni, tutti lametini, accusati d’aver ucciso Roberto Amendola, 23 anni, ucciso il 13 novembre del 2008 nella zona di Scinà. Il suo corpo venne trovato bruciato nella Lancia Y della madre in mezzo a un uliveto.<span id="more-23206"></span></p>
<p>Davanti alla Corte d’assise di Catanzaro presieduta dal giudice Giuseppe Neri, dopo la requisitoria di Elio Romano, hanno preso la parola i difensori di parte civile, gli avvocati Angelo Bonifiglio e Barbara Friuli del foro di Messina, che rappresentano i familiari della vittima. Poi l’avvocato Saverio Loiero, difensore di Giampà, che ha insistito per ottenere l’assoluzione del proprio assistito. </p>
<p>Il processo è stato rinviato al 19 e 21 giugno per le arringhe degli altri difensori degli imputati, gli avvocati Tiziana D’Agosto, Salvatore Staiano, Francesco Gambardella, e Giuseppe Spinelli, ma anche per la sentenza.</p>
<p>I due fratelli Notarianni e Giampà rispondono di un delitto atroce, dal momento che contro la giovane vittima, la sera di quel 13 novembre, furono sparati due colpi di pistola che lo raggiunsero alla testa ma senza ucciderlo. Tanto che, secondo le accuse, sarebbe stato ancora vivo quando i suoi killer gli diedero fuoco nella sua piccola utiluitaria. </p>
<p>Non a caso le aggravanti della premeditazione, della crudeltà e delle sevizie compaiono nel capo d’accusa di omicidio volontario contestato ai tre imputati, che finirono in manette circa 9 mesi dopo il delitto, dopo le indagini dei carabinieri che giunsero a loro soprattutto grazie ad alcune intercettazioni effettuate nell’auto di Amendola. </p>
<p>Il giovane infatti era sotto controllo perchè sospettato di essere coinvolto in alcune rapine compiute in città.</p>
<p>L’omicidio di Amendola, secondo la tesi degli inquirenti, sarebbe stata la risposta della sua ambizione di entrare da “indipendente” nel racket delle estorsioni, motivo per cui il giovane aveva deciso di procurarsi una pistola per poter essere più convincente nei confronti delle sue ipotetiche vittime. Da qui la sua richiesta ai Notarianni di comprare un’arma.</p>
<p>Secondo il pubblico ministero Roberto Amendola quella sera fu attirato in una trappola, sparato e bruciato mentre era ancora in vita. I tre imputati invece sostengono di non avere partecipato all’assassinio del giovane che avrebbe tentato di smarcarsi dalla sua cosca di riferimento per poter agire da solo. Da qui la sua crudele punizione.</p>
<p>Il processo s’è incentrato molto sulle intercettazioni che gli inquirenti hanno potuto fare attraverso la microspia inserita nell’auto della vittima. Gli avvocati della difesa sostengono che le voci che si sentono non sono quelle degli imputati, mentre l’accusa ne è convinta. Tanto da chiedere l’ergastolo per i fratelli Notarianni e Giampà sia per la premeditazione sia per la bestiale crudeltà nell’esecuzione della condanna a morte del giovane anche sulla base di alcune rivelazioni fatte dal pentito Angelo Torcasio e smentite da tre testimoni.</p>
<p>di (v.l.)</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Zurlo: «Mai saputo di soldi dati alle &#8216;ndrine» &#8211; Il presidente della Provincia ha testimoniato al processo Hydra che vede imputato l&#8217;ex assessore Marino per scambio elettorale politico-mafioso &#8211; In aula hanno deposto anche l&#8217;ex dirigente dell&#8217;ente Roberto Mancuso e Gianfranco Turino già nello staff</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 09:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; «Non ho mai saputo di fondi dati da Marino a soggetti legali alle &#8216;ndrine per avere in cambio appoggio elettorale e se ciò dovesse essere accaduto si sarebbe trattato di sue iniziative personali». Il presidente della Provincia Stanislao Zurlo, ha ribadito ieri in aula come teste, quando già detto in un interrogatorio reso nelle fasi d&#8217;indagine dell&#8217;inchiesta della Dda e della Polizia di Stato denominata &#8220;Hydra&#8221; venuta alla luce il 21 gennaio del 2011. Da quell&#8217;operazione è scaturito il procedimento in corso davanti al Tribunale penale che vede 5 imputati, tra cui l&#8217;ex assessore provinciale Gianluca Marino, accusato di scambio elettorale politico-mafioso. Per l&#8217;accusa sostenuta in udienza dal pm della Dda Pierpaolo Bruni, Marino, quando era candidato per il Pdl<span id="more-23200"></span> alle elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale, tra maggio e giugno del 2009, avrebbe chiesto ed ottenuto l&#8217;aiuto ad alcuni elementi della cosca Vrenna-Bonavenura per procurarsi voti, in cambio di somme di denaro.</p>
<p>E su questo aspetto è stato chiamato a deporre il presidente della Provincia Stanislao Zurlo. E Zurlo sollecitato dalle domande del Pm Bruni, davanti al collegio presieduto da Massimo Forciniti (a latere Lucia Anna Altamura ed Edoardo D&#8217;Ambrosio); ha sottolineato di avere con Marino un rapporto amicale, umano e politico («siamo stati candidati insieme al Consiglio comunale nel 1997, nel 2001 e nel 2006»). </p>
<p>Poi, il presidente della Provincia riguardo alla campagna elettorale per le provinciali del 2009 ha ribadito di non aver mai corrisposto somme di danaro a Marino e di non avere avuto con Marino alcuno accordo elettorale che prevedeva anticipatamente la nomina dello stesso ad assessore.</p>
<p>«Non sa – gli ha chiesto il pubblico ministero – che Antonio Vrenna (Antonio Gaetano Vrenna è imputato nell&#8217;altro procedimento col rito abbreviato in corso davanti al gup di Catanzaro) esultò dopo la sua vittoria?». «No», ha risposto Zurlo. «Nessuno – ha insistito il pm Bruni – le ha mai detto che Vrenna Faceva campagna per lei?».</p>
<p>Il presidente della Provincia sempre rispondendo al pm, ha ammesso di aver visto Michele Cava e Giovanbattista Morabito (ambedue imputati nel processo), che facevano volantinaggio per conto di Marino durante la campagna elettorale del 2009. «Michele Cava – ha però precisato Zurlo – lo conosco da anni come esponente di Forza Italia, è stato candidato al Comune nel &#8217;97 ed ha anche ricoperto incarichi in una partecipata che conto di Fi».</p>
<p>Il presidente dell&#8217;ente intermedio ha inoltre rivelato di aver fatto dimettere nel febbraio del 2011, Gianfranco Turino da componente dello staff della presidenza dopo aver saputo che lo stesso Turino aveva ricevuto nella Provincia Gianfranco Giordano poi coinvolte nel gennaio 2001 in un duplice omicidio: «Mi sembrò opportuna queste decisione».</p>
<p>Zurlo ha poi negato di aver ricevuto minacce nel luglio 2009 prima e dopo la nomina degli assessori e riguardo alla frase intercettata che rivolse a Marino («Che possono fare dici che mi sparano?»), ha chiarito che era un modo di dire metaforico: «Io potevo nominare otto assessori ed avevo richieste per 50 per cui erano sottoposto a pressioni politiche».</p>
<p>Zurlo è stato controinterrogato dall&#8217;avv. Mario Nigro (difende Damiano Bevilacqua e Luigi Spagnolo con l&#8217;avv. Luigi Colacino) e dagli avvocati Aldo Truncè e Francesco Laratta (assistono Marino). Rispondendo ai difensori, Zurlo tra le altre cose ha sostenuto di non aver mai visto Antonio Vrenna in Provincia. Ed ha sottolineato che mai Marino gli ha chiesto incarichi per coloro i quali lo avevano aiutato in campagna elettorale. </p>
<p>Poi ha anche precisato che Gianluca Bruno ex vicepresidente della Provincia venne indicato da Forza Italia e che Marino fu nominato assessore per motivi politici ed anche di equilibrio territoriale. Rispondendo all&#8217;avv. Nando Pantuso (difende Cava e Morabito), Zurlo ha ribadito che Michele Cava era conosciuto nel centrodestra dal &#8217;97.</p>
<p>Poi ha testimoniato Gianfranco Turino, che fece parte dello staff della presidenza dal luglio del 2009 al febbraio 2011. Turino rispondendo al pm ha sostenuto che fu sua la scelta di dimettersi dopo aver avuto una discussione animata con Zurlo. Riguardo alla circostanza relativa al fatto di aver ricevuto Giordano con Citati, quando era in ufficio in Provincia, Turino ha ammesso di averli incontrati due volte ma ha poi sostenuto: «Non è questa la motivazione per cui me ne sono andato». «Potrebbe – ha aggiunto – essere questa la causa per cui il presidente ha accettato le mie dimissioni che aveva respinto precedentemente ad ottobre, ma io non sono andato via per questo».</p>
<p>Ha deposto infine l&#8217;avv. Roberto Mancuso ex dirigente dell&#8217;ente intermedio. Mancuso ha raccontato di aver sostenuto Zurlo nella campagna elettorale del 2009. Nel rispondere al pm, ha riferito di due lunghi incontri avuti su richiesta di Zurlo nel suo studio, dopo le elezioni provinciali e di un terzo incontro in presidenza durato più di 5 ore. Mancuso ha sostenuto che aspirava a fare il direttore generale della Provincia, «per mettere ordine». </p>
<p>Poi ha rivelato: «Sconsigliai Zurlo di fare Marino assessore». Nello spiegare il perchè, Mancuso ha parlato delle frequentazioni di Marino e della sua vicinanza ad ambienti «della tifoseria estrema», ma anche a persone che sarebbero state vicine ad ambienti criminali. Mancuso che non a tal proposito non ha indicato persone o circostanze precise, nel rispondere poi all&#8217;avv. Laratta, ha detto di aver appreso queste cose da altri.</p>
<p>«Era a conoscenza – gli ha poi chiesto il pm Bruni – di pressioni ricevute da Zurlo?». «Nelle conversazioni avute con Zurlo – ha risposto Mancuso – mi disse per due volte di aver ricevuto pressioni e poi mi disse anche: &#8220;mi hanno minacciato&#8221;». Mancuso ha anche rivelato di aver appreso da un conoscente di cui ha fatto il nome, la circostanza riferita alla presenza di cinque o sei persone sotto l&#8217;abitazione del presidente Zurlo nel luglio 2009, durante le fasi che precedettero la nomina completa della giunta. Per Mancuso quell&#8217;episodio sarebbe legato alle pressioni che sarebbero state esercitate da Isola su Zurlo per la nomina di Gianluca Bruno a vicepresidente.</p>
<p>di (l. ab.)</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=67708&#038;Edizione=10&#038;A=20120523">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>“La falsa politica”, nelle intercettazioni il rapporto perverso politici-clan</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 08:46:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Numerosissimi gli spunti e i riferimenti a politici ed esponenti istituzionali, nell’operazione La falsa politica, a testimonianza dei notevoli interessi e della propensione della ‘ndrangheta a salire sempre sul “carro” del probabile futuro vincitore&#8230; Intanto fra gli arrestati c’è Rocco Agrippo, ex assessore provinciale di centrosinistra, poi passato con Fefè Lombardo riuscendo [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Numerosissimi gli spunti e i riferimenti a politici ed esponenti istituzionali, nell’operazione <em>La falsa politica</em>, a testimonianza dei notevoli interessi e della propensione della ‘ndrangheta a salire sempre sul “carro” del probabile futuro vincitore&#8230; Intanto fra gli arrestati c’è Rocco Agrippo, ex assessore provinciale di centrosinistra, poi passato con Fefè Lombardo riuscendo però a mantenere l’Mpa nell’orbita del suo ex-presidente della Provincia Pino Morabito.<span id="more-23196"></span></p>
<p>Agrippo, solidamente imparentato con la cosca Aquino di Marina di Gioiosa Jonica, per le imbarazzanti intercettazioni venute fuori a margine dell’operazione “Crimine” s’era autosospeso. Sarebbe stato lo stesso presidente Morabito, come illustrato dal cronista a suo tempo, a pretendere almeno il congelamento delle sue deleghe (Demanio e Patrimonio, Autoparco, Immigrazione): fu così che il 26 luglio 2010 Agrippo (ex socialista nel frattempo passato al Pd insieme a un altro politico citato in ordinanza, l’ex consigliere regionale sidernese Luciano Racco), di fronte all’aut-aut, si autosospese da assessore.</p>
<p>Per poi passare, a breve, nel Movimento per le autonomie, anche coi galloni di commissario provinciale del partito.</p>
<p>Ampi riferimenti riguardano invece l’ex capogruppo pidiellino alla Provincia e sindaco di Siderno dal 2011 Riccardo Ritorto. «Il sindaco lo farà sottoterra», avrebbero detto in giro alla vigilia delle Comunali sidernesi il fratello dell’ex sindaco Sandro Figliomeni, Antonio, e l’ex assessore di Figliomeni Antonio Commisso: a Ritorto si addebitava il presunto complotto che avrebbe fatto cadere il predecessore.</p>
<p>Ma in un’intercettazione Giuseppe Commisso detto ‘U Mastru’ – punto di riferimento indiscusso, “cerniera” tra la ‘ndrina locale e i politici – riferisce che i clan hanno ormai deciso di appoggiare proprio Ritorto («Quella persona che entra come sindaco se non si comporta bene i busca», ammonisce però, rammentando il comportamento di Figliomeni, che non gli era proprio andato giù).</p>
<p>E Mino Muià, dopo aver parlato col futuro primo cittadino sidernese, rassicura Commisso: Ritorto &#8211; dice lui &#8211; si metterà a disposizione della cosca.</p>
<p>Riccardo Ritorto, invece, in una conversazione si lamenta in termini crudi con l’allora vicecoordinatore provinciale del Pdl Ernesto Reggio del comportamento di un consigliere regionale ed ex assessore comunale reggino. «E’ un pazzo scatenato, va fermato prima che succedano cose spiacevoli… non può andare da certa gentaglia», in quanto per le Amministrative l’ex assessore reggino avrebbe contattato «la peggiore feccia – si sfoga Riccardo Ritorto –, anche parenti di gente arrestata nell’operazione Crimine (…). Se vuole stare con la ‘ndrangheta stia con la ‘ndrangheta, però lo deve dire».</p>
<p>di Mario Meliadò</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.reggiotv.it/notizie/cronaca/27208/-falsa-politica-nelle-intercettazioni-rapporto-perverso-politici-clan">reggiotv.it</a></p>
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		<title>Giusy Pesce si racconta nel processo ‘All Inside’ contro la sua famiglia &#8211; La collaboratrice di giustizia determinata a voler offrire ai suoi tre bambini un futuro di speranza</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 08:37:15 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Lei si chiama Giuseppina e ha scelto di esercitare la sua facoltà di discernere cosa è giusto da cosa è sbagliato. Questa facoltà, che potrebbe essere pane quotidiano per ogni cittadino libero, a lei costa cara poiché l’ha portata ad essere la principale accusatrice della sua stessa famiglia, nel processo in cui lei è comunque imputata. La sua storia è nota in tutto il paese perché Giusy Pesce ha avuto e ha coraggio di sfidare, di rompere e scardinare la cappa mafiosa in cui è cresciuta a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria. Non vorrebbe tornare a fare da staffetta tra chi è dentro e chi, della sua famiglia di ndrangheta, è fuori dal carcere ma vuole cambiare vita, vuole fare la cosa che ritiene giusta, vuole collaborare per ricominciare.<span id="more-23193"></span></p>
<p>Lei lo fa per i suoi tre bambini, i suoi figli, in realtà lo fa che tutti i figli onesti di questa martoriata terra. E’ una mamma di trent’anni che, come ogni mamma, vorrebbe per i tre figli un futuro migliore in un paese in crisi. Le sue preoccupazioni, tuttavia, travalicano di gran lunga quelle da cui ogni mamma è giustamente assorbita, perché Giuseppina non vuole solo un futuro migliore ma vuole un futuro diverso per i suoi figli. </p>
<p>Giusy è figlia del boss Salvatore Pesce, sorella di Francesco, cugina di Ciccio ‘u testuni’, tutti familiari che lei stessa ha fatto arrestare, ella ha dunque un cognome che pesa e ormai sa bene che non deve affrontare solo un avvenire incerto in un paese in difficoltà ma sa che deve prima di tutto strappare i suoi figli ad un destino segnato dalla loro appartenenza ad una famiglia mafiosa.</p>
<p>Giuseppina Pesce dopo il suo arresto nel 2010, nonostante le pressioni, i ripensamenti, la fuga dalla località segreta dopo l’ingresso nel programma di protezione in quanto collaboratrice di giustizia, poi le nuove pressioni della madre e della sorella, le recenti insinuazioni dello zio Giuseppe Ferraro detenuto in regime di 41 bis, sta continuando a collaborare con gli inquirenti; sta ricostruendo dolorosamente la sua vita in Calabria, la sua infanzia e la sua adolescenza rubate, il suo matrimonio con Rocco Palaia, sta collaborando per dire quello che sa sugli affari della sua famiglia, reggente nel rosarnese. </p>
<p>Parole di condanna le riserva la sua famiglia, per la scelta di stare dalla parte dello Stato; ma solo aprole che Giuseppina rispedisce al mittente mentre, scortata, da ieri sta deponendo da Roma in video conferenza nel delicatissimo processo ‘All Inside’ in celebrazione a Palmi, in provincia di Reggio Calabria contro i presunti affiliati alla cosca rosarnese dei Pesce e che vede anche lei imputata.</p>
<p>I contenuti delle sue collaborazioni hanno già consentito numerosi arresti dei suoi familiari ed il sequestro di beni (224 milioni di euro) di quella che è la sua famiglia di sangue ma, come è evidente, non di valori. I valori di Giusy sono altri e puliti e sono quelli in ragione dei quali ha detto no all’omertà e sì al coraggio di perseguire la Giustizia e la Libertà dall’oppressione mafiosa. Ieri otto ore di sofferta deposizione. Sarà sentita per tutta la settimana e sarà chiamata a confermare nelle sede processuale gli elementi, i fatti e le circostanze già riscontrati dagli inquirenti.</p>
<p>Una scelta coraggiosa che è speranza per i suoi tre bambini, certamente. Una scelta che anche ha il sapore di una libertà possibile per l’intera Calabria e non soltanto.</p>
<p>di Anna Foti</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.reggiotv.it/notizie/cronaca/27205/giusy-pesce-si-racconta-nel-processo-all-inside-contro-sua-famiglia">reggiotv.it</a></p>
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		<title>CSOA Cartella, un grande corteo e un’assemblea pubblica per chiedere la riapertura immediata</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 16:09:31 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; La notte tra il 14 ed il 15 maggio 2012 un attentato incendiario devastava il c.s.o.a. Angelina Cartella, oggi sottoposto dal magistrato a sequestro preventivo. Nei dieci anni di iniziative sociali, culturali e politiche, il Cartella è stato oggetto di ben tre attentati incendiari e di una miriade di danneggiamenti e provocazioni, episodi sempre minimizzati dalle istituzioni locali, subito pronte a etichettare questi fatti come “ragazzate”, o banali scontri tra “bande” di giovinastri tifosi dell’estrema destra o dell’estrema sinistra.<span id="more-23190"></span></p>
<p>Un incendio questo che segue una serie di intimidazioni denunciate all’inizio di maggio, denunce che avrebbero potuto evitare tutto ciò. Ma in questo clima di impunità storica, avallato da un crescendo di ideologia nostalgica del ventennio, alimentata dagli stessi palazzi del potere, non ci si poteva attendere altro che una banalizzazione del pericolo, con la naturale conseguenza della semidistruzione del Cartella.</p>
<p>Le firme lasciate sulle pareti non lasciano dubbi sulla manovalanza utilizzata, ma la portata dell’attentato ricorda molto gli atti dinamitardi mafiosi siciliani, pertanto non si può minimizzare l’accaduto come il gesto di semplici “ragazzate”. La violenza dell’attentato evidenzia il fatto che sotto vi siano motivazioni pesanti, preoccupanti se consideriamo che questo avviene in una città dove il connubio di interessi fittamente intrecciatisi negli anni &#8217;70, tra &#8216;ndrangheta, eversione di destra, massoneria, politica ed economia, ha creato quel mix esplosivo, quell’area grigia, quei comitati d&#8217;affari che controllano interamente l’economia del territorio. </p>
<p>E questo non lo diciamo noi, ma tutte quelle inchieste in corso a livello locale e nazionale.</p>
<p>In questi giorni ci siamo scervellati nel cercare di trovare una spiegazione plausibile, il perché di una  escalation di violenza così rapida nei nostri confronti. Una vecchia canzone dei Gang diceva che se si vuole trovare la verità, è necessario seguire i flussi di denaro. </p>
<p>Flussi di denaro che in questi anni abbiamo seguito, quelli per la costruzione del ponte sullo Stretto, quelli legati alle esternalizzazioni dei servizi pubblici, quelli che potrebbero arrivare con l’area metropolitana, quelli connessi alle speculazioni che vorrebbero questi territori immolati in nome del profitto di pochi.</p>
<p>Flussi che, per poter essere indirizzati, vogliono l&#8217;assenza di testimoni scomodi ed il silenzio. Noi non taciamo. Noi non andremo via. Noi attraverseremo questo territorio che ci ha circondato con uno straordinario abbraccio solidale, con una manifestazione che farà sentire forte anche a chi non vuole, la voce della Reggio e di Gallico che non si lascia intimidire. </p>
<p>L’appuntamento è <strong>sabato 26 maggio alle 16.30</strong> proprio al c.s.o.a. Cartella. É quello che ci hanno chiesto le tantissime persone che hanno partecipato all&#8217;immediato sit-in di risposta e all&#8217;assemblea che ne è scaturita tra le macerie ancora fumanti. </p>
<p>Per costruire insieme a noi questo grande corteo, invitiamo chi è ancora capace di indignarsi, le forze sane, l&#8217;associazionismo, la gente, tanta, con la quale in questi dieci anni di esperienza del Cartella abbiamo incrociato cammini culturali, sociali e politici, a partecipare all&#8217;<strong>assemblea pubblica di mercoledì 23 maggio alle ore 17.30 al Teatro Siracusa</strong>. </p>
<p>Un’occasione per riflettere non solo sui fatti che ci hanno visto direttamente interessati, ma anche sulla preoccupante deriva che sta coinvolgendo l’Italia tutta, tristemente rappresentata dalla tragedia di Brindisi. La violenza per spaventare, terrorizzare, zittire le voci di dissenso favorendo militarizzazioni del territorio e soluzioni autoritarie.</p>
<p>All’assemblea di mercoledì così come alla Manifestazione del 26 a Gallico, invitiamo tutti coloro che in questo decennio hanno condiviso con noi le nostre tante battaglie di libertà e dignità, ed anche tutti coloro che solidarizzando con noi sono convinti che sia possibile costruire una città, una società diversa per noi e i nostri figli. </p>
<p>Lottiamo affinché il c.s.o.a. Cartella sia restituito a tutti al più presto, impegnandoci a viverlo più grande e più bello. </p>
<p>Per sostenere la campagna di solidarietà al Cartella, è possibile inviare sottoscrizioni al  C/C postale 1006384406, intestato a &#8220;IO STO CON IL CARTELLA&#8221;, IBAN IT14I0760116300001006384406</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il voto e la nefasta influenza delle cosche &#8211; Le consorterie delinquenziali tentano storicamente di condizionare gli appuntamenti elettorali e di stringere rapporti con candidati di tutti i partiti &#8211; Le rivelazioni dei collaboratori di giustizia, i decreti di scioglimento dei Comuni e i politici arrestati</title>
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		<pubDate>Mon, 21 May 2012 09:00:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Le cosche non hanno partito. Quando nel 1992 il procuratore di Palmi, Agostino Cordova, e il sostituto procuratore di Locri, Nicola Gratteri, ordinarono un blitz in casa di decine di boss, picciotti e loro fiancheggiatori, per stabilire quali fossero gli orientamenti politici della &#8216;ndrangheta s&#8217;accorsero che i mafiosi calabresi votavano indifferentemente per i [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Le cosche non hanno partito. Quando nel 1992 il procuratore di Palmi, Agostino Cordova, e il sostituto procuratore di Locri, Nicola Gratteri, ordinarono un blitz in casa di decine di boss, picciotti e loro fiancheggiatori, per stabilire quali fossero gli orientamenti politici della &#8216;ndrangheta s&#8217;accorsero che i mafiosi calabresi votavano indifferentemente per i partiti di governo e, in taluni casi, anche per quelli d&#8217;opposizione. «Nel baule dell&#8217;autovettura di un capobastone» racconta oggi con ironia Nicola Gratteri «trovammo i volantiti di quasi tutti i partiti. Lì, messi insieme, pronti ad essere distribuiti».<span id="more-23181"></span>  </p>
<p>Nell&#8217;ultima regione della Penisola la &#8216;ndrangheta condiziona la libertà e, soprattutto, vota. In ogni paese della Calabria il responsabile del &#8220;locale&#8221; gestisce un nutrito pacchetto di preferenze.</p>
<p>La possibilità di disporre del consenso deriva proprio dal potere che piccoli e grandi capi &#8216;ndrina esercitano nel loro feudo. Essi, infatti, sostituendosi alle spesso inefficaci istituzioni repubblicane, offrono ai cittadini servizi e assistenza altrimenti negati. Quando, poi, è necessario ottenere qualcosa in cambio come il sostegno a un candidato, oltre a chieder conto ai beneficiari del favore ricevuto, i mafiosi utilizzano anche la violenza per convicerli a eseguire gli ordini impartiti. </p>
<p>Il collaudato sistema di governo &#8220;parallelo&#8221; del territorio permette alle cosche di manovrare in Calabria fino a centomila voti. È per questo che bisogna stare attenti quando si è chiamati alle urne. È per questo che occorre vigilare anche nel Cosentino dove si vota. </p>
<p>A Paola, nelle scorse settimane, è stata sgominata una potente organizzazione mafiosa – quella dei Serpa – che flirtava con certi ambienti politici; a Cassano la &#8216;ndrangheta ha in passato concluso patti tra i Forastefano ed esponenti politici regionali e provinciali; a Castrovillari le cosche sibarite sono da anni impegnate in un&#8217;azione di &#8220;colonizzazione&#8221; del territorio che potrebbe non risparmiare gli ambienti istituzionali. In passato anche a Cosenza, vi furono rapporti obliqui tra esponenti politici e uomini delle cosche. </p>
<p>Rapporti testimoniati a più riprese dai pentiti Franco Pino, Franco Garofalo e Luigi Paternuosto ma solo parzialmente approfonditi dal punto di vista giudiziario. L&#8217;esempio tuttavia più concreto di come funziona l&#8217;oleato meccanismo di sostegno offerto dai clan ai candidati è stato cristallizzato durante le elezioni comunali svolte a Seminara (3352 abitanti in provincia di Reggio Calabria) nel maggio del 2007. </p>
<p>Ignaro d&#8217;essere intercettato dai carabinieri il capobastone del luogo, Rocco Antonio Gioffrè, invitò il sindaco uscente, Pasquale Marafioti, bancario, simpatizzante di Forza Italia, a ricandidarsi senza mostrare perplessità. </p>
<p>«Tu ti devi candidare – disse il capocosca al primo cittadino – perchè qui decido io e la tua elezione è sicura. Possiamo contare su 1050 voti e sono più che sufficienti per vincere». L&#8217;esito della successiva consultazione elettorale è impressionante: Marafioti ottenne 1058 voti, otto in più di quelli previsti dal boss. E finì in manette.</p>
<p><strong>I politici arrestati</strong> Il potere di condizionamento del voto esercitato dai clan sembrava conoscerlo bene Franco Larupa, già sindaco di Amantea (Cosenza) eletto nel 2005 al consiglio regionale della Calabria nelle file dell&#8217;Udeur. L&#8217;uomo politico, è stato condannato per le relazioni avute con il boss di Cassano Antonio Forastefano. A incastrarlo tre pentiti di &#8216;ndrangheta e una valanga d&#8217;intercettazioni. </p>
<p>Pure la carriera del consigliere regionale del Pdl, Santi Zappalà, si è conclusa nel 2011 con l&#8217;arresto e poi la condanna per i rapporti che aveva stretto con uomini di spicco della &#8216;ndrangheta. I carabinieri l&#8217;hanno filmato mentre contrattava con il boss Giuseppe Pelle i termini del sostegno elettorale cui anelava. </p>
<p>Il consigliere Domenico Crea, esponente prima impegnato nel Ccd, poi nella Margherita e, infine, nella Dc di Rotondi è finito invece in manette nel 2007. A Crea è stato contestato d&#8217;aver coltivato dubbi interessi nel mondo della sanità e rapporti con pericolosi esponenti della &#8216;ndrangheta. Fatti per i quali è stato condannato.</p>
<p><strong>Gli scioglimenti</strong> La &#8216;ndrangheta, negli ultimi anni, ha poi condizionato direttamente la vita dei comuni. La circostanza è dimostrata dai tanti scioglimenti dei civici consessi. Due hanno riguardato il Cosentino: Corigliano e Amantea. </p>
<p>La cittadina ionica è ancora sotto commissariamento anche se il sindaco Pasqualina Straface (Pdl), che ha un fratello condannato per mafia, ha proposto ricorso al Consiglio di Stato che valuterà il caso a giugno. La cittadina tirrenica ha invece ottenuto l&#8217;annullamento del decreto di scioglimento ed è di nuovo governata dal sindaco Franco Tonnara (Pd). </p>
<p><strong>Gli omicidi</strong> Le cosche calabresi non hanno mai esitato ad assassinare amministratori e politici locali. Sei i casi più eclatanti da prendere in considerazione. </p>
<p>Il primo: l&#8217;omicidio dell&#8217;ex presidente delle Ferrovie dello Stato, Vico Ligato, avvenuto a Bocale (Reggio Calabria) nel 1989. L&#8217;ex parlamentare democristiano, lasciato il prestigioso incarico nazionale a causa di uno scandalo, era tornato nella città dello Stretto con l&#8217;intenzione di riprendere attivamente la sua azione politica. Un&#8217;azione destinata a condizionare la vita amministrativa reggina che non venne gradita da una parte delle consorterie della &#8216;ndrangheta che erano allora in guerra tra loro.</p>
<p>Il secondo: l&#8217;uccisione di Giannino Losardo, segretario della Procura di Paola e, soprattutto, consigliere comunale comunista a Cetraro, centro del Cosentino ad alta incidenza mafiosa. Losardo venne ammazzato nel 1980 e i responsabili del crimine sono rimasti impuniti.</p>
<p>Il terzo: l&#8217;omicidio di Giuseppe Valarioti, segretario della sezione del partito comunista di Rosarno, pure lui ucciso nel 1980, a quindici giorni di distanza da Losardo. Valarioti aveva scoperto l&#8217;infiltrazione della &#8216;ndrangheta all&#8217;interno delle cooperative che gestivano la raccolta e la lavorazione degli agrumi nella Piana di Gioia Tauro. Pure i suoi assassini sono rimasti senza volto.</p>
<p>Il quarto: l&#8217;uccisione di Francesco Fortugno, avvenuta a Locri, nell&#8217;ottobre 2005, davanti al seggio allestito per le primarie dall&#8217;Unione. I presunti mandanti e gli esecutori del delitto sono stati condannati all&#8217;ergastolo.</p>
<p>Il quinto: Michele Penna, assassinato a Filandari (Vibo Valentia) nel 2009 perchè s&#8217;era invaghito della moglie d&#8217;un boss. L&#8217;uomo era il segretario sezionale dell&#8217;Udc. I suoi assassini non sono stati individuati.</p>
<p>Il sesto: Vincenzo Gentile, sindaco di Gioia Tauro, venne ammazzato nel 1988 perché non aveva accontentato degli imprenditori paramafiosi che volevano gestire i lavori di costruzione di una discarica.</p>
<p>Esempi, solo esempi, di una regione malata&#8230;di &#8216;ndrangheta.</p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=66768&#038;Edizione=8&#038;A=20120521">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>‘Ndrangheta: il coraggio di Giuseppina, testimone contro tutta la sua famiglia &#8211; La giovane mamma calabrese ha permesso l&#8217;arresto dei familiari e il sequestri di beni per 224 milioni di euro. Arrestata aveva iniziato a collaborare con gli inquirenti della Dda di Reggio Calabria. Dopo una strana ritrattazione è tornata a essere collaboratrice di giustizia</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/19/ndrangheta-coraggio-giuseppina-testimone-contro-tutta-sua-famiglia-giovane-mamma-calabrese-permesso-larresto-dei-familiari-sequestri-beni-per-224-milioni-euro/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 18:10:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Da Rosarno all’aula bunker di Rebibbia. Sono poco meno di 650 i chilometri che separano Giuseppina Pesce, figlia, sorella e nipote di boss di una delle cosche più potenti della Calabria, dalle sue origini, dalla sua storia e dalla sua famiglia. Ma è una distanza enorme quella percorsa da questa giovane mamma di 30 anni che dal suo arresto, nell’aprile del 2010, è diventata una collaboratrice di giustizia. Che lunedì prossimo a Roma testimonierà contro gli imputati del maxi processo di Palmi – iniziato nel luglio dell’anno scorso – contro esponenti della ‘Ndrangheta che anche lei, passando per una sofferta ritrattazione, ha contribuito a far arrestare. Compresi i suoi familiari più stretti. Giuseppina è l’unica delle donne che, negli ultimi tempi, sono andate contro la ‘Ndrangheta a essere viva.<span id="more-23184"></span> </p>
<p>Maria Concetta Cacciola è morta dopo aver bevuto misteriosamente dell’acido e i suoi familiari sono in carcere per istigazione al suicidio. Il corpo di Lea Garofalo invece non è mai stato trovato. I sei uomini che sono stati condannati all’ergastolo, compreso l’ex marito e padre di sua figlia, l’avrebbero sciolta in cinquanta litri di acido. A tutte e tre queste donne è stato dedicato l’ultimo 8 marzo. </p>
<p>Nell’ottobre del 2010 Giuseppina, che all’interno della cosca aveva il compito di fare da staffetta di ordini tra il padre in carcere e i suoi uomini fuori, decide di collaborare. Dice di volere assicurare ai tre suoi figli un futuro diverso. Fuori dalla criminalità organizzata. Dove lei aveva avuto quel ruolo di collegamento per portare al di là delle sbarre le richieste estorsive. Ma anche di avere partecipato all’attività di intestazione fittizia di beni e per riciclare i soldi sporchi della cosca, che solo per farne comprendere la forza aveva un bunkerista di fiducia.</p>
<p>Una breccia, la collaborazione di Giuseppina nell’impenetrabile universo ‘ndraghetista, che ha permesso agli inquirenti calabresi, che ne sottolineano la novità e l’eccezionalità, di ricostruire la piramide del potere dei Pesce. Con Antonino, lo zio della collaboratrice, a capo e con il figlio Francesco, subentrato prima dell’arresto, al boss. E poi il ruolo di suo padre e del fratello, anche lui di nome Francesco, della madre e della sorella. Arrestati. </p>
<p>Il suo racconto, le sue dichiarazioni anche hanno permesso di sequestrare beni per 224 milioni di euro. Giuseppina ha così raccontato di avere saputo dal fratello e dal marito che esistono gerarchie e gradi, che si acquisiscono attraverso la commissione di reati. Chi dimostra maggiore capacità criminale viene promosso. Il fratello le aveva confidato di avere la “santa” e quindi di avere uno dei gradi più alti nella speciale carriera della società mafiosa. </p>
<p>Non solo i gradi, ma anche le alleanze ed ecco che così Giuseppina agli inquirenti della Dda di Reggio Calabria, l’aggiunto Michele Prestipino e il pm Alessandra Cerreti, ne descrive la composizione: “Lo so perché, come le ripeto, le dicevo ci sono le squadre, no?, e quindi loro sono i tifosi, ci sono le persone vicine alla famiglia Pesce, cioè ha le su famiglie, e la famiglia Bellocco ha le famiglie di cui parlavo prima, gli Ascone, i Cacciola (cui apparteneva Maria Concetta, amica di Giuseppina ndr), adesso mi sfugge… Olivieri, e i Cacciola sono… lui, la sua famiglia insomma, fanno parte di quelle famiglie vicine ai Bellocco, insomma…”. </p>
<p>Giuseppina, da interna, sa tante cose: “Stando dentro una famiglia che di questi discorsi ne senti, dove vai, anche… cioè anche non facendone parte, non prendendo parte ai discorsi però li senti, è così!. Eh, bisogna viverci! Non vuol dire però che si condividono, eh, questo volevo puntualizzare… le so però non vuol dire che sono cose che… cioè, magari, fa anche male saperli e anche male sentirli e anche respirarle”. </p>
<p>Chissà come deve essere respirare la ‘Ndrangheta. Le indagini che hanno riunificato le operazioni dei carabinieri “All Inside” 1 e 2 erano partite dopo l’omicidio, nell’ottobre del 2006, di Domenico Sabatino, considerato uomo dei Pesce.</p>
<p>All’improvviso però Giuseppina, era il 2 aprile dell’anno scorso, decide di interrompere la collaborazione. Non vuole più essere una pentita. In una lettera la giudice dichiara di essere stata “indotta” a fare le dichiarazioni eppure il giorno 4 aprile, interrogata dal pm che ancora non è informato della novità, risponde. </p>
<p>Solo l’11 aprile si avvale della facoltà di non rispondere e ammette di essere in contatto con la sua famiglia e con quella del marito; tutti le avevano offerto sostegno economico per le spese legali e tutto ciò di cui, rinunciando alla protezione dello Stato, avrebbe avuto bisogno per sé ed i figli. </p>
<p>Poi l’arresto a giugno per evasione dagli arresti domiciliari. Dopo qualche giorno spiega le sue ragioni. Per esempio la non condivisione da parte dei figli, pur giovanissimi, della sua collaborazione e in particolare della figlia maggiore adolescente. E poi anche un’altra verità forse quella più sentita; il timore che qualcosa di male potesse accadere ai suoi cuccioli. </p>
<p>Giuseppina era assolutamente consapevole che se quel giorno, l’11 aprile, avesse regolarmente risposto alle domande, non avrebbe più rivisto i figli. Che ora stanno con lei. Sotto protezione. Come questa mamma che respirava la ‘Ndrangheta sognava e scriveva alla sua Angela in una poesia.</p>
<p>di Giovanna Trinchella</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/19/trinchella-ndrangheta-pesce/231300/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Cosenza, annullata la Notte dei musei 2012</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 16:23:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; In seguito al tragico attentato che ha colpito l’Istituto professionale “Morvillo-Falcone” di Brindisi, il Ministro per i Beni e le Attivita Culturali, prof. Lorenzo Ornaghi, ha deciso di sospendere l’evento nazionale “La Notte dei Musei”, previsto questa sera. Con il sofferto silenzio dei luoghi della cultura, si manifesterà, oltre che la condanna di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; In seguito al tragico attentato che ha colpito l’Istituto professionale “Morvillo-Falcone” di Brindisi, il Ministro per i Beni e le Attivita Culturali, prof. Lorenzo Ornaghi, ha deciso di sospendere l’evento nazionale “La Notte dei Musei”, previsto questa sera. Con il sofferto silenzio dei luoghi della cultura, si manifesterà, oltre che la condanna di ogni gesto di violenza, la sincera partecipazione al dolore della famiglia della vittima, di tutte le persone coinvolte nell’attentato, di tutta la città di Brindisi.<span id="more-23177"></span></p>
<p>La  Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria, d’intesa con il Conservatorio “S. Giacomantonio” di Cosenza, l’Assessorato alla Cultura della Regione Calabria, la Prefettura di Cosenza, la Provincia di Cosenza e il Comune di Cosenza, si unisce al cordoglio nazionale annullando tutte le manifestazioni previste per la serata. </p>
<p>Tutti gli artisti coinvolti nelle iniziative, il personale, le maestranze e le aziende impegnate nella realizzazione degli eventi programmati presso la Galleria Nazionale di Cosenza, il Museo dei Bretti e degli Enotri, la Biblioteca Civica e la Biblioteca Provinciale condividono tale decisione.</p>
<p>La “Notte dei Musei” è un evento indirizzato in particolar modo ai giovani, principale parte lesa dal luttuoso episodio accaduto oggi a Brindisi. Soprattutto a loro e alle loro famiglie è rivolto il pensiero delle istituzioni calabresi, che individuano nella cultura un argine alla criminalità di ogni genere e una concreta possibilità di riscatto e di ritorno alla legalità.</p>
<p>Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria</p>
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		<title>Società e case: confiscati 330 milioni al re dei videopoker accusato di mafia &#8211; Provvedimento del tribunale di Reggio Calabria sul patrimonio di Gioacchino Campolo. Sigilli a due società, centinaia di immobili, auto e moto &#8211; L&#8217;uomo è sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 12:35:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Confiscati i beni del “re dei videopoker”. Il 73enne Gioacchino Campolo dovrà rinunciare a 330 milioni di euro. Il tribunale di Reggio Calabria ha disposto la confisca del patrimonio di una ditta individuale e due società e relativi conti correnti, oltre a circa 260 beni immobili, tra appartamenti, terreni, magazzini adibiti a [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Confiscati i beni del “re dei videopoker”. Il 73enne Gioacchino Campolo dovrà rinunciare a 330 milioni di euro. Il tribunale di Reggio Calabria ha disposto la confisca del patrimonio di una ditta individuale e due società e relativi conti correnti, oltre a circa 260 beni immobili, tra appartamenti, terreni, magazzini adibiti a negozio o deposito, ubicati per lo più a Reggio Calabria e provincia ma anche a Taormina, Roma e Milano e anche un appartamento a Parigi, in Rue Saint Honorè. Confiscati anche auto, veicoli commerciali e motocicli.<span id="more-23174"></span> </p>
<p>Nel luglio 2008 a Campolo furono sequestrati beni per 25 milioni. Qualche mese dopo, il 13 gennaio 2009, l’imprenditore dei videopoker fu arrestato dalla Guardia di Finanza con l’accusa di trasferimento fraudolento di valori, e subì un secondo sequestro di beni per un valore di circa 35 milioni di euro, nell’ambito dell’operazione “Geremia”. </p>
<p>Il collegio presieduto da Kate Tassone, che si è pronunciato l’8 maggio su richiesta del Procuratore della Repubblica, ha sottoposto Campolo alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza per 4 anni. Il 5 settembre del 2009 a Campolo fu notificato in carcere, ancora dalle Fiamme Gialle, un nuovo provvedimento restrittivo, con l’accusa di estorsione in danno di locali imprenditori, cui avrebbe imposto di utilizzare le proprie macchinette, aggravata dalle modalità mafiose (in quell’occasione fu arrestato Andrea Gaetano Zindato, 25enne presunto esponente dell’omonima famiglia mafiosa). </p>
<p>Per quest’accusa Campolo è stato condannato in primo grado a 18 anni di reclusione nel gennio 2011. Nel luglio 2010 sempre la Guardia di Finanza, con l’operazione “Les Diables”, emersero nuove accuse per Campolo, ritenuto dagli investigatori legato a vari esponenti della ‘ndrangheta reggina. Tra i collaboratori di giustizia che hanno accusato Campolo figurano Paolo Ianno, ex componente della cosca Condello, Antonino Fiume e Giovanni Battista Fracapane, questi ultimi due ex componenti della cosca De Stefano.</p>
<p>Ancora, secondo le accuse, Campolo avrebbe sistematicamente aggirato la normativa sui videopoker e avrebbe dotato gli apparecchi da gioco che gestiva di marchingegni capaci di consentire vincite in denaro. Campolo è stato scarcerato lo scorso marzo per motivi di salute. Avrebbe accumulato enormi somme di denaro da mettere a disposizione di esponenti di vertice della ‘ndrangheta. </p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/18/sequestrati-milioni-videopoker-campolo-indagato-ndrangheta/233473/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;inchiesta &#8220;Acqua sporca&#8221;: l&#8217;esasperazione senza fine dei cittadini &#8211; La prima denuncia risale al luglio del 2009 e da allora le proteste degli utenti sono rimbalzate da un ufficio all&#8217;altro &#8211; Analisi effettuate in modo saltuario, documentazione carente, verifiche e controlli insufficienti</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/18/linchiesta-acqua-sporca-lesasperazione-senza-fine-dei-cittadini-prima-denuncia-risale-luglio-del-2009-allora-proteste-degli-utenti-sono-rimbalzate-ufficio-allaltro/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 09:04:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Era il luglio del 2009 quando un cittadino di Piscopio denunciava la fuoriuscita dal rubinetto della propria abitazione di acqua scura e maleodorante. Iniziava così l&#8217;attività di controllo dei Nas. Al contempo, l&#8217;acquisizione da parte dei carabinieri della documentazione fornita dall&#8217;Asp vibonese faceva emergere una non conformità dal punto di vista microbiologico [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Era il luglio del 2009 quando un cittadino di Piscopio denunciava la fuoriuscita dal rubinetto della propria abitazione di acqua scura e maleodorante. Iniziava così l&#8217;attività di controllo dei Nas. Al contempo, l&#8217;acquisizione da parte dei carabinieri della documentazione fornita dall&#8217;Asp vibonese faceva emergere una non conformità dal punto di vista microbiologico dei campioni di acqua prelevati il 20 aprile 2009 dalla fontana pubblica della zona &#8220;Calvario&#8221; di Piscopio. <span id="more-23169"></span></p>
<p>Emergeva poi che sino al luglio 2009 l&#8217;ufficio &#8220;Igiene e sanità pubblica&#8221; dell&#8217;Asp non aveva espletato alcun prelievo, mentre dalla documentazione trasmessa dall&#8217;Asp ai carabinieri saltava subito in evidenza la mancanza dei referti analitici relativi ai mesi di gennaio e luglio 2009 riguardo le analisi chimiche.</p>
<p>Stando alla ricostruzione degli inquirenti, alla richiesta di chiarimenti su tale mancanze, il direttore del dipartimento dell&#8217;Asp, Cesare Pasqua, aveva riferito che non era stato possibile trasmettere le analisi richieste in quanto in quei mesi il campionamento non era stato effettuato. Il dottore Pasqua riferiva inoltre che l&#8217;Asp aveva effettuato nel 2009 i campionamenti di acqua potabile sull&#8217;intero territorio provinciale secondo un calendario che non prevedeva il controllo di routine tutti i mesi. </p>
<p>«Già in questa prima occasione – evidenzia il pm Michele Sirgiovanni – emergevano quindi delle carenze nell&#8217;attività di monitoraggio di tutte le sostanze prescritte nei controlli di verifica da parte dell&#8217;Asp». Intanto, il 5 giugno 2009 il Comune di Vibo invitava la cittadinanza a non utilizzare l&#8217;acqua per usi alimentari, mentre nei giorni successivi palazzo &#8220;Luigi Razza&#8221; comunicava che le analisi espletate insieme alla Sorical confermavano la potabilità dell&#8217;acqua. Gli accertamenti tecnici espletati nel frattempo dai Nas non permettevano però di risalire alla causa dell&#8217;episodio di inquinamento denunciato nel mese di luglio dal cittadino di Piscopio.</p>
<p>L&#8217;inchiesta &#8220;Acqua sporca&#8221;, che vede 26 persone raggiunte da avviso di garanzia, prende invece il via dall&#8217;inquinamento dell&#8217;acqua potabile verificatosi a Vibo il 15 agosto 2010, quando diversi cittadini iniziarono a lamentare la fuoriuscita di acqua marrone e dall&#8217;odore nauseabondo dai rubinetti delle proprie abitazioni. </p>
<p>Scattava quindi una nuova ordinanza del sindaco Nicola D&#8217;Agostino – indagato insieme al suo predecessore Franco Sammarco per erogazione di acqua non potabile – con la quale si vietava nella zona di Vibo-centro l&#8217;uso alimentare e potabile del prezioso liquido. L&#8217;ordinanza scatenava però diverse manifestazioni di protesta da parte dei cittadini (in primis della signora Patrizia Cappelletti) e il Comune provvedeva a chiedere nuove verifiche sulla potabilità dell&#8217;acqua all&#8217;Asp ed alla Sorical, la quale rispondeva che si era verificato un difetto all&#8217;impianto di disinfezione dell&#8217;Alaco. </p>
<p>Giungevano intanto i primi risultati delle analisi chimiche espletate dall&#8217;Arpacal sui campioni di acqua prelevati all&#8217;uscita del serbatoio denominato &#8220;Sopraelevato&#8221; di Vibo che evidenziavano valori di potabilità fuori legge. Stessi risultati anche per i campioni di acqua prelevati nel giugno 2010 a Piscopio, all&#8217;ospedale &#8220;Jazzolino&#8221; e nelle tre Vene, mentre i parametri risultavano conformi solo a Porto Salvo e nella zona di via Giovanni XXIII della città capoluogo, anche se nella stessa si evidenziava un eccesso di ferro.</p>
<p>Gli accertamenti tecnici disposti dalla Procura – in persona del procuratore Mario Spagnuolo e del pm Michele Sirgiovanni – portavano quindi ad accertare una «carenza documentale da parte dell&#8217;Asp giustificata in maniera alquanto inusuale», oltre alla mancanza all&#8217;Asp di Catanzaro, distretto di Soverato, della certificazione attestante la categoria di appartenenza dell&#8217;acqua di superficie del torrente Alaco ed anche la mancanza della documentazione sui piani di controllo e verifica. La stessa Asp catanzarese non sarebbe inoltre stata in grado di accertare quanto richiesto dai Nas sull&#8217;utilizzo dei parassitari nell&#8217;impianto dell&#8217;Alaco.</p>
<p>Il sindaco Nicola D&#8217;Agostino, stando ai rilievi della Procura, non avrebbe poi fornito alcuna risposta ai Nas – nel novembre 2010 – in relazione alla documentazione contenente il giudizio di qualità sulle acque provenienti dall&#8217;Alaco e tale certificazione non sarebbe stata rinvenuta neppure negli uffici della Regione «verosimilmente – conclude la Procura – poichè inesistente».</p>
<p>di Giuseppe Baglivo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=65694&#038;Edizione=11&#038;A=20120518">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>«Così si può vincere la &#8216;ndrangheta» &#8211; Monsignor Giancarlo Bregantini è tornato in Calabria per partecipare a un&#8217;iniziativa sul tema della libertà e della lotta alla mafia promosso dalla Diocesi &#8211; Lanciato un appello a favore dei giovani: in questo tempo servono più certezze e meno precarietà</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/18/cosi-puo-vincere-ndrangheta-monsignor-giancarlo-bregantini-tornato-calabria-per-partecipare-uniniziativa-sul-tema-della-liberta-della-lotta-alla-mafia-promosso-dalla/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 08:43:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; «La &#8216;ndrangheta incarnazione del male si vince con il bene». Dopo circa dieci lunghi anni trascorsi alla guida della Diocesi di Locri-Gerace, monsignor Giancarlo Bregantini, arcivescovo della Diocesi di Campobasso, ha maturato la convinzione che il potere dei clan, che dominano ogni centimetro del territorio calabrese, si può sconfiggere costruendo un nuovo [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; «La &#8216;ndrangheta incarnazione del male si vince con il bene». Dopo circa dieci lunghi anni trascorsi alla guida della Diocesi di Locri-Gerace, monsignor Giancarlo Bregantini, arcivescovo della Diocesi di Campobasso, ha maturato la convinzione che il potere dei clan, che dominano ogni centimetro del territorio calabrese, si può sconfiggere costruendo un nuovo modello di società che abbia come fondamenta i valori liberanti del Cristianesimo. «Non basta – ha affermato il prelato – militarizzare il territorio per vincere le consorterie mafiose. Se si vogliono ottenere risultati positivi in questa difficile battaglia contro &#8220;le forze del male&#8221; occorre vincere &#8220;la cultura della precarietà&#8221; che strangola il Mezzogiorno d&#8217;Italia.<span id="more-23163"></span> </p>
<p>Mai come in questo momento i giovani, che vivono in questo territorio, hanno bisogno di certezze per continuare a credere nel futuro. Se si vogliono strappare al male bisogna offrire loro occasioni di speranza che hanno un nome preciso: scuole, lavoro, centri di aggregazione, momenti formativi e spazi di confronto per ritrovare la fiducia perduta nei partiti che hanno perso la loro credibilità per le continue ruberie a cui ormai ci hanno abituati».</p>
<p>Monsignor Bregantini, convinto che la società calabrese si possa liberare dalla stretta mafiosa che la soffoca, prima ancora di parlare di lotta alla &#8216;ndrangheta ha sottolineato che «l&#8217;altro nemico da sconfiggere, in questo momento storico, è la crisi economica che ha aggravato ulteriormente la posizione di tanti giovani che non hanno più la voglia di programmare il loro futuro. Oltre alle risorse economiche con questa crisi è venuta meno anche la speranza. La paura ha preso il sopravvento per cui nelle nuove generazioni si è spento il desiderio di costruire. Nell&#8217;assenza di certezze e nel relativismo etico la stessa &#8216;ndrangheta trova il terreno fertile per attecchire. Allora – ha aggiunto – se si vuole sconfiggere le mafie bisogna riempire questo vuoto esistenziale che genera il male con la spiritualità, un valore che si è andato via via affievolendo».</p>
<p>L&#8217;arcivescovo con un passato da operaio, di fronte alla mancanza di certezze, ha chiamato in causa i partiti da cui può partire la riscossa. «La politica – ha rimarcato – deve entrare in contatto con la precarietà e i problemi dei giovani se si vuole ricominciare a risalire la china. I partiti devono purificarsi per ridare speranza a chi l&#8217;ha persa a causa della crisi economica. L&#8217;etica e la bellezza sono i valori da cui ripartire per creare nuovi spazi di speranza soprattutto per i giovani».</p>
<p>Anche l&#8217;intervento del vescovo monsignor Luigi Renzo, che ha promosso l&#8217;incontro in collaborazione con il Sistema bibliotecario vibonese, ha ribadito che la &#8216;ndrangheta si sconfigge ricreando condizioni sociali diverse. «La strada da seguire – ha osservato il vescovo – è quella della verità. Liberare la mafia e liberarci della mafia significa costruire un mondo migliore in cui il bene comune è al centro del bene di tutti. La bellezza ci libererà dal male. Dobbiamo guardare a Dio per cancellare le negatività che pervadono la nostra società. Le mafie sono espressione di questa perdita di infinito. La bellezza e la verità ci farà liberi da ogni condizionamento negativo».</p>
<p>Nel corso dell&#8217;incontro sul tema &#8220;La verità vi farà liberi. Liberare la mafia. Liberarsi dalla mafia&#8221;, il dottore Pietro Schirripa ha presentato l&#8217;ultimo libro di monsignor Bregantini &#8220;Non possiamo tacere&#8221;. Il libro è il racconto-testimonianza toccante di un uomo del Nord, che anni fa decise di essere religioso, prete operaio, cappellano delle carceri e infine vescovo al Sud. La stampa internazionale lo ha definito vescovo antindrangheta ed è diventato un simbolo della lotta alle mafie nella Chiesa e nel mondo laico. </p>
<p>«Questo libro – ha spiegato Schirripa – è il racconto dei giorni in cui, diventato vescovo della Diocesi di Locri-Gerace venne accolto da una finta bomba sotto il palco in &#8220;segno di benvenuto&#8221; e alle forze dell&#8217;ordine che gli intimavano di accettare la scorta oppose un secco rifiuto. Vescovo della gente fra la gente, con alcuni fedeli della Diocesi si recò a Duisburg dopo la strage del ferragosto 2007 per sostenere la comunità immigrata calabrese in Germania. Nel libro – ha proseguito – si alternano storie drammatiche – che documentano l&#8217;ambiguità di un potere criminale che si insinua nell&#8217;atteggiamento di chi paga al bar, nell&#8217;ostentazione della ricchezza, nelle faide quasi sempre decise dalle donne, nel rischio di connivenze fra chiesa e clan mafiosi – a tante storie positive di cooperazione e di collaborazione con le associazioni antiracket».</p>
<p>All&#8217;incontro, moderato dal direttore del sistema bibliotecario vibonese Gilberto Floriani, sono intervenuti, fra gli altri, il prefetto Michele di Bari, il sindaco Nicola D&#8217;Agostino e l&#8217;ex presidente di Confindustria Calabria Pippo Callipo.</p>
<p>di Lino Fresca</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=65687&#038;Edizione=11&#038;A=20120518">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Iniziati i controlli sulle schede sequestrate &#8211; Le indagini della Digos continuano con le audizioni di persone informate sui fatti. Sotto i riflettori anche il dossier consegnato in Procura &#8211; Attesa per il ricorso al Tar annunciato dalla coalizione che ha sostenuto la candidatura di Scalzo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 08:29:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Continuano a tamburo battente gli accertamenti delegati alla Digos dal sostituto procuratore Gerardo Dominijanni, titolare del fascicolo sulla presunta compravendita di voti che si è arricchito successivamente anche del dossier su altre anomalie segnalate dal centrosinistra. In queste ore sarebbero iniziati i controlli materiali sulle schede sequestrate sabato scorso: innanzitutto gli inquirenti starebbero [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Continuano a tamburo battente gli accertamenti delegati alla Digos dal sostituto procuratore Gerardo Dominijanni, titolare del fascicolo sulla presunta compravendita di voti che si è arricchito successivamente anche del dossier su altre anomalie segnalate dal centrosinistra. In queste ore sarebbero iniziati i controlli materiali sulle schede sequestrate sabato scorso: innanzitutto gli inquirenti starebbero cercando riscontri all&#8217;ipotesi che siano state utilizzate strisce normografate con il nome di un candidato consegnate agli elettori in cambio di denaro. E proprio in relazione al sospetto di compravendita di voti o di indebite pressioni sono in corso decine di audizioni di persone informate sui fatti<span id="more-23160"></span>, a partire da rappresentanti di lista del centrosinistra che avrebbero lavorato in alcune sezioni particolarmente attenzionate dagli inquirenti. </p>
<p>Da quest&#8217;attività ovviamente top secret potrebbero emergere eventuali elementi utili alle indagini, che potrebbero anche muoversi su più fronti. Da un lato c&#8217;è infatti la questione specifica per la quale sono state iscritte tre persone nel registro degli indagati, dall&#8217;altro ci sono gli aspetti rimarcati in più sedi e in diversi momenti dalla coalizione che ha sostenuto la candidatura di Salvatore Scalzo.</p>
<p>L&#8217;attenzione degli inquirenti è massima, anche perché sanno di operare su un terreno particolarmente accidentato. Ieri l&#8217;ennesima giornata di attesa si è vissuta sull&#8217;onda d&#8217;urto della manifestazione organizzata dal centrosinistra in piazza Prefettura. La coalizione si sta muovendo su più fronti: il dossier consegnato in Procura, l&#8217;annunciato ricorso al Tribunale amministrativo regionale, la richiesta alla commissione elettorale centrale di &#8220;congelare&#8221; la proclamazione degli eletti in consiglio comunale e il coinvolgimento ai massimi livelli del Ministero dell&#8217;Interno attraverso un &#8220;fuoco di fila&#8221; d&#8217;interpellanze. </p>
<p>E c&#8217;è particolare attesa proprio della posizione che esprimerà il ministro Annamaria Cancellieri nell&#8217;illustrare la propria risposta alle interpellanze parlamentari; in questo senso sarebbero continui i contatti con la Prefettura che inevitabilmente fa da &#8220;stantuffo&#8221; tra il Governo centrale e quanto accade sul territorio. </p>
<p>Sia in sede di confronto parlamentare che probabilmente di ricorso al Tar potrebbe assumere notevole importanza il verbale della commissione elettorale centrale relativo alla sezione 85, quella dov&#8217;è stato riscontrato «un numero di schede votate e scrutinate (886) superiore al numero dei votanti (884), un numero di voti validi di lista (823) inferiore al numero di voti validi attribuiti ai candidati al Consiglio comunale (828) e anche al numero dei voti validi attribuiti ai candidati a sindaco (877)». </p>
<p>All&#8217;esito del controllo dell&#8217;ufficio centrale, è emerso pure che «i votanti nella sezione sono stati effettivamente 884, ma che alcuni di essi (19 maschi e 10 femmine) sono stati registrati due volte nel &#8220;registro delle tessere elettorali&#8221;: più precisamente nei suddetti registri – si legge nel verbale della commissione – è stata rinvenuta una doppia iscrizione del numero identificativo dell&#8217;elettore e, in corrispondenza di tale numero, quello della tessera elettorale esibita, numero che, in alcuni casi, risulta lo stesso per entrambe le annotazioni; in altri casi, invece, risulta diverso, ossia risultano annotati due diversi numeri di tessera elettorale in relazione al medesimo elettore». </p>
<p>Di carne al fuoco ce n&#8217;è tanta, senza considerare le presunte anomalie segnalate dal centrosinistra con tanto di nomi e cognomi di persone pronte a testimoniare.</p>
<p>di (g.l.r.)</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=65325&#038;Edizione=9&#038;A=20120518">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”, prosegue l&#8217;impegno: in programma due incontri pubblici &#8211; &#8220;La Regione si prepara a svendere definitivamente il patrimonio idrico della Calabria&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 14:33:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La conferenza stampa indetta dalla Regione Calabria per fare il punto della situazione sulla gestione delle acque in Calabria ha confermato tutte le preoccupazioni espresse dal Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”. Nel corso di tale conferenza è stato confermato l’ormai prossimo abbandono di Veolia ed è stata difesa la scelta della Sorical di tagliare l’acqua ai Comuni calabresi morosi auspicando, tra l’altro, che la società di gestione possa direttamente rivalersi sui cittadini per i pagamenti. È stato pure comunicato che verrà predisposto un bando per la scelta di un nuovo socio privato al quale si potrà anche affidare la maggioranza assoluta delle quote societarie. <span id="more-23152"></span></p>
<p>È necessario a questo punto ricordare che la democrazia, parola che deriva dal greco, significa etimologicamente “governo del popolo” e che la più alta espressione di democrazia nel nostro Paese è rappresentata dal referendum. Nello scorso giugno la maggioranza assoluta del popolo Italiano ha detto che l’Acqua deve uscire dal mercato e che i profitti devono uscire dall’Acqua; anche nella nostra Regione si è avuto un risultato incredibile, con oltre 800.000 calabresi che hanno ribadito la volontà di una gestione pubblica, partecipata e democratica del Nostro Bene Comune più prezioso. </p>
<p>La volontà del popolo va rispettata sempre, soprattutto quando si esprime con una maggioranza assoluta, come è avvenuto in Calabria dove i voti favorevoli alla gestione pubblica dell’Acqua hanno superato di centinaia di migliaia quelli conferiti all’attuale presidente Scopelliti.</p>
<p>Il Coordinamento Calabrese “Bruno Arcuri” nel corso di questi anni ha evidenziato numerose zone d’ombra nella gestione della società mista So.Ri.Cal. S.p.A., che ha da sempre definito trasversale ai due schieramenti politici: gli investimenti previsti nella Convenzione Regione-Sorical e non realizzati, il mutuo acceso dalla Sorical con la Depfa-bank nota per i cosiddetti derivati finanziari, l’illegittimità delle tariffe applicate ai Comuni calabresi, ribadita da ben tre sentenze della Corte Costituzionale. </p>
<p>Ma piuttosto che dare risposte e chiarimenti, dovuti a tutti i cittadini calabresi, i nostri politici preferiscono estrarre dal cilindro, con ostinazione, soluzioni che vanno nella direzione diametralmente opposta a quella indicata dal Referendum dello scorso giugno, arrivando a prefigurare un socio privato avente la maggioranza assoluta delle azioni. </p>
<p>Evidentemente questi anni, in cui l’acqua in Calabria è stata gestita secondo modalità privatistiche, non hanno insegnato nulla ai nostri politici, nonostante le gravi problematiche emerse e rilevate anche dalla recente relazione della Corte dei Conti. Pur detenendo formalmente la maggioranza delle azioni della Sorical, la Regione non è stata in grado di garantire alcuna forma di controllo, neanche quelle più immediate ed evidenti sulla tariffazione (basti pensare all’ormai famoso errore di conversione lire-euro). </p>
<p>Con la volontà di cedere definitivamente la gestione in mano ai privati, in spregio alla volontà espressa dal popolo, una classe politica e burocratica che continuamente mostra la sua scarsa competenza ed affidabilità si prepara a svendere definitivamente il patrimonio idrico della nostra regione, magari accontentandosi in cambio del solito piatto di lenticchie costituito da qualche poltroncina per il trombato di turno e qualche posticino di lavoro precario per mantenere in caldo le clientele.</p>
<p>Sappiano gli ideatori di questo disegno che da parte nostra proseguiremo l’impegno a tramutare in azioni reali la volontà popolare, ricordando che l’Acqua è un Bene Comune, cioè un Bene che appartiene a tutti e che deve essere quindi gestito in maniera democratica e partecipata, senza che sia realizzato alcun profitto. E lo faremo in modo propositivo. </p>
<p>Nonostante le forti intimidazioni per mano fascista agli attivisti del Csoa &#8220;A. Cartella&#8221;, protagonisti della battaglia per l&#8217;acqua pubblica in Calabria, intendiamo andare avanti. </p>
<p>Due incontri pubblici sono già in programma a breve, <strong>domenica 20 alle 17.00 al teatro Umberto a Lamezia e venerdì 25 alle 17.30 alla Casa delle Culture a Cosenza</strong>, in cui prefigureremo insieme, in forma partecipata e consapevole, il futuro dell’acqua in queste due città.</p>
<p><em><strong>Si scrive Acqua ma si legge Democrazia!</strong></em></p>
<p>Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>“Nel segno del mito”: mostra di dipinti di Maurizio Carnevali al Complesso museale “Casino Macrì” di Locri</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 14:14:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>In occasione della notte dei musei di sabato 19 maggio, terza tappa per la mostra itinerante di dipinti di Maurizio Carnevali dal titolo “Nel segno del mito”. Dopo l’esposizione al convento di Santa Chiara di Vibo Valentia e al Museo Archeologico Lametino, è la volta del complesso museale del Casino Macrì presso il parco archeologico [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione della notte dei musei di sabato 19 maggio, terza tappa per la mostra itinerante di dipinti di Maurizio Carnevali dal titolo “Nel segno del mito”. Dopo l’esposizione al convento di Santa Chiara di Vibo Valentia e al Museo Archeologico Lametino, è la volta del complesso museale del Casino Macrì presso il parco archeologico di Locri, dove verrà inaugurata alle ore 18.30.<span id="more-23157"></span> </p>
<p>La scelta di sedi espositive già in sé ricche di suggestioni mette in gioco la relazione tra i luoghi e le opere di Carnevali, che spiega: “Non cerco per le opere di questa mostra sedi “mute”, dove le tele si ammirino una dopo l’altra come se fossero ognuna conclusa in sé; cerco muri che siano partecipi anch’essi di un dialogo con le storie che i quadri raccontano; storie che emergono da un passato che è tutt’altro che trascorso e che è metafora dei nostri giorni – come di ogni tempo dell’uomo”. </p>
<p>La raccolta infatti ripercorre uno dei temi più cari al pittore calabrese: i miti greci raccontati e rielaborati in una visione  che, una volta di più, umanizza gli dei mentre trasporta gli uomini in un orizzonte mitico fatto di colori densi e di sfondi controversi, dai quali le immagini emergono come da un caos primordiale. </p>
<p>La loro leggibilità non contrasta con le domande che ogni quadro sembra porre a chi lo guarda: domande che riguardano la più intima fibra dell’uomo, il perché della sua esistenza, la ricerca di un senso, la proiezione obbligata verso il mondo ulteriore al quale siamo destinati senza poterlo conoscere. </p>
<p>Un’ampia sezione della mostra è stata studiata ad hoc per la sede locrese: Carnevali ha infatti realizzato una serie di dipinti sui culti locresi e sulla poetessa greca Nosside, mentre una sala sarà dedicata a una raccolta sui Centauri e un’altra ancora accoglierà i dipinti sui miti della Magna Grecia, già precedentemente messi in mostra. </p>
<p>A Nosside Carnevali ha inoltre dedicato due serie di cartelle di dodici litografie l’una, ispirate a ognuna delle liriche conosciute della grande poetessa locrese.</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Intimidito ancora prima dell&#8217;insediamento &#8211; Una cartuccia e un biglietto davanti l&#8217;ingresso del garage della casa del sindaco che solo dieci giorni fa è stato eletto dai suoi concittadini &#8211; Giuseppe Corrado: «Mi sento molto amareggiato, ma voglio provare ad andare avanti lo stesso»</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 09:33:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>DASA&#8217; (VV) &#8211; Una pesante intimidazione è stata indirizzata al neo sindaco Giuseppe Corrado. Ha vinto le elezioni da meno di dieci giorni, deve ancora prestare giuramento e insediarsi, ma c&#8217;è già qualcuno che vuole spiegargli chi comanda veramente. La brutta sorpresa ieri mattina. A scoprirla è stata la moglie del primo cittadino. Davanti all&#8217;ingresso [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DASA&#8217; (VV) &#8211; Una pesante intimidazione è stata indirizzata al neo sindaco Giuseppe Corrado. Ha vinto le elezioni da meno di dieci giorni, deve ancora prestare giuramento e insediarsi, ma c&#8217;è già qualcuno che vuole spiegargli chi comanda veramente. La brutta sorpresa ieri mattina. A scoprirla è stata la moglie del primo cittadino. Davanti all&#8217;ingresso del garage, c&#8217;era, a terra, una cartuccia calibro 12 a palla asciutta, di quelle utilizzate per la caccia al cinghiale, adagiata sopra un biglietto nel quale era possibile leggere soltanto un numero uno.<span id="more-23148"></span></p>
<p>Il proiettile e il biglietto sono stati ritrovati pochi minuti dopo le 8. È quindi probabile che siano stati lasciati nel corso della notte o alle prime luci dell&#8217;alba. Nessuno si è accorto di nulla. Chi ha lasciato questo messaggio conosceva l&#8217;abitazione del sindaco e ha saltato la recinzione che separa l&#8217;abitazione dalla strada, arrivando agevolmente sin alla porta del garage.</p>
<p>L&#8217;intimidazione è stata denunciata ai Carabinieri della stazione di Arena che hanno subito avviato le indagini con il supporto del Reparto operativo del comando provinciale, guidato dal maggiore Vittorio Carrara. Dell&#8217;episodio è stato anche informato il prefetto, Michele Di Bari, che già nel pomeriggio di ieri ha voluto ricevere il sindaco Corrado, incoraggiandolo a proseguire nel mandato che gli hanno affidato i cittadini, sapendo di poter contare sulla vicinanza dello Stato e delle istituzioni.</p>
<p>«Provo grande amarezza e – ha dichiarato Corrado – sul futuro non ho certezze. Ai Carabinieri e al prefetto ho detto che posso ricollegare questo episodio alla carica che mi hanno attribuito i cittadini, anche se devo ancora insediarmi. Ricopro anche l&#8217;incarico di segretario generale dei comuni di Gioia Tauro e Sant&#8217;Onofrio ma, prima d&#8217;ora, mai avevo ricevuto messaggi di questo tenore. Gli amici della lista &#8220;Per il bene comune&#8221; mi hanno invitato ad andare avanti e io ci proverò. Sabato insediamo il consiglio e la giunta. Spero che sia il primo e l&#8217;ultimo messaggio di questo tipo che mi viene indirizzato perché, in caso contrario, non so se me la sentirò di andare avanti. Se non dovessi avvertire intorno a me le necessarie condizioni di sicurezza, non esiterei a lasciare ai prefetti il compito di amministrare anche questo comune».</p>
<p>Sono parole colme di tristezza. L&#8217;incoraggiamento a Corrado arriva, oltre che dal prefetto e dai Carabinieri che gli hanno assicurato il massimo sforzo per identificare gli autori di questo atto, anche dalle forze politiche. Il consiglio comunale, come detto, s&#8217;insedierà soltanto sabato, ma sia il gruppo di maggioranza &#8220;Per il bene comune&#8221; che i consiglieri Francesco Cosentino (&#8220;Liberi per Dasà&#8221;) e Domenico Scaturchio (&#8220;Rinnoviamo Dasà&#8221;) hanno manifestato piena e incondizionata solidarietà. I consiglieri di minoranza Scaturchio e Cosentino hanno anche rilasciato una dichiarazione nella quale definiscono «vile» l&#8217;intimidazione subita al sindaco e ribadiscono la loro contrarietà a qualsiasi forma di violenza e alla mafia, chiedendo alle istituzioni «maggiore attenzione» alla tutela della persona del sindaco e dei principi della democrazia.</p>
<p>di Alessandro Bongiorno</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=65243&#038;Edizione=11&#038;A=20120517">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Problema Sant&#8217;Anna, balneazione a rischio &#8211; Nella fiumara, che sfocia sulla spiaggia di Bivona, finiscono parte delle fogne del Cancello Rosso, rifiuti e altri materiali raccolti lungo il suo corso &#8211; Eliminate le griglie nessun intervento è stato realizzato per dirottare il carico nella condotta sottomarina</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 09:21:58 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; A stagione estiva praticamente iniziata si fanno i conti con i problemi legati alla depurazione. Un copione letto e riletto considerato che, puntualmente, ogni anno si prendono impegni, si illustrano progetti, si promettono interventi. Qualche lavoro terra-terra viene poi fatto in extremis, si salva – per modo dire – la balneazione per qualche settimana, tutti stanno zitti e sul problema cala il silenzio. Si riprende a parlarne poi a inizio d&#8217;anno, più o meno. La Sezione turismo di Confindustria, per la verità, quest&#8217;anno è partita in largo anticipo cercando di mettere dei punti fermi, come per la questione dei fanghi.<span id="more-23145"></span> </p>
<p>Inoltre la cessione dell&#8217;Ato con il passaggio di consegne ai Comuni e i progetti della Regione verso un sistema integrato calabrese hanno riproposto prima del tempo qualche interrogativo. A conti fatti, però, le emergenze restano e non c&#8217;è bisogno di guardare lontano perché il problema dei problemi i vibonesi lo hanno in casa e si chiama Sant&#8217;Anna.</p>
<p>Ancora oggi, nonostante i fondi messi a disposizione negli anni – in particolar modo quando assessore regionale all&#8217;Ambiente era Silvio Greco – e nonostante un progetto praticamente &#8220;regalato&#8221; al Comune dal Consorzio industriale, la situazione si presenta al quanto critica e, rimanendo così le cose, più di un punto interrogativo penderà sulla balneazione in quanto le acque convogliate dal Sant&#8217;Anna finiranno direttamente in mare.</p>
<p>Negli anni passati a frenare l&#8217;immissione nel mare di Bivona del carico del Sant&#8217;Anna – fiumara che in estate dovrebbe essere asciutta – c&#8217;erano delle griglie. Una delle tante soluzioni tampone, della rosa delle cose da non ripetere ma da risolvere, a cui l&#8217;allora assessore Greco mise mano riuscendo a ottenere, solo per la depurazione del capoluogo, circa otto milioni di euro. Da qui gli interventi progettati e realizzati soprattutto dal Consorzio industriale.</p>
<p>E nella strategia degli interventi il Sant&#8217;Anna rivestiva un ruolo prioritario. Solo che, a oggi, le griglie – che comunque non andavano bene – non ci sono più, ma al tempo stesso nessun intervento è stato realizzato per risolvere, appunto, il problema. In pratica nella fiumara, che sbocca nel mare di Bivona, finisce parte delle acque depurate nell&#8217;impianto della Silica. Questo di per sè non costituirebbe un problema se non fosse per il fatto che nel fosso del Sant&#8217;Anna finiscono anche scarichi fognari, materiali vari e rifiuti ingrossando così il carico che arriva direttamente sulla spiaggia. </p>
<p>Per avere un&#8217;idea basti pensare agli scarichi fognari non collettati del Cancello Rosso che arrivano nella fiumara, le zone di frana che il corso attraversa, i materiali che raccoglie nella sua discesa e i lavori alla foce. Insomma la fiumara Sant&#8217;Anna diventa collettore di inquinamenti vari.</p>
<p>Per venire a capo della matassa c&#8217;era e c&#8217;è un solo intervento da fare: dirottare il carico che arriva alla foce verso la condotta sottomarina. Un intervento realizzabile anche perché i tecnici del Consorzio industriale avevano già progettato il tutto con l&#8217;obiettivo di mettere un punto all&#8217;annosa questione, sollecitando il Comune a intervenire in questa direzione. Ma siamo quasi a giugno e la &#8220;questione Sant&#8217;Anna&#8221; è pronta a esplodere quando ci sarà da fare i conti con la balneazione.</p>
<p>di Marialucia Conistabile</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=65231&#038;Edizione=11&#038;A=20120517">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Galleria Nazionale di Cosenza &#8211; Notte dei Musei 2012: Fra suoni e visioni</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 15:48:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Sabato 19 maggio prossimo, a Cosenza, Palazzo Arnone, dalle ore 19.00 alle 02.00, la Galleria Nazionale di Cosenza (GNC) rimane aperta al pubblico in occasione della Notte dei Musei proponendo Fra suoni e visioni, un mix di visite guidate, arti visive, musica e teatro. Una lunga e magica notte fra i capolavori d’arte [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Sabato 19 maggio prossimo, a Cosenza, Palazzo Arnone, dalle ore 19.00 alle 02.00, la Galleria Nazionale di Cosenza (GNC) rimane aperta al pubblico in occasione della <strong>Notte dei Musei</strong> proponendo <em>Fra suoni e visioni</em>, un mix di visite guidate, arti visive, musica e teatro. Una lunga e magica notte fra i capolavori d’arte della Galleria Nazionale di Cosenza avvolta dalle straordinarie note eseguite dal Conservatorio di Musica “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza, partner storico dell’evento. <span id="more-23142"></span></p>
<p>La Galleria Nazionale di Cosenza in questa occasione torna a proporre l’arte contemporanea: alle 19.00 si terrà l’inaugurazione della mostra Dialogo con l’ombra, a cura di Fabio De Chirico, soprintendente BSAE della Calabria  e di Andrea Romoli Barberini, che documenta la recente ricerca condotta da Giulio Telarico, artista cosentino, presentando circa 20 opere pittoriche e <em>La Stanza segnata</em>, suggestiva installazione <em>site specific</em>. </p>
<p>Nel corso della <em>Notte dei Musei</em> collaboratori esterni della Soprintendenza BSAE della Calabria presenteranno <em>Oltre il visibile</em>, avvincente percorso alla scoperta dei tanti affascinanti segreti custoditi dalle opere della Galleria Nazionale di Cosenza e guide d’eccezione, gli studenti del liceo classico Bernardino Telesio di Cosenza, illustreranno ai visitatori gli splendidi dipinti della GNC.</p>
<p>Alle 20.30 e, in replica alle 22.30, un’attenzione speciale sarà riservata ai piccoli ospiti della GNC ai quali la Compagnia Libero Teatro di Cosenza dedicherà la performance interattiva <em>Tele-in-visione</em>, per raccontare, divertendo, <em>Jezabel divorata dai cani</em>, <em>Ercole libera Teseo</em> ed <em>Ercole libera Prometeo</em>, opere fra le più significative di Luca Giordano e Mattia Preti. </p>
<p>Nelle ore del <em>latenight show</em>, dopo la mezzanotte e fino alle due del mattino, Dj Set <em>shirt vs t-shirt</em> intratterrà il pubblico dei nottambuli.</p>
<p>La <em>Notte dei Musei</em> coinvolgerà anche altri luoghi d’arte e di cultura della città di Cosenza: il Museo dei Brettii e degli Enotri, la Biblioteca Civica, la Biblioteca Provinciale di Cosenza e le gallerie d’arte  tutti aperti fino a tarda notte per celebrare questo straordinario evento.</p>
<p>Per facilitare e incentivare la partecipazione alla <em>Notte dei Musei</em> il Comune di Cosenza e l’Amaco hanno predisposto gratuitamente un servizio di navetta che da Piazza Bilotti per tutta la durata dell’evento consentirà di raggiungere agevolmente tutti i luoghi coinvolti. </p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>C.s.o.a. &#8220;Cartella&#8221;: dopo l’incendio una manifestazione il 26 maggio ed una campagna per la ricostruzione</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 15:31:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Non ci poteva essere sveglia più triste a buttarci giù dal letto ieri mattina. La notizia che la struttura, che per dieci anni ci ha visto discutere, lavorare, creare, cantare, suonare, crescere, stava andando letteralmente in fumo è stata un pugno allo stomaco, un colpo tremendo. La vista poi di quelle pareti [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Non ci poteva essere sveglia più triste a buttarci giù dal letto ieri mattina. La notizia che la struttura, che per dieci anni ci ha visto discutere, lavorare, creare, cantare, suonare, crescere, stava andando letteralmente in fumo è stata un pugno allo stomaco, un colpo tremendo. La vista poi di quelle pareti di cemento rimaste in piedi, mentre tutto quello che c’era dentro, sopra, di lato, era stato trasformato in cenere e detriti contorti dal calore, è stato il colpo del definitivo Knock Out.<span id="more-23137"></span></p>
<p>Ma presto il senso di smarrimento, di confusione, è stato spazzato via dall’incredibile fiume di solidarietà che ci ha sommerso: dal quartiere, dalla città, dall’Italia tutta è stato un continuo chiamare, chiedere, offrire braccia, mezzi, soldi. Un abbraccio talmente caloroso da ridarci immediatamente forza, voglia, combattività. Una vicinanza talmente eterogenea quanto sincera, da essere per noi più legittimante di qualsiasi carta bollata, figlia del riconoscimento del lavoro svolto in questi anni.</p>
<p>“Ricostruire il Cartella, più bello e più grande di prima”, abbiamo detto nel corso di una partecipatissima assemblea, tenutasi ieri pomeriggio, vicino a quelle macerie ancora fumanti. Lo ricostruiremo noi, come abbiamo sempre fatto, con l’aiuto di tutti quelli che sono al nostro fianco, di tutti quelli che dalla Val di Susa a Palermo, dal Friuli alla Puglia, ci stanno dicendo di essere pronti a sostenerci in qualsiasi modo.</p>
<p>Lo ricostruiremo perché non abbiamo alcuna intenzione di arrenderci a chi, con questo vile atto, pensa di poter chiudere la nostra esperienza, e soprattutto distogliere il nostro impegno politico. </p>
<p>Se la mano che ha compiuto questo vile atto è facilmente individuabile nella bassa manovalanza fascista e mafiosa, purtroppo sempre numerosa in questa città, la mente è per noi da individuare nella tanto famosa area grigia, in tutti quei gruppi affaristici, di interesse, che considerano questo territorio una enorme speculazione, e le casse pubbliche bancomat privati. Vorrebbero che tutti i nostri sforzi si riversassero sulla difesa degli spazi, sullo scontro ideologico e sull’antifascismo, senza preoccuparci più della privatizzazione dei servizi pubblici, della svendita del territorio a fini speculativi, della tremenda crisi economica e soprattutto sociale in cui versa la nostra città. </p>
<p>Se il fine è questo, hanno sbagliato di grosso!</p>
<p>Il Cartella è stato ferito sì, ma è vivo e vegeto.</p>
<p>Stiamo verificando le condizioni per una <strong>manifestazione</strong> contro ogni tentativo di far chiudere questa esperienza, per la difesa degli spazi sociali, da tenersi <strong>sabato 26 maggio</strong>. </p>
<p>Stiamo vagliando, insieme ai nostri tecnici e legali, le modalità per avviare al più presto la ricostruzione della struttura fortemente danneggiata, che sarà sostenuta dal lancio di una campagna nazionale di solidarietà.</p>
<p>Nel frattempo, confermiamo tutte le iniziative già programmate, e diamo appuntamento a tutte e tutti per sabato 19 maggio, per la chiusura delle tre giornate contro l’omofobia che l’ArciGay e gli altri promotori hanno deciso di far tenere al Cartella, e i cui proventi andranno nella cassa di solidarietà per la ricostruzione.</p>
<p>Centro Sociale Occupato Autogestito “Angelina Cartella”</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Allarme gioco d&#8217;azzardo, serve un giro di vite &#8211; L&#8217;amministrazione comunale sta lavorando a una serie di interventi per sensibilizzare i cittadini e regolamentare un mercato impazzito &#8211; Numerosi i casi patologici curati dal Sert che ha dovuto creare un gruppo di lavoro ad hoc per la ludopatia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:24:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Ti piace rovinarti facile? Entra in una tabaccheria o in un bar e fatti attrarre dalle mille occasioni di gioco, scommessa e puntata che sono disponibili. Soprattutto, spalanca il portafoglio. La ludopatia, o gambling se soffrite di anglosassonite, è un problema serio, anzi serissimo, che miete vittime ogni giorno e in ogni angolo. [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Ti piace rovinarti facile? Entra in una tabaccheria o in un bar e fatti attrarre dalle mille occasioni di gioco, scommessa e puntata che sono disponibili. Soprattutto, spalanca il portafoglio. La ludopatia, o gambling se soffrite di anglosassonite, è un problema serio, anzi serissimo, che miete vittime ogni giorno e in ogni angolo. Non solo giovani con la passione per le puntate ma anche anziani travolti dai &#8220;giochi&#8221; tradizionali, ragazzini che impazziscono per i tentativi on line e padri di famiglia che rovinano tutto restando attaccati per ore alle micidiali macchinette videopoker<span id="more-23133"></span> che imperversano anzitutto nei bar, alla portata di tutti i clienti, compresi ragazzini e adolescenti che magari entrano solo per un gelato o un pacco di gomme americane. </p>
<p>Il problema è molto più serio di quel che appare, tant&#8217;è che pure la Conferenza episcopale italiana è scesa in campo in prima persona a sottolineare la pericolosità del fenomeno.</p>
<p><strong>Sert in allerta.</strong> I timori sono drammaticamente confermati dal Sert, diretto da Fernanda Magnelli, che negli ultimi tempi ha dovuto attrezzarsi con un gruppo di lavoro ad hoc per affrontare la dipendenza dal gioco d&#8217;azzardo. Non sono pochi i malati in cura dai professionisti dell&#8217;Azienda sanitaria, spesso con famiglie sfasciate o comunque danneggiate dalla mania del papà, o della mamma, perché anche le donne scivolano nel gorgo. Il percorso terapeutico abbraccia tutto il nucleo famigliare, e non è facile da seguire. Ma è fondamentale per provare a uscirne, così come succede per doga, alcol, fumo.</p>
<p><strong>Palazzo attento.</strong> Forze dell&#8217;ordine ed enti locali non possono bloccare la diffusione del gioco d&#8217;azzardo, però possono disciplinarlo in modo da evitare gli eccessi e garantire un minimo di tutela anzitutto per i cosiddetti soggetti deboli. Proprio a questo sta lavorando l&#8217;amministrazione comunale, con gli assessori Luciano Vigna (Attività produttive) e Marina Machì (Educazione) impegnati in prima persona. </p>
<p>«Dal punto di vista etico è un sistema alquanto discutibile. I Comuni – chiarisce Vigna – possono porre in essere due rimedi. Uno di tipo educativo, e infatti l&#8217;assessore Machì sta lavorando una serie di opuscoli informativi sui rischi della ludopatia, con la distribuzione, come successo a Verona, in tutti gli esercizi. Importante è pure l&#8217;aspetto regolamentare. Ritengo che uno degli elementi a rischio sia legato alla territorialità. Le sale da gioco devono essere lontane da centri sensibili: ospedali, case di cura, scuole, strutture socio assistenziali. Stiamo lavorando a un regolamento che vieti la presenza di tali macchine infernali a meno di 250-300 metri da esse. Un altro punto su cui possiamo intervenire – insiste Vigna – è la separazione delle sale dedicate, che devono essere riservate solo ai maggiorenni, dalle aree comuni». </p>
<p>In coda l&#8217;assessore scuote le forze dell&#8217;ordine, sottolineando che potrebbero vigilare sugli esercenti che consentono l&#8217;utilizzo dei videopoker ai minorenni. «Ma servono forze cospicue che non mi pare ci siano. Ecco perché dobbiamo lavorare anzitutto sulla strada educativa». </p>
<p><strong>La testimonianza.</strong> Francesco Spatafora è titolare d&#8217;un bar che ha detto no alle macchinette mangiasoldi. «Ho preso questa decisione perché il gioco non rientra in un concetto di moralità rispetto all&#8217;esercizio della nostra professione. L&#8217;intrattenimento è una cosa, l&#8217;azzardo un&#8217;altra. È giusto che si giochi nei casinò – insiste – ma no nei bar perché ci sono bambini. Capisco che può essere un&#8217;operazione di business, al pari di Lotto Superenalotto e via dicendo, ma non bisogna dimenticare che il banco vince sempre, quindi è difficile che una giocata ci possa cambiare la vita». </p>
<p>Spatafora, che è anche presidente della cellula cosentina della Federazione italiana pubblici esercenti (Fipe), sottolinea l&#8217;ipocrisia d&#8217;uno Stato che con una mano incassa i guadagni delle varie lotterie e con l&#8217;altro le vieta. «Un po&#8217; come avviene con la vendita nei bar degli alcolici agli under 16 – conclude – i quali però poi vanno nei supermercati e comprano ciò che vogliono». Spatafora sottolinea la volontà di non criminalizzare nessuno, perché a suo dire il problema non è la macchinetta in sé ma l&#8217;uso che se ne fa.</p>
<p>di Domenico Marino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=64442&#038;Edizione=8&#038;A=20120516">gazzettadelsud.it</a></p>
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