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	<title>Calabria Notizie</title>
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		<title>Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”, prosegue l&#8217;impegno: in programma due incontri pubblici &#8211; &#8220;La Regione si prepara a svendere definitivamente il patrimonio idrico della Calabria&#8221;</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/17/coordinamento-calabrese-acqua-pubblica-bruno-arcuri-prosegue-limpegno-programma-due-incontri-pubblici-regione-prepara-svendere-definitivamente-patrimonio-idrico/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 14:33:00 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La conferenza stampa indetta dalla Regione Calabria per fare il punto della situazione sulla gestione delle acque in Calabria ha confermato tutte le preoccupazioni espresse dal Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”. Nel corso di tale conferenza è stato confermato l’ormai prossimo abbandono di Veolia ed è stata difesa la scelta della Sorical di tagliare l’acqua ai Comuni calabresi morosi auspicando, tra l’altro, che la società di gestione possa direttamente rivalersi sui cittadini per i pagamenti. È stato pure comunicato che verrà predisposto un bando per la scelta di un nuovo socio privato al quale si potrà anche affidare la maggioranza assoluta delle quote societarie. <span id="more-23152"></span></p>
<p>È necessario a questo punto ricordare che la democrazia, parola che deriva dal greco, significa etimologicamente “governo del popolo” e che la più alta espressione di democrazia nel nostro Paese è rappresentata dal referendum. Nello scorso giugno la maggioranza assoluta del popolo Italiano ha detto che l’Acqua deve uscire dal mercato e che i profitti devono uscire dall’Acqua; anche nella nostra Regione si è avuto un risultato incredibile, con oltre 800.000 calabresi che hanno ribadito la volontà di una gestione pubblica, partecipata e democratica del Nostro Bene Comune più prezioso. </p>
<p>La volontà del popolo va rispettata sempre, soprattutto quando si esprime con una maggioranza assoluta, come è avvenuto in Calabria dove i voti favorevoli alla gestione pubblica dell’Acqua hanno superato di centinaia di migliaia quelli conferiti all’attuale presidente Scopelliti.</p>
<p>Il Coordinamento Calabrese “Bruno Arcuri” nel corso di questi anni ha evidenziato numerose zone d’ombra nella gestione della società mista So.Ri.Cal. S.p.A., che ha da sempre definito trasversale ai due schieramenti politici: gli investimenti previsti nella Convenzione Regione-Sorical e non realizzati, il mutuo acceso dalla Sorical con la Depfa-bank nota per i cosiddetti derivati finanziari, l’illegittimità delle tariffe applicate ai Comuni calabresi, ribadita da ben tre sentenze della Corte Costituzionale. </p>
<p>Ma piuttosto che dare risposte e chiarimenti, dovuti a tutti i cittadini calabresi, i nostri politici preferiscono estrarre dal cilindro, con ostinazione, soluzioni che vanno nella direzione diametralmente opposta a quella indicata dal Referendum dello scorso giugno, arrivando a prefigurare un socio privato avente la maggioranza assoluta delle azioni. </p>
<p>Evidentemente questi anni, in cui l’acqua in Calabria è stata gestita secondo modalità privatistiche, non hanno insegnato nulla ai nostri politici, nonostante le gravi problematiche emerse e rilevate anche dalla recente relazione della Corte dei Conti. Pur detenendo formalmente la maggioranza delle azioni della Sorical, la Regione non è stata in grado di garantire alcuna forma di controllo, neanche quelle più immediate ed evidenti sulla tariffazione (basti pensare all’ormai famoso errore di conversione lire-euro). </p>
<p>Con la volontà di cedere definitivamente la gestione in mano ai privati, in spregio alla volontà espressa dal popolo, una classe politica e burocratica che continuamente mostra la sua scarsa competenza ed affidabilità si prepara a svendere definitivamente il patrimonio idrico della nostra regione, magari accontentandosi in cambio del solito piatto di lenticchie costituito da qualche poltroncina per il trombato di turno e qualche posticino di lavoro precario per mantenere in caldo le clientele.</p>
<p>Sappiano gli ideatori di questo disegno che da parte nostra proseguiremo l’impegno a tramutare in azioni reali la volontà popolare, ricordando che l’Acqua è un Bene Comune, cioè un Bene che appartiene a tutti e che deve essere quindi gestito in maniera democratica e partecipata, senza che sia realizzato alcun profitto. E lo faremo in modo propositivo. </p>
<p>Nonostante le forti intimidazioni per mano fascista agli attivisti del Csoa &#8220;A. Cartella&#8221;, protagonisti della battaglia per l&#8217;acqua pubblica in Calabria, intendiamo andare avanti. </p>
<p>Due incontri pubblici sono già in programma a breve, <strong>domenica 20 alle 17.00 al teatro Umberto a Lamezia e venerdì 25 alle 17.30 alla Casa delle Culture a Cosenza</strong>, in cui prefigureremo insieme, in forma partecipata e consapevole, il futuro dell’acqua in queste due città.</p>
<p><em><strong>Si scrive Acqua ma si legge Democrazia!</strong></em></p>
<p>Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>“Nel segno del mito”: mostra di dipinti di Maurizio Carnevali al Complesso museale “Casino Macrì” di Locri</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 14:14:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>In occasione della notte dei musei di sabato 19 maggio, terza tappa per la mostra itinerante di dipinti di Maurizio Carnevali dal titolo “Nel segno del mito”. Dopo l’esposizione al convento di Santa Chiara di Vibo Valentia e al Museo Archeologico Lametino, è la volta del complesso museale del Casino Macrì presso il parco archeologico [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione della notte dei musei di sabato 19 maggio, terza tappa per la mostra itinerante di dipinti di Maurizio Carnevali dal titolo “Nel segno del mito”. Dopo l’esposizione al convento di Santa Chiara di Vibo Valentia e al Museo Archeologico Lametino, è la volta del complesso museale del Casino Macrì presso il parco archeologico di Locri, dove verrà inaugurata alle ore 18.30.<span id="more-23157"></span> </p>
<p>La scelta di sedi espositive già in sé ricche di suggestioni mette in gioco la relazione tra i luoghi e le opere di Carnevali, che spiega: “Non cerco per le opere di questa mostra sedi “mute”, dove le tele si ammirino una dopo l’altra come se fossero ognuna conclusa in sé; cerco muri che siano partecipi anch’essi di un dialogo con le storie che i quadri raccontano; storie che emergono da un passato che è tutt’altro che trascorso e che è metafora dei nostri giorni – come di ogni tempo dell’uomo”. </p>
<p>La raccolta infatti ripercorre uno dei temi più cari al pittore calabrese: i miti greci raccontati e rielaborati in una visione  che, una volta di più, umanizza gli dei mentre trasporta gli uomini in un orizzonte mitico fatto di colori densi e di sfondi controversi, dai quali le immagini emergono come da un caos primordiale. </p>
<p>La loro leggibilità non contrasta con le domande che ogni quadro sembra porre a chi lo guarda: domande che riguardano la più intima fibra dell’uomo, il perché della sua esistenza, la ricerca di un senso, la proiezione obbligata verso il mondo ulteriore al quale siamo destinati senza poterlo conoscere. </p>
<p>Un’ampia sezione della mostra è stata studiata ad hoc per la sede locrese: Carnevali ha infatti realizzato una serie di dipinti sui culti locresi e sulla poetessa greca Nosside, mentre una sala sarà dedicata a una raccolta sui Centauri e un’altra ancora accoglierà i dipinti sui miti della Magna Grecia, già precedentemente messi in mostra. </p>
<p>A Nosside Carnevali ha inoltre dedicato due serie di cartelle di dodici litografie l’una, ispirate a ognuna delle liriche conosciute della grande poetessa locrese.</p>
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		<title>Intimidito ancora prima dell&#8217;insediamento &#8211; Una cartuccia e un biglietto davanti l&#8217;ingresso del garage della casa del sindaco che solo dieci giorni fa è stato eletto dai suoi concittadini &#8211; Giuseppe Corrado: «Mi sento molto amareggiato, ma voglio provare ad andare avanti lo stesso»</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 09:33:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>DASA&#8217; (VV) &#8211; Una pesante intimidazione è stata indirizzata al neo sindaco Giuseppe Corrado. Ha vinto le elezioni da meno di dieci giorni, deve ancora prestare giuramento e insediarsi, ma c&#8217;è già qualcuno che vuole spiegargli chi comanda veramente. La brutta sorpresa ieri mattina. A scoprirla è stata la moglie del primo cittadino. Davanti all&#8217;ingresso [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DASA&#8217; (VV) &#8211; Una pesante intimidazione è stata indirizzata al neo sindaco Giuseppe Corrado. Ha vinto le elezioni da meno di dieci giorni, deve ancora prestare giuramento e insediarsi, ma c&#8217;è già qualcuno che vuole spiegargli chi comanda veramente. La brutta sorpresa ieri mattina. A scoprirla è stata la moglie del primo cittadino. Davanti all&#8217;ingresso del garage, c&#8217;era, a terra, una cartuccia calibro 12 a palla asciutta, di quelle utilizzate per la caccia al cinghiale, adagiata sopra un biglietto nel quale era possibile leggere soltanto un numero uno.<span id="more-23148"></span></p>
<p>Il proiettile e il biglietto sono stati ritrovati pochi minuti dopo le 8. È quindi probabile che siano stati lasciati nel corso della notte o alle prime luci dell&#8217;alba. Nessuno si è accorto di nulla. Chi ha lasciato questo messaggio conosceva l&#8217;abitazione del sindaco e ha saltato la recinzione che separa l&#8217;abitazione dalla strada, arrivando agevolmente sin alla porta del garage.</p>
<p>L&#8217;intimidazione è stata denunciata ai Carabinieri della stazione di Arena che hanno subito avviato le indagini con il supporto del Reparto operativo del comando provinciale, guidato dal maggiore Vittorio Carrara. Dell&#8217;episodio è stato anche informato il prefetto, Michele Di Bari, che già nel pomeriggio di ieri ha voluto ricevere il sindaco Corrado, incoraggiandolo a proseguire nel mandato che gli hanno affidato i cittadini, sapendo di poter contare sulla vicinanza dello Stato e delle istituzioni.</p>
<p>«Provo grande amarezza e – ha dichiarato Corrado – sul futuro non ho certezze. Ai Carabinieri e al prefetto ho detto che posso ricollegare questo episodio alla carica che mi hanno attribuito i cittadini, anche se devo ancora insediarmi. Ricopro anche l&#8217;incarico di segretario generale dei comuni di Gioia Tauro e Sant&#8217;Onofrio ma, prima d&#8217;ora, mai avevo ricevuto messaggi di questo tenore. Gli amici della lista &#8220;Per il bene comune&#8221; mi hanno invitato ad andare avanti e io ci proverò. Sabato insediamo il consiglio e la giunta. Spero che sia il primo e l&#8217;ultimo messaggio di questo tipo che mi viene indirizzato perché, in caso contrario, non so se me la sentirò di andare avanti. Se non dovessi avvertire intorno a me le necessarie condizioni di sicurezza, non esiterei a lasciare ai prefetti il compito di amministrare anche questo comune».</p>
<p>Sono parole colme di tristezza. L&#8217;incoraggiamento a Corrado arriva, oltre che dal prefetto e dai Carabinieri che gli hanno assicurato il massimo sforzo per identificare gli autori di questo atto, anche dalle forze politiche. Il consiglio comunale, come detto, s&#8217;insedierà soltanto sabato, ma sia il gruppo di maggioranza &#8220;Per il bene comune&#8221; che i consiglieri Francesco Cosentino (&#8220;Liberi per Dasà&#8221;) e Domenico Scaturchio (&#8220;Rinnoviamo Dasà&#8221;) hanno manifestato piena e incondizionata solidarietà. I consiglieri di minoranza Scaturchio e Cosentino hanno anche rilasciato una dichiarazione nella quale definiscono «vile» l&#8217;intimidazione subita al sindaco e ribadiscono la loro contrarietà a qualsiasi forma di violenza e alla mafia, chiedendo alle istituzioni «maggiore attenzione» alla tutela della persona del sindaco e dei principi della democrazia.</p>
<p>di Alessandro Bongiorno</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=65243&#038;Edizione=11&#038;A=20120517">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Problema Sant&#8217;Anna, balneazione a rischio &#8211; Nella fiumara, che sfocia sulla spiaggia di Bivona, finiscono parte delle fogne del Cancello Rosso, rifiuti e altri materiali raccolti lungo il suo corso &#8211; Eliminate le griglie nessun intervento è stato realizzato per dirottare il carico nella condotta sottomarina</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/17/problema-santanna-balneazione-rischio-nella-fiumara-che-sfocia-sulla-spiaggia-bivona-finiscono-parte-delle-fogne-del-cancello-rosso-rifiuti-altri-materiali-raccolti-lungo-suo-corso/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 09:21:58 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; A stagione estiva praticamente iniziata si fanno i conti con i problemi legati alla depurazione. Un copione letto e riletto considerato che, puntualmente, ogni anno si prendono impegni, si illustrano progetti, si promettono interventi. Qualche lavoro terra-terra viene poi fatto in extremis, si salva – per modo dire – la balneazione per qualche settimana, tutti stanno zitti e sul problema cala il silenzio. Si riprende a parlarne poi a inizio d&#8217;anno, più o meno. La Sezione turismo di Confindustria, per la verità, quest&#8217;anno è partita in largo anticipo cercando di mettere dei punti fermi, come per la questione dei fanghi.<span id="more-23145"></span> </p>
<p>Inoltre la cessione dell&#8217;Ato con il passaggio di consegne ai Comuni e i progetti della Regione verso un sistema integrato calabrese hanno riproposto prima del tempo qualche interrogativo. A conti fatti, però, le emergenze restano e non c&#8217;è bisogno di guardare lontano perché il problema dei problemi i vibonesi lo hanno in casa e si chiama Sant&#8217;Anna.</p>
<p>Ancora oggi, nonostante i fondi messi a disposizione negli anni – in particolar modo quando assessore regionale all&#8217;Ambiente era Silvio Greco – e nonostante un progetto praticamente &#8220;regalato&#8221; al Comune dal Consorzio industriale, la situazione si presenta al quanto critica e, rimanendo così le cose, più di un punto interrogativo penderà sulla balneazione in quanto le acque convogliate dal Sant&#8217;Anna finiranno direttamente in mare.</p>
<p>Negli anni passati a frenare l&#8217;immissione nel mare di Bivona del carico del Sant&#8217;Anna – fiumara che in estate dovrebbe essere asciutta – c&#8217;erano delle griglie. Una delle tante soluzioni tampone, della rosa delle cose da non ripetere ma da risolvere, a cui l&#8217;allora assessore Greco mise mano riuscendo a ottenere, solo per la depurazione del capoluogo, circa otto milioni di euro. Da qui gli interventi progettati e realizzati soprattutto dal Consorzio industriale.</p>
<p>E nella strategia degli interventi il Sant&#8217;Anna rivestiva un ruolo prioritario. Solo che, a oggi, le griglie – che comunque non andavano bene – non ci sono più, ma al tempo stesso nessun intervento è stato realizzato per risolvere, appunto, il problema. In pratica nella fiumara, che sbocca nel mare di Bivona, finisce parte delle acque depurate nell&#8217;impianto della Silica. Questo di per sè non costituirebbe un problema se non fosse per il fatto che nel fosso del Sant&#8217;Anna finiscono anche scarichi fognari, materiali vari e rifiuti ingrossando così il carico che arriva direttamente sulla spiaggia. </p>
<p>Per avere un&#8217;idea basti pensare agli scarichi fognari non collettati del Cancello Rosso che arrivano nella fiumara, le zone di frana che il corso attraversa, i materiali che raccoglie nella sua discesa e i lavori alla foce. Insomma la fiumara Sant&#8217;Anna diventa collettore di inquinamenti vari.</p>
<p>Per venire a capo della matassa c&#8217;era e c&#8217;è un solo intervento da fare: dirottare il carico che arriva alla foce verso la condotta sottomarina. Un intervento realizzabile anche perché i tecnici del Consorzio industriale avevano già progettato il tutto con l&#8217;obiettivo di mettere un punto all&#8217;annosa questione, sollecitando il Comune a intervenire in questa direzione. Ma siamo quasi a giugno e la &#8220;questione Sant&#8217;Anna&#8221; è pronta a esplodere quando ci sarà da fare i conti con la balneazione.</p>
<p>di Marialucia Conistabile</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=65231&#038;Edizione=11&#038;A=20120517">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Galleria Nazionale di Cosenza &#8211; Notte dei Musei 2012: Fra suoni e visioni</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 15:48:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Sabato 19 maggio prossimo, a Cosenza, Palazzo Arnone, dalle ore 19.00 alle 02.00, la Galleria Nazionale di Cosenza (GNC) rimane aperta al pubblico in occasione della Notte dei Musei proponendo Fra suoni e visioni, un mix di visite guidate, arti visive, musica e teatro. Una lunga e magica notte fra i capolavori d’arte [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Sabato 19 maggio prossimo, a Cosenza, Palazzo Arnone, dalle ore 19.00 alle 02.00, la Galleria Nazionale di Cosenza (GNC) rimane aperta al pubblico in occasione della <strong>Notte dei Musei</strong> proponendo <em>Fra suoni e visioni</em>, un mix di visite guidate, arti visive, musica e teatro. Una lunga e magica notte fra i capolavori d’arte della Galleria Nazionale di Cosenza avvolta dalle straordinarie note eseguite dal Conservatorio di Musica “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza, partner storico dell’evento. <span id="more-23142"></span></p>
<p>La Galleria Nazionale di Cosenza in questa occasione torna a proporre l’arte contemporanea: alle 19.00 si terrà l’inaugurazione della mostra Dialogo con l’ombra, a cura di Fabio De Chirico, soprintendente BSAE della Calabria  e di Andrea Romoli Barberini, che documenta la recente ricerca condotta da Giulio Telarico, artista cosentino, presentando circa 20 opere pittoriche e <em>La Stanza segnata</em>, suggestiva installazione <em>site specific</em>. </p>
<p>Nel corso della <em>Notte dei Musei</em> collaboratori esterni della Soprintendenza BSAE della Calabria presenteranno <em>Oltre il visibile</em>, avvincente percorso alla scoperta dei tanti affascinanti segreti custoditi dalle opere della Galleria Nazionale di Cosenza e guide d’eccezione, gli studenti del liceo classico Bernardino Telesio di Cosenza, illustreranno ai visitatori gli splendidi dipinti della GNC.</p>
<p>Alle 20.30 e, in replica alle 22.30, un’attenzione speciale sarà riservata ai piccoli ospiti della GNC ai quali la Compagnia Libero Teatro di Cosenza dedicherà la performance interattiva <em>Tele-in-visione</em>, per raccontare, divertendo, <em>Jezabel divorata dai cani</em>, <em>Ercole libera Teseo</em> ed <em>Ercole libera Prometeo</em>, opere fra le più significative di Luca Giordano e Mattia Preti. </p>
<p>Nelle ore del <em>latenight show</em>, dopo la mezzanotte e fino alle due del mattino, Dj Set <em>shirt vs t-shirt</em> intratterrà il pubblico dei nottambuli.</p>
<p>La <em>Notte dei Musei</em> coinvolgerà anche altri luoghi d’arte e di cultura della città di Cosenza: il Museo dei Brettii e degli Enotri, la Biblioteca Civica, la Biblioteca Provinciale di Cosenza e le gallerie d’arte  tutti aperti fino a tarda notte per celebrare questo straordinario evento.</p>
<p>Per facilitare e incentivare la partecipazione alla <em>Notte dei Musei</em> il Comune di Cosenza e l’Amaco hanno predisposto gratuitamente un servizio di navetta che da Piazza Bilotti per tutta la durata dell’evento consentirà di raggiungere agevolmente tutti i luoghi coinvolti. </p>
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		<title>C.s.o.a. &#8220;Cartella&#8221;: dopo l’incendio una manifestazione il 26 maggio ed una campagna per la ricostruzione</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 15:31:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Non ci poteva essere sveglia più triste a buttarci giù dal letto ieri mattina. La notizia che la struttura, che per dieci anni ci ha visto discutere, lavorare, creare, cantare, suonare, crescere, stava andando letteralmente in fumo è stata un pugno allo stomaco, un colpo tremendo. La vista poi di quelle pareti [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Non ci poteva essere sveglia più triste a buttarci giù dal letto ieri mattina. La notizia che la struttura, che per dieci anni ci ha visto discutere, lavorare, creare, cantare, suonare, crescere, stava andando letteralmente in fumo è stata un pugno allo stomaco, un colpo tremendo. La vista poi di quelle pareti di cemento rimaste in piedi, mentre tutto quello che c’era dentro, sopra, di lato, era stato trasformato in cenere e detriti contorti dal calore, è stato il colpo del definitivo Knock Out.<span id="more-23137"></span></p>
<p>Ma presto il senso di smarrimento, di confusione, è stato spazzato via dall’incredibile fiume di solidarietà che ci ha sommerso: dal quartiere, dalla città, dall’Italia tutta è stato un continuo chiamare, chiedere, offrire braccia, mezzi, soldi. Un abbraccio talmente caloroso da ridarci immediatamente forza, voglia, combattività. Una vicinanza talmente eterogenea quanto sincera, da essere per noi più legittimante di qualsiasi carta bollata, figlia del riconoscimento del lavoro svolto in questi anni.</p>
<p>“Ricostruire il Cartella, più bello e più grande di prima”, abbiamo detto nel corso di una partecipatissima assemblea, tenutasi ieri pomeriggio, vicino a quelle macerie ancora fumanti. Lo ricostruiremo noi, come abbiamo sempre fatto, con l’aiuto di tutti quelli che sono al nostro fianco, di tutti quelli che dalla Val di Susa a Palermo, dal Friuli alla Puglia, ci stanno dicendo di essere pronti a sostenerci in qualsiasi modo.</p>
<p>Lo ricostruiremo perché non abbiamo alcuna intenzione di arrenderci a chi, con questo vile atto, pensa di poter chiudere la nostra esperienza, e soprattutto distogliere il nostro impegno politico. </p>
<p>Se la mano che ha compiuto questo vile atto è facilmente individuabile nella bassa manovalanza fascista e mafiosa, purtroppo sempre numerosa in questa città, la mente è per noi da individuare nella tanto famosa area grigia, in tutti quei gruppi affaristici, di interesse, che considerano questo territorio una enorme speculazione, e le casse pubbliche bancomat privati. Vorrebbero che tutti i nostri sforzi si riversassero sulla difesa degli spazi, sullo scontro ideologico e sull’antifascismo, senza preoccuparci più della privatizzazione dei servizi pubblici, della svendita del territorio a fini speculativi, della tremenda crisi economica e soprattutto sociale in cui versa la nostra città. </p>
<p>Se il fine è questo, hanno sbagliato di grosso!</p>
<p>Il Cartella è stato ferito sì, ma è vivo e vegeto.</p>
<p>Stiamo verificando le condizioni per una <strong>manifestazione</strong> contro ogni tentativo di far chiudere questa esperienza, per la difesa degli spazi sociali, da tenersi <strong>sabato 26 maggio</strong>. </p>
<p>Stiamo vagliando, insieme ai nostri tecnici e legali, le modalità per avviare al più presto la ricostruzione della struttura fortemente danneggiata, che sarà sostenuta dal lancio di una campagna nazionale di solidarietà.</p>
<p>Nel frattempo, confermiamo tutte le iniziative già programmate, e diamo appuntamento a tutte e tutti per sabato 19 maggio, per la chiusura delle tre giornate contro l’omofobia che l’ArciGay e gli altri promotori hanno deciso di far tenere al Cartella, e i cui proventi andranno nella cassa di solidarietà per la ricostruzione.</p>
<p>Centro Sociale Occupato Autogestito “Angelina Cartella”</p>
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		<title>Allarme gioco d&#8217;azzardo, serve un giro di vite &#8211; L&#8217;amministrazione comunale sta lavorando a una serie di interventi per sensibilizzare i cittadini e regolamentare un mercato impazzito &#8211; Numerosi i casi patologici curati dal Sert che ha dovuto creare un gruppo di lavoro ad hoc per la ludopatia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:24:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Ti piace rovinarti facile? Entra in una tabaccheria o in un bar e fatti attrarre dalle mille occasioni di gioco, scommessa e puntata che sono disponibili. Soprattutto, spalanca il portafoglio. La ludopatia, o gambling se soffrite di anglosassonite, è un problema serio, anzi serissimo, che miete vittime ogni giorno e in ogni angolo. [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Ti piace rovinarti facile? Entra in una tabaccheria o in un bar e fatti attrarre dalle mille occasioni di gioco, scommessa e puntata che sono disponibili. Soprattutto, spalanca il portafoglio. La ludopatia, o gambling se soffrite di anglosassonite, è un problema serio, anzi serissimo, che miete vittime ogni giorno e in ogni angolo. Non solo giovani con la passione per le puntate ma anche anziani travolti dai &#8220;giochi&#8221; tradizionali, ragazzini che impazziscono per i tentativi on line e padri di famiglia che rovinano tutto restando attaccati per ore alle micidiali macchinette videopoker<span id="more-23133"></span> che imperversano anzitutto nei bar, alla portata di tutti i clienti, compresi ragazzini e adolescenti che magari entrano solo per un gelato o un pacco di gomme americane. </p>
<p>Il problema è molto più serio di quel che appare, tant&#8217;è che pure la Conferenza episcopale italiana è scesa in campo in prima persona a sottolineare la pericolosità del fenomeno.</p>
<p><strong>Sert in allerta.</strong> I timori sono drammaticamente confermati dal Sert, diretto da Fernanda Magnelli, che negli ultimi tempi ha dovuto attrezzarsi con un gruppo di lavoro ad hoc per affrontare la dipendenza dal gioco d&#8217;azzardo. Non sono pochi i malati in cura dai professionisti dell&#8217;Azienda sanitaria, spesso con famiglie sfasciate o comunque danneggiate dalla mania del papà, o della mamma, perché anche le donne scivolano nel gorgo. Il percorso terapeutico abbraccia tutto il nucleo famigliare, e non è facile da seguire. Ma è fondamentale per provare a uscirne, così come succede per doga, alcol, fumo.</p>
<p><strong>Palazzo attento.</strong> Forze dell&#8217;ordine ed enti locali non possono bloccare la diffusione del gioco d&#8217;azzardo, però possono disciplinarlo in modo da evitare gli eccessi e garantire un minimo di tutela anzitutto per i cosiddetti soggetti deboli. Proprio a questo sta lavorando l&#8217;amministrazione comunale, con gli assessori Luciano Vigna (Attività produttive) e Marina Machì (Educazione) impegnati in prima persona. </p>
<p>«Dal punto di vista etico è un sistema alquanto discutibile. I Comuni – chiarisce Vigna – possono porre in essere due rimedi. Uno di tipo educativo, e infatti l&#8217;assessore Machì sta lavorando una serie di opuscoli informativi sui rischi della ludopatia, con la distribuzione, come successo a Verona, in tutti gli esercizi. Importante è pure l&#8217;aspetto regolamentare. Ritengo che uno degli elementi a rischio sia legato alla territorialità. Le sale da gioco devono essere lontane da centri sensibili: ospedali, case di cura, scuole, strutture socio assistenziali. Stiamo lavorando a un regolamento che vieti la presenza di tali macchine infernali a meno di 250-300 metri da esse. Un altro punto su cui possiamo intervenire – insiste Vigna – è la separazione delle sale dedicate, che devono essere riservate solo ai maggiorenni, dalle aree comuni». </p>
<p>In coda l&#8217;assessore scuote le forze dell&#8217;ordine, sottolineando che potrebbero vigilare sugli esercenti che consentono l&#8217;utilizzo dei videopoker ai minorenni. «Ma servono forze cospicue che non mi pare ci siano. Ecco perché dobbiamo lavorare anzitutto sulla strada educativa». </p>
<p><strong>La testimonianza.</strong> Francesco Spatafora è titolare d&#8217;un bar che ha detto no alle macchinette mangiasoldi. «Ho preso questa decisione perché il gioco non rientra in un concetto di moralità rispetto all&#8217;esercizio della nostra professione. L&#8217;intrattenimento è una cosa, l&#8217;azzardo un&#8217;altra. È giusto che si giochi nei casinò – insiste – ma no nei bar perché ci sono bambini. Capisco che può essere un&#8217;operazione di business, al pari di Lotto Superenalotto e via dicendo, ma non bisogna dimenticare che il banco vince sempre, quindi è difficile che una giocata ci possa cambiare la vita». </p>
<p>Spatafora, che è anche presidente della cellula cosentina della Federazione italiana pubblici esercenti (Fipe), sottolinea l&#8217;ipocrisia d&#8217;uno Stato che con una mano incassa i guadagni delle varie lotterie e con l&#8217;altro le vieta. «Un po&#8217; come avviene con la vendita nei bar degli alcolici agli under 16 – conclude – i quali però poi vanno nei supermercati e comprano ciò che vogliono». Spatafora sottolinea la volontà di non criminalizzare nessuno, perché a suo dire il problema non è la macchinetta in sé ma l&#8217;uso che se ne fa.</p>
<p>di Domenico Marino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=64442&#038;Edizione=8&#038;A=20120516">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Narcotraffico, inflitte dal gup 53 condanne &#8211; Il tenente colonnello dei carabinieri Luigi Verde dovrà scontare 12 anni di reclusione. All&#8217;ex pentito Bruno Fuduli comminati 18 anni di carcere &#8211; Pene pesanti al broker della cocaina Bruno Piazza di San Luca e al boss di Paterno Romano Chirillo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Un broker del narcotraffico, un colonnello assetato di denaro, un ex pentito specializzato nella commercializzazione della cocaina, una rete di corrieri sudamericani, un &#8220;chimico&#8221; capace di &#8220;tagliare&#8221; ogni genere di droga e due potenti cosche della &#8216;ndrangheta entrate in affari per spartirsi incassi milionari. È questo il contesto raccontato dall&#8217;inchiesta &#8220;Overloading&#8221;, avviata dal [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Un broker del narcotraffico, un colonnello assetato di denaro, un ex pentito specializzato nella commercializzazione della cocaina, una rete di corrieri sudamericani, un &#8220;chimico&#8221; capace di &#8220;tagliare&#8221; ogni genere di droga e due potenti cosche della &#8216;ndrangheta entrate in affari per spartirsi incassi milionari. È questo il contesto raccontato dall&#8217;inchiesta &#8220;Overloading&#8221;, avviata dal procuratore distrettuale Vincenzo Lombardo e dal pm antimafia Vincenzo Luberto, culminata ieri nella condanna di 53 imputati<span id="more-23127"></span> di varie zone della Calabria. Le pene inflitte dal gup di Catanzaro, LIvio Sabatini, variano da tre a vent&#8217;anni.</p>
<p><strong>L&#8217;imputato eccellente.</strong> Tra i condannati figura l&#8217;ex tenente colonnello dei carabinieri Luigi Verde, 57 anni, in forza fino al 2010 al comando provinciale dell&#8217;Arma di Bolzano. Verde finì nell&#8217;indagine perché, da diverse intercettazioni, emersero i suoi rapporti con elementi di spicco della &#8216;ndrangheta che gestivano un vasto traffico internazionale di droga. </p>
<p>Tra gli episodi ricostruiti dagli inquirenti, c&#8217;è l&#8217;interessamento dell&#8217;ex ufficiale all&#8217;arrivo in Italia di 56 chilogrammi di cocaina, poi intercettati e sequestrati con l&#8217;arresto del corriere. Il fatto risale al 26 marzo 2009 quando due valigie cariche di cocaina arrivarono all&#8217;aeroporto di Fiumicino. </p>
<p>L&#8217;ex carabiniere aveva garantito all&#8217;organizzazione criminale che le valigie sarebbero state prelevate da un finto diplomatico che le avrebbe portate fuori dallo scalo. Verde, come ha poi ammesso in sede d&#8217;interrogatorio, le avrebbe successivamente dovute consegnare, con un appuntamento fissato a Cinecittà, agli emissari delle cosche. </p>
<p>Il piano però saltò perché la Guardia di finanza di Roma, informata dai colleghi calabresi che seguivano l&#8217;indagine, bloccò le valigie e il corriere, facendo pensare ad un&#8217;iniziativa tuttavia slegata dalla più complessa inchiesta che invece era in corso. A Verde sono stati inflitti 12 anni di reclusione. </p>
<p><strong>L&#8217;immobiliarista.</strong> Un ruolo centrale nell&#8217;organizzazione di narcotrafficanti sarebbe stato svolto – come spiegato in requisitoria dal pm Luberto – da un immobiliarista, Federico Marcaccini, di 33 anni, soprannominato &#8220;Pupone&#8221;, proprietario del Teatro Ghione di Roma. Marcaccini, che non è stato giudicato con rito abbreviato, avrebbe finanziato l&#8217;importazione della droga che da Venezuela, Colombia e Brasile veniva trasportata in Italia per essere poi trasferita in Calabria ed in altre regioni, tra cui Emilia Romagna e Veneto. L&#8217;imprenditore era in stretto contatto, secondo quanto sostenuto dal pubblico ministero, con le cosche Strangio e Pelle di San Luca per le quali avrebbe messo a disposizione le sue notevoli disponibilità finanziarie. </p>
<p><strong>L&#8217;ex pentito.</strong> Inquietante il ruolo svolto pure da Bruno Fuduli, prima narcotrafficante internazionale e, poi, pentito e grande accusatore di una settantina di calabresi e colombiani coinvolti nel 2003 nell&#8217;operazione &#8220;Decollo&#8221;. L&#8217;uomo è tornato alla sua originaria &#8220;passione&#8221;: la cocaina. Ottenuti, infatti, gli sconti di pena ed i vantaggi garantiti ai collaboratori di giustizia, il malavitoso d&#8217;origine vibonese si è rimesso alla grande in affari. </p>
<p>Ricontattati due vecchi &#8220;compari&#8221; sudamericani, i fratelli Luis ed Hernan Correa, ha rimesso in piedi un traffico di &#8220;neve&#8221; tra l&#8217;Italia e la Colombia. S&#8217;è legato a Bruno Pizzata, broker di stupefacenti attivo tra Spagna, Germania, Olanda e Venezuela, ed ha organizzato l&#8217;arrivo nel &#8220;Belpaese&#8221; d&#8217;ingenti carichi di &#8220;coca&#8221; prodotta nella giungla. Il Gup Sabatini gli ha inflitto ieri 18 anni di reclusione. </p>
<p>Pizzata, sfuggito alla cattura nel dicembre 2010, è stato poi arrestato in Germania, a Duisburg, il 4 febbraio del 2011. Per lui è stata decisa una condanna a 18 anni e 8 mesi di carcere. </p>
<p><strong>Gli &#8216;ndranghetisti.</strong> Tra i personaggi &#8220;eccellenti&#8221; della &#8216;ndrangheta finiti in &#8220;Overloading&#8221; figurano Francesco Lido Scornaienchi, storico luogotenente del boss cetrarese Franco Muto che avrebbe continuato a gestire gli affari della cosca anche dal carcere, e i fratelli Romano e Francesco Chirillo, presunti capoclan di Paterno Calabro. Il primo è stato condannato a 16 anni, gli altri due rispettivamente a 18 e 4 anni. </p>
<p><strong>Il &#8220;chimico&#8221;.</strong> Il dominicano Luis Francisco Canelo, abilissimo &#8220;chimico&#8221; in grado di tagliare alla perfezione la &#8220;coca&#8221;, ha deciso dopo l&#8217;arresto, avvenuto nel dicembre del 2010, di collaborare con la giustizia. La &#8220;gola profonda&#8221; ha aperto uno squarcio sulla &#8220;filiale&#8221; emiliana della &#8216;ndrangheta cosentina. </p>
<p>Il pentito ha confessato di aver costituito a Bologna, d&#8217;accordo con i Chirillo, una società fittizia – la &#8220;Isla Bonita Production&#8221; – sul cui conto corrente sarebbe stato fatto transitare il denaro impiegato per l&#8217;acquisto di ingenti quantitativi di &#8220;polvere bianca&#8221; provenienti direttamente dal Sud America. Tutta droga che avrebbe poi personalmente &#8220;tagliato&#8221;. Canelo è stato condannato a 6 anni. </p>
<p><strong>Il &#8220;dottore&#8221;.</strong> Tra i personaggi clou dell&#8217;inchiesta, c&#8217;è il &#8220;dottore&#8221;, al secolo Francesco Galdi, 37 anni, commercialista di Figline Vegliaturo, grande amico dei boss del Savuto. Nella gaudente e ricca Emilia, il &#8220;dottore&#8221; – così lo chiamavano amici e nemici – aveva messo in piedi una rete di spaccio di cocaina per conto della cosca Chirillo di Paterno Calabro. Vendeva &#8220;neve&#8221; nel capoluogo felsineo e spediva parte degli introiti in Calabria. </p>
<p>Con lui &#8220;lavoravano&#8221; il campano Gennaro Consolazio e il dominicano Luis Canelo. Il primo lo affiancava nella gestione del traffico di stupefacenti, l&#8217;altro preparava le dosi di droga destinate ai consumatori. Galdi, come si evince dai verbali depositati, manteneva stabili e fruttuosi rapporti con Romano Chirillo. </p>
<p>L&#8217;uomo, che ha poi deciso di collaborare con la magistratura, ha riferito d&#8217;aver pure collocato – per ordine della &#8216;ndrangheta – un finto ordigno esplosivo davanti alla sede della &#8220;Pizzarotti&#8221; di Parma, aggiudicataria dei lavori di ammodernamento nel tratto cosentino dell&#8217;A3 e di aver trattato, inoltre, con malavitosi albanesi l&#8217;acquisto d&#8217;ingenti carichi di armi (kalashnikov e pistole) destinati alle cosche meridionali. </p>
<p>Le confessioni del trentasettenne di Figline sono state considerate «di particolare rilievo» dalla Dda di Catanzaro anche perché fanno esplicito riferimento a spregiudicate operazioni di riciclaggio su cui le indagini sono però ancora in corso. Galdi è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione. </p>
<p><strong>Le pene più alte.</strong> Pesanti condanne sono state inflitte ad Antonio Pelle e Sebastiano Pizzata (14 anni e 8 mesi) entrambi di San Luca; Francesco Strangio (18 anni) di Bovalino; Luigi Scornaienchi (20 anni) e Alessandro Cataldo (12 anni) di Cetraro; Joseph Bruzzese (18 anni) di Anoia; Pietro Cancian (14 anni) e Antonio Pisano (12 anni) entrambi di Rosarno. </p>
<p><strong>Le assoluzioni.</strong> Sono stati assolti da ogni accusa: Biagio Barberio di Figline; Bruno e Domenico Pisano di Rosarno; Ennio Fuduli di Vibo Valentia; Riccardo Ossola di Lodi; Biagio Morrone di Cetraro; Marisa Stella di Cetraro.</p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Sospetti sul voto, scomparse centinaia di schede &#8211; Il dossier consegnato in Procura dal centrosinistra ricostruisce anomalie in 13 sezioni. Testimonianze su &#8220;blitz&#8221; nelle case e offerte di denaro &#8211; Continua l&#8217;inchiesta della Digos: verifiche su un elenco di 67 elettori. Saranno acquisite riprese video</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 08:54:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Gente che avrebbe votato due volte, blitz nelle case da parte di sedicenti componenti di seggio, persone che giunte alle urne avrebbero scoperto di aver già votato. E poi anomalie certificate dai verbali, oltre 250 schede scomparse nel nulla, dati &#8220;non disponibili&#8221; persino nelle preferenze attribuite ai candidati sindaco. Spazia dalle leggerezze commesse [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Gente che avrebbe votato due volte, blitz nelle case da parte di sedicenti componenti di seggio, persone che giunte alle urne avrebbero scoperto di aver già votato. E poi anomalie certificate dai verbali, oltre 250 schede scomparse nel nulla, dati &#8220;non disponibili&#8221; persino nelle preferenze attribuite ai candidati sindaco.<span id="more-23123"></span></p>
<p>Spazia dalle leggerezze commesse in buona fede a vere e proprie ipotesi di reato il dossier che il candidato sindaco del centrosinistra, Salvatore Scalzo, e i partiti della sua coalizione hanno depositato ieri in Procura, riservandosi di arricchire il materiale con nuove testimonianze. </p>
<p>Già all&#8217;indomani della chiusura delle urne la Procura ha aperto un&#8217;inchiesta per l&#8217;ipotesi di compravendita di voti e ventiquatt&#8217;ore dopo ha ascoltato Scalzo come persona informata sui fatti. Ieri la nuova visita a Palazzo di Giustizia; assente per ferie il pm Gerardo Dominijanni, titolare del fascicolo sul &#8220;voto sospetto&#8221;, è possibile che un nuovo confronto venga programmato già la prossima settimana.</p>
<p>Il materiale raccolto dal centrosinistra va ben al di là delle presunte anomalie nelle tre sezioni dove per completare lo scrutinio è stato necessario l&#8217;intervento sostitutivo della commissione elettorale centrale. Nel dossier vengono elencate almeno altre 13 sezioni, sparpagliate in tutta la città, dove si sarebbero verificati casi degni di nota, peraltro certificati dai verbali. Complessivamente, secondo i dati messi a disposizione della Procura, sarebbero finite nel nulla almeno 250 schede elettorali. </p>
<p>Ci sarebbero poi schede restituite in numero maggiore rispetto a quelle consegnate prima delle operazioni di timbratura, cancellature sul verbale di una sezione in relazione alle schede vidimate, due sezioni dove nei verbali non risultano disponibili neppure i risultati riguardanti i voti di lista, i voti al candidato sindaco, le schede bianche e le nulle, altre dove manca il numero dei votanti o quello delle schede timbrate e firmate (ben 7 sezioni), oppure di quelle restituite perché non utilizzate; macroscopica la discrepanza in una sezione fra numero dei votanti (862) e schede votate e scrutinate (930), con il risultato che sarebbero state espresse 68 preferenze in più rispetto al numero di votanti. In due sezioni sono &#8220;scomparse&#8221; rispettivamente 141 e 111 schede, in un&#8217;altra 12.</p>
<p>A ciò si aggiunge l&#8217;elemento forse più inquietante, cioè le testimonianze di elettori citati nell&#8217;esposto e pronti a parlare coi magistrati. Innanzitutto c&#8217;è chi racconta (sarebbero in cinque) di aver trovato al seggio la casella già occupata nel registro su cui trascrivere il numero della propria carta d&#8217;identità. </p>
<p>Episodi strani, soprattutto se letti alla luce dei due racconti simili e riguardanti visite ricevute a casa da sedicenti componenti di seggio, che avrebbero chiesto di poter controllare le tessere elettorali: in un caso l&#8217;elettrice ha acconsentito, nell&#8217;altro ha deciso di presentare denuncia all&#8217;ufficio elettorale comunale. </p>
<p>Un altro elettore giura di non essere andato a votare: dai registri risulta invece tra i votanti. </p>
<p>C&#8217;è poi la donna che garantisce di aver assistito, vicino ad un seggio, a proposte di retribuzione di 20 o 30 euro per i rappresentanti di lista. E ancora un ragazzo parla di un rappresentante di lista impegnato in un seggio a contare le schede. Altri riferiscono di rappresentanti di lista fatti uscire dall&#8217;aula o costretti durante lo spoglio a mantenersi a notevole distanza. </p>
<p>Infine le schede con doppio sbarramento sui simboli non annullate, le contestazioni non verbalizzate, i rappresentanti di lista che avrebbero votato sia nella sezione in cui svolgevano le funzioni sia in quella dove sono registrati nelle liste elettorali.</p>
<p>Questioni su cui il centrosinistra chiede di fare piena luce, a maggior ragione se il neo sindaco Sergio Abramo l&#8217;ha spuntata per un margine di appena 130 preferenze sulla quota che avrebbe portato al ballottaggio.</p>
<p>Intanto si apprende qualche particolare in più sull&#8217;ipotesi di compravendita di voti alla quale gli inquirenti lavorano ormai da giorni. </p>
<p>L&#8217;informativa della Digos che ha causato l&#8217;iscrizione di tre nomi sul registro degli indagati scaturisce dal fermo di due pregiudicati durante il weekend elettorale, trovati in possesso, oltre che di 300 euro, di quattro strisce normografate con il nome di un candidato al consiglio comunale per una lista di centrodestra (poi risultato eletto) e di un elenco con 67 elettori, con relativo numero di sezione e presunto pacchetto di voti. </p>
<p>Non è escluso, dunque, che il sequestro delle oltre 58mila schede elettorali sia ritenuto necessario dalla Procura per verificare la grafia su quelle attribuite al candidato. Ed è altrettanto probabile che tra le persone già sentite in Questura ce ne sia qualcuna inserita nell&#8217;elenco sequestrato. A breve gli inquirenti acquisiranno anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza nei pressi di alcuni seggi.</p>
<p>di Giuseppe Lo Re</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Attestati di solidarietà al CSOA Cartella per l&#8217;attentato incendiario</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 15:33:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Il Movimento ReggioNonTace esprime solidarietà verso i membri del Centro sociale &#8220;Cartella&#8221; che in piena notte hanno subito l&#8217;ennesimo atto di violenza nei loro confronti. L&#8217;incendio che ha devastato internamente i locali, danneggiando ogni cosa, è frutto della mente di persone che scelgono di nascondersi dentro le tenebre e che scelgono di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Il Movimento ReggioNonTace esprime solidarietà verso i membri del  Centro sociale &#8220;Cartella&#8221; che in piena notte hanno subito l&#8217;ennesimo atto di violenza nei loro confronti. L&#8217;incendio che ha devastato internamente i locali, danneggiando ogni cosa, è frutto della mente di persone che scelgono di nascondersi dentro le tenebre e che scelgono di far valere le ragioni della violenza e della vigliaccheria.<span id="more-23115"></span> </p>
<p>Condannando il gesto e sentendoci vicini al dolore di chi è stato colpito negli affetti, diciamo anche quanto sia importante per tutti interrogare le proprie coscienze per agire responsabilmente, perché il futuro sia costruito all&#8217;insegna della partecipazione democratica, della trasparenza e della giustizia come impegno civile per il bene comune.</p>
<p>Il movimento ReggioNonTace</p>
<p>**************************</p>
<p>Questa mattina la notizia dell&#8217;attentato incendiario al Csoa “A. Cartella” ci ha profondamente inquietato. Perchè quell&#8217;incendio nasconde la viltà e la paura rispetto ai contenuti che gli attivisti e le attiviste di quello spazio esprimono e continueranno a promuovere; se le parole fanno paura e si reagisce con un attentato vuol dire che qualcosa di marcio c&#8217;è a Reggio Calabria.</p>
<p>Perchè quel fuoco è simbolicamente lanciato anche contro la battaglia dell&#8217;acqua, cresciuta negli ultimi anni e che nel centro sociale vede uno dei punti più attivi del coordinamento Bruno Arcuri; è un attacco contro la sua memoria e la volontà dei cittadini e delle cittadine di difendere un bene comune.</p>
<p>Perchè quel fuoco racconta ancora una volta delle pagine più buie di questo Paese e della violenza del fascismo e delle sue mortifere idee.<br />
Esprimiamo la massima solidarietà al Csoa Cartella e sappiamo che nella vicinanza della battaglia per l&#8217;acqua pubblica ce li farà trovare più forti di prima.</p>
<p>Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;acqua<br />
Coordinamento calabrese Acqua pubblica “Bruno Arcuri”</p>
<p>**************************</p>
<p>Appena appreso dell&#8217;incendio di stanotte al Csoa &#8220;A. Cartella&#8221; di Reggio Calabria sentiamo l&#8217;urgenza di esprimere la nostra indignazione e rabbia per l&#8217;ennesimo attentato a uno spazio di libertà e condivisione della città e del Meridione.</p>
<p>Sentiamo il dovere di ricordare quanto il Cartella, in questi 10 anni di occupazione, abbia saputo essere spazio comune per la condivisione delle lotte e dei momenti più delicati dei nostri territori. Dalla battaglia contro il bluff del Ponte sullo Stretto alla lotta per i diritti dei lavoratori migranti nella Piana di Gioia Tauro. Difesa del territorio, decrescita, lavoro e diritti umani.</p>
<p>Siamo convinti che. in un momento di virata repressiva nazionale come quello attuale, l&#8217;esistenza di spazi liberati come questo è vitale per la vita sociale di un territorio. Ancor più in terra di Sud, dove la virata repressiva si incontra con l&#8217;asfissiante cultura mafiosa che inquina la nostra crescita sociale. </p>
<p>Queste intimidazioni &#8220;non riusciranno a fermare il vento, gli fanno solo perdere tempo&#8221;, come recita lo slogan della campagna &#8220;Io sto con il Cartella&#8221;, ne siamo pienamente convinti e partecipi. Perciò, Rifondazione comunista tutta si schiera come ha sempre fatto al fianco delle compagne e dei compagni con cui in questi anni abbiamo condotto le nostre migliori battaglie.</p>
<p>Per il Comitato politico nazionale del Prc: Michele Conia e Tiziana Barillà</p>
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		<title>Business Cars 2: prestiti usurai con soldi avvolti nella stagnola &#8211; Rotoli di banconote (per 40mila euro) rinvenute in casa di Giovanni B. Tassone hanno dato il via al un nuovo filone di indagini patrimoniali &#8211; Gli accertamenti hanno portato al sequestro di immobili e attività commerciali per un valore di 4,5 milioni</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 09:38:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Il 10 novembre dello scorso anno, Guardia di Finanza e Carabinieri chiudevano il cerchio su un vorticoso giro di usura, con tassi d&#8217;interesse fluttuanti dall&#8217;864% al 1.500% annuo, ovvero dal 72% al 136,71% mensile. L&#8217;operazione – denominata &#8220;Business cars&#8221; – fu caratterizzata da dieci ordinanze di custodia cautelare (6 in carcere e [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Il 10 novembre dello scorso anno, Guardia di Finanza e Carabinieri chiudevano il cerchio su un vorticoso giro di usura, con tassi d&#8217;interesse fluttuanti dall&#8217;864% al 1.500% annuo, ovvero dal 72% al 136,71% mensile. L&#8217;operazione – denominata &#8220;Business cars&#8221; – fu caratterizzata da dieci ordinanze di custodia cautelare (6 in carcere e 4 ai domiciliari), cinque delle quali eseguite nel Vibonese e le rimanenti fra le province di Reggio Calabria e Catanzaro.<span id="more-23110"></span></p>
<p>A dirigere le fila del sistema di prestiti a strozzo coast to coast, sarebbero state due associazioni, una attiva appunto in provincia di Reggio e Catanzaro, l&#8217;altra nel Vibonese. A ricostruire i fili della complessa trama del lucroso business – «se a Lamezia Terme qualcuno aveva bisogno di un prestito, sapeva che si poteva rivolgere a Tassone di Soriano» – i militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza – guidati dal ten. col. Michele Di Nunno – e gli uomini del Nucleo di polizia giudiziaria dell&#8217;Arma – al comando del luogotenente Stefano Marando –. Gli uni e gli altri coordinati dal procuratore Mario Spagnuolo.</p>
<p>Lo scorso novembre nell&#8217;ambito dell&#8217;esecuzione delle dieci ordinanze cautelari e delle perquisizioni, carabinieri e finanzieri sequestrarono varia documentazione, dal cui esame ha preso l&#8217;avvio l&#8217;ulteriore attività di indagine scaturita ieri nel sequestro di beni immobili e attività commerciali a Soriano per un valore complessivo di 4 milioni e mezzo di euro. A rimettere in movimento gli inquirenti, in particolare, i 40mila euro rinvenuti e sequestrati nell&#8217;abitazione di Tassone. </p>
<p>Non sono stati tanto i soldi a mettere sul chivalà gli investigatori, bensì &#8220;l&#8217;impacchettamento&#8221; prima ancora dell&#8217;entità dell&#8217;importo. Le banconote, infatti, dopo essere state suddivise in rotoli, erano state avvolte nella carta stagnola. Una custodia inusuale, ma la stessa di quella descritta, nel corso di un interrogatorio, da un commerciante il quale avrebbe ricevuto il prestito &#8220;in rotoli&#8221; di stagnola. Circostanza ha prestato il fianco all&#8217;apertura di ulteriori indagini sul filone patrimoniale.</p>
<p>E così conclusa l&#8217;attività relativa all&#8217;operazione &#8220;Business cars&#8221;, si è aperta quella denominata &#8220;Business cars 2&#8243; con attori protagonisti finanzieri e carabinieri i quali, in soli sei mesi, sono riusciti a scandagliare la situazione economico-patrimoniale di Giovanni Battista Tassone, 57 anni (arrestato a novembre) e della moglie Teresa Mancuso, estendendo i controlli su un arco temporale molto vasto che va dal 1982 al 2010 e traendone le conclusioni che sono state sottoposte all&#8217;attenzione del gip Gabriella Lupoli.</p>
<p>Un lavoro di squadra evidenziato dal comandante provinciale della Gdf, colonnello Paolo Valle, sia dal maggiore Vittorio Carrara a capo del Reparto operativo dell&#8217;Arma. Un lavoro fianco a fianco tra il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza e il Nucleo di polizia giudiziaria dell&#8217;Arma. </p>
<p>«Competenze singole delle forze di polizia – ha rilevato il col. Valle – che in questa, come in altre inchieste, vengono rivalutate e sfruttate consentendo così di raggiungere gli obiettivi in tempi più brevi e riducendo anche il costo delle varie operazioni». </p>
<p>Sinergia che ha consentito di accertare la presunta sproporzione tra i redditi dichiarati dai coniugi Tassone-Mancuso e gli acquisti immobiliari eseguiti negli anni – alcuni effettuati tra il &#8217;93 e il &#8217;96, altri nel periodo compreso fra il 2003 e il 2005 – nonché la disponibilità di non trascurabili somme (35 milioni di lire nel &#8217;97 e 150mila euro nel 2005) che, secondo gli inquirenti, costituirebbero la prova dell&#8217;attività usuraia che Tassone avrebbe svolto a iniziare dal &#8217;97.</p>
<p><strong>I beni sequestrati</strong></p>
<p>Ammonta a un valore complessivo di 4,5 milioni di euro, il sequestro preventivo eseguito ieri da Guardia di finanza e Carabinieri a Soriano. Si tratta di beni riconducibili a Giovanni Battista Tassone, coinvolto in un&#8217;operazione antisura, e alla moglie.</p>
<p>In esecuzione di un decreto del gip del Tribunale, emesso su richiesta della Procura, i sigilli sono stati apposti su magazzini destinati a Market (342 mq) e su altri tre (di 13, 55 e 115 mq), i primi due ubicati in via Roma e a uso commerciale, l&#8217;altro in via Libertà e a uso di Giovanni Battista Tassone.</p>
<p>Sotto chiaveanche un terreno agricolo (735 mq) e due appartamenti, uno di 30 mq e l&#8217;altro di 150.</p>
<p>Sequestrate inoltre l&#8217;azienda commerciale &#8220;Market&#8221; all&#8217;insegna Mancuso Teresa e l&#8217;azienda commerciale esercente l&#8217;attività di commercio all&#8217;ingrosso e non.</p>
<p>di Marialucia Conistabile</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=64297&#038;Edizione=11&#038;A=20120515">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Reggio Calabria, fiamme e scritte fasciste contro il centro sociale “Cartella” &#8211; Molti i danni alla struttura nel mirino da settimane. Qualche giorno fa all&#8217;interno dei locali è stata ospitata una rappresentazione teatrale dedicata alla ricorrenza della morte di Peppino Impastato &#8211; Uno dei responsabili del collettivo: &#8220;C&#8217;è l&#8217;intenzione di rispondere politicamente a quest&#8217;azione&#8221;</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/15/reggio-calabria-fiamme-scritte-fasciste-contro-centro-sociale-cartella-molti-danni-alla-struttura-nel-mirino-settimane-qualche-giorno-allinterno-dei-locali-stata/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:03:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; A Reggio Calabria, da mesi ormai, avvengono episodi strani. L’ultimo, in ordine di tempo, ieri notte quando un incendio doloso ha quasi distrutto il centro sociale “Angelina Cartella” a Gallico, nella periferia nord della città. Svastiche sui muri accompagnate da scritte fasciste del tipo “Ss” o “Dux mea lux” realizzate con le [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; A Reggio Calabria, da mesi ormai, avvengono episodi strani. L’ultimo, in ordine di tempo, ieri notte quando un incendio doloso ha quasi distrutto il centro sociale “Angelina Cartella” a Gallico, nella periferia nord della città. Svastiche sui muri accompagnate da scritte fasciste del tipo “Ss” o “Dux mea lux” realizzate con le stesse bombolette spray del centro. E poi le fiamme e il fumo. L’intervento dei vigili del fuoco si è reso necessario fino all’alba quando i responsabili del “Cartella” hanno constatato i danni subiti. Due porte sfondate, la cucina e la sala assemblea devastate dai soliti ignoti. I carabinieri indagano per individuare i responsabili del rogo, l’ennesimo in pochi anni, subìto dal centro sociale.<span id="more-23120"></span></p>
<p>Erano settimane che i responsabili avevano avuto avvisaglie di quello che sarebbe successo di lì a poco. Il primo maggio, infatti, avevano denuciato l’intrusione di ignoti che hanno fatto razzia di generi alimentari nella cucina del “Cartella” considerato, ormai da dieci anni, il più importante centro sociale di Reggio Calabria: un punto di aggregazione ma anche un luogo in cui sono state scritte pagine importanti dell’impegno socio-politico di tanti giovani reggini. Ma anche bersaglio di raid e atti vandalici riconducibili a gruppi dell’estrema destra e “cani sciolti”.</p>
<p>“Da parte nostra – ha affermato Peppe Marra, uno dei responsabili del centro sociale – c’è l’intenzione di rispondere politicamente a quest’azione e per questo abbiamo organizzato un’assemblea. Ma c’è anche la voglia di non darla vinta a chi pensa che dobbiamo sgomberare”. I ragazzi del Cartella hanno la la colpa di aver ridato un decoro a una piazza, quella di Gallico, che per anni è stata simbolo di degrado e luogo frequentato dagli spacciatori di eroina: “Sicuramente – ha aggiunto Marra – ci sono ragioni politiche. Sicuramente l’incendio di stanotte è stato appiccato da chi, forse, non gradisce la nostra presenza e vuole che ce ne andiamo”. </p>
<p>Ma il problema di Reggio, a questo punto, è l’escalation di episodi strani che si mescolano ad alcune coincidenze dalle quali la politica non è estranea. Come ricordano i Giovani democratici che, esprimendo lo sdegno per ciò che è avvenuto al “Cartella”, prendono in prestito da Vasco Rossi il titolo della canzone “Che succede in città”: “Tutto è cominciato un giorno del 2006 quando l’allora sindaco (oggi governatore della Calabria) Giuseppe Scopelliti decise di intitolare l’Arena dello Stretto al senatore fascista Ciccio Franco”.</p>
<p>L’amministrazione comunale guidata da Alleanza nazionale non tenne in considerazione le critiche del centrosinistra e di gran parte dei cittadini e l’arena fu, comunque, dedicata al senatore ricordato a Reggio come il capo dei “boia chi molla”. “Dal 2006 ad oggi – è scritto sempre nella nota dei Giovani democratici – abbiamo vissuto una serie di vicende note a tutti: attentati di natura mafiosa, suicidi di dirigenti comunali, un buco finanziario al comune di 170 milioni di euro”. </p>
<p>Ma anche la proposta di intitolare piazza Orange a Giorgio Almirante, “sostenitore della Germania nazista, firmatario nel 1938 del Manifesto della razza, sostenitore della tesi per cui il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l’Italia abbia mai tentato”. Solo poche settimane fa, inoltre, si è verificata l’aggressione in un locale reggino di un giovane ragazzo, Claudio Toscano, picchiato perché omosessuale.</p>
<p>Aveva ricevuto la solidariera dell’assessore comunale all’Ambiente e alle pari opportunità Tilde Minasi che, pochi giorni dopo, ha ricevuto “con tutti gli onori alcuni rappresentanti di Casa Pound, l’associazione di ispirazione fascista distintasi negli anni per azioni anticostituzionali, xenofobe e razziste, sfociate spesso in veri e propri atti di violenza a luoghi e persone”. </p>
<p>Ieri notte è toccato al centro sociale di Gallico che, qualche giorno fa, ha ospitato una rappresentazione teatrale dedicata alla ricorrenza della morte di Peppino Impastato. Con ogni probabilità i rappresentanti del “Cartella” non saranno convocati a Palazzo San Giorgio. </p>
<p>di Lucio Musolino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/15/reggio-calabria-fiamme-scritte-fasciste-contro-centro-sociale-cartella/230383/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
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		<title>L&#8217;inchiesta Overloading: Il colonnello, l&#8217;ex pentito e il &#8220;vizio&#8221; della coca &#8211; Al vaglio del Gup le storie dell&#8217;ufficiale dei carabinieri (ora sospeso) Luigi Verde e del collaboratore di giustizia Bruno Fuduli &#8211; Domani l&#8217;attesa decisione nei confronti di 84 imputati coinvolti in un colossale narcotraffico</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 09:10:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Sinergie con le cosche del reggino, collegamenti con l&#8217;estero, enorme potere economico con il controllo di società e ditte individuali, infiltrazione nelle Istituzioni e capacità di gestire armi. Sono i tratti salinenti dell&#8217;organizzazione criminale sdradicata dall&#8217;inchiesta &#8220;Overloading&#8221;, che ha portato, nel dicembre del 2010, alla notifica di 77 fermi nei confronti altrettante persone [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Sinergie con le cosche del reggino, collegamenti con l&#8217;estero, enorme potere economico con il controllo di società e ditte individuali, infiltrazione nelle Istituzioni e capacità di gestire armi. Sono i tratti salinenti dell&#8217;organizzazione criminale sdradicata dall&#8217;inchiesta &#8220;Overloading&#8221;, che ha portato, nel dicembre del 2010, alla notifica di 77 fermi nei confronti altrettante persone accusate, a vario titolo, di fare parte di un&#8217;organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Martedì il gup distrettuale di Catanzaro pronuncerà sentenza nei confronti dei sessanta imputati che hanno scelto il rito abbreviato, mentre altri ventiquattro sapranno se dovranno sottoporsi al giudizio del tribunale oppure se godranno di un provvedimento di proscioglimento.<span id="more-23107"></span></p>
<p>L&#8217;imputato &#8220;eccellente&#8221; del procedimento è Luigi Verde, 57 anni, tenente colonnello dell&#8217;Arma ora sospeso, cui viene contestato d&#8217;aver flirtato con i boss calabresi del narcotraffico. Gl&#8217;investigatori del Gico e dello Scico della Finanza per mesi hanno spiato le telefonate e gli spostamenti dal freddo Settentrione a Roma, dell&#8217;insospettabile ufficiale. </p>
<p>Nella Capitale, Luigi Verde è stato persino fotografato all&#8217;uscita da un locale dopo una cena con amici ed &#8220;amici degli amici&#8221;. Ad incastrarlo, oltre a intercettazioni e fotografie, ci sono le dichiarazioni di Giuseppe Parmesani &#8220;infiltrato&#8221; in una gang di narcotrafficanti. Il milanese Parmesani ha parlato dei presunti affari dell&#8217;ufficiale con Riccardo Ossola, suo &#8220;compare&#8221; di scorribande. Era stato proprio Ossola a presentargli il carabiniere con il quale, gli disse, avrebbero avuto «comuni frequentazioni massoniche». </p>
<p>Secondo l&#8217;«infiltrato», nell&#8217;agosto del 2008, il colonnello avrebbe chiesto ad Ossola una persona che potesse far &#8220;uscire&#8221; dall&#8217;aeroporto di Fiumicino un carico di droga. E Parmesani e Ossola, probabilmente per spillare un pò di quattrini al colonnello Verde, si sarebbero inventati un nome di fantasia, un diplomatico liberiano che sarebbe stato il destinatario del pacco con lo stupefacente, spedito da Caracas. </p>
<p>Per le autorità aeroportuali quel pacco avrebbe contenuto solo dei libri, spediti dall&#8217;Università della capitale venezuelana e destinati, appunto, al fantomatico diplomatico corrotto che avrebbe avuto il compito di prendere in consegna la cocaina per affidarla, poi, al colonnello che, a sua volta, avrebbe dovuto consegnarla a Pietro Cancian (fiduciario secondo la Dda di Catanzaro dei rosarnesi) per trasferirla in Calabria. </p>
<p>Sembrava un gioco per fare soldi ma ben presto Parmesani e Ossola hanno capito che il carico dal Venezuela era pronto a partire davvero e che la loro recita rischiava d&#8217;essere scoperta. E così Parmesani, temendo gravi conseguenze, ha contattato un sottufficiale della Finanza avvisandolo dell&#8217;imminente sbarco di cocaina dal Venezuela, sollecitandogli però adeguata copertura e protezione. È per questo che all&#8217;aeroporto romano &#8220;Leonardo Da Vinci&#8221;, le Fiamme gialle in collaborazione con la Dea statunitense, hanno organizzato una perfetta messinscena che ha evitato ritorsioni al confidente e al suo &#8220;compare&#8221;. </p>
<p>Il Dipartimento statunitense ha messo infatti a disposizione un suo agente di colore (con tanto di autovettura dotata di targa diplomatica) incaricandolo d&#8217;interpretare il &#8220;ruolo&#8221; del funzionario corrotto in servizio all&#8217;Ambasciata della Liberia a Roma. Il poliziotto statunitense ha quindi svolto il suo compito in modo perfetto, facendosi notare dai narcotrafficanti. Lo stesso colonnello Verde lo ha visto scendere e poi risalire sulla vettura del corpo diplomatico. </p>
<p>La messinscena è stata attuata il 26 marzo del 2009 quando è partito dal Venezuela un carico da 57 chili di cocaina suddiviso in panetti. La roba era stata fatta viaggiare sul volo per Roma e nascosta nei bagagli al seguito di Melvin Gabriel Garzon Ramirez, ventenne corriere sudamericano. Il giovane, però, è stato ammanettato dalla guardia di finanza all&#8217;interno dell&#8217;aeroporto di Fiumicino davanti agli occhi del finto diplomatico liberiano. </p>
<p>Lo stesso colonnello Verde ha assistito all&#8217;arresto del narcotrafficante senza, naturalmente, poter intervenire. Gl&#8217;investigatori della Finanza hanno anche documentato un viaggio a Rosarno dell&#8217;ufficiale dell&#8217;Arma, in compagnia di Pietro Cancian per incontrare il narcotrafficante Luis Emilio Correa e Domenico Pisano, un rosarnese risultato più volte in contatto con Bruno Pizzata, l&#8217;ex superlatitante di San Luca. </p>
<p>All&#8217;operazione – condotta dall&#8217;instancabile pm Vincenzo Luberto – hanno lavorato sotto copertura tre sottufficiali delle Fiamme gialle e lo stesso Parmesani per il quale la Dda di Catanzaro ha chiesto il programma di protezione. L&#8217;altro personaggio centrale dell&#8217;inchiesta è un astuto dissimulatore: Bruno Fuduli, prima narcotrafficante internazionale e, poi, pentito e grande accusatore di una settantina di calabresi e colombiani coinvolti nel 2003 nell&#8217;operazione &#8220;Decollo&#8221;, tornato alla sua originaria &#8220;passione&#8221;: la cocaina. </p>
<p>Ottenuti, infatti, gli sconti di pena ed i vantaggi garantiti ai collaboratori di giustizia, il malavitoso d&#8217;origine vibonese si è rimesso alla grande in affari. Ricontattati due vecchi &#8220;compari&#8221; sudamericani, i fratelli Luis ed Hernan Correa, ha rimesso in piedi un traffico di &#8220;neve&#8221; tra l&#8217;Italia e la Colombia. S&#8217;è legato a Bruno Pizzata, broker di stupefacenti attivo tra Spagna, Germania, Olanda e Venezuela, ed ha organizzato l&#8217;arrivo nel &#8220;Belpaese&#8221; d&#8217;ingenti carichi di &#8220;coca&#8221; prodotta nella giungla un tempo governata col pugno di ferro dal &#8220;generale&#8221; italo-americano Salvatore Mancuso, capo e padrone delle Autodefensas Unidas de Colombia, gruppo paramilitare rivale delle Farc. </p>
<p>Facendo per mestiere il pentito, Fuduli non immaginava di finire intercettato dagli &#8220;specialisti&#8221; del Goa (Gruppo operativo antidroga). Dallo Stato, la &#8220;gola profonda&#8221; aveva peraltro ottenuto una ricca liquidazione per i servigi resi come &#8220;canterino&#8221;. E così, rimessa in moto la &#8220;rete&#8221; di cui faceva parte prima di pentirsi, ha invitato in Italia Luis Correa, l&#8217;ha ospitato nel suo appartamento di Fiorenzuola D&#8217;Arda, ha stretto un&#8217;alleanza strategica con Pizzata e preparato la nuova invasione di &#8220;neve&#8221; destinata al mercato nazionale. </p>
<p>Per evitare fastidi riuniva i sodali in casa di parenti a Filandari, piccolo centro del Vibonese, e incontrava, invece, acquirenti e venditori in eleganti bar e ristoranti di Milano. I finanzieri l&#8217;hanno fotografato a passeggio, di notte, nel capoluogo lombardo, insieme con il fornitore sudamericano Correa, già tenuto a lungo sott&#8217;occhio dalla Dea (Drug Enforcement agency) statunitense.</p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=63543&#038;Edizione=8&#038;A=20120514">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Una scandalosa normalità: &#8220;Maggio libera la speranza&#8221;, ricordando Capaci &#8211; L&#8217;associazione antimafia presieduta da don Ciotti ha messo in cantiere sei iniziative di confronto e riflessione &#8211; Appuntamenti col magistrato Antonio Ingroia, il regista Lindo Nudo, il testimone di giustizia Pino Masciari</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 09:05:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Speranza, memoria, giustizia e una scandalosa normalità sono i quattro punti cardinali che orienteranno &#8220;Maggio Libera la speranza&#8221;, una manifestazione in sei appuntamenti, da mercoledì 16 a giovedì 24, organizzata dalla cellula cosentina di Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie guidata da don Luigi Ciotti a livello nazionale e da Sabrina [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Speranza, memoria, giustizia e una scandalosa normalità sono i quattro punti cardinali che orienteranno &#8220;Maggio Libera la speranza&#8221;, una manifestazione in sei appuntamenti, da mercoledì 16 a giovedì 24, organizzata dalla cellula cosentina di Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie guidata da don Luigi Ciotti a livello nazionale e da Sabrina Garofalo in città. Un calendario ricco di confronti, momenti di approfondimento e riflessione messo in cantiere assieme a diverse realtà del territorio<span id="more-23104"></span>: il Laboratorio di Educazione alla Memoria e alla Giustizia attivato dal corso di Laurea in Scienze dell&#8217;educazione dell&#8217;Unical, la fondazione Don Milani e la Scuola di Barbiana, il Centro Rat Teatro dell&#8217;Acquario, Xenìa associazione culturale, Ossidiana, osservatorio sui processi culturali e la vita quotidiana, Slow Food Calabria.</p>
<p>«Un mese di approfondimento e di riflessione, a venti anni dalla strage di Capaci – raccontano gli organizzatori – rinnovando un impegno sempre più concreto nella lotta contro le mafie e per la giustizia sociale. &#8220;Maggio Libera la speranza&#8221; per continuare a costruire percorsi in cui la speranza diventa progetto, un bell&#8217;esempio di società civile che si mette insieme per riflettere e proporre, sentendoci corresponsabili del nostro presente».</p>
<p>Mercoledì 16 &#8211; Alle 16 &#8220;Liberare la Speranza. Laboratorio di Educazione alla Memoria e alla Giustizia, Il labirinto degli dèi&#8221; con il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Antonio Ingroia.</p>
<p>Giovedì 17 &#8211; Alle 19 la rassegna &#8220;Per una scandalosa normalità&#8221; nel teatro dell&#8217;Acquario con &#8220;Un giorno come tanti&#8221;, con Alessio Pasqua, Igino Camerota, Lindo Nudo, Francesca Marchese, Francesca Florio. </p>
<p>Mercoledì 23 &#8211; Alle 9.30, &#8220;Liberare la Speranza Laboratorio di Educazione alla Memoria e alla Giustizia&#8221; nel Teatro Auditorium di piazza Vermicelli, prima nazionale dello spettacolo teatrale &#8220;Padroni delle nostre vite&#8221;, a cura della compagnia Sciara Progetti, con Pino Masciari, Edoardo Martinelli e Ciro Corona, presidente dell&#8217;associazione Resistenza anticamorra di Scampia nonché responsabile dello Sportello per la legalità Scampia. </p>
<p>Sempre mercoledì 23, alle 15, &#8220;Liberare la Speranza Laboratorio di Educazione alla Memoria e alla Giustizia&#8221; nella sala conferenze University Club che accoglierà la discussione (per la prima volta in una sede universitaria) sul tema &#8220;Il Caso Forteto e la Scuola di Barbiana, i silenzi del Potere&#8221;, con Edoardo Martinelli, Pino Masciari e Sergio Pietracito, presidente del comitato Vittime del Forteto. </p>
<p>Giovedì 24 &#8211; &#8220;Liberare la Speranza Laboratorio di Educazione alla Memoria e alla Giustizia&#8221; alle 9.30 nella sala conferenze University Club &#8220;Valle del Marro day&#8221; sul tema &#8220;La Società della Speranza&#8221; con don Pino Demasi. Alle 15 nella sala conferenze University Club discussione sul tema &#8220;E la carne si fece Verbo. Il discorso sul libertinaggio politico nell&#8217;Italia del nouveau régime&#8221;, con Ciro Tarantino, docente di Sociologia dei Media Unical. </p>
<p>Sempre giovedì 24 alle 17 &#8220;Contrastare le mafie&#8221;, con Slow Food Calabria e Xenìa nel salone degli specchi del palazzo della Provincia.</p>
<p>di Domenico Marino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=63539&#038;Edizione=8&#038;A=20120514">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Sospetti sul voto, Scalzo torna oggi in Procura &#8211; Il sequestro delle schede disposto dal Pm sarà sottoposto a convalida nelle prossime ore. Intanto continuano gli accertamenti della Digos &#8211; Il prefetto Reppucci ribadisce: l&#8217;intervento della magistratura non influirà sulle procedure elettorali</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 08:59:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Una domenica d&#8217;attesa, cercando di capire cos&#8217;è successo e cosa può ancora accadere. Il sequestro delle oltre 58mila schede elettorali disposto dalla Procura ha avuto l&#8217;effetto di uno tsunami riportando il &#8220;caso Catanzaro&#8221; alla ribalta nazionale: il centrosinistra parla di «conferma delle denunce già rese pubbliche», il centrodestra vuole sgombrare il capo da [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Una domenica d&#8217;attesa, cercando di capire cos&#8217;è successo e cosa può ancora accadere. Il sequestro delle oltre 58mila schede elettorali disposto dalla Procura ha avuto l&#8217;effetto di uno tsunami riportando il &#8220;caso Catanzaro&#8221; alla ribalta nazionale: il centrosinistra parla di «conferma delle denunce già rese pubbliche», il centrodestra vuole sgombrare il capo da eventuali macchie sull&#8217;elezione del sindaco Sergio Abramo, chi sta in mezzo aspetta gli sviluppi ricordando comunque la portata di un evento come il sequestro probatorio d&#8217;urgenza.<span id="more-23101"></span></p>
<p>Stamattina Salvatore Scalzo tornerà in Procura dov&#8217;è stato già ascoltato come persona informata sui fatti; il candidato sindaco del centrosinistra consegnerà probabilmente il dossier che avrebbe messo in piedi negli ultimi giorni segnalando una serie di presunte irregolarità connesse al voto di domenica e lunedì scorso, ma l&#8217;incontro con il procuratore Vincenzo Antonio Lombardo potrebbe rappresentare anche l&#8217;occasione per fare il punto della situazione a 360 gradi. </p>
<p>Non è da escludere che già nelle prossime ore il Pd, principale partito della coalizione di centrosinistra, proceda con la nomina formale di un collegio di legali ai quali affidare l&#8217;incarico di seguire l&#8217;evolversi della situazione passo dopo passo. Le riunioni tra Scalzo e i maggiorenti locali del Partito democratico si susseguono; ieri pomeriggio si è tenuta l&#8217;ultima per analizzare lo scenario e, pare, definire dossier per la Procura e ricorso al Tribunale amministrativo regionale. Si pensa fra l&#8217;altro ad organizzare una manifestazione pubblica, che potrebbe tenersi già giovedì.</p>
<p>Effettuato sabato dalla Polizia, il sequestro disposto dal pm Gerardo Dominijanni dovrebbe essere sottoposto già oggi a convalida da parte del giudice delle indagini preliminari. Certamente l&#8217;intervento della magistratura non influirà sulle procedure elettorali: questo passaggio è stato sottolineato sabato da fonti della Procura e ribadito ieri dal prefetto Antonio Reppucci. «Sono due cose distinte e separate», ha spiegato Reppucci chiarendo che «se ci sono reati saranno perseguiti dalla Magistratura, ma comunque l&#8217;iter delle elezioni va avanti».</p>
<p>Fonti della Prefettura ritengono indispensabile un chiarimento in questo senso, anche alla luce delle ipotesi (giudicate quantomeno «fantasiose») che si starebbero inseguendo «ormai da alcuni giorni»: già proclamato il sindaco, a breve saranno completate le verifiche sui verbali (il sequestro riguarda solo le schede) e si procederà con l&#8217;ufficializzazione della nuova composizione del Consiglio comunale. Spetterà poi alla Giustizia penale e amministrativa fare il proprio corso, anche perché è già scontato che Scalzo ed il centrosinistra ricorreranno al Tar.</p>
<p>Del &#8220;caso Catanzaro&#8221; si parla tanto anche al Ministero dell&#8217;Interno. Il ministro Cancellieri è destinatario di alcune interpellanze parlamentari già depositate, ed altre dovrebbero seguire nei prossimi giorni. Inevitabili i contatti con la Prefettura, che fa da stantuffo nei rapporti con il territorio.</p>
<p>Nel frattempo l&#8217;attività degli inquirenti &#8211; e soprattutto degli agenti della Digos diretti da Marinella Giordano &#8211; continua a tamburo battente. Portate in Questura le schede sequestrate, continuano le verifiche parallele su un&#8217;ipotesi di compravendita di vendita di voti che avrebbe portato già a due iscrizioni nel registro degli indagati. Proprio nell&#8217;ambito di questo fascicolo aperto su segnalazione della Digos, nel quale sarebbero poi confluiti gli elementi forniti da Scalzo, sarebbe stato effettuato il sequestro del materiale elettorale.</p>
<p>di Giuseppe Lo Re</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=63508&#038;Edizione=9&#038;A=20120514">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>La conduttrice del Tg1 racconta l&#8217;esperienza da inviata di guerra &#8211; Tiziana Ferrario è stata ospite della rassegna &#8220;Liberiamo la pace&#8221; &#8211; «I rischi e i pericoli sono tanti. Se si ha paura è meglio stare a casa»</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/14/conduttrice-del-tg1-racconta-lesperienza-inviata-guerra-tiziana-ferrario-stata-ospite-della-rassegna-liberiamo-pace-rischi-pericoli-sono-tanti-paura-meg/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 08:55:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; «Sono diventata un&#8217;inviata di guerra per caso». Tiziana Ferrario, intervenendo ad un incontro pubblico al teatro Politeama nell&#8217;ambito della rassegna &#8220;Liberiamo la pace&#8221;, ha raccontato i suoi primi approcci in questo delicato ed importante settore del giornalismo. La sua non è stata una scelta professionale ma un&#8217;occasione non prevista divenuta, comunque, ben [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; «Sono diventata un&#8217;inviata di guerra per caso». Tiziana Ferrario, intervenendo ad un incontro pubblico al teatro Politeama nell&#8217;ambito della rassegna &#8220;Liberiamo la pace&#8221;, ha raccontato i suoi primi approcci in questo delicato ed importante settore del giornalismo. La sua non è stata una scelta professionale ma un&#8217;occasione non prevista divenuta, comunque, ben presto una esperienza formativa affrontata con passione, entusiasmo, sacrificio e, soprattutto, competenza.<span id="more-23098"></span></p>
<p>«A differenza di tanti giovani colleghi che desiderano fortemente cimentarsi come inviati di guerra, perché ritengono questa professione molto affascinante, io non ho mai trovato questo fascino ma ho sempre trovato tanto dolore e tanta sofferenza. Lo sono diventata per caso perché a un certo punto della mia vita avevo fatto tante esperienze. Conducevo un format televisivo per ragazzi ma successivamente Rai1 decise di cancellare questa programmazione storica ed io mi sono ritrovata a valutare la possibilità di cominciare a fare l&#8217;inviata di guerra».</p>
<p>Quindi, ha aggiunto la nota giornalista del Tg1, «ho guardato le mappe del mondo per vedere se vi erano dei punti non coperti, visto che nelle redazioni bisogna fare attenzione a non calpestare i piedi di qualche collega». Ebbene, «ho visto una zona dove nessuno voleva più andare ed era l&#8217;Afghanistan. Ne parlai con il mio direttore e si presentò l&#8217;occasione di aggregarmi ad una delegazione umanitaria che portava aiuti riuscendo a superare le resistenze dei talebani che accettavano malvolentieri la presenza sul loro territorio di una troupe televisiva e, soprattutto, di un inviato donna».</p>
<p>Una prima esperienza strettamente correlata all&#8217;attentato alle Torri gemelle di New York come ha ricordato la stessa Tiziana Ferrario: «Era il periodo dell&#8217;11 settembre. Arrivai al confine con il Pakistan e scoprii di essere in prima linea e lì rimasi per 4 mesi». La giornalista ha, quindi, affrontato il tema relativo ai segreti del mestiere di inviata di guerra, in primis il reperimento delle fonti. </p>
<p>Innanzitutto, ha spiegato, «la linea editoriale della testata in cui lavori è molto importante. Se il Governo del tuo Paese sostiene l&#8217;intervento militare difficilmente il giornale ti chiederà dei pezzi che riguardano l&#8217;aspetto umanitario, tipo la sofferenza della popolazione o la morte di tanti civili». Ad ogni modo, «le fonti principali sono i Governi locali ed i Comandi militari ma è importante anche riuscire a costruire le tue fonti nel campo» attraverso i cosiddetti canali non ufficiali.</p>
<p>Anche la componente del rischio rappresenta una parte significativa che accompagna il lavoro di un inviato di guerra. Ma, ha puntualizzato Tiziana Ferrario, «se si ha paura è meglio stare a casa. Nessuno ti obbliga a fare questo mestiere perché come dicevo c&#8217;è la fila nelle redazioni. Non si può andare in un posto di guerra se non si è tranquilli. Bisogna essere convinti di andarlo a fare e di avere la percezione del pericolo che è utile per sopravvivere». </p>
<p>La conduttrice del Tg1 ha concluso la sua testimonianza sottolineando come l&#8217;esperienza da inviata di guerra sia stata «una crescita professionale enorme perché ti confronti con fatti importanti, con la stampa internazionale e lavori veramente nella serie A del giornalismo».</p>
<p>L&#8217;incontro con Tiziana Ferrario, seguito da un pubblico numeroso e attento, è stato coordinato da Raffaele Gaetano, direttore artistico della rassegna &#8220;Liberiamo la pace&#8221; promossa dalla Provincia di Catanzaro.</p>
<p>di Giuseppe Perri</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=63533&#038;Edizione=9&#038;A=20120514">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Si pente ma per i giudici le sue parole sono superflue. I killer uccidono il fratello &#8211; Domenico Nista, detto tyson, inizia a collaborare nel 2007. Va in aula nel 2010. Qui fa nomi di boss della &#8216;ndrangheta lombarda. La corte però ritiene inutili le sue dichiarazioni perché troppo datate. Giorni fa l&#8217;omicidio di Giuseppe Nista. Ma in quei verbali, fitti di nomi di malavita, forse c&#8217;è il movente dell&#8217;omicidio</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 08:35:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Franco lo zoppo, Peppe di Cittanova, Maurizio detto Maurino, il Macellaio e Mannaia Dio. Alias di malavita. Pseudonimi da verbali di polizia. Nomignoli da strada. Che puzzano di cordite e cocaina. Gente abituata a sfrecciare a bordo di grossi scooter. Con i sedili armati di 357 magnum. Gente che spara e gambizza. Minaccia ed estorce. [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Franco lo zoppo, Peppe di Cittanova, Maurizio detto Maurino, il Macellaio e Mannaia Dio. Alias di malavita. Pseudonimi da verbali di polizia. Nomignoli da strada. Che puzzano di cordite e cocaina. Gente abituata a sfrecciare a bordo di grossi scooter. Con i sedili armati di 357 magnum. Gente che spara e gambizza. Minaccia ed estorce. Picchia e recupera il denaro della roba. Ombre che girano “accavallate” (armate,ndr) da quando si alzano a quando vanno a letto. Balordi di periferia zeppi di denaro racimolato a suon di buste di droga, trafficate all’ingrosso e spacciate per quartiere. <span id="more-23093"></span></p>
<p>Soldati di un esercito che tra i palazzoni dormitorio di Milano controllano e comandano. In nome e per conto dei boss. Calabresi. Senza dubbio. Tradotto: ‘ndrangheta. Ma non quella che punta al business pulito o ai rapporti con la politica lombarda. Non quella che sorseggia calici di champagne. L’altra: quella che corre lungo i perimetri urbani carburando con pippotti e bicchierate di Vat 69.</p>
<p>Il risultato, però, non cambia. E anzi è ancora peggio. Perché tocca la vita quotidiana dei cittadini assediati da chi va per bar e spara. Picchia in mezzo alla strada. Magari davanti a donne e bambini. Senza scrupoli. Come cani rabbiosi. Non ieri, ma oggi. Perché le grandi indagini della procura di Milano, gli arresti numerosi e le cupole (vere o presunte) hanno offuscato l’allarme sociale della mafia: il controllo del territorio. E così oggi, a pochi giorni dai tre colpi di 7 e 65 che hanno ferito e poi ucciso Giuseppe Nista, 44 anni, balordo come sopra, la partita di quartiere giocata da boss e gregari ritorna su come un rigurgito. Perché Beppe Nista era un tipo da armi e cocaina. Pregiudicato e socio di uno sfasciacarrozze a Segrate. Qui, poche centinaia di metri dopo, in via dei Mille a Vimodrone, i killer lo hanno seguito e freddato.</p>
<p>Quarantotto ore dopo i carabinieri di Monza vagliano piste e spulciano verbali. Hanno un’idea? Più di una. Diverse. Forse Giuseppe Nista ha “scopato nel letto sbagliato”. Un’eventualità. Sulla quale pesa la modalità dell’omicidio. Mafiosa senza dubbio. E allora forse quel letto era di qualcuno di rispetto. O magari, e l’ipotesi viene ritenuta credibile, tutto sta nelle parole del fratello di Giuseppe. Lui come il Peppe di Cittanova o il macellaio legato ai boss di Rosarno, ha un soprannome: lo hanno sempre chiamato tyson per via dei modi spicci e del grilletto facile. In carcere ci finisce nel 2005. Sedici anni e pena blindata. </p>
<p>Nel 2007, però, Tyson classe ’70, inizia a parlare con i magistrati della procura di Milano. Riempie verbali, almeno quattro, e soprattutto fa nomi. Decine di nomi. Un lungo elenco dal quale spuntano protagonisti e comparse di un brutto romanzo criminale. Ma c’è di più: nel 2010 Nista arriva in aula come testimone. A Monza dove si sta celebrando il processo contro la ‘ndrangheta accusata di essersi infiltrata negli appalti Tav. </p>
<p>Alla sbarra ci sono personaggi di peso: la famiglia Paparo, legata alle cosche di Isola Capo Rizzuto, gente dal nome nobile come Arena e Nicoscia. Tyson parla e accusa: tira in ballo i boss, colloca azioni, le descrive, entra nei particolari. Cita la cosca di Pioltello costituita da Cosimo Maiolo e Alessandro Manno. Gente di Caulonia che tira avanti con droga, pizzo e violenza. Poi Nista sposta il tiro e racconta degli affari di Pio Candeloro, padrino in stile Soprano, oggi in attesa di giudizio nel processo Infinito.</p>
<p>Una sola audizione per dire molto, forse troppo. Quindi la beffa: niente programma di protezione. Ufficialmente Domenico Nista non sarà mai un collaboratore di giustizia. Solo otterrà, nel carcere di Torino, un regime speciale. I magistrati e i giudici, che nel processo ai Paparo, annulleranno l’accusa per 416 bis (mantenendo alcuni reati fine), ritengono provate le sue dichiarazioni ma non utili al processo, perché vanno troppo indietro nel tempo. Due anni dopo i killer gli uccidono il fratello.</p>
<p>Eppure è proprio da quei verbali, comunque allegati agli atti del processo e dunque acquisibili dagli imputati, che emerge un mondo di malavita del quale faceva parte il defunto Giuseppe Nista. “Mio fratello – dice Nista – in più occasioni mi mostrò diversi tipi di armi quali pistole, fucili a pompa e mitra, mi raccontò anche di avere la disponibilità di 50 chili di esplosivo al plastico (…). Non so dove occultasse le armi. E’ appassionato e va a sparare alla cava di San Maurizio al Lambro”.</p>
<p>Domenico Nista inizia a collaborare il 22 novembre 2007. Tyson si trova al sesto piano della procura di Milano. Racconta di una famiglia, il cui nome è noto tra le strade di Cologno Monzese e che nel 1999 fu coinvolta in un traffico di armi poi rivendute alla camorra. Parla di A.G. “Quando era ragazzino frequentava il bowling di Pessano con Bornago. Io lo vedevo prendere i soldi dai ragazzini, a cui portava via anche i ciclomotori, in sostanza faceva piccole estorsioni e chiedeva il “pizzo” nei locali”. </p>
<p>A comandare, però, è il fratello V.G. “Mi disse che lui e i suoi erano affiliati alla ‘ndrangheta, mi raccontò che aveva “la terza”, cioè che aveva la possibilità di battezzare nuovi adepti e creare un’altra famiglia. Se ho inteso bene, il grado della “terza” dovrebbe corrispondere a quello di “sgarrista”.</p>
<p>Nista Tyson racconta che quelli hanno tentato di farlo fuori e che lui voleva vendicarsi. Ma poi, nel 2002, alla gelateria Visconti sempre a Cologno c’è un incontro con gli uomini dei Nicoscia. C’è da parlare di droga e di traffico. “Mi dissero che avremmo dovuto lavorare tutti insieme, sia per la droga, sia per le estorsioni ed aggiunse che già sulle estorsioni stavano lavorando loro. In sostanza, mi chiesero di lavorare con loro perché mi sapevano “uomo d’azione””. </p>
<p>Non solo: Domenico Nista all’epoca tratta chili di droga. E per qualche tempo concilia affari e sentimenti. La sua donna, madre di sua figlia, “aveva il compito (…) di tenere la contabilità dei miei traffici, aveva un libricino in cui segnava tutte le entrate e le uscite sulla base delle mie indicazioni”.</p>
<p>Insomma, Mimmo Tyson Nista non è un boss ma nemmeno un “pisciaturi” qualunque. E’ uno che i piedi in testa mai. E sei i suoi quarti di nobiltà mafiosa se li è guadagnati tra i palazzoni di Milano, alcuni nomi che contano li conosce. Come Cosimo Maiolo: “Un personaggio di spessore”. E giù particolari: “Nelle baracche nella campagna di Seggiano di Pioltello c’erano degli incontri di “calabresi pesanti”. Ho partecipato anch’io in qualche occasione a queste riunioni, si faceva da mangiare e si parlava di traffici illeciti”. </p>
<p>Da Caulonia a Rosarno, Tyson mette in agenda anche il nome di Pino Ferraro detto u Massune e del suo tirapiedi Giuseppe Celentano detto Peppe u macellaio. Nel carcere di Sollicciano, addirittura incrocia un tizio, soprannominato Mescal, che gli racconta di traffici di droga (cento chili arrivati a Ventimiglia) che coinvolgono uomini dei Ros.</p>
<p>E nonostante questo, le sue parole rimarranno per sempre lettera morta. Non serviranno ai giudici di Monza che le riterranno vere ma non utili. E nemmeno saranno utilizzate dalla procura di Milano che non avvierà indagini nemmeno su un’ipotesi di sequestro, così racconta Nista, ideato dal braccio lombardo dei Nicoscia ai danni della figlia di suo fratello. Oggi orfana di un padre ammazzato in un pezzo d’asfalto non distante dal cuore di una Milano che nel silenzio mediatico aggiorna a 18 gli omicidi di mafia negli ultimi cinque anni. </p>
<p>La prima fu l’avvocato Maria Spinella (freddata da Luigi Cicalese, killer della ‘ndrangheta oggi pentito). L’ultimo Peppe Nista. In mezzo l’esecuzione di Carmelo Novella (2008) il capo delle cosche lombarde che voleva fare la secessione dalla Calabria e finì ucciso in un circolo di San Vittore Olona. E ancora: Giovanni Di Muro (2009), imprenditore vicino a Cosa nostra e spione per conto dei Servizi segreti. Poi Natalino Rappocciolo (2009) figlio d’arte e di mafia giustiziato a bordo strada, la sua auto bruciata, il corpo chiuso in un sacco con un testa di cane mozzata al fianco.  </p>
<p>Il resto è cronaca di ieri e di oggi. Cronaca di mafia a Milano. </p>
<p>di Davide Milosa</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/12/ndrangehta-pente-giudici-parole-sono-superflue-killer-uccidono-fratello/227851/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Imprese strozzate e sull&#8217;orlo del fallimento &#8211; Nel primo quadrimestre di quest&#8217;anno le procedure sono aumentate di tre volte rispetto allo stesso periodo del 2011 &#8211; Crescono anche le esecuzioni immobiliari. Le aziende non riescono più nemmeno a pagare i mutui</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/11/imprese-strozzate-sullorlo-del-fallimento-nel-primo-quadrimestre-questanno-procedure-sono-aumentate-tre-volte-rispetto-allo-stesso-periodo-del-2011-crescono-anche-esecuzioni-immo/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 09:57:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; I dati sono impressionanti. La crisi non è più un&#8217;entità astratta: morde il futuro, strappa impietosamente certezze consolidate, accomuna sulla stessa &#8220;barca&#8221; anche chi si credeva al riparo. Un dato, su tutti. In soli quattro mesi i fallimenti a Reggio sono stati tre volte superiori rispetto a quelli dello stesso periodo del [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; I dati sono impressionanti. La crisi non è più un&#8217;entità astratta: morde il futuro, strappa impietosamente certezze consolidate, accomuna sulla stessa &#8220;barca&#8221; anche chi si credeva al riparo. Un dato, su tutti. In soli quattro mesi i fallimenti a Reggio sono stati tre volte superiori rispetto a quelli dello stesso periodo del 2011. In valore assoluto, più della metà del totale dell&#8217;anno scorso. Solo a Reggio, ben 12 le procedure aperte da gennaio a oggi, a fronte delle sole 4 del 2011. Complessivamente, lo scorso anno sono stati 21 i fallimenti dichiarati (24 quelli del 2010). Non traggano in inganno queste cifre che sembrano &#8220;piccole&#8221;: perché in realtà nascondono dimensioni economico-produttive piuttosto &#8220;grandi&#8221;.<span id="more-23089"></span></p>
<p>La nuova legge sulla &#8220;fallibilità&#8221;, infatti, impone dei vincoli ben precisi: nel triennio precedente l&#8217;avvio della procedura, ricavi e attivo non inferiori rispettivamente a 200 mila e 300 mila euro e debiti relativi all&#8217;ultimo anno o all&#8217;ultimo bilancio che superino i 500.000 euro. È ovvio che numeri così &#8220;importanti&#8221; sono soltanto delle imprese non certo di piccole dimensioni. </p>
<p>In una realtà come quella reggina – che sicuramente non possiede un tessuto socio-economico particolarmente ricco e dinamico – il fallimento di 12 nuove imprese, con le inevitabili ripercussioni sull&#8217;occupazione, può dunque costituire un segnale di fortissima preoccupazione per la tenuta socio-economica del territorio.</p>
<p>A questi dati, peraltro, vanno aggiunti quelli relativi alle istanze di fallimento, che poi non necessariamente esitano in fallimenti. E qui si capisce come la crisi dalle nostre parti è arrivata molto prima che altrove: e infatti, mentre nel primo quadrimestre del 2010 le istanze erano solo 27, l&#8217;anno successivo sono raddoppiate, arrivando a 54 e da gennaio a fine aprile si sono attestate a 46.</p>
<p>Lo stesso andamento seguono le procedure di esecuzione immobiliare (decreti ingiuntivi, pignoramenti), che – sempre nel primo quadrimestre – nel 2010 erano 69, l&#8217;anno dopo sono cresciute a 88, quest&#8217;anno si sono &#8220;fermate&#8221; a 87.</p>
<p>Che la situazione stia velocemente mutando – e in senso sicuramente preoccupante – lo conferma il dott. Giuseppe Campagna, che coordina l&#8217;apposita sezione del Tribunale. «Ormai – afferma – si ricorre alla Giustizia anche per riscuotere piccole somme di denaro, perché da una parte nessuno può più &#8220;lasciar perdere&#8221;, anche considerati i tempi lunghi delle procedure; dall&#8217;altra non si ha più fiducia nella solvibilità dei creditori. </p>
<p>I soggetti fallibili sono limitati a Reggio perché nel nostro territorio non esiste un tessuto d&#8217;imprese diffuso. Quindi, visti i limiti imposti dalla nuova normativa, è più facile avviare un pignoramento immobiliare che non un&#8217;istanza di fallimento, sempre che il soggetto debitore possieda immobili. E queste situazioni stanno a mano a mano aumentando: attualmente vi sono anche importanti realtà reggine che non riescono a pagare i mutui a cui devono fare ricorso per poter proseguire l&#8217;attività. E nei confronti di queste società sono già scattati pignoramenti di beni immobili».</p>
<p>Il magistrato lascia poi intendere che questa sorta di &#8220;catena&#8221; perversa si sta pericolosamente allungando, strozzando ulteriormente la già precaria e fragile economia di Reggio. E coinvolgendo attività e imprese che mai nessuno avrebbe immaginato in difficoltà. «Ribadisco – spiega ancora il dott. Campagna – che molte procedure sono conseguenza del mancato pagamento di mutui, sia da parte di privati, sia di società; e mentre i limiti normativi per i fallimenti spesso rischiano di vanificare l&#8217;azione, non esiste alcun vincolo di valore per le procedure esecutive. I mutui spesso sono garantiti con gli immobili: ed è spiegato perché le banche agiscono più facilmente su di essi».</p>
<p>Va anche detto che proprio nelle procedure fallimentari ed esecutive è immobilizzata molta ricchezza: le società non riescono a riscuotere i propri crediti e chi vorrebbe investire è scoraggiato proprio dai tempi eccessivamente dilatati per ottenere i propri soldi. Da qui l&#8217;invito pressante del governo ai magistrati a velocizzare al massimo le azioni. </p>
<p>«E noi – sottolinea il dott. Campagna – ci stiamo adeguando. Grazie alle due colleghe della sezione fallimentare – Tiziana Drago e Caterina Asciutto – stiamo abbassando tantissimo le pendenze: basti pensare che addirittura si definiscono più procedimenti di quanti ne entrano». </p>
<p>Un dato, su tutti: nell&#8217;aprile 2005 (quando s&#8217;è insediato nell&#8217;ufficio il dott. Giuseppe Campagna) le pendenze arrivavano a 1.670; a oggi, nonostante il vertiginoso aumento degli atti, sono circa 830.</p>
<p>di Graziella Mastronardo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=62425&#038;Edizione=7&#038;A=20120511">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Oppido, ucciso a colpi di fucile al volto &#8211; Il sessantaquattrenne Vincenzo Raccosta è caduto nell&#8217;agguato che gli è stato teso in aperta campagna. Gli inquirenti ipotizzano una ripresa della faida &#8211; Ipotizzato un collegamento con l&#8217;omicidio di Vincenzo Ferraro e la scomparsa del figlio della vittima</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 09:42:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>PALMI (RC) &#8211; Un esecuzione in piena regola. Un delitto feroce che non ha lasciato scampo al 64enne Vincenzo Raccosta, colpito a morte nel pomeriggio di ieri nella campagne di Oppido Mamertina. Al momento mancano le conferme ufficiali ma metodi e mezzi utilizzati sembrano non lasciare dubbi sulla chiara matrice mafiosa da attribuire all&#8217;ennesimo delitto [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PALMI (RC) &#8211; Un esecuzione in piena regola. Un delitto feroce che non ha lasciato scampo al 64enne Vincenzo Raccosta, colpito a morte nel pomeriggio di ieri nella campagne di Oppido Mamertina. Al momento mancano le conferme ufficiali ma metodi e mezzi utilizzati sembrano non lasciare dubbi sulla chiara matrice mafiosa da attribuire all&#8217;ennesimo delitto che insanguina questo territorio. Contro Raccosta sono stati sparati alcuni colpi di fucile al volto che, oltre a sfigurarlo, ne hanno provocato la morte istantanea.<span id="more-23086"></span></p>
<p>Secondo quanto emerso dalle prime indagini eseguite dai carabinieri della Compagnia di Palmi, diretti dal capitano Maurizio De Angelis, della locale stazione di Oppido, retta dal maresciallo Andrea Marino con il coordinamento della Procura della Repubblica di Palmi che fa capo al procuratore Giuseppe Creazzo, l&#8217;omicidio potrebbe essere inquadrato in una vendetta maturata negli ambienti delle cosche della Piana di Gioia Tauro, alle quali la vittima sarebbe stata contigua. Raccosta era infatti pregiudicato. </p>
<p>L&#8217;omicidio sarebbe stato commesso tra le 17 e le 17 e 30 sulla strada che da Oppido conduce al sito di Mella di Oppido Vecchia, una strada interpoderale molto dissestata e di difficile percorrenza, lontana da occhi indiscreti e che ben si prestava all&#8217;esecuzione dell&#8217;agguato. Raccosta si trovava probabilmente in quella zona per controllare alcuni terreni di appartenenza e, chi ha agito, conosceva con molta probabilità le sue abitudini. Naturalmente si tratta di ipotesi sulle quali sono ora chiamati a far luce gli inquirenti.</p>
<p>Il clima nella città e nel territorio della Piana è di forte preoccupazione: l&#8217;uccisione di Vincenzo Raccosta è soltanto l&#8217;ultimo di una serie di fatti cruenti che si stanno ripetendo con inquietante puntualità.</p>
<p>Dai primi accertamenti, che potrebbero fare ipotizzare un collegamento con quanto accaduto nel pomeriggio di ieri, l&#8217;uomo era padre di Francesco Raccosta e suocero di Carmine Putrino, dei quali si sono perse le tracce dallo scorso mese di marzo. Gli inquirenti ritengono possano essere vittime di lupara bianca, mentre vi è anche l&#8217;ipotesi di un allontanamento volontario dal paese forse per sottrarsi a qualche vendetta. </p>
<p>I due si trovavano a bordo di un&#8217;autovettura quando se ne sono perse le tracce pochi giorni dopo l&#8217;uccisione di Vincenzo Ferraro, legato da parentela ai Raccosta, delitto commesso il 13 marzo, con ogni probabilità, nel contesto di una faida di &#8216;ndrangheta. Proprio quanto successo ieri porterebbe a confermare le ipotesi già avanzate in passato dagli inquirenti, che ad Oppido la cruenta faida tra clan che insanguinò la cittadina a metà degli anni 80 sia ripresa.</p>
<p>Raccosta era stato indagato nell&#8217;ambito dell&#8217;Operazione &#8220;Infinito&#8221;, partita da Milano e seguita dal procuratore Ilda Bocassini nel 2010, volta a dimostrare la radicalizzazione della &#8216;ndrangheta in Lombardia. Sembra che Vincenzo Raccosta, secondo gli inquirenti esponente della locale di Oppido, avesse già qualche problema al tempo. A supporto una intercettazione riportata nell&#8217;ordinanza dell&#8217;operazione: Saverio Minasi (che sarebbe un appartenente della locale di Bresso) spiega in un passaggio a Vincenzo Raccosta che &#8220;qua siamo venti &#8220;locali&#8221; siamo cinquecento uomini Cece&#8221;, non siamo uno. Cecè vedi che siamo cinquecento uomini qua in Lombardia, sono venti &#8220;locali&#8221; aperti, è mai possibile che a tutti. che poi tu hai un problema dentro al locale tuo. i responsabili dei &#8220;locali&#8221; (inc.), che poi hai problemi dentro al locale tuo, te la sbrighi tu. basta! a me mi dici che va tutto bene&#8221;.</p>
<p>Ma sono tanti i fatti di sangue che insanguinano le strade di Oppido: oltre a Vincenzo Ferraro, colpito mentre stava percorrendo la stessa strada interpoderale, seppur a distanza di qualche chilometro, dove è stato ucciso Raccosta, c&#8217;è da segnalare l&#8217;omicidio di Domenico Bonarrigo, ucciso circa 10 giorni prima del Ferraro, raggiunto da alcuni colpi di fucile e morto durante il trasporto in ospedale. </p>
<p>Le famiglie delle due vittime di marzo, Ferraro e Bonarrigo, erano rimaste coinvolte in passato nella faida, tant&#8217;è che il padre di Domenico Bonarrigo, Giuseppe, fu ucciso nel 1986. Per quanto concerne Ferraro, invece, sarebbe il cugino di Giuseppe Ferraro, latitante da più di vent&#8217;anni. Inoltre, il 24 aprile del 1996, al Ferraro sarebbe stato ucciso un fratello, Raffaele, mentre nel lontano 1986 uno zio, Antonio.</p>
<p>Solo qualche giorno fa nel territorio di Messignadi, piccola frazione di Oppido Mamertina, era rimasto vittima di un agguato, Giuseppe Gattellari, 30 anni, bracciante agricolo, già noto alle forze dell&#8217;ordine. Gattellari era stato ferito a un braccio. Nel gennaio del 2011, uno zio del Gattellari, Francesco, era stato attinto a morte nel corso di un ennesimo agguato.</p>
<p>di Ivan Pugliese</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ogni settimana una ditta chiude i battenti &#8211; Dal 2010 ad oggi il Tribunale bruzio ha dichiarato il fallimento di 102 imprese. Dal primo gennaio di quest&#8217;anno ne sono già sparite tredici &#8211; La mortalità aziendale devasta i settori strategici della nostra economia: commercio, agricoltura ed edilizia</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 09:29:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Gli inglesi lo chiamano credit crunch. Una formula dal suono prepotente e aspro come la crisi che stiamo vivendo, la cui traduzione italiana è altrettanto evocativa: la morsa del credito. Una corda stretta al collo degli imprenditori, dal piccolo artigiano al grande costruttore edile, che in alcuni casi provoca la totale asfissia delle [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Gli inglesi lo chiamano credit crunch. Una formula dal suono prepotente e aspro come la crisi che stiamo vivendo, la cui traduzione italiana è altrettanto evocativa: la morsa del credito. Una corda stretta al collo degli imprenditori, dal piccolo artigiano al grande costruttore edile, che in alcuni casi provoca la totale asfissia delle aziende, travolte dai debiti e senza la liquidità necessaria a coprire spese ormai insostenibili. Dal 2010 ad oggi, infatti, sono state 102 le dichiarazioni di fallimento pronunciate nel distretto giudiziario cosentino.<span id="more-23083"></span> </p>
<p>Andando a scorporare i numeri su base annua, si può notare un incremento che non lascia presagire nulla di buono: due anni fa le chiusure aziendali ordinate dal Tribunale bruzio sono state quarantadue, mentre dal primo gennaio al 31 dicembre 2011 il dato ha raggiunto quota quarantasette. </p>
<p>Insomma, a Cosenza e nei dintorni fallisce un&#8217;azienda quasi ogni settimana. Il trend del 2012 appare in leggero rallentamento, anche se è l&#8217;autunno il periodo più &#8220;caldo&#8221; per i giudici: dall&#8217;inizio dell&#8217;anno sono stati infatti dichiarati tredici fallimenti.</p>
<p>Il quadro a tinte fosche viene accentuato anche da altre informazioni, questa volta riconducibili alla Camera di commercio (e quindi riferibili all&#8217;intero territorio provinciale). Sono del resto 66.451 le imprese registrate al 31 dicembre scorso in tutto il Cosentino, 336 in più rispetto all&#8217;anno precedente. </p>
<p>Il settore maggiormente rappresentativo è quello del commercio (29,1%) seguito dall&#8217;agricoltura (18,4%). Va detto, tuttavia, che un fetta importante di queste ditte (che vanno dalla partita Iva individuale in su) è sostanzialmente ferma. Quelle attive sono infatti 56.364 (pari all&#8217;84,8% del totale, in calo rispetto all&#8217;85,4% del 2010). </p>
<p>C&#8217;è poi un altro aspetto più che rilevante, cioè quello relativo alla mortalità delle imprese. Nel 2011 le cessazioni sono state 3.862, in aumento rispetto al 2010 (3.275) ma in calo se confrontate con il dato di due anni prima (4.298). La maggiore &#8220;erosione&#8221; s&#8217;è registrata nel settore del commercio, con 1.268 aziende scomparse nel solo 2011, contro le 966 che si sono iscritte nello stesso arco temporale. </p>
<p>Drammatico è pure quanto accaduto nel campo dell&#8217;agricoltura, con la chiusura di 713 ragioni sociali (il saldo è negativo perché sono state 445 le ditte sorte nel medesimo periodo). Non va meglio al settore delle costruzioni, fiaccato dalla &#8220;morte&#8221; di 472 imprese nel giro di un anno e poco risollevato dall&#8217;iscrizione all&#8217;ente camerale di 327 &#8220;consorelle&#8221;. </p>
<p>Insomma, la base del nostro sistema economico annaspa e prova a raccogliere i cocci di una crisi terribile. I colpi riescono a pararli solo alcuni &#8220;pesci piccoli&#8221;, come le attività finanziarie e assicurative. Ma per molte ditte la &#8220;fine&#8221; è semplicemente rimandata di qualche tempo. </p>
<p>C&#8217;è tuttavia da dire che è calato un dato importante: quello delle imprese in liquidazione. Cosenza ha sempre guidato questa non felice classifica calabrese, ma nel 2011 la musica è cambiata: l&#8217;anno scorso le procedure di fallimento sono state avviate in 390 casi (il minimo assoluto nell&#8217;ultimo decennio), nettamente in calo rispetto ai 631 del 2010 e ai 610 del 2009. Magra consolazione di fronte al periodaccio che stiamo vivendo.</p>
<p>di Fabio Melia</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=61772&#038;Edizione=8&#038;A=20120510">gazzettadelsud.it</a></p>
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