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	<title>Calabria Notizie</title>
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	<description>Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</description>
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		<title>RDT: Ionio Cosentino, discarica a cielo aperto. Rifiuti speciali in arrivo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 13:24:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il nostro territorio continua ad essere sotto continuo l&#8217;attacco di speculatori. Mentre a stento cittadini delle varie località ioniche, da Cassano allo Jonio a Cariati, stanno tentando di risollevare le sorti di un territorio in crisi nonostante le enormi risorse di cui dispone, sta per andare in porto un progetto che ne affosserebbe definitivamente l&#8217;economia [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro territorio continua ad essere sotto continuo l&#8217;attacco di speculatori. Mentre a stento cittadini delle varie località ioniche, da Cassano allo Jonio a Cariati, stanno tentando di risollevare le sorti di un territorio in crisi nonostante le enormi risorse di cui dispone, sta per andare in porto un progetto che ne affosserebbe definitivamente l&#8217;economia ed il turismo: una discarica di rifiuti speciali. Appuriamo infatti che, nonostante le numerose denunce ed irregolarità, lo scellerato progetto della discarica di Scala Coeli-Cariati rischia di andare realmente in porto. <span id="more-22324"></span></p>
<p>Per chi non lo sapesse, si tratta di una fossa da centomila metri cubi da riempire con amianto, scarti industriali, fanghi esausti, ceneri dell&#8217;incenerimento e altro: tonnellate di veleno non molto distanti dai centri abitati e dalle falde acquifere che poi finiscono nel nostro mare.</p>
<p>Tutto questo perchè? Per offrire un servizio ai cittadini? Per risolvere un problema del territorio? Niente di tutto questo, semplicemente per speculare privatamente facendo pagare alla collettività i costi di questo ennesimo scempio. </p>
<p>La Pertusola di Crotone, le ferriti di zinco di Cassano, le discariche di Bucita e di Olivellosa (Rossano), centrali, elettrodotti, disboscamento, taglio dei treni, strade da terzo mondo: questi sono i risultati decennali di una classe dirigente che continua, a braccetto con gli speculatori, a perseguitare il nostro territorio. </p>
<p>I cittadini sono stanchi di pagare i guadagni di una cricca. Non permetteremo un altro scempio che trascinerebbe la nostra economia ancora più in basso, colpendo prima di tutti agricoltori e operatori turistici, con nuove perdite di posti di lavoro e ancora meno prospettive per un&#8217;intera area. </p>
<p>Intendiamo chiamare a raccolta tutti i cittadini per difenderci da questo nuovo attacco, dalla Sibaritide ai confini meridionali della provincia di Cosenza, per una mobilitazione che non parli solo di discariche, ma che dia anche prospettive di sviluppo e valorizzazione delle nostre risorse.</p>
<p>Ai veri motori della nostra economia, ovvero agricoltori e operatori turistici, alle loro associazioni territoriali e di categoria, rivolgiamo un appello particolare, affinché siano in prima fila a dimostrare che in Calabria si può creare economia anche senza essere &#8216;ndranghetisti, inquinatori o poltronieri.</p>
<p>Ci rivolgiamo anche a quei pochi amministratori che in questi anni hanno dimostrato coerenza e comprensione di queste gravi violazioni del diritto alla salute e dell&#8217;equità sociale, affinché prendano pubblica posizione rispetto alla discarica di Cariati-Scala Coeli e utilizzino tutti i mezzi a loro disposizione, avviando parallelamente una discussione partecipata sul futuro di quest&#8217;area a partire dalle infrastrutture e dall&#8217;occupazione.  </p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221;</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ponte sullo Stretto, ecco perché è anti-economico &#8211; Esclusa dalle azioni prioritarie dell&#8217;Ue, in base alla nuova politica di finanziamento delle infrastrutture europee, l’opera non sarebbe appetibile per il sistema dei Project Bonds all’esame della Commissione</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 09:14:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il Governo viene chiamato da più parti a fare chiarezza sulla sorte del Ponte e sul ventilato definanziamento. Il Governatore della Sicilia Lombardo, rientrato dall’incontro straordinario del 26 gennaio scorso a Roma con Monti (19 i punti all’ordine del giorno a seguito degli scioperi e delle proteste in Sicilia) dichiarava: Il Governo “ci ha detto [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo viene chiamato da più parti a fare chiarezza sulla sorte del Ponte e sul ventilato definanziamento. Il Governatore della Sicilia Lombardo, rientrato dall’incontro straordinario del 26 gennaio scorso a Roma con Monti (19 i punti all’ordine del giorno a seguito degli scioperi e delle proteste in Sicilia) dichiarava: Il Governo “ci ha detto che nell&#8217;ultima riunione del Cipe non c&#8217;è stato alcun definanziamento dei fondi per il ponte sullo Stretto di Messina e che si attende l&#8217;ok della Valutazione di impatto ambientale per reperire le risorse”.<span id="more-22317"></span></p>
<p>Nei giorni a seguire anche il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e il presidente di Anas Pietro Ciucci hanno incalzato l’esecutivo sostenendo la necessità che l’iter progettuale della struttura avanzi verso la costruzione. Sulla stessa scia, l&#8217;interrogazione di dodici deputati siciliani del Pdl al Presidente del Consiglio Monti e al Ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera, per “conoscere in maniera definitiva e inequivocabile la posizione del governo sulla costruzione del ponte sullo stretto di Messina”. Un pressing senza sosta, che insieme al silenzio di chi ha il potere decisionale in materia, lascia pensare ci siano &#8211; da un lato -, decisioni ancora da prendere e &#8211; dall’altro &#8211; tempo a disposizione del Governo per esprimersi nettamente, prima che sia indispensabile farlo.</p>
<p>L’altro ieri la prevista discussione all’ARS sulle comunicazioni fatte dal Governo al Presidente della Regione Sicilia circa gli orientamenti nazionali sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina è sfumata, a seguito dell&#8217;assenza del Presidente Lombardo, ed è stata rinviata alla seduta del prossimo 7 febbraio. Ma la mannaia del CIPE sul Ponte viene invece confermata dal centro studi dell’ANCE, l’Associazione nazionale costruttori, che giusto ieri ha reso nota la mappa ricostruita dallo stesso, con il dettaglio dei tagli e dei rifinanziamenti sbloccati dal CIPE sulla base delle delibere del 6 dicembre 2011 e del 20 gennaio 2012, sostenendo il “taglio di 1,7 miliardi di euro, quasi tutto a carico del Ponte sullo Stretto di Messina, che perde l’intero finanziamento di 1,6 miliardi”. </p>
<p>Se le attuali linee del Governo suggeriscono la necessità di stringere attorno a scelte di riequilibrio economico, l’anti-economicità della costruzione del ponte è tra le motivazioni da sempre addotte da uno dei gruppi che si oppongono all’edificazione della struttura: la Rete NoPonte . “È vero &#8211; ci dice Luigi Isturniolo, portavoce della Rete NoPonte – che il definanziamento del Ponte sullo Stretto non è espressamente menzionato nella relazione emessa dal CIPE lo scorso 20 gennaio, ma la decisione la si desume dal fatto che il ponte stesso non compaia tra le opere finanziate”.</p>
<p>Non è però questa l’unica o la più importante delle argomentazioni sostenute oggi dalla Rete NoPonte (a supporto della tesi per cui la grande opera dello Stretto è più vicina alla resa che alla realizzazione), quanto la decisione assunta dall’Ue lo scorso ottobre, riguardo alle opere infrastrutturali finanziabili: l’opera è stata cancellata dal core network dei dieci corridoi delle Reti transeuropee (TEN-T) di trasporto su cui punta l’Unione entro il 2030. Da allora, la mega struttura è stata esclusa dalle azioni prioritarie. Una decisione che appare molto importante, non solo per ragioni di politica europea, quanto per strategie strettamente economiche.</p>
<p>Luigi Isturniolo, continua chiarendocene il perché. “Il nuovo orientamento in Europa è che le grandi opere infrastrutturali vengano sovvenzionate da impianti finanziari internazionali che ricevono il riconoscimento dell’Unione europea, tramite i Project Bond. Considerando che l’investimento nella costruzione del Ponte non è economicamente redditizio, perché andrebbe in perdita per molti anni, il finanziamento potrebbe provenire solo da una fonte pubblica, che data la crisi in cui versano le casse dello Stato, è da escludere”.</p>
<p>In sintesi, ci sembra di capire che il futuro delle grandi opere faccia affidamento a quei Project Bonds (da non confondere con gli Eurobonds) che l&#8217;Unione Europea sta cercando di lanciare. I Project Bonds sono titoli emessi da compagnie private per realizzare grandi progetti infrastrutturali &#8211; trasporti, reti di trasmissione di energia, reti telematiche – che la Commissione si propone di supportare, finanziandoli insieme alla Banca europea degli investimenti (Bei), grazie allo strumento della garanzia o del debito subordinato.</p>
<p>Non entriamo qui nei dettagli tecnici dei due, ma ci basti sapere che in ambedue i casi parte del rischio di credito viene trasferito sui bilanci dell’Unione Europea e della Bei, al fine di aumentare l’affidabilità di quei project bonds emessi sul mercato. Su questo argomento, la Commissione ha tenuto delle consultazioni dal 29 novembre 2011 al 9 gennaio scorso, e molti aspetti sono ancora in via di definizione.</p>
<p>La Rete, nata nel 2009, ha superato le motivazioni strettamente ambientaliste, pur presenti nel proprio attivismo. “Al giorno d’oggi, e in un periodo di forte crisi economica, non si può pensare che grandi infrastrutture vengano decise solo sulla base di considerazioni ambientali”. E il ponte , oltre che dannoso per l’ambiente, sarebbe inutile per la mobilità del Paese. L’edificazione – aggiunge il portavoce &#8211; è oggi un’operazione meramente politica. Un meccanismo che mira a trasferire fondi e risorse pubbliche nelle mani di privati”.</p>
<p>In termini di lavoro e sviluppo, chiediamo, che indotto ha avuto finora il progetto sulle due sponde, Messina e Reggio? “I fondi investiti, fino ad oggi per il Ponte &#8211; risponde Luigi Isturniolo &#8211; non hanno creato alcun tipo di indotto. Tutto può essere ricondotto al finanziamento del progettificio e delle spese di rappresentanza. Né il territorio dello Stretto, né i lavoratori ne hanno avuto alcun riscontro. Si tenga conto che tra gli addetti ai lavori relativi alle trivellazioni finalizzate a conseguire i dati necessari per la progettazione definitiva, solo 5 erano messinesi e che, a quanto pare, terminati i lavori, Eurolink ha messo in mobilità i propri impiegati. Sembra incredibile che un consorzio che aspira a gestire un appalto per oltre 8 miliardi di euro non sia in grado di tenere in impiego una decina di dipendenti”.</p>
<p>di Lucia Russo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcambiamento.it/territorio/ponte_stretto_anti_economico.html">ilcambiamento.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Consumo di suolo. Wwf e Fai: &#8220;L&#8217;Italia scompare sotto il cemento&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 08:22:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>È il mal di cemento la malattia peggiore che affligge il nostro paese. 75 ettari al giorno vengono fagocitati da lingue di asfalto, sommersi da colate di cemento. 600mila ettari di suolo sono scomparsi così negli ultimi cinquant&#8217;anni, altrettanti rischiano di fare la stessa fine nei prossimi venti. I dati, allarmanti, vengono dal dossier di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È il mal di cemento la malattia peggiore che affligge il nostro paese. 75 ettari al giorno vengono fagocitati da lingue di asfalto, sommersi da colate di cemento. 600mila ettari di suolo sono scomparsi così negli ultimi cinquant&#8217;anni, altrettanti rischiano di fare la stessa fine nei prossimi venti. I dati, allarmanti, vengono dal dossier di Fai e Wwf “Terra rubata – Viaggio nell’Italia che scompare”. La ricerca è stata condotta su 11 regioni italiane, corrispondenti al 44% della superficie totale. È così emerso che in queste zone l&#8217;area urbana è aumentata del 350 per cento nell&#8217;ultimo mezzo secolo, con una crescita media di oltre 33 ettari al giorno e quasi 370 metri quadri a persona.<span id="more-22320"></span></p>
<p>In Sardegna l’incremento di terreno urbanizzato è cresciuto addirittura del 1.154 per cento rispetto agli anni Cinquanta. Persino i comuni che nel corso degli anni sono stati oggetto di emigrazione e si sono svuotati, sono cresciuti. Si calcola che per ogni abitante perso essi abbiano guadagnato in media 800 metri quadri.</p>
<p>Attualmente il consumo del territorio ha raggiunto la media record dei 75 ettari al giorno, e le stime dicono che se non si interverrà in senso contrario la tendenza resterà la stessa per i prossimi vent&#8217;anni. Altri 600mila ettari finiranno bruciati sotto la macina della cementificazione selvaggia. Un rischio che proprio non possiamo permetterci di correre. “Il territorio è sottoposto a una minaccia spaventosa di cui pochi si rendono conto”, ha affermato il presidente onorario del Wwf Fulco Pratesi.</p>
<p>Una minaccia che va affrontata al più presto. Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente onorario del Fai, ha sottolineato l&#8217;importanza di “affrontare il domani e non solo l’emergenza, perché poi si paga se nell’emergenza si è agito nella maniera sbagliata”. “Mi auguro – ha proseguito &#8211; che il governo Monti, che pure ha dovuto affrontare emergenze che risalgono all’epoca dei nostri padri fondatori, consideri anche il domani che seguirà alle sue scelte”.</p>
<p>Ma quali sono le cause di questa vera e propria esplosione del cemento? Il dossier di Wwf e Fai ne individua due principali: l&#8217;abusivismo e l&#8217;attività di cava.</p>
<p>Dal 1948 ad oggi sono stati compiuti 4,5 milioni di abusi: 75mila l’anno, 207 al giorno. Molti di questi di grandi dimensioni, opera delle lobby del cemento. Una pratica, quella dell&#8217;abusivismo, favorita e quasi incentivata dai condoni, 3 negli ultimi 16 anni.</p>
<p>Poi ci sono le cave. Nel solo 2006 hanno mutilato il territorio scavando 375 milioni di tonnellate di inerti e 320 milioni di tonnellate di argilla, calcare, gessi e pietre ornamentali. Ne risulta un territorio fragile, in equilibrio precario, soggetto a frane, smottamenti, alluvioni, esondazioni, a forte rischio desertificazione, come mai prima d&#8217;ora.</p>
<p>Il dossier non si limita a far emergere le problematiche ma ipotizza anche delle possibili soluzioni. Partendo dal presupposto che il settore del cemento, pur dannoso per il territorio, dà di che vivere a 8-10 milioni di persone, circa il 14-17 per cento della popolazione, Wwf e Fai tracciano una Road map per fermare il consumo del suolo, che parte dal porre “severi limiti all’urbanizzazione nella nuova generazione di piani paesistici” e, in attesa della loro definitiva redazione, avanza “la richiesta di una moratoria delle nuove edificazioni su scala comunale”.</p>
<p>Si dovrebbe inoltre “procedere ai Cambi di Destinazione d’Uso solo se coerenti con le scelte in materia di ambiente, paesaggio, trasporti e viabilità. E ancora: rafforzare la tutela delle nostre coste estendendo da 300 a 1000 metri dalla linea di battigia il margine di salvaguardia; difendere i fiumi non solo attraverso il rispetto delle fasce fluviali ma con interventi di abbattimento e delocalizzazione degli immobili situati nelle aree a rischio idrogeologico; farsi carico degli interventi di bonifica dei siti inquinati, escludendo che i costi di bonifica vengano compensati attraverso il riuso delle aree a fini edificatori.”</p>
<p>di A.D.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcambiamento.it/territorio/dossier_wwf_fai_consumo_suolo.html">ilcambiamento.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Le talpe della ‘ndrangheta arrivano fin dentro la guardia di finanza</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 09:02:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Nell’inchiesta coordinata da Ilda Boccassini sulla ‘ndrangheta era emerso un quadro inquietante riguardanti una serie di “talpe” all’interno delle istituzioni che avrebbero rivelato informazioni su indagini in corso agli esponenti della criminalità organizzata. Ieri nuovi arresti, fra cui tre uomini della Guardia di Finanza che avrebbero incassato 40mila euro dal clan per chiudere un occhio [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’inchiesta coordinata da Ilda Boccassini sulla ‘ndrangheta era emerso un quadro inquietante riguardanti una serie di “talpe” all’interno delle istituzioni che avrebbero rivelato informazioni su indagini in corso agli esponenti della criminalità organizzata. Ieri nuovi arresti, fra cui tre uomini della Guardia di Finanza che avrebbero incassato 40mila euro dal clan per chiudere un occhio sui controlli delle macchinette videopoker. Una presenza, quelle delle talpe, che è costante nelle carte della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano.<span id="more-22311"></span></p>
<p>«Quasi 200 mila euro per il solo Mongelli sono decisamente troppi. Inoltre Mongelli è in grado di intervenire in favore dei Lampada solo condizionando a sua volta altri colleghi direttamente operativi. Insomma, la netta impressione è che Mongelli sia non solo il corrotto, ma anche il collettore attraverso il quale vengono convogliate somme di denaro ad altri pubblici ufficiali». Così scriveva il Giudice per le indagine preliminari del Tribunale di Milano Giuseppe Gennari, firmando l’ordinanza di custodia cautelare che il 30 novembre scorso coinvolse il clan della ‘ndrangheta Valle-Lampada (operativo in Lombardia da oltre vent’anni), due giudici calabresi e un appartenetente alla Guardia di Finanza.</p>
<p>È proprio Mongelli che «interviene in favore dei Lampada» per ammorbidire i controlli delle Fiamme Gialle sull’attività di videopoker del sodalizio. L’intuizione investigativa secondo cui Mongelli a sua volta avrebbe condizionato altri colleghi troverebbe riscontro nell’operazione che ieri mattina ha portato al fermo di altre cinque persone nella seconda tranche dell’operazione del novembre scorso, tra cui, appunto altri tre finanzieri.</p>
<p>Nell’inchiesta coordinata da Ilda Boccassini era emerso un quadro inquietante riguardanti una serie di “talpe” all’interno delle istituzioni che avrebbero rivelato informazioni su indagini in corso agli esponenti della criminalità organizzata. Nella conferenza stampa indetta il giorno successivo agli arresti di novembre e come riportato anche da Linkiesta, Boccassini dichiarò «ci sono lavori in corso, non solo a Catanzaro ma anche a Milano. Di talpe probabilmente ce n’è stata più di una».</p>
<p>Una presenza, quelle delle talpe, costante nelle carte della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano. Soffiate di informazioni sulle indagini direttamente agli indagati e chiusure di occhi sui controlli. In questa occasione gli occhi di alcuni “infedeli” della Guardia di Finanza si sarebbero chiusi, secondo le accuse, proprio nei controlli sui videopoker, attività che fruttava al clan Valle-Lampada profitti per circa 30mila euro al giorno.</p>
<p>Come detto, oltre al finanziere Luigi Mongelli, nell’ordinanza di novembre venivano citati i nomi di altri tre colleghi dello stesso, Michele Di Dio, Michele Noto e Luciano Russo, che sono stati tratti in arresto insieme al direttore dell’hotel Brun di Milano (dove il clan Valle-Lampada avrebbe pagato soggiorni al giudice del tribunal di Palmi Giancarlo Giusti) e a Domenico Gattuso, che, secondo l’accusa, avrebbe aperto numerose società per conto dei Lampada e avrebbe gestito contatti istituzionali con un ruolo nella fuga di notizie riguardo a un’indagine della magistratura calabrese.</p>
<p>I tre militari arrestati ieri mattina avrebbero portato a casa una cifra attorno ai 40mila euro a testa incassati dal clan per il tramite di Mongelli per chiudere un occhio sui controlli delle macchinette videopoker del sodalizio installate a Milano e nell’hinterland, staccate dal sistema dei Monopoli di Stato per eludere i controlli del fisco.</p>
<p>Lo scorso novembre erano stati arrestati Giulio Lampada, ritenuto «il regista di tutte le operazioni» e il fratello Francesco, gestori di bar e locali, e veri e propri imprenditori nel settore dei giochi di azzardo, la moglie di quest’ultimo, Maria Valle (ai domiciliari), suo fratello Leonardo, il presidente delle misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, Vincenzo Giuseppe Giglio, il cugino medico Vincenzo, il consigliere regionale della Calabria Francesco Morelli (Pdl), l’avvocato Vincenzo Minasi, il maresciallo della Guardia di Finanza Luigi Mongelli e un “fedelissimo”, Raffaele Fermino. </p>
<p>Nell’ordinanza si facevano poi i nomi di due funzionari che «hanno mostrato di intrattenere relazioni di speciale privilegio e compiacenza con i Lampada»: il direttore di un’agenzia Unicredit di Milano e quello di un’agenzia di Paullo del Credito Bergamasco.</p>
<p>Negli interrogatori dell’avvocato Minasi emergerebbe anche il nome dell’ex capo del Sismi Niccolò Pollari come uno dei contatti all’interno dei servizi segreti, ma, visto il tenore delle dichiarazioni dello stesso Minasi, rimane una pista tutta da verificare.</p>
<p>di Luca Rinaldi</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.malitalia.it/2012/01/le-talpe-della-%E2%80%98ndrangheta-arrivano-fin-dentro-la-guardia-di-finanza/">www.malitalia.it</a></p>
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		<title>La mafia di Ariola, Antonio Altamura indicato &#8220;capo società&#8221; &#8211; La cosca teneva sotto controllo gli appalti pubblici e boschivi, praticava estorsioni e all&#8217;occorrenza agiva in maniera spietata &#8211; Nell&#8217;inchiesta tratteggiato il potere degli Emanuele e la brutale esecuzione dei fratelli Loielo</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/01/26/mafia-ariola-antonio-altamura-indicato-capo-societa-cosca-teneva-sotto-controllo-gli-appalti-pubblici-boschivi-praticava-estorsioni-alloccorrenza-agiva-maniera-spietata-nel/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 09:59:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Rappresenta uno spaccato delle dinamiche criminali sviluppatesi nel &#8220;locale di Ariola&#8221;, dal 1980 ad oggi, l&#8217;inchiesta &#8220;Luce nel bosco&#8221;. La frazione di Gerocarne sarebbe stata infatti sede della &#8216;ndrina dei Loielo, con accanto gli Altamura. &#8220;Capo società&#8221; viene indicato Antonio Altamura, 66 anni, di Ariola, già coinvolto nell&#8217;inchiesta &#8220;Crimine&#8221; e nell&#8217;omicidio del [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Rappresenta uno spaccato delle dinamiche criminali sviluppatesi nel &#8220;locale di Ariola&#8221;, dal 1980 ad oggi, l&#8217;inchiesta &#8220;Luce nel bosco&#8221;. La frazione di Gerocarne sarebbe stata infatti sede della &#8216;ndrina dei Loielo, con accanto gli Altamura. &#8220;Capo società&#8221; viene indicato Antonio Altamura, 66 anni, di Ariola, già coinvolto nell&#8217;inchiesta &#8220;Crimine&#8221; e nell&#8217;omicidio del parrucchiere di Acquaro, Placido Scaramozzino. Accanto a lui avrebbe operato Nazzareno Altamura, 47 anni, mentre il 42enne Michele Altamura, già assessore e poi sindaco di Gerocarne, avvalendosi del ruolo istituzionale avrebbe offerto – secondo il gip – il proprio supporto al gruppo mafioso. <span id="more-22306"></span></p>
<p>Ad accaparrarsi in maniera, giudicata illecita, gli appalti comunali nel 2004 e 2005 – lavori della rete fognaria, rimozione dei tetti in amianto nella scuola elementare di Ariola, ampliamento dei cimiteri a Sant&#8217;Angelo ed Ariola – sarebbero stati con le loro imprese, Francesco Taverniti, 38 anni, e Leonardo Bertucci, 42 anni, rispettivamente di Gerocarne e Soriano, indicati come strettamente legati ad Antonio Altamura. </p>
<p>Ad occuparsi degli appalti boschivi – appaltati dal Comune – per conto della cosca ci avrebbe invece pensato Ilario Chiera, 72 anni, di Ariola, mentre vicino al clan viene indicato pure l&#8217;imprenditore di Soriano, Giuseppe Prestanicola, 60 anni.</p>
<p>A capo dell&#8217;ala militare del &#8220;locale di Ariola&#8221;, ci sarebbero invece stati i fratelli Giovanni, Vincenzo e Francesco Loielo, quest&#8217;ultimo collaboratore di giustizia. Condannati nel 1991 per il sequestro di Cataldo Albanese, figlio di un imprenditore di Massafra (Ta), rapito il 9 ottobre 1989 e liberato dopo 6 mesi dietro un riscatto di un miliardo di lire, il potere passò ai loro cugini Giuseppe e Vincenzo Loielo, quest&#8217;ultimo omonimo del congiunto in carcere. </p>
<p>Il 22 aprile 2002, quindi, la barbara eliminazione di Giuseppe e Vincenzo Loielo ordita, secondo la Dda, dal 39enne Bruno Emanuele, anche lui di Gerocarne e portato nella &#8220;ndrina di Ariola&#8221; da Giuseppe Loielo. Nei periodi di detenzione, Bruno Emanuele sarebbe stato sostituito dal fratello Gaetano, 37 anni, a cui viene contestato di aver preso di mira anche la società &#8220;Proserpina&#8221;, mentre Salvatore Grillo, 33 anni, su delega degli Emanuele avrebbe esercitato il &#8220;controllo&#8221; su Soriano. </p>
<p>Il &#8220;potere&#8221; degli Emanuele si sarebbe però esteso anche su Sorianello, Pizzoni e Vazzano ed a loro sarebbero legati Piero Sabatino, 29 anni, principale imputato dell&#8217;operazione antidroga &#8220;Ghost&#8221; e ritenuto &#8220;l&#8217;alter ego&#8221; di Bruno Emuanele; Franco Idà, 47 anni, presunto braccio-destro di Bruno Emanuele; Vincenzo Bartone, 44 anni, di Soriano; Salvatore Zannino, 34 anni, di Sorianello; Pasquale De Masi, 31 anni di Gerocarne con compiti «esecutivi»; Giuseppe La Robina, 22 anni, e Giuseppe De Girolamo, 22 anni, entrambi di Arena, e legati a Gaetano Emanuele. </p>
<p>Su Acquaro e Dasà, invece, avrebbe storicamente operato il clan Maiolo, rivale dei Loielo e, dopo la scomparsa per lupara bianca nei primi anni &#8217;90 di Antonio e Rocco Maiolo – zii del collaboratore Enzo Taverniti, a sua volta quest&#8217;ultimo cognato dell&#8217;assassinato Vincenzo Loielo –, il &#8220;comando&#8221; sarebbe passato ai fratelli Angelo, 28 anni, e Francesco Maiolo, 33 anni, figli di Rocco, ed a Francesco Maiolo, 29 anni, figlio di Antonio. </p>
<p>Della scomparsa di Rocco Maiolo e Michele Fatiga sono ochiamati a rispondere i fratelli Giovanni e Vincenzo Loielo che avrebbero agito con Salvatore Maiolo di Fabrizia, quest&#8217;ultimo solo omonimo dei Maiolo di Acquaro ed indicato dal pentito Michele Iannello quale killer dei Loielo e dei Mancuso, vittima a sua volta della lupara bianca dopo alcuni contrasti con i Vallelunga di Serra. </p>
<p>Francesco Capomolla, 29 anni, cugino dei Maiolo, sarebbe infine l&#8217;autore dell&#8217;attentato dinamitardo all&#8217;auto – con danni ingenti anche allo stabile &#8211; dell&#8217;allora sindaco di Arena, Giosuele Schinella, avvenuto il 12 gennaio 2009. Per gli inquirenti, Capomolla avrebbe voluto costringere il sindaco a rilasciargli una licenza per una sala giochi in piazza Pagano in un box destinato ad altro uso. </p>
<p>Arena, in ogni caso, sarebbe stata sotto il diretto controllo di Nazzareno, 41 anni, e Antonio Gallace, 47 anni, &#8220;dipendenti&#8221; dal &#8220;locale di Ariola&#8221;, così come Michele Rizzuti, 50 anni, di Gerocarne, e Antonio Condina, 52 anni, originario di Mongiana e residente in provincia di Lucca.</p>
<p>di Giuseppe Baglivo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=11562&#038;Edizione=11&#038;A=20120126">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La mafia di Ariola, nei boschi delle Serre affari e feroci faide &#8211; Negli anni consumate vere e proprie guerre fra i gruppi contrapposti: sanguinari gli scontri dei Loielo con i Maiolo e poi con gli Emanuele &#8211; Nel 1989 l&#8217;agguato a Vincenzo Loielo (&#8217;47) segna l&#8217;inizio delle ostilità caratterizzate da omicidi e stragi</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 09:13:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Un locale di &#8216;ndrangheta caldo quello dell&#8217;Ariola dove, negli anni, allo scontro dei gruppi Loielo e Maiolo è seguito quello che ha visto contrapposti – dopo un periodo di calma apparente – ancora i Loielo e gli Emanuele, che hanno preso il sopravvento. Nella sua ultra trentennale storia il locale di &#8216;ndrangheta [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Un locale di &#8216;ndrangheta caldo quello dell&#8217;Ariola dove, negli anni, allo scontro dei gruppi Loielo e Maiolo è seguito quello che ha visto contrapposti – dopo un periodo di calma apparente – ancora i Loielo e gli Emanuele, che hanno preso il sopravvento. Nella sua ultra trentennale storia il locale di &#8216;ndrangheta dell&#8217;Ariola – la cui esistenza si fa risalire al 1970 – retto dal 1986 da Antonio Altamura, 65 anni, ha dovuto fare i conti con una serie impressionante di omicidi, compiuti in modo brutale, quasi primitivo.<span id="more-22303"></span></p>
<p>Sangue tanto, ma anche traffici ed estorsioni hanno orientato negli anni la strategia dei gruppi che si sono contesi con piombo e morti la supremazia sui territori che da Gerocarne si spingono sino a Vazzano e Pizzoni, passando per Soriano, Sorianello, Arena, Acquaro e Dasà. </p>
<p>Un diabolico &#8220;risiko&#8221; giocato dai gruppi in guerra, le cui mosse vengono descritte – soprattutto attraverso il racconto di Francesco Loielo ed Enzo Taverniti, oggi collaboratori di giustizia – nei capitoli che caratterizzano l&#8217;inchiesta &#8220;Light in the woods&#8221; (Luce nei boschi), condotta da Dda e Mobile di Catanzaro, diretta da Rodolfo Ruperti.</p>
<p>Dal 1989 al 1991 a tirare le fila dei traffici nelle Serre sarebbero stati i fratelli Vincenzo (del &#8217;47) e Giovanni (del &#8217;54) Loielo. Dal &#8217;94 la guida della consorteria, vede reggenti i fratelli Vincenzo e Giuseppe Loielo (assassinati nel 2002), mentre oggi a dettare legge è la cosca capeggiata da Bruno Emanuele.</p>
<p>Fino al 1988 fra i Loielo e i Maiolo non vi sarebbero state incrinature, al contrario avrebbero scalato in sinergia i gradini del &#8220;mercato&#8221; dell&#8217;illecito. Ma la primavera del 1989 segna l&#8217;inizio della faida con l&#8217;agguato teso a Vincenzo Loielo (&#8217;47), mentre rientrava nel carcere di Vibo. Ferito, non va in ospedale ma si fa curare privatamente e con il fratello Giovanni, di 57 anni, si dà alla latitanza. Entrambi vengono catturati a Torino circa due anni dopo.</p>
<p>Il 29 marzo dell&#8217;89, cioè qualche settimana dopo l&#8217;agguato a Vincenzo Loielo, viene ucciso Antonio Donato, ritenuto inizialmente autore del gesto. I sospetti dei Loielo, poi, si spostano però sui Maiolo. Nel frattempo Donato viene attirato in un tranello, &#8220;catturato&#8221;, portato in una valle, &#8220;interrogato&#8221; con le buone e poi picchiato. </p>
<p>Visto che non parla lo si fa sdraiare in una fossa, precedentemente scavata in una pianura vicina a un fiume, e – secondo quanto dichiarato da Francesco Loielo – Vincenzo Loielo lo accoltella alla pancia fino a fargli dire che a compiere l&#8217;agguato era stato un certo Raffaele. A questo punto, in preda all&#8217;ira, Loielo gli spara un colpo alla testa, senza neanche dargli il tempo di specificare di quale Raffaele si trattava. Il corpo di Donato viene poi sepolto e ricoperto di pietre.</p>
<p>Sedici giorni dopo – il 18 aprile &#8217;89 – viene teso un primo agguato a Rocco Maiolo che riesce a sfuggire anche a una seconda imboscata. Tra gli agguati e l&#8217;omicidio Donato si inserisce l&#8217;eliminazione di Gaetano Inzillo (altro uomo dei Maiolo), ammazzato il 3 agosto &#8217;89 a Torino mentre era a bordo di un camioncino. Secondo il collaboratore Francesco Loielo a sparargli è il fratello Vincenzo «gli sparò contro con una pistola 7,65 scaricando l&#8217;intero caricatore». </p>
<p>Sul finire del mese di aprile del 1990 scompaiono Rocco Maiolo e Raffaele Fatiga. Cadono in un agguato teso loro dai Loielo con la complicità di Salvatore Maiolo che – secondo il collaboratore – avrebbe fatto da infiltrato per loro nel gruppo dei Maiolo. </p>
<p>Fatto sta che Rocco Maiolo e Raffaele Fatiga dall&#8217;imboscata escono cadaveri, uccisi a raffiche di mitra Norinco e di pistola. Fatiga si becca un colpo alla testa, Maiolo il piombo del mitra e colpi di pistola 357. Infatti sebbene ferito tenta di prendere la sua arma, ma i killer gli bloccano la mano con un piede e lo finiscono. Nei boschi delle Serre vengono sotterrati i loro corpi.</p>
<p>Qualche anno di tregua, poi ancora esecuzioni: il 28 settembre del &#8217;93 quella di Placido Scaramozzino, infilato in una fossa, colpito con una vanga e sepolto mentre ancora respirava; il 23 luglio del &#8217;98 quella del boss Antonio Maiolo, fratello di Rocco, i cui resti sono stati fatti rinvenire il 12 settembre del 2009 dal collaboratore Enzo Taverniti, nipote della vittima che era scampata ad altri agguati.</p>
<p>Con i Maiolo quasi sterminati la faida si conclude, ma per i Loielo si apre un altro capitolo insanguinato: quello dello scontro con gli Emanuele. Un gruppo quest&#8217;ultimo in cui – secondo le risultanze dell&#8217;inchiesta &#8220;Light in the woods&#8221; – si schierano Francesco (classe 79) e Angelo Maiolo (classe 84) figli di Rocco, Francesco Maiolo (classe 83) figlio di Antonio e Francesco Capomolla, tutti cugini di primo grado del collaboratore Enzo Taverniti. «Questi hanno consentito che, nell&#8217;attualità – scrive nell&#8217;ordinanza il gip distrettuale Tiziana Macrì – si verificasse la prosecuzione di quello scontro armato che aveva determinato numerose morti».</p>
<p>Dopo un periodo di militanza nella struttura in quel momento capeggiata dai fratelli Vincenzo e Giuseppe Loielo (cugini di Vincenzo, Giovanni – in carcere per il rapimento di Cataldo Albanese, figlio di un imprenditore di Massafra – e Francesco finito poi anche lui in carcere), nella quale erano stati reclutati grazie al fatto che Vincenzo Loielo (ucciso poi con il fratello Giuseppe) aveva spostato la sorella di Enzo Taverniti, i giovani Maiolo passano poi con il gruppo dissidente capeggiato da Bruno Emanuele.</p>
<p>E quest&#8217;ultimo sarebbe responsabile dell&#8217;imboscata tesa ai due fratelli Loielo, trucidati nell&#8217;aprile del 2002 alla periferia di Gerocarne. Ma il sangue torna a scorrere nei boschi di Ariola il 25 ottobre del 2003. Tre le vittime: Stefano Barilaro, Giovanni Gallace e Francesco Gallace. Sul fuoristrada finito sotto il tiro incrociato dei kalashnikov si trovava anche Antonio Chiera il quale, gettandosi in un canalone, riuscì a salvare la pelle. </p>
<p>Obiettivo dei killer – in base a quanto emerge dall&#8217;inchiesta – sarebbe stato Francesco Gallace (alias Franco o Testina o Testiceja) , il quale ne locale di &#8216;ndrangheta dell&#8217;Ariola rivestiva il ruolo di &#8220;mastro di giornata&#8221;. Dagli inquirenti veniva indicato come la persona che sosteneva economicamente in carcere i fratelli Loielo.</p>
<p>di Marialucia Conistabile</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=11559&#038;Edizione=11&#038;A=20120126">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Reggio Calabria, arrivano tre commissari per verificare infiltrazioni mafiose al Comune &#8211; Per almeno tre mesi, il viceprefetto Valerio Valenti, il dirigente del ministero dell&#8217;Interno Teresa Pace e l&#8217;ufficiale delle Fiamme Gialle Michele Donega passeranno ai raggi X Palazzo San Giorgio</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 18:18:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Un viceprefetto, un funzionario del ministero dell’Interno e un ufficiale delle Fiamme gialle. Sono i tre commissari nominati questo pomeriggio per verificare eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa al Comune di Reggio Calabria. Il viceprefetto Valerio Valenti, il dirigente di seconda fascia dell’amministrazione civile del ministero dell’Interno Teresa Pace e l’ufficiale della Guardia [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Un viceprefetto, un funzionario del ministero dell’Interno e un ufficiale delle Fiamme gialle. Sono i tre commissari nominati questo pomeriggio per verificare eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa al Comune di Reggio Calabria. Il viceprefetto Valerio Valenti, il dirigente di seconda fascia dell’amministrazione civile del ministero dell’Interno Teresa Pace e l’ufficiale della Guardia di Finanza Michele Donega passeranno ai raggi X Palazzo San Giorgio. Gli accertamenti al Comune di Reggio avranno durata di tre mesi prorogabili nel caso in cui il lavoro dei commissari non si dovesse concludere entro la metà di aprile. <span id="more-22295"></span></p>
<p>La loro nomina è stata decisa dal prefetto Luigi Varratta dopo un confronto serrato con il Viminale. </p>
<p>Come anticipato qualche giorno fa dal Corriere della Calabria, il ministero dell’Interno aveva deciso di disporre la commissione in seguito alla relazione che il prefetto Varratta ha inviato a Roma a fine dicembre. </p>
<p>Una relazione pesantissima nella quale erano state inserite tutte le indagini della squadra mobile e dei carabinieri che, nell’ultimo anno, hanno toccato l’amministrazione comunale di Reggio.</p>
<p>Da ricordare, infatti, che a fine dicembre la polizia ha arrestato il consigliere comunale di centrodestra Pino Plutino, ex assessore all’Ambiente finito in manette con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. </p>
<p>Per la Direzione distrettuale antimafia, Plutino sarebbe vicino alla cosca Caridi che, stando alle indagini, avrebbe contribuito alla sua riconferma a Palazzo San Giorgio. Nella relazione del prefetto sarebbe finita anche la vicenda della Multiservizi, la società mista gestita per il 51 per cento dal Comune che, secondo la Dda, sarebbe stata in mano alla cosca Tegano.</p>
<p>Il Viminale era stato informato anche delle risultanze investigative dell’inchiesta che ha portato all’arresto del boss Santo Crucitti. Nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di quest’ultimo, infatti, sono comparse le intercettazioni ambientali tra il capo cosca e l’attuale assessore comunale ai Lavori pubblici Pasquale Morisani che si era recato, durante la campagna elettorale, nella sede dell’impresa di Crucitti.</p>
<p>A proposito di intercettazioni, sono finite nella relazione del prefetto anche le risultanze investigative dell’inchiesta ‘Meta‘, coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Lombardo che, nei mesi scorsi, ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex consigliere comunale di An Manlio Flesca. </p>
<p>E’ la stessa indagine nell’ambito della quale il Ros ha relazionato circa un pranzo organizzato nell’ottobre 2006 da due imprenditori arrestati per mafia. Un pranzo al quale, oltre al boss di Sinopoli Cosimo Alvaro e ai suoi fratelli, era presente anche l’ex sindaco di Reggio Giuseppe Scopelliti, oggi governatore della Calabria.</p>
<p>Sullo sfondo, infine, i commissari vaglieranno le carte anche dell’inchiesta sulla voragine delle casse comunali che, secondo i periti della Procura e del ministero dell’Economia, ammonterebbe a oltre 140 milioni di euro. </p>
<p>Un’indagine al centro della quale c’era l’ex dirigente al Bilancio del Comune, Orsola Fallara, morta nel dicembre 2010 dopo avere ingerito acido muriatico.</p>
<p>di Lucio Musolino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/reggio-calabria-commissari-verifiare-eventuali-infiltrazioni-mafiose-comune/185362/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Operazione Reale-Ippocrate: falsi certificati per aiutare i boss &#8211; Sei arrestati, anche medici in manette</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 10:31:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA – Per evitare il carcere il boss Giuseppe Pelle di San Luca si è finto “pazzo” e “depresso”. Patologie diagnosticate da medici compiacenti che gli fornivano falsi certificati che attestavano la “incompatibilità” del capo cosca con il regime carcerario. La “depressione maggiore” era recitata ad arte e guarda caso si manifestava sempre quando [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA – Per evitare il carcere il boss Giuseppe Pelle di San Luca si è finto “pazzo” e “depresso”. Patologie diagnosticate da medici compiacenti che gli fornivano falsi certificati che attestavano la “incompatibilità” del capo cosca con il regime carcerario. La “depressione maggiore” era recitata ad arte e guarda caso si manifestava sempre quando di turno al 118 di Locri c’era il medico Francesco Moro, sempre pronto ad assecondare le richieste del boss. C’era però una complicità in rete che garantiva a Giuseppe Pelle la possibilità di evitare il carcere. Era composta da un altro medico<span id="more-22292"></span> Guglielmo Quartucci, responsabile della clinica Villa degli Oleandri, di Mendicino, in provincia di Cosenza, e da un avvocato Francesco Cornicello del foro di Cosenza. I tre assieme alla moglie del boss Marianna Barbaro, al figlio Antonio Pelle sono stati arrestati venerdì mattina dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria.</p>
<p>BOSS &#8211; Il boss Giuseppe Pelle è stato raggiunto dal provvedimento restrittivo nel carcere di Opera, dove si trova detenuto perché coinvolto in altre inchieste. Il meccanismo messo a punto da Pelle e dai suoi familiari è stato intercettato dal Ros che ha piazzato le microspie nell’abitazione del capo dell’omonima famiglia di San Luca. </p>
<p>I carabinieri hanno così potuto seguire in diretta tutta la fase della preparazione al malore sino all’arrivo dell’ambulanza. Nel dialogo intercettato dal Ros il medico del 118 Francesco Moro dava a Pelle le indicazioni su come comportarsi e su come rendere verosimile il malore, dovuto a uno stato d’ansia. Nel 2008, poi, il dottor Guglielmo Quartuccio si era prodigato per il boss favorendo un suo ricovero alla clinica degli Olendri. </p>
<p>Sono stati sufficienti pochi giorni di degenza per diagnosticare a Giuseppe Pelle una “sindrome depressiva maggiore con tratti psicotici”. Il dottor Quartuccio ha ammesso di aver attestato false patologie perché sapeva dell’appartenenza alla ‘ndrangheta di Pelle “&#8230;mi hanno mandato da Reggio Calabria, Pelle!&#8230; il secondo giorno venivo ammazzato se non avessi fatto quello che loro mi dicevano&#8230;“. </p>
<p>Un contributo all’indagine l’ha dato anche il pentito Samuele Lovato, un tempo killer dei Forastefano, il clan degli zingari che opera nell’Alto Cosentino. Il collaboratore ha spiegato i meccanismi dei ricoveri fasulli a Villa Oleandri di soggetti affiliati alla ‘ndrangheta.</p>
<p>di Carlo Macrì</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.corriere.it/cronache/12_gennaio_20/boss-pelle-falsi-certificati-medici_65d17034-433a-11e1-8047-0b06b4bf3f34.shtml">corriere.it</a></p>
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		<title>Il calciatore &#8220;suicida&#8221;, interrogato Padovano &#8211; Riparte l&#8217;inchiesta sulla morte del centrocampista Denis Bergamini avvenuta nel novembre 1989. Dai pm l&#8217;ex attaccante della Juve &#8211; Il centravanti, condannato per droga nel 2011, divideva la stanza con il compagno di squadra rossoblù</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 09:50:08 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Il calciatore “suicidato” aveva il corpo d’atleta e gli occhi da bambino. Quella sua aria da bravo ragazzo, l’ostentata timidezza e le tante prodezze compiute in campo ne avevano fatto un idolo delle teenagers. Donato Bergamini era il più forte e amato centrocampista del Cosenza calcio. Giocava con autorevolezza, dribblava gli avversari con facilità e sfoderava una tecnica da fuoriclasse. La serie B gli stava stretta. Nessuno, fino alla sera di sabato 18 novembre 1989, avrebbe mai pensato che coltivasse il desiderio di farla finita. Di togliersi la vita. Nessuno, tra i tifosi, ha mai creduto che si fosse lanciato volontariamente sotto un camion che stava percorrendo la Statale 106 ionica.<span id="more-22289"></span></p>
<p>Neppure la Procura di Castrovillari crede più alla tesi del suicidio. Il procuratore Franco Giacomantonio – magistrato poco aduso a telecamere e taccuini – ha riaperto l’inchiesta sulla morte del calciatore ipotizzando che possa essersi trattato di un omicidio. E così ha riascoltato, nella veste di persone informate sui fatti, prima la ragazza che si trovava in compagnia di Bergamini la sera della tragedia e, ieri, l’ex attaccante Michele Padovano. </p>
<p>Denis, infatti, divideva all’epoca la stanza con il prolifico centravanti e lo considerava un suo fidato amico. A Padovano, pertanto, i magistrati inquirenti della città del Pollino, hanno chiesto di ricostruire le ultime settimane di vita del centrocampista rossoblù. Hanno voluto sapere chi frequentasse, se temesse per la propria incolumità e se, ancora, avesse problemi con personaggi equivoci. </p>
<p>I contenuti della deposizione resa dall’ex calciatore sono coperti dal rigido segreto istruttorio. L’ex attaccante fu ripetutamente sentito da polizia e carabinieri anche nelle settimane immediatamente successive alla morte di Bergamini, ma non seppe fornire, in quelle occasioni, elementi utili alle indagini. </p>
<p>Da molte parti s’è sempre sostenuto che conoscesse particolari forse inconfessabili sulla vita privata del “calciatore suicidato” ma la circostanza non ha mai trovato concreta conferma. </p>
<p>Michele Padovano, detto “il bello”, lasciato il calcio, ha fatto una brutta fine. Dopo aver fatto impazzire le difese di mezza Italia e mandato in brodo di giuggiole ammiratrici di tutte le età ha infatti chiuso la sua “carriera” da campione e sciupafemmine nel peggiore dei modi: incassando una condanna a otto anni e otto mesi di reclusione. </p>
<p>I magistrati di Torino lo hanno nei mesi scorsi ritenuto corresponsabile di un colossale traffico di sostanze stupefacenti provenienti dall’Africa, fatte passare per la Spagna e vendute nel Belpaese. Che Michele “il bello” amasse la vita spericolata l’avevano sempre saputo i suoi allenatori e pure i compagni di squadra. </p>
<p>Genio e sregolatezza, partite memorabili e giornate da dimenticare, ritiri blindati e, dopo l’incontro domenicale, sortite impensabili. Un tiro micidiale e un senso della posizione e del gol impareggiabili, Michele Padovano è stato nel Cosenza guidato da Gianni Di Marzio il protagonista di una storica promozione in serie B attesa per vent’anni. </p>
<p>Dopo i quattro anni trascorsi a Cosenza, l’attaccante fece il suo esordio in seria A con il Pisa, nel 1990, sotto i cui colori segnò undici reti. Poi passò prima al Napoli, poi al Genoa e, infine, alla Reggiana. Nella città emiliana il suo apporto (dieci gol) si rivelò determinante per ottenere la salvezza. </p>
<p>Padovano, però, raggiunse l’apice della carriera giocando nella Juventus, allenata da Marcello Lippi, dove giocò dal ‘95 al ‘97 vincendo lo Scudetto, la Champions league e la Coppa intercontinentale. Le capacità mostrate con la “Vecchia signora” gli valsero la convocazione in Nazionale. Poi il mesto declino: con la militanza nel Crystal Palace (Inghilterra) e nel Metz. </p>
<p>Uscito dal calcio, Michele “il bello” ha frequentato cattive compagnie. I giudici di Torino, infatti, hanno ritenuto che si fosse messo a trafficare in droga con il compagno d’infanzia, Luca Mosole, cui sono stati inflitti 15 anni. L’hanno incastrato le intercettazioni e il linguaggio criptico utilizzato nelle conversazioni. Per il pm Antonio Rinaudo, Padovano era il finanziatore (con 100.000 euro) delle operazioni d’importazione di stupefacente dal Marocco. Ma questa è un’altra storia&#8230;</p>
<p>di Arcangelo Badolati </p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>A Reggio, in arrivo la Commissione di accesso agli atti &#8211; Chiesta per far luce su eventuali condizionamenti mafiosi dell’attività amministrativa comunale</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 09:39:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; L’ombra del ritorno, dopo vent’anni, della commissione di Accesso agli atti al Comune di Reggio Calabria si fa sempre più cupa. Pare infatti che la relazione del Prefetto Luigi Varratta, avente ad oggetto l’ultimo triennio di amministrazione comunale dunque Scopelliti &#8211; Raffa – Arena a palazzo San Giorgio, abbia convinto il Viminale [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; L’ombra del ritorno, dopo vent’anni, della commissione di Accesso agli atti al Comune di Reggio Calabria si fa sempre più cupa. Pare infatti che la relazione del Prefetto Luigi Varratta, avente ad oggetto l’ultimo triennio di amministrazione comunale dunque Scopelliti &#8211; Raffa – Arena a palazzo San Giorgio, abbia convinto il Viminale circa la sussistenza di gravi fatti per cui si renderebbe necessaria la nomina della commissione per fare luce e approfondire, in chiave preventiva, su eventuali condizionamenti mafiosi dell’attività amministrativa comunale. La stagione buia del Comune reggino, dunque, non accenna a terminare, anzì potrebbe riservare una ulteriore e pagina qualora dovesse intervenire, al momento solo un’ipotesi, lo scioglimento dell’Ente per infiltrazioni mafiose con decreto del Consiglio dei Ministri.<span id="more-22286"></span></p>
<p>Il Viminale retto da Anna Maria Cancellieri ha già vistato la relazione del Prefetto, attivando i poteri di controllo, con riferimento alla nomina dei componenti della commissione che andrà a spulciare le carte di palazzo San Giorgio. Nomina che dovrebbe aver luogo, proprio ad opera dello stesso Prefetto Varratta, entro le prossime 24 ore. </p>
<p>Certo il 2011 è  stato un anno difficoltoso culminato anche nell’arresto del consigliere comunale Giuseppe Plutino e nell’inchiesta Astrea che ha evidenziato le infiltrazioni della ‘ndrine nella municipalizzata Multiservizi, ma al vaglio della commissione potrebbe rientrare anche la gestione finanziaria dell’Ente, il cui bilancio è stato pesantemente bacchettato da Ministero di Economia e Finanze e Corte dei Conti nel 2011. </p>
<p>A breve decorreranno dunque i tre mesi prorogabili fino a sei mesi in cui la commissione opererà a Palazzo San Giorgio. ‘Una verifica resasi necessaria dagli ultimi accadimenti – ha spiegato il Prefetto Varratta – e la cui necessità è stata concertata con la Procura della Repubblica e le Forze dell’Ordine, dunque con il capo della DDA reggina Giuseppe Pignatone, con il comandante provinciale dell’Arma il colonnello Pasquale Angelosanto e con il questore di Reggio Carmelo Casabona. Il sindaco di Reggio, Demetrio Arena, al Prefetto ha già annunciato la massima collaborazione.</p>
<p>Nessun collegamento inoltre ci sarebbe, secondo il prefetto Varratta, tra l’arrivo della Commissione di accesso e l’invio alla sua attenzione, ieri, di un plico contenente una pallottola, polvere da sparo, una bozza di innesco di bomba oltre che un messaggio intimidatorio nei confronti di un ispettore di Polizia, impegnato nella Piana e già destinatario di minacce.  </p>
<p>Si tratterebbe dunque solo di una coincidenza. La richiesta di accesso agli atti al comune di Reggio era stata da più parti appellata come strumento di chiarificazione necessario per riportare ordine e legalità. </p>
<p>L’ultima interpellanza parlamentare in tal senso risale allo scorso novembre, quando la deputata Fli Angela Napoli, ha rivolto all’appena insediato presidente del Consiglio dei ministri Mario Monti e ai ministri dell&#8217;Interno, della Giustizia e dell&#8217;Economia e finanze,rispettivamente Anna Maria Cancellieri, Paola Severino ed ancora Mario Monti.</p>
<p>Queste sono ore di attesa e non certo di una parentesi edificante per la storia del comune reggino che ha già vissuto l’esperienza negli anni Novanta. Proprio in provincia di Reggio, ma anche di Napoli, nel 1991 i primi provvedimenti del Consiglio dei Ministri di scioglimento degli enti, per azzerare le cariche e tornare alle urne in momento che allora vennero definiti di emergenza. </p>
<p>In Calabria, come in Campania ed in Sicilia il sangue scorreva per le strade. Oggi si uccide ancora così ma anche in altri modi. Un primato triste, per la provincia reggina, nella lunga serie che nel 2011 ha lambito anche la Liguria, dopo Roma nel 2005 e Torino nel 1995, e ad oggi, dopo venti anni di vigenza, oltre qualche azienda sanitaria calabrese, conta oltre duecento (circa 50 in Calabria – oltre 20 solo a Reggio Calabria &#8211; altrettanti in Sicilia, oltre ottanta in Campania, un decina in Puglia, 1 in Basilicata) comuni sciolti per mafia.</p>
<p>di Anna Foti</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=16518">liberainformazione.org</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Otto persone scomparse in vent&#8217;anni &#8211; Inghiottite dal nulla: si teme che siano rimaste vittime della cosiddetta &#8220;lupara bianca&#8221; &#8211; A Torre Melissa da più di un mese non sia hanno notizie di Salvatore Russo</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 09:08:28 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>CIRÒ MARINA (KR) &#8211; Sembra essere stato inghiottito nel nulla Salvatore Russo, conosciuto a Torre Melissa con il nome di Antonio. Del pensionato, che compirà 66 anni domenica prossima, non si hanno più notizie ormai da oltre un mese. Settimane che sono passate veloci tra segnalazioni e &#8220;soffiate&#8221; giunte alla Caserma dei carabinieri di Torre Melissa e poi rivelatesi falsi allarmi. I militari dell&#8217;Arma agli ordini del comandante della stazione, Vincenzo Boris Zavarella, hanno cercato in lungo ed in largo Antonio Russo. I militari dell&#8217;Arma hanno passato al setaccio le campagne della zona controllando palmo a palmo anche tra il fango di località Fasana a Strongoli Marina. <span id="more-22280"></span></p>
<p>Poi sono andati a Rocca di Neto ed in ogni altro luogo che è stato indicato con telefonate, lettere o voci diffuse nel paese. Tutto, però è stato inutile. Russo pare sparito nel nulla.</p>
<p>Si era sperato che l&#8217;uomo ricomparisse il 2 gennaio scorso per ritirare la pensione, così come aveva fatto l&#8217;ultima volta, il mattino del 1. dicembre scorso, prima di scomparire misteriosamente. E da quel giorno che il 66enne è scomparso da Torre Melissa. Le ultime tracce di Russo rimandano a Crotone. Le immagini dell&#8217;uomo che camminava da solo in mezzo alla gente, sono state carpite dalle telecamere del terminal dell&#8217;autostazione dei pullman di Crotone in via Giuseppe Di Vittorio. </p>
<p>Poi, Salvatore Russo si è come volatilizzato, seguendo la sorte di altre persone scomparse nel circondario Cirotano, su alcune delle quali pesa l&#8217;ombra di sentenze di morte scritte dalla &#8216;ndrangheta imperante nella zona.</p>
<p>Come in un tragico rosario ecco gli scomparsi di CIrò Marina che si presume siano rimaste vittime della &#8220;lupara bianca&#8221;: il 26 marzo 2011 si sono perse le tracce di Antonio Morrone, 43 anni, carpentiere di Cirò Marina. Quella mattina Morrone è stato visto per l&#8217;ultima volta dal padre, imboccare, a piedi, via Manzoni da Piazza Diaz. Da allora l&#8217;uomo non ha mai fatto ritorno a casa dove ancora sperano di rivederlo la moglie ed i suoi due figli. Con Morrone sono otto le persone di Cirò Marina scomparse dal 1992 ad oggi.</p>
<p>Prima del carpentiere era sparito il 27 dicembre 2008 Claudio Aloisio che avrebbe compiuto 31 anni il Capodanno del 2009. L&#8217;automobile con la quale il carpentiere si allontanò da casa, venne ritrovata l&#8217;indomani a Torre Melissa: l&#8217;auto aveva le portiere aperte e lo stereo era acceso.</p>
<p>Nella serata del 20 ottobre 2007 venne inghiottito dal buio Sergio Sasso, 36 anni, muratore. Quella sera ormai lontana più di quattro anni, l&#8217;uomo, si chiuse alle spalle il portone di casa, in cui ha lasciato la moglie e due figli piccoli, e non vi ha più fatto ritorno. La sua vettura fu poi rinvenuta in una traversa poco frequentata di Via Togliatti, alle spalle della scuola &#8220;Don Bosco&#8221;.</p>
<p>Dal 28 dicembre 1992, non si sa nulla della sorte toccata a Giuseppe Cavarretta 22 anni che non arrivò mai all&#8217;appuntamento fissato per le 21 di quella stessa in un bar della periferia con due suoi amici.</p>
<p>I fratelli Mario e Lorenzo Doria, 22 anni il primo, 24 anni il secondo, sparirono insieme Patrizio Pirillo, 17 anni appena, nella notte di S. Silvestro del 1998. I tre furono visti l&#8217;ultima volta lungo Via Roma a bordo di un Fia Punto grigia che rispuntò due giorni dopo in località &#8220;Volvito&#8221; tra Cirò e Crucoli.</p>
<p>Da Cirò Marina, è scomparso inoltre il 1 dicembre 2009 Armando Le Rose, 36 anni, muratore di Papanice. Anche di quest&#8217;ultimo si sono perse le tracce cosi come degli altri sette scomparsi che diventano nove con Salvatore Russo.</p>
<p>di Margherita Esposito</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=8018&#038;Edizione=10&#038;A=20120119">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il Ministro nell’inferno di Rosarno</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 08:31:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Rosarno due anni dopo la rivolta dei braccianti di colore e la caccia al nero. Una città che cerca di scrollarsi di dosso l’immagine di Soweto di Calabria. La strada è ancora lunga. Perché due anni dopo i problemi che incendiarono la rivolta sono ancora lì. Clementine e arance attirano migliaia di disperati alla ricerca [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rosarno due anni dopo la rivolta dei braccianti di colore e la caccia al nero. Una città che cerca di scrollarsi di dosso l’immagine di Soweto di Calabria. La strada è ancora lunga. Perché due anni dopo i problemi che incendiarono la rivolta sono ancora lì. Clementine e arance attirano migliaia di disperati alla ricerca del lavoro. Oggi sono 4mila uomini, africani e braccianti dell’Est che affollano la Piana di Gioia Tauro. Ma l’oro giallo di queste terre vale meno di zero sui mercati. “Per un chilo di clementine i grossisti mi danno quindici centesimi, 5 per le arance da succo. Una miseria”. Piccoli coltivatori e grandi proprietari terrieri si lamentano allo stesso modo, ma continuano a produrre. E scaricano la loro crisi sui migranti ai quali offrono paghe da fame.<span id="more-22283"></span></p>
<p>Venticinque euro a testa, oppure un euro per ogni cassetta raccolta. Soldi ai quali va sottratta la mazzetta da dare al caporale, l’organizzatore delle braccia, spesso un africano o un bracciante dell’est che ha fatto carriera. Soldi pochi, condizioni di vita disperate in baraccopoli da dove anche i topi scappano, eppure la gente continua ad arrivare. </p>
<p>“In un solo giorno – ci racconta don Pino De Masi, animatore di Libera nella Piana – nel paese di San Ferdinando sono arrivati dieci pullman con 500 tra bulgari e romeni”. Altre braccia che la mattina presto si offrono nella piazze dei paesi in attesa di un ingaggio che però non arriva per tutti. Chi non è fortunato vaga per tutto il giorno aspettando un’occasione. E’ questo l’inferno che ieri ha voluto vedere da vicino il ministro per l’Integrazione Andrea Riccardi. “Perché governo tecnico – dice al cronista – vuol dire anche avere orecchie ed occhi attenti alla realtà”.</p>
<p><a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&#038;v=EeL_b9citw8">GUARDA IL VIDEO</a></p>
<p>Il ministro entra nel campo di accoglienza organizzato dal Comune. Ci sono containers con brandine e riscaldamento, docce e bagni chimici, un barlume di vita civile per 120 migranti. Una goccia nel mare. Per gli altri ci sono i ghetti. Quello della fabbrica Pomona, dove una volta si trasformavano gli agrumi, fa paura. Fango dappertutto, per dormire improvvisate tende fatte di plastica e legno. Non ci sono bagni, i bisogni si fanno dove capita. </p>
<p>“E’ un ghetto indegno di un paese civile – dice il ministro -, si tratta di situazioni che abbiamo l’obbligo morale di rimuovere al più presto”. Ma basta spostarsi in quello ce chiamano il “centro storico” della città per capire che l’inferno non finisce in una fabbrica abbandonata. Vico Esperia, via Posta Vecchia, case pericolanti, tufi sbriciolati dalla pioggia, sottoscala e cantine di pochi metri quadrati dove vivono in dieci, venti persone. Per letto materassi impregnati di sudicio e umidità per terra. </p>
<p>Il professor Riccardi entra nei tuguri e parla con i migranti. Nessuno protesta più di tanto per le paghe basse o per le condizioni di vita, ma tutti chiedono una cosa solo: la carta, il permesso di soggiorno, il diritto di sentirsi cittadini. E’ il frutto di leggi assurde contro gli immigrati. Il ministro rifiuta la polemica: “L’integrazione va costruita, qui non si tratta di rivolgersi al passato per stracciarsi le vesti, ma di aprire una stagione diversa”.</p>
<p>Il sindaco di Rosarno si chiama Elisabetta Tripodi, è stata eletta in una coalizione di centrosinistra, ha organizzato il campo da 120 posti e chiesto altri container che la Protezione civile le ha però rifiutato. Quanti soldi ha avuto dalla regione? “Zero. Sto ancora aspettando i 25mila euro per l’emergenza di un anno fa, dei 3 milioni di euro promessi per la costruzione di alloggi popolari da destinare ai migranti neppure l’ombra”. </p>
<p>Promesse, piani mai realizzati nella Calabria degli sprechi, il ministro annota tutto, nella sala riunioni del Comune ascolta. Parla Mamma Africa, Norina Ventre, una anziana signora che da vent’anni assiste chi ha la pelle di un altro colore. “Domenica avevo 200 persone da sfamare, c’è bisogno di un centro di accoglienza”. </p>
<p>Cristiana, donna e mamma del Ghana che chiama “papà” il ministro: “Ho due figli da mantenere, vanno a scuola, sono da undici anni qui in Italia ma non ho ancora la cittadinanza”. E poi Adam, bracciante di colore, rappresentante di “Africalabra”. E il senegalese Mamadù che parla della necessità del contratto, “perché la Bossi Fini dice che se perdi il lavoro perdi anche il permesso”. </p>
<p>“La situazione – è il commento del ministro – è di vera emergenza, come soluzione provvisoria, sarà realizzata una tendopoli nel territorio del comune di San Ferdinando, accanto a Rosarno, dove saranno trasferiti molti immigrati che in questo momento stanno trovando rifugio in situazioni inaccettabili.</p>
<p>Ma c’è bisogno di “una fase due. Siamo in presenza di lavoratori fedelmente stagionali per cui è necessario lavorare alla loro integrazione, costruire un ponte tra loro ed i cittadini di Rosarno, a partire dalla lingua. In un momento di crisi, di poco lavoro anche per gli italiani, occorre spiegare bene a questi nostri amici che non rimarranno soli”.</p>
<p>di Enrico Fierro</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.malitalia.it/2012/01/rosarno/">www.malitalia.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Magistratura, scuola scippata: ultimo atto &#8211; Discussi al Consiglio di Stato i ricorsi sull&#8217;asse Catanzaro-Benevento. A breve la sentenza &#8211; Il Ministero scopre le carte e appoggia implicitamente le posizioni calabresi</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 09:24:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[scuola magistratura catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[scuola magistratura sud]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Almeno per il Ministero della Giustizia non c&#8217;è più &#8220;partita&#8221;: c&#8217;è una sentenza del Tar Lazio, che assegna a Catanzaro la sede della Scuola di magistratura per il Sud Italia, alla quale è corretto dare seguito. La posizione del dicastero di via Arenula è stata espressa formalmente ieri al Consiglio di Stato, chiamato [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Almeno per il Ministero della Giustizia non c&#8217;è più &#8220;partita&#8221;: c&#8217;è una sentenza del Tar Lazio, che assegna a Catanzaro la sede della Scuola di magistratura per il Sud Italia, alla quale è corretto dare seguito. La posizione del dicastero di via Arenula è stata espressa formalmente ieri al Consiglio di Stato, chiamato a depositare entro un mese la sentenza di secondo grado sul lungo e complesso contenzioso innescatosi sull&#8217;asse Catanzaro-Benevento. <span id="more-22270"></span></p>
<p>Nelle fasi preliminari d&#8217;udienza l&#8217;Avvocatura dello Stato ha illustrato ieri le ragioni per le quali il Ministero della Giustizia ha deciso di non costituirsi in giudizio nel procedimento amministrativo di secondo grado, scegliendo piuttosto di fare acquiescenza alla prima sentenza con la quale nel 2009 il Tar Calabria si è espresso per la localizzazione a Catanzaro della Scuola contesa con Benevento.</p>
<p>Viene definitivamente al pettine, quindi, il nodo della sede della Scuola superiore della magistratura per le regioni meridionali, individuata a Catanzaro da un decreto dell&#8217;allora ministro Castelli ma successivamente, su iniziativa del successore Mastella, spostata a Benevento. Discussi ieri ricorsi al Consiglio di Stato, la sentenza definitiva dovrebbe essere depositata entro un mese. </p>
<p>La &#8220;battaglia&#8221; sull&#8217;asse Catanzaro-Benevento va avanti ormai da anni. Al Consiglio di Stato il Comune e la Provincia di Benevento hanno impugnato la sentenza n. 3087/09 con la quale il Tar Lazio ha annullato il provvedimento con cui era stata spostata da Catanzaro a Benevento la sede della Scuola per il Sud Italia. </p>
<p>Il caso è scoppiato quando un decreto dell&#8217;ex ministro della Giustizia Clemente Mastella (ultimo Governo Prodi) ha trasferito sul Sannio, roccaforte elettorale dell&#8217;allora guardasigilli, la struttura inizialmente localizzata in Calabria. Avverso tale provvedimento, che è stato interpretato come uno &#8220;scippo&#8221;, sono stati proposti distinti ricorsi al Tar del Lazio dal Comune di Catanzaro, difeso dagli avvocati Alfredo Gualtieri e Raffaele Mirigliani, dalla Regione Calabria, rappresentata dall&#8217;avvocato Giuseppe Iannello, e dalla Provincia, patrocinata dagli avvocati Roberta Chiarella e Federica Pallone.</p>
<p>Dopo varie fasi e dopo che la domanda di sospensione proposta dai ricorrenti era stata rinviata per essere decisa unitamente al merito, il Tar Lazio con sentenza del 4 marzo 2009 ha ha accolto il ricorso della Provincia catanzarese annullando per difetto di motivazioni e d&#8217;istruttoria il provvedimento che spostava la sede dalla Calabria a Benevento (i ricorsi di Comune e Regione sono stati dichiarati inammissibili, avendo ritenuto preliminarmente il Tar che i due enti non avrebbero avuto interesse giuridico e legittimazione ad impugnare il provvedimento).</p>
<p>A loro volta, Comune e Provincia di Benevento hanno impugnato il verdetto del Tar davanti al Consiglio di Stato. Contro il doppio ricorso sannita, ha resistito al Consiglio di Stato la Provincia con il patrocinio degli avvocati Federica Pallone e Francesco Scalzi, mentre sia il Comune di Catanzaro che la Regione Calabria (a mezzo sempre degli avvocati Gualtieri, Mirigliani e Iannello) hanno proposto appello incidentale dolendosi della dichiarazione di inammissibilità del Tar Lazio e chiedendo per il resto la conferma della sentenza di primo grado anche in accoglimento dei motivi da loro dedotti in prima sede e non esaminati dal Tribunale amministrativo regionale.</p>
<p>La decisione del Ministero di non costituirsi è stata presa male dai sanniti. Aniello Cimitile, presidente di uno dei due Enti locali ricorrenti al Consiglio di Stato, cioè la Provincia di Benevento, ha diffuso un duro comunicato stampa, nel quale parla di «notizie sconfortanti provenienti da Roma», definisce «improvvisa e immotivata» la decisione della Presidenza del Consiglio e del Ministero della Giustizia ed invita i parlamentari a presentare immediatamente un&#8217;interrogazione.</p>
<p>Tornando all&#8217;udienza di ieri, dopo gli interventi dei ricorrenti &#8211; che hanno richiamato l&#8217;appello insistendo particolarmente nella tesi secondo cui il decreto Mastella non avrebbe natura provvedimentale, ma sarebbe un mero atto organizzatorio e, come tale, non impugnabile &#8211; la parola è passata ai difensori degli enti catanzaresi, in presenza anche dell&#8217;avvocato Luisa Capicotto che ha rappresentato l&#8217;interveniente associazione Catanzaro nel cuore. </p>
<p>Tutti gli avvocati del fronte catanzarese hanno affermato la ritualità e legittimità della sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio evidenziando altresì un asserito sviamento di potere che avrebbe operato l&#8217;ex ministro Mastella in favore del proprio collegio elettorale.</p>
<p>Ascoltate le parti, i giudici della IV sezione (presidente Gaetano Trotta, relatore Diego Sabatino, componenti Oberdan Forlenza, Fulvio Rocco e Raffaele Potenza) si sono ritirati in camera di consiglio ieri pomeriggio. Si attende ora soltanto l&#8217;ultimo atto: la sentenza.</p>
<p>di Giuseppe Lo Re</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=7422&#038;Edizione=9&#038;A=20120118">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Quel ragazzo svanito nel nulla 6 anni fa, la storia di Pino Loria a &#8220;Chi l&#8217;ha visto&#8221; &#8211; Stasera nella trasmissione della Sciarelli si ripercorre la vicenda &#8211; E la mamma ricorda che venerdì ricorre il compleanno di suo figlio</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 07:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Cosenza]]></category>
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		<category><![CDATA[pino loria]]></category>
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		<category><![CDATA[scomparso giuseppe loria]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>SAN GIOVANNI IN FIORE (CS) &#8211; «Mio caro Pino, mio grande tesoro, buon compleanno! Venerdì 20 gennaio 2012 festeggi i tuoi 32 anni. Con la tua nascita, Dio ci ha voluto regalare la gioia più grande della vita». Così, la lettera di Immacolata Guzzo, la madre di Giuseppe (Pino) Loria, del quale non si hanno [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SAN GIOVANNI IN FIORE (CS) &#8211; «Mio caro Pino, mio grande tesoro, buon compleanno! Venerdì 20 gennaio 2012 festeggi i tuoi 32 anni. Con la tua nascita, Dio ci ha voluto regalare la gioia più grande della vita». Così, la lettera di Immacolata Guzzo, la madre di Giuseppe (Pino) Loria, del quale non si hanno notizie dal 3 settembre 2005. Era sabato quel pomeriggio, e Pino aveva lavorato al rifacimento di una siepe a Serrisi, in Sila. Poi all&#8217;imbrunire con il camioncino della ditta aveva fatto ritorno a San Giovanni: scese dal mezzo all&#8217;incrocio del Dino&#8217;s e dalle 18:30 del giovanotto si sono perse le tracce. Anche se una prima tesi, mai confermata, racconta che l&#8217;operaio s&#8217;intrattenne con alcune persone che erano a bordo di una Fiat Punto di colore verde. <span id="more-22274"></span></p>
<p>Ieri la lirica della signora Guzzo, tutta dedicata al suo Pino. Vorrebbe che del ragazzo ne parlassimo il 20, proprio in occasione del suo compleanno. Poi una pausa, perché la chiamano su un altro telefono e dopo c&#8217;informa che erano i redattori di &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221;, cui aveva trasmesso pure la lettera. Le confermano che stasera nel corso della trasmissione, leggeranno le sue emozioni, le sue speranze, la sua tenacia di madre. </p>
<p>Non è la prima volta che Immacolata Guzzo parla del suo Pino «un figlio buono, bravo, cresciuto con affetto e senza padre». Un operaio che aveva lavorato nei market e prim&#8217;ancora a Bologna, dove avrebbe voluto tornare, ma i fitti esosi nel capoluogo emiliano l&#8217;avevano fatto ritornare a San Giovanni. </p>
<p>Una vita normale quella di Pino Loria: salvo una sola macchia risalente ad anni prima dalla sua sparizione. Aveva avuto un piccolo precedente connesso al labirinto mondo degli stupefacenti, «ma n&#8217;era uscito ed era tutto finito; s&#8217;era ripreso alla grande e amava più di prima la vita, il lavoro, la sua famiglia, la sua casa», afferma la signora Guzzo. Che dal quel maledetto sabato aspetta un segnale, una telefonata, un messaggio. «Mi accontenterei solo di ascoltarlo. Sentire la sua voce e non smetterò mai di aspettare». </p>
<p>Quel giorno Pino con sé non aveva né portafogli né cellulare e indossava ancora gli indumenti di lavoro: un pantalone bianco e una camicia nera. Poi tante voci e altrettanti ipotesi: alcune lo davano a Crotone, dove la madre e la sorella riempirono la città di locandine con il volto di Pino; altre ancora lo segnalavano a Roma. Ma di certezze assolute neanche una. </p>
<p>Sfiancata, stanca, provata, Immacolata Guzzo è certa che Pino sia vivo e attende un segnale. </p>
<p>«Ogni anno che passa – continua la lettera – rimane come mio desiderio farti gli auguri per il tuo compleanno. Oggi tutti insieme avremmo voluto festeggiare questo giorno per noi così importante. Grande e immensa è la gioia che mi hai sempre dato con la tua presenza. Qualcosa di immensamente bello, com&#8217;è bella l&#8217;anima che hai dentro di te. Qualcosa di grande valore, come la generosità che hai sempre avuto nel cuore. Qualcosa di eterno, come l&#8217;amore infinito che ci ha sempre uniti. Se mi fosse concesso di esprimere un desiderio, chiederei che in ogni giorno, in ogni luogo e in qualunque situazione, non venga mai a mancarti il coraggio e la forza per superare ogni avversità, come hai sempre fatto!».</p>
<p>di Mario Morrone</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=7493&#038;Edizione=8&#038;A=20120118">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>“Giù le mani dall&#8217;acqua e dalla democrazia!” &#8211; Per la difesa dei referendum sulla ripubblicizzazione del servizio idrico &#8211; Mercoledì 18 Gennaio presidio presso la Prefettura di Cosenza</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 11:06:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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		<category><![CDATA[acqua pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[news calabria]]></category>
		<category><![CDATA[referendum acqua pubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto. Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto. Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.<span id="more-22261"></span></p>
<p>Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.</p>
<p>A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato. </p>
<p>Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. </p>
<p>In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.</p>
<p>Noi non ci stiamo. </p>
<p>L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato, tanto più in una terra come quella calabrese dove tale esperienza sta rivelando giorno dopo giorno il suo generale fallimento.</p>
<p>I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.</p>
<p>Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.</p>
<p>Chiediamo con determinazione al governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa. </p>
<p>Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.</p>
<p>Chiediamo alle donne e agli uomini della Calabria di sottoscrivere questo appello sul sito <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.acquabenecomune.org">www.acquabenecomune.org</a> e di mobilitarsi per la difesa del voto referendario, a partire dal presidio che si terrà <strong>mercoledì 18 gennaio alle ore 10.30 presso la Prefettura di Cosenza, a P.zza XI Settembre</strong>, nel corso del quale sarà consegnata al Prefetto una lettera/appello indirizzata al Presidente del Consiglio.</p>
<p>Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.</p>
<p>Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”<br />
Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Megadiscarica di Castrolibero, Rete per la Difesa del Territorio &#8220;F. Nisticò&#8221;: &#8220;Non si prendano in giro i cittadini, il sindaco Greco si dimetta&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 09:52:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<category><![CDATA[news cosenza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sembra di aver già assistito a queste scene. Il sindaco del paese che batte i piedi per farsi &#8220;ascoltare&#8221; dalle istituzioni preposte, affinché spianino la strada alla realizzazione di opere che avranno ripercussioni gravi per l&#8217;ambiente e la salute della cittadinanza. Era qualche mese fa che a Casignana, in provincia di Reggio Calabria, tutti i [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra di aver già assistito a queste scene. Il sindaco del paese che batte i piedi per farsi &#8220;ascoltare&#8221; dalle istituzioni preposte, affinché spianino la strada alla realizzazione di opere che avranno ripercussioni gravi per l&#8217;ambiente e la salute della cittadinanza. Era qualche mese fa che a Casignana, in provincia di Reggio Calabria, tutti i responsabili sono stati indagati e arrestati, scaricavano il percolato nel torrente sottostante la discarica e nel frattempo “pressavano” in maniera inconsueta i vertici delle istituzioni preposte a controllare ed autorizzare ampliamenti e sversamenti.<span id="more-22258"></span></p>
<p>Anche a Castrolibero succedono cose simili, ma la Procura di Cosenza forse è troppo impegnata: percolato fuori controllo, frane dappertutto, sversamento di rifiuti non consentiti, colline smembrate, odori nauseabondi, eccessiva vicinanza ad abitazioni e scuole, sperpero di denaro pubblico, infrastrutture costruite su terreni incendiati e tanto altro.</p>
<p>Oggi il sindaco Orlandino Greco piange perché non gli vengono concesse le autorizzazioni ed ulteriori soldi per costruire una megadiscarica di rifiuti indifferenziati (camuffata con il nome di cittadella energetica) da oltre 900mila metri cubi. </p>
<p>La minacciata chiusura della discarica è un bluff, infatti se dovesse chiudere realmente la discarica dovrebbe anche giustificare e ridare indietro i milioni di euro già ricevuti. Anche il sindaco Greco &#8220;pressa&#8221; in maniera inconsueta, anche se forse non come il suo collega reggino. Noi non possiamo saperlo. Il sindaco parla di “difficoltà economiche”, ma non dice dei finanziamenti già ricevuti per costruire l’ennesima buca nel terreno e la costruzione di una strada inutile.</p>
<p>Parla di oneri finanziari troppo alti, eppure il sindaco è anche ingegnere, i costi di gestione li ha scoperti adesso? In verità il sindaco bluffa, ha puntato molto sugli introiti che riceverà da questa mega discarica. Si lamenta della lentezza degli uffici del Commissario, ma forse il sindaco è abituato alle “autorizzazioni a richiesta”; e se gli uffici regionali avessero trovato dati e atti non conformi, e stessero verificando?</p>
<p>Parla di “nostra discarica” quando in realtà la discarica è stata interamente finanziata con soldi regionali, delle tasche di noi cittadini, e alla fine il sindaco si erge pure a proprietario della discarica, “senza portafoglio” aggiungeremmo noi.<br />
Il popolo calabrese non è più disposto ad accettare alcun ricatto o speculazione sul proprio territorio. </p>
<p>Il Commissariato per l’emergenza rifiuti, quello che fino a ieri era un porto delle nebbie di cui molti cittadini ignoravano l’esistenza, è diventato noto a tutti ed ha suscitato il grido che dalle strade di Crotone il 12 novembre è giunto stridente fino a Palazzo Campanella ed ai palazzi romani: MO BASTA! </p>
<p>L&#8217;unica via ragionevole è il ritorno della responsabilità agli enti locali, i quali senza alcuna deroga devono realizzare un sistema completamente pubblico che si basi sulla raccolta differenziata spinta porta a porta finalizzata al riciclo e riutilizzo totale. Chi non è in grado di farlo, dal sindaco del piccolo comune alle istituzioni regionali, passando per i presidenti della provincia, si dimetta senza riserve.</p>
<p>Il tempo della cuccagna maleodorante in Calabria è finito. Faccia, il sindaco, un passo di onestà intellettuale, si dimetta.</p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio &#8220;F. Nisticò&#8221; &#8211; Calabria</p>
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			<wfw:commentRss>http://www.calabrianotizie.it/2012/01/17/megadiscarica-castrolibero-rete-per-difesa-del-territorio-nistico-non-prendano-giro-cittadini-sindaco-greco-dimetta/feed/</wfw:commentRss>
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		<title>Un blitz per espugnare la fortezza dei nomadi &#8211; Polizia, carabinieri, finanza, forestale, municipale e polizia provinciale hanno fatto irruzione in forze nel villaggio rom di via degli Stadi &#8211; Sequestrati droga e bilancini di precisione, demolite dalle ruspe costruzioni abusive e due bar senza licenza</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 09:38:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Comincia presto l&#8217;assalto al colle di via degli Stadi. Di primo mattino, un esercito in divisa irrompe nel regno dei rom per restituire quel quartiere alla città. La fortezza dei nomadi viene &#8220;espugnata&#8221; da un centinaio di uomini di polizia, carabinieri, guardia di finanza, forestale, municipale e polizia provinciale. L&#8217;assedio all&#8217;enclave nel centro [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Comincia presto l&#8217;assalto al colle di via degli Stadi. Di primo mattino, un esercito in divisa irrompe nel regno dei rom per restituire quel quartiere alla città. La fortezza dei nomadi viene &#8220;espugnata&#8221; da un centinaio di uomini di polizia, carabinieri, guardia di finanza, forestale, municipale e polizia provinciale. L&#8217;assedio all&#8217;enclave nel centro di Cosenza viene portato con ruspe, metaldetector e cani antiesplosivo. Con badili e picconi si va alla ricerca di droga, armi e di altri &#8220;bottini&#8221; illeciti finiti nelle viscere di quella che gl&#8217;inquirenti considerano una tana del malaffare, una terra di nessuno dove si ruba e si spaccia, si compra e si vende. <span id="more-22253"></span></p>
<p>L&#8217;obiettivo del blitz interforze è quello di ripristinare la legalità in un&#8217;area all&#8217;interno della quale storicamente viene sfoderata un&#8217;altra legge, quella imposta dalla malavita che spesso assume i connotati di &#8216;ndrangheta. </p>
<p>Dopo la sparizione del giovane &#8220;Bella bella&#8221; (al secolo Luca Bruni), dopo l&#8217;assalto all&#8217;autocompattatore di &#8220;Ecologia Oggi&#8221; e dopo la bomba al bar di via Popilia, il prefetto Raffaele Cannizzaro, sette giorni fa, aveva coordinato una riunione dell&#8217;Intelligence provinciale allargata al sindaco, Mario Occhiuto, e al presidente della Provincia, Mario Oliverio, per studiare la risposta dello Stato. </p>
<p>E, nel giro d&#8217;una settimana, il questore Alfredo Anzalone, il comandante dell&#8217;Arma, colonnello Francesco Ferace, quello della Finanza, colonnello Giosuè Colella, quello della Forestale, colonnello Francesco Curcio, quello della Municipale, colonnello Giampiero Scaramuzzo, e quello della Provinciale, colonnello Giuseppe Colaiacovo, hanno unito gli sforzi predisponendo uno schema d&#8217;interventi capaci di far lievitare il livello di sicurezza in ogni angolo della città. </p>
<p>Ieri, l&#8217;inizio della controffensiva della legge con la &#8220;bonifica&#8221; del colle di via degli Stadi. Un intero quartiere è stato rivoltato come un calzino, le abitazioni di 15 soggetti sottoposti a misure di prevenzione o cautelari sono state perquisite, due bar abusivi aperti su una strada pubblica sono stati rasi al suolo. </p>
<p>Le ruspe hanno pure cancellato i segni di alcuni manufatti realizzati senza autorizzazione. Sotto sequestro è finita, pure una autocarrozzeria (che sorge nel quartiere ma non all&#8217;interno del villaggio) perchè non autorizzata. Complessivamente sono state controllate 17 attività commerciali, tre delle quali sono risultate sconosciute completamente all&#8217;Erario. </p>
<p>Gl&#8217;investigatori hanno pure messo le mani su alcuni bilancini di precisione e un piccolo quantitativo di droga che rappresenterebbero il riscontro alla sospettata attività di spaccio che verrebbe condotta da alcuni residenti legati al clan dei nomadi che controllerebbe in regime di monopolio il mercato degli stupefacenti in città. </p>
<p>Una dettagliata informativa sui sequestri è stata inviata al capo dei pm Dario Granieri (anche lui tra i &#8220;registi&#8221; del piano Interforze, ndr) che ha già dato ordine al suo sostituto Paola Izzo d&#8217;aprire un fascicolo. Il magistrato ha chiesto pure la convalida dell&#8217;arresto d&#8217;una persona con l&#8217;accusa di evasione dai domiciliari. </p>
<p>La &#8220;vendetta&#8221; dello Stato ha prodotto inevitabilmente angoscia negli ambienti della criminalità. Il blitz di ieri è solo l&#8217;innesco d&#8217;una miccia a combustione rapida che farà detonare questo vento di tranquillità sulla pubblica sicurezza dopo l&#8217;improvvisa impennata di violenza che aveva spiazzato le forze dell&#8217;ordine.</p>
<p>di Giovanni Pastore</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=7047&#038;Edizione=8&#038;A=20120117">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Sparatoria da Far West in viale Isonzo, un ferito &#8211; Subito dopo il fratello gemello litiga con l&#8217;aggressore e viene &#8220;pestato&#8221;. Fermato un coetaneo, D.L., vicino di casa dei due &#8211; Si tratta del trentenne Andrea Araldi che è stato colpito alla spalla e al braccio</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/01/17/sparatoria-far-west-viale-isonzo-ferito-subito-dopo-fratello-gemello-litiga-con-laggressore-viene-pestato-fermato-coetaneo-vicino-casa-dei-due-tratta-del-tren/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 09:24:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Sparatoria con ferito (per fortuna senza gravi conseguenze) nella prima serata di ieri in viale Isonzo. Un trentenne, Andrea Araldi, disoccupato, è stato colpito di striscio con quattro colpi di pistola a un braccio e alla spalla. Secondo una prima sommaria ricostruzione dei carabinieri del nucleo operativo della Compagnia cittadina che stanno effettuando [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Sparatoria con ferito (per fortuna senza gravi conseguenze) nella prima serata di ieri in viale Isonzo. Un trentenne, Andrea Araldi, disoccupato, è stato colpito di striscio con quattro colpi di pistola a un braccio e alla spalla. Secondo una prima sommaria ricostruzione dei carabinieri del nucleo operativo della Compagnia cittadina che stanno effettuando le indagini, Araldi, che risulta essere incensurato, si trovava in viale Isonzo in compagnia di altri coetanei intento a chiacchierare nel cortile sotto la sua abitazione. <span id="more-22250"></span></p>
<p>A un certo punto sarebbe sceso nel cortile un vicino di casa col quale, a quanto sembra, avrebbero avuto dei dissidi pregressi e avrebbero iniziato a litigare al punto che quest&#8217;ultimo sarebbe salito nell&#8217;abitazione, avrebbe preso una pistola, sarebbe ritornato nel cortile e avrebbe fatto fuoco. Il primo in aria, poi uno, due, tre, quattro colpi sparati all&#8217;indirizzo del trentenne. I proiettili avrebbero ferito di striscio Araldi a un braccio e a una spalla.</p>
<p>La sparatoria sarebbe avvenuta così velocemente che Araldi non avrebbe fatto nemmeno in tempo a trovare riparo. Il trentenne sarebbe caduto a terra e il feritore si sarebbe dato alla fuga rientrando nella sua abitazione. A quel punto il fratello gemello (del quale s&#8217;ignora se era con lui al momento della sparatoria o se è stato chiamato subito dopo), si sarebbe recato a casa del vicino e sarebbero venuti alle mani, avendo pure la peggio. </p>
<p>A quel punto Andrea Araldi, insieme al fratello e ai genitori si sarebbero recati con la loro auto al pronto soccorso dell&#8217;ospedale &#8220;Pugliese&#8221;. È lì che i sanitari hanno verificato che il trentenne era stato attinto di striscio da alcuni colpi d&#8217;arma da fuoco e hanno avvisato le forze dell&#8217;ordine. </p>
<p>Araldi, secondo quanto si è appreso, sarebbe stato medicato insieme al fratello che avrebbe anche avuto bisogno di quattro punti di sutura all&#8217;occhio. Le loro condizioni di salute non desterebbero preoccupazioni.</p>
<p>Scattato l&#8217;allarme, in ospedale si è recata una pattuglia dei carabinieri per parlare con i familiari di Araldi in modo da cercare di ricostruire l&#8217;esatta dinamica dell&#8217;accaduto. Nel frattempo, in viale Isonzo è giunta una seconda pattuglia dei militari che hanno avviato le indagini per chiarire come si fossero svolti i fatti per poi identificare i testimoni della sparatoria. </p>
<p>A quel punto gli investigatori hanno fatto quadrare il cerchio tra le dichiarazioni dei familiari di Araldi e quelle delle persone che si trovavano al momento dei fatti presenti in viale Isonzo. E sarebbe spuntato un nome: D. L., 30 anni. I carabinieri non hanno dovuto faticare molto per cercarlo in quanto l&#8217;uomo era ancora nella sua abitazione e non si è sottratto ala vista dei militari. </p>
<p>Il trentenne è stato quindi fermato e portato in caserma per gli accertamenti di rito. Non è ancora chiaro se i carabinieri abbiano già recuperatopure l&#8217;arma del delitto che, a quanto si è appreso, potrebbe essere una scacciacani.</p>
<p>Dell&#8217;accaduto è stata avvisata il sostituto procuratore della Repubblica di turno, Valeria Biscottini, che starebbe vagliando attentamente i fatti prima di emettere un provvedimento di fermo nei confronti del trentenne che sarebbe stato interrogato per diverse ore al fine di chiarire quanto accaduto. </p>
<p>Non è da escludere però che il sostituto procuratore della repubblica, dopo aver ben chiaro gli avvenimenti delle ultime ore, possa chiedere al giudice per le indagini preliminari la convalida del fermo. A quel punto la persona fermata potrebbe essere accompagna nel carcere di Siano a disposizione dell&#8217;autorità giudiziaria che ha quarantotto ore di tempo per effettuare l&#8217;udienza di convalida del fermo nel corso della quale l&#8217;uomo avrà un&#8217;ulteriore possibilità di chiarire la sua posizione.</p>
<p>di Giuseppe Mercurio</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=6981&#038;Edizione=9&#038;A=20120117">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Tendopoli per migranti, si comincia &#8211; Nell&#8217;area Asi da oggi si lavora per montare strutture idonee ad accogliere 276 lavoratori &#8211; Il sindaco: «Chi la gestirà? Attendo notizie». E martedì arriva il ministro</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 09:49:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>SAN FERDINANDO (RC) &#8211; Doveva essere un&#8217;area industriale, emblema di lavoro e sviluppo: sarà un campo d&#8217;accoglienza per migranti. Stamattina si metteranno all&#8217;opera i tecnici che dovranno iniziare le operazioni di sistemazione, recinzione e adeguamento dell&#8217;area Asi dove sarà allestita la tendopoli. L&#8217;appuntamento è per le 9, e da subito partiranno tutte le opere propedeutiche [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SAN FERDINANDO (RC) &#8211; Doveva essere un&#8217;area industriale, emblema di lavoro e sviluppo: sarà un campo d&#8217;accoglienza per migranti. Stamattina si metteranno all&#8217;opera i tecnici che dovranno iniziare le operazioni di sistemazione, recinzione e adeguamento dell&#8217;area Asi dove sarà allestita la tendopoli. L&#8217;appuntamento è per le 9, e da subito partiranno tutte le opere propedeutiche all&#8217;impianto delle tende. Saranno circa 46 e in ognuna dovrebbero esserci 6 posti letto. <span id="more-22245"></span></p>
<p>Nel campo ci sarà anche una grande cucina e saranno installati i bagni. Insomma una vera e propria cittadella destinata ad alleviare le condizioni disperate in cui vivono i migranti che lavorano nelle campagne della Piana.</p>
<p>L&#8217;area del resto non è molto lontana da un triste simbolo della disperazione, l&#8217;ex Cartiera di San Ferdinando, per ben 3 anni occupata dagli africani e poi murata a seguito del terribile incendio del luglio 2009. Siamo alle spalle, a distanza di poche centinaia di metri, nell&#8217;area industriale ricadente in territorio di San Ferdinando e confinante con Rosarno. </p>
<p>La grande distesa è stata occupata in via temporanea: si tratta evidentemente di una soluzione a tempo, adottata per alleviare la pressione sull&#8217;altro campo migranti di Testa dell&#8217;acqua, a Rosarno.</p>
<p>La visita del ministro Andrea Ricciardi di domani potrà essere l&#8217;occasione per capire come il Governo abbia intenzione di affrontare una situazione al limite del collasso. </p>
<p>Nell&#8217;ultimo periodo, infatti, il numero di extracomunitari nel territorio pianigiano è enormemente aumentato. Hanno occupato quasi tutti i luoghi dismessi e anche la stazione ferroviaria di Rosarno di notte diventa ricovero per tanti sfortunati. </p>
<p>Che la situazione fosse divenuta preoccupante lo si era desunto poco prima di Natale, quando il prefetto Luigi Varratta con una nota informava dell&#8217;intenzione di allestire la tendopoli per affrontare una situazione allarmante. </p>
<p>«Nel corso dell&#8217;incontro – si legge nella comunicazione inviata al Consorzio per lo sviluppo industriale – si è valutata positivamente l&#8217;ipotesi di allestire una tendopoli per ospitare, per un limitato arco temporale, gruppi di lavoratori extracomunitari in atto privi di adeguata sistemazione».</p>
<p>Quella lettera è stata mandata alla presidenza della Giunta regionale, al sindaco di San Ferdinando Domenico Madafferi e al presidente dell&#8217;Asi Giuseppe Gentile. Sono passati pochi giorni, giusto ed è arrivato l&#8217;ok per la sistemazione della tendopoli.</p>
<p>Adesso occorrerà capire come e in che modo sarà gestita la struttura, chi vigilerà, e i tempi effettivi di allestimento. Ieri il sindaco Madafferi ha detto che «ci vorranno non meno di 10 giorni per rendere il campo attivo e funzionante». </p>
<p>Madafferi ha pure detto che «attende di capire come e chi avrà la responsabilità del centro che ricade nella competenza del comune».</p>
<p>di Alfonso Naso</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=6648&#038;Edizione=7&#038;A=20120116">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Golden House, ora si aspetta il dissequestro degl&#8217;immobili &#8211; Il provvedimento disposto dal Tribunale dovrebbe essere eseguito nel giro di pochi giorni dagli uomini della Guardia di Finanza &#8211; Ma la ripresa dei lavori potrebbe essere bloccata dal Comune: le zone di recente indicate come R4</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/01/16/golden-house-ora-aspetta-dissequestro-deglimmobili-provvedimento-disposto-dal-tribunale-dovrebbe-essere-eseguito-nel-giro-pochi-giorni-dagli-uomini-della-guardia-finanza/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 09:33:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Emesso il verdetto, sancito da parte del Tribunale che i permessi a costruire sono legittimi, sbriciolate come biscotti le ipotesi di reato sostenute nel corso del procedimento scaturito dall&#8217;operazione denominata Golden House, si apre ora un altro capitolo che potrebbe innescare ulteriori contenziosi, questa volta di natura prettamente amministrativa. Tutto continuerà a [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Emesso il verdetto, sancito da parte del Tribunale che i permessi a costruire sono legittimi, sbriciolate come biscotti le ipotesi di reato sostenute nel corso del procedimento scaturito dall&#8217;operazione denominata Golden House, si apre ora un altro capitolo che potrebbe innescare ulteriori contenziosi, questa volta di natura prettamente amministrativa. Tutto continuerà a ruotare attorno alle costruzioni ritenute inizialmente abusive: i complessi Santa Venere di Vibo Marina e Le Marinate di Bivona.<span id="more-22242"></span></p>
<p>Il Tribunale, attraverso il dispositivo letto sabato pomeriggio con il quale ha assolto perché il «fatto non sussiste» gli imprenditori Francesco Mirabello e Pietro Naso, l&#8217;ing. Gioele Pelagi e l&#8217;arch. Giacomo Consoli, ha disposto il dissequestro degli immobili. </p>
<p>Tutto questo lascia intendere che da qui a qualche giorno, dopo che la Guardia di Finanza avrà portato a termine le operazioni impartite dai giudici, le imprese non potranno che comunicare immediatamente agli uffici di palazzo &#8220;Luigi Razza&#8221; la ripresa dei lavori. </p>
<p>Ma in questo caso a nessuno può sfuggire che nell&#8217;ottobre scorso il dirigente della ripartizione urbanistica, Demetrio Beatino, ha recepito con propria determina un&#8217;ordinanza attraverso la quale prendeva atto dello studio del prof. Giuseppe Aronica e del geologo Giuseppe Scalamandrè e dal quale si evince che le aree dove insistono i complessi Santa Venere e Le Marinate vengono indicate con un coefficiente R4, ovvero ad alto rischio. </p>
<p>In questo caso è evidente che la risposta del dirigente di palazzo &#8220;Luigi Razza&#8221; potrebbe essere negativa sulla ripresa dei lavori, tranne che le imprese interessate non mettano in atto dei lavori di mitigazione del rischio attraverso interventi sui fossi interessati. Ma in questo caso il tutto dovrebbe passare attraverso l&#8217;approvazione dell&#8217;Autorità di bacino regionale. Nello stesso tempo bisognerebbe tenere conto che sui fossi le competenze, per come disposto dal commissario delegato per l&#8217;emergenza alluvione, appartengono alla Provincia.</p>
<p>Insomma il rischio a cui si va incontro è quello di aprire realmente un nuovo braccio di ferro. Questa volta non davanti a un Tribunale penale bensì in un&#8217;aula del Tribunale amministrativo.</p>
<p>Si pone in ogni caso un grande punto interrogativo di fronte al quale l&#8217;amministrazione di palazzo &#8220;Luigi Razza&#8221; dovrebbe cominciare a riflettere e non assumere un atteggiamento passivo, come abbondantemente dimostrato nella fase post alluvione: il dirigente può impedire il completamente dei lavori dei due complessi alla luce della sentenza del Tribunale, considerato che il permesso a costruire era stato rilasciato legittimamente?</p>
<p>La politica, o meglio le amministrazioni che so sono succedute dalla guida del Comune, sulle vicende urbanistiche del territorio sono state letteralmente espropriate dal proprio ruolo. </p>
<p>In questo caso sarà difficile stabilire se per responsabilità proprie o per l&#8217;accentramento adottato dall&#8217;ufficio del commissario delegato, i cui limiti e per certi aspetti anche le incompetenze sono emersi in maniera chiara nel corso del processo Golden House.</p>
<p>C&#8217;è solo da augurarsi che da oggi in poi si apra una serena discussione, ma soprattutto si trovi un percorso da seguire negli interessi dello sviluppo e, soprattutto, della tutela del patrimonio ambientale.</p>
<p>di Nicola Lopreiato</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=6698&#038;Edizione=11&#038;A=20120116">gazzettadelsud.it</a></p>
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