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	<title>Calabria Notizie</title>
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	<description>Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</description>
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		<title>La Rete No Ponte aderirà al No Mafia Day il 13 marzo a Reggio Calabria</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 17:04:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[REGGIO CALABRIA &#8211; Il Ponte sullo Stretto non è stato oggetto di studio esclusivamente di geologi, ingegneri, ambientalisti, bensì anche di criminologi, i quali hanno più volte esposto le motivazioni secondo il quale l’opera in questione non dovrebbe essere costruita. E i fatti hanno sempre dato ragione a questi ultimi. Per citare alcuni esempi, basti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Il Ponte sullo Stretto non è stato oggetto di studio esclusivamente di geologi, ingegneri, ambientalisti, bensì anche di criminologi, i quali hanno più volte esposto le motivazioni secondo il quale l’opera in questione non dovrebbe essere costruita. E i fatti hanno sempre dato ragione a questi ultimi. Per citare alcuni esempi, basti pensare che già nel 1985 le cosche calabresi cominciarono a farsi la guerra anche a causa del Ponte. <span id="more-13641"></span></p>
<p>Nel febbraio 2005, l’inchiesta della DDA ha bloccato sul nascere le iniziative del clan di Vito Rizzuto finalizzate a partecipare al finanziamento dei lavori per il Ponte. Fino a pochi mesi fa, quando i media nazionali hanno fatto passare in secondo piano le importanti dichiarazioni della pentita Giusy Vitale, la quale ha rilevato che alla sola ipotesi della costruzione del Ponte, Cosa Nostra e Ndrangheta si stavano già accordando per mettere mani sulla grande opera. </p>
<p>«Se la mafia è in grado di costruire il Ponte sullo Stretto, benvenuta mafia». Così disse nel 2001, ospite a “Sciuscià”, l’allora presidente della Stretto di Messina Spa. </p>
<p>«Non sono i clan ad avere bisogno delle grandi opere, bensì il contrario» scriverà anni dopo Roberto Saviano su Repubblica. </p>
<p>«Il ponte non unisce due coste, ma due cosche» dirà Nichi Vendola. </p>
<p>In termini di immagine, di ostacolo allo sviluppo economico e di sofferenze morali, il condizionamento criminale in Sicilia è stato stimato dal CENSIS, per le imprese meridionali, in 7,5 miliardi di euro l&#8217;anno dagli anni 80. Senza la presenza parassitaria della mafia e delle sue contiguità politiche ed economiche, nelle nostra regione ci sarebbero un maggiore benessere civile e materiale, maggiori occupazione e indipendenza economica, presupposti di un voto democratico libero. </p>
<p>Di contro, il Governo sottovaluta il problema dell’infiltrazione mafiosa, regalando di fatto un’occasione d’oro alle cosche, tramite una spesa e un progetto dinnanzi ai quali anche la Corte dei Conti ha mostrato diverse perplessità. Per questo fermare l’apertura dei cantieri diventa la priorità per combattere la criminalità organizzata ed evitare immense speculazioni. </p>
<p>Al contrario risulta necessario investire in interventi utili e ben più urgenti &#8211; su tutte, la messa in sicurezza idrogeologica del territorio, purtroppo ignorata dallo stesso Governo &#8211; , contrastare la corruzione e le infiltrazioni, rendere più trasparenti gli appalti e i subappalti, anche tramite un aumento dei controlli. </p>
<p>Sono anche queste le motivazioni che ci spingono a scendere in piazza il 13 marzo in occasione del No Mafia Day a Reggio Calabria. </p>
<p>Rete No Ponte</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Una frana investe un palazzo nel cosentino, a rischio il ponte sul Savuto &#8211; Ancora preoccupante la situazione a Janò (CZ)</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 13:33:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[COSENZA &#8211; Una frana staccatasi da un costone a Pedace, centro a pochi chilometri da Cosenza, ha coperto interamente il piano terra di uno stabile in cui vivono 12 famiglie. Il fango è arrivato sino al primo piano, ma non ha provocato feriti. Rischia di crollare il ponte sul fiume Savuto, lungo la strada che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Una frana staccatasi da un costone a Pedace, centro a pochi chilometri da Cosenza, ha coperto interamente il piano terra di uno stabile in cui vivono 12 famiglie. Il fango è arrivato sino al primo piano, ma non ha provocato feriti. Rischia di crollare il ponte sul fiume Savuto, lungo la strada che da Rogliano conduce a Parenti. <span id="more-13636"></span></p>
<p>La piena ha già danneggiato parte della sede stradale e sta lesionando i piloni del ponte che è stato chiuso al traffico. Frane e smottamenti si sono verificati anche a Cosenza città. </p>
<p>Nella zona di Colle Guarassano è in atto uno smottamento, ma non sono segnalati problemi per le persone o le cose. Un appartamento al primo piano di un palazzo di viale della Repubblica, a Cosenza, è stato invaso la notte scorsa da pietre e fango a causa del cedimento del muro di contenimento dell&#8217;adiacente convento di suore canossiane. Illesi i due occupanti dell&#8217;appartamento. Altre frane sono segnalate nei comuni vicini a Cosenza quali Zumpano e Donnici. </p>
<p><strong>Trombe d&#8217;aria nel Crotonese.</strong> Trombe d&#8217;aria si sono abbattute nel corso della notte nel crotonese. A Cirò superiore, il vento ha divelto il tetto in lamiera di un&#8217;abitazione che è andato a colpire un edificio vicino. Evacuate 31 persone dopo che dai controlli era emerso che alcune abitazioni sono inagibili. Tutta la provincia è stata interessata da piogge intense che hanno provocato numerosi allagamenti.</p>
<p><strong>Desta preoccupazione la situazione del quartiere Janò di Catanzaro</strong>, dove da settimane è in atto una frana che ha già portato all&#8217;evacuazione di 300 persone e per la quale è già stato predisposto un piano per l&#8217;eventuale evacuazione urgente di altre 500 persone. Al momento, comunque, la protezione civile regionale ed i vigili del fuoco, che hanno potenziato il personale in tutte le province, non segnalano pericoli imminenti per la popolazione.</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>La ‘ndrangheta e Mani Pulite &#8211; Non solo navi a perdere nel racconto di Francesco Fonti. Il primo pentito di ‘ndrangheta alza il livello e svela una fitta rete di intrecci tra politica, grandi imprese e criminalità organizzata. Con la mediazione dei Servizi</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 10:53:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Tutto nasceva da una necessità». Francesco Fonti, il pentito di ’ndrangheta che per primo ha rivelato nel 2005 l’esistenza delle cosiddette navi dei veleni nel Mediterraneo, continua a parlare. E alza il tiro, rivelando uno spaccato dell’Italia nel quale la vicenda degli affondamenti dei rifiuti potrebbe essere interpretata solo come una naturale conseguenza del clima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Tutto nasceva da una necessità». Francesco Fonti, il pentito di ’ndrangheta che per primo ha rivelato nel 2005 l’esistenza delle cosiddette navi dei veleni nel Mediterraneo, continua a parlare. E alza il tiro, rivelando uno spaccato dell’Italia nel quale la vicenda degli affondamenti dei rifiuti potrebbe essere interpretata solo come una naturale conseguenza del clima generale. <span id="more-13633"></span></p>
<p>Ma svela particolari che aiutano a capire anche molte vicende della cronaca: «Dopo “Mani pulite”, la ’ndrangheta rimase molto delusa dal comportamento della Democrazia cristiana. Cercava nuovi riferimenti politici, nuovi interlocutori attraverso i quali poter esercitare i propri traffici senza problemi. Fu allora che prese la decisione di formare le persone da avviare alla carriera politica. E da inserire in entrambi gli schieramenti». </p>
<p>Fonti definisce questa operazione come una sorta di «investimento a lungo termine». In questo modo, aggiunge l’uomo, «risolvemmo un problema politico ed economico. Eravamo sicuri di quello che facevamo. Perché potevamo indirizzare il voto del mondo carcerario e quello degli italiani all’estero, soprattutto in Germania». La politica, dunque. E gli affari. Gli stessi che portavano la ’ndrangheta a lavorare con il gotha dell’industria italiana. </p>
<p>«Tutti passavano da noi. Il percorso era lineare. Ogni multinazionale aveva il suo referente politico, che attivava ogni volta che aveva necessità. Questi, poi, coinvolgeva della questione i servizi segreti i quali ci affidavano il lavoro sporco». La necessità, secondo Fonti, era quella di nascondere i rifiuti di materiale che non doveva apparire. La rivelazione del pentito è quasi sussurrata: «Armi. Destinate al Medio Oriente».</p>
<p>In questo quadro, camorra, mafia e ’ndrangheta vengono interpellate per conoscere la disponibilità ad entrare nei traffici. «La mafia non aveva bisogno di soldi, la camorra non aveva i nostri agganci con l’estero, quindi fu naturale che i primi a entrare nell’affare dello smaltimento dei rifiuti fummo noi della ’ndrangheta», ricorda ancora Fonti. Il pentito già in passato ha fatto qualche nome di politici invischiati nei giri. </p>
<p>Tutti hanno smentito. Se non querelato. È il caso di Ciriaco De Mita, l’uomo con il quale Fonti, sempre stando al suo racconto, trattava il prezzo. «Perché noi, all’inizio, accettammo i dieci miliardi che ci venivano offerti senza battere ciglio. Ci sembrava una somma enorme per un lavoro così facile. Dopo, realizzai che potevamo ottenere molto di più. Così andai dall’ex presidente del Consiglio. Con lui avevo un rapporto confidenziale dovuto a un’amicizia in comune». </p>
<p>L’aspetto organizzativo, invece, era curato dal Partito socialista, «grazie ai rapporti che Craxi aveva in Somalia. In Calabria trattavamo con Lelio Lagorio». Sentito il 14 settembre 2005 dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, l’ex ministro della Difesa ha smentito in maniera netta ogni coinvolgimento: «Questa è una notizia che non esiste. Io non ho mai sentito nominare questo personaggio». </p>
<p>Nel racconto del pentito, il legame tra politica e malaffare è talmente saldo che in occasione del rapimento di Aldo Moro, Francesco Fonti viene convocato dalla sua cosca, Romeo, a San Luca. Gli viene detto di andare a Roma in quanto dalla Dc calabrese erano venute pressanti richieste alle cosche per attivarsi al fine della liberazione di Moro. </p>
<p>Fonti andò a Roma e alloggiò all’hotel Palace di via Nazionale dove incontrò vari agenti dei servizi segreti tra i quali uno che avevo conosciuto in precedenza tramite Guido Giannettini con il nome di “Pino”. Quest’uomo sarà l’ombra che seguirà Fonti in tutte le sue nefandezze, compresa l’affondamento delle navi  dei veleni. </p>
<p>Fonti afferma di aver incontrato durante il soggiorno nella Capitale anche il segretario Zaccagnini al “Café de Paris” di via Veneto. Lo stesso che il 23 luglio 2009 è stato posto sotto sequestro perché riconducibile, secondo la Dia, la Gdf e la magistratura, alla cosca Alvaro. </p>
<p>Fonti ricorda uno Zaccagnini «schifato» da quell’incontro: «è un brutto momento per la coscienza di tutto il mondo politico e non avrei mai potuto pensare che oggi potessi essere seduto davanti a lei in qualità di petulante, ma è così. Non sono mai sceso a compromessi, ma se sono venuto a incontrarla significa che il sistema sta cambiando, faccia in modo che quella di oggi non sia stata una perdita di tempo, ma piuttosto una svolta decisiva, ci dia una mano e la Dc di cui mi faccio garante saprà sdebitarsi». </p>
<p>Fonti racconta di aver soggiornato circa due settimane a Roma, dove incontrò anche uno dei boss di Cosa nostra, Stefano Bontade. Lo rivedrà poco dopo a Milano. Quando gli riferì che stava entrando in società nelle televisioni private.</p>
<p>Vincenzo Mulè</p>
<p>gliitaliani.it</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Neve e freddo, l&#8217;inverno non se ne va &#8211; Emergenza frane e allagamenti in Calabria</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 10:27:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CATANZARO &#8211; Frane e smottamenti stanno interessando molte zone dell&#8217;Italia centro meridionale. In Calabria è emergenza in quasi tutte le province, colpite da una violenta ondata di maltempo con pioggia intensa e vento forte. L’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria tra Cosenza e Falerna è chiusa per smottamenti che si sono verificati in seguito al maltempo nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Frane e smottamenti stanno interessando molte zone dell&#8217;Italia centro meridionale. In Calabria è emergenza in quasi tutte le province, colpite da una violenta ondata di maltempo con pioggia intensa e vento forte. L’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria tra Cosenza e Falerna è chiusa per smottamenti che si sono verificati in seguito al maltempo nel tratto tra Rogliano ed Altilia, nel Cosentino. <span id="more-13624"></span></p>
<p>La decisione è stata presa dall’Anas per effettuare alcuni sopralluoghi sul versante della carreggiata sud. Tutta l’autostrada viene monitorata a causa delle piogge incessanti che stanno cadendo sin dalla notte. </p>
<p>Il traffico a lunga percorrenza viene deviato sulle statale 18 e 107 con uscite a Cosenza Nord e Falerna. Quello locale diretto a sud viene deviato invece sulla viabilità interna con uscita a Cosenza sud e rientro in autostrada a Rogliano e viceversa. </p>
<p>Nel Reggino è chiusa per una frana la strada provinciale che conduce a San Luca, mentre nel Catanzarese, il fenomeno ha interessato varie zone del capoluogo, a Germaneto a Sant’Elia. La protezione civile regionale ha innalzato lo stato di allerta nel Crotonese, nella zona di Belcastro (Catanzaro) ed a Siderno (Reggio Calabria). </p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>San Biagio, disco verde dell&#8217;Asp al reparto di riabilitazione motoria &#8211; Il primario Giuseppe Roccia è fiducioso sulle potenzialità della struttura</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 09:28:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) &#8211; Sono operativi al &#8220;San Biagio&#8221; i 15 posti letto per trattamenti riabilitativi neuro-motori e respiratori, oltre alle molteplici attività ambulatoriali, di day service, di day hospital. Il disco verde arriva dalla direzione strategica dell&#8217;Asp della città capoluogo e dal direttore generale Pietro De Sensi. 
La particolare branca specialistica di riabilitazione sarà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CHIARAVALLE CENTRALE (CZ) &#8211; Sono operativi al &#8220;San Biagio&#8221; i 15 posti letto per trattamenti riabilitativi neuro-motori e respiratori, oltre alle molteplici attività ambulatoriali, di day service, di day hospital. Il disco verde arriva dalla direzione strategica dell&#8217;Asp della città capoluogo e dal direttore generale Pietro De Sensi. <span id="more-13618"></span></p>
<p>La particolare branca specialistica di riabilitazione sarà erogata in convenzione con l&#8217;azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio di Catanzaro e in futuro si prevede la collaborazione anche con la Fondazione Maugeri di Montescano di Pavia, perché l&#8217;obiettivo dell&#8217;azienda sanitaria provinciale di Catanzaro è quello di dare respiro nazionale alle attività del &#8220;San Biagio&#8221;. </p>
<p>Le conferme arrivano dal primario del reparto Giuseppe Roccia, che ha di fatto rivoluzionato la riabilitazione collocata al terzo piano del presidio, dove un tempo le donne in gravidanza partorivano, adesso si svolgono tutte le attività connesse al reparto, che ufficialmente sarà inaugurato il 15 marzo prossimo, alla presenza di autorità regionali, amministratori locali e rappresentanti di categoria. </p>
<p>In questa prima fase, ci garantiscono direttamente in corsia, sarà attivato il settore che si interesserà della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno, di grande interesse perché responsabile di importanti patologie quali ipertensione arteriosa, diabete, deficit neuro cognitivi e complicanze cardiovascolari quali angina pectoris, infarto acuto del miocardio, ictus cerebrale. </p>
<p>La diagnosi, ci spiega il primario Giuseppe Roccia, sarà effettuata grazie ad una metodica diagnostica definita polisonnografia che si basa nella registrazione notturna di una serie di esami quali l&#8217;elettroencefalogramma, elettroculogramma, e via dicendo. Apparecchiature in dotazione al presidio ospedaliero delle Preserre. </p>
<p>Il responsabile medico della riabilitazione si sofferma pure sull&#8217;innovazione che nasce da un rapporto di collaborazione, definito nella convenzione sulla riabilitazione respiratoria, primo e unico esempio di integrazione interaziendale nella sanità a livello di Regione Calabria, oltre a garantire l&#8217;adeguata continuità assistenziale tra i due presidi ospedalieri relativamente a pazienti sottoposti a ventilazione meccanica invasiva, che necessitano di programmi di svezzamento e a pazienti parzialmente o totalmente ventilatore – dipendenti affetti da patologie respiratorie, neuro muscolari e cardiovascolari, prevede infatti anche percorsi terapeutici – riabilitativi per pazienti con disturbi respiratori. </p>
<p>&#8220;San Biagio&#8221; specializzato nella medicina del Sonno, è questo il traguardo che si vuole raggiungere. In Calabria ne esistono davvero pochi a fronte di un&#8217;alta incidenza di patologie, mentre lunghissime sono le cosiddette liste di attesa per gli esami di laboratorio specifici per la particolare branca. </p>
<p>All&#8217;ospedale &#8220;San Biagio&#8221;, tutto ciò sarà possibile adesso, grazie all&#8217;impegno di professionisti specializzati nel settore come Fernando Roccia, responsabile di terapia intensiva del Pugliese-Ciaccio, autore tra l&#8217;altro di numerosi studi e ricerche scientifiche validate a livello internazionale.</p>
<p>Vincenzo Iozzo</p>
<p>Gazzetta del sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Scoperto nel 2000 e poi dimenticato un tempio antico di ventisei secoli &#8211; Il sito archeologico venne alla luce nell&#8217;area ubicata accanto al bivio della strada provinciale per Cirò</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 08:58:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CIRò MARINA (KR) &#8211; Scoperto, seppellito di nuovo e dimenticato, anzi cancellato dalla memoria. Nessuno parla più dei resti del tempio di Persefone, le cui tracce sono emerse alla profondità di 2 metri e mezzo ormai 10 anni fa in una sorprendente campagna di scavo condotta dalla Sovrintendenza a margine del bivio della provinciale che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CIRò MARINA (KR) &#8211; Scoperto, seppellito di nuovo e dimenticato, anzi cancellato dalla memoria. Nessuno parla più dei resti del tempio di Persefone, le cui tracce sono emerse alla profondità di 2 metri e mezzo ormai 10 anni fa in una sorprendente campagna di scavo condotta dalla Sovrintendenza a margine del bivio della provinciale che da Cirò Marina sale a Cirò, all&#8217;ombra della collina di Madonna d&#8217;Itria.<span id="more-13615"></span></p>
<p>Quel che peggio, è che, nessuno in tutto questo tempo ha mai sentito il dovere di intervenire a delimitare e vincolare la zona; ricoperto lo scavo si è consentito di recintare, cementificare, smuovere, asfaltare e stravolgere il terreno sovrastante con il concreto rischio di distruggere, i segreti rimasti celati là sotto. </p>
<p>Nell&#8217;aprile 2000, incidentalmente venero scoperti i resti di un santuario risalente al V/IV secolo a.c. di costruzione greca. L&#8217;entusiasmo per una scoperta clamorosa durò appena due mesi; esauriti i fondi assegnati alla sovrintendenza, lo scavo fu interrato e con loro vennero seppelliti curiosità e domande. In dieci anni il sito archeologico non è stato riaperto malgrado la valenza della scoperta. </p>
<p>Nell&#8217;area sacra dell&#8217;antica Krimisa, accanto al santuario dedicato al dio Apollo, scoperto nel 1924 a Punta Alice, si venerava il culto di una divinità femminile, simboleggiante la fecondità della terra, Persefone. Che si tratti di un culto femminile lo attestano la vicinanza all&#8217;antica fonte dell&#8217;Alice e, soprattutto, il ritrovamento di circa duecento ex voto raffiguranti figure femminili &#8211; di diverse dimensioni e con una decina di varianti &#8211; in piedi con porcellino e fiaccole, a volte, con ghirlande, simbolo di Demetra.</p>
<p>Insieme alle statuette venne ritrovato molto materiale miniaturistico in ceramica raffigurante vasi che richiamano la tradizione dell&#8217;acqua come rigeneratrice della terra e della ceramica da fuoco mista a carboncini che attestava la pratica di riti in loco con la preparazione di banchetti sacri offerti ai pellegrini. </p>
<p>Per continuare l&#8217;indagine del sito si sarebbe dovuto allargare l&#8217;area di scavo in quanto la porzione continua di muro a secco , alto in alcuni punti anche un metro, probabilmente si estendeva al di sotto della strada provinciale. </p>
<p>Oggi su questa strada si continua a sfrecciare incuranti, mentre del sito non c&#8217;è traccia. Cancellato. Come un tratto di penna è stato fatto, purtroppo, sull&#8217;area in cui sono stati ritrovati i resti di imponenti capitelli e colonne doriche appartenenti ad tempio, risalente al III/IV secolo a.c., che sono venuti alla luce all&#8217;estrema periferia nord di Torre Melissa, il 5 giugno 2007. </p>
<p>Il sito è stato ricoperto in attesa dei finanziamenti, 200 mila euro, che assegnati, pare siano bloccati da mesi a causa dei ritardi nell&#8217;indizione della gara di appalto per l&#8217;affidamento dei lavori. </p>
<p>Nella mitologia greca, Persefone, o Kore, era figlia di Zeus e di Demetra, dea della Terra e dell&#8217;Agricoltura. Quando Ade, dio del mondo sotterraneo, si innamorò di lei, a causa dell&#8217;opposizione di Demetra, la rapì per portarla nel regno degli Inferi. Demetra cominciò a vagare alla ricerca della figlia, lasciando che la Terra cadesse nella desolazione per la moria delle piante e la carestia. </p>
<p>Zeus comandò Ermes di riportare Persefone sulla Terra; prima, però, di lasciarla andare, Ade la indusse a mangiare un chicco di melagrana legandola per sempre al regno dei morti. Si raggiunse comunque un compromesso: Persefone avrebbe trascorso quattro mesi all&#8217;anno negli Inferi ed il resto sulla Terra dove il suo ritorno coincide con la rinascita della natura in primavera.</p>
<p>Margherita Esposito</p>
<p>Gazzetta del sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Da oggi in città la Commissione d&#8217;inchiesta sul ciclo dei rifiuti &#8211; Domani mattina il sopralluogo in Pertusola e presso due scuole</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 08:53:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CROTONE &#8211; Il momento più interessante sarà domani mattina. Per tre ore e mezza, dalle 9 alle 12,30, deputati e senatori della &#8220;Commissione parlamentare sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti&#8221; compiranno un sopralluogo nel sito d&#8217;interesse nazionale dell&#8217;ex Pertusola e poi sui piazzali della scuola elementare San Francesco e dell&#8217;istituto commerciale Lucifero. 
Nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Il momento più interessante sarà domani mattina. Per tre ore e mezza, dalle 9 alle 12,30, deputati e senatori della &#8220;Commissione parlamentare sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti&#8221; compiranno un sopralluogo nel sito d&#8217;interesse nazionale dell&#8217;ex Pertusola e poi sui piazzali della scuola elementare San Francesco e dell&#8217;istituto commerciale Lucifero. <span id="more-13612"></span></p>
<p>Nella fabbrica metallurgica dismessa prenderanno diretta visione delle condizioni in cui versa lo stabilimento chiuso ormai dodici anni fa. Davanti alle due scuole potranno osservare i luoghi presso i quali scolari e studenti hanno fatto lezione tutti i giorni: poi si è scoperto che sotto quei piazzali erano interrate scorie industriali inquinanti al punto da transitare in corpo a quei giovani, risultati positivi al nichel, al cadmio e all&#8217;arsenico.</p>
<p>Chissà se gli onorevoli componenti la Commissione troveranno il modo di di far diventare la loro certa presa di coscienza del problema una nuova e forte spinta alla soluzione di questo? Qui le cose stanno così: se non servirà almeno a ciò, la visita della &#8220;Commissione parlamentare sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti&#8221; non sarà servita a nulla. </p>
<p>Se non porterà con sè un grandissimo (e purtroppo necessario) impulso perché cominci una buona volta il lavoro di messa in sicurezza e bonifica delle aree industriali dismesse, tutte le audizioni, i sopralluoghi, gli elementi conoscitivi acquisiti finiranno col diventare solo carte che si aggiungeranno ad altre carte.</p>
<p>Le audizioni della Commissione presieduta dall&#8217;on. Gaetano Pecorella cominceranno stamattina in prefettura per concludersi domani sera: saranno sentiti prefetti, amministratori, ufficiali e funzionari delle forze dell&#8217;ordine da tutta la Calabria. </p>
<p>Uno sente dire rifiuti e pensa alla monnezza. Qui a Crotone è solo il secondo problema. Il primo, infatti, è quello di riuscire a fare i conti con la natura post-industriale di una città che si è sviluppata grazie all&#8217;industria per settant&#8217;anni di filata. Pane e chimica, latte e metallurgia: così sono diventati adulti i crotonesi. Chiuse le fabbriche, dovranno industriarsi più di prima nel trovare la loro strada per conservare quel pò di benessere acquisito. </p>
<p>Ma il cadavere industriale deve seppellirlo lo Stato. Da soli i crotonesi, anche col sostegno dei calabresi, non potranno farcela. Ecco perché la messa in sicurezza di ciò che resta delle fabbriche e continua ad ammorbare l&#8217;ambiente qui non comincia mai. Si inizierà solo quando lo Stato ne avrà voglia. Molto potrà essere fatto, per convincere chi conta e decide, dalla &#8220;Commissione parlamentare sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti&#8221; (detta &#8220;Commissione sulle ecomafie&#8221;). </p>
<p>Ovviamente, tutto diventerà più facile se enti e istituzioni locali si decideranno a scegliere e dichiarare cosa al posto del sito industriale dovrà sorgere. Il tempo che è trascorso senza che ci siano state proposte chiare di riuso di quei suoli è troppo lungo per non destare qualche preoccupazione: si parla pur sempre di centinaia di ettari che si allungano, bagnati dal mare, seguendo la linea di costa a nord della città. Bonificarli, sì, ma per farne cosa?</p>
<p>Ripetiamo: qui non si tratta di monnezza. Parte delle aree da bonificare compongono un sito archeologico di grandissima importanza: trent&#8217;anni fa la Fondazione Lerici vi localizzò con sondaggi e prospezioni i resti del primo impianto urbano dell&#8217;Occidente: la pòlis di Kroton magnogreca fondata nell&#8217;ottavo secolo prima di Cristo. La prima città del vecchio continente sta sotto un palmo di terra davanti alle fabbriche dismesse. </p>
<p>Non è certo un caso che il presidente della giunta on. Loiero otto giorni fa abbia annunciato che la Regione finanzierà con 1 milione di euro dei fondi Por i lavori di caratterizzazione degli elementi inquinanti dei siti di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cutro sequestrati dalla magistratura, mentre 7 milioni di euro saranno investiti per avviare le opere di recupero del sito archeologico dell&#8217;antica Kroton.</p>
<p>Virgilio Squillace</p>
<p>Gazzetta del sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Dopo gli attentati il sindaco chiede maggiori controlli e sicurezza &#8211; Saverio Franzè si appella alle istituzioni: non basta la militarizzazione servono pure progetti di sviluppo</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 08:48:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[STEFANACONI (VV) &#8211; In un consiglio comunale blindato da carabinieri e polizia il sindaco, Saverio Franzè, lancia un appello a forze politiche, Procura della Repubblica e Prefettura: «Non lasciate sola la comunità di Stefanaconi. Sarebbe la fine per la stragrande maggioranza della popolazione che da sempre è apprezzata per la sua laboriosità».
Dopo tre omicidi, decine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>STEFANACONI (VV) &#8211; In un consiglio comunale blindato da carabinieri e polizia il sindaco, Saverio Franzè, lancia un appello a forze politiche, Procura della Repubblica e Prefettura: «Non lasciate sola la comunità di Stefanaconi. Sarebbe la fine per la stragrande maggioranza della popolazione che da sempre è apprezzata per la sua laboriosità».<span id="more-13609"></span></p>
<p>Dopo tre omicidi, decine di intimidazioni e le pistolettate dei giorni scorsi alla vetrata d&#8217;ingresso del palazzo municipale, ieri sera la reazione della comunità stefanaconese con la riunione straordinaria del consiglio comunale alla quale hanno partecipato, tra gli altri, il presidente dell&#8217;amministrazione provinciale, Francesco De Nisi, i sindaci di Vibo Valentia, Franco Sammarco, San Costantino, Domenico Borrello, Mileto, Vincenzo Varone, il presidente provinciale dell&#8217;associazione &#8220;Libera&#8221;, mons. Giuseppe Fiorillo, il parroco di Stefanaconi, don Salvatore Santaguida, rappresentanti del mondo dell&#8217;associazionismo e numerosi cittadini. </p>
<p>Il Sindaco, stigmatizzando la recrudescenza mafiosa che tiene in scacco la comunità, ha aggiunto: «L&#8217;emergenza che stiamo vivendo non va in alcun modo sottovaluta o ridimensionata. Impone alti livelli di attenzione e di responsabilità da parte di tutti. </p>
<p>La comunità, fortemente turbata per quanto si sta verificando in questi sofferti frangenti, chiede alle istituzioni ed agli apparati investigativi e giudiziari un preciso segnale di attenzione. Attraverso un aumento degli organici delle forze dell&#8217;ordine e della magistratura, con un piano di controllo adeguato alle mutate esigenze del contesto sociale, con la messa in campo di iniziative e strategie finalizzate alla prevenzione, al contrasto e, quindi, alla sicurezza del nostro territorio». </p>
<p>A tuonare contro la &#8216;ndrangheta anche il portavoce del gruppo di minoranza, Fortunato Griffo, il quale ha affermato: «In un momento così difficile per la comunità occorre fare fronte comune nella difesa della legalità». </p>
<p>L&#8217;ex primo cittadino, dopo aver garantito l&#8217;appoggio incondizionato di tutto il suo gruppo (Progetto Stefanaconi), ha rimarcato: «Per superare questo difficile momento oltre alla repressione, che deve essere forte e decisa, occorre mettere in campo politiche sociali a favore dei giovani che sono le vittime sacrificali di questa situazione di incertezza. </p>
<p>Per ritornare alla normalità bisogna aprirsi al mondo dell&#8217;associazionismo, molto diffuso nella nostra comunità, e aprire la biblioteca. La criminalità si sconfigge non solo con la militarizzazione del territorio, ma anche con la crescita culturale».</p>
<p>A fare quadrato attorno al consiglio comunale è sceso in campo anche il Capo dell&#8217;esecutivo provinciale, De Nisi, il quale raccogliendo il grido di disperazione del primo cittadino, ha sottolineato: «Non vi lasceremo soli in questa difficile battaglia contro la ndrangheta. Saremo al vostro fianco per liberarvi da questa mala pianta che frena ogni sviluppo». </p>
<p>Parole forti da parte del parroco, Santaguida, il quale ha sostenuto: «La &#8216;ndrangheta è presente nella nostra comunità. Per sconfiggerla occorre la collaborazione di tutti. Finità la militarizzazione del territorio ci aspettiamo progetti di sviluppo per tenere i giovani a Stefanaconi».</p>
<p>A dare coraggio all&#8217;Amministrazione sono intervenuti anche il sindaco Sammarco e l&#8217;arciprete della parrocchia di San Leoluca, mons. Fiorillo i quali hanno invitato la comunità a reagire per costruire un futuro di speranza per le nuove generazioni.</p>
<p>Lino Fresca</p>
<p>Gazzetta del sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Frequentazioni &#8220;sospette&#8221;, arrestato Mantella &#8211; Venerdì la GdF aveva posto sotto sequestro il suo patrimonio (4,5 milioni di euro)</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 08:44:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VIBO VALENTIA &#8211; Prima il sequestro di un patrimonio immobiliare che s&#8217;aggira sui 4 milioni e mezzo di euro, perché ritenuto di provenienza sospetta, lunedì sera, invece, per Andrea Mantella, 38 anni, ritenuto un elemento di spicco della criminalità vibonese, si sono aperte le porte del carcere. In questo caso per violazione degli obblighi derivanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Prima il sequestro di un patrimonio immobiliare che s&#8217;aggira sui 4 milioni e mezzo di euro, perché ritenuto di provenienza sospetta, lunedì sera, invece, per Andrea Mantella, 38 anni, ritenuto un elemento di spicco della criminalità vibonese, si sono aperte le porte del carcere. In questo caso per violazione degli obblighi derivanti dalla sorveglianza speciale. Gli agenti della squadra Mobile l&#8217;hanno sorpreso in compagnia di altre persone con precedenti penali e quindi l&#8217;hanno immediatamente dichiarato in arresto e messo a disposizione dell&#8217;autorità giudiziaria. <span id="more-13606"></span></p>
<p>Gli agenti della Mobile, che hanno agito sotto il coordinamento del vice questore Maurizio Lento, l&#8217;hanno fermato nell&#8217;ambito dei servizi di prevenzione e controllo del territorio disposti dal questore Filippo Nicastro. Andrea Mantella, che sarà assistito dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Salvatore Staiano, tra oggi e domani dovrà comparire davanti al gip per la convalida dell&#8217;arresto.</p>
<p>Il sequestro preventivo d&#8217;urgenza, invece, è stato effettuato venerdì scorso dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria e del Comando provinciale della Guardia di Finanza, su ordine della Procura della Repubblica. L&#8217;operazione di sequestro è stata denominata &#8220;Dolly&#8221;, dal nome della pecora clonata, perché fra i beni sequestrati vi è anche un&#8217;azienda agricola con allevamento di ovini, bovini, equini e caprini.</p>
<p>Il sequestro, firmato dal procuratore Spagnuolo, ha riguardato anche alcuni capannoni industriali realizzati abusivamente; terreni agricoli per circa 80mila metri quadrati e una villa disposta su tre piani in località Valli. Le Fiamme gialle hanno apposto i sigilli pure a due auto: una Fiat Panda e una Bmw &#8220;X5&#8243; del valore di circa 77mila euro. Bloccati anche due conti correnti bancari. </p>
<p>Oltre a Mantella il provvedimento è stato notificato ad altre sette persone, ritenute tutte dei prestanomi. Tra i reati contestati non ci sono solo quelli derivanti dall&#8217;applicazione della normativa antimafia, ma anche altre violazioni come l&#8217;abusivismo edilizio. Particolare attenzione nell&#8217;operazione di sequestro dell&#8217;azienda agricola di Mantella era stata posta al luogo dove la stessa era stata realizzata. </p>
<p>I capannoni, privi di qualsiasi autorizzazione edilizia, infatti, sono stati costruiti sul costone di Stefanaconi, a ridosso della Tangenziale est. Una strada i cui lavori sono ormai bloccati da un decennio e la cui pericolosità è stata più volte denunciata dal sindaco di Stefanaconi, Saverio Franzè.</p>
<p>Nel corso della conferenza stampa durante la quale erano stati illustrati i termini dell&#8217;operazione di sequestro, il procuratore Spagnuolo aveva sottolineato l&#8217;importanza del lavoro investigativo della Guardia di Finanza che era riuscita a mettere le mani su un patrimonio di provenienza sospetta.</p>
<p>La sentenza di primo grado scaturita dall&#8217;operazione New Sunrise, infatti, riconosce l&#8217;affiliazione di Mantella alle cosche della &#8216;ndrangheta di Vibo-città. Tesi confermata in prima battuta dal collaboratore di giustizia di Lamezia Terme, Massimo Di Stefano, per un periodo detenuto insieme al Mantella. </p>
<p>Inoltre, il Gup sottolinea non solo la facilità di Andrea Mantella nel procurarsi armi di ogni genere, ma anche la tesi in base alla quale con l&#8217;aiuto di altri, stava tentando di assumere una posizione di maggior rilievo all&#8217;interno della cosca Lo Bianco, alimentando così una conflittualità interna temuta dai vertici dell&#8217;organizzazione.</p>
<p>(n.l.)</p>
<p>Gazzetta del sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Vallecrati, sparite le somme destinate alle Finanziarie per prestiti e mutui &#8211; Indagini della GdF. Il reato ipotizzato: appropriazione indebita</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 07:33:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[COSENZA &#8211; Non c&#8217;è pace per gli ex operai della Vallecrati. Dopo il sospiro di sollievo per un anticipo di 500 euro da parte di Ecologia Oggi, la ditta lametina a cui è affidato il servizio di raccolta rsu nel capoluogo bruzio, sul capo delle tute gialle è piombata la spada di Damocle delle Finanziarie.
Una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Non c&#8217;è pace per gli ex operai della Vallecrati. Dopo il sospiro di sollievo per un anticipo di 500 euro da parte di Ecologia Oggi, la ditta lametina a cui è affidato il servizio di raccolta rsu nel capoluogo bruzio, sul capo delle tute gialle è piombata la spada di Damocle delle Finanziarie.<span id="more-13621"></span></p>
<p>Una vicenda che potrebbe avere risvolti giudiziari coinvolgendo alcuni ex amministratori e responsabili degli uffici di contrada Cutura addetti alla contabilità. Si ipotizza infatti il reato di appropriazione indebita sulla base di una denuncia presentata alla procura cittadina da una ventina di ex operai della Vallecrati che si erano rivolti ad alcune Finanziarie per chiedere un prestito o accendere un mutuo da restituire con la formula del &#8220;quinto dello stipendio&#8221;.</p>
<p>Sulle buste paga dei lavoratori le trattenute sono sempre risultate regolarmente. Tutto a posto, in apparenza. Le somme variavano dai 3 ai 400 euro. Le Finanziarie, però, per una decina di mesi non hanno incassato un solo centesimo di euro. </p>
<p>E ad un certo punto hanno deciso di chiudere i rubinetti inviando una lettera ai dipendenti interessati informandoli di quanto stava accadendo e chiedendo, che è la cosa più assurda, la restituzione di somme variabili da 3mila a 15mila euro come arretrati, minacciando anche il pignoramento. Un danno non indifferente. Morale e patrimoniale. </p>
<p>Gli operai secondo le Finanziarie sono morosi a tutti gli effetti e devono rispondere del debito. Sono stati iscritti nell&#8217;elenco dei protestati e cancellati dagli elenchi dei clienti della finanziarie. La storia è andata avanti per diversi mesi. I prelievi sulle busta paga stando a ciò non sarebbero mai avvenuti. Le trattenute risultavano regolarmente, i soldi si &#8220;scaricavano&#8221;, ma non arrivano alle Finanziarie. </p>
<p>Dunque, i lavoratori sono stati beffati due volte: non hanno preso gli stipendi e ora sono chiamati a pagare somme sulla carta già versate. Secondo una stima fatta ultimamente dall&#8217;ex liquidatore della Vallecrati, Aldo Rizzuti, la somma non versata alle Finanziarie si aggirerebbe sui 400mila euro. </p>
<p>Rizzuti si era mosso durante la sua gestione per tentare di sanare la situazione. Ma poi il Tribunale ha decretato il fallimento e molti operai si sono trovati tra le mani una nuova patata bollente. Le Finanziarie vogliono i soldi subito. Quando si sono accorte che il flusso si era completamente fermato hanno fatto scoppiare il caso che adesso potrebbe avere pesanti strascichi.</p>
<p>Gli operai si sono rivolti al legale di un sindacato presentando una denuncia contro ignoti in Procura. Ieri mattina alcuni lavoratori sono stati convocati negli uffici della Guardia di Finanza. </p>
<p>I militari delle Fiamme Gialle hanno raccolto le testimonianze delle vittime. «Qualcuno adesso deve pagare», ha detto un operaio all&#8217;uscita dalla caserma di viale Cosmai, «se ci sono responsabilità vanno accertate».</p>
<p>Franco Rosito</p>
<p>Gazzetta del sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Notte di terrore al pub Banshee, condannato Davide Giampà &#8211; Il giovane dopo avere menato forte le mani, chiuse gli avventori abbassando la saracinesca</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 07:28:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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Il branco di bulli per lo più minorenni guidato da Giampà quella notte fece di tutto: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Un anno e otto mesi. Questa la condanna per Davide Giampà, vent&#8217;anni, considerato colpevole dal Gip Barbara Borelli della scorreria in Piazza Mercato Vecchio il 6 settembre scorso, quando tanta gente venne letteralmente sequestrata nel pub &#8220;Banshee&#8221;.<span id="more-13627"></span></p>
<p>Il branco di bulli per lo più minorenni guidato da Giampà quella notte fece di tutto: prese a calci e pugni diversi avversari nel locale affollato di gente tra cui una famiglia col suo bambino, poi andò via chiudendo tutti dentro come topi. Giampà in sostanza abbassò la saracinesca della pizzeria, dove restarono tutti terrorizzati. E lasciò sulla porta alcuni minorenni per presidiare il locale e fare in modo che non potesse uscirne nessuno.</p>
<p>Poi rientrò e tentò di fare uscire con la forza il titolare del pub, Marco Mercuri, che però oppose resistenza. Dopo tante botte il giovane Giampà lo lasciò andare richiudendo nuovamente la saracinesca con dentro gli avventori.</p>
<p>La notte di paura non finì lì. Perchè dopo un pò arrivò una pattuglia della polizia. Gli agenti però si limitarono a identificare Giampà ed i minorenni che stavano con lui, ma non portarono i ragazzi neanche in caserma. Suscitando così l&#8217;incredulità dei testimoni che reagirono con amarezza scrivendo anche lettere alla Gazzetta del Sud in cui chiedevano il ripristino delle regole del vivere civile uin città, dove soprattutto nelle serate di fine settimana in Piazza Mercato Vecchio più d&#8217;una volta in tanti erano costretti ad assistere alle bravate dei bulli di turno.</p>
<p>Quella notte toccò a Davide Giampà, che ha 20 anni e si porta dietro un nome pesante. Che comunque nè la polizia nè la magistratura collega in alcun modo a quello del clan omonimo al centro di diverse vicende di &#8216;ndrangheta in Via del Progresso.</p>
<p>«Fermi tutti è finita la festa», gridò quella sera di settembre Giampà appena entrato nel &#8220;Banshee&#8221; pieno di gente che tranquillamente era seduta ai tavoli. Poi un parapiglia: volarono botte da orbi. E dopo l&#8217;intervento inutile della polizia l&#8217;allora dirigente Pino Cannizzaro ci volle vedere più chiaro. </p>
<p>Partì un&#8217;indagine e Saverio Mercurio che guida la polizia giudiziaria riuscì ad arrivare a Davide Giampà. Che ad un agente che lo voleva ammanettare disse: «Lasciami stare, vedi che non ho paura di te nè della galera». E ancora invettive contro i poliziotti: «Lasciami i polsi, vattene! Chi ti credi di essere? Quello che mi ha tirato uno schiaffo è all&#8217;interno del &#8220;Banshee&#8221;, se lo prendo l&#8217;ammazzo. Liberami, li ho chiusi nel locale».</p>
<p>Paradossale la circostanza che quella stessa sera in Piazza Mercato Vecchio c&#8217;era un concerto rock nell&#8217;ambito della rassegna &#8220;Music against &#8216;ndrangheta&#8221; ed un convegno sul vicinissimo Corso Nicotera incentrato sulla lotta alla criminalità. </p>
<p>Giampà venne arrestato dalla polizia dopo una ventina di giorni, il 30 settembre. Contro di lui le accuse pesanti di sequestro di persona, violenza privata e resistenza a pubblico ufficiale. Per questi reati Giampà ha chiesto d&#8217;essere giudicato col rito abbreviato in modo da poter ottenere i benefici di legge, ed ha nominato suo difensore l&#8217;avvocato Gianluca Careri del foro lametino.</p>
<p>Ieri in udienza a porte chiuse il pubblico ministero Domenico Galletta ha chiesto 6 anni di reclusione per l&#8217;imputato. Il giudice Barbara Borelli ha condannato il giovane ad un anno e otto mesi, concedendogli le attenuanti generiche perchè ancora incensurato. </p>
<p>Davide Giampà che era agli arresti domiciliari da cinque mesi è tornato in libertà, perchè il giudice ha accolto la richiesta dell&#8217;avvocato Careri.</p>
<p>Vinicio Leonetti</p>
<p>Gazzetta del sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Processo Cerberus, parla Salvatore Barbaro &#8211; Durante l&#8217;udienza finale del processo Cerberus, il presunto boss di Buccinasco ha reso dichiarazioni spontanee davanti ai giudici.</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 21:34:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO &#8211; Ma quale famiglia mafiosa, quale associazione a delinquere, “la mia unica famiglia sono mia moglie e i miei tre figli”. Il resto è lavoro. Solo lavoro. Quello del movimento terra “per il quale io ci ho una passione”. Roba che per farla “basta avere la terza media come scrivono i giornali, ma bisogna anche averci una certa precisione”. Salvatore Barbaro, classe ‘74 da Locri, una vita passata sulle rive del Naviglio grande di Buccinasco, appare sicuro, pur nella sgrammaticura del discorso. <span id="more-13630"></span></p>
<p>Al processo contro la ‘ndrangheta milanese oggi si attendeva la requisitoria finale della dottoressa Alessandra Dolci, sono arrivate, invece, le dichiarazioni spontanee di Salvatore Barbaro, presunto principe nero dell’edilizia milanese, accusato di aver raccolto il testimone dal suocero, quel Rocco Papalia, manager della ‘ndrangheta oggi in carcere. </p>
<p>Maglioncino color crema, jeans e scarpe da tennis, Salvatore esce dal gabbione con lo sguardo sicuro. Un’occhiata alla moglie Serafina Papalia e alla mamma Elisabetta Morabito, quindi si accomoda davanti al microfono. Con calma appoggia gli occhiali tondi sul tavolo. Un ultimo giro di sguardi a papà e fratello come lui imputati di mafia e quindi prende a parlare, ripercorrendo i suoi esordi nel campo del movimento terra. </p>
<p>“Era il 1997 – racconta &#8211; , in quell’anno ho iniziato con il mio primo camion”. Solo il tempo di qualche lavoretto e poi una condanna definitiva. “Roba vecchia del 1994”. Robetta di droga. Sei anni a Opera e “poi nel 2001, quando esco, mi metto a lavorare con Maurizio Luraghi”. Salvatore apre una ditta individuale. “Ma volevo lavorare da solo perché sul lavoro – lo sottolinea più volte – non sono mai andato d’accordo con mio padre e mio fratello”. </p>
<p>E così il piccolo principe della ‘ndrangheta, almeno stando alle accuse del pm, si prende il suo primo appalto in via Idiomi a Buccinasco. “Lo presi direttamente dall’impresa Saico. Luraghi mi disse: &#8216;Ora arrangiati&#8217;”. Va detto che lo stesso Luraghi oggi è imputato nello stesso processo. Accusato di associazione mafiosa, il pm lo ritiene il paravento legale dietro al quale per anni si sono mossi gli uomini delle cosche. </p>
<p>Luraghi però smentisce e in questi mesi ha sempre rilanciato la tesi di essere vittima di “questi signori”. A riprova “i camion bruciati, il tritolo trovato e le telefonate anonime che ancora oggi riceviamo in casa”. E poi ci sono quei “sovrapprezzi che dovevo pagare a Barbaro”. Per una cifra totale che in pochi anni avrebbe sfiorato il tetto del milione di euro. </p>
<p>Sul punto, il giovane Salvatore interviene in maniera secca: “Non è vero, Luraghi non mi ha mai pagato un sovrapprezzo. Quando abbiamo lavorato insieme entrambi abbiamo guadagnato”. Il presunto boss si riferisce alla grande speculazione edilizia di via Guido Rossa a Buccinasco. “Dopodiché signor giudice, se Luraghi si mette a fare tutto questo piagnucolio è perché vuole tirarsi fuori da questa situazione”. </p>
<p>Subito dopo attacca a parlare dei Girasoli di Sergio Coraglia. Sorride al microfono e si scusa: “Volevo tenere un ordine logico”. Evidentemente l’emozione. “Per i Girasoli – dice – ho lavorato in quattro, cinque cantieri”. Via Parea e via Cusago i più importanti. “Ma io non conoscevo Coraglia”. Di più: “Ho scoperto la Girasoli vedendo le televendite che fa di sera su Telelombardia”. </p>
<p>Qualcosa però non torna. Ci si chiede: perché mai Barbaro che non conosce Coraglia di persona si spende giù in Calabria per tirarlo fuori da un guaio? Domanda lecita, almeno leggendo le intercettazioni. Ripercorriamole brevemente. Salvatore Barbaro parla di “questo dei Girasoli” proprio con Maurizio Luraghi. </p>
<p>Racconta: “Gli ho detto (a Coraglia, ndr) A me, qualsiasi cosa mi chiamate, che io mi vendo un organo e ve lo dò a voi”. E infatti: “Quelli a Reggio volevano staccargli la testa, perché quattro soci gli hanno dato soldi che erano di una delle famiglie che avevano fatto la guerra lì a Reggio”. Ma Salvatore si mette in mezzo. “Io gli detto: A lui lo dovete lasciare stare, mi dovete fare il favore. Perché a Reggio per duecento milioni si ammazzano come i cani, si mangiano le persone”. </p>
<p>Salvatore, però, non è stupido e sa che su tutta questa faccenda pesano i precedenti della storica inchiesta Nord-sud dove proprio suo suocero, Rocco Papalia, ha un ruolo decisivo. “Ma quelli della Nord-sud sono solo pregiudizi. Io, signor giudice, non conosco nessuno di quella inchiesta, né ho familiari implicati”. Solo quel Rocco Papalia che assieme ai fratelli Domenico e Antonio, ha giostrato gli affari mafiosi al Nord per quasi vent’anni. </p>
<p>Queste però sono dichiarazioni spontanee senza contraddittorio. Barbaro prosegue. La voce resta ferma. I gesti delle mani accompagnano discorsi logici e sensati. Salvatore Barbaro, lo ripetiamo, non è affatto uno stupido. C’è da raccontare l’episodio del cantiere di Garbagnate, quando Luraghi si trova a dover gestire 30 camion senza sapere chi li abbia mandati. Per avere delucidazioni contatta direttamente Pasquale Barbaro, detto u zangrei, considerato il referente della ‘ndrangheta per tutto il nord Italia, almeno fino alla sua morte avvenuta nel 2008. </p>
<p>Per i magistrati questo episodio è la dimostrazione di come oggi la mafia calabrese gestisca in totale monopolio il settore del movimento terra. Salvatore Barbaro oggi, invece, racconta di “aver mandato solo tre camion e non certo 36”. In coda alle dichiarazioni ecco, poi, spuntare i rapporti con il comune di Buccinasco, allora governato da un giunta di centrosinistra e dal sindaco Maurizio Carbonera. </p>
<p>Al centro i lavori del parco Spina verde. “Io lì ho lavorato solo su una parte, perché me lo disse Bicocchi quello della Green System. Dall’altra parte c’erano i camion di Quadrio”. Capita, però, che Bicochhi venga stoppato dal comune. “Per questo sono andato da Carbonera. C’era anche l’architetto Fregoni. Sono stati molto gentili”. </p>
<p>Dopodiché “con loro vado a vedere i lavori, mi fanno anche i complimenti e mi propongono di fare anche il resto”. Ma a questo punto Salvatore Barbaro rifiuta. “Da quella volta non ho più lavorato con il Comune”. </p>
<p>(dm)</p>
<p>milanomafia.com</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Usura ed estorsione, arrestate tre persone dai carabinieri di Serra San Bruno</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:06:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SERRA SAN BRUNO (VV) &#8211; Avevano prestato denaro ad un imprenditore ad un tasso di interesse del 240% annuo e per costringerlo a pagare lo hanno minacciato e malmenato. Per questo tre persone sono state arrestate stamani dai carabinieri di Serra San Bruno in esecuzione di provvedimenti emessi dal gip su richiesta della Dda di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SERRA SAN BRUNO (VV) &#8211; Avevano prestato denaro ad un imprenditore ad un tasso di interesse del 240% annuo e per costringerlo a pagare lo hanno minacciato e malmenato. Per questo tre persone sono state arrestate stamani dai carabinieri di Serra San Bruno in esecuzione di provvedimenti emessi dal gip su richiesta della Dda di Catanzaro. <span id="more-13601"></span></p>
<p>I tre, Domenico Monardo, di 37 anni, di Gerocarne, Girolamo Macri&#8217; (32), di Soriano Calabro, e Francesco La Bella (25) di Vibo Valentia, tutti gia&#8217; noti alle forze dell&#8217;ordine, sono accusati di usura, e Macri&#8217; e Monardo anche di estorsione aggravata da metodi mafiosi. </p>
<p>I tre, insieme ad una donna, E.F., di 41 anni, denunciata in stato di liberta&#8217;, secondo le indagini, tra il 2008 ed il 2009 hanno prestato, in piu&#8217; occasioni, 78 mila euro ad un imprenditore della zona, chiedendo 80 mila euro di interessi in due anni per un totale di 160 mila euro. </p>
<p>Quando l&#8217;imprenditore ha fatto presente di non essere in grado di pagare quella cifra, Macri&#8217; e Monardo, nel febbraio del 2009, secondo l&#8217;accusa, lo hanno piu&#8217; volte minacciato e, successivamente, lo hanno malmenato. </p>
<p>Stanco delle continue vessazioni, l&#8217;imprenditore, nel giugno dello scorso anno, si e&#8217; rivolto ai carabinieri, ai quali ha consegnato anche le matrici degli assegni ed i movimenti bancari. Gli elementi forniti dalla vittima e le intercettazioni telefoniche ed ambientali hanno portato gli investigatori a risalire agli autori del prestito usuraio. </p>
<p>Stamani, i carabinieri, oltre ad arrestare i tre, hanno sequestrato conti correnti riconducibili agli indagati e materiale definito interessante trovato nelle loro abitazioni. </p>
<p>(Ansa)</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Domani daSud e Stopndrangheta presentano “Arance insanguinate &#8211; Dossier Rosarno”</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 10:42:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VILLA SAN GIOVANNI (RC) &#8211; Domani alle 17,30 presso la Camera del Lavoro di Villa San Giovanni daSud e Stopndrangheta.it presenteranno Arance insanguinate – Dossier Rosarno, una raccolta di analisi, articoli, testi, fotografie sui fatti di Rosarno, disponibile anche in versione telematica su www.stopndrangheta.it.
Seguendo la scia del sangue sulle arance della Piana di Gioia Tauro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VILLA SAN GIOVANNI (RC) &#8211; Domani alle 17,30 presso la Camera del Lavoro di Villa San Giovanni daSud e Stopndrangheta.it presenteranno Arance insanguinate – Dossier Rosarno, una raccolta di analisi, articoli, testi, fotografie sui fatti di Rosarno, disponibile anche in versione telematica su <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.stopndrangheta.it">www.stopndrangheta.it</a>.<span id="more-13595"></span></p>
<p>Seguendo la scia del sangue sulle arance della Piana di Gioia Tauro, il dossier ricostruisce l’inferno di Rosarno dai primi articoli apparsi nel 2006 fino ai drammatici fatti del gennaio 2010, passando in rassegna reportage e documenti ufficiali che inchiodano ciascuno alle proprie responsabilità: i tentativi di estorsione, lo sfruttamento, le disumane condizioni di vita e lavoro sono stati denunciati a lungo da giornalisti italiani e stranieri e da associazioni internazionali (Medici senza frontiere, 2005). E a lungo ignorati.</p>
<p>La “caccia al nero” scattata a Rosarno lo scorso gennaio dura da vent’anni: le prime aggressioni contro i lavoratori stagionali sono segnalate nel 1990, diciott’anni dopo, nel dicembre 2008, due giovani della Costa d’Avorio vengono presi a fucilate e i migranti urlano ai rosarnesi, agli italiani, &#8220;stop killing blacks&#8221; (prima rivolta).</p>
<p>Nel gennaio 2010 non fanno che ripeterlo con più rabbia (seconda rivolta). Il sangue sulle arance di Rosarno è sangue rappreso.</p>
<p>Il dossier ricostruisce la storia di questa lunga vergogna nazionale senza trascurare le proteste antirazziste d’associazioni e movimenti (il manifesto “Troppa (in)tolleranza e nessun diritto”, il “No-mafia day”), la reazione del teatro italiano (Nei ghetti d’Italia questo non è un Uomo), l’apporto del mondo culturale (i libri di Antonello Mangano e Carlo Rovelli) e universitario (il manifesto antirazzista dell’Università di Cosenza).</p>
<p>Senza dimenticare, soprattutto, l’esistenza di una Rosarno coraggiosa e civile che può indicare, come un faro, la giusta rotta.</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Omnia&#8221;, Sospetti e veleni del maxi processo al vaglio del Tribunale di Castrovillari &#8211; È stato ipotizzato un complicato iter per avvicinare uno dei togati</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 09:28:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[COSENZA &#8211; Il testimone inattendibile e l&#8217;amico del giudice. Nell&#8217;udienza del 5 novembre scorso alcuni avvocati hanno depositato un verbale scottante al Tribunale di Castrovillari chiamato a giudicare quarantadue imputati del maxi processo &#8220;Omnia&#8221;. Cinquantasei pagine nelle quali sono riportate una serie di intercettazioni ambientali relative a colloqui tra i familiari d&#8217;uno dei presunti usurai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Il testimone inattendibile e l&#8217;amico del giudice. Nell&#8217;udienza del 5 novembre scorso alcuni avvocati hanno depositato un verbale scottante al Tribunale di Castrovillari chiamato a giudicare quarantadue imputati del maxi processo &#8220;Omnia&#8221;. Cinquantasei pagine nelle quali sono riportate una serie di intercettazioni ambientali relative a colloqui tra i familiari d&#8217;uno dei presunti usurai e un imprenditore che avrebbe ricevuto denaro a strozzo proprio da lui.<span id="more-13592"></span></p>
<p>Nei dialoghi rubati dalle &#8220;cimici&#8221; piazzate dagli investigatori, l&#8217;usurato nega d&#8217;avere accusato il presunto strozzino, assicurandolo ai famigliari preoccupati per la lunga detenzione del congiunto.<br />
Ma nelle cinquantasei pagine c&#8217;è anche e soprattutto il riferimento a uno dei giudici del collegio che stava giudicando gli imputati inseriti nel filone castrovillarese del processo. </p>
<p>A sentire sempre lo stesso imprenditore, sarebbe riuscito ad avvicinare un amico stretto d&#8217;uno dei togati, al quale avrebbe chiesto un &#8220;aiuto&#8221; per alleggerire la posizione dell&#8217;imputato, anzitutto attraverso una misura cautelare meno afflittiva della detenzione in carcere. </p>
<p>Parole pesanti come macigni, messe nere su bianco dagli investigatori che hanno intercettato per mesi prima presunti boss e picciotti e poi, dopo gli arresti scattati nell&#8217;estate del 2007, i loro congiunti.</p>
<p>Il Tribunale ha registrato la deposizione dei fascicoli carichi di sospetti che però non hanno avuto alcun esito a giudicare dalle pesanti condanne emesse nei giorni scorsi dal collegio giudicante a trentasette dei quarantadue imputati, compreso il presunto cravattaro che doveva essere aiutato dall&#8217;amico degli amici. </p>
<p>I togati castrovillaresi hanno inflitto loro quasi quattro secoli di carcere, cioè cento anni in più rispetto a quanto chiesto dal pubblico ministero Vincenzo Luberto. Il Tribunale ha comminato pene molto pesanti a quasi tutti gli imputati considerati dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro affiliati alla presunta cosca Forastefano di Cassano Ionio, con egemonia criminale in tutto l&#8217;Alto Jonio cosentino.</p>
<p>Il blitz, eseguito dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale (Ros) di Cosenza, è scattato all&#8217;alba del 10 luglio 2007 quando sono finiti in manette sessanta persone accusate a vario titolo di usura, droga, estorsioni, armi e altri reati. Nei mesi successivi il fascicolo investigativo s&#8217;è ingrossato con altri arresti, sino ad arrivare ad oltre ottanta imputati. </p>
<p>Quando è giunta alla fase processuale, però, l&#8217;inchiesta è stata divisa in due tronconi: quarantadue hanno scelto il rito ordinario e quindi sono stati giudicati dal Tribunale di Castrovillari, gli altri hanno optato per l&#8217;abbreviato e quindi la loro sorte giudiziaria è stata affidata al gup distrettuale di Catanzaro.</p>
<p>Domenico Marino</p>
<p>Gazzetta del sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Il trasporto ferroviario fa acqua, treni in ritardo anche di due ore &#8211; Locomotori fuori uso, vetture sporche e al buio, sedili rotti, porte che non funzionano, coincidenze con le altre destinazioni prese in extremis</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 09:19:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[COSENZA &#8211; «Al taglio dei treni ormai ci siamo abituati. Ogni anno, anzi, ogni sei mesi, quando cambia l&#8217;orario d&#8217;esercizio, vengono soppressi convogli. Ma almeno le Fs quelli che rimangono in vita facciano in modo che possano partire e arrivare puntualmente». Ha la faccia di quello che non ne può più Biagio Servidio, un impiegato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; «Al taglio dei treni ormai ci siamo abituati. Ogni anno, anzi, ogni sei mesi, quando cambia l&#8217;orario d&#8217;esercizio, vengono soppressi convogli. Ma almeno le Fs quelli che rimangono in vita facciano in modo che possano partire e arrivare puntualmente». Ha la faccia di quello che non ne può più Biagio Servidio, un impiegato di banca che ogni mattina, da anni, prende il treno per recarsi a Paola. <span id="more-13587"></span></p>
<p>«Una volta la mancanza di personale, un&#8217;altra il guasto ai locomotori», sbotta, «stavolta è dipeso dalle avverse condizioni atmosferiche che hanno rallentato il traffico ferroviario sulla tratta Paola-Cosenza».</p>
<p>«I disservizi per i pendolari sono cronici», fa notare Maria Sacco, un&#8217;insegnante che arriva da Scalea, «l&#8217;altra mattina, sul treno delle 6,25 da Cosenza a Sapri, due vetture su tre erano fuori servizio per mancanza d&#8217;illuminazione per cui siamo stati costretti a viaggiare come sardine. Lo stesso è avvenuto al ritorno visto che il guasto non è stato ripristinato per cui siamo stati costretti a salire sulla stessa vettura».</p>
<p>Nello scorso fine settimana attimi di paura si sono vissuti alla stazione di Scalea dove un locomotore è andato in fiamme ed è stato necessario fare intervenire i vigili del fuoco. Pendolari che stavano tornando a casa dopo una giornata di lavoro sono stati costretti prima ad allontanarsi per precauzione e poi a proseguire con il treno successivo giunto a Scalea verso le 17. Il loro viaggio si è concluso però con 85&#8242; di ritardo! Un altro treno partito da Sapri, sabato scorso, è giunto a Vaglio Lise con un&#8217;ora e venti minuti di ritardo.</p>
<p>«Basta, siamo stanchi di essere trattati come bestie», sottolinea Luigi Consoli, «la situazione non è più tollerabile. Sia al mattino che nel resto della giornata siamo costretti a viaggiare in carrozze sudicie e maleodoranti, con sedili rotti e porte che non funzionano». Pesante anche la denuncia di Rosa Marrello, un&#8217;infermiera che lavora a Roma. </p>
<p>«È impensabile che da Cosenza per poter prendere il treno superveloce da Paola per Roma delle 9,01 occorra partire, per non correre rischi, alle 7,25 perchè il convoglio delle 7,50 è sempre in ritardo e salire su quello successivo delle 8,25 è come indovinare un terno al lotto. Mentre l&#8217;interprovinciale Reggio Calabria-Cosenza delle 5,05 non è mai puntuale per cui le coincidenze a Paola sono legate a un filo sottile».</p>
<p>In altre regioni tra cui il Veneto la giunta regionale ha sanzionato Trenitalia per le inadempienze riscontrate nel servizio di trasporto pubblico regionale su rotaia. L&#8217;introito delle multe (pari a 3.735.935,22 euro) sarà restituito ai pendolari, sotto forma di bonus sull&#8217;acquisto di abbonamenti settimanali, a parziale indennizzo, almeno materiale, dei disagi e dei disservizi subìti dagli utenti. </p>
<p>Provvedimenti impensabili fino adesso nella nostra regione. Chissà che con l&#8217;accordo siglato ieri le cose cambino. In tutti questi anni a pagare sono stati solo i pendolari.</p>
<p>Franco Rosito</p>
<p>Gazzetta del sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>De Sena a Lamezia: &#8220;Lo Stato dev&#8217;essere più audace&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 09:13:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Luigi De Sena va prima al tribunale a incontrare il procuratore Salvatore Vitello e il presidente della sezione penale Pino Spadaro, poi al commissariato di polizia e infine incontra gli imprenditori nel quartier generale di Gianni Speranza. E mentre il vicepresidente della commissione parlamentare Antimafia parla di legalità e lotta alla criminalità arriva la notizia dell&#8217;intimidazione ad un consigliere comunale. <span id="more-13584"></span></p>
<p>«Presenteremo le nostre 5 liste alla commissione Antimafia», annuncia il sindaco che si ricandida. Risponde il senatore De Sena: «La verifica sarà fatta, ma si deve arrivare a questo? Non dovrebbero essere i partiti a scartare le persone di dubbia moralità? Il sistema politico deve fare autocritica». Spiega che dopo la verifica delle liste la commissione riferisce al parlamento. Poi rivolto alla folta platea però dice: «Voi sapete come stanno le cose, e col voto potete operare». </p>
<p>Salvatore Cittadino di Confcommercio ricorda d&#8217;avere denunciato due persone facendole condannare per estorsione (si tratta di presunti esponenti del clan Giampà) ma aggiunge che «c&#8217;è uno Stato non del tutto in grado di dare una risposta agli imprenditori, che dopo la denuncia rischiano di restare da soli». Mentre Armando Caputo che guida l&#8217;Ala, l&#8217;associazione antiracket, afferma che «manca qualcosa agli imprenditori per poter prendere coraggio». </p>
<p>De Sena dà ragione agli imprenditori coraggiosi e ammette che c&#8217;è bisogno di riformare la giustizia in questa materia, e che le norme attuali sono troppo burocratiche. «La politica deve dare altri tipi d&#8217;assicurazione, ad un imprenditore oltre alla sicurezza bisogna offrire la libertà di lavorare. Lo Stato dev&#8217;essere più audace». </p>
<p>Vinicio Leonetti </p>
<p>Gazzetta del sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Phonemedia, La Regione rassicura i lavoratori &#8211; Sì agli ammortizzatori solo col nulla osta del Ministero e un valido referente aziendale</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 08:57:53 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; «La vertenza è nazionale e la cassa integrazione è ministeriale. Ribadisco la volontà della Regione Calabria di voler avviare le procedure per la concessione degli ammortizzatori sociali a due condizioni: che ci sia il nulla osta da parte del Ministero allo Sviluppo economico e che esista un valido referente aziendale. <span id="more-13581"></span>Regione Calabria e Tribunale si muoveranno in maniera indipendente. Non avallo accordi da parte di un&#8217;ipotetica azienda e risultanti da lettere che al posto di firme contengono geroglifici, tutti possono apporre firme su una carta». </p>
<p>Non ha lasciato adito a dubbi la dichiarazione che l&#8217;assessore al Lavoro Mario Maiolo ha rilasciato ieri a Gazzetta del Sud nella sede dell&#8217;Unità di crisi. Ci ha consentito in via del tutto straordinaria di prendere parte al tavolo tecnico, convocato con la triplice in presenza di una delegazione di lavoratori e della dirigente al ramo Marinella Marino, per discutere della questione Phonemedia, solo per mettere in chiaro alcuni punti fermi e per consentire una corretta divulgazione delle informazioni. </p>
<p>Come avevamo su questa testata più volte sottolineato non ci sarà nessuno accordo concluso con l&#8217;azienda ad iniziativa della Fistel Cisl che verrà automaticamente preso in considerazione dalla Regione Calabria. Non lo vogliono la stragrande maggioranza dei lavoratori. «Saremo costretti ad avere di nuovo come referente quella stessa azienda che in questi mesi ci ha truffati ed è sparita con i nostri soldi. Sono sei mesi che non percepiamo lo stipendio e non riporremo la nostra fiducia in chi ci ha solo sfruttati». </p>
<p>Non lo vuole la Regione. «Non si può prescindere dal passaggio nazionale. Siamo al punto in cui il Ministero allo Sviluppo economico nella figura del dottor Mastropietro &#8211; ha aggiunto Maiolo &#8211; deve indicarmi come rappresentante della Regione Calabria, nel momento in cui lo dovesse fare, sono disposto ad andare a Roma anche il giorno delle votazioni, ma se non c&#8217;è un soggetto che può attivare gli ammortizzatori sociali, io non posso fare nulla. Speriamo che il Ministero contribuisca poi sul piano finanziario all&#8217;erogazione degli ammortizzatori, altrimenti garantiremo noi». </p>
<p>Poi rivolgendosi ai rappresentanti della Cgil, Cisl, Uil, li ha esortati «a mettere da parte ogni divisione, divisi non si va da nessuna parte». La Regione Calabria manderà tutta la documentazione presentata dai lavoratori, incluso l&#8217;accordo firmato tra Fistel Cisl e azienda, al Ministero, dove è stato, tra l&#8217;altro, attivato un osservatorio nazionale per monitorare la gestione e l&#8217;erogazione dei finanziamenti dei call center. I lavoratori e le rappresentante sindacali adesso attendono le udienze del giudice fallimentare di Vibo Valentia fissate per il 14 e il 16 marzo.</p>
<p>«Ci auguriamo che questo giudice &#8211; ha detto Daniele Carchidi segretario provinciale Slc/Cgil &#8211; si pronunci come quello di Novara per il Gruppo Phonemedia Raf sequestrando l&#8217;azienda e nominando un commissario o un custode giudiziario con tutti i poteri del commissario e che si proceda come ha disposto il giudice di Novara all&#8217;immediata erogazione degli ammortizzatori sociali».</p>
<p>«Constatiamo con stupore &#8211; ha aggiunto Nicola Coppoletta segretario generaleUilcom Calabria &#8211; che la Fistel di Catanzaro che fino a ieri dava per certo una continuità con l&#8217;azienda, adesso difende la cassa integrazione ministeriale». </p>
<p>All&#8217;incontro erano inoltre presenti: Donatella Bruni segretario generale Cgil Vibo Valentia, Luigi Veraldi della Cgil Calabria, Francesco Arena segretario provinciale Slc-Cgil, Luciano Prestia segretario regionale Uil, Valeria Barbuto , Marina Gallo, Francesco Voci e Saverio Paone della Rsa, Domenico Luppino segretaro generale Fistel Cisl e Francesco Canino segretario generale aggiunto della Fistel Cisl.</p>
<p>Gabriella Passariello</p>
<p>Gazzetta del sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Ipotizzati stretti legami con i Mancuso &#8211; Tracciata la figura del 43enne di Limbadi destinario del provvedimento</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 08:50:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VIBO VALENTIA &#8211; «Si scrive Cuturello, ma si legge Mancuso, ergo la potente famiglia di Limbadi». Così il col. Francesco Falbo, della Dia di Reggio Calabria, ha sintetizzato la portata della confisca di beni mobili e immobili (valore complessivo circa due milioni di euro) eseguita ieri mattina a Limbadi.
Destinatario del decreto di confisca, emesso dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; «Si scrive Cuturello, ma si legge Mancuso, ergo la potente famiglia di Limbadi». Così il col. Francesco Falbo, della Dia di Reggio Calabria, ha sintetizzato la portata della confisca di beni mobili e immobili (valore complessivo circa due milioni di euro) eseguita ieri mattina a Limbadi.<span id="more-13578"></span></p>
<p>Destinatario del decreto di confisca, emesso dal gip del Tribunale di Vibo Valentia su richiesta del procuratore Mario Spagnuolo, è Roberto Cuturello, 43 anni, del luogo. </p>
<p>Una condanna (risale al &#8216;95), passata in giudicato, per detenzione e spaccio di droga in Toscana, ha di fatto innescato la molla degli accertamenti economico-patrimoniali svolti dagli uomini della Dia di Catanzaro – coordinati dal dott. Antonio Cannarella – i quali hanno scandagliato per un lungo arco di tempo (ben 23 anni) la posizione economico-patrimoniale di Cuturello, dei suoi familiari e di prestanome. </p>
<p>Attività le cui risultanze – la sproporzione tra il reddito dichiarato ai fini delle imposte dirette e le attività economiche svolte – sono state fatte proprie dal procuratore Spagnuolo che ha chiesto al Tribunale la confisca del patrimonio ai sensi della normativa antimafia.</p>
<p>A seguito della notifica del decreto di confisca – che riguarda il supermercato &#8220;Vivo&#8221; a Limbadi, un&#8217;attività per la vendita di casalinghi, beni mobili e conti correnti bancari – il gip nominerà un custode giudiziario per la prosecuzione delle attività sotto amministrazione controllata. &#8220;Operazione&#8221; che, secondo gl&#8217;inquirenti, le sottrarrebbe alla gestione del clan di Limbadi, al quale Roberto Cuturello sarebbe organico, anche se le aggravanti mafiose contestategli sono finora cadute.</p>
<p>Secondo quanto rilevato dagli inquirenti, comunque, il quarantatreenne rivestirebbe un «preciso status» all&#8217;interno della &#8220;famiglia&#8221;, a cui peraltro è legato da vincoli di parentela essendo genero di una sorella del capo storico del clan, il defunto Ciccio Mancuso&#8221;, e di altre figure apicali del gruppo di Limbadi. Roberto Cuturello, inoltre, è fratello di Salvatore di 40 anni, a sua volta genero di Peppe Mancuso, figura al vertice della &#8220;famiglia&#8221; di Limbadi.</p>
<p>In particolare il quarantatreenne, all&#8217;interno della cosca, avrebbe svolto un ruolo di primo piano nel traffico di stupefacenti lungo l&#8217;asse Vibonese-Toscana, come sostenuto anche dal gip del Tribunale di Firenze che nel 1993 emise un&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti. Provvedimento a seguito del quale Cuturello veniva condannato, nel luglio del 1995, a quattro anni e quattro mesi.</p>
<p>Inoltre nel febbraio del 2005 il Tribunale di Vibo Valentia, Sezione misure di prevenzione, lo aveva sottoposto alla sorveglianza speciale per quattro anni, ma il 7 dicembre dello stesso anno, la Corte d&#8217;Appello di Catanzaro accogliendo il ricorso proposto dall&#8217;interessato, revocava la sorveglianza speciale. Provvedimento di revoca diventato esecutivo il 31 dicembre del 2005.</p>
<p>A distanza di tre anni (ottobre 2008) Roberto Cuturello rimane coinvolto nell&#8217;operazione antiusura &#8220;Caorsa&#8221;. Il processo è in corso davanti al Tribunale collegiale di Vibo Valentia e l&#8217;accusa è rappresentata dalla Procura ordinaria dopo l&#8217;esclusione (aprile 2009) delle aggravanti mafiose inizialmente contestate dalla Dda di Catanzaro. </p>
<p>Nel marzo del 2009 altra operazione antiusura – la &#8220;Pinocchio&#8221; – vede Cuturello tra le persone coinvolte, destinatarie di un ordine di custodia cautelare in carcere. Il 23 settembre dello stesso anno un&#8217;ordinanza del gip del Tribunale disponeva la sua scarcerazione, per cessazione di efficacia della misura cautelare, sostituendola con l&#8217;obbligo di dimora nel comune di residenza. Per il reato di usura contestatogli nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione &#8220;Pinocchio&#8221; , il pm Santi Cutroneo ha chiesto il rinvio a giudizio, sul quale il 27 aprile deciderà il gup.</p>
<p>Marialucia Conistabile</p>
<p>Gazzetta del sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Processo alle montagne nere</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 07:52:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CROTONE &#8211; Compariranno davanti al giudice dell’udienza preliminare Giulia Proto il prossimo 11 maggio le 45 persone coinvolte nell’indagine condotta dal sostituto procuratore della Repubblica di Crotone Pierpaolo Bruni sullo smaltimento illegale delle scorie tossiche provenienti dal vecchio stabilimento Pertusola sud. 
Un’indagine, denominata “Black mountains”, che ha avuto una prima clamorosa svolta nel settembre 2008, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Compariranno davanti al giudice dell’udienza preliminare Giulia Proto il prossimo 11 maggio le 45 persone coinvolte nell’indagine condotta dal sostituto procuratore della Repubblica di Crotone Pierpaolo Bruni sullo smaltimento illegale delle scorie tossiche provenienti dal vecchio stabilimento Pertusola sud. <span id="more-13598"></span></p>
<p>Un’indagine, denominata “Black mountains”, che ha avuto una prima clamorosa svolta nel settembre 2008, quando la magistratura ha sequestrato diciotto siti a Crotone e in provincia nel cui suolo sarebbero state interrate le scorie inquinanti e ha iscritto sul registro degli indagati sette persone. </p>
<p>Ma l’elenco, nel prosieguo dell’indagine, è andato via via allungandosi fino a includere complessivamente 46 nomi, compreso quello del ministro dell’Ambiente dell’epoca Edo Ronchi, la cui posizione processuale tuttavia è stata stralciata per essere sottoposta al vaglio del tribunale dei ministri. Per gli altri 45 indagati, invece, il sostituto procuratore Bruni ha chiesto il rinvio a giudizio; l’udienza preliminare è fissata fra due mesi. </p>
<p>Secondo quanto ricostruito dal pm Bruni, che nel giro di un anno ha portato a conclusione una vicenda che si trascinava da un decennio, nel 1997 gli alti dirigenti della società Pertusola sud, ormai destinata a morte certa tramite liquidazione, avevano un problema enorme: liberarsi di circa 400 mila tonnellate di scarti provenienti dal processo produttivo dello stabilimento metallurgico, le famose ‘scorie di cubilot’ contenenti arsenico, zinco, piombo, indio, germanio, mercurio, tutti metalli ritenuti altamente cancerogeni per i quali la legge prevedeva lo smaltimento in apposite discariche. </p>
<p>Gli amministratori della società, evidentemente poco propensi ad accollarsi i costi dell’operazione, pensarono bene che quelle scorie potevano essere spacciate come materiale da riempimento per sottofondi stradali ed altre opere di edilizia. Meglio ancora se fossero state classificate come rifiuti non pericolosi. </p>
<p>Iniziarono così il pressing sul ministero dell’Ambiente per far includere le scorie del cubilot nel decreto che il governo si apprestava ad emanare; e le indicazioni dei dirigenti di Pertusola in effetti si ritroveranno nel decreto Ronchi del 5 febbraio 1998 che classificava il cubilot come rifiuto non pericoloso, malgrado alcuni dei componenti del gruppo di lavoro incaricato dal ministro di studiare la materia ne avessero chiaramente denunciato i gravi rischi. </p>
<p>Fu allora che le scorie di cubilot finirono, insieme alla ‘loppa d’alto forno’ proveniente dall’Ilva di Taranto, in una miscela chiamata ‘conglomerato idraulico catalizzato’, l’ormai famigerato Cic con il quale, a partire dal 1999, sono stati riempiti i piazzali della scuola elementare ‘San Francesco’ in via Cutro, dell’Istituto tecnico commerciale di via Acquabona, della scuola elementare ubicata nel rione Pozzoseccagno a Cutro, ma anche di centri commerciali, alloggi popolari e villette private, strade e persino della Questura e della banchina di riva del porto di Crotone. </p>
<p>Per l’esattezza diciotto siti, che nel settembre 2008 sono stati sottoposti a sequestro a conclusione del primo filone dell’indagine. In quel momento gli inquirenti hanno iscritto sul registro degli indagati sette persone: il legale rappresentante della Pertusola sud e quelli delle imprese private che hanno utilizzato il Cic, fornito gratuitamente dalla società metallurgica che le avrebbe addirittura incentivate con un piccolo contributo per il costo del trasporto. </p>
<p>In quel momento, soprattutto, sono scoppiate le polemiche sui rischi per la salute dei cittadini che hanno convissuto per anni con le scorie tossiche; e in effetti le analisi sui luoghi e sulle persone, disposte dal procuratore della repubblica Raffaele Mazzotta, hanno confermato la presenza di un forte inquinamento e seri rischi per la salute. </p>
<p>ilcrotonese.it</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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