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	<title>Calabria Notizie</title>
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		<title>Lamezia, al via Trame 2013: dedicato alle donne che lottano contro la criminalità &#8211; Inizia oggi la terza edizione del &#8216;Festival dei libri sulle mafie: cinque giorni di letture, musica, immagini e impegno civile con oltre 60 appuntamenti fino a domenica</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 15:08:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Da oggi sino a domenica 23 a Lamezia Terme torna Trame, Festival dei libri sulle mafie. Cinque giorni di letture, musica e immagini. Passione e impegno contro omertà e indifferenza. Oltre sessanta appuntamenti tra reading, laboratori, proiezioni di film e incontri con gli autori. E’ un “bosco di mani di legno” che affollano una grande [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Da oggi sino a domenica 23 a Lamezia Terme torna Trame, Festival dei libri sulle mafie. Cinque giorni di letture, musica e immagini. Passione e impegno contro omertà e indifferenza. Oltre sessanta appuntamenti tra reading, laboratori, proiezioni di film e incontri con gli autori. E’ un “bosco di mani di legno” che affollano una grande vasca al centro di piazza Mazzini<span id="more-25691"></span> – più volte teatro di omicidi di ‘ndrangheta a Lamezia – ad aprire questa terza edizione. </p>
<p>L’installazione – realizzata da Chiara Rapaccini insieme a un gruppo di ragazzi di Lamezia e Catanzaro e all’associazione Antiracket di Lamezia Terme – si chiama Mani in alto e pare sintetizzare le tre direzioni di Trame.3, che quest’anno pone l’accento sull’impegno delle donne, parla (anche) i linguaggi dell’arte e dedica cinque workshop ai giovani e alla loro formazione.</p>
<p>“Perché i giovani sono la speranza del futuro e del riscatto della Calabria e dell’Italia tutta”, spiega il nuovo direttore artistico di Trame (dopo Lirio Abbate), Gaetano Savatteri, giornalista e scrittore, mentre ricorda l’importanza dei “cento giovani volontari al lavoro già da due settimane per l’allestimento del Festival”, organizzato da Fondazione Trame e promosso da Associazione Antiracket Lamezia, con il sostegno del Comune e dell’Associazione Italiana Editori. </p>
<p>“Partecipare a Trame – spiega – significa dire, con il proprio corpo, con il proprio volto, da che parte si sta: dalla parte del diritto, della legalità, del futuro. Trame non è un festival mondano, essere qui ha un valore d’impegno”.</p>
<p>E la luce si accede su quello delle donne “in prima linea”. Trame.3 è idealmente dedicato, in collaborazione con Ossigeno Informazione, a tutte le donne (sindaci, giornaliste, magistrate, scrittrici, mogli, madri, figlie) che con forza e determinazione stanno dando vita a vere rivoluzioni sociali sia in Calabria che nel resto del Paese. </p>
<p>E sono molti i libri che saranno presentati e che parlano di loro, come Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monasterace, ed Elisabetta Tripodi, sindaco di Rosarno, che hanno subito attentati e minacce mafiose, alle quali Goffredo Buccini ha dedicato L’Italia quaggiù. Maria Carmela Lanzetta e le donne contro la ‘ndrangheta (Laterza). Mentre oggi Lirio Abbate presenterà, insieme al nuovo procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, e al sostituto procuratore Alessandra Cerreti, il suo libro Fimmine ribelli. Come le donne salveranno il paese dalla ‘ndrangheta (Rizzoli).</p>
<p>Cento ospiti e una quarantina di libri: quest’anno il Festival esplora “altri territori rispetto a quelli della saggistica e del giornalismo d’inchiesta, allargando il discorso sulla legalità e contro le mafie ai linguaggi dell’arte, del cinema, della letteratura, della musica. </p>
<p>“Le mafie – spiega Gaetano Savatteri – si raccontano in modi diversi e Trame vuole far sentire le tante voci che parlano di legalità”. Verrà presentata la versione inedita del documentario Mafia Bunker di John Dickie ed Elena Cosentino, viaggio nei covi sotterranei dei boss latitanti, mentre le immagini dei film dei registi Roberto Andò, Mimmo Calopresti, PIF e Pasquale Scimeca animeranno il percorso “Cinema a mezzanotte”.</p>
<p>Moltissime le personalità della cultura e del giornalismo presenti alla cinque giorni, come Nando Dalla Chiesa, Enzo Ciconte, Salvatore Lupo, Gianrico Carofiglio, Carmine Abbate, Giovanni Tizian, Attilio Bolzoni, oltre a magistrati come Michele Prestipino, Giancarlo Capaldo, Nicola Gratteri. </p>
<p>Domenica il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Massimo Bray, raggiungerà Lamezia per un incontro che prende il titolo da una frase di Paolo Borsellino a Rosaria Schifani, vedova di uno degli agenti uccisi nella strage di Capaci: “Questa terra diventerà bellissima”.</p>
<p>di Elena Valdini</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/19/lamezia-terme-al-via-trame-2013-per-donne-che-lottano-contro-mafie/630949/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>A Catanzaro chiude il tour di presentazione della Start Cup Calabria 2013 &#8211; Domani a Lamezia Riccardo Luna per il lancio ufficiale, mentre il BarCamper è già in viaggio verso la Calabria</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2013 15:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Start Cup Calabria 2013]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Si è concluso oggi presso l’Università degli Studi Magna Graecia il tour di incontri di presentazione della Start Cup Calabria 2013, la competizione di idee d’impresa innovative organizzata da CalabriaInnova e dall’Università della Calabria, in collaborazione con l’Università Magna Graecia, l’Università Mediterranea. L’incontro di Catanzaro ha chiuso un tour che ha toccato tutte le provincie [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si è concluso oggi presso l’Università degli Studi Magna Graecia il tour di incontri di presentazione della Start Cup Calabria 2013, la competizione di idee d’impresa innovative organizzata da CalabriaInnova e dall’Università della Calabria, in collaborazione con l’Università Magna Graecia, l’Università Mediterranea.<span id="more-25688"></span></p>
<p>L’incontro di Catanzaro ha chiuso un tour che ha toccato tutte le provincie calabresi per preparare il territorio all’arrivo del BarCamper: la struttura mobile di dPixel/dConsulting che dal 24 al 28 giugno raccoglierà le nuove idee d’impresa in tutta la Calabria; idee che saranno successivamente approfondite e selezionate in diverse fasi per poi sfidarsi durante la finale del 25 settembre.</p>
<p>Di fronte a un’aula gremita di giovani interessati Giuseppe Viglietto, Delegato per la ricerca e il Trasferimento Tecnologico dell’Università Magna Graecia, ha dichiarato di sostenere e apprezzare molto l’iniziativa, perché “la Start Cup Calabria aiuta a promuovere le nostre migliori idee anche fuori dalla dimensione regionale: per i giovani imprenditori è importante riuscire competere a livello nazionale”.</p>
<p>Giovanni Cuda, Presidente del Polo d’Innovazione Tecnologie della Salute Biotecnomed, ribadisce la sua vicinanza alla manifestazione perché “una delle principali finalità del Polo è quella di sostenere i processi d’innovazione del tessuto economico calabrese”. </p>
<p>Dopo la presentazione della Start Cup Calabria a cura di Adriana Mazzei, responsabile del servizio Sviluppo Nuove Imprese di CalabriaInnova, e di Pino Rossi del Liaison Office dell’Unical, due giovani imprenditori, Gionata Fragomeni e Pietro Hiram Guzzi, hanno raccontato la loro esperienza di startupper calabresi ai tempi della crisi, sottolineando l’importanza che rivestono le iniziative come la Start Cup per guidare e sostenere le nuove idee d’impresa.</p>
<p>Tutto è pronto, quindi, per la partenza del BarCamper: domani il lancio ufficiale della Start Cup 2013. Alle 12:30 presso la sede di CalabriaInnova a Lamezia Terme, infatti, è prevista la conferenza d’apertura della manifestazione, con ospiti d’eccezione Riccardo Luna, primo direttore di Wired Italia e attuale direttore di Che Futuro!, Gianluca Dettori, fondatore di dPixel, società di venture capital per le internet startup e l’Assessore Regionale alla Cultura, Istruzione e Ricerca, Mario Caligiuri.</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Materiali innovativi per la competitività delle imprese calabresi &#8211; A Lamezia il lancio del nuovo servizio di CalabriaInnova per migliorare prodotti e processi industriali</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 17:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[CI Materiali]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Oggi per le aziende saper scegliere in maniera adeguata i materiali per i propri prodotti e imballaggi può determinare il successo sul mercato. Di questo si è parlato questo pomeriggio a Lamezia Terme alla presenza di circa 40 imprenditori, in un workshop tecnico organizzato da CalabriaInnova per lanciare CI-Materiali: il nuovo servizio [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Oggi per le aziende saper scegliere in maniera adeguata i materiali per i propri prodotti e imballaggi può determinare il successo sul mercato. Di questo si è parlato questo pomeriggio a Lamezia Terme alla presenza di circa 40 imprenditori, in un workshop tecnico organizzato da CalabriaInnova per lanciare CI-Materiali: il nuovo servizio per imprese e ricercatori che offre informazioni, approfondimenti tecnici e consulenze sui materiali innovativi disponibili sul mercato mondiale, con l’obiettivo di migliorare prodotti e processi industriali.<span id="more-25683"></span></p>
<p>CalabriaInnova, partnership tra Regione Calabria, Fincalabra S.p.A. e AREA Science Park, sostiene con i propri servizi i processi di innovazione delle imprese calabresi, favorendo il trasferimento di tecnologie e conoscenze sviluppate dal sistema della Ricerca al mondo imprenditoriale e promuovendo lo sviluppo della Rete Regionale dell’Innovazione in Calabria.</p>
<p>Negli ultimi anni i materiali stanno conquistando un ruolo fondamentale nella fase di progettazione dei prodotti e sono anche al centro della strategia d’innovazione tecnologica di un’azienda; influenzano aspetti tipici del marketing, come l’aggiunta di valore al marchio, e aspetti legati all’eco-sostenibilità e al risparmio energetico.</p>
<p>“Oggi abbiamo lanciato il nuovo servizio CI-Materiali, servizio che eroghiamo insieme agli esperti di Material ConneXion, uno dei maggiori centri internazionali di ricerca sui materiali e i processi produttivi innovativi e sostenibili, con sedi in tutto il mondo”, spiega Danilo Farinelli della Direzione di CalabriaInnova. “La Materials Library, l’archivio on line dei materiali, è da oggi a disposizione delle imprese calabresi con oltre 6.000 materiali e processi produttivi innovativi e sostenibili provenienti da tutto il mondo.”</p>
<p>“Le soluzioni presentate sono tutte accumunate da elevata sostenibilità ambientale” afferma Christian Tubito – di Material ConneXion. “Si tratta di prodotti che derivano da materiali e processi 100% naturali, come ad esempio l’imballaggio a base di scarti agricoli creato da organismi viventi”. </p>
<p>I materiali sono stati presentati attraverso campioni per farne apprezzare le caratteristiche specifiche, e poi svelare il Material Wall, un’esposizione stabile di 40 materiali innovativi tra metalli, ceramiche, materiali a base carbonio e a base cemento, fibre e tessuti, materiali naturali, in continuo aggiornamento.</p>
<p>Angelo Speranza, amministratore delegato del CATAS di Udine, il maggiore istituto italiano di ricerca e prove su materiali e prodotti finiti nel settore legno-arredo, ha approfondito il tema della ricerca, dell’applicazione e delle prove su nuovi materiali come elemento chiave per accrescere l’innovazione delle piccole e medie imprese italiane. </p>
<p>“Con il servizio sui materiali innovativi – afferma Mario Caligiuri assessore alla Cultura, Ricerca e Innovazione della Regione Calabria – CalabriaInnova, nell&#8217;ambito della rete regionale per l’innovazione, offre ulteriori opportunità alle aziende calabresi. L’accesso al mondo dei materiali innovativi diventa semplice e diretto e consentirà ai nostri imprenditori di essere sostenuti nel percorso di sviluppo tecnologico dei propri prodotti, dal concept alla sperimentazione.”</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ecomafia 2013, appalti e turismo in mano alle cosche &#8211; Legambiente: “Veleni e misteri di Calabria, chiediamo verità e giustizia”</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 14:43:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Cresce il business dell’ecomafia, l’unica industria italiana che non avverte la crisi. E si rafforzano sempre più i tristi primati calabresi sul fronte delle illegalità ambientali. Lo Stivale si conferma sul podio nella classifica generale dei reati accertati, ma anche in quelle che riguardano il ciclo del cemento e il ciclo dei rifiuti. Inoltre, Reggio Calabria e Cosenza figurano tra le prime dieci in tutte le classifiche su base provinciale.<span id="more-25678"></span> </p>
<p>In particolare, per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti balza agli occhi il caso Vibo Valentia: ha risalito la graduatoria fino a figurare seconda provincia in Italia per numero di infrazioni, con addirittura un incremento del 120% rispetto al 2011. </p>
<p>Dallo scioglimento del Comune di Reggio per contiguità con la ‘ndrangheta alle tante inchieste sulle infiltrazioni negli appalti pubblici passando per il caos discariche e il fallimento eclatante delle società miste di gestione dei servizi ambientali, la Calabria appare sempre più agli occhi degli osservatori come terra di scorribande e grandi affari illeciti. Anche il turismo, e cioè la vera risorsa di una terra splendida, è in mano alle cosche come testimonia l’inchiesta Metropolis della Dda di Reggio.</p>
<p>“Quella delle ecomafie – ha dichiarato il presidente di Legambiente Calabria Francesco Falcone  – è l’unica economia che continua a proliferare anche in un contesto di crisi generale. Un’economia che cavalca l’abusivismo, distrugge il territorio, drena le risorse degli appalti pubblici”. </p>
<p>“Occorre uno scatto di reni – ha affermato Nuccio Barillà, della segreteria nazionale di Legambiente – per introdurre finalmente i reati ambientali nel codice penale e occorre un giro di vite sul fronte abusivismo edilizio, per scongiurare nuove costruzioni e spingere per le demolizioni degli ecomostri. I dati della realtà richiedono a tutti i livelli una nuova consapevolezza: le ecomafie uccidono la Bellezza, che è la risorsa più preziosa della Calabria su cui si deve costruire una nuova economia e rubano prospettive di futuro ai giovani, costretti a fuggire in mancanza di alternative fuori dai circuiti criminali. Nessuno può più restare passivo e indifferente”.</p>
<p>Gli ambientalisti non dimenticano di adempiere al dovere della memoria e di rivendicare il diritto alla verità. Nel 1994 Legambiente presentava alla procura di Reggio l’esposto che avrebbe dato il via alla vicenda delle navi dei veleni, che si presume siano state affondate a largo delle coste calabresi, e non solo, cariche di scorie pericolose e radioattive. </p>
<p>Una vicenda inquietante a cui si sovrappone la morte del capitano di fregata Natale De Grazia, avvenuta il 13 dicembre 1995. Giustizia e verità non sono ancora arrivate, una richiesta che diviene ancora più forte dopo l’approvazione da parte dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti di due relazioni di grande valore: quella del 5 febbraio 2013 sul caso De Grazia, e quella del 28 febbraio sul fenomeno delle “navi a perdere”, curate dal presidente Gaetano Pecorella e dall’onorevole Alessandro Bratti.</p>
<p>“L’impegno perché sia fatta luce sulla morte di De Grazia avvenuta come denuncia la stessa Commissione per ‘causa tossica’ – aggiunge Nuccio Barillà – deve essere il primo passo in direzione dell’accertamento più ampio della verità sulle cosiddette ‘navi a perdere’ e sui possibili intrecci con altre vicende, come quelle dei traffici illegali di rifiuti in Somalia. Nello stesso tempo verità e giustizia chiediamo per i cento morti uccisi dalla fabbrica avvelenata della Marlane di Praia e per i veleni di Crotone o del Fiume Oliva nel Cosentino”. </p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La Cassazione: niente mafia a Buccinasco, torna libero il figlio del superboss Papalia &#8211; La Suprema corte ha bocciato l&#8217;appello del processo Parco sud. Cade l&#8217;associazione mafiosa. E viene scarcerato Domenico Papalia, condannato per mafia in primo grado &#8211; Suo padre rappresentò le cosche calabresi in Lombardia</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2013/06/18/cassazione-niente-mafia-buccinasco-torna-libero-figlio-del-superboss-papalia-suprema-corte-bocciato-lappello-del-processo-parco-sud-cade-lassociazione-mafiosa-viene-scarcerato/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 08:20:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Niente da fare. Per la Cassazione a Buccinasco la ‘ndrangheta non esiste. Era successo nel 2012 quando la Suprema corte aveva bocciato il secondo grado dell’indagine Cerberus (poi riconfermato durante l’appello bis). Ha ribadito il 7 giugno 2013 facendo cadere il 416 bis nel processo Parco sud. Qui, però, la decisione della prima sezione penale [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Niente da fare. Per la Cassazione a Buccinasco la ‘ndrangheta non esiste. Era successo nel 2012 quando la Suprema corte aveva bocciato il secondo grado dell’indagine Cerberus (poi riconfermato durante l’appello bis). Ha ribadito il 7 giugno 2013 facendo cadere il 416 bis nel processo Parco sud. Qui, però, la decisione della prima sezione penale ha ottenuto un risultato subito tangibile: la scarcerazione (per scadenza termini) del giovane Domenico Papalia, figlio di Antonio Papalia, superboss (oggi ergastolano), killer spietato e capo incontrastato della ‘ndrangheta per tutto il nord Italia. Secondo i magistrati Papalia junior ha raccolto l’eredità della cosca. La notizia preoccupa magistrati e investigatori che ora temono un’escalation di violenza<span id="more-25673"></span> per riequilibrare i poteri mafiosi. I timori si basano anche sul fatto che molti affiliati delle cosche (anche di alto livello) sono tornati in libertà.</p>
<p>E così giovedì scorso il giovane erede di uno dei più potenti casati di ‘ndrangheta ha lasciato il carcere di Pavia ed è tornato a casa da mamma Rosa (Sergi) nei palazzoni accanto al cimitero in via Mascagni a Buccinasco. </p>
<p>Dietro le sbarre ci era finito il 24 gennaio 2011, dopo oltre un anno di latitanza. Il 2 novembre 2009, infatti, gli uomini della Dia si erano presentati nell’appartamento di via Vivaldi 9 sempre a Buccinasco. E’ l’operazione Parco sud. </p>
<p>In quel novembre, gli investigatori tengono in mano un mandato d’arresto firmato dal gip Giuseppe Gennari. Accusa: associazione mafiosa. Nulla da fare, Domenico Papalia è già fuggito. Con lui, allora, si buttò latitante anche il suo luogotenente Antonio Perre, detto Toto ‘u Cainu. Perre si costituirà il 14 settembre 2010. Ai carabinieri di Platì si presenterà con torta di compleanno. Il suo. Festeggiato solo il giorno prima, sempre nel piccolo comune della Locride.</p>
<p>Storie di ‘ndrangheta. Anzi no, solo storie. Visto che per la Cassazione, oggi a Buccinasco la ‘ndrangheta non esiste. Il 7 giugno 2013 la Suprema corte ha annullato con rinvio la sentenza di secondo grado con cui i giudici di Milano confermavano (abbassandola) la condanna per mafia al giovane Domenico Papalia. </p>
<p>Condanna condivisa con altre cinque persone. Tra queste anche Salvatore Barbaro (coinvolto anche nell’indagine Cerberus), genero di Rocco Papalia, potente boss della ‘ndrangheta lombarda (oggi in carcere), nonché zio del giovane Domenico. In poche parole il gotha della ‘ndrangheta alla milanese.</p>
<p>Insomma, il giovane Domenico, nato a Locri nel 1983, appartiene alla nobiltà mafiosa trapiantata al nord. Appartenenza che però viene messa in dubbio dalla Cassazione che con la sentenza del 7 giugno 2013 ha fatto cadere tutti i reati legati alla mafia, il 416 bis, naturalmente, ma anche l’aggravante dell’articolo 7 (ovvero il metodo mafioso). </p>
<p>Bisognerà dunque ricominciare dal secondo grado. Ad oggi resta in piedi il giudizio di primo grado (celebrato con rito abbreviato) che il 28 ottobre 2010 condannerà Domenico a sei anni di galera. La sentenza tiene conto delle attenuanti generiche, visto che Papalia junior, pur considerato dalla procura uno dei capi dell’associazione mafiosa, risulta incensurato.</p>
<p>L’indagine Parco sud inizia nel 2007 e nel corso del suo sviluppo terrà a battesimo un travagliato passaggio di consegne ai vertici della Dda milanese con Ferdinando Pomarici che lascia il posto a Ilda Boccassini. Nel 2008, poi, si chiude il capitolo Cerberus. E’ la ‘ndrangheta del movimento terra. </p>
<p>Un anno dopo (novembre 2009) ancora arresti. E’ la ‘ndrangheta che attraverso l’immobiliare Kreiamo si accomoda in via Montenapoleone e tiene i contatti con la politica. In questo quadro, secondo l’accusa, Domenico Papalia gioca un ruolo da protagonista. Scrive il gip: “Se pure ancora giovanissimo, vanta ascendenze di eccezionale caratura, essendo figlio di Antonio Papalia e nipote di Rocco Papalia”. </p>
<p>Ecco allora il giovane erede come interviene per risolvere una controversia tra il clan Sergi e i colletti bianchi legati ai Papalia: “Speriamo che qua tutta questa situazione la risolviate (…) sennò a me ve lo giuro mi dispiace. L’ho detto anche ad Antonio (Papalia, il padre ndr) vedete di risolvere la situazione sennò (…)Vabbò, vedete voi, io sono venuto qua perché gliel’ho detto già”. Chiosa il gip: “Ovviamente il “mi dispiace” di Papalia Domenico ha un peso specifico di un certo tipo”. </p>
<p>Mentre Andrea Maddafari, uomo della Kreiamo e uomo-cerniera con i boss, del giovane Papalia dice: “Quel ragazzino li non è un Piripicchio a caso, sai chi è suo padre?… E’ Rocco Papalia, quello di Assago, della villa bunker (… ) quindi era li perché doveva esserci”. Naturalmente Madaffri sbaglia parentela “ma – commenta il gip – non cambia il significato della sua affermazione. Ciò che rileva è la appartenenza diretta di Domenico al clan Papalia”.</p>
<p>Dalle carte di quell’indagini emergono anche contatti (sms) tra lo stesso Papalia e l’allora consigliere comunale di Trezzano sul Naviglio Andrea Pasini di Alleanza Nazionale. All’epoca, siamo nel 2009, emergono diversi contatti con la politica. Rapporti che si fanno bollenti nel giugno di quello stesso anno, quando si vota per le Europee. In quel frangente i colletti bianchi della ‘ndrangheta, ascoltati nelle intercettazioni, dichiareranno la loro scelta per la parte politica rapprsentata dall’allora ministro della Difesa Ignazio La Russa.</p>
<p>Questa la costruzione che i pm portano al processo. Costruzione che il primo grado, come detto, confermerà in pieno. La sentenza arriverà nell’ottobre 2010 con Domenico Papalia ancora latitante. La sua fuga inizia la notte del 2 novembre 2009. In quelle ore l’appartamento di via Vivaldi è controllato dalle vedette del clan. </p>
<p>Papalia non si fa trovare. Mentre Antonio Perre sfugge alla cattura dalla sua casa di Motta Visconti. Scenderà subito a Platì. Direzione diversa, quella presa dal figlio di Antonio Papalia che se ne va in Valle d’Aosta. Qui la cosca conta su diversi appoggi. In particolare ci vive un cugino del superpentito Saverio Morabito, già killer dei Papalia. Il cugino dei Morabito è imparentato con Rocco Pipicella, latitante dal 1982 dopo essere stato condannato a 30 anni per il sequestro Ravizza.</p>
<p>La trasferta, però, dura poco. Papalia torna a Buccinasco. Meglio a Gudo Visconti in un quartiere di villette basse abitate da conterranei. I carabinieri di Milano metteranno agli atti una nota in cui si descrive quel pugno di strade come un vero e proprio fortino della ‘ndrangheta. </p>
<p>La latitanza prosegue: Papalia viene visto a Trezzano sul Naviglio, a Buccinasco. Fonti investigative, che però non hanno trovato riscontri, lo vorrebbero a cena nei migliori ristoranti di Milano. Ipotesi, suggestioni. Papalia junior viaggia a bordo di una X6 bianca e intrattiene rapporti con un noto commercialista. </p>
<p>I carabinieri gli stanno dietro e quasi lo arrestano in un appartamento in zona Lorenteggio. La casa, rivela un investigatore, è intestata a Vincenzo Novella, figlio di Carmelo, il boss che voleva fare la secessione dalla Calabria e invece finì ammazzato ai tavolini di un circolo a San Vittore Olona.</p>
<p>Nel gennaio 2011 Domenico Papalia decide di consegnarsi spontaneamente. E si presenta al carcere di Pavia. Due anni e cinque mesi dopo è di nuovo libero. In attesa di giudizio.</p>
<p>di Davide Milosa</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/17/cassazione-niente-mafia-a-buccinasco-e-torna-libero-figlio-del-superboss-della-ndrangheta/628872/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
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		<title>Muore in un agguato geometra del Comune di Calanna, Domenico Princi</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 15:15:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CALANNA (RC) &#8211; Tre colpi di fucile sono stati esplosi stamattina contro Domenico Princi, geometra e dipendente del&#8217;ufficio tecnico del comune del reggino, mentre si trovava alla guida della sua autovettura sulla strada Provinciale Villanesa – Calanna. L&#8217;uomo, 40 anni e nato a Reggio Calabria, stava raggiungendo il posto di lavoro con la sua Fiat [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>CALANNA (RC) &#8211; Tre colpi di fucile sono stati esplosi stamattina contro Domenico Princi, geometra e dipendente del&#8217;ufficio tecnico del comune del reggino, mentre si trovava alla guida della sua autovettura sulla strada Provinciale Villanesa – Calanna. L&#8217;uomo, 40 anni e nato a Reggio Calabria, stava raggiungendo il posto di lavoro con la sua Fiat Bravo quando qualcuno gli ha sparato con l&#8217;arma caricata a pallettoni colpendolo due volte, al corpo e alla testa e uccidendolo nei pressi del centro abitato di Villamesa. <span id="more-25670"></span></p>
<p>Domenico Princi non era legato ad ambienti di criminalità organizzata. I carabinieri hanno già organizzato una serie di perquisizioni presso le case dei pregiudicati della zona. </p>
<p>Gli investigatori non escludono nessuna pista ma per il momento mantengono il massimo riserbo.</p>
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		<title>Acqua e rifiuti: la Commissione Ambiente convochi i promotori delle leggi d’iniziativa popolare</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jun 2013 10:27:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Apprendiamo dalla stampa che la Commissione Ambiente regionale il prossimo lunedì 17 giugno avvierà l’esame di due progetti di legge di iniziativa della Giunta, riguardanti il riordino del servizio di gestione rifiuti urbani e la riorganizzazione del servizio idrico integrato regionale. Entrambi i progetti di legge riguardano temi di enorme valenza e impatto [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Apprendiamo dalla stampa che la Commissione Ambiente regionale il prossimo lunedì 17 giugno avvierà l’esame di due progetti di legge di iniziativa della Giunta, riguardanti il riordino del servizio di gestione rifiuti urbani e la riorganizzazione del servizio idrico integrato regionale. Entrambi i progetti di legge riguardano temi di enorme valenza e impatto sulla vita quotidiana dei calabresi<span id="more-25666"></span>, per i quali sono state date risposte istituzionali fallimentari negli ultimi 10-15 anni, con il Commissariamento da un lato e con l’affidamento alla società mista Sorical dall’altro (e con la multinazionale Veolia come comune denominatore). </p>
<p>Si sono create situazioni talmente insostenibili da spingere i cittadini ad intraprendere percorsi di partecipazione che hanno condotto alla mobilitazione e alla proposta di articolate soluzioni alternative. Non a caso proprio in questi giorni sono in corso ben due campagne di raccolta firme per leggi d’iniziativa popolare. </p>
<p>Per quanto riguarda i rifiuti, è dal mese di aprile che anche in Calabria è in atto la campagna nazionale per la legge Rifiuti Zero, un naturale sbocco per le innumerevoli iniziative di resistenza sul territorio, sostenute da cittadini stanchi di vedere la loro terra deturpata da politiche di smaltimento che prevedono sostanzialmente buche ed inceneritori. </p>
<p>Per quanto riguarda il servizio idrico, dopo un percorso culminato con un referendum che ha visto quasi 800mila calabresi dichiarare di non volere che la loro acqua sia trattata come una merce, è quasi giunta al termine la campagna per la proposta di legge regionale “Acqua Bene Comune Calabria”. </p>
<p>Nel mese di luglio saranno consegnate oltre 10mila firme a sostegno della proposta, cui si aggiungono le adesioni di almeno una dozzina di consigli comunali, piccoli e grandi.</p>
<p>Al Consiglio Regionale, ed alla Commissione Ambiente nello specifico, non è concesso di trascurare la grande partecipazione che sta caratterizzando il percorso delle due leggi d’iniziativa popolare, che è segno, nonostante tutto, di vitalità democratica e di volontà di contribuire responsabilmente alla salvaguardia dei nostri beni comuni. </p>
<p>Per questo motivo chiediamo che la Commissione Ambiente calendarizzi al più presto un’audizione anche dei comitati promotori delle due leggi, tenendo presente in particolare per il servizio idrico che la proposta di legge regionale d’iniziativa popolare sarà ufficialmente consegnata entro pochissime settimane.</p>
<p>Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”<br />
Coordinamento Calabrese Campagna Legge Rifiuti Zero</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>RDT: &#8220;Discarica di Scala Coeli: Il Dipartimento regionale dia delle risposte&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 10:20:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Discarica di Scala Coeli]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Crediamo sia giunto il momento di dare a chi ricopre incarichi dirigenziali all&#8217;interno della Regione Calabria, più volte chiamato in causa nella vicenda di Scala Coeli, la possibilità di fornire delle risposte e di rendicontare ai cittadini per il proprio operato, dal momento che la classe politica regionale sembra scaricare sugli uffici ogni responsabilità e [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Crediamo sia giunto il momento di dare a chi ricopre incarichi dirigenziali all&#8217;interno della Regione Calabria, più volte chiamato in causa nella vicenda di Scala Coeli, la possibilità di fornire delle risposte e di rendicontare ai cittadini per il proprio operato, dal momento che la classe politica regionale sembra scaricare sugli uffici ogni responsabilità e che le scelte effettuate hanno conseguenze tanto importanti sull&#8217;economia e sulla salute dei territori. <span id="more-25663"></span></p>
<p>Abbiamo più volte sottolineato pubblicamente quelle che sembrano stranezze nell&#8217;iter autorizzativo della discarica di Scala Coeli. </p>
<p>Le ribadiamo brevemente chiedendo delle risposte ai responsabili di questo procedimento, a partire dall&#8217;Ing. Bruno Gualtieri, dirigente del Dipartimento Politiche per l&#8217;Ambiente della Regione Calabria, ovvero il dipartimento che rilascia tutte le autorizzazioni per discariche ed impianti, e chiamando in causa anche l&#8217;arch. Orsola Reillo, che ha firmato varie note autorizzative relative alla discarica, nonchè l&#8217;ing. Antonio Augruso, attuale responsabile del Piano Regionale dei Rifiuti. </p>
<p>Ci piacerebbe sapere perché il dipartimento continua ad ignorare le coltivazioni biologiche nell’area intorno la discarica e sembra voler cancellare con un tratto di penna le coltivazioni DOP che sono indiscutibilmente presenti nella zona.</p>
<p>Ci piacerebbe sapere perché, di concerto con l&#8217;Arpacal, si permette che una discarica venga progettata in maniera diversa dal progetto, cambiando particelle, bacino idrografico, pendenza, fino al punto di non potere verificare che il volume reale della discarica sia effettivamente quello autorizzato, come confermato dai documenti dello stesso dipartimento, senza alcun intervento se non di parziale sanatoria.</p>
<p>Ci piacerebbe sapere perché, di concerto con altri dipartimenti regionali, una volta appreso (anche grazie alla denuncia dei comitati) che la discarica insiste su un&#8217;area priva delle corrette autorizzazioni idrogeologiche, in una zona ad alto rischio, si procede in sanatoria, per quanto a nostra conoscenza, senza alcuna verifica ulteriore e necessaria, il che significa cancellare con un tratto di penna il rischio idrogeologico.</p>
<p>Ci piacerebbe sapere perché si è ritenuto regolare l&#8217;utilizzo dei torrenti che passano intorno e attraverso la discarica, seppure il necessario iter di sdemanializzazione è stato avviato colpevolmente in ritardo ed era, al momento del parere positivo, ancora in itinere.</p>
<p>Ci piacerebbe sapere perchè, insieme ad altri enti, si continua a glissare sul problema della strada di accesso, che secondo prescrizioni AIA deve essere percorribile in sicurezza in tutti i periodi dell&#8217;anno senza se e senza ma, e che non è affatto percorribile, come accertato dalle stesse istituzioni locali e da qualsiasi essere dotato di intelletto transitato da quelle parti, e su cui non sono stati autorizzati lavori da parte degli enti competenti. </p>
<p>Ci piacerebbe sapere perché autorevoli organi regionali continuano ad ignorare che quello è un luogo di interesse rilevante da un punto di vista economico, ma anche naturalistico e archeologico, esattamente come fu ignorato per le discariche di Bucita, a Rossano, laddove insistevano siti archeologici dell&#8217;età del ferro e laddove la Regione ha permesso l&#8217;insediamento di due discariche ed un impianto regionale; laddove una delle discariche è sotto sequestro per disastro ambientale; laddove l&#8217;impianto è una truffa nei confronti dei calabresi perché, come abbiamo più volte denunciato, non produce materiale a norma; laddove i cittadini attendono bonifiche urgenti ed improrogabili. </p>
<p>Visto che tutto questo è di competenza del vostro autorevole dipartimento, ci aspettiamo delle risposte esaurienti.</p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>CI Materiali: nasce il nuovo servizio di CalabriaInnova e della Rete Regionale dell’Innovazione sui materiali innovativi &#8211; 2 giorni di workshop tematici, esposizioni di materiali innovativi e incontri con gli esperti</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2013/06/13/materiali-nasce-nuovo-servizio-calabriainnova-della-rete-regionale-dellinnovazione-sui-materiali-innovativi-giorni-workshop-tematici-esposizioni-materiali-innovativi/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 12:31:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie Cosenza]]></category>
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		<category><![CDATA[innovazione calabria]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Si chiama CI Materiali il nuovo servizio di CalabriaInnova che fornisce soluzioni, assistenza e servizi alle imprese che ricercano materiali innovativi e sostenibili per migliorare i propri processi e rendere più performanti i propri prodotti. Nasce dalla collaborazione tra CalabriaInnova e Nuove Materie – Polo di Innovazione delle Tecnologie dei Materiali e [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Si chiama CI Materiali il nuovo servizio di CalabriaInnova che fornisce soluzioni, assistenza e servizi alle imprese che ricercano materiali innovativi e sostenibili per migliorare i propri processi e rendere più performanti i propri prodotti. Nasce dalla collaborazione tra CalabriaInnova e Nuove Materie – Polo di Innovazione delle Tecnologie dei Materiali e della Produzione e dalla partnership con i due più prestigiosi player italiani nel campo dei materiali innovativi, MaTech e Material ConneXion Italia.<span id="more-25659"></span> </p>
<p>Il nuovo servizio rientra nelle attività di sviluppo della Rete Regionale dell’Innovazione, promossa da CalabriaInnova.</p>
<p>Appuntamento il 18 e il 19 giugno per far conoscere a imprenditori e ricercatori tutte le opportunità di CI Materiali: una due giorni di seminari tematici, confronti e approfondimenti con gli esperti, inaugurazione e visita alle materioteche, le esposizioni di materiali innovativi da toccare con mano e da cui lasciarsi ispirare.</p>
<p>· Il primo evento di CI Materiali sarà il 18 giugno, alle 15.30, a Lamezia Terme presso la sede di CalabriaInnova, nell’area Industriale Benedetto XVI, ex- Sir. Presentazione del Material Point Calabria: accento sui materiali per il packaging e il design sostenibile, con un intervento di Christian Tubito di Material ConneXion e l’esperienza di Angelo Speranza del Catas, il maggior istituto italiano di ricerca e sviluppo nel settore legno e arredamento.</p>
<p>· Il secondo appuntamento seguirà il 19 giugno a Rende, in collaborazione con il Polo Nuove Materie e nella sede di TechNest, incubatore dell’Università della Calabria, in piazza Vermicelli alle 15.00. Presentazione del MaTech Point Calabria: Marco Franchin di MaTech illustrerà il tema del contributo dei materiali all’innovazione di prodotto e processo, mentre Eva Tenan, project manager MaTech, presenterà le più recenti novità e applicazioni nel campo dei materiali compositi e dei trattamenti superficiali.</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>‘Ndrangheta in Valle: riciclaggio e latitanti. Ma i grandi media girano al largo &#8211; Per la prima volta un dossier, realizzato da Libera, rivela la presenza, in Valle d&#8217;Aosta, di quella che già nel 1994 il magistrato Mario Vaudano chiamava &#8220;la mafia di montagna&#8221; &#8211; In queste zone hanno trovato rifuggio importanti boss delle cosche calabresi</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2013/06/10/ndrangheta-valle-riciclaggio-latitanti-grandi-media-girano-largo-per-prima-volta-dossier-realizzato-libera-rivela-presenza-valle-daosta-quella-che-gia/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2013 13:39:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[ndrangheta val d'aosta]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La ‘ndrangheta è arrivata anche in Valle d’Aosta. Anzi, ci vive da decenni. Ai piedi del Monte Bianco uomini legati ai clan calabresi gestiscono traffici internazionali di stupefacenti, ospitano latitanti illustri e riciclano montagne di denaro sporco lontano dai riflettori dei grandi media. Oggi, per la prima volta, un dossier rivela questa realtà pressoché sconosciuta. [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La ‘ndrangheta è arrivata anche in Valle d’Aosta. Anzi, ci vive da decenni. Ai piedi del Monte Bianco uomini legati ai clan calabresi gestiscono traffici internazionali di stupefacenti, ospitano latitanti illustri e riciclano montagne di denaro sporco lontano dai riflettori dei grandi media. Oggi, per la prima volta, un dossier rivela questa realtà pressoché sconosciuta. Il testo si intitola “L’altra Valle d’Aosta. ‘Ndrangheta, negazionismo e casi irrisolti ai piedi delle Alpi”<span id="more-25655"></span>, è stato realizzato da Libera Valle d’Aosta con la partecipazione di altre associazioni locali ed è pubblicato da Edizioni Gruppo Abele.</p>
<p>La Valle d’Aosta è stata rifugio sicuro per diversi ricercati per mafia sin a partire dai primi anni Novanta. Ha ospitato latitanti di rango come Carmelo Iamonte, boss di Melito di Porto Salvo, e Luigi Facchinieri, della Piana di Gioia Tauro, che qua hanno trovato riparo grazie all’aiuto di parenti e fiancheggiatori. </p>
<p>Una tradizione che la regione ha mantenuto fino ai nostri giorni ospitando, a cavallo della strage di Duisburg, anche qualcuno della famiglia Strangio. Non è infatti un caso se le notizie circa gli omicidi della terribile faida di San Luca abbiano viaggiato anche su utenze telefoniche valdostane. La piccola regione del nord Italia è unita alla Calabria malavitosa da un legame più forte di quel che si riesce ad immaginare.</p>
<p>Uno dei primi ad accorgersene è stato Mario Vaudano, Procuratore di Aosta dal 1990 al 1994. Il magistrato, famoso per aver condotto alla fine degli anni ’70 la maxi inchiesta sullo scandalo petroli che fece da apripista a Tangentopoli, denunciò già nel 1994 la presenza nella regione di una “mafia di montagna”. </p>
<p>“Già in quegli anni ebbi modo di riscontrare la presenza di persone e condotte che non potevano che fornire consistenti indizi di infiltrazione mafiosa, soprattutto di origine calabrese” scrive oggi il magistrato nell’introduzione al dossier. </p>
<p>Per Vaudano il ripetersi nei cantieri di incidenti o danneggiamenti, il traffico di armi clandestine dalla Svizzera, la massiccia e costante presenza di pregiudicati che gravitavano attorno al Casinò di Saint Vincent e prima ancora, nel 1982, l’attentato dinamitardo contro il pretore Giovanni Selis che indagava proprio sul Casinò, costituivano indizi, allora come oggi, della presenza nella Valle di una criminalità non più di provincia”.</p>
<p>In Valle la ‘ndrangheta e i suoi presunti sodali sono, come sempre, insospettabili. Hanno il volto di Franco Di Donato, operaio della Cogne Acciai Speciali e allenatore della squadra giovanile di calcio del Saint-Christophe, comune limitrofo ad Aosta. Di Donato è stato condannato ad otto anni di reclusione, in primo grado, perché coinvolto in un gigantesco traffico di stupefacenti. </p>
<p>È stato arrestato nel giugno 2009 insieme a Giuseppe e Domenico Nirta, anch’essi residenti in Valle e a loro volta condannati a 15 anni di carcere. A inchiodarli due partite di cocaina sequestrate dai Carabinieri e di cui nelle intercettazioni si parlava come di “una casa di 1.200 metri quadrati a 25 euro al metro quadrato”, ovvero 1.200 chili di cocaina a 25 mila euro al chilo.</p>
<p>Il quadro si complica quando gli amici degli amici hanno il volto di Giuseppe Tropiano, presidente del Comitato Festeggiamenti Santi Giorgio e Giacomo, la festa dei calabresi della Valle, la più importante ricorrenza dell’intera regione. Una kermesse di grande richiamo per la quale il comune di Aosta e la Regione stanziano ogni anno decine di migliaia di euro di fondi pubblici. </p>
<p>Fondi che non sono mancati neppure nel 2012, quando il comitato organizzatore della Festa ha percepito i suoi quasi 40mila euro nonostante il suo presidente, Tropiano, fosse indagato per favoreggiamento nei confronti della ‘ndrangheta. Poco dopo, nel gennaio 2013, lo avrebbero condannato ad un anno di reclusione.</p>
<p>Tropiano, imprenditore, è stato coinvolto nell’inchiesta Tempus Venit, nata a seguito di una serie di incendi e danneggiamenti nei cantieri aostani. Alla sua conclusione, lo scorso gennaio, sette imputati sono stati condannati a pene complessive per trent’anni di carcere, con accuse che vanno dalla tentata estorsione aggravata da metodi mafiosi al favoreggiamento.</p>
<p>Più che un’isola felice la Valle d’Aosta si mostra come una terra complessa dove un diffuso clientelismo tende a nascondere i problemi sotto il tappeto. Dove l’evasione fiscale raggiunge cifre record e colloca la regione agli ultimi posti della classifica nazionale, vicina a quelle del sud. </p>
<p>Per dirla con le parole della referente di Libera Valle d’Aosta Marika Demaria, “incendi, attrezzi edili combusti, negozi che chiudono per riaprire il giorno successivo o che mantengono la loro attività nonostante siano sempre deserti, evasione fiscale sono la spia di una società permeabile (quando non addirittura permeata) alle mafie, che non si manifestano più con la coppola e la lupara”. </p>
<p>Un mondo che resta ancora in gran parte da scoprire e che neppure ad Antonio Ingroia, se davvero si trasferisse alle pendici del Monte Bianco, lascerebbe certo il tempo d’annoiarsi.</p>
<p>di Elena Ciccarello</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/10/ndrangheta-in-valle-daosta-droga-riciclaggio-e-latitanti-ma-grandi-media-girano/621302/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
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		<title>I veleni di Reggio Calabria. Un poliziotto rivelò: “L’indagine fu pilotata” &#8211; Dopo il memoriale di Nino Lo Giudice, pentito in fuga, un magistrato della Direzione nazionale antimafia racconta le confidenze del numero due della squadra Mobile Luigi Silipo</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jun 2013 18:03:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>E adesso a tenere in pugno la Città dello Stretto è un “Nano”, Nino Lo Giudice, il pentito che tre giorni fa ha fatto perdere le sue tracce, ma prima ha lanciato la bomba avvelenata di un suo memoriale. Pagine che fanno tremare molti palazzi di giustizia e che proiettano un’ombra pesante su magistrati e [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E adesso a tenere in pugno la Città dello Stretto è un “Nano”, Nino Lo Giudice, il pentito che tre giorni fa ha fatto perdere le sue tracce, ma prima ha lanciato la bomba avvelenata di un suo memoriale. Pagine che fanno tremare molti palazzi di giustizia e che proiettano un’ombra pesante su magistrati e poliziotti che hanno segnato una stagione della lotta alla ‘ndrangheta.<span id="more-25651"></span></p>
<p>Giuseppe Pignatone, prima capo della procura a Reggio Calabria, ora procuratore capo di Roma, Michele Prestipino, il suo aggiunto, Renato Cortese, suo braccio destro investigativo, ora capo della Mobile di Roma. Sono loro, “la cricca”, dice Lo Giudice, ad avermi costretto a dire le cose che ho detto. E di storie raccontate e “tragedie” armate i verbali del “pentito” in fuga sono pieni.</p>
<p>Lo Giudice si autoaccusò di essere lo stratega della stagione delle bombe a Reggio Calabria. Una sotto gli uffici della Corte d’Appello il 3 maggio 2010, un’altra che devastò il portone d’ingresso del procuratore generale Salvatore di Landro, infine il bazooka che fu fatto ritrovare a pochi passi dalla sede della Direzione distrettuale antimafia. </p>
<p>Ma soprattutto il Nano, che si vanta di essere un boss, anche se a Reggio i boss veri lo schifano come venditore di meloni, demolì la carriera di Alberto Cisterna, numero due della Direzione Antimafia ai tempi della gestione Grasso. “Mio fratello mi fece intendere che era stato favorito dal dottore Cisterna in cambio di soldi”. </p>
<p>Dopo quelle accuse il magistrato venne indagato per corruzione in atti giudiziari, allontanato dalla Dna dal Consiglio superiore della magistratura e trasferito al Tribunale di Tivoli. “Ad occuparsi di corna”, chiosarono amabilmente in riva allo Stretto.</p>
<p>Per Cisterna sono anni di passione, a Reggio di scontro durissimo, sotterraneo nei corridoi della procura. L’inchiesta a carico del magistrato viene archiviata nel settembre 2012, Cisterna potrebbe accontentarsi ma non lo fa. Ricorre in Cassazione, si oppone, vuole essere processato, pretende un confronto con i suoi accusatori. Col Nano, innanzitutto. </p>
<p>Oggi, dopo la fuga del pentito, lancia un messaggio chiaro: “Lo Giudice si consegni alla Giustizia, nelle mani del procuratore di Reggio Calabria Cafiero de Raho, il quale saprà certamente garantire che nessuna delle persone chiamate in causa metta mano alla vicenda del collaboratore di giustizia”.</p>
<p>Nuovi, pesantissimi sospetti e una deposizione del 1 giugno, che spunta dai verbali delle indagini difensive di Cisterna. A parlare è un altro magistrato, Roberto Pennisi. Racconta di un incontro all’aeroporto di Fiumicino con Luigi Silipo, oggi capo della Mobile a Torino, ai tempi dell’inchiesta numero due dello stesso ufficio a Reggio.</p>
<p>Il poliziotto incrocia il magistrato, ma riceve un saluto stentato, freddo. Il caso Cisterna ha già seminato in giro troppi rancori. “Silipo non mi sembrava in buona salute – fa mettere a verbale Pennisi – lo vedevo afflitto”. </p>
<p>Nella breve chiacchierata tra i due, il magistrato esterna le sue opinioni fortemente critiche sul modo in cui è stata condotta l’inchiesta. “Ricordo – dice ancora Pennisi – che il dottor Silipo con le lacrime agli occhi mi disse che era stato costretto a farlo. Gli risposi che avevo conosciuto uomini della polizia che avevano sacrificato la loro vita per il rispetto della legge”.</p>
<p>Un pentito che scappa e ritratta e che si pente di nuovo delle accuse lanciate. Un funzionario di polizia che, stando al racconto di un magistrato, dice di essere stato costretto a fare le cose che ha fatto. Un’ondata di melma sta per abbattersi su Reggio. </p>
<p>Città dove un santo, San Michele Arcangelo, appare nei sogni del direttore di un giornale e gli rivela intercettazioni altrimenti top secret. Francesco Gangemi è l’uomo che dirige il “Dibattito”, foglio che racconta e anticipa i veleni della città. </p>
<p>Un suo cugino omonimo fu l’avvocato di Raffaele Cutolo, e don Ciccio ha passato un sacco di guai per gli attacchi e le insinuazioni contro il gruppo di magistrati che diedero vita ad “Olimpia”, il primo maxiprocesso contro la ‘ndrangheta e i suoi legami con massoneria e politica. </p>
<p>Gli investigatori lo ritenevano una sorta di portavoce del grumo di potere massonico-mafioso che domina sulla città, il suo giornale di messaggi e ricatti. Ma Gangemi alla fine fu assolto da ogni accusa. “San Michele mi è venuto in sogno – scrive sull’ultimo numero del Dibattito– e mi ha detto di non angustiarmi perché i nomi degli intercettati presto verranno fuori”.</p>
<p>Sarebbero 200 i telefoni di magistrati, giornalisti (tanti) e imprenditori, sotto controllo preventivo. In teoria i loro nomi dovrebbero essere segreti e riservatissimi, ma Gangemi fa intendere di conoscerli, ne anticipa qualcuno, tra questi spunta anche quello del magistrato che sta facendo perdere il sonno a mafiosi e politici, Giuseppe Lombardo.</p>
<p>Nella Reggio avvelenata la ‘ndrangheta, per il momento, sta a guardare. La politica anche. Tutti in attesa delle mosse del Nano. Qualcuno lo convincerà a fare un altro passo indietro? Sparirà per sempre? Oppure ritornerà e ritratterà tutto, di nuovo, ma nei processi? Misteri nella Reggio dove lo Stato è ancora un nemico. </p>
<p>Il Comune è sciolto per mafia, ma il sistema di potere non ha mollato di un millimetro. Il Pdl di Peppe Scopelliti che qui è fortissimo, ha reagito attaccando la ministra Cancellieri con interrogazioni parlamentari e un libretto (“La Democrazia sospesa”) con prefazione di Angelino Alfano.</p>
<p>L’ex sindaco Demetrio Arena prima lo hanno candidato al Senato, poi nominato assessore alla Regione. La città sta a guardare, ferma, “dolente”, piegata sulla sua crisi, in attesa delle prossime mosse del Nano.</p>
<p>di Enrico Fierro</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/09/veleni-di-reggio-calabria-poliziotto-rivelo-lindagine-fu-pilotata/620762/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
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		<title>‘Ndrangheta, il pentito Lo Giudice ritratta. “Subito pressioni da Dda” &#8211; Il boss, scomparso da due giorni, fa recapitare una lettera ad un avvocato di Reggio Calabria in cui ritratta le sue deposizioni e accusa i magistrati di avere esercitato pressioni per ottenere le sue dichiarazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jun 2013 14:56:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Ieri era atteso in aula per deporre e non si è presentato. Oggi il pentito di ‘ndrangheta Nino Lo Giudice è tornato a dare notizie di sè. Con una lettera consegnata all’avvocato Francesco Calabrese dal figlio di Lo Giudice nell’aula del Tribunale di Reggio Calabria, dove è in corso il processo Meta. [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Ieri era atteso in aula per deporre e non si è presentato. Oggi il pentito di ‘ndrangheta Nino Lo Giudice è tornato a dare notizie di sè. Con una lettera consegnata all’avvocato Francesco Calabrese dal figlio di Lo Giudice nell’aula del Tribunale di Reggio Calabria, dove è in corso il processo Meta. Una busta, contenente un memoriale lasciato dal collaboratore di giustizia prima di abbandonare la località protetta dove risiedeva assieme alla compagna, una extracomunitaria marocchina.<span id="more-25648"></span></p>
<p>Nella busta, inoltre, c’era una sim telefonica che il collaboratore ha inteso fare avere ai magistrati per dimostrare probabilmente il contenuto del memoriale, composto da 6-7 pagine. In sostanza, Lo Giudice ritratta tutte le dichiarazioni rese alla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria dall’ottobre 2010 quando ha deciso di saltare il fosso autoaccusandosi delle bombe piazzate nel 2010 in via Cimino, sede della Procura generale, e sotto casa del magistrato Salvatore Di Landro.</p>
<p>“Mi hanno indotto a fare quelle dichiarazioni, altrimenti mi hanno fatto capire che non mi avrebbero dato la patente di collaboratore“: è questa una delle frasi più forti contenuta nel memoriale. Da ricordare, inoltre, che Nino Lo Giudice è stato anche il principale accusatore del vice procuratore nazionale antimafia Alberto Cisterna. </p>
<p>In seguito alle sue dichiarazioni, infatti, il numero due della Dna è stato indagato dalla Procura di Reggio, diretta all’epoca da Giuseppe Pignatone, oggi procuratore di Roma. Un’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Beatrice Rondi, che non ha portato a nulla. Nessun elemento, infatti, è stato trovato in relazione alle accuse di Lo Giudice nei confronti del magistrato Cisterna, indagato in un primo momento per corruzione in atti giudiziari.</p>
<p>Quell’inchiesta, che ha provocato numerose polemiche e scontri tra pezzi della magistratura reggina, è stata archiviata. Molte, inoltre, le contraddizioni del pentito scomparso nell’ambito delle indagine sulle bombe alla magistratura reggina. A partire dal bazooka trovato nell’ottobre del 2010 a duecento metri dal Cedir, sede della Direzione distrettuale antimafia. </p>
<p>Un lanciarazzi che secondo il collaboratore avrebbe sparato qualche giorno prima il suo rinvenimento da parte della squadra mobile di Reggio, all’epoca diretta da Renato Cortese. Le perizie disposte dalla procura di Catanzaro, però, avrebbero accertato l’assenza di particelle di polvere da sparo all’interno della bazooka.</p>
<p>Ritornando alla scomparsa di Nino il “Nano“, la sua scelta di collaborare con la giustizia è stata sempre avvolta nel mistero. Non si è mai capito il motivo per il quale il boss della famiglia reggina abbia deciso pentirsi e di autoaccusarsi di una strategia della tensione che, probabilmente, vede coinvolti altri personaggi. </p>
<p>Forti sospetti sono stati più volte denunciati dal fratello del pentito, Luciano Lo Giudice, e dal procuratore generale di Reggio Salvatore Di Landro che, sentito in aula durante il processo che si sta celebrando la Catanzaro, ha espressamente manifestato i suoi dubbi circa l’attendibilità del collaboratore di giustizia. </p>
<p>Oggi il memoriale consegnato al tribunale di Reggio, e acquisito dal procuratore capo Federico Cafiero De Raho, avvalora i sospetti circa la gestione e la genuinità della sua collaborazione. Pare che nelle pagine scritte dal pentito, quest’ultimo abbia ritrattato tutto e puntato il dito contro alcuni magistrati. </p>
<p>Resta da capire se Lo Giudice avesse consegnato questo memoriale al figlio Giuseppe prima di allontanarsi volontariamente dalla località protetta oppure se la lettera e la sim siano stati consegnati nei mesi precedenti con il preciso compito di essere resi pubblici nella momento in cui al collaboratore fosse successo qualcosa di brutto. </p>
<p>Tutti interrogativi al vaglio della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria.</p>
<p>di Lucio Musolino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/07/ndrangheta-pentito-giudice-ritratta-subito-pressioni-da-dda/619434/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
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		<title>‘Ndrangheta, scomparso il pentito che si autoaccusò per le bombe ai magistrati &#8211; Il boss Nino Lo Giudice avrebbe dovuto deporre oggi a Reggio Calabria in un processo contro il clan Tegano, ma gli agenti non lo hanno trovato in casa nella località protetta dove si nasconde &#8211; Aperte tutte le ipotesi, dalla fuga alla ritorsione</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2013/06/06/ndrangheta-scomparso-pentito-che-autoaccuso-per-bombe-magistrati-boss-nino-giudice-avrebbe-dovuto-deporre-oggi-reggio-calabria-processo-contro-clan-tegano/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Jun 2013 15:38:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Perse le tracce del collaboratore di giustizia Nino Lo Giudice, detto “il nano”. Il pentito si trovava agli arresti domiciliari in una località segreta. Località dove ieri pomeriggio gli agenti del servizio di protezione non lo hanno trovato. Nino Lo Giudice è irreperibile da almeno 36 ore. Allertata la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Perse le tracce del collaboratore di giustizia Nino Lo Giudice, detto “il nano”. Il pentito si trovava agli arresti domiciliari in una località segreta. Località dove ieri pomeriggio gli agenti del servizio di protezione non lo hanno trovato. Nino Lo Giudice è irreperibile da almeno 36 ore. Allertata la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, stamattina nell’ufficio del procuratore Federico Cafiero De Raho si è tenuto un vertice al quale hanno partecipato anche l’aggiunto Nicola Gratteri, e i sostituti della Dda Giuseppe Lombardo e Antonio De Bernardo.<span id="more-25645"></span></p>
<p>Gli investigatori stanno cercando di ricostruire le ultime 36 ore del collaboratore di giustizia che, nell’ottobre del 2010, si è autoaccusato delle bombe esplose davanti alla Procura generale di Reggio e sotto casa del magistrato Salvatore Di Landro.</p>
<p>La Procura, adesso, sta verificando se Nino Lo Giudice abbia abbandonato volontariamente l’alloggio che gli era stato assegnato dal servizio centrale di protezione o se, invece, possa essere stato “prelevato” con la forza e fatto sparire. Ancora è troppo presto per fare ipotesi, ma i magistrati della Direzione distrettuale antimafia temono per l’incolumità del collaboratore di giustizia testimone di alcuni importanti processi a carico delle cosche mafiose reggine. </p>
<p>Proprio oggi, Lo Giudice avrebbe dovuto deporre all’udienza del processo “Archi-Astrea” contro il clan Tegano. Sono stati attivati i controlli alle frontiere.</p>
<p>La collaborazione del pentito scomparso aveva provocato sin dall’inizio polemiche e perplessità negli inquirenti. Basti pensare all’indagine della Dda sul vice procuratore nazionale antimafia Alberto Cisterna nata in seguito alle sue dichiarazioni. Un’indagine che non ha portato a nulla perché gli inquirenti non hanno trovato alcun elemento a riscontro delle accuse del pentito nei confronti del vice di Piero Grasso.</p>
<p>La notizia della scomparsa di Lo Giudice è stata confermata dal procuratore De Raho al termine della riunione. “Stiamo verificando che cosa è successo – ha riferito il magistrato -. Al momento sono in corso gli opportuni accertamenti. Ci siamo accorti della sua scomparsa quando gli agenti del servizio centrale, che si erano recati nella località protetta per notificargli una citazione, non lo hanno trovato in casa».</p>
<p>In procura la tensione è alta e porta gli inquirenti a quanto è accaduto negli anni Novanta, quando la cosca Lo Giudice ha fatto sparire due cognate del collaboratore di giustizia. Almeno per una delle due donne, Angela Costantino moglie di Pietro Lo Giudice (fratello del pentito), si sarebbe trattato di “lupara bianca”. </p>
<p>Secondo gli inquirenti, la donna è stata fatta sparire per lavare con il sangue l’onta del disonore, legata al fatto che Angela avrebbe intrattenuto una relazione extraconiugale mentre il marito era detenuto nel carcere di Palmi. Era il 1994 e, a distanza di 19 anni, forse qualcuno ha rispolverato quella “lupara bianca”.</p>
<p>di Lucio Musolino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/06/reggio-calabria-scomparso-pentito-nino-giudice/618198/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
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		<title>Il nipote del boss: “Se non paghi, ti prendo la casa”. E l’imprenditore lo fa arrestare &#8211; Finisce in carcere Giuseppe Mangeruca nipote di un boss di Cirò &#8211; Aveva messo sotto scacco un imprenditore del Milanese. Con minacce e pressioni si era preso la sua azienda di pasta fresca</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jun 2013 08:30:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Versamenti fasulli per contributi inesistenti, fatture per corsi di formazione fantasma, e poi promesse non mantenute, minacce, telefonate. Tutto vale per fiaccare la speranza della vittima, ridurla all’incapacità di agire, portarla sull’orlo del suicidio. Imprenditore e famiglia. Storia di estorsione. Storia mafiosa in provincia di Milano? No. Anche se Giuseppe Mangeruca, classe 1960 da Africo, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Versamenti fasulli per contributi inesistenti, fatture per corsi di formazione fantasma, e poi promesse non mantenute, minacce, telefonate. Tutto vale per fiaccare la speranza della vittima, ridurla all’incapacità di agire, portarla sull’orlo del suicidio. Imprenditore e famiglia. Storia di estorsione. Storia mafiosa in provincia di Milano? No. Anche se Giuseppe Mangeruca, classe 1960 da Africo, da boss si comporta.<span id="more-25641"></span> </p>
<p>E in fondo esempi in casa non gli sono mancati. A partire dallo zio defunto. Quel Costantino Mangeruca, capobastone in confino a Cornaredo, uomo cerniera tra le potenti cosche di Cirò e quelle di Africo. Finirà indagato anche per il sequestro dell’imprenditrice Alessandra Sgarella. </p>
<p>E’ il 1997. Negli anni, poi, arriveranno sequestri e confische di beni. La famiglia, però, cresce, si allarga, guadagna. A Cornaredo e zone limitrofe molti sanno chi sono i Mangeruca e girano alla larga. </p>
<p>Ecco il contesto. Ora i fatti. </p>
<p>L’arresto: Giuseppe Mangeruca ieri è finito in carcere con l’accusa di estorsione. Lo ha disposto il gip Luigi Varanelli. L’inchiesta è tutta degli agenti del commissariato di Rho-Fiera oggi diretto dal sostituto commissario Carmine Gallo per il quale questa “è una storia amara”. La storia di un imprenditore che subisce, sfiora il dramma di togliersi la vita, ma poi ritrova il coraggio di denunciare. Grazie anche all’apporto “morale” e non solo della polizia.</p>
<p>Tutto inizia nel giugno 2011. In quel periodo l’imprenditore gestisce un’attività in proprio di produzione e vendita di pasca fresca. La crisi, però, si fa sentire. Il fiorire di centri commerciali sottrae clienti. </p>
<p>Nasce così il progetto di vendere macchinari e conoscenze tecniche a Giuseppe Mangeruca che da lì a pochi mesi, sempre a Cornaredo, aprirà La Fattoria un centro carni. Viene siglato il contratto. L’imprenditore sarà assunto a tempo indeterminato, contratto part-time per la moglie, tempo pieno per il figlio. Per i macchinari si fissa il prezzo di 70mila euro. Già a luglio le cose iniziano a cambiare. </p>
<p>Mangeruca chiede all’imprenditore di stracciare il primo contratto e di firmarne altre due, uno ufficiale da 10mila euro e un altro ufficioso da 60mila, denaro da pagare in nero. In realtà, metterà a verbale l’imprenditore, più che una richiesta e un’imposizione. L’imprenditore incasserà solo 3mila. </p>
<p>“Nel frattempo però – annotano gli investigatori – la convivenza presso il centro carni diventava sempre più difficile”. Mangeruca “esercitava su di loro una pressione psicologica e intimidatoria, accusandoli di circostanze e situazioni assurde, come il mancargli di rispetto o di concorrenza sleale”.</p>
<p>Insomma, il progetto del nipote del boss è chiaro: non pagare e prendersi l’azienda dell’imprenditore. Nel settembre 2011 arriva una nuova proposta: l’imprenditore dovrà licenziarsi e continuare a collaborare, in attesa di riaprire, lui, una nuova azienda. Le cose non vanno così. Mangeruca non paga né i macchinari né lo stipendio. </p>
<p>Ci sarà così una riunione tra Mangeruca, l’imprenditore e il suo commercialista. E di nuovo a regnare sono la paura e le intimidazioni. Il calabrese caccia il commercialista e al termine della riunione gli sussurra all’orecchio: “Stai attento e guardati alle spalle in quanto so dove abiti”. Ancora una volta gli accordi vengono disattesi. </p>
<p>Di più: Mangeruca inizia a chiedere denaro all’imprenditore per contributi mai versati o corsi di aggiornamento mai fatti. L’imprenditore paga. E ancora paga. Estorsione si aggiunge a estorsione. Poi uno spiraglio di speranza. L’imprenditore spalleggiato da alcuni parenti arriva a Cornaredo, entra nel centro carni e riesce a caricare i suoi macchinari. </p>
<p>Caricati sul camion, si parte. Ma c’è qualcuno che li segue. Un altro furgone. E’ quello di Mangeruca. Il messaggio è chiaro: o paghi oppure niente macchinari. Moglie e imprenditore escono in lacrime. “Ci ha preso per il collo”, dicono. E poi ci sono gli assegni. Tre in totale. Andati all’incasso lo stesso. A nulla servono le telefonate. Mangeruca parla chiaro: “Ti porto via la casa”.</p>
<p>L’imprenditore è a un bivio. Per scegliere ci vuole coraggio. Gli abboccamenti con la polizia e in particolare con il dottor Carmine Gallo sono decisivi. La vittima capisce. Peggio sarebbe stare sotto il giogo dei Mangeruca. Parte la denuncia. Ma si fa di più. L’imprenditore, su consiglio della polizia, riapre un negozio proprio nel luogo dove Mangeruca aveva detto no. E’ un segnale. Forte. Preciso. </p>
<p>Nel frattempo la vittima cambia comune e ricomincia a vivere. L’arresto di Giuseppe Mangeruca, nipote di un boss della ‘ndrangheta, finisce così. Durante la perquisizione in casa, gli agenti si troveranno davanti a un avvocato di Crotone. Chi lo conosce? Nessuno. Non Mangeruca. Che, però, lo nomina. Chi lo ha mandato? Risponde Gallo: “Signori questa è la ‘ndrangheta”.</p>
<p>di Davide Milosa</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/05/nipote-del-boss-se-non-paghi-ti-prendo-casa-limprenditore-fa-arrestare/617612/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Quella che raccontate non è la nostra Calabria &#8211; Solo dai calabresi può partire la risposta ai pregiudizi contro questa terra e alla rappresentazione grottesca dei media &#8211; Perché, se la ’ndrangheta è innanzitutto la malattia mentale della Calabria, esiste una cura rappresentata dall’esempio di coloro che, lontano dai riflettori, ogni giorno sottraggono spazio alle mafie</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jun 2013 08:47:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sono convinto che i pregiudizi contro la Calabria e i calabresi siano frutto di una rappresentazione grottesca, sommaria e unidirezionale dei mali della Calabria. Che sono la ’ndrangheta, il malaffare, la malapolitica, la corruzione, la rassegnazione, l’indifferenza, lo scarso amore che alcuni calabresi hanno verso la loro terra, che li porta a inquinarla e depredarla. [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono convinto che i pregiudizi contro la Calabria e i calabresi siano frutto di una rappresentazione grottesca, sommaria e unidirezionale dei mali della Calabria. Che sono la ’ndrangheta, il malaffare, la malapolitica, la corruzione, la rassegnazione, l’indifferenza, lo scarso amore che alcuni calabresi hanno verso la loro terra, che li porta a inquinarla e depredarla. Mali che hanno nemici mortali: i calabresi onesti, i calabresi che lottano ogni giorno per strappare pezzi di presente alla ’ndrangheta, i calabresi che non vogliono farsi rubare il futuro, i calabresi che amano la propria terra, la difendono e se ne prendono cura. <span id="more-25637"></span></p>
<p>I pregiudizi, oggi, sono alimentati in larga parte dalla rappresentazione sommaria data da alcuni organi di informazione, che prendono accuratamente nota dei mali, ma tacciono sui nemici giurati di questi mali. L’opinione pubblica si può formare al mercato, al bar, oggi tantissimo su internet: ma quando il pregiudizio è latente, sedimenta da decenni, la botta dei media tradizionali – stampa e televisione – può fare la differenza.</p>
<p>Da giornalista, mi viene da ridere quando mi spiegano che i giornalisti fanno solo il loro mestiere quando si occupano dei mali della Calabria e, se devono trovare elementi positivi, lo fanno tra le pieghe dei comunicati delle brillanti operazioni contro le cosche. </p>
<p>È vero – fanno – facciamo il nostro mestiere: ma è un dovere monco. Perché della Calabria restano solo la ’ndrangheta e gli scandali da una parte, i magistrati e le forze dell’ordine dall’altra. </p>
<p>I calabresi – gli altri calabresi, la maggioranza – dove sono? </p>
<p>È come se qualcuno ci spiegasse che uno storico fa il proprio dovere a raccontare la Liberazione solo dal punto di vista degli occupanti nazi-fascisti e dei liberatori anglo-americani. E i partigiani? E gli italiani che non si piegarono al regime? E quelli che pagarono con la vita il prezzo della libertà? Torniamo in Calabria, sessantotto anni dopo: e i calabresi, dove sono? Quelli che non sono collusi, quelli che non si arrendono, quelli che combattono lontano dai riflettori, dove sono?</p>
<p>Molti sostengono che la rappresentazione di una Calabria a una dimensione – ’ndrangheta – abbia una sua logica commerciale. Credo che sia in parte vero, almeno per quanto riguarda i giornali nazionali: la regola delle tre “s”, sesso, sangue e soldi, che un tempo indicava i tre elementi necessari per rendere accattivante la prima pagina di un giornale, è in qualche modo attuale anche oggi. </p>
<p>Quando mancano i pruriginosi delitti di provincia la Calabria è lì, bella e disponibile a riempire la casella “sangue”, magari con pezzi superficiali. Non è una questione di razzismo, semplicemente c’è una casella da riempire: passata la moda di Scampia, ritorniamo in voga noi. </p>
<p>Non ritengo, invece, che questo tipo di logica commerciale valga anche per l’informazione locale che – a mio avviso non a caso – è colpita dalla crisi che sta investendo la carta stampata in modo maggiore di quanto avvenga nel resto d’Italia. Il prurito della notizia di nera o di giudiziaria viene soddisfatto ampiamente – quando c’è – dagli organi di informazione online o dai social network: i giornali di carta o le televisioni, se non riescono a offrire altro, se non riescono a entrare nel fatto e a farlo vedere da tutti i punti di vista, a spiegare quali mutamenti quel fatto potrà portare nella vita dei calabresi, diventano ripetitivi e, in parte, inutili.</p>
<p>Può solo partire dalla Calabria un nuovo modo di fare informazione sulla Calabria. Nessun inviato dall’alto ha interesse a offrire una rappresentazione diversa. </p>
<p>Occorre ripristinare il “valore democratico” di una narrazione, che abbia la capacità di lasciare un segno e che non faccia solo un botto come un mortaretto. Che imponga una calabresità vera all’opinione pubblica, fregandosene altamente di giornali e editori nazionali che chiedono altro. </p>
<p>Non si tratta, ovviamente, di tifare per chi dice che è tutto ’ndrangheta o per coloro che, invece, dicono che è tutto bellezze naturali, tesori culturali, ’nduja e cipolla di Tropea. Si tratta di scardinare questa contrapposizione caricaturale. </p>
<p>Perché, se la ’ndrangheta è innanzitutto la malattia mentale della Calabria, esiste una cura rappresentata dall’esempio di coloro che, lontano dai riflettori, giorno dopo giorno sottraggono spazio alle mafie. </p>
<p>Dietro l’omicidio di un innocente c’è sempre una famiglia che si ribella. Dietro un’estorsione c’è spesso un commerciante che denuncia. Dietro malaffare e pressappochismo c’è sempre qualcuno che pratica eccellenza e onestà nel proprio lavoro.</p>
<p>Non spero nella noiosa intellighenzia calabrese, più impegnata a dissertare del valore ideologico delle passeggiate sui monti che a chiedersi come mai il blocco sociale di potere dei soliti noti sia intatto da vent’anni. O a chiedersi se la Calabria sprofonda anche con la responsabilità di una cultura che si parla e si scrive addosso, sempre nei soliti posti, sempre con i soliti codici e sempre per i soliti intimi, lasciando campo libero a quel misto di disinteresse e conformismo che assomiglia a un’egemonia gramsciana dalla parte sbagliata. </p>
<p>Spero molto nei giovani e in tutti quelli – operatori dell’informazione e non – che hanno ben presente che c’è una Calabria “che vuole essere parlata”, citando Alvaro, nel modo giusto. Non credo che sia un caso che tra i commenti più letti, di gran lunga, dopo le infelici esternazioni di Francesca Chaouqui sull’assassinio di Fabiana Luzzi, ce ne siano tanti di non addetti ai lavori.</p>
<p>In un film cult di Vittorio De Sica, “L’oro di Napoli”, un vedovo inconsolabile interpretato da Paola Stoppa corre verso il balcone in modo teatrale per buttarsi sotto e suicidarsi. A un attimo dal suicidio, però, si gira per controllare che ci siano i parenti e gli amici a impedirglielo (come farà notare più avanti Martin Scorsese, né prima né dopo, ma proprio nell’esatto momento in cui doveva voltarsi, per farsi salvare senza dare l’impressione che la pretesa di suicidarsi fosse tutta una finta). </p>
<p>Una scena che i cinefili hanno ben impressa nella memoria, perché incarna tutta insieme la melodrammaticità e la genialità di alcuni meridionali. Mi torna in mente Paolo Stoppa perché sento da molte parti dire che la Calabria, ormai, si è suicidata. </p>
<p>Per me questa regione è sull’orlo del balcone, come quel vedovo inconsolabile: si sta voltando, un attimo prima. Ci guarda. Sta a noi tenderle le braccia.</p>
<p>di Alessandro Russo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.scirocconews.it/index.php/2013/06/04/quella-che-raccontate-non-e-la-nostra-calabria/">scirocconews.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>RDT: &#8220;I sindaci dell’Area dello Stretto devono affrontare i problemi e smetterla di inseguire il miraggio del Ponte&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jun 2013 08:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[trasporti]]></category>
		<category><![CDATA[ponte sullo stretto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Va bene che a Messina la prossima settimana si vota, va bene che ormai è un giochino vecchio – anche se talvolta efficace – quello di invadere i mezzi di informazione per chiedere al governo centrale di non affossare il ponte sullo Stretto, ma adesso basta! É semplicemente vergognoso leggere appelli da parte di amministratori [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Va bene che a Messina la prossima settimana si vota, va bene che ormai è un giochino vecchio – anche se talvolta efficace – quello di invadere i mezzi di informazione per chiedere al governo centrale di non affossare il ponte sullo Stretto, ma adesso basta! É semplicemente vergognoso leggere appelli da parte di amministratori dell’area dello Stretto che chiedono di non chiudere con il progetto del ponte. Ci domandiamo: ma questi sindaci dove vivono?<span id="more-25633"></span> </p>
<p>Spazzatura che ormai ha sommerso le nostre città, uomini e donne di ogni età senza un lavoro che devono ingegnarsi per sbarcare il lunario, sistema trasportistico dell’area dello Stretto sempre più fatiscente, sistema sanitario allo sbaraglio, solo per elencare una minima parte delle emergenze che ogni giorno sono costretti a vivere i comuni mortali. </p>
<p>Ma per i sindaci pare andare tutto bene  e dopo che negli anni la telenovela  ponte ci è costata oltre 500 milioni di euro, producendo danni irreparabili alla collettività come nel caso della variante di Cannitello, ma procurando parecchi benefici ai soliti noti, loro, invece di tacere, appaiono sorridenti e rilassati e rilanciano la favola del ponte, la panacea di ogni male dell’area dello Stretto, del Sud, del mondo intero.</p>
<p>Noi che da anni ci opponiamo a questa inutile mega-opera continuiamo a chiedere a gran voce di investire le risorse necessarie per creare lavoro vero e duraturo.</p>
<p>Perché invece di perdere tempo ancora con il ponte, non si inizia a parlare ed a costruire una mobilità seria ed efficace sullo Stretto, che vada incontro alle esigenze dei pendolari? Perché non si parla del porto a sud che libererebbe Villa San Giovanni dalla morsa del traffico e dell’inquinamento, che da anni e nel silenzio più assoluto causano diverse patologie agli abitanti dell’area? </p>
<p>Tra l’altro il porto a sud potrebbe essere un importante volano di sviluppo, grazie alla presenza nella zona di un’altra infrastruttura  che negli anni ha dato tanto lavoro, ma che oggi versa in uno stato di abbandono assoluto, ovvero lo scalo merci di Bolano. </p>
<p>Potremmo continuare nell’elenco chiedendo ai sindaci perché invece di alzare la voce sul ponte non facciano tutto quello che è nelle loro possibilità per affrontare la questione rifiuti, perché non spingano verso la differenziata porta a porta che risolverebbe  il problema e porterebbe molti posti di lavoro, perché non si arrabbiano con la Regione che ha fatto tagli indiscriminati alla sanità privando intere comunità anche dei servizi minimi.</p>
<p>Probabilmente ormai il modello Reggio ha fatto scuola e gli amministratori in questione non possono perdere tempo a parlare di cose così terra terra: loro pensano in grande, mega opere, mega appalti, mega eventi. </p>
<p>É questa la loro logica, ma nel frattempo le casse dei comuni sono sempre più vuote, ed a pagare è sempre la povera gente. Fino a quando la scelta tra mangiare o pagare le bollette non diventerà un giochino troppo pericoloso per chi continua a soffiare sul fuoco.</p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò” &#8211; <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.difendiamolacalabria.org">www.difendiamolacalabria.org</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Chi si ricorda della Calabria solo per la cronaca è complice della &#8216;ndrangheta &#8211; Lettera aperta alle redazioni degli organi di informazione nazionali</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 15:06:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[opinioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Gentili direttori, redazioni, giornalisti, avete puntato i riflettori sulla Calabria, varcando l&#8217;insormontabile confine del Pollino, per un fatto di cronaca orribile e drammatico, lo avete fatto nella vostra libertà di operatori dell&#8217;informazione su cui di certo non oserei sindacare. Da questa storia ne è uscita, volontariamente o meno, l&#8217;immagine di una Calabria retrograda e incivile, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Gentili direttori, redazioni, giornalisti,</p>
<p>avete puntato i riflettori sulla Calabria, varcando l&#8217;insormontabile confine del Pollino, per un fatto di cronaca orribile e drammatico, lo avete fatto nella vostra libertà di operatori dell&#8217;informazione su cui di certo non oserei sindacare. Da questa storia ne è uscita, volontariamente o meno, l&#8217;immagine di una Calabria retrograda e incivile, un purgatorio fatto di uomini e donne al confine tra l&#8217;intelletto e la barbarie. <span id="more-25627"></span></p>
<p>Avete suscitato quel vecchio sentimento di astio e leggerezza verso le proprie origini a cui il nostro popolo è condannato dall&#8217;unità d&#8217;Italia ad oggi. </p>
<p>Le altre volte che avete scritto e ripreso quel che accade su questi luoghi è stato per il tragico incidente ferroviario che ha tolto la vita a sei braccianti rumeni, per i delitti di &#8216;ndrangheta, per il disastro idrogeologico sulla Salerno – Reggio Calabria, per mostrare dei forestali assenteisti e così via. Ottimo. </p>
<p>È chiaro che per voi la Calabria è una comoda terza pagina di cronaca tra la politica e lo sport. </p>
<p>Ora però mi appello accoratamente a quella insindacabile libertà di informazione a cui fate bene ad appellarvi ogni qual volta viene messa in discussione la vostra imparzialità, e lo farò ricordandovi tutte le volte in cui la vostra libertà si è trasformata in colpevole complicità. </p>
<p>Non c&#8217;eravate quando sono state ritrovate 230 mila tonnellate di rifiuti tossici nelle campagne del reggino e del vibonese provenienti anche da impianti dell&#8217;Enel, uno scandalo che in altri paesi avrebbe avuto visibilità colossale e avrebbe di certo comportato le dimissioni dell&#8217;Amministratore Delegato dell&#8217;azienda a partecipazione statale, come non c&#8217;eravate quando un intero territorio si ribellava ad un progetto barbaro di riconversione a carbone della centrale di Rossano, come non ci siete ora mentre l&#8217;intera fascia ionica si ribella alle trivellazioni in mare. Lo fate perché Enel paga salatissimi conti pubblicitari alle vostre redazioni. </p>
<p>Non c&#8217;eravate quando i cittadini denunciavano i soprusi di ENI nel crotonese, non ci siete oggi quando i cittadini chiedono le bonifiche di quei disastri sanitari, ma avete ripreso quando le scorie tossiche della azienda petrolifera sono state ritrovate nelle scuole, una notizia che avete dato per poco ed a malincuore, come se nulla fosse accaduto prima, come se nulla stia accadendo ora. Eni non paga spot salatissimi alle vostre redazioni?</p>
<p>Anche quanti tra di voi non disdegnano scomode inchieste e si sono trovati a rendere pubblica la contraddizione tra i miliardi di euro spesi nella TAV (contro la volontà delle popolazioni) e lo stato disastrato dei servizi ferroviari locali in giro per l&#8217;Italia (questi sì agognati dalle comunità), hanno tralasciato la chiusura di tutte le stazioni ed il taglio di tutte le tratte a lunga percorrenza sulla fascia ionica calabrese. </p>
<p>Ignorate, cioè, che l&#8217;azienda ferroviaria a partecipazione statale sta negando il diritto alla mobilità a qualcosa come un milione di persone. Ignorate che quelle comunità si stanno ribellando occupando treni e stazioni, ignorate che nonostante l&#8217;estrema civiltà (oltre che ragione) di questa ribellione, lo Stato provveda a denunciare le popolazioni che osano manifestarsi. </p>
<p>Avete ignorato le comunità che si sono ribellate alla chiusura degli ospedali, alla negazione cioè del diritto alla salute tutt&#8217;oggi in atto occupando strade, scuole, luoghi istituzionali. </p>
<p>È evidente che quella società civile che si manifesta contro i poteri forti, che voi ignorate, non fa parte di quella Calabria che voi descrivete ed a cui volete assimilarci, come è evidente, fino a fattuale smentita, la vostra complicità. </p>
<p>Ebbene, esiste anche un altro campo dove si gioca la stessa partita ma con diversi avversari e, purtroppo, gli stessi spettatori. </p>
<p>La Calabria è terra di &#8216;ndrangheta, e questo lo sapete. Che la &#8216;ndrangheta speculi su lavori pubblici e rifiuti lo sapete pure. </p>
<p>Eppure nessuno di voi ha riportato, per esempio, che lo Stato Italiano ha dovuto restituire alla Comunità Europea circa 380 milioni di euro legati a frodi sulla Salerno – Reggio Calabria, e che l&#8217;ufficio anti-frode europeo ha rilevato un sistema di collusione tra pubblico, privato, banche e &#8216;ndrangheta.</p>
<p>Avete appena accennato della Commissione Parlamentare d&#8217;Inchiesta sugli illeciti connessi al nostro ciclo dei rifiuti, che parla di “impunibilità dei soggetti coinvolti”, di “immobilità delle procure”, di un “sistema di potere non estraneo ad interessi politico-malavitosi”. Avete invece completamente oscurato le strade di Crotone piene cittadini che sfilavano per la chiusura del commissariamento all&#8217;emergenza rifiuti. </p>
<p>Ignorate i cittadini che denunciano quotidianamente i soprusi dei colletti bianchi, le omissioni e le collusioni delle istituzioni, l&#8217;isolamento in cui persino le istituzioni locali alle volte si trovano contro l&#8217;apparato istituzionale-&#8217;ndranghetista dei rifiuti calabresi. </p>
<p>Ignorate il mancato funzionamento degli impianti, il mancato rispetto delle normative di prevenzione idrogeologica, le ordinanze regionali illegali ed illegittime, gli uffici pubblici al servizio delle aziende, l&#8217;eterna condizione di emergenza sistematicamente creata per zittire l&#8217;opinione pubblica: tutto sistematicamente denunciato e da voi ignorato.</p>
<p>Concedetemi una provocazione: anche la &#8216;ndrangheta spa vi paga gli spot? Del resto anche quella è un&#8217;azienda parastatale. </p>
<p>Siete sempre pronti a riprendere quando qualcuno preme il grilletto. Siamo convinti invierete intere troupes quando il dissesto idrogeologico e altre omissioni si manifesteranno tragicamente; quando un&#8217;istituzione qualsiasi verrà arrestata (e sostituita); quando la comunità europea ci multerà; quando un intero sistema collasserà schiantandosi di peso sul territorio, l&#8217;unico a pagare realmente. Questo sarà funzionale a tracciare continuità con quella Calabria troglodita e omertosa che vi piace descrivere nei fatti di cronaca e che, per nostra fortuna, non corrisponde per nulla alla realtà. A noi celebrare morti, arresti e denunciare i disastri dopo che sono avvenuti non serve a nulla.</p>
<p>Finché non cambierete il modo in cui utilizzate la vostra libertà di informazione a senso unico, i complici di quella Calabria troglodita e arretrata siete soprattutto voi, media nazionali, alleati persino della criminalità organizzata a scapito dei tanti calabresi puliti, onesti e coraggiosi che amano la propria terra e lottano quotidianamente per la propria dignità, ma anche per il futuro di un territorio splendido che potrebbe essere una risorsa enorme per l&#8217;intero paese e che invece sembra essere destinato allo spopolamento. </p>
<p>Se può servire a lenire la vostra coscienza non preoccupatevi: mentre voi tenete colpevolmente lontana la luce artificiale dei vostri riflettori, ci sono calabresi che continueranno a lottare comunque soltanto per vedere splendere la luce del sole ogni mattino sulle proprie bellezze. </p>
<p>Flavio Stasi, calabrese</p>
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		<title>Lettera al turista che viene in Calabria</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 13:25:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>Caro turista che hai deciso di trascorrere le tue vacanze in Calabria nell’ormai imminente stagione estiva, ti scrivo per fornirti alcune dritte su questa regione che possano consentirti di rientrare a casa con un bel ricordo ed evitare di incappare in disservizi o contrattempi che potrebbero generare in te quella delusione in grado di far scattare quel passaparola negativo che ogni anno, puntualmente, rappresenta il nostro più efficace spot pubblicitario nel mondo.<span id="more-25623"></span></p>
<p>Ti scrivo, anche, per demolire un pò di luoghi comuni che probabilmente porterai con te nella valigia, dopo decenni di martellamento mediatico. Lo faccio perché so già come potrebbe andare a finire nel caso dovessi compiere delle scelte sbagliate e perché, per la missione (e non il mestiere) che svolgo, conosco i pregi (tanti) di questo territorio che vorrei farti scoprire e i difetti (pochi ma gravi) dai quali vorrei tenerti al riparo.</p>
<p>Quasi certamente avrai scelto questa destinazione per il suo mare, anche perché la mia regione viene pubblicizzata da tempo immemore solo ed esclusivamente come una destinazione di mare, ma sappi che oltre agli 800 km di costa tanto pubblicizzati abbiamo sei catene montuose straordinarie, tre Parchi Nazionali ed uno Regionale. Perché la Calabria è, in realtà, una terra di montagne, ancora in gran parte intatte proprio perché da sempre al riparo dalla promozione e, dunque, dal turismo di massa.</p>
<p>Se sceglierai il mare sappi che sulla costa tirrenica l’abusivismo edilizio e i depuratori mal o per nulla funzionanti hanno fatto scempio del paesaggio e reso meno limpide le acque al punto che è quasi impossibile trovare tratti di spiaggia selvaggi e incontaminati mentre, sulla costa jonica, ancora alcune zone resistono, in particolare nell’Alto Cosentino e nel basso Catanzarese e Reggino. </p>
<p>Cerca, se puoi, di non badare ai cumuli di spazzatura sparsi lungo le vie principali, al materiale di risulta depositato sotto i ponti ed agli pneumatici depositati alla foce dei fiumi, ai rifiuti disseminati nelle pinete più frequentate o sulle spiagge più affollate, per una buona parte dei calabresi nascondere la polvere sotto il tappeto è un gesto consueto. </p>
<p>Sulla costa correrai il rischio di soggiornare in villaggi o hotel anonimi e dozzinali, con servizi scadenti e molta improvvisazione, pagando più di quello che valgono, mentre nell’interno scoprirai la Calabria vera, fatta di sapori autentici e ospitalità sincera nei centri storici e a poco prezzo.</p>
<p>E sarà proprio l’entroterra a rivelarti i tesori più belli e i calabresi più saggi e autentici: canyon, cascate, boschi secolari, forre, laghi, grotte, fiumare, specie animali e botaniche rare, deserti, calanchi, paludi, gole, vette, doline, vallate. </p>
<p>Scoprirai che in questa regione si trovano, a pochi chilometri l’una dall’altra, tutte le condizioni ambientali e climatiche della terra ma non solo. Scoprirai aree archeologiche e antiche chiese con affreschi in rovina, che giacciono dimenticate tra le erbacce o abbarbicate sulle rocce, dove solo la saggezza dei bizantini o dei monaci basiliani potevano pensarle. </p>
<p>Pochi antichi mestieri che ancora resistono grazie alla passione di umili artigiani e saperi che vengono tramandati per far arrivare fino a te i sapori dei prodotti della nostra terra, nonostante l’inquinamento e le cattedrali nel deserto che il processo di industrializzazione forzata, avviato in questi territori da tempo, ha prodotto.</p>
<p>Porta con te una guida aggiornata perché se chiederai informazioni ai calabresi su monumenti, attrattive naturalistiche o siti di interesse storico e culturale frequentemente leggerai lo stupore sul loro viso quando non cominceranno a scrutarti per capire se sei un extraterrestre appena sbarcato per sbaglio su questa terra. </p>
<p>Fallo soprattutto se ricerchi queste attrattive nell’entroterra dove, se deciderai di entrare per caso in un ufficio pubblico (comune, punto di informazione turistica e simili) alla ricerca di una guida dei luoghi, qualcuno rovisterà dentro un armadio e, se sarai fortunato, ti consegnerà ripulendolo dalla polvere qualche opuscolo risalente al secolo scorso, da collezionare.</p>
<p>Riempi i tuoi occhi e la tua mente degli straordinari paesaggi che la campagna sa ancora regalare e di quella luce tersa che il cielo di questa regione sa offrire ai suoi ospiti e svuotali della maleducazione che potresti incontrare nei luoghi più affollati, ai semafori e agli incroci delle strade e nelle piazze scenario di eventi di massa. </p>
<p>Questo viaggio ti servirà a scoprire una regione tanto bella quanto indifesa, alla stregua di una giovane vita, perché ti capiterà di sentirti spesso come uno spettatore impotente di fronte ad uno stupro. </p>
<p>Un sentimento carico di frustrazione ti assalirà al termine del viaggio perché te ne innamorerai, come a tanti è capitato prima di te, e perché sarà un amore non corrisposto e facendo il confronto tra le ricchezze di cui dispone e la capacità dei suoi abitanti di trasformarle in valore, capirai da dove nasce la crisi economica che da tempo immemore ci impedisce di crescere e prosperare.</p>
<p>Massimiliano Capalbo<br />
Presidente di “Orme nel Parco”</p>
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		<title>Violenze contro Anna Maria Scarfò: la Chiesa risponda</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 08:18:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Maria Scarfò]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca San Martino di Taurianova]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca calabria]]></category>
		<category><![CDATA[news calabria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>“Anna aspetta. Non puoi fare uno scandalo. Neanche tu sai bene quello ch’è successo. Sei molto agitata. Ti devi calmare. Lo dico prima di tutto per il tuo bene. Io ti assolvo dai tuoi peccati”. Le parole sono quelle di don Antonio Scordo e sono riportate nel libro “Malanova” di Cristina Zagaria, che racconta la [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>“Anna aspetta. Non puoi fare uno scandalo. Neanche tu sai bene quello ch’è successo. Sei molto agitata. Ti devi calmare. Lo dico prima di tutto per il tuo bene. Io ti assolvo dai tuoi peccati”. Le parole sono quelle di don Antonio Scordo e sono riportate nel libro “Malanova” di Cristina Zagaria, che racconta la storia di Anna Maria Scarfò, la ragazza che a soli 14 anni è stata violentata dal branco nella piccola frazione di San Martino di Taurianova, in Calabria, e lasciata sola anche dalla chiesa. L’unica istituzione a cui a 13 anni, dopo le ripetute violenze sessuali, la giovane aveva chiesto aiuto.<span id="more-25619"></span></p>
<p>Qualche settimana fa, il sacerdote, testimone, indagato, imputato e successivamente condannato dal gip è stato “premiato” dal vescovo della diocesi di Oppido Palmi, monsignor Francesco Milito, che l’ha scelto fra i sette reverendi chiamati a rappresentarlo nell’organizzazione diocesana. </p>
<p>Una scelta che sta facendo discutere, soprattutto le attiviste reggine del movimento “Se Non Ora Quando” che, all’indomani dei fatti di Corigliano Calabro, hanno chiesto al vescovo ascolto, “vicinanza alla donna che ha subito l’assenza della sua Chiesa”, affinchè “i femminicidi, la violenza di genere, possano diventare una priorità da combattere insieme”.</p>
<p>Il vescovo, nonostante le mille polemiche, ha sottovalutato questo caso e non ha preso in considerazione, probabilmente, la vicenda che ha coinvolto il suo sacerdote accusato di “concorso in falsa testimonianza” insieme alla suora, suor Mimma, anche lei sapeva ma non ha parlato, almeno secondo il racconto di Anna Maria. Solo 4 mesi fa è arrivata la condanna per entrambi a un anno, inflittagli dal Tribunale di Palmi in primo grado. Pena sospesa e non menzione, come si legge nel dispositivo della sentenza.</p>
<p>Ma la storia di Anna Maria Scarfò è assai complessa e la sua vita continua a non essere semplice. Il 30 giugno scorso, giorno in cui doveva celebrarsi l’ennesima udienza del processo che vede imputati i familiari dei suoi stupratori (accusati di stalking), gli avvocati erano in sciopero e si è deciso per un nuovo rinvio. </p>
<p>Altre settimane di agonia. Anna Maria, che oggi ha 27 anni, è sola con i suoi “angeli”, gli uomini della scorta. Perché nel 2010 è stata sottoposta al programma di protezione proprio per avere denunciato, oltre che ai suoi violentatori (6 dei quali condannati in primo grado), il prete e suor Mimma, complici nella sua vicenda e anche per quello che dopo è accaduto nel paesino della Piana di Gioia Tauro.</p>
<p>La popolazione ha iniziato ad additarla come la “Malanova”. La sua macchia più grande, quella di essere riuscita a denunciare colpevoli, familiari compiacenti, pezzi della chiesa che per evitare lo scandalo, avevano provato a imporle il silenzio.</p>
<p>Anna Maria aveva solo 13 anni quando un branco di ragazzini senza scrupoli ha deciso di rubarle la fanciullezza. È stata tradita da una persona di cui si fidava, un giovane di circa 20 anni che si era avvicinato con premura ed attenzione. Quello stesso ragazzo che improvvisamente si è trasformato in un mostro. </p>
<p>Una sera d’aprile di 14 anni fa, insieme a 4 complici, ha deciso di abusare di quella adolescente, di rubare per sempre la spensieratezza di Anna Maria e strapparle il sorriso. La vigilia di Pasqua del 1999, viene portata in campagna, vicino a un casolare dentro cui c’era qualche sedia e un tavolo. Inizia così il suo calvario.</p>
<p>Anna Maria tenta di denunciare il giorno dopo. Ma quel prete oggi “promosso” dalla chiesa le dice di parlarne solo con la suora, suor Mimma, per fare un test di gravidanza. Da lì a tre anni ancora abusi e ripetute violenze. Minacce, segni di coltello e bruciature sul corpo successivamente violato da ben 12 uomini.</p>
<p>Solo nel 2002, Anna Maria trova il coraggio di ribellarsi. Quando i suoi stupratori le chiedono di portarsi dietro la sorellina di 11 anni, lei non ce la fa più e denuncia tutto ai carabinieri. Ed ora ancora attesa per l’ennesimo processo, rinviato al 26 settembre. Per il gruppo SNOQ di Reggio Calabria, “la giustizia ancora una volta è entrata in sciopero”. Nessuna risposta è arrivata dal vescovo, i tempi della giustizia si dilatano ulteriormente e lei, sempre sola contro tutti, dovrà aspettare, dovrà rivivere nuovamente quei momenti di terrore e brutale violenza.</p>
<p>Questa storia è l’esempio di come la violenza sulle donne sia una emergenza universale e come tale va trattata. Anna Maria, invece, è il simbolo di chi non si arrende e continua a lottare, ovunque, nonostante tutto. E speriamo che almeno il vescovo riesca a rispondere alle donne di Reggio che pretendono verità e giustizia.</p>
<p>di Angela Corica</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/01/violenze-contro-anna-maria-scarfo-chiesa-risponda/613232/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
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		<title>Calabria, opinioni e stereotipi</title>
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		<pubDate>Fri, 31 May 2013 08:51:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ci sono delle giornate in cui solo il silenzio è la cosa migliore. In silenzio, facendoci attraversare dallo sgomento, dall’orrore, dalla rabbia. Solo così forse, riusciremo nell’unica cosa che una vicenda come questa può lasciare: continuare a porci domande, continuare non a darci risposte preconfezionate e pericolose, ma a cercare domande da cui poter partire. [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono delle giornate in cui solo il silenzio è la cosa migliore. In silenzio, facendoci attraversare dallo sgomento, dall’orrore, dalla rabbia. Solo così forse, riusciremo nell’unica cosa che una vicenda come questa può lasciare: continuare a porci domande, continuare non a darci risposte preconfezionate e pericolose, ma a cercare domande da cui poter partire. In questi tre giorni troppe le cose dette, troppe le risposte rintracciate. Fabiana Luzzi è stata ammazzata. Nelle tante analisi, nei tanti commenti a volte non viene già più neanche nominata.<span id="more-25615"></span> </p>
<p>Fabiana è stata uccisa da Davide, con un coltello. Fabiana ha cercato di difendersi in tutti i modi, forse vedendolo arrivare di nuovo ha anche pensato che fosse venuto a soccorrerla. E invece no. Con le ultime forze ha cercato di allontanare il bidoncino della benzina. Tutto inutile. Fabiana è stata bruciata.  </p>
<p>Orrore, indescrivibile spietatezza. Ma dobbiamo chiamare con il nome giusto le cose. Nella provincia di Cosenza, ne abbiamo fatto esperienza, si ha la tendenza a rendere più belle, o in alcuni casi, meno orribili, ciò che di tremendo accade. Chiamare le cose con nome giusto. E’ questo quello che dovremmo iniziare a fare.</p>
<p>Il Coordinamento di Libera a Cosenza porta il nome di Roberta Lanzino. Anche lei studentessa, 19 anni, vittima di stupro. Vittima della violenza spietata di uomini che si sono presi il suo corpo e la sua vita, considerata di proprietà perché attraversava la loro terra. Dominio, possesso, potere. Parole che ritornano. </p>
<p>Era il 1988, ancora chiediamo verità e giustizia per Roberta, vittima di stupro ma anche vittima di complicità,  di connessioni, di  incapacità. Un processo che si celebra in questi mesi, 25 anni in cui mamma Matilde e papà Franco hanno dedicato la loro vita a tradurre il dolore in impegno attraverso la “Fondazione Roberta Lanzino”: “E questo non è più solo desiderio di memoria, ma è molto di più: E’ circolazione di pensiero. E’ ascolto e attenzione. E’ messaggio. E’ fatica. E’ amore. E’ testimonianza dolorosa, ma caparbia, che nessuna tragedia può rimanere inutile”. </p>
<p>Libera a Cosenza ha sede “a casa di Roberta”, insieme a loro, abitiamo lo stesso impegno e responsabilità. “Fabiana,- ha detto Franco- come Roberta, e come Adele, massacrata allo stesso modo il 31 ottobre 2011 a Lamezia  Terme, ha avuto una sola colpa. Quella di essere donna”.</p>
<p>Parole dure, ma vere. Quello che si gioca sul corpo delle donne è una battaglia, quotidiana, le cui sfumature si nascondono nella quotidianità. Le riflessioni sulla violenza, in tutte le sue forme e rappresentazioni deve essere rimessa al centro anche dei nostri percorsi formativi. Non ci sono dubbi. </p>
<p>Il femminicidio ha radici profonde nella multidimensionalità del quotidiano, è il dato drammatico di come la costruzione sociale delle differenze sia il riflesso di dinamiche di potere, di dominio, di subalternità. Ieri abbiamo concluso un progetto che per due anni ci ha visto presenti nelle scuole della nostra provincia. Anche a Corigliano. </p>
<p>E’ anche nei nostri percorsi e progetti, che dobbiamo continuare a cercare domande. Perché un ragazzo a 17 anni ha un coltello in tasca? Perché la violenza a volte, rimane una modalità comunicativa? Perché tanta razionalità? Non possiamo non pensarci.</p>
<p>Ed ancora, dobbiamo ripensare  all’ importanza delle parole. Amore non è un modo in cui vivere le relazioni, amore è sentimento. Il possesso, la violazione della libertà è altro. E’ violenza. Essere donne non può e non deve essere mai più una colpa. E tutto ciò è chiaramente situato, è chiaramente radicato nel territorio della Calabria. </p>
<p>Ma c’è differenza tra sapere e impegno situato e tutto ciò che il dibattito mediatico sta creando. Nelle tante analisi ascoltate e lette, si assiste alla costruzione del discorso mediatico che rappresenta un grande pericolo: il pericolo del non approfondimento, della rinuncia a conoscere. </p>
<p>Il pericolo è quello che si nasconde quando si fa opinione senza approfondimento, quello dell’inerzia di tradurre un giudizio, personale ed investito emotivamente, in verità assolute che diventano pregiudizio. Facciamo nostre le parole del centro di Women’s Studies Milly Villa- Libera Unical: “L’omicidio di una donna è tale ovunque accada: non è il luogo a stabilire naturali predisposizioni. Non è biologia, né cultura naturalizzata. E’ violenza, e la violenza non conosce appartenenze territoriali o regionali. Assassini lo si diventa quando si uccide.”</p>
<p>Naturalizzare significa sospendere il giudizio, rendere immutabile ciò che è continuamente attraversato da cambiamenti, come tutto ciò che è costruzione del genere, che sono le trasformazioni delle relazioni di intimità, nella costruzione delle mascolinità e femminilità. </p>
<p>Lo stereotipo che diventa pregiudizio è pericoloso. E’ per questo che il nostro impegno è quello di decostruire continuamente immaginari  per elaborare alternative. In questi giorni le immagini delle donne del sud, degli uomini del sud sono state predominanti nella sfera mediatica, Renate Siebert ha definito razzista quello che è stato scritto sulla naturalizzazione dell’uomo violento calabrese. </p>
<p>Processi di etero-razzizzazione e auto-razzizzazione si stanno riproducendo nella sfera pubblica italiana sulle donne e sugli uomini calabresi. Agli stereotipi negativi si contrappongono quelli “positivi”, ma il pericolo è lo stesso. È necessario mettere in discussione ogni processo di definizione, se realmente vogliamo provare a comprendere quello che succede, in Calabria e ovunque.  </p>
<p>Non amo parlare di donne del sud: parliamo di donne (e da donne) che abitano i sud, che li vivono nelle scelte quotidiane e che in un modo o nell’altro ne fanno esperienza. Così come parliamo di donne che abitano altri contesti. In Calabria, donne e uomini fanno i conti con le fragilità di un contesto, con i disagi che hanno radici nei  poteri massonici e criminali. </p>
<p>Forse non dovremmo più parlare di emancipazione, ma di emancipazioni. Letteralmente significa “liberarsi dal dominio”, da ogni forma di dominio. Se le donne siano o no emancipate è problema e responsabilità di tutti e tutte; perché la libertà dalle forme di dominio non ha genere, non ha provenienza. Le società emancipate sono quelle libere da ogni forma di potere e di dominio.</p>
<p>Insieme alla Fondazione Lanzino saremo vicini alla famiglia di Fabiana. Perché parlare di libertà, di giustizia e di democrazia, significa per noi oggi, parlare di femminicidio e di violenza contro le donne. Lo faremo con i nostri strumenti e con il nostro stile, cercando criticamente di continuare a porci domande, di sostenere l’accoglienza e l’accompagnamento delle vittime, di cercare sempre e ovunque l’alternativa, di tradurre la memoria in impegno. </p>
<p>Lo dobbiamo a Fabiana, a Roberta, ad Adele, a tutte le donne uccise dalla violenza dell’uomo, che, come Matilde e Franco ci ricordano “ è circolazione di pensiero . E’ ascolto e attenzione. E’ messaggio. E’ fatica. E’ amore. E’ testimonianza dolorosa, ma caparbia, che nessuna tragedia può rimanere inutile”.</p>
<p>di Sabrina Garofalo</p>
<p>Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie,</p>
<p>Coordinamento “Roberta Lanzino” Cosenza</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.liberainformazione.org/2013/05/30/calabria-opinioni-e-stereotipi/">liberainformazione.org</a></p>
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