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	<title>Calabria Notizie</title>
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	<description>Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</description>
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		<title>Faida di Petilia. Sabatino, il pusher da Quarto Oggiaro per uccidere la pentita Lea Garofalo &#8211; Massimo Sabatino, 37 anni, il presunto killer finito in manette per aver cercato di uccidere la ex collaboratrice di giustizia Lea Garofalo, viveva in via Pascarella. E a dicembre era finito in manette con il clan Tatone</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2010/02/09/faida-di-petilia-sabatino-il-pusher-da-quarto-oggiaro-per-uccidere-la-pentita-lea-garofalo-massimo-sabatino-37-anni-il-presunto-killer-finito-in-manette-per-aver-cercato-di-uccidere-la-ex-collab/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 09:27:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[MILANO &#8211; La sua residenza ufficiale era a Brescia, in contrada Pozzo dell&#8217;Olmo. Ma la sua vita da tempo era tra i palazzi dello spaccio di Quarto Oggiaro. Viveva in via Graf, ma quando gli sbirri del commissariato sono andati ad arrestarlo, lo scorso 18 dicembre, lo hanno trovato in via Pascarella, 20. La piazza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO &#8211; La sua residenza ufficiale era a Brescia, in contrada Pozzo dell&#8217;Olmo. Ma la sua vita da tempo era tra i palazzi dello spaccio di Quarto Oggiaro. Viveva in via Graf, ma quando gli sbirri del commissariato sono andati ad arrestarlo, lo scorso 18 dicembre, lo hanno trovato in via Pascarella, 20. La piazza di spaccio più redditizia di tutta Milano. <span id="more-12870"></span></p>
<p>Era un pusher, un uomo fidato di Nicola Tatone. Ma gli agenti non sapevano che quel ragazzo, Massimo Sabatino 37 anni con l&#8217;immancabile felpa con il cappuccio alzato sul capo e il volto stralunato, era invece un uomo al soldo di una guerra di mafia. </p>
<p>Il suo nome, passato anonimo nell&#8217;elenco degli arrestati dell&#8217;operazione Smart, oggi è invece il protagonista delle cronache insieme a quello di Carlo Cosco, l&#8217;altro uomo finito in manette con l&#8217;accusa di aver cercato di uccidere la ex moglie, la collaboratrice di giustizia Lea Garofalo. Lei ancora non si trova, da quando è sparita proprio da Milano. </p>
<p>Lui, cugino del giovane Vito Cosco reo confesso della strage di Rozzano (4 morti), è finito in carcere su mandato della Procura di Campobasso. Sabatino, invece, ha ricevuto la notifica a San Vittore dove appunto era detenuto da dicembre. </p>
<p>Secondo le accuse sarebbe stato il 37 enne nato a Pagani (Sa), a fingersi lo scorso maggio un tecnico addetto alle riparazioni delle lavatrici per entrare in casa di Lea Garofalo e tentare di rapirla e ucciderla. Accuse messe nero su bianco nell&#8217;ordinanza di custodia cautelare, che ora &#8211; dopo il clamore sollevato dal caso della scomparsa della donna &#8211; rischiano di trasformarsi nell&#8217;accusa di omicidio. </p>
<p>La donna, che in passato aveva collaborato con la giustizia e poi rinunciato al programma di protezione, ufficialmente risulta ancora semplicemente scomparsa. Ma negli inquirenti l&#8217;ipotesi di un delitto di lupara bianca è sempre più concreta. E a colpire, almeno secondo quanto ipotizzato dagli investigatori dei carabinieri, sarebbe stato ancora Cosco magari con la complicità di Sabatino. </p>
<p>Lui, con una fila di precedenti per droga e altri piccoli reati, a Quarto Oggiaro era descritto come un &#8220;semplice balordo&#8221;. Un termine spiccio per definire chi, pur facendo parte di un&#8217;organizzazione criminale, prediligeva un approccio &#8220;diversificato&#8221; nel mondo criminale: &#8220;Dove c&#8217;era un modo per fare soldi lui provava ad inserirsi&#8221;. </p>
<p>Nell&#8217;ordinanza di custodia cautelare dell&#8217;operazione Smart, firmata dal gip Fabrizio D&#8217;Arcangelo, vengono descritte le fredde serate del novembre 2007 trascorse in via Pascarella vendendo coca. Un business da capogiro per il clan Tatone che dopo l&#8217;arresto dei petilini Carvelli nel 2008 ha acquisito nuove piazze di spaccio. </p>
<p>E forse per soldi, il 37 enne, avrebbe accettato l&#8217;incarico per &#8220;rapire e uccidere&#8221; Lea Garofalo. Con quell&#8217;incarico su commissione da Milano a Campobasso per eliminare il testimone scomodo. </p>
<p>Quanto alla donna, le cui rivelazioni avrebbero dovuto far luce anche sull&#8217;omicidio di Antonio Comberiati, ucciso nello stabile regno dei Cosco-Carvelli di viale Montello, 6 a Milano, ancora nessuna traccia. </p>
<p>Due le ipotesi: quella di un allontanamento volontario, compatibile con la dinamica della scomparsa, e l&#8217;omicidio. Il mistero per ora resta fitto. </p>
<p>(cg)</p>
<p>milanomafia.com</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Operazione Cerbero, arresti per sfruttamento della prostituzione nella sibaritide</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 09:25:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CASTROVILLARI (CS) &#8211; Un&#8217;operazione, chiamata in codice &#8221;Cerbero&#8221;, contro lo sfruttamento della prostituzione e&#8217; in corso nell&#8217;area della Sibaritide da questa mattina. Gli uomini del Commissariato di Castrovillari stanno eseguendo 14 ordinanze di custodia cautelare. Gli arrestati sono di nazionalita&#8217; romena, albanese ed italiana e sfruttavano decine di prostitute provenienti dall&#8217;Est europeo. 
Molte di loro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CASTROVILLARI (CS) &#8211; Un&#8217;operazione, chiamata in codice &#8221;Cerbero&#8221;, contro lo sfruttamento della prostituzione e&#8217; in corso nell&#8217;area della Sibaritide da questa mattina. Gli uomini del Commissariato di Castrovillari stanno eseguendo 14 ordinanze di custodia cautelare. Gli arrestati sono di nazionalita&#8217; romena, albanese ed italiana e sfruttavano decine di prostitute provenienti dall&#8217;Est europeo. <span id="more-12873"></span></p>
<p>Molte di loro, secondo quanto emerso dalle indagini, sono state costrette a prostituirsi pur essendo incinte e altre ad abortire per poter continuare l&#8217;attivita&#8217;. </p>
<p>Inoltre sono emersi numerosi scontri violenti tra le bande delle diverse etnie per il controllo del territorio, e un tentativo di sequestro di una prostituta. </p>
<p>(Adnkronos)</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Omicidio Brogna, tensioni tra le parti prima dell&#8217;udienza &#8211; La difesa rinuncia &#8211; Domani si torna davanti al Gup. Emanuele Valenti ritenuto il responsabile del gravissimo fatto di sangue</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 09:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VIBO VALENTIA &#8211; Dolore, rabbia e anche paura ieri davanti all&#8217;ingresso del Tribunale all&#8217;arrivo di Emanuele Rocco Valenti, 22 anni, ritenuto l&#8217;esecutore materiale dell&#8217;omicidio di Michele Brogna, il giovane di 25 anni, ucciso il 18 febbraio dello scorso anno con due colpi di fucile alla testa nelle campagne di Zammarò, frazione di San Gregorio d&#8217;Ippona.
Ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; Dolore, rabbia e anche paura ieri davanti all&#8217;ingresso del Tribunale all&#8217;arrivo di Emanuele Rocco Valenti, 22 anni, ritenuto l&#8217;esecutore materiale dell&#8217;omicidio di Michele Brogna, il giovane di 25 anni, ucciso il 18 febbraio dello scorso anno con due colpi di fucile alla testa nelle campagne di Zammarò, frazione di San Gregorio d&#8217;Ippona.<span id="more-12867"></span></p>
<p>Ad aspettare l&#8217;arrivo del cellulare scortato dalla Polizia penitenziaria, proveniente dalla Casa Circondariale, c&#8217;erano sia i familiari del detenuto che quelli della vittima. I congiunti di Brogna indossavano una maglietta con l&#8217;immagine del proprio figlio, come per dire: non ti dimenticheremo e andremo avanti fino a quando non sarà fatta giustizia. </p>
<p>Momenti di tensione di fronte ai quali è stato necessario l&#8217;immediato intervento di polizia, carabinieri e agenti della Questura, sotto le direttive del dirigente della squadra Mobile, Maurizio Lento. </p>
<p>Nessun problema per il detenuto che per ragioni di sicurezza è stato fatto entrare dall&#8217;ingresso secondario del palazzo di Giustizia e accompagnato nella cella di sicurezza al secondo piano, in attesa dell&#8217;udienza preliminare davanti al gup Lucia Monaco. Mentre le parti offese sono state identificate e fatte entrare in aula dall&#8217;ingresso principale.</p>
<p>In un primo momento si temeva che la situazione potesse sfuggire di mano. Per fortuna così non è stato, nessun contatto è stato registrato tra i familiari della vittima e dell&#8217;imputato. </p>
<p>In ogni caso attorno all&#8217;udienza si è creato un clima piuttosto pesante, o ritenuto tale dagli avvocati della difesa, Francesco Stilo e Massimiliano Cimato, i quali preliminarmente hanno chiesto al Gup un rinvio dell&#8217;udienza. Identica richiesta è stata avanzata da parte dell&#8217;imputato il quale ha dichiarato al giudice di non sentirsi tranquillo. </p>
<p>Richieste di fronte alle quali si è opposto il pubblico ministero Fabrizio Garofalo, anche in considerazione del fatto che il 18 febbraio prossimo scadono i termini di custodia cautelare. E di fronte alla decisione del giudice di andare avanti i difensori hanno rinunciato al mandato, al punto che la difesa di Valenti è stata affidata a un legale d&#8217;ufficio, l&#8217;avvocato Giuseppe Bardari, il quale ha chiesto e ottenuto i termini a difesa, mentre l&#8217;udienza è stata fissata per domani alle ore 10. Le parti offese ieri in aula erano rappresentate dall&#8217;avvocato Maria Grazia Manco.</p>
<p>Nonostante sia stata già fissata l&#8217;udienza preliminare per il principale imputato, sull&#8217;omicidio di Michele Brogna le indagini vanno avanti. La Procura di recente ha iscritto sul registro degli indagati, Vincenzo Carrà, 25 anni, anche lui residente in città e ritenuto tra i partecipanti alla spietata esecuzione. </p>
<p>Gli inquirenti, dalle indagini sviluppate e dalle perizie effettuate sul fucile calibro 12 utilizzato per l&#8217;efferato delitto, sono arrivati ad ipotizzare un ruolo attivo di Carrà nei drammatici fatti del 18 febbraio dello scorso anno. Ma secondo quanto comincia ad emergere dalle indagini, anche sulla base di alcune intercettazioni, alla eliminazione di Michele Brogna oltre al Carrà avrebbero partecipato altre due persone, le cui posizioni continuano a essere meglio valutate.</p>
<p>Il giovane è stato ucciso con due colpi di fucile sparati quasi bruciapelo. Il suo giustiziere lo riteneva responsabile di averlo indicato «un infame», ovvero un confidente dei carabinieri di San Gregorio d&#8217;Ippona. Accusa che Brogna ha sempre respinto energicamente. Ma, evidentemente, tutti i tentativi di chiarimento dei giorni precedenti l&#8217;omicidio non hanno dato gli esiti sperati. </p>
<p>Un primo contatto tra Michele Brogna ed il gruppo che orbitava attorno al Valenti c&#8217;era stato la sera del 17 febbraio, intorno alle 22,20: Brogna, che si trovava insieme alla sua ragazza venne invitato con toni minacciosi a salire in auto, una Bmw nei pressi di piazza Municipio. Ma, evidentemente, il &#8220;colloquio&#8221; non diede alcun risultato. </p>
<p>I contatti si susseguirono il giorno successivo, addirittura nei pressi della scuola &#8220;Don Bosco&#8221; si verificò anche un&#8217;aggressione nei confronti di Brogna dalla quale scaturì una vera e propria sfida da regolare fuori città, a San Gregorio d&#8217;Ippona dove Michele Brogna, purtroppo, fu ucciso.(n.l.)</p>
<p><strong>In sintesi</strong></p>
<p>Tensioni ieri attorno all&#8217;udienza preliminare a carico di Emanuele Rocco Valenti, 22 anni, di San Gregorio d&#8217;Ippona, ritenuto l&#8217;esecutore materiale dell&#8217;uccisione di Michele Brogna, 25 anni, falegname, residente in città.</p>
<p>I parenti dell&#8217;imputato e della vittima, anche senza venire a contatto si sono fronteggiati davanti all&#8217;ingresso del Tribunale. I congiunti della vittima hanno indossato una maglietta con la stampa della vittima come per dire: andremo avanti finché non avremo giustizia.</p>
<p>In aula i legali dell&#8217;imputato hanno prima chiesto il rinvio dell&#8217;udienza per motivi di sicurezza, ma polizia e carabinieri presidiavano il palazzo di Giustizia, e poi hanno rinunciato all&#8217;incarico. Contrario al rinvio il pm Fabrizio Garofalo; il giudice ha nominato un legale d&#8217;ufficio. Domani si torna in aula.</p>
<p>Gazzetta del sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Petilia Policastro, Poche le possibilità di ritrovare Lea viva &#8211; Gli inquirenti molisani in conferenza stampa: «L&#8217;ultimo a vederla è stato l&#8217;ex convivente Carlo Cosco»</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 08:53:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CROTONE &#8211; Il tentativo di sequestro che era andato a vuoto a Campobasso è andato a buon fine a Milano? Lea Garofalo è stata rapita e uccisa dalla &#8216;ndrangheta? È quello che sospettano e temono gli investigatori dei carabinieri e della Procura antimafia che indagano sulla scomparsa della 36enne di Petilia Policastro Lea Garofalo, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Il tentativo di sequestro che era andato a vuoto a Campobasso è andato a buon fine a Milano? Lea Garofalo è stata rapita e uccisa dalla &#8216;ndrangheta? È quello che sospettano e temono gli investigatori dei carabinieri e della Procura antimafia che indagano sulla scomparsa della 36enne di Petilia Policastro Lea Garofalo, per anni collaboratrice di giustizia. <span id="more-12860"></span></p>
<p>L&#8217;ultimo a vedere la donna a Milano il 24 novembre scorso, prima che sparisse, è stato il suo ex convivente Carlo Cosco. Ne sono certi gli investigatori molisani che ieri a Campobasso hanno tenuto una conferenza stampa.</p>
<p>«Noi speriamo, ma le possibilità di trovare Lea Garofalo ancora in vita sono ridotte», ha ammesso il procuratore capo di Campobasso, Armando D&#8217;Alterio, nell&#8217;incontro convocato per illustrare l&#8217;arresto di Massimo Sabatino, campano, di 37 anni, e di Carlo Cosco, 40 anni, di Petilia Policastro, ex convivente della donna. </p>
<p>I due sono finiti in carcere giovedì scorso con l&#8217;accusa d&#8217;aver organizzato il tentato rapimento della Garofalo, avvenuto il 5 maggio 2009 a Campobasso dove la donna viveva insieme alla figlia Denise ora 18enne. Lea e la figlia risiedevano in un appartamento preso in affitto da Carlo Cosco che da poco aveva riallacciato i rapporti con la sua ex («che s&#8217;era nel frattempo sottratta alla vigilanza dinamica dei carabinieri»). </p>
<p>E sarebbe stato proprio Cosco per gli investigatori a commissionare quel tentativo di sequestro che sarebbe stato messo in atto dal 37enne campano, arrestato poi a Milano. Un rapimento sventato da Lea Garofalo. </p>
<p>La donna, aggredita dal falso riparatore di elettrodomestici che con la scusa di riparare la lavatrice s&#8217;era fatto aprire la porta, reagì stringendo i genitali del suo aggressore. Poi l&#8217;arrivo della figlia, fece desistere il sicario. Quel tentativo di sequestro – hanno insistito ieri gli inquirenti – venne organizzato da Cosco che aveva litigato alcuni giorni prima con la sua ex che lo aveva cacciato di casa. </p>
<p>Come hanno raccontato gli investigatori, la lite sarebbe avvenuta perchè Cosco avrebbe chiesto ripetutamente alla 36enne, il contenuto delle dichiarazioni rese da Lea Garofalo alla Dda di Catanzaro durante la sua collaborazione avviata nel 2002 e poi di nuovo nel 2005 dopo l&#8217;omicidio del fratello Floriano. </p>
<p>Il procuratore D&#8217;Alterio ha precisato che il 31 luglio del 2002, dopo il riconoscimento dello status di collaboratore, la donna era stata trasferita a Campobasso. Ma il programma successivamente le era stato revocato (16 febbraio 2006) perchè Lea Garofolo si era allontanata dalla località protetta. </p>
<p>Dopo un ricorso al Tar, respinto, il Consiglio di Stato dispose per la 36enne il reintegro nel programma di protezione al quale però la donna secondo Alteri rinunciò. Tornò a Petilia dove nella sua abitazione venne attivato un servizio di vigilanza radiocontrollata. Dpo un pò decise di tornare a Campobasso «perchè città tranquilla» ha detto il procuratore D&#8217;Alterio e qui avvenne il tentato rapimento. </p>
<p>Dopo quell&#8217;episodio lei stessa disse ai carabinieri che «l&#8217;individuo che si è presentato come tecnico, era certamente un sicario mandato da Carlo Cosco il quale ha interesse a farmi ammazzare perchè in questo periodo è venuto a conoscenza che io sono al corrente del fatto che certamente lui ha preso parte all&#8217;omicidio di mio fratello Floriano Garofalo». </p>
<p>Dichiarazioni che unite agli elementi probatori raccolti dagli investigatori (uno fra tutti: le impronte digitali lasciate dall&#8217;aggressore sulla lavatrice e nella casa sono risultate essere le impronte di Sabatino), hanno portato a Cosco ed a Sabatino che secondo i carabinieri sarebbe uno dei luogotenenti di Cosco a Milano, terra di insediamento della &#8216;ndrangheta.</p>
<p>E nel capoluogo lombardo è accaduto a novembre l&#8217;ultimo inquietante episodio di questa storia. Lea Garofalo che nel frattempo era tornata a Petilia decide con la figlia di raggiungere Milano dove vive l&#8217;ex convivente per discutere del futuro scolastico della ragazza. Prima la donna passa da Firenze dove depone a un processo. Poi va a Milano. E qui insieme alla figlia s&#8217;incontra con Cosco. </p>
<p>Questi accompagna la figlia dai suoi parenti mentre Lea Garofalo sparisce nel nulla. Non si presenterà infatti all&#8217;appuntamento fissato con la figlia, né alla stazione dove con la ragazza avrebbero dovuto salire sul treno diretto in Calabria.</p>
<p><strong>La difesa</strong></p>
<p>L&#8217;avvocato Francesco Garofalo che difende Carlo Cosco, non ha dubbi sull&#8217;estraneità del suo assistito ai sospetti ed alle accuse che gli contestano gli inquirenti che indagano sulla scomparsa della 36enne di Petilia Policastro. </p>
<p>«Non avrebbe mai fatto del male alla madre di sua figlia», sostiene Garofalo escludendo qualsiasi coinvolgimento di Carlo Cosco nel tentativo di sequestro del quale è accusato e denella scomparsa della donna sulla quale indagano le Dda di Milano, Campobasso e Catanzaro coordinate dalla dottoressa Maria Vittoria De Simone. </p>
<p>«La sera prima – rivela il legale di Cosco – che Lea sparisse il mio assistito e la sua ex sono andati a cena e poi Cosco il giorno successivo ha accompagnato la figlia dai suoi parenti non è andato con Lea Garofalo». </p>
<p>«Tra l&#8217;altro – ripete – ha poi cercato la sua ex dopo che questa non si era presentata all&#8217;appuntamento».</p>
<p>Luigi Abbramo</p>
<p>Gazzetta del sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Morte di Federica, chiusa l&#8217;inchiesta bis &#8211; Ritenuta colposa la condotta dell&#8217;équipe durante i dieci minuti di black out verificatosi in sala operatoria</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 07:55:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VIBO VALENTIA &#8211; La Procura di Vibo Valentia chiude l&#8217;inchiesta bis sulla morte di Federica Monteleone. Il sostituto Fabrizio Garofalo, infatti, ha disposto la notifica dell&#8217;avviso di conclusione indagini a due chirurghi e a un infermiere professionale. Tutti, la mattina del 19 gennaio del 2007, presenti e attivi nella sala operatoria provvisoria dell&#8217;ospedale Jazzolino di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; La Procura di Vibo Valentia chiude l&#8217;inchiesta bis sulla morte di Federica Monteleone. Il sostituto Fabrizio Garofalo, infatti, ha disposto la notifica dell&#8217;avviso di conclusione indagini a due chirurghi e a un infermiere professionale. Tutti, la mattina del 19 gennaio del 2007, presenti e attivi nella sala operatoria provvisoria dell&#8217;ospedale Jazzolino di Vibo Valentia<span id="more-12864"></span> dove era in corso l&#8217;intervento di appendicite sulla sedicenne di Vibo Marina, morta a distanza di una settimana all&#8217;ospedale Annunziata di Cosenza a causa dei gravi danni cerebrali riportati a seguito di un&#8217;anossia.</p>
<p>In particolare l&#8217;inchiesta bis, aperta del novembre del 2008, sulla drammatica vicenda ipotizza una condotta colposa nei confronti dei chirurghi Benito Gradia, 68 anni di Vibo Valentia (difeso dagli avvocati Valerio Grillo e Vincenzo Gennaro) e Giovanbattista De Iorgi, 62 anni di Pizzo (avv. Vincenzo Trungadi) e dell&#8217;infermiere professionale Mario Silvestri, 64 anni (avv. Angelo Spasari), coinvolto nella prima fase delle indagini che portarono al rinvio a giudizio di nove persone, ma non entrato poi nel procedimento. Condotte che avrebbero causato il danno anossico cerebrale e, conseguente, la morte di Federica.</p>
<p>Le contestazioni mosse dal sostituto procuratore Garofalo si riferiscono alle condotte che i due chirurghi e l&#8217;infermiere (assistente dell&#8217;anestesista) avrebbero tenuto nell&#8217;arco temporale (circa 10 minuti) in cui, il 19 gennaio del 2007, si verificò una interruzione di corrente elettrica nella sala operatoria provvisoria dello Jazzolino, che determinò lo spegnimento del monitor e del respiratore automatico. </p>
<p>A causa dell&#8217;interruzione l&#8217;anestesista (il dott. Francesco Costa, già a giudizio per la morte della ragazza) utilizzò il metodo meccanico di ventilazione (cosiddetto va e vieni). </p>
<p>Nel frattempo, però, si verificò una sofferenza cardio respiratoria della giovane, iniziata con il black-out, e di cui ci si rese conto soltanto nel momento in cui la corrente elettrica fu riattivata, quando cioè sul monitor riapparvero i parametri vitali. </p>
<p>In questo lasso temporale per il magistrato della Procura di Vibo, i dottori Gradia e De Iorgi avrebbero agito con «negligenza e imperizia» omettendo di segnalare tempestivamente al dott. Costa «l&#8217;inscurimento del sangue della paziente, segno del verificarsi dell&#8217;insufficienza respiratoria». </p>
<p>Comportamento che, per il sostituto procuratore Garofalo, avrebbe contribuito a impedire una diagnosi tempestiva dei problemi cardio respiratori e quindi «un tempestivo intervento che, tramite pratiche rianimatorie e somministrazione di farmaci, avrebbe potuto scongiurare il verificarsi di un danno anossico cerebrale, irreversibilmente formatosi a causa dei problemi cardio respiratori&#8230;».</p>
<p>Per quanto riguarda, invece, l&#8217;infermiere Silvestri avrebbe agito con «negligenza e imperizia» non prestando il proprio aiuto all&#8217;anestesista «nel verificare manualmente, nell&#8217;indicato lasso temporale, i parametri vitali della paziente, attraverso il controllo del polso centrale e periferico, nonché utilizzando uno sfigmomanometro e metodi di emogasanalisi». Ciò secondo il magistrato avrebbe impedito una diagnosi tempestiva dei problemi cardio respiratori e un intervento immediato.</p>
<p>Al tempo stesso il sostituto procuratore non manca di rilevare le due cause a cui, alternativamente, si può ricondurre l&#8217;insorgenza del danno anossico cerebrale, e cioè: a una scarica elettrica «che attraversando la paziente le provocava l&#8217;arresto o il rallentamento del circolo ematico» con conseguente ipoperiffusione tissutale generalizzata e protratta che determinava il danno anossico cerebrale; oppure a una non corretta o insufficiente ventilazione di Federica, verificatasi durante il black-out «dovuta a una causa misconosciuta comunque legata al passaggio dalla ventilazione automatica a quella manuale», a cui seguiva una bradicardia, una protratta ipoperiffussione tissutale, causa del danno anossico cerebrale.</p>
<p>Intanto giovedì, davanti al Tribunale di Vibo Valentia, è in programma la quindicesima udienza del processo a carico di nove persone, a giudizio per omicidio colposo. Procedimento scaturito a seguito della prima inchiesta sulla morte della studentessa, per la quale sono imputati, oltre al dott. Costa, l&#8217;ex dg dell&#8217;Asp Francesco Talarico (che risponde anche di tentata concussione), l&#8217;ex direttore sanitario dell&#8217;Asp Alfonso Luciano, l&#8217;imprenditore Antonino Stuppia, il direttore sanitario dello Jazzolino Pietro Schirripa, i tecnici dell&#8217;Asp Roberto De Vincentis e Nicola Gradia, il direttore del Pou Matteo Cataudella e l&#8217;ex consulente dell&#8217;Asp Antonio Bruni.</p>
<p>Marialucia Conistabile</p>
<p>Gazzetta del sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>PD Calabria, tre candidati alle primarie</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 16:44:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CATANZARO &#8211; Alle primarie del 14 Febbraio prossimo parteciperanno &#8211; informa un comunicato del Pd &#8211; in qualita&#8217; di candidati alla Presidenza della Regione Calabria, Agazio Loiero, Presidente Giunta Regionale, Giuseppe Bova, Presidente Consiglio Regionale, Brunello Censore, Presidente Sesta Commissione Regionale. 
Si votera&#8217; dalle ore 8.00 alle ore 21.00, e gli elettori dovranno essere muniti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Alle primarie del 14 Febbraio prossimo parteciperanno &#8211; informa un comunicato del Pd &#8211; in qualita&#8217; di candidati alla Presidenza della Regione Calabria, Agazio Loiero, Presidente Giunta Regionale, Giuseppe Bova, Presidente Consiglio Regionale, Brunello Censore, Presidente Sesta Commissione Regionale. <span id="more-12857"></span></p>
<p>Si votera&#8217; dalle ore 8.00 alle ore 21.00, e gli elettori dovranno essere muniti di un documento di riconoscimento e del certificato elettorale. Si dovra&#8217; sottoscrivere una dichiarazione con cui si attesta di essere elettore del centro sinistra e versare la somma di Euro 1.</p>
<p>In ogni Comune della Calabria sara&#8217; allestito almeno un seggio, composto da un Presidente, nominato dalla Commissione Provinciale per le Primarie, ed uno scrutatore per ogni singolo candidato con rispettivi rappresentanti.</p>
<p>Sono state stampate circa 350.000 schede elettorali, suddivise per ogni singolo Comune in base ai voti riportati alle Elezioni Politiche del 2008, aumentato del 10%.</p>
<p>L&#8217;indicazione dei Seggi per ogni singolo Comune sara&#8217; resa pubblica venerdi&#8217; 12 Febbraio 2010 sul sito www.pdcalabria.it e verra&#8217; altresi&#8217; pubblicata sugli organi di stampa regionali.</p>
<p>(Asca)</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Regionali Calabria, Callipo: Non partecipo alle primarie</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 15:45:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CATANZARO &#8211; &#8221;No, grazie. Noi andiamo avanti con lo stesso obiettivo ufficializzato ad agosto a Soverato e segnando una orgogliosa distanza da questa politica obsoleta, che parla solo di posti da assegnare per comprare la liberta&#8217; delle persone e mai di sviluppo, ricerca, innovazione&#8221;. Lo ha detto l&#8217;imprenditore Pippo Callipo, candidato alla Presidenza della Regione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; &#8221;No, grazie. Noi andiamo avanti con lo stesso obiettivo ufficializzato ad agosto a Soverato e segnando una orgogliosa distanza da questa politica obsoleta, che parla solo di posti da assegnare per comprare la liberta&#8217; delle persone e mai di sviluppo, ricerca, innovazione&#8221;. Lo ha detto l&#8217;imprenditore Pippo Callipo, candidato alla Presidenza della Regione Calabria per l&#8217;Idv, rispondendo negativamente all&#8217;invito del Pd di partecipare alle elezioni primarie.<span id="more-12851"></span></p>
<p>&#8221;Abbiamo visto, in questi cinque anni, il peggio del regionalismo calabrese, dappertutto; e la sanita&#8217; &#8211; carica di circa 3 miliardi di debiti e dequalificata &#8211; e&#8217; lo specchio piu&#8217; drammatico di come questa politica non abbia alcun senso delle Istituzioni e nessun rispetto per i cittadini. </p>
<p>Come potrei sedermi allo stesso tavolo con chi non ha saputo garantire ai calabresi &#8211; dice Callipo &#8211; neppure il diritto alla salute e un minimo di stato sociale? Noi abbiamo assunto un impegno: dare un&#8217;occasione alla Calabria migliore, a quella che vuole davvero spezzare il nodo che ci opprime e che e&#8217; fatto di malaffare/politicanti/criminalita&#8221;&#8217;.</p>
<p>(Asca)</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Lsu-Lpu di Rosarno occupano l&#8217;aula consiliare</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:46:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROSARNO (RC) &#8211; I cinquanta lavoratori ex Lsu-Lpu del Comune di Rosarno, che erano già in assemblea permanente, hanno occupato la sala consiliare per protestare contro la loro mancata stabilizzazione. I precari hanno avviato anche la raccolta dei certificati elettorali da consegnare alla Prefettura di Reggio Calabria. 
&#8220;Da 15 anni &#8211; è scritto in una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROSARNO (RC) &#8211; I cinquanta lavoratori ex Lsu-Lpu del Comune di Rosarno, che erano già in assemblea permanente, hanno occupato la sala consiliare per protestare contro la loro mancata stabilizzazione. I precari hanno avviato anche la raccolta dei certificati elettorali da consegnare alla Prefettura di Reggio Calabria. <span id="more-12854"></span></p>
<p>&#8220;Da 15 anni &#8211; è scritto in una nota &#8211; viviamo in uno stato di precarietà assoluta senza il riconoscimento di alcun diritto dovuto ad ogni lavoratore, quali malattia, ferie. Non abbiamo firmato nessun contratto e svolgiamo l&#8217;attività in forza di una convenzione sottoscritta tra Regione e Comuni che non garantisce nessuno dei diritti sanciti dalla Costituzione e dallo Statuto dei Lavoratori. L&#8217;intenzione è quella di attirare l&#8217;attenzione del Governo al fine di ottenere un intervento straordinario che punti alla stabilizzazione che in realtà guadagnata sul campo in 15 anni di lavoro a nero&#8221;. </p>
<p>I lavoratori hanno deciso anche di astenersi dal lavoro e di occupare la sala del consiglio comunale ad oltranza, anche nelle ore notturne. </p>
<p>&#8220;Il segnale che chiediamo &#8211; prosegue la nota &#8211; è di avere un tavolo ministeriale per ottenere un intervento straordinario per la stabilizzazione di questi lavoratori che vivono in un territorio in trincea. Invitiamo tutti i colleghi degli altri comuni a seguire il nostro esempio e ad astenersi dal lavoro organizzando presidi in tutti i Comuni. Solo se la lotta diventerà totale si potranno ottenere i risultati sperati, la stabilizzazione&#8221;.</p>
<p>(Ansa)</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Ufficiale: Roberto Breda nuovo allenatore della Reggina &#8211; Foti: &#8220;Nel calcio contano solo i risultati&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 11:39:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[REGGIO CALABRIA &#8211; Roberto Breda è il nuovo tecnico della Reggina. La società amaranto ha ufficializzato, attraverso il proprio sito, di aver sollevato dall&#8217;incarico Ivo Iaconi, che lascia Reggio dopo la sconfitta di Vicenza. Il tecnico abruzzese era già stato vicino all&#8217;esonero dopo il tonfo interno contro il Cesena, ma il ds Rosati si era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Roberto Breda è il nuovo tecnico della Reggina. La società amaranto ha ufficializzato, attraverso il proprio sito, di aver sollevato dall&#8217;incarico Ivo Iaconi, che lascia Reggio dopo la sconfitta di Vicenza. Il tecnico abruzzese era già stato vicino all&#8217;esonero dopo il tonfo interno contro il Cesena, ma il ds Rosati si era opposto alla decisione che di fatto Foti aveva già preso.<span id="more-12844"></span></p>
<p>Breda è alla prima esperienza da allenatore di squadre professioniste, ma vanta una lunga carriera da calciatore spesa principalmente tra A e B.</p>
<p>Simone Giacchetta, responsabile del settore giovanile della Reggina, lo ha voluto fortemente come tecnico della Primavera, che lascia dopo due anni e mezzo e nel bel mezzo del Torneo di Viareggio, dove aveva appena conquistato l&#8217;accesso alla fase ad eliminazione diretta, ultimo di una lunga serie di lusinghieri risultati ottenuti.</p>
<p>Lillo Foti, pochi minuti dopo l&#8217;ufficializzazione dell&#8217;esonero di Ivo Iaconi e la scelta di affidare la Reggina a Roberto Breda, è intervenuto ai microfoni di Sky Sport 24 rilasciando dichiarazioni significative: &#8220;La  decisione di sollevare il nostro allenatore dall&#8217;incarico è maturata esclusivamente perchè nel calcio contano solo e soltanto i risultati. Abbiamo tante motivazioni, e sicuramente ci sono tutti i presupposti perchè questa squadra riesca a salvarsi. Conosco Breda molto bene e il suo ingaggio va visto anche in prospettiva futura&#8221;.</p>
<p>Oggi alle 14 e 30 la presentazione ufficiale alla stampa. </p>
<p>strill.it</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Bomba Procura Generale: quando le collusioni diventano collisioni. Il peccato originale di Reggio e dei suoi salotti viene a galla</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 10:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[REGGIO CALABRIA &#8211; &#8220;Se hanno messo una bomba davanti alla Procura Generale vuol dire che era un messaggio per la Procura Generale altrimenti la mettevano davanti la Corte d&#8217;Appello o in Tribunale&#8221;. Nicola Gratteri, magistrato che conosce bene le dinamiche della &#8216;ndrangheta a Reggio Calabria, risponde alle domande di Fabio Fazio che lo ha ospitato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; &#8220;Se hanno messo una bomba davanti alla Procura Generale vuol dire che era un messaggio per la Procura Generale altrimenti la mettevano davanti la Corte d&#8217;Appello o in Tribunale&#8221;. Nicola Gratteri, magistrato che conosce bene le dinamiche della &#8216;ndrangheta a Reggio Calabria, risponde alle domande di Fabio Fazio che lo ha ospitato nella puntata domenicale di &#8220;Che Tempo che fa&#8221; su Rai3.<span id="more-12840"></span></p>
<p>&#8220;Non facciamo di tutto quello che sta accadendo un&#8217;insalata&#8221; &#8211; ha detto Gratteri quando Fazio gli ha ricordato l&#8217;attentato in Procura Generale e l&#8217;auto &#8220;che praticamente era un&#8217;arsenale&#8221; ritrovata il giorno della visita di Napolitano &#8211; &#8220;però è certo che la risposta deve essere adeguata. Altrimenti rischiamo grosso&#8221;.</p>
<p>&#8220;Non serve dire siamo uniti e compatti. Sono solo chiacchiere. Bisogna dare una risposta molto precisa a quanto accaduto&#8221;.</p>
<p>Gratteri inarca il sopracciglio e guarda lo schermo. Sembra dire qualcosa a qualcuno.</p>
<p>E lo fa mentre da ambienti investigativi, nonostante indagini che si svolgono nella massima riservatezza ed a ritmo serrato, trapelano alcune indiscrezioni che se confermate aprirebbero lo scenario più inquietante che si potesse immaginare nelle ore immediatamente successive al gesto che ha scosso l&#8217;opinione pubblica nazionale.</p>
<p>Salvatore Di Landro, il nuovo Procuratore Generale, avrebbe fatto saltare un ingranaggio che alcuni &#8220;principi del foro&#8221; hanno negli anni messo a punto e lubrificato con frequentazioni &#8220;nobilissime&#8221; nei salotti buoni della Città dello Stretto.</p>
<p>Troppe volte magistrati in prima linea hanno denunciato l&#8217;assottigliamento delle distanze tra chi difende gli imputati e chi li porta alla sbarra davanti ad un Giudice che, sulla carta, dovrebbe avere tre caratteristiche. Essere terzo, disinteressato e rispondere solo alla legge.</p>
<p>Lo disse, in tempi non molto lontani, Salvatore Boemi &#8211; il pm di &#8220;Olimpia&#8221; &#8211; e lo ripeté prima di concludere la propria carriera anche Luigi De Magistris.</p>
<p>Entrambi hanno lasciato la toga. Entrambi con la stessa amarezza.</p>
<p>La contiguità tra i diversi settori del grande comparto della Giustizia. Avvocati brillanti e rispettati che conoscono fin troppo bene il carattere, talvolta qualcosa di più, dei magistrati più &#8220;anziani&#8221; di ciascun distretto. I circoli, i club service, i ristoranti, i teatri, le logge massoniche. Con l&#8217;appartenenza ostentata negli uffici o in blindatissimi studi legali. Che sbriciolano quelle barriere ideali che gli sguardi più ingenui ritengono esistere ed essere insormontabili.</p>
<p>La distanza che separa guardie e ladri.</p>
<p>Le stesse di cui parla l&#8217;inviato speciale del SOLE 24 ORE Roberto Galullo che ha un blog intitolato proprio così. &#8220;Guardie e Ladri&#8221;.</p>
<p>Anche Galullo accenna all&#8217;inconfessabile verità che potrebbe venire fuori come una melma maleodorante che rischia di gettare un&#8217;ombra scurissima su una parte del lavoro di magistrati del distretto.</p>
<p>Mutare carriere e reputazioni di persone considerate incorruttibili e impavide.</p>
<p>&#8220;Forse la bomba a Reggio ha avuto anche il compito di avvertire almeno tre-persone-tre (di cui molti sanno i nomi, i cognomi e persino i soprannomi) che negli uffici giudiziari vivono e lavorano. Lavorano, magari, non al servizio della Giustizia.&#8221;</p>
<p>Scrive Galullo che affonda la penna &#8220;Conosco i nomi, i cognomi e i soprannomi di queste persone considerate da molti “ambigue”. Li conoscono anche coloro che potrebbero intervenire per rimuoverli. Ma non per spostarle da un ufficio all’altro (è già successo) ma per denunciarle e perseguirle. Le prove sono li, sotto gli occhi di tutti&#8221;.</p>
<p>Ora, in un Paese che vorrebbe almeno fingere, con una grande prova recitativa, di essere serio, le parole, chiare, chiarissime, di Galullo rappresenterebbero una “notitia criminis” su fatti che tutti, giustamente, si sono presi la briga di giudicare “gravissimi”.</p>
<p>Non in Italia, non in Calabria.</p>
<p>Gli scorsi giorni, presso gli uffici della Procura Generale, quelli colpiti dalla bomba del 3 gennaio, sono stati assai intensi: ispettori ministeriali hanno ascoltato i magistrati, hanno chiesto e ottenuto fascicoli e hanno passato al setaccio le storie giudiziarie degli ultimi anni.</p>
<p>Voci di corridoio raccontano di un Procuratore Generale, Salvatore Di Landro, assai deciso su un cambiamento di strategia nella gestione di un ufficio che, negli ultimi anni, aveva vissuto un periodo di serio appannamento.</p>
<p>I riscontri forniti da Di Landro agli ispettori del Ministero della Giustizia sarebbero assai duri e indirizzati verso determinate direzioni.</p>
<p>Insomma, qualcosa di strano potrebbe essere avvenuto. Se gli ispettori del Guardasigilli Alfano sono giunti in riva allo Stretto è perché, evidentemente, potrebbero esserci, come scrive anche Galullo, strane commistioni.</p>
<p>C’è una storia che vale la pena raccontare.</p>
<p>E’ l’operazione &#8220;Rosarno è nostra 2&#8243;, a svelarla. L’operazione ha consentito alla Squadra Mobile di Renato Cortese di stringere le manette ai polsi di alcuni affiliati alla cosca Bellocco di Rosarno, nei giorni in cui la piana era sotto i riflettori per la rivolta degli schiavi nordafricani, un avvocato molto noto, Armando Veneto, secondo le ipotesi investigative, consigliava ai suoi clienti quando presentare le istanze di scarcerazione perché a conoscenza &#8211; secondo la Procura &#8211; della &#8220;linea di pensiero&#8221; di alcuni presidenti di Sezione; così anche dietro la Procura Generale si nasconderebbe la garanzia di &#8220;benevolenza&#8221; di un avvocato al suo cliente condannato all&#8217;ergastolo.</p>
<p>Potrebbe essere un esempio eloquente rispetto alla gestione, evidentemente distorta, della Giustizia, messa in atto da alcuni soggetti.</p>
<p>Meccanismi strani, lo abbiamo detto. Il nuovo Procuratore Generale Salvatore Di Landro, venuto a conoscenza di alcune circostanze poco chiare, avrebbe spezzato tali meccanismi decidendo di scombinare le turnazioni di tutti i sostituti.</p>
<p>Scompaginando così i piani di chi potrebbe addirittura speso, senza titolo, un&#8217;amicizia illustre per raggiungere obiettivi che nessuno si sarebbe mai sognato di assecondare, se lo avesse saputo o capito.</p>
<p>Cambia il PG e durante le udienze la musica cambia.</p>
<p>Così viene armata la mano di chi di dovere, manovalanza al servizio di quelle cosche di &#8216;ndrangheta dotate dell&#8217;autorevolezza per compiere un gesto simile. Quelle cosche i cui rampolli non vivono certo lontano dagli stessi circoli frequentati da buoni e cattivi nello stesso tempo.</p>
<p>E il botto fuori dalla Procura diventa un segnale. Un segnale con due soli significati possibili.</p>
<p>Per Salvatore Di Landro, perché capisca che questa &#8220;turnazione&#8221; non è buona.<br />
Per chi potrebbe aver tradito il proprio giuramento. Perché &#8211; come scrive Galullo &#8211; le cosche vogliono &#8220;ricordargli che devono trovare una soluzione. Altrimenti…&#8221;</p>
<p>Una mazzata colossale contro la crescente fiducia dei cittadini nei confronti della magistratura e delle Istituzioni in generale attorno alle quali, in tanti, hanno cominciato a fare quadrato.</p>
<p>Una dimostrazione che le cosche penetrano in ogni palazzo. E che venisse anche il Presidente della Repubblica, le strade sono le loro.</p>
<p>Ad un mese dalle elezioni regionali, un avvertimento chiaro.</p>
<p>E però la bomba del 3 gennaio potrebbe essere, paradossalmente, catartica. Non è escluso che altre ispezioni ministeriali possano interessare, ancora, gli uffici della Procura Generale, ma, secondo indiscrezioni, il materiale raccolto fin qui dagli inviati di Alfano sarebbe tutt’altro che lusinghiero sull’operato di alcuni operatori dell’ufficio.</p>
<p>E la conseguenza sarebbe inevitabile: i trasferimenti immediati dei soggetti interessati.</p>
<p>Antonino Monteleone e Claudio Cordova</p>
<p>strill.it</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>&#8216;Ndrangheta e misteri nella vita di Lea Garofalo &#8211; Una esistenza contraddistinta dai lutti per familiari e parenti ammazzati negli agguati di mafia</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 08:42:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; &#8216;Ndrangheta e misteri dietro la scomparsa della 36enne collaboratrice di giustizia Lea Garofalo. È l&#8217;unico abbinamento certo di questa vicenda dai contorni nebulosi dove il susseguirsi dei fatti che man mano vengono alla luce richiama sempre nuovi interrogativi che aspettano ancora risposte. Che fine ha fatto la donna della quale i suoi familiari a Petilia Policastro non hanno più notizie dalla fine di novembre? È stata rapita e uccisa dalla &#8216;ndrangheta perchè lei aveva collaborato con la giustizia? Oppure è al sicuro in qualche luogo protetto e collabora tuttora con la magistratura?<span id="more-12823"></span></p>
<p>Il suo ex convivente Carlo Cosco, come è noto è in carcere da giovedì scorso con l&#8217;accusa di essere stato il mandante del tentato rapimento della donna, avvenuto lo scorso 5 maggio a Campobasso dove Lea e la figlia quasi 18enne, abitavano allora. </p>
<p>A compiere il tentativo di sequestro sarebbe stato un 37enne di Pagani, Massimo Sabatino, arrestato anch&#8217;egli su ordine del Gip di Campobasso che ha accolto la richiesta di arresto di Cosco e Sabatino avanzata dalla Dda del Capoluogo molisano. E proprio stamattina il procuratore di Campobasso Armando D&#8217;Alterio terrà una conferenza stampa sugli sviluppi dell&#8217;inchiesta aperta dopo il tentativo di sequestro di Lea Garofalo. </p>
<p>Ma il magistrato e gli investigatori dell&#8217;Arma dei Carabinieri di Campobasso potrebbero stamane fare luce sugli altri aspetti che ruotano attorno alla misteriosa vicenda della scomparsa della donna.</p>
<p>Un cognome pesante quello di Lea Garofalo come pesanti sono le parentele della 36enne, figlia di un uomo ammazzato in un agguato avvenuto nell&#8217;ambito di un&#8217;antica e sanguinosa faida che ha bagnato di sangue le strade di Petilia Policastro, ma anche sorella di un presunto boss: quel Floriano Garofalo, ucciso a colpi di lupara l&#8217;8 giugno del 2005 a Pagliarelle di Policastro. </p>
<p>Lea Garofalo così come le altre donne della sua famiglia ha dovuto spesso indossare il lutto per omicidi di &#8216;ndrangheta. Familiari stretti e parenti lontani sono finiti ammazzati per mano delle cosche: come Mario Francesco Garofalo, cugino della 36enne, ucciso a 46 anni il 28 settembre del 2003 a colpi di lupara. </p>
<p>Alcuni mesi prima, il 9 dicembre del 2002, in una Lancia Thema abbandonata a Ponte di Ferro nelle campagne di Petilia erano stati trovati i corpi carbonizzati di altri due componenti della famiglia Garofalo: i cugini Francesco, 38 anni, e Salvatore Garofalo, di 41 anni, ambedue uccisi con un colpo di pistola alla nuca.</p>
<p>Questa rosario di morti ammazzati seguiti dall&#8217;agguato al fratello Floriano, ha convinto evidentemente Lea Garofalo a collaborare con la giustizia. Tant&#8217;è che la donna era stata inserita dalla Dda di Catanzaro nel programma dei collaboratori di giustizia. Ma la Commissione ministeriale aveva poi rifiutato la conferma del programma di protezione alla 36enne ed alla figlia, nata da una relazione tra la donna e Carlo Cosco. </p>
<p>Lea Garofalo come è noto si era poi rivolta al Tar del Lazio ed infine al Consiglio di Stato che nel novembre del 2008 aveva disposto che la 36enne venisse inserita nel programma di aiuto e protezione per testimoni e collaboratori. Fin qui le certezze così come è certo che Lea nel marzo del 2009 sia ritornata dopo sette anni a Petilia Policastro. </p>
<p>E qui ha rivisto il suo ex convivente che dopo aver scontato una condanna per droga, vive tra Petilia e Milano. A maggio la donna era tornata a Campobasso con la figlia che doveva finire le scuole. E nella città molisana è accaduto il tentativo di sequestro messo in atto da un falso idraulico che entrato in casa con la scusa di riparare una lavatrice aggredì Lea Garofalo tentando di trascinarla fuori dall&#8217;abitazione. Ma la donna reagì, scappò e si rivolse ai carabinieri. </p>
<p>«L&#8217;unico che potrebbe essere stato a organizzare questa cosa è il mio ex convivente per vendicarsi della mia collaborazione con la Dda», avrebbe detto ai carabinieri Lea Garofalo. Ma perchè dopo quel fatto la donna ha continuato a parlarsi e ad incontrarsi con l&#8217;ex convivente a cui ha anche affidato in alcune circostanza la figlia? È accaduto spesso. </p>
<p>Anche poco prima di quel giorno di fine novembre a Milano, quando Cosco e la figlia alla stazione centrale hanno atteso invano che Lea Garofalo arrivasse. </p>
<p><strong>In sintesi</strong></p>
<p>Di Lea Garofalo non si hanno più notizie dal 24 novembre dello scorso anno. Quel giorno la donna avrebbe dovuto prendere insieme alla figlia il treno che da Milano l&#8217;avrebbe riportata a Crotone e poi a Petilia Policastro.</p>
<p>Alla stazione dove insieme alla figlia l&#8217;aspettava il suo ex convivente Carlo Cosco, Lea Garofalo non è mai arrivata. Pare che prima di raggiungere Milano la 36enne abbia testimoniato in un processo a Firenze.</p>
<p>Giovedìl&#8217;ex convivente Carlo Cosco, 40 anni di Petilia, è stato arrestato con l&#8217;accusa di essere stato il mandante del tentato rapimento di Lea Garofalo avvenuto il 5 maggio del 2009 a Campobasso dove la donna viveva allora insieme alla figlia.</p>
<p>L&#8217;autore del tentativo di sequestro sarebbe un 37 di Pagani Massimo Sabatino, anch&#8217;egli arrestato.</p>
<p>Luigi Abbramo</p>
<p>Gazzetta del sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Scontro tra due auto sulla Statale 18, muore un ventenne residente a Praia &#8211; Niente da fare per Francesco La Gatta. Ferito il conducente dell&#8217;altro mezzo</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 07:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>PAOLA (CS) &#8211; Tragico appuntamento con il destino sabato notte sulla Statale 18 in agro del Comune di Belvedere Marittimo per un ragazzo di Praia a Mare, la cui giovane esistenza per un fatale incidente è stata spezzata nel fiore degli anni. La vittima si chiamava Francesco La Gatta, 20 anni ancora da compiere, studente, alla guida di un&#8217;autovettura, il quale è deceduto a seguito di uno scontro frontale con un&#8217;altra macchina mentre verosimilmente procedeva in senso di marcia verso nord per rientrare a casa. <span id="more-12827"></span></p>
<p>La causa potrebbe essere attribuita alle cattive condizioni del tempo. Il manto stradale era reso viscido dall&#8217;acqua e molto usurato dalla pioggia che sta flagellando la zona. Per i rilievi foto altimetrici sono intervenuti i carabinieri della stazione di Belvedere Marittimo al comando del luogotenente Brunello Mannarino e l&#8217;aliquota del Nucleo operativo radiomobile della compagnia di Scalea, tutti diretti dal capitano Luca Giandominici. </p>
<p>Le indagini sono condotte dal sostituto procuratore della Repubblica di Paola Roberta Carotenuto che ha informato prontamente il procuratore capo Bruno Giordano. Sulla scorta degli indispensabili elementi acquisti dagli inquirenti è stata possibile fare una ricostruzione della dinamica del mortale incidente anche se oltre al maltempo la zona era poco illuminata e non c&#8217;era alcun testimone neppure di passaggio quando è accaduto il sinistro. </p>
<p>Erano le ore due di ieri notte quando l&#8217;autovettura Peugeot 106 procedeva lungo la grossa arteria,non solo con il manto stradale scivoloso per la pioggia, ma anche con varie buche per l&#8217;usura del catrame e del cemento. </p>
<p>Il mezzo era condotto dallo sfortunato Francesco La Gatta, il quale, giunto sul ponte Europa, all&#8217;altezza chilometrica 282 più 400 nelle vicinanze del centro abitato, per cause che sono ancora sotto l&#8217;attento vaglio degli inquirenti per essere accertati nei particolari, si è scontrato frontalmente con un&#8217;altra autovettura, una Volkswagen Golf guidata da Giulio Casella 32 anni di Belvedere Marittimo. </p>
<p>Nel violento impatto per le numerose ferite e fratture riportate è morto all&#8217;stante lo sventurato studente Francesco La Gatta, mentre il conducente dell&#8217;altro vettura Giulio Casella è rimasto ferito (ne avrà per una ventina di giorni), ma in modo non molto grave. </p>
<p>Scattati i soccorsi la compagnia di Scalea ha allertato tempestivamente la stazione di Belvedere Marittimo i cui militari sono subito intervenuti quasi contemporaneamente ai loro colleghi del Norm della compagnia, tutti sotto la guida del capitano Luca Giandominici. </p>
<p>Sono inoltre intervenuti la squadra dei vigili del fuoco del distaccamento di Scalea agli ordini del caposquadra Carmine Bozzo e il 118 con l&#8217;ambulanza medicalizzata che ha trasportato il ferito all&#8217;ospedale civile San Francesco di Paola. </p>
<p>La salma dello studente su disposizione del pm Carotenuto è stata trasportata nella camera mortuaria dell&#8217;ospedale civile di Cetraro in attesa dell&#8217;autopsia. I congiunti della vittima e particolarmente il padre ,avvisati della triste notizia dei carabinieri, sono arrivati in uno stato di grande sofferenza nelle camera mortuaria del nosocomio con il genitore straziato e inconsolabile per dolore e i congiunti afflitti e disperati. </p>
<p>La circolazione sulla Statale 18 non è stata chiusa al traffico perché erano pochi i mezzi, a quell&#8217;ora, che transitavano sull&#8217;arteria, ma semplicemente ha fatto registrare lievi rallentamenti. </p>
<p>Il sinistro, appena diffusasi la notizia, ha impressionato vivamente gli abitanti dei due comuni coinvolti specialmente quello di Praia a Mare dove il giovane era conosciuto e stimato per il suo carattere solare e aperto.</p>
<p>Gaetano Vena</p>
<p>Gazzetta del sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>La relazione Dna su Reggio Calabria, capitale di una regione che sta per celebrare il suo funerale</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 07:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giro di qualche giorno alcuni figli di lurida cagna hanno pensato bene di intimorire in Calabria l’attività di alcune persone che ho la fortuna di conoscere e di stimare. Prima il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, poi il capo della Procura di Lamezia Terme, Salvatore Vitello, e infine il giornalista di Reggio Calabria Antonino Monteleone. Senza dimenticare le minacce al candidato Governatore per l’Idv Pippo Callipo, che conosco da tanto tempo.<span id="more-12831"></span></p>
<p>Quando sono sceso a Reggio per il Sole-24 Ore per seguire prima le vicende della bomba in Procura e poi degli incidenti a Rosarno, mi sono visto e sentito spesso con Lombardo. Abbiamo parlato di molte cose, la maggior parte delle quali afferiscono alla sfera delle nostre professioni. Insieme abbiamo condiviso la preoccupazione per una città che considero “morta” e inebriata da melliflue e inutili ondate di sterile giovinezza. </p>
<p>Una città in cui – come ho documentato con un’inchiesta pubblicata sul Sole e che ha suscitato non poco scalpore (ma ovviamente non a Reggio) – le cosche si inseriscono in tutti (e dico tutti) gli appalti. E’ una città socialmente morta. Una città che ho raccontato anche in un post scritto <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2010/01/ho-visto-la-ndrangheta-in-faccia-il-volto-pulito-a-reggio-e-quello-sporco-a-rosarno-facce-della-stessa-medaglia.html">qui il 10 gennaio</a>.</p>
<p><strong>GLI UFFICI DELLA PROCURA DI REGGIO</strong></p>
<p>Lombardo è stato raggiunto da minacce di morte ma, ci siamo chiesti quando l’ho sentito per fargli sentire la vicinanza di chi si impegna con i fatti e non con le chiacchiere, che cosa sperano di ottenere le cosche con queste minacce. La risposta è: niente. Lo zero assoluto.</p>
<p>L’ennesimo autogol di qualche figlio di cagna al soldo dei quaquaraqua delle cosche reggine che hanno perso la bussola, soprattutto nel momento in cui, come per primo ho scritto sul Sole-24 Ore e poi su questo blog (si vedano qui i miei post del <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2010/01/ho-visto-la-ndrangheta-in-faccia-il-volto-pulito-a-reggio-e-quello-sporco-a-rosarno-facce-della-stessa-medaglia.html">10</a> e <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2010/01/elezioni-regionali-in-calabria-voto-telefonico-audizione-di-loiero-eserciti-corrotti-e-cosche-in-casa.html">16</a> gennaio), forse la bomba a Reggio ha avuto anche il compito di avvertire almeno tre-persone-tre (di cui molti sanno i nomi, i cognomi e persino i soprannomi) che negli uffici giudiziari vivono e lavorano. Lavorano, magari, non al servizio della Giustizia. </p>
<p>Tre persone che, con l’arrivo del nuovo capo Salvatore Di Landro e della sua nuova organizzazione in tutti gli uffici e per tutto il personale, si troveranno magari spiazzati nell’assecondare i bisogni delle cosche. E le cosche li richiamano all’ordine per ricordargli che devono trovare una soluzione. Altrimenti…</p>
<p>Conosco i nomi, i cognomi e i soprannomi di queste persone considerate da molti “ambigue”. Li conoscono anche coloro che potrebbero intervenire per rimuoverli. Ma non per spostarle da un ufficio all’altro (è già successo) ma per denunciarle e perseguirle. Le prove sono li, sotto gli occhi di tutti, basta sfogliare gli atti giudiziari.</p>
<p><strong><a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2010/02/esclusivola-relazione-dna-su-reggio-calabria-capitale-di-una-regione-che-sta-per-celebrare-il-suo-funerale.html">CONTINUA A LEGGERE L&#8217;ARTICOLO</a></strong></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Cantieri, appalti e rifiuti: gli affari del clan Iamonte in Brianza. Così Desio è diventata la Melito del Nord &#8211; Appalti e terreni edificabili, collusioni con gli ambienti della politica e un impero immobiliare. Il clan di Melito Porto Salvo controlla il triangolo tra Desio, Bovisio Masciago e Cesano Maderno. La terra del giudice Di Maggio</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 07:05:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[MILANO &#8211; Se Buccinasco è passata alla storia criminale come la Platì del Nord, questa terra di industrie e centri commerciali, con i terreni un tempo agricoli diventati oro per i palazzinari, è ormai la replica lombarda di un altro avamposto della &#8216;ndrangheta calabrese: Desio, frazione di Melito Porto Salvo. Qui, ripercorrendo i passaggi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO &#8211; Se Buccinasco è passata alla storia criminale come la Platì del Nord, questa terra di industrie e centri commerciali, con i terreni un tempo agricoli diventati oro per i palazzinari, è ormai la replica lombarda di un altro avamposto della &#8216;ndrangheta calabrese: Desio, frazione di Melito Porto Salvo. Qui, ripercorrendo i passaggi di un report sulla criminalità organizzata al Nord stilato dai carabinieri, &#8216;ndrangheta significa soprattutto una cosa: clan Iamonte-Moscato. <span id="more-12837"></span></p>
<p>Scrivono i carabinieri: &#8220;Per quanto attiene il territorio di Desio può dirsi che negli anni si sono succedute una serie di famiglie malavitose che hanno concentrato la loro azione criminale al fine di ottenere un pregnante controllo dell&#8217;intero territorio. In tale quadro un primo cenno va fatto alla famiglia Iamonte-Moscato, originaria di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria) con area d&#8217;influenza in Desio, Bovisio Masciago e Cesano Maderno&#8221;. </p>
<p>Il rapporto degli investigatori dell&#8217;Arma chiarisce anche gli interessi della cosca in Brianza: &#8220;Insistente sul territorio sin dai primi anni &#8216;70, ha visto aumentare i propri interessi nel campo politico, commerciale ed immobiliare, fino a giugnere all&#8217;apice nel lasso temporale compreso tra il settembre 1988 ed il marzo 1991, allorquando il capocosca Natale Iamonte ebbe a scontare gli obblighi impostigli dalla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza proprio nel territorio desiano. Allo stato attuale, pur mantenendo l&#8217;affiliazione ad una &#8216;cosca perdente&#8217;, la famiglia Moscato continua a costituire un elemento di riferimento puntuale per gli interessi illeciti in Brianza&#8221;. </p>
<p>Il riferimento è al capocosca strico dei Iamonte, Natale Iamonte, nato a Melito Porto Salvo il 7 maggio 1927, con numerosi precedenti per omicidio, associazione mafiosa e associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. </p>
<p>Proprio Iamonte è stato arrestato a Milano il 22 novembre del 1993 in un appartamento di via Ruccellai al confine tra il capoluogo lombardo e Sesto San Giovanni e sottoposto al carcere duro. Dopo l&#8217;arresto secondo i rapporti dell&#8217;Antimafia Natale lasciò il controllo della cosca ai figli Vincenzo e Giuseppe. Proprio Giuseppe è stato arrestato dai carabinieri dopo 12 anni di latitanza nel 2005 a Santo Stefano d&#8217;Aspromonte. </p>
<p>Ma c&#8217;è di più, perchè Natale Iamonte sarebbe legato da vincoli di parentela (zio materno) a Natale Moscato classe 1944, imprenditore edile proprio di Desio. Moscato finì nei guai nel 1994 per un&#8217;inchiesta della Dia sul gruppo Iamonte. Ex assessore all&#8217;Urbanistica del Comune di Desio (1988), Moscato è stato per molti anni consigliere comunale del Psi. </p>
<p>Un uomo chiave, secondo l&#8217;inchiesta, per i rapporti e le infiltrazioni della cosca nel tessuto economico di Desio. Natale venne arrestato, ma pochi giorni dopo il Tribunale revocò l&#8217;ordinanza di custodia cautelare e da quel momento le accuse nei confronti di Moscato e dei fratelli Annunziato (nel 1990 eletto nel consiglio comunale di Cesano Maderno nelle liste del Psi), Saverio e Quinto iniziarono a vacillare. </p>
<p>Nonostante questo fu disposto il sequestro di beni per un valore presunto di 50 miliardi delle vecchie lire. Ma i guai con la giustizia per i fratelli Moscato si chiusero poi con una pioggia di assoluzioni nell&#8217;udienza preliminare &#8220;per non aver commesso il fatto&#8221;, ossia l&#8217;accusa di associazione mafiosa. Tanto che il 23 aprile del 1997 il Tribunale per le misure di prevenzione di Reggio Calabria chiuse ogni pendenza disponendo il dissequestro dei beni. </p>
<p>Una brutta storia dalla quale la famiglia Moscato uscì a testa alta dalle aule del Tribunale. Il nome dei fratelli Moscato rientra però in un recente rapporto delll&#8217;Antimafia che vedrebbe la famiglia &#8220;impegnata sul fronte immobiliare nei comuni di Desio, Cesano Maderno e Seveso&#8221;. Nel rapporto si fa riferimento anche a presunti contatti con Vincenzo Rispoli, sotto inchiesta per associazione mafiosa, e i fratelli Vincenzo e Nunziato Mandalari. </p>
<p>Desio, 40 mila abitanti, è però indicato come area di influenza di un&#8217;altra fondamentale cosca calabrese, quella dei Mazzaferro. &#8220;L&#8217;organizzazione guidata da Giuseppe Mazzaferro ha goduto negli anni di autonomie operative riolevanti poiché gestiva gli interessi del clan a livello regionale&#8221;. </p>
<p>E per questo viene citata l&#8217;operazione &#8220;I fiori della notte si san Vito&#8221; della Dda di Milano che ha evidenziato &#8220;una struttura capeggiata dallo stesso Mazzaferro e che vedeva al suo interno personaggi come Domenico Fortugno referente per Cesano Maderno, Leonardo e Francesco Odonini referenti per Varedo, Domenico Romeo e Giovanni Lamarmora, rispettivamente capo e responsabile di Limbiate, Paolo Crea e Demetrio Macheda, mandatari della gestione degli affari nei comuni di Desio e Muggiò. Gli interessi di Tale clan spaziavano dagli stupefacenti alle rapine, alla detenzione di armi ed esplosivi&#8221;. A Desio non manca neppure la presenza di Cosa Nostra con uomini legati al clan Agresta-Allia. </p>
<p>La cittadina brianzola finì al centro delle cronache anche nel settembre del 2000, quando i Ros arrestarno nell&#8217;operazione Scilla il consigliere comunale di Forza Italia a Cesano Madreno Domenico Zema, originario di Melito Porto Salvo e residente proprio a Desio. Anche per lui l&#8217;accusa di essere un uomo della cosca Iamonte in Lombardia. </p>
<p>A Desio, nel settembre 2008 si torna a parlare di rapporti tra &#8216;ndrangheta e politica con l&#8217;arresto del boss del traffico di rifiuti Fortunato Stellittano classe 1965, caduto nella rete della polizia provinciale nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione Star Wars. Secondo le accuse intorno alla famiglia Stellittano gravitavano una serie di aziende impegnate in scavi e movimento terra, che in realtà nascondevano un sistema organizzato per seppellire rifiuti speciali nei terreni brianzoli. </p>
<p>A Desio, il 9 ottobre del 1996 si celebrarono i funerali del magistrato Francesco Di Maggio, pubblico ministero per anni in prima fila nelle inchieste antimafia. Fu lui nel settembre del 1984 a raccogliere le dichiarazioni del boss Angiolino Epaminonda. Le dichiarazioni del Tebano fecero luce su 44 omicidi e consentirono di estirpare il clan dei catanesi a Milano. </p>
<p>(cg)</p>
<p>milanomafia.com</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Scomparsa collaboratrice di giustizia &#8211; Si teme che sia stata rapita e uccisa &#8211; Milano, perse le tracce della 36enne Lea Garofalo. Non era stata ammessa al programma di protezione &#8211; Il 5 maggio scorso avevano cercato di ucciderla: arrestato il convivente</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 19:03:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[PETILIA POLICASTRO (KR) &#8211; Una collaboratrice di giustizia, Lea Garofalo, di 36 anni, è scomparsa mentre si trovava a Milano e si teme possa essere stata rapita e uccisa per vendetta: la donna, infatti, ha reso dichiarazioni sulle cosche della &#8216;ndrangheta di Petilia Policastro. Malgrado la sua collaborazione, la 36enne non è mai stata ammessa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PETILIA POLICASTRO (KR) &#8211; Una collaboratrice di giustizia, Lea Garofalo, di 36 anni, è scomparsa mentre si trovava a Milano e si teme possa essere stata rapita e uccisa per vendetta: la donna, infatti, ha reso dichiarazioni sulle cosche della &#8216;ndrangheta di Petilia Policastro. Malgrado la sua collaborazione, la 36enne non è mai stata ammessa al programma di protezione.<span id="more-12814"></span></p>
<p>DUE ARRESTI &#8211; Della vicenda si sta occupando la Procura della Repubblica di Campobasso, che ha disposto l&#8217;arresto dell&#8217;ex convivente della donna, Carlo Cosco, di 40 anni, e di Massimo Sabatino, di 37 anni, già detenuto per altra causa. </p>
<p>Secondo quanto è emerso dalle indagini dei carabinieri di Campobasso, Cosco sarebbe stato il mandante di un tentativo di omicidio della donna, messo in atto lo scorso maggio da Sabatino e non riuscito per la reazione della donna. </p>
<p>Della vicenda si saprà di più nel corso della conferenza stampa che i magistrati della Procura di Campobasso ed i carabinieri hanno fissato per lunedì prossimo nel capoluogo molisano. Ma i particolari della vicenda stanno già emergendo in tutta la loro drammaticità.</p>
<p>CONOSCEVA I PARTICOLARI DI DUE OMICIDI &#8211; Lea Garofalo sarebbe stata a conoscenza di molti particolari degli affari delle cosche di Petilia Policastro ed aveva parlato anche dell&#8217;omicidio del fratello, Floriano, ucciso in un agguato nel 2005 a Pagliarelle, una frazione di Petilia Policastro. </p>
<p>La donna, inoltre, aveva rivelato particolari su un altro omicidio, quello di Antonio Comberiati, avvenuto a Milano nel 1995, e su un traffico di droga in cui era rimasto coinvolto anche il fratello. </p>
<p>La donna è stata sentita più volte dai carabinieri e dai magistrati della Dda di Catanzaro, ma a causa di alcune contraddizioni e di una certa genericità delle sue dichiarazioni, secondo quanto riferiscono adesso ambienti investigativi, non era stata ammessa al programma di protezione. </p>
<p>Rimanendo così esposta ad una potenziale situazione di pericolo che adesso si sarebbe concretizzata nel modo più clamoroso.</p>
<p>IL TRASFERIMENTO A CAMPOBASSO &#8211; Dopo avere fatto le sue dichiarazioni, la donna aveva deciso di trasferirsi a Campobasso insieme alla figlia, dove aveva tentato di rompere col suo passato. </p>
<p>Non c&#8217;è riuscita, però, perché Cosco avrebbe ordinato il suo omicidio, affidandone l&#8217;esecuzione a Sabatino, entrato nell&#8217;abitazione spacciandosi per idraulico. </p>
<p>Dopo il tentativo di omicidio, la donna avrebbe tentato di riprendere una vita normale, con l&#8217;aiuto della figlia, ma la vendetta delle cosche era sempre in agguato e si è materializzata nel novembre scorso. </p>
<p>In quel periodo la donna si trovava a Milano, dove si era recata insieme alla figlia per risolvere alcune questioni familiari. Ed è proprio nel capoluogo lombardo che la donna è scomparsa non presentandosi ad un appuntamento che aveva con la figlia alla stazione ferroviaria per prendere un treno col quale avrebbe dovuto rientrare in Calabria. </p>
<p>Da quel momento della donna si è persa ogni traccia ed il timore di magistrati ed investigatori è che possa essere stata uccisa ed il suo cadavere fatto sparire. </p>
<p>Adesso gli inquirenti stanno cercando di capire se Cosco e Sabatino abbiano responsabilità anche nella scomparsa di Lea Garofalo. </p>
<p>(Fonte Ansa)</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Scoperta frode fiscale dalla Gdf di Cosenza &#8211; Nove persone indagate, quattro le ditte coinvolte</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 13:20:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[COSENZA &#8211; La Guardia di Finanza di Cosenza ha scoperto un rilevante caso di frode fiscale all&#8217;IVA intracomunitaria, per un importo complessivo pari a circa 34 milioni di euro di ricavi non dichiarati, 12 milioni di euro di IVA dovuta ed oltre 9 milioni di euro di IVA relativa. Il tutto al termine di una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; La Guardia di Finanza di Cosenza ha scoperto un rilevante caso di frode fiscale all&#8217;IVA intracomunitaria, per un importo complessivo pari a circa 34 milioni di euro di ricavi non dichiarati, 12 milioni di euro di IVA dovuta ed oltre 9 milioni di euro di IVA relativa. Il tutto al termine di una verifica fiscale conclusa nel mese di gennaio nei confronti di un grossista di pneumatici operante nel comune bruzio. <span id="more-12810"></span></p>
<p>L&#8217;articolato meccanismo fraudolento, che ha visto coinvolte nove persone, tutte indagate per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale e truffa ai danni dello Stato, si e&#8217; concretizzato attraverso una serie di operazioni di triangolazione realizzate da ditte intestate a prestanome, formalmente ubicate nel territorio della provincia di Cosenza, costituite e poi cessate in un breve lasso temporale. </p>
<p>Quattro sono le ditte che A.F., 37 anni, di Cosenza, ha utilizzato per realizzare l&#8217;imponente giro d&#8217;affari esteso all&#8217;intero territorio calabrese ed ad altre regioni, come il Piemonte e l&#8217;Emilia Romagna. </p>
<p>Due ditte, una di Cosenza e l&#8217;altra di Paola (Cs), sono risultate intestate a prestanomi che hanno fornito la propria collaborazione in cambio di somme di denaro corrisposte mensilmente. </p>
<p>Le altre due, di Bologna, ugualmente intestate a prestanomi, sono state utilizzate allo scopo di creare ulteriori passaggi commerciali fittizi, per eludere o rendere piu&#8217; complessi gli eventuali accertamenti.</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Montagne di soldi dietro la tratta di indiani &#8211; I racconti delle vittime del turpe commercio hanno integrato le rivelazioni del testimone di giustizia</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 09:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[REGGIO CALABRIA &#8211; Fine settimana difficile per la sezione gip-gup. Il calendario degli interrogatori di garanzia dei 56 arrestati nell&#8217;ambito della maxi-operazione &#8220;Leone&#8221;, condotta mercoledi contro un&#8217;organizzazione che favoriva e sfruttava l&#8217;immigrazione clandestina, deve fare in conti con l&#8217;odierna giornata di sciopero del personale di cancelleria. E nella giornata della protesta contro la mancata riqualificazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Fine settimana difficile per la sezione gip-gup. Il calendario degli interrogatori di garanzia dei 56 arrestati nell&#8217;ambito della maxi-operazione &#8220;Leone&#8221;, condotta mercoledi contro un&#8217;organizzazione che favoriva e sfruttava l&#8217;immigrazione clandestina, deve fare in conti con l&#8217;odierna giornata di sciopero del personale di cancelleria. E nella giornata della protesta contro la mancata riqualificazione del comparto giustizia, per evitare ritardi e rinvii nel calendario degli interrogatori, sono stati precettati due cancellieri<span id="more-12791"></span> che affiancheranno i giudici Gianluca Sarandrea e Domenico Santoro impegnati a sentire le persone raggiunte dall&#8217;ordinanza di custodia cautelare. </p>
<p>Per Sarandrea e Santoro il lavoro è cominciato ieri nel carcere di via San Pietro con i primi undici interrogatori. I due giudici proseguiranno stamane e, contemporaneamente, nel carcere di Palmi sarà  impegnato il gip Paolo Ramondino a sentire per rogatoria gli indagati che vi si trovano detenuti. Altri interrogatori sono in programma nel carcere messinese di Gazzi e in quello di Catanzaro. Domani, a comparire per l&#8217;interrogatorio di garanzia davanti a un giudice, saranno gli indagati che si trovano nel carcere di Locri.</p>
<p>In questo fine settimana verranno sentiti tutti gli arrestati, compresi i detenuti negli istituti penitenziari di Siena e Cuneo.</p>
<p>Tra gli interrogatori in programma oggi c&#8217;è quello di Vincenzo Spizzica, veterinario, di Fossato Jonico, consigliere comunale di maggioranza a Montebello, eletto in quota all&#8217;Udc lo scorso giugno nella lista guidata dall&#8217;attuale sindaco Antonio Guarna.</p>
<p>A Spizzica, coinvolto nell&#8217;inchiesta insieme con il figlio che risulta indagato (il provvedimento di custodia cautelare ha interessato solo il padre), il testimone di giustizia Saverio Foti ha attribuito un ruolo importante nel contesto delle attività  dell&#8217;organizzazione nata da una sinergia operativa tra indiani e italiani.</p>
<p>Decisive si sono rilevate le collaborazioni di numerose vittime del perverso meccanismo costruito per sfruttare centinaia e centinaria di poveri diavoli disposti a vendersi i pochi beni a disposizione pur di avere un&#8217;occasione per lasciare il paese d&#8217;origine e andare in cerca di fortuna.</p>
<p>Il viaggio della speranza, però, si trasformava sistematicamente in un incubo senza fine. Il malcapitato finiva sotto una montagna di guai anche perchè la regolarità della permanenza nel nostro paese era come un miraggio che spariva all&#8217;improvviso.</p>
<p>Sul fronte degli stranieri, a tirare le fila dell&#8217;attività  c&#8217;era il trio composto da Sher Singh, Surinder Singh e Varinder Kumar. Quanto fosse importante il ruolo rivestito da Sher Singh lo dimostra la circostanza che gli investigatori si sono ispirati al suo nome di battesimo, che si traduce in Leone, per dare il nome all&#8217;operazione. Sher Singh e Surinder Singh erano i promotori e organizzatori dell&#8217;associazione mentre Varinder Kumar era in posizione immediatamente subordinata ed era, praticamente, il braccio destro di Sher. </p>
<p>A lui erano demandati i compiti di individuare e mantenere contatti con persone, sia in India che in Italia, incaricate di procacciare cittadini indiani e pakistani interessati ad entrare nel territorio italiano; decidere le tariffe da richiedere ai migranti per tale traffico e curare le modalità di pagamento; gestire l&#8217;arrivo dei connazionali in Italia e curarne il trasferimento in Calabria; ricercare datori di lavoro italiani compiacenti e organizzare le modalità  di richiesta dei nulla osta.</p>
<p>E, inoltre, sempre a Varinder Kumar era affidato il compito di affittare appartamenti per fornire i riferimenti domiciliari nelle richieste di nulla osta; gestire la compravendita dei nulla-osta già rilasciati, previa contraffazione dei dati anagrafici contenuti sugli stessi; costituire un punto di riferimento costante per i connazionali in Italia allo scopo di far giungere parenti, dispensare consigli e suggerimenti, nonchè per dirimere conflitti e cercare soluzioni nel caso di mancato pagamento delle somme dovute.</p>
<p>L&#8217;organizzazione pretendeva somme che variavano da 10 a 18 mila euro per fornire la documentazione necessaria per giungere in Italia, il biglietto aereo, l&#8217;arrivo a destinazione e la collocazione. Basta provare a fare qualche calcolo moltiplicando le tariffe base per centinaia di volte e vien fuori una montagna di soldi che non poteva rimanere fuori dagli interessi della &#8216;ndrangheta. </p>
<p>Secondo gli investigatori della squadra mobile Antonino Iamonte e Guido Brusaferri, esponenti delle &#8216;ndrine Iamonte di Melito Porto Salvo e Cordì di Locri, si erano assicurati una quota.</p>
<p>A svelare il traffico, indicando ruoli e responsabilità dei protagonisti, è stato l&#8217;imprenditore Saverio Foti nelle dichiarazioni rese al sostituto procuratore della Dda Antonio De Bernardo che, insieme con il collega Marco Colamonici, ha condotto l&#8217;inchiesta sfociata nell&#8217;operazione &#8220;Leone&#8221;.</p>
<p>La ricostruzione è stata completata con le dichiarazioni dei cittadini stranieri finiti nelle grinfie dell&#8217;organizzazione, di persone che si sono trovate senza lavoro, senza documenti e con la prospettiva di dover pagare le somme concordate con chi aveva assicurato la possibilità di cambiare vita.</p>
<p>Paolo Toscano</p>
<p>Gazzetta del sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Le minacce di morte non fermano Callipo &#8211; Il candidato alla presidenza della Regione reagisce: la lettera anonima di un vigliacco non cambia i miei piani &#8211; Interrogazione parlamentare dell&#8217;on. Napoli al ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 09:03:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VIBO VALENTIA &#8211; «Per una lettera anonima di qualche vigliacco non posso assolutamente tirarmi indietro, tradirei i calabresi che hanno tantissime aspettative. Non posso deluderli». Pippo Callipo, candidato alla presidenza della Giunta regionale per il Movimento &#8220;Io resto in Calabria&#8221;, dopo la lettera minatoria, è deciso più che mai a proseguire la sua battaglia politica. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; «Per una lettera anonima di qualche vigliacco non posso assolutamente tirarmi indietro, tradirei i calabresi che hanno tantissime aspettative. Non posso deluderli». Pippo Callipo, candidato alla presidenza della Giunta regionale per il Movimento &#8220;Io resto in Calabria&#8221;, dopo la lettera minatoria, è deciso più che mai a proseguire la sua battaglia politica. Forte della solidarietà, che gli è arrivata da ogni regione d&#8217;Italia<span id="more-12786"></span>, da parte di rappresentanti istituzionali, leader politici e mondo dell&#8217;associazionismo, ha affermato che l&#8217;invito minaccioso a lasciare la politica lo rispedisce al mittente.</p>
<p>«Non dò molto peso alla lettera – ha commentato il candidato presidente –. Forse è una ragazzata o forse no. Questo non lo so. Certo un pò di attenzione in più nei miei giri è d&#8217;obbligo. L&#8217;unica tutela che ho ce l&#8217;ho dal 1946, da quando sono nato, ed è il mio angelo custode. È una tutela alla quale mi affido ogni mattina ed ogni sera. </p>
<p>I calabresi – ha aggiunto – pensano che con me si possa attuare il cambiamento e siccome ho una certa credibilità la gente si sta convincendo che è possibile intraprendere una strada nuova e cambiare le cose. In Calabria abbiamo bisogno di un cambiamento radicale, di una rivoluzione civile pacifica in tempi brevi. La gente non ce la fa più, da un punto di vista economico e di sistema di vita».</p>
<p>Callipo, per non deludere soprattutto i giovani, che sono i primi sponsor del suo progeto politico, ha ribadito: «Siamo decisi ad andare avanti anche se un pensiero certe minacce te lo lasciano. Non si può essere superficiali o fare l&#8217;eroe. C&#8217;è gente a cui dò fastidio. Andiamo a toccare tanti punti, economici pure, dove ci sono rendite, malaffare e distrazione di fondi pubblici. </p>
<p>Alla stragrande maggioranza dei calabresi questo fa piacere ma ovviamente andiamo a scontentare qualcuno. Ma nella vita – ha proseguito – bisogna avere determinazione e coraggio. Se uno vuole accontentare tutti non fa niente, come purtroppo si è fatto in questi anni. </p>
<p>Noi dovremo accontentare le persone perbene, le famiglie, gli onesti e scontentare quelli che vogliono vivere alle spalle di queste persone. Poi nel trattare con gli altri di assessorati, presidenze e vice presidenze possiamo farlo purchè si tratti di persone pulite, trasparenti. </p>
<p>Io non ho parenti – ha continuato &#8211;  da sistemare, nè amici o amanti. Gli assessorati vanno a chi è competente. Quello su cui saremo intransigenti sono i valori morali, al trasparenza, l&#8217;onestà, la meritocrazia e la professionalità. </p>
<p>Noi vogliamo persone che hanno una storia di onestà e moralità, non quelli che si presentano oggi per avere riacquistato un certo tipo di verginità politica. E poi – ha concluso – vogliamo gente innamorata della Calabria. Solo se si è innamorati di quello che si fa, lo si fa bene».</p>
<p>Sull&#8217;intimidazione a Callipo e ad altri esponenti politici l&#8217;on. Angela Napoli (Pdl), in un&#8217;interrogazione a risposta scritta al presidente del consiglio dei ministri Silvio Berlusconi e al ministro dell&#8217;Interno, Roberto Maroni, chiede quali iniziative intendano attuare per garantire il corretto svolgimento della campagna elettorale.</p>
<p>Lino Fresca</p>
<p>Gazzetta del sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Loiero pronto a fare le primarie da solo &#8211; Ancora Bova non si è pronunciato ma Bersani lavora per un&#8217;alleanza con l&#8217;Idv: Di Pietro voterebbe De Luca in Campania se Il Pd sosterrà Callipo &#8211; Oggi seduta del Consiglio sulla legge elettorale. Sarra contesta la convocazione, Feraudo chiede il rinvio</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 08:57:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[REGGIO CALABRIA &#8211; A Roma dialogono, in Calabria si azzuffano: Pd e Italia dei Valori si impadroniscono della scena politica calabrese alla vigilia di un Consiglio regionale che deve modificare la legge elettorale, tra l&#8217;altro contestato dal vice capo gruppo del PdL, Alberto Sarra. Sullo sfondo le primarie del Partito democratico che dovrebbero svolgersi domenica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; A Roma dialogono, in Calabria si azzuffano: Pd e Italia dei Valori si impadroniscono della scena politica calabrese alla vigilia di un Consiglio regionale che deve modificare la legge elettorale, tra l&#8217;altro contestato dal vice capo gruppo del PdL, Alberto Sarra. Sullo sfondo le primarie del Partito democratico che dovrebbero svolgersi domenica e che potrebbero avere un solo concorrente: l&#8217;attuale governatore Agazio Loiero. <span id="more-12783"></span></p>
<p>Dopo la rinuncia di Brunello Censore l&#8217;ultima parola spetta all&#8217;on. Giuseppe Bova che ancora non ha comunicato la sua rinuncia ufficiale. Si dice che dovrebbe farlo entro oggi, magari dopo la seduta del Consiglio, ma intanto dal suo quartiere generale non arrivano segnali che possono confermare la sua partecipazione alle primarie: sino a ieri sera la sua macchina elettorale aveva il motore spento. </p>
<p>Le novità del giorno sono però altre: l&#8217;on. Loiero sarebbe deciso a volere le primarie anche se resterà da solo, senza competitori. Il motivo? Legittimare la sua candidatura a governatore della Calabria per sventare alcuni tentativi romani del suo partito, il Pd, che pare voglia riaprire le porte all&#8217;Idv. </p>
<p>Infatti, Bersani, che pare non avrebbe gradito gli esiti dell&#8217;assemblea di Gizzeria, ieri si è mosso, ha incontrato il leader di Italia dei valori Antonio Di Pietro: «Sto cercando – ha detto – di cercare una convergenza piena con l&#8217;Idv, anche in Campania e Calabria, come è avvenuto nelle altre 11 regioni». E Di Pietro si sarebbe detto d&#8217;accordo, ad una condizione: «Io in Campania sostengo De Luca, tu in Calabria mi appoggi Callipo». </p>
<p>E se a Roma si sta lavorando per questa soluzione, in Calabria si procede per la strada opposta: Agazio Loiero ha ribadito le sue intenzioni in un&#8217;intervista al &#8220;Corsera&#8221;: «Se non mi vorranno io sono pronto a fare le mie liste». </p>
<p>Se dovesse rinunciare Bova (come pare), – fanno sapere dal Pd – le primarie non si possono tenere perché lo statuto del partito non le prevede quando c&#8217;è un solo concorrente. C&#8217;è l&#8217;on. Franco Bruno che chiede di candidarsi. Ma, fanno sapere i soliti ben informati del Pd, che non è più possibile per due motivi: le primarie sono del Pd e Bruno ormai fa parte dell&#8217;Api (Alleanza per l&#8217;Italia di Rutelli) e poi la competizione è riservata ai soli candidati che avrebbero dovuto misurarsi il 17 gennaio, quando le primarie vennero sospese per l&#8217;annunciata &#8220;interlocuzione&#8221; con l&#8217;Udc.</p>
<p>In questo quadro così complesso non si possono fare previsioni. Il Pd naviga a vista e ogni ipotesi è possibile. E non è neanche da escludere un&#8217;imposizione dall&#8217;alto: l&#8217;accordo all&#8217;ultimo istante tra Pd, Idv e gli altri partiti di sinistra su Pippo Callipo. Ecco perché l&#8217;on. Agazio Loiero vuole primarie a tutti i costi.</p>
<p>Nella mattinata, prima delle notizie romane, il governatore aveva dichiarato: «Quello che conta, a questo punto, è che il Pd abbia ritrovato un&#8217;unità non formale, dopo mesi di disorientamento. Il fatto che domenica si svolgano le primarie sta a dimostrarlo. Saranno i calabresi a scegliere, c&#8217;è bisogno di una investitura popolare come io stesso ho spiegato ai delegati dell&#8217;assemblea di Capo Suvero». </p>
<p>Oggi, intanto, il Consiglio regionale è convocato per prendere in esame la legge elettorale e per votare la legge che riduce i costi di funzionamento del Consiglio. Ma c&#8217;è chi contesta la convocazione telegrafica 24 ore prima della seduta. </p>
<p>È il caso del vice capogruppo del PdL Alberto Sarra: «Oggi pomeriggio – afferma – prima della seduta del Consiglio il nostro coordinatore regionale, Peppe Scopelliti, ha convocato una riunione di gruppo. Io formulerò le mie riserve che ripeterò poi in aula. Non è una convocazione regolare e, quindi, le delibere saranno poi impugnate dal governo. </p>
<p>Ci vogliono i cinque giorni, perché non stiamo andando a trattare alcuna legge che riguarda eventi straordinari o calamità naturali, ma leggi che si sarebbero potute votare in qualsiasi momento della legislatura. La maggioranza ha avuto cinque anni di tempo, invece vuole ricorrere al fotofinish. Non è più possibile, a meno che non si vogliano considerare eventi straordinari o calamità naturali le lacerazioni interne del Pd. </p>
<p>Ma c&#8217;è di più: sono state già state già firmate le convenzioni con i prefetti. La macchina elettorale è partita. Con una nuova legge elettorale bisognerebbe rifarle e rinviare le elezioni perché non ci sono più i tempi. A chi giova tutto questo? Ci impegneremo a far votare la nuova legge elettorale quale prima atto della prossima legislatura. Le responsabilità di ciò che è successo non sono certo nostre, ma della divisioni della maggioranza».</p>
<p>Maurizio Feraudo, capogruppo di Idv, infine, chiede che venga rinviato il Consiglio perché da oggi a domenica è in programma il congresso nazionale di Italia dei valori. «E prassi vuole – scrive Feraudo – che per questi eventi vengano sospese le attività istituzionali del Consiglio. Come è stato già in passato». </p>
<p>Tonio Licordari</p>
<p>Gazzetta del sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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		<title>Willer Bordon ultimo ospite di &#8220;Parole chiave&#8221; &#8211; Alla rassegna diretta da Raffaele Gaetano faccia a faccia sulla parola chiave «Casta»</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 08:36:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Dopo il grandissimo successo di critica e di pubblico dei primi due appuntamenti che hanno sempre  fatto registrare il tutto esaurito, torna lunedì 8 febbraio alle 18.00, nella raffinata cornice dell’Auditorium dell’Istituto Industriale di Catanzaro, la rassegna «Parole Chiave». Terzo e ultimo ospite di un incontro che si annuncia sin d’ora ricchissimo di spunti di riflessione, Willer Bordon, più volte ministro della Repubblica<span id="more-12804"></span>, giornalista, intellettuale, scrittore di successo, nonché osservatore caustico dell’attuale scenario politico che ha lasciato dopo anni di ribalta.</p>
<p>Un appuntamento da non mancare, un faccia a faccia senza esclusione di colpi su una parola chiave  tra le più attuali e dibattute del nostro tempo anche alla luce dei recenti casi di malcostume della classe politica italiana, «Casta». </p>
<p>Ma su quale crinale si muoveranno questa volta Raffaele Gaetano e il suo prestigioso ospite? </p>
<p>È lo stesso Direttore Artistico del cartellone a svelarcelo: «Il 16 gennaio 2008, giorno del suo compleanno, Willer Bordon disse di essersi “fatto un regalo”: come aveva annunciato da un paio di mesi, si dimise dal Senato in un inedito atto di protesta contro il declino e la corruzione della nostra classe dirigente, incapace di farsi portatrice delle reali esigenze dei cittadini, e contro la grave degenerazione della funzione legislativa del Parlamento. </p>
<p>I privilegi economici di cui godono i parlamentari sono tuttavia la punta dell’iceberg, sotto la quale la crisi della politica ha assunto proporzioni disastrose. Di fatto, il Parlamento assomiglia sempre più allo sterile megafono del governo di turno, e i partiti sono macchine mangiasoldi governate da ristrettissime oligarchie: non solo per la disgraziata legge elettorale, che lascia a pochi uomini la potestà di decidere chi siederà nelle Aule, ma per una complessa storia più che ventennale. </p>
<p>Una storia il cui sviluppo Bordon ben ricorda e sa acutamente analizzare, indicando vie di fuga da una condizione che è di serio pericolo per le istituzioni democratiche. Willer Bordon sarà protagonista del terzo e ultimo appuntamento del “Parole Chiave”, un evento che non lascerà indifferenti».</p>
<p>Per raffinatezza, coerenza e onestà intellettuale Willer Bordon è tra le personalità più idonee a discutere della “Casta” della politica. In un incontro certamente emozionante, cercherà di farci capire che cos’è la politica oggi e se ha senso parlarne. Il tutto attualizzando il tema e magari anche provocando per offrire ancora maggiori spunti di riflessione al vasto pubblico di “Parole Chiave”.</p>
<p>Ora qualche cenno biografico sul protagonista della serata. Tra i più noti uomini politici italiani, Willer Bordon è stato eletto per la prima volta in Parlamento nel 1987. È stato Ministro dei Lavori Pubblici, Ministro dell’Ambiente e Sottosegretario ai Beni culturali, Presidente del gruppo «I democratici» alla Camera e della Margherita al Senato. Attualmente svolge attività giornalistica e di formazione. Ha pubblicato Il tempo della nuova politica (1998) e Domani è un altro giorno (2006). Si è dimesso dal Senato il 16 gennaio 2008.</p>
<p>Ricordiamo che il cartellone culturale «Parole Chiave» si propone di comporre una piccola enciclopedia del sapere attraverso raffinatissimi dialoghi tematici che di volta in volta prendono in esame una pregnante «parola» del nostro tempo. Un personaggio, moderato da Raffaele Gaetano, dialoga su una «parola chiave», dando vita ad un confronto senza esclusione di colpi. </p>
<p>Il pubblico è avvolto nei ragionamenti, preso nel vortice dei riferimenti. I temi sono caldi, vibranti, attuali. Una rassegna pensata per restituire emozioni e stimoli culturali alla Calabria grazie all’incontro tra differenti punti di vista.</p>
<p>«Parole Chiave» è promossa dalla Presidenza della Giunta Regionale della Calabria in collaborazione con la Presidenza della Provincia di Catanzaro, il Comune di Catanzaro, la Presidenza della Camera di Commercio di Catanzaro e da altri importanti partners privati che hanno inteso legare la propria immagine ad una rassegna di alta cultura che calamita mensilmente l’attenzione regionale.</p>
<p>Koinè Centro Studi</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a>.</p>.]]></content:encoded>
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