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Fotoreportage: a Riace tre giorni di festa nel nome della diversità e dell’integrazione.

in cultura e società / Fotoreportage / media gallery

RIACE – Ogni anno in Calabria, sul versante ionico della provincia di Reggio, a Riace (paese già conosciuto per il buon risultato di un progetto di accoglienza che ormai da anni vede integrarsi i cittadini locali con i migranti che giungono sulle nostre coste) nel mese di settembre ha luogo un particolarissimo raduno.

In occasione dei festeggiamenti religiosi per i Santi Medici Cosma e Damiano le comunità Rom e Sinti di Calabria giungono in pellegrinaggio a Riace, unendosi ai cittadini locali e agli abitanti dei paesi limitrofi, per tre giorni di festa e preghiera.

Le origini di questo connubio sono risalenti al diciassettesimo secolo. E’ infatti intorno al 1671 che vengono istituiti i festeggiamenti religiosi cui fu affiancata, da subito, lo svolgimento di una delle maggiori fiere di bestiame e mercanzie della regione (che da qualche decennio non si fa più), che richiamava mercanti da tutta la Calabria e da altre regioni del Sud Italia.

Grazie a questa fiera tra i rom di Calabria, dediti nelle loro tradizionali attività anche a quella del commercio di bestiame, nasce e si consacra la devozione ai santi di Riace dando così inizio a un graduale processo di contaminazione cui si può piacevolmente assistere in questi giorni di festa.

Sono giunta a Riace nel pomeriggio di venerdì, dopo una sosta per visitare il Castello di S. Fili nella vicina Stignano, evitando così le colonne di macchine di pellegrini che, già dal primo pomeriggio, rallentavano il traffico sulla SS 106.

L’atmosfera di festa è contagiosa da subito, il paese è già gremito di persone, mentre la banda suona per le vie del paese e i fedeli si alternano nel bacio delle statue dei santi all’interno della chiesa Matrice. Una particolarità del rito prevede la consegna da parte dei devoti di ceri votivi rappresentanti parti del corpo umano (come richiesta di guarigione o per grazia ricevuta). Avevo già in precedenza assistito a questa consuetudine nelle celebrazioni di San Rocco sia a Palmi (RC) che ad Acquaro di Cosoleto (RC).

Dalla notte di venerdì, davanti al santuario (pronto all’accoglienza delle statue dei santi in processione) musica e danze continueranno ad accompagnare le intere giornate con delle pause soltanto durante i momenti religiosi, in un’atmosfera di festa piacevolissima, tra inviti a condividere i pasti e brindisi.

E’ possibile percepire appieno la mescolanza avvenuta nel tempo tra le diverse tradizioni. Un’esperienza che consiglio. Uno spaccato di Calabria che evidenzia il bello dell’apparente diversità dove, tra la musica, le ‘ruote’ e sugli inginocchiatoi della chiesa, i fedeli, i danzatori e i musicisti condividono con gioia un momento solenne.

servizio e foto di Nadia Lucisano

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