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Fotoreportage: Curinga, il “paese dei due giganti”.

in ambiente e trasporti / cultura e società

Piacevole risveglio nella spiaggia di Acconia di Curinga (CZ). Sono qui per la quinta edizione della “Festa della Cultura e dell’Ambiente” organizzata dai ragazzi dell’associazione Costa Nostra Curinga che, in linea con la loro attività di promozione sociale e tutela ambientale, hanno ridato vita a un angolo di territorio che, fino a non troppo tempo fa, diveniva (grazie all’allestimento di luoghi di dimora temporanei) residenza estiva in cui la popolazione si trasferiva portando con sé la propria quotidianità, con i legami di vita e i rapporti di aggregazione e solidarietà.

Al bar, durante la colazione, nel commentare la splendida serata passata con il simpaticissimo e geniale cantautorato del Duo Bucolico e le coinvolgenti sonorità dei Café Touba, i ragazzi di Curinga mi hanno raccontato di come da piccoli attendessero ogni anno il momento del “trasferimento alla spiaggia”, di come fosse bello ritrovarsi per un determinato periodo tutti qui su questo splendido angolo di litorale tirrenico ancora paesaggisticamente molto naturale.

Ero già stata in queste zone e avevo promesso ai miei compagni di viaggio di portarli a vedere due tra quelle che secondo me sono le meraviglie naturali di questa terra calabra. Con carta e penna alla mano chiedo ulteriori spunti di visita ai ragazzi e con il sole non ancora troppo alto iniziamo il tour di oggi.

La prima sosta non è molto distante dalla spiaggia. Nella periferia est di Acconia (frazione di Curinga) sorgono i ruderi di terme di epoca imperiale, costruite probabilmente tra il I e il II sec.

Il complesso fu utilizzato e ristrutturato in epoche successive permettendo la conservazione e quindi oggi l’individuazione di diversi ambienti; un’ipotesi vorrebbe che una parte del complesso, forse dopo la guerra gotica (535-553), sia stato trasformato in edificio di culto cristiano.

Da qui, in macchina, ci dirigiamo verso Curinga (circa 4 km) ed ecco, in località Soccorso (315 m s.l.m ), alle porte del paese, la prima grande sorpresa: un Pioppo Nero (Populus nigra L.) gigante, il più grande pioppo d’Italia (il fusto ha diametro di 331 cm mentre l’altezza totale è di 16 metri) , con una longevità che presumibilmente si aggira intorno ai 350 anni.

Superato il paese, pochi chilometri oltre, su una radura (località Corda) che sovrasta la costa fino al golfo di S. Eufemia, il monastero di S. Elia “Vecchio” , complesso monastico bizantino risalente all’anno mille. Successivamente vi si insediarono i frati carmelitani.

Tutta la costruzione, tra i cui ruderi si distinguono la chiesa munita di un notevole abside quadrangolare sormontata da una cupola bizantina in pietra e i locali necessari alla vita dei frati e ambienti per la raccolta delle derrate prodotte dai frati stessi, è stata fatta con pietra di cava e malta ordinaria.

Nei pressi del monastero, seguendo uno stretto sentiero in un bosco di pino nero, si giunge ai piedi della seconda meraviglia naturale esistente nel territorio.
Un Platano orientale gigante (il Gigante buono), con oltre mille anni di vita ed un tronco cavo all’interno la cui circonferenza misura circa 18 metri, ha su un lato un’apertura che supera i 3 metri d’altezza e da l’impressione di trovarsi all’interno di una grotta con molte piccole aperture che sembrano finestre e in cui possono entrare più persone.

E’ la seconda volta che mi ci trovo davanti e avverto la stessa identica emozione: lo stupore si unisce a una sorta di profonda riverenza nei confronti di tanta grandiosità.

Il platano orientale più grande d’Italia, nella periferia alta del paese, insieme al Pioppo nero, che ci ha accolti invece all’entrata, regalano a Curinga la denominazione de “il paese dei due giganti“; una meta singolare tra le colline del lametino che custodisce oltre a valevoli beni storico-artistici, elementi naturali di rarità e pregio notevoli, una meta imperdibile per la scoperta del territorio calabrese e delle sue particolarità e peculiarità.

servizio e foto di Nadia Lucisano

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