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Fotoreportage: dall’altopiano del Poro alle Grotte degli Sbariati, sulle tracce dei basiliani

in cultura e società / Fotoreportage / media gallery

VIBO VALENTIA – L’altopiano del Poro è un promontorio della Calabria tirrenica che sporge per circa 20 chilometri dall’asse Lamezia Terme-Gioia Tauro, discende dai 700m s.l.m. della cima del Monte Poro fino alla costa degli dei, a Capo Vaticano, il suo punto più occidentale; il suo nome infatti deriva dal greco, πόρος, che significa “passaggio”, “varco”.

La parte alta del Poro ha la stessa struttura geologica del massiccio, che è costituita da una impalcatura di rocce cristalline (graniti, dioriti quarzifere, scisti cristallini di età pretriassica) ricoperta da formazioni calcaree di età miocenica, da marne plioceniche (in basso è sui margini) e da placche di sabbie quaternarie. […] I venti soffiano impetuosi (ponente, maestro, libeccio): essi hanno la loro influenza limitatrice della vegetazione arborea nelle parti più esposte del rilievo. L’altopiano inciso da torrentelli e valloni che drenano le acque di pioggia e di sorgente. […] Il bosco originario che doveva ricoprire l’altopiano e le pendici del Poro è scomparso per dar posto al pascolo e alle colture. […] Sui terrazzi ai piedi dei “petti” è un susseguirsi di piccoli centri. Oltre il margine superiore dei “petti” si estende l’altopiano e i paesi scompaiono quasi del tutto; ma numerose sono le case sparse che punteggiano il piano. […] I centri abitati sono situati sui terrazzi e sulle pendici a mezza costa e fuori dai margini dell’altopiano. […] Di recente è sorto nell’estremità nord-orientale dell’altopiano il piccolo centro di Mesiano (comune di Filandari) , nelle vicinanze del sito di un antico centro fortificato medievale scomparso negli ultimi secoli per vicende storiche e terremoti”.
Luigi Lacquaniti – Scritti geografici 1941- 1976

E’ dall’abitato di Mesiano, frazione del comune di Filandari, che ha inizio il nostro cammino, dalle pendici orientali dell’altopiano del Poro, attraverso sentieri e strade sterrate che si dipanano tra i tipici canaloni del Poro.

Attraversiamo la vallata denominata Ropolà in cui è situato il laghetto collinare di Zungri, piccolo invaso artificiale, circondato da vegetazione, con intorno un paesaggio di verdi vallate, prevalentemente agricolo, tra querce secolari, macchia mediterranea, agrumi, ulivi, viti e gelsi sui terrazzamenti,dirupi verticali di bianca pietra calcarea e promontori con adiacenti strapiombi.

Da qui dirigendoci verso nord tra i terrazzamenti raggiungeremo il Comune Zungri e l’insediamento rupestre degli Sbariati (sbandati), che secondo gli storici risale al periodo che va dal X al XII secolo, ad opera dei monaci basiliani.

Ispirati alla regola dettata da San Basilio Magno, arcivescovo di Cesarea di Cappadocia, i monaci giunsero in Calabria per sfuggire alla persecuzione che scaturì dalla cosiddetta lotta iconoclasta ad opera dell’imperatore bizantino Leone III Isaurico che, con un editto, ordinò la distruzione delle immagini sacre e delle icone e il loro relativo commercio e diffusione, fondarono un particolare modello di vita sociale, svilupparono degli insediamenti umani organizzati in grotte, dedicandosi a compiti caritatevoli e la diffusione delle loro conoscenze artigianali, agricole e architettoniche.

L’insediamento si sviluppa su un costone roccioso, in un’area di circa circa 3.000 mq, abitato per oltre due secoli, contava originariamente almeno 100 case-grotta, ricavate dall’asportazione di roccia arenaria, spesso su uno o più livelli, un cenobio con celle individuali e aree comuni per la preghiera e il lavoro.

La forma strutturale delle grotte è varia, circolare, rettangolare o quadrata, con copertura a volta o a cupola con un foro centrale per l’aerazione o finestre circolari, rettangolari o semicircolari; coordinate da un sistema viario e dotate di vasche-silos per la conservazione degli alimenti, un sistema idrico, palmenti per la lavorazione dell’uva e olive e ampliamenti in muratura, che rendono l’insediamento ipogeo un complesso unico rinvenuto in Calabria, anche se poco conosciuto e valorizzato.

servizio e foto di Nadia Lucisano

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