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Fotoreportage: i resti di Precacore, antico borgo nato dalla grande città di Samo. Una terrazza sul mar Ionio.

in cultura e società / Fotoreportage / media gallery

Ho conosciuto il borgo abbandonato di Precacore, (Samo, in provincia di Reggio Calabria) sul versante sud-orientale dell’Aspromonte, grazie a un’escursione che GeA Aspromonte (l’associazione con cui da due anni condivido la passione escursionistica tra i sentieri dell’Aspromonte) ha organizzato.

La fortuna che ho nel camminare con gli associati del Gea è quella di poter ricevere informazioni su questo territorio, dettagliate e precise. Così, durante il cammino, Enzo Spanò, guida del GeA, mi racconta della grande città di Samo, sulla costa ionica, di cui gli storici hanno ritrovato notizie negli scritti di Erodoto e Polibio. Furono la seconda guerra punica (quando Locri si arrese a Cartagine) prima, le incursioni saracene poi che spinsero gli abitanti di Samo a retrocedere verso le montagne e stabilire lì il nuovo abitato, Crepacuore e successivamente Precacore.

Intorno al X sec. sarebbe quindi sorto Precacore dove importanti nuclei abitativi presero il posto degli antichi luoghi di culto e difesa bizantini. Il borgo resistette ai precedenti terremoti (1349 –1536 –1638-1783) ma fu quello del 1908 che portò gli abitanti a lasciare le proprie case e trasferirsi poco distante sulla valle frontale (località Piana). Il nuovo abitato, costituito inizialmente da baracche, nel 1911 riprese l’antico nome di Samo.

Tra le tante teorie sul toponimo, una leggenda racconta che, con il terremoto del 1638, rimase intatta solo una casa dalle cui finestre si poteva scorgere la distruzione che la calamità aveva procurato. Da quella casa si levò la voce di una donna che, sopravvissuta alla morte dei suoi cari e del suo luogo natio, urlò : “Mi Crepa il Cuore“; Crepacore fu così il nuovo nome di Samo, poi mutato in Precacore. L’economia del borgo ruotava intorno a pastorizia, agricoltura e la produzione di vasi di terracotta.

Da un ponte in pietra, attraverso un viottolo che risale le falde del “Castello di Pitagora” (monte la cui forma richiama l’immagine di un castello), si raggiungono i resti di questo antico borgo. Un suggestivo insieme di ruderi appoggiati su un colle, una specie di terrazza sullo Ionio, alle cui pendici scorre la bellissima fiumara LaVerde. All’inizio degli anni 2000 sono stati approntati visibili lavori di recupero su alcune delle vestigie esistenti, grazie ai quali è possibile dedurre l’antica struttura e ammirare dall’alto, dove si trova la Chiesa di San Sebastiano, un meraviglioso panorama.

Il contesto paesaggistico intorno è tipico della costa ionica, i declivi giallastri, puntellati qua e là di arbusti e alberi verdi, scendono dolcemente fino al mare tra piccoli centri abitati, casolari di campagna e letti di fiumare.

Ogni anno le vie vengono rianimate e percorse da fedeli in occasione della processione per la Festa di San Giovanni Battista, patrono del paese, che si tiene il 29 agosto; anche qui, attraverso il rinnovo delle tradizioni, si manifesta il forte sentimento che lega ai propri territori e agli antenati, anche quando per il resto dell’anno quei luoghi rimangono disabitati e in abbandono.

servizio e foto di Nadia Lucisano

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