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Fotoreportage: il fascino di Cleto tra storia e leggenda

in cultura e società / Fotoreportage / media gallery

Il borgo di Cleto si trova nella provincia di Cosenza, è posto alle pendici del Monte S. Angelo, a 300 metri s.l.m, in un territorio caratterizzato dal verde dei vigneti e degli uliveti e dal giallo ocra della roccia arenaria. Fu, sin dall’antichità, importante via di penetrazione verso l’interno e rappresenta uno dei centri storici più singolari della Calabria.

Fin dal basso medioevo, l’insediamento, viene indicato col nome di Pietramala o Petramala. Dopo l’unità d’Italia prese il nome di Cleto, secondo quanto riportato dagli storici calabresi e specialmente dal Barrio. Essi si rifacevano, per avvalorarne la tesi, ad un’antica fonte (Licofrone) che attribuiva la fondazione di questo centro a Cleta, nutrice di Pentesilea regina delle Amazzoni.

Secondo il mito, l’amazzone Cleta si imbarcò alla volta dell’Asia Minore per recuperare il corpo della sua regina, uccisa da Achille a Troia, dove si era recata a combattere a fianco dei Troiani contro i Greci. Giunta sulle coste calabresi, Cleta, interruppe il viaggio e vi si stabilì fondando una città alla quale diede il suo nome. Si avverava così la profezia di Cassandra riportata da Licofrone.

L’abitato si è sviluppato adagiandosi al costone roccioso, circondato da due torrenti che confluiscono a valle, discendendo con una tipica forma “a goccia”. Sulle pendici del monte è situato il castello, costruito nella seconda metà del XIII secolo, la cui posizione consentiva un’ottima difesa e il controllo della valle fino al mare, rendendolo tra le strutture militari più interessanti della Calabria settentrionale.
E’ molto probabile che già nel periodo normanno-svevo Pietramala fosse diventata Baronia della vicina e potente Contea di Aiello.

Al castello si accede percorrendo una strada che risale il crinale attraverso l’abitato, con gradoni scavati nella roccia e corrosi dagli agenti atmosferici. E’ un’imponente struttura a pianta quadrangolare, di cui si sono conservate le mura perimetrali e le due torri, una posta a difesa dell’ingresso principale verso il borgo, la seconda a controllo della vallata. Al suo interno sono visibili i resti degli alloggi con la cappella e le cisterne scavate nella roccia. Da qui, l’abitato, con le sue case e chiese dai tetti ricoperti di tegole, forma un panorama davvero suggestivo. Oltre che presidio militare fu anche luogo di accoglienza per i viandanti di passaggio per queste terre.

Delle chiese cui fanno riferimento le fonti esistono ancora quella di S. Maria della Consolazione, del SS. Rosario (oggi ridotta allo stato di rudere) e di S. Maria Assunta. Del sistema difensivo rimane parte della cinta muraria con le porte di accesso al borgo controllate da torri che non sono tutte facilmente riconoscibili in quanto inglobate in strutture successive.

In agosto Cleto apre le porte delle proprie case per ospitare artisti, turisti e curiosi, in occasione del Cleto Festival, progetto socio-culturale ideato dall’associazione La Piazza nell’estate del 2011, che “promuove la buona cultura calabrese tramite l’arte in tutte le sue forme, dalla musica al teatro, dalle arti figurative alla fotografia, passando per la letteratura e le arti concettuali. Le strade del borgo diventano una vetrina per artisti locali emergenti e, al tempo stesso, una cornice ideale per incontri e convegni”.

Servizio e foto di Nadia Lucisano

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