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Fotoreportage: la devozione e il sangue dei Vattienti per le vie di Nocera

in cultura e società / Fotoreportage / media gallery

La prima volta che ho sentito parlare del rito dei Vattienti di Nocera Terinese, piccolo borgo in provincia di Catanzaro fu tramite la visione del film documentario “Mondo Cane”, diretto da P. Cavara, G. Jacopetti e F. E. Prosperi (1962). Si tratta di un rito penitenziale, risalente ai primi anni del 1600, che si svolge in segno di devozione (voto) per una grazia ricevuta o richiesta davanti alla statua della Pietà (l’Addolorata), durante la Settimana Santa.

Nei giorni di Venerdì e Sabato Santo le vie di Nocera T. si tingono del colore rosso del sangue dei flagellanti, i vattienti appunto, che si percuotono le gambe e i polpacci con la rosa e il ‘cardo’, dischi di sughero dello spessore di 5 centimetri e del diametro di circa 10, il primo levigato e usato per far scorrere il sangue dalle ferite onde evitare coaguli e per marchiare i sagrati delle chiese ed i muri delle case dei cari; il secondo è provvisto di 13 schegge di vetro (lanze), a rappresentare Gesù e i 12 apostoli (una delle schegge sporge un po’ di più e rappresenta Giuda).

Il vattiente, vestito con abiti scuri e pantaloni corti per lasciare le gambe scoperte, alla testa porta legato un fazzoletto (mannite) su cui poggia una corona di spine di asparago selvatico (sparacògna). Viene accompagnato da parenti e amici che gli bagnano le gambe con il vino misto all’aceto per disinfettare ed evitare la formazione di coaguli ed è legato, per tutto il cammino, con una corda, ad un ragazzo o un bambino, l’Ecce Homo (acciomu).

Entrambi scalzi rappresentano la figura di Cristo; il vattiente nella sofferenza e dolore del martirio, l’acciomu (vestito con un panno rosso che gli lascia scoperte le spalle, la corona di spine e una croce) nel giudizio davanti a Ponzio Pilato.

Ho scelto di recarmi a Nocera T. nel giorno di sabato Santo per seguire la lunga processione che si svolge in circa 8 ore di pellegrinaggio. E’ sicuramente un evento molto forte e sentito, vi giungono visitatori, curiosi o fedeli, anche dall’estero; è anche un’ immancabile occasione per gli abitanti di Nocera T. che sono emigrati per tornare nel paese natale.

E’ una particolare esperienza per i sensi, la vista del rosso, il colore del sangue versato dai vattienti sulla strada, sui sagrati e le facciate delle chiese, sulle case; per l’odore che caratterizza l’intero borgo e le sue strette vie di un misto di vino e sangue, per il suono che produce il cardo nel percuotere, accompagnandosi alle melodie suonate dalla banda che precede la processione. L’accoglienza da parte della cittadinanza è lodevole, in particolare gli abitanti, dopo il passaggio della statua dell’ Addolorata davanti alle loro abitazioni, danno accoglienza ai pellegrini offrendo ristoro, cibo e bevande.

servizio e foto di Nadia Lucisano

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