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Fotoreportage: la “Rocca Diruta”

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Solitari sulla collina lambita in basso dalle acque del fiume Angìtola, svettano da oltre due secoli i ruderi di quella che era Roccangìtola. Si possono ancora riconoscere il castello baronale, la chiesa parrocchiale, ed alcune case che tuttora resistono alla distruzione della natura“.

Antonio Tripodi – Scritti e documenti per la storia del Monteleonese

Nel comune di Maierato in provincia di Vibo Valentia, su una collina rocciosa sulla riva sinistra del lago Angitola che, a 250 m slm, sovrasta l’ampio golfo di Santa Eufemia, sorgono i ruderi di Roccangitola, antica roccaforte normanna.

Le sue origini sono incerte, indicata nelle carte topografiche col toponimo “La Rocca Diruta“, nel tempo nel territorio circostante sono state ritrovate vestigia di varie epoche ma fu in età bizantina, con la fondazione per il controllo amministrativo e militare del territorio, di un kastron (cittadella fortificata) che prenderà il nome di Rocca Niceforo (in onore del condottiero Niceforo Foca inviato dall’imperatore per porre fine alle continue incursioni saracene) che il sito assume particolare rilevanza, arrivando ad avere sotto la sua giurisdizione diciotto casali.

Lo spopolamento definitivo avviene nel corso del XVIII secolo (intorno al 1772), quando già i precedenti terremoti del 1638 e 1659 avevano creato forti danni all’abitato e alla sua economia, ma fu a causa dell’aria malsana del fiume e conseguenti infezioni e le continue aggressioni e ruberie ad opera di malviventi che si aggiravano nei dintorni, a costringere gli ultimi abitanti a lasciare le loro case.

Tra le rovine è oggi possibile ammirare i resti del castello, parti della cinta muraria, delle chiese, e di abitazioni, inserite in un contesto naturalistico unico: ai piedi del settore nord-occidentale delle Serre, tra dolci declivi e colline che accolgono il lago Angitola (un bacino artificiale di 150 ettari, nell’ultimo tratto della valle del fiume omonimo – oasi di protezione della fauna, dichiarato zona umida di valore internazionale ai sensi della convenzione di Ramsar 1971, gestita dal WWF), con colture d’ulivo, boschi di macchia mediterranea e splendide sugheriere.

servizio e foto di Nadia Lucisano

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