Scroll To Top

Fotoreportage: l’abbandono della rumorosa Acerenthia

in cultura e società / Fotoreportage / media gallery

“Supa n’arrima timpa cunturnata
e spine e petruni e de scannella
Io cchiù ti guardu e cchiù mi pari bella
Povera Cerenzia abbandunata.
Abbandunata de l’omini e d’i santi
Abbandunata e principi e briganti
Uddragu, puru u ddragu è sutterratu
E puru u Viscuvadu dderrupatu”

Acherunthia – prof. Salvatore Lista

Dal testo di Vito TetiIl senso dei luoghi” leggo questi versi e vengo a conoscenza di una popolosa e florida cittadina della provincia di Crotone oggi disabitata di cui restano soltanto dei ruderi. Un luogo che ben si coniuga col mio bisogno di riscoprire le radici e la storia di questa regione splendida, in cui purtroppo spesso storia e bellezza fanno rima con abbandono.

A poca distanza dal nuovo abitato di Cerenzia, attraverso un paesaggio campestre di ulivi bassi e fiori, su un pianoro di un colle, Timpone, a destra del fiume Lese, a 540 m s.l.m. circondato da fianchi rocciosi che lo separano dalla vallata circostante, si individuano i resti dell’antica città di Acerenthia, parco archeologico sotto tutela dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria.

La storia delle sue origini è incerta e infatti se ne trovano tracce in documenti e iscrizioni, dal periodo bizantino, sotto differenti nomi: Acherenthìa, Acerenthia, Agerentìa, Cerentia, Gerenthìa ed in fine l’attuale Cerenzia.

Acerenthia fu sede vescovile almeno dal IX sec. per circa nove secoli e probabilmente anche un centro vivace, conquistandosi l’appellativo di “rumorosa” dall’abate Gioacchino da Fiore. Fu una serie di concause a costringere gli abitanti ad abbandonare progressivamente e definitivamente la città: la difficoltà di approvvigionamento di acqua potabile, la malaria, i terremoti e i continui cedimenti delle strutture murarie. Intorno alla metà del 1800 l’esodo culminò con l’abbandono definitivo e il trasferimento nell’attuale Cerenzia.

Oggi, tra i rovi, è possibile ammirare imponenti ruderi di un castello, di una cattedrale (dedicata anticamente a S. Leone e successivamente al soldato martire San Teodoro di Amasea), di palazzi signorili di questa acropoli, probabilmente circondata da altissime mura, posta a dominio della vallata del Lese che, un tempo forse chiamato Acheronte, avrebbe dato il nome alla città.

Vi invito a visitare questi luoghi perché sono convinta che l’amore per il Territorio si identifica con la sua conoscenza e conseguente difesa. Buon viaggio.

servizio e foto di Nadia Lucisano

No comments yet